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Lezione del 12/11/99
Claudio Neri: Il lavoro di René Kaës si muove continuamente
su due facce, una riguarda ciò che accade nel gruppo e
l'altra riguarda che cosa questo implica nell'individuo, per cui
si modifica la concezione che noi possiamo avere di esso. In questa
lezione conclusiva ci parla di questo suo lavoro. Da rilevare
è che il gruppo, il sociale e le gruppalità interne
sono concetti trattati anche da altri autori, in Italia da Guido
Napolitani.
René Kaës: Conoscete già una parte della problematica
del gruppo interno, ieri ho presentato la formula di questo fantasma,
questa formula generica può dunque svilupparsi in una azione
attiva o passiva con la possibilità di una permutazione
degli oggetti e delle persone della scena. Ho dimostrato ieri
come il gruppo si costituisce a partire da un organizzatore psichico
inconscio, uno di questi organizzatori e il fantasma che si sviluppa
nel gruppo secondo questa formula. Ieri ho segnalato che per ogni
partecipante questa formula generica è parziale. L'insieme
della formula potrebbe essere quella da me esposta, ma per Marc
potrebbe essere solo un'organizzazione secondaria del fantasma
che era in atto. Riprendo questo disegno con il quale dimostro
che abbiamo la formula generale dei personaggi, questa formula
generica dei fantasmi personali può essere comune a più
membri del gruppo e quindi si ritrova il gruppo con lo stesso
nocciolo organizzatore. Ogni soggetto nel gruppo sviluppa la propria
formula personale e trova negli altri all'interno del gruppo delle
rappresentazioni complementari, quindi può fare nel gruppo
l'esperienza di cambiamento di posizione. Oggi centrerò
la mia attenzione sui gruppi interni.
LA GRUPPALITA' PSICHICA E I GRUPPI INTERNI.
Le teorie che si occupano del concetto di gruppalità intrapsichica
si sono costruite essenzialmente nel quadro dell'approccio psicoanalitico
di gruppo, anche se le prime indicazioni le ritroviamo in Freud.
Queste teorie, quando sono associate sui gruppi in quanto entità,
descrivono il "materiale" psichico individuale che lavora
e trasforma il gruppo. Quando, invece, sono associate ai lavori
centrati sulle configurazioni dei legami intersoggettivi, specificano
la materia prima usata da questi e, di conseguenza, modificano
le teorie stesse. Mi sembra utile precisare il contesto storico
in cui sono comparsi i concetti di gruppi interni e di gruppalità
psichica nell'approccio psicoanalitico dei gruppi. Il fatto che
più ricercatori, indipendentemente gli uni degli altri,
abbiano fatto ricorso alla nozione di gruppo interno, fa pensare
che questa, in qualche modo, si imponeva nel momento in cui era
necessario capire la distribuzione tra lo spazio intrapsichico
e intersoggettivo del gruppo. Questi concetti si sono sviluppati
più o meno nello stesso periodo, ma in contesti storici
e pratici diversi in base a metodologie distinte e indipendenti
le une dalle altre. Gli effetti clinici sono, infatti, diversi
proprio perché si svolgono all'interno di problematiche
diverse. Il valore di un concetto è definito dal posto
e dalla funzione che occupava nella pratica e nella costruzione
della teoria. Per me questo è un elemento importante, perché
possiamo avere dei concetti che possono essere anche simili, il
cui senso appare soltanto all'interno del campo teorico che li
definisce.
QUALCHE PREMESSA IN FREUD
Dopo il "Progetto di una psicologia" fino alla fine
della sua opera, il modello del gruppo non cesserà di essere
per Freud una delle rappresentazioni più costanti dell'apparato
psichico. L'idea che la psiche è associazione, senza essere
per questo "sociale", rimane una delle costanti del
suo pensiero, anche se nei termini di gruppalità psichica
associata ai fenomeni di gruppo, rimane poco esplicitata. Questa
nozione si associa alla concezione Freudiana di inconscio definito
come "gruppo di pensieri scissi" (Freud, 1894,1895)
che costituisce un luogo e un organizzazione specifica dell'apparato
psichico. In modo più generale, alcune formazioni psichiche
vanno considerate in quanto gruppi psichici all'interno dei quali
si operano sdoppiamenti, permutazioni, diffrazioni o condensazioni:
le identificazioni multiple dell'io, la struttura "ad entrata
multipla del fantasma". Svilupperò più avanti
questa teoria gruppale del fantasma, in quanto è alla base
delle mie ricerche. Quello che Freud chiama gruppo psichico definisce
la prima concezione dell'apparato psichico nel "Progetto
di una psicologia". Freud presuppone che vi sia una massa
di elementi psichici (il termine massa e interessante poiché
evoca nello stesso tempo ciò che è pesante e nello
stesso tempo è il termine che ritroviamo in "Psicologia
delle masse e analisi dell'io"), che costituisce l'inconscio
originario ed esercita una forza di attrazione sugli elementi
rimossi dalla rimozione secondaria. Ho cercato di definire lo
spazio dell'inconscio con il nocciolo, la massa e gli elementi
rimossi che si legano tra di loro con la massa degli elementi
già rimossi. Ad esempio ho rappresentato degli elementi
A, B, C, D e X e dei legami tra gli elementi A, B e C e la costituzione
di un gruppo intorno ad un nocciolo centrale [grafico 2 e 4] Quando
si manifesta il ritorno del rimosso, attraverso il superamento
della censura, questo trascina con se anche altri elementi che
sono rimossi ai quali è legato. Questi elementi con il
ritorno del rimosso sono trasformati, quindi, in elementi dell'apparato
psichico, che Freud chiama preconscio, i quali fanno uso dei processi
di condensazione, di spostamento, di mascheramento per divenire
coscienti. Ho qui indicato due o tre esempi dei modi in cui Freud
mette in atto la nozione di gruppo psichico senza, nonostante
questo, nominarlo nel suo lavoro. Partirò dal sogno dell'iniezione
fatto da Irma, ricordate dell'operazione fatta al naso di Emma
da Freud e Fliess: Freud fa un sogno che rappresenta una persona,
Irma, che nell'analisi delle associazioni di Freud risulta essere
costituita da una condensazione di tutto un'insieme di personaggi
femminili appartenenti al suo mondo, come ad esempio sua moglie
Marta, sua figlia Anna, un'altra paziente che si chiama Anna ed
un certo numero di personaggi femminili. Al termine dell'analisi
del processo associativo, ciò che si scoprirà esserci
dietro Emma è quello che rappresenta per lui Emma, non
è Emma direttamente, ma ciò che Emma rappresenta
per lui. Quello che Emma rappresenta per Freud è il fascino
e la repulsione per la femminilità, attraverso il quale
descrive la femminilità. Abbiamo qui un insieme organizzato
sul modo della condensazione e possiamo, comunque, ritrovare nei
gruppi questa struttura dove per un soggetto diverse persone si
condensano attraverso una sola persona. C'è un altro esempio
che possiamo osservare dall'analisi dei sogni di Freud, parlo
di una piccola osservazione che Freud fa nel 1901 dopo la pubblicazione
de "L'interpretazione dei sogni". Per le ragioni rese
necessarie dalla censura, l'io nel sogno può farsi rappresentare
da diversi personaggi, ciò significa che lo stesso personaggio
viene rappresentato con delle piccole variazioni. Si tratta di
una rappresentazione a raggi che permette contemporaneamente di
distribuire le cariche emotive, anche se questo termine è
un po' approssimativo, che sono legate ad un personaggio centrale.
Dunque possiamo delegare e frazionare anche su diversi rappresentanti
dell'io queste differenti cariche con qualche piccola variazione
che impone la censura. C'è un sogno di Freud che si chiama
"stabilimento ortopedico" cui ora farò solo un
accenno, se vi interessa potrete rileggerlo in questa prospettiva.
Un altro esempio di sogno è quello in cui è rappresentato
l'inscatolamento di un oggetto, le differenti membrane sono nello
stesso tempo scatole e oggetti che rappresentano tutti in altro
modo l'io. Possiamo prendere come esempio i sogni in cui è
rappresentata una casa, o le differenti stanze di un appartamento,
queste sono differenti membrane protettrici dell'io. Ci sono ancora
altri concetti freudiani che possiamo leggere ed interpretare
con la nozione di gruppo interno. Per esempio quando Freud parla
di identificazioni multiple o di identificazioni multi faccia,
per esempio nel sogno della bella macellaia. Freud mostra in che
modo la macellaia si identifica in diversi modi, attraverso le
relazioni che intrattiene con i diversi personaggi. Schematicamente
ho qui rappresentato l'io che è formato da tutte le identificazioni
del soggetto come una sorta di poligono che orienta alcune facce
verso un oggetto e un'altra faccia verso un altro oggetto. Ciò
significa che si posizionerà in maniera differente a seconda
delle persone con cui ha a che fare ed è per questo che
ho disegnato [grafico 3] attraverso delle frecce l'idea di una
rotazione, esistono più identificazioni che sono possibili
per ognuno di noi e in funzione della situazione del legame certe
configurazioni di identificazioni, configurazioni dell'io, sono
piuttosto sollecitate. Uno sviluppo di questa prospettiva potrebbe
essere la psicologia dei ruoli. Propongo ancora un altro schema
partendo da Freud, il quale nella prima topica come nella seconda
definisce le istanze dell'apparato psichico personalizzandole
sul modo antropomorfico e dice, per esempio nella prima topica,
che la parte cosciente si associa col preconscio come una guardia
che sorveglia e protegge il sogno di una donna in una stanza.
Nella seconda topica c'è tutta una serie di relazioni tra
le differenti istanze delle relazioni di ereditarietà,
delle relazioni tra istanze, ad esempio il Super io, l'Ideale
dell'Io e l'Es che accumulano delle esperienze antiche di relazione.
Freud dice dell'io che è un servitore di due maestri, questo
è un riferimento scenico a più personaggi non soltanto
a due, dice anche che l'io che è un essere di frontiera,
controlla le frontiere rispetto alle altre istanze ed alla frontiera.
Questo è un piccolo riassunto che serve ad introdurre di
nuovo l'immagine del corpo e la possibilità del soggetto
di identificarsi ad una parte del corpo, ad esempio al seno, all'ano
o al pene indipendentemente dall'insieme degli altri membri, oppure
al contrario la possibilità costruire un'immagine del corpo
nelle quali gioca l'articolazione tra i differenti elementi. Questa
immagine del corpo messa in atto nel gruppo degli psicotici è
assolutamente importante. Una collega ha ben descritto in che
modo la possibilità di organizzare la loro immagine del
corpo in funzione delle zone distrutte della famiglia. Ciò
presuppone un rapporto dismorfico tra queste strutture gruppali
nell'immagine del corpo e la struttura di legame che è
la famiglia.
Claudio Neri : A me pare che nella prima parte della lezione
hai introdotto il discorso sulla gruppalità interna, una
parte introduttiva e metodologica necessaria per poi introdurre
i concetti specifici della gruppalità interna. Mi sembra
che in questa prima parte tu sviluppi fondamentalmente due assunti:
il primo è che la gruppalità può essere vista
come un modo di vedere le cose, come se si guardassero le cose
attraverso un caleidoscopio, un metodo di osservazione e di concettualizzazione;
la seconda ipotesi che si può fare è che vi è
una specificità nella scelta dell'ottica descrittiva della
gruppalità in Freud che percorre tutta l'opera. Naturalmente
Freud avrebbe potuto scegliere altre modalità osservative
ed espositive, ad esempio, la modalità assiomatica, l'aforisma,
la trattatistica classica, la fenomenologia, invece una delle
scelte fondamentali è la gruppalità. Il concetto
di gruppalità va visto nello stesso modo in cui Lewin vede
il concetto di campo (non si tratta tanto di parlare di campo,
ma di una metodologia del campo), in questo senso si tratterebbe
di una metodologia della gruppalità. Qui emerge la seconda
cosa molto importante, cioè la descrizione di una metodologia
che secondo Kaës, il quale fa riferimento a Freud, è
una scelta opportuna, perché adeguata all'oggetto di studio.
La strategia risulta vincente, perché in qualche modo l'oggetto
ha alcune caratteristiche di analogia con la metodologia stessa
quindi il metodo è un metodo adeguato. Altra cosa interessante
è che questa strategia di descrizione e di indagine non
è utilizzata per studiare i gruppi, ma per studiare il
funzionamento della mente, la mente di una persona che è
sempre in relazione con altri. Quindi, da tutto questo si può
ipotizzare che la mente possa essere descritta, anzi, che abbia
delle caratteristiche di gruppo essa stessa.
René Kaës: Si, infatti, si tratta di una chiave di
lettura per capire il mondo interno. Vorrei ora comparare il mio
approccio con quello di altri autori che si sono occupati del
gruppo interno. Il concetto di gruppo interno è stato utilizzato
da altri ricercatori, su una base diversa da quella sulla quale
ho appoggiato le mie elaborazioni concettuali. Il trattamento
di pazienti psicotici impose a Pichon-Rivière l'idea della
"esistenza di oggetti interni, costituiti da molteplici "imago"
che si articolano in un modo costruito secondo un processo progressivo
di interiorizzazione"(1971). Egli parla anche di relazioni
intra - soggettive, oppure di legami interiorizzati, articolati
in un mondo interno. Ciò che Pichon-Rivière chiama
mondo interno o gruppo interno si riferisce alla ricostruzione
della trama relazionale del sistema di rapporti inter - soggettivi
e sociali dai quali emerge il soggetto, un soggetto che è
sia sociale che psichico. Descrive inoltre "le relazioni"
intra - soggettive, o strutture di legami interiorizzati articolati
in un mondo interno". Queste strutture sono prodotte da un
processo d' interiorizzazione attraverso il passaggio fantasmatico
da un sistema di rapporti esterni (inter - soggettivi e sociali)
ad una inter - relazione "intra - sistemica". I gruppi
interni sono dei modelli interni che orientano la loro azione
verso gli altri nei rapporti inter - soggettivi. Una tale concezione
di gruppi interni è fortemente tributaria di una problematica
psicosociale. L'intra - psichico anche quando è pensato
da Pichon-Rivière in chiave psicoanalitica, viene da lui
considerata come un effetto psico sociale. Per lui "il gruppo
costituisce (…) il campo operazionale privilegiato della
psicologia sociale". Questa proprietà deriva "dal
fatto che permette la ricerca del gioco tra lo psicosociale (gruppo
interno) e il sociodinamico (gruppo esterno)" lui chiama
dunque psico sociale il gruppo interno. Diego Napolitani, per
costruire il concetto di gruppalità interna, si riferisce
agli oggetti interni descritti da Melanie Klein e alla nozione
di matrice gruppale di Foulkes. Napolitani (1987) cerca di spiegare
diverse formazioni psichiche: l'introiezione degli oggetti, le
relazioni tra gli oggetti e le imago costruite nel gruppo familiare;
le modalità relazionali e le rappresentazioni che ne risultano
ma che provengono anche dai differenti sistemi relazionali di
cui l'individuo ha fatto esperienza. Considerata dal punto di
vista della loro genesi, la gruppalità interna è
il risultato della "internalizzazione", attraverso i
processi identificatori, dell'insieme delle relazioni alle quali
l'individuo ha partecipato fin dalla nascita. La mia posizione
è diversa, anche se simile. E' diversa perché seguo,
qui, Freud, io penso che i gruppi interni siano un'organizzazione
della materia psichica. L'apparato psichico, la materia psichica,
è spontaneamente un apparato di legame, di organizzazione.
La formula del sogno di Irma non ha niente a che vedere con lo
psico sociale, il processo della condensazione e della diffrazione
sono dei processi che appartengono propriamente alla materia psichica.
Il fantasma originario non ha niente a che vedere con una costruzione
sociale ma intendiamoci, la formula originaria del fantasma originario
esiste, esistono dei gruppi interni che sono costituiti dalle
identificazioni, dalle introiezioni e, beninteso, non dalle identificazioni
di un oggetto isolato, ma dal rapporto dei legami tra questi oggetti.
Non introiettiamo soltanto il seno, ma anche il rapporto del seno
alla madre. Il seno è animato dalla vita psichica della
madre e l'altro è associato ed è nell'oggetto, l'oggetto
è già di per se un insieme di relazioni.
Claudio Neri: Mi pare che il punto cruciale sia questo: tanto
Pichon-Rivière, psicologo e psicoanalista argentino, quanto
D. Napolitani il nostro collega italiano di Milano, fondano la
loro teoria della gruppalità interna su dei modelli di
introiezione. Cioè, il bambino viene in contatto con dei
gruppi, la famiglia la vita sociale, dei gruppi organizzati tra
di loro con delle relazioni, introietta dentro di sé questi
gruppi come un modello di organizzazione e anche come un modello
di figure correlate che poi in qualche modo vivono dentro di lui.
La differenza tra Pichon-Rivière e Diego Napolitani è
che per P. Rivière quello che viene introiettato è
un sistema si legami, mentre per D. Napolitani, visto che si basa
su un concetto Kleiniano, è soprattutto un insieme di oggetti.
La concezione di Kaës è diversa, secondo lui la mente
ha di per se una modalità propria. Non è corretto
parlare si sistemi relazionali esterni o di gruppi esterni, perché
è una modalità propria indipendente da questo, ben
inteso che esiste anche una possibilità che vengano introiettati.
Resta poi da stabilire se questa qualità della mente e
la qualità dei gruppi esterni sono analoghe e quali sono
i rapporti tra di loro, mi sembra che la distinzione è
abbastanza fondamentale. L'affermazione centrale è che
la gruppalità è una qualità del mentale.
René Kaës : Voglio precisare ciò che ho solamente
accennato l'altro ieri a proposito della lingua fondamentale del
fantasma. L'analisi del fantasma di Schreber nel 1911, mi sembra
il precursore di un'analisi "si picchia un bambino".
Mette in gioco tutti gli elementi che gli permetteranno di declinare
differenti posizioni e azioni nel fantasma sviluppato completamente.
Freud analizza il fantasma di Schreber nella formula che riassume
l'insieme di questo fantasma "Io, un uomo, amo lui, un uomo".
Freud (1911) ha sviluppato l'idea di una trasformazione della
"lingua fondamentale" di uno stesso enunciato fantasmatico
nelle diverse organizzazioni psicopatologiche derivanti dalla
paranoia. Dice Freud "…Le principali forme conosciute
della paranoia (possono) essere ricondotte a dei modi diversi
di contraddire l'unica proposizione del fantasma omosessuale;
esauriscono tutti i modi possibili di formulare questa contraddizione".
La proposizione fondamentale è dunque "io, un uomo,
amo lui, un uomo". Freud dice che nel delirio di persecuzione,
la trasformazione sintattica è ottenuta attraverso la negazione
e la proiezione della percezione intensa e insopportabile, per
arrivare ad enunciare "non lo amo, lo odio, perché
mi perseguita". Vediamo apparire qui la negazione e il capovolgimento
dei movimenti pulsionali e la proiezione che permette di dare
una causa a questa trasformazione. Freud dice l'erotomania trasforma
un altro elemento della proposizione fondamentale: "non è
lui che amo, è lei che amo perché mi ama";
"la proiezione", dice Freud , "trasforma in conseguenza
di una causa percepita all'esterno, la proposizione che non deve
divenire conscia, è lei che amo ", la trasformazione,
o piuttosto la contraddizione agisce nel secondo caso sul verbo,
"lo amo, lo odio ", mentre in questo caso agisce sull'oggetto
il quale viene cambiato. Neri: Avete visto che il prof. R. Kaës
ha sottolineato l'importanza del termine "esaurisce ",
la paranoia esaurisce tutte le possibilità trasformative
del fantasma. Adesso stiamo esaminando come tutte le possibilità
del fantasma centrale vengono esaurite dalla permutazione di uno
dei termini che può essere o il verbo o l'oggetto. Kaës:
Nel delirio di gelosia, al di là delle sue diverse caratteristiche
nell'uomo e nella donna, la trasformazione assume la forma seguente:
"non è me che ama (uomo o donne), è lui, o
lei, che li ama ". Vi è comunque una negazione, c'è
di nuovo un capovolgimento del soggetto, "non sono io è
lei ", e di nuovo un proiezione sull'oggetto. Freud dimostra
allora, che la proposizione sintattica di base, composta da tre
termini (io la amo) è contraddetta da più di tre
modi: "il delirio di gelosia contraddice il soggetto, il
delirio di persecuzione il verbo, l'erotomania l'oggetto. Un quarto
modo per respingere la proposizione è quello di respingerla
interamente". Il "non amo nessuno" equivale a "non
amo me" del delirio di grandezza. In questo modo, ogni unità
sintattica dell'enunciato di base può essere trasformata
dalla negazione, dallo spostamento e della proiezione per poter
fornire la formula delle disposizioni corrispondenti alle posizioni
correlative del soggetto e dell'oggetto. Freud potrà dedurre
da questa formula tutte le modalità che trasformano la
proposizione centrale la cui formula principale è "io
lo amo". In questa formula non vi è nessuna forma
di psicosociale ed è una logica puramente interna che interviene
nel processo relazionale nel diverse forme di legame che possiamo
trovare in una coppia, in una famiglia, dentro una istituzione
o ben intesi nei gruppi terapeutici.
Claudio Neri: Io amo Kaës, credo che si possa amare la mente
di un uomo. A questo proposito mi viene in mente un'affermazione
di Corrao il quale diceva di amare il pensiero di Bion. Lui aveva
fatto un'analisi abbastanza interessante di questo, l'abbiamo
visto in alcuni casi clinici, lui diceva che per le persone, per
il gruppo esterno psicosociale può essere difficile di
capire che un amore possa prendere non una forma sessuale, ma
una forma intellettuale. Il gruppo esterno interpreta il legame
in una forma concreta e sessuale che induce a viverlo in quella
forma. Può essere interessante dibattere se, nella determinazione
di questa formula che è puramente interna, vi può
essere una pressione che è operata o dallo psicosociale
o da altre istanze interne che operano distorcendo, secondo le
maniere della colpa, la necessità di legame o il movimento.
René Kaës: Un esempio è dato da ciò
che è accaduto mentre il prof. C. Neri mi diceva che mi
ama, io ero distratto a parlare con la traduttrice. Ciò
dimostra che socialmente non è facile ricevere il messaggio
come quello che Claudio mi ha mandato. In qualche modo di fronte
a voi che siete gli spettatori di ciò che accadeva, io
ho attuato un sistema difensivo rispetto al prof. C. Neri e attrattivo
rispetto alla traduttrice.
Claudio Neri: Volevo sottolineare quanto il desiderio, l'attrazione,
la pulsione sessuale sia un argomento fortemente bandito dalla
psicoanalisi. Questo ci da un'altra dimensione importante dei
legami di gruppo che non sono legami logici, ma di scambio libidico
di desideri. Studente: L'oggetto relazionale è in "lo"
cioè in "io lo amo"? Kaës: Sì, ma
è anche l'oggetto verso il quale la pulsione libidica,
il desiderio, si dirige. Possiamo decidere se considerarlo relazionale,
se questo oggetto risponde a qualche cosa. Prima io ero l'oggetto,
un oggetto che non rispondeva direttamente, e nello stesso tempo
ero nel campo di quello che Claudio Neri diceva, gli ho risposto,
ma non direttamente. Ho risposto che il motivo per cui io ero
qui è dato da ragioni che legano alcune parti del nostro
pensiero che possono essere identiche o diverse ed è forse
legato a qualcos'altro che ci riguarda. Quando lui è venuto
a Lione ho amato molto il modo in cui lui parlava agli studenti
e avevo il desiderio che lui riproponesse questo modello facilitandomi
la comunicazione con voi. Quindi ognuno di noi è un oggetto
di relazione in confronto ad un terzo.
Studente: Il punto di partenza è "io amo? E' anche
un punto di arrivo?
René Kaës: Freud dice che questa prima proposizione
ha una prima trasformazione. Per Schreber la proposizione "io
lo amo" é una proposizione insopportabile che si trasforma
in una proposizione che è il delirio di persecuzione, ciò
che articola la proposizione è la negazione. La negazione
verte sull'oggetto e sul verbo, sulla trasformazione del verbo
e sulla sua proiezione. Non ho mai fatto questo lavoro sulla clinica
dei gruppi, sarebbe interessante capire se il gruppo si organizza
tramite queste formule. Particolare é l'esperienza che
ho avuto con un gruppo di formazione al primo incontro, in cui
uno dei partecipanti ha cominciato a manifestare dei movimenti
paranoici. Negli altri membri del gruppo c'è stata un messa
in atto di atteggiamenti di difesa verso questi movimenti stessi
di paranoia. In Schreber si ha una trasformazione di una pulsione
amorosa omosessuale insopportabile, come anche in questo partecipante,
il suo amore omosessuale si è trovato a dirigersi verso
qualcuno che è egli stesso perverso. Il lavoro del perverso
è quello di fare apparire tutte queste trasformazioni,
cercare negli altri quello che avrebbe potuto dare l'insieme di
tutte queste proposizioni. Egli é l'attore, colui che mette
in scena ed è un gruppo sul quale tornerò a lavorare
perché uno dei partecipanti mi ha minacciato con un coltello,
voleva che la seduta terminasse e non voleva che dicessi più
niente. Quando parlavo al suo altro, al suo alter - ego perverso,
con il quale avevo manifestamente concluso un'alleanza, si sentiva
minacciato. Questa formula, quindi, possiamo ritrovarla come organizzatrice
dei legami all'interno dei gruppi, la formula che ha riportato
la calma nel gruppo è stata una interpretazione fatta da
una partecipante che presuppongo avesse il valore di una interpretazione,
lei ha detto "… una storia d'amore che va male…",
ognuno ha così potuto riprendere il discorso associando.
Questo per mostrare come le diverse formule possono articolarsi
nel gruppo.
Studente: Si può affermare che si sa chi si è solo
attraverso il gruppo?
René Kaës: In un certo senso penso che si tratti
di questo, ma non soltanto. Se faccio riferimento ad un altro
sistema di pensiero, penso che i gruppi interni hanno una forma
prima di tutto epigenica, ciò vuol dire che sono delle
strutture preparate per costruire la vita psichica, nello stesso
tempo secondo una logica interna e secondo una logica relazionale
o inter - soggettiva. Se un giorno svilupperò questa idea
tenterò di dimostrare come una formazione psichica che
abbiamo l'abitudine di considerare come individuale, essenzialmente
legata all'essere biologico che siamo, ha dei bisogni come la
fame, la sete, l'atto sessuale, ma anche di contenimento. In che
modo ciò che la psicoanalisi chiama pulsione, che esprime
il livello in cui il bisogno biologico si trasforma in una materia
psichica, attraverso il contatto con l'oggetto, soddisferà
il bisogno? Dunque in che modo in questa esperienza di soddisfazione
o di insoddisfazione l'altro è presente, per esempio il
piacere che prova la madre nell'allattare, le reverie che le vengono
in mente, daranno una qualità particolare all'organizzazione
pulsionale. Ciò è per me assolutamente importante,
perché questo può qualificare, nel gruppo, la capacità
degli altri membri del gruppo di situarsi sia nella continuità
degli oggetti pulsionali, sia in un'altra posizione che il soggetto
non aveva ancora mai provato. L'esperienza del gruppo é
anche una creazione, non è soltanto una ripetizione di
un prototipo. Riconosco e accetto anche le proposte di Napolitani.
Studente: Sembra che ci sia una relazione tra questa sua idea
e la teoria di Noam Chomsky riguardante la grammatica generativa,
cosa c'è di simile e cosa no? Il gruppo interno è
possibile solo attraverso il fantasma? Che relazione c'è
tra fantasma e gruppo interno?
René Kaës: Rispondendo alla seconda domanda potrò
dare degli elementi di risposta alla prima questione. Credo che
ci sia una formula che non è epigenetica che appare nel
soggetto nelle primissime esperienze di vita, nell'esperienza
di piacere o di dispiacere. Le prime sono risposte di unione con
l'oggetto, il modello bocca - seno e l'esperienza bocca - seno.
L'esperienza materna caratterizza l'esperienza con l'oggetto nel
bambino, questa è una esperienza reciproca. Il bambino
è colui che incontra la vita pulsionale della madre. Ricordate
ciò che Freud ha scritto nel primo dei tre saggi sulla
teoria sessuale? Egli descrive una scena che possiamo rincontrare
nella pittura italiana del rinascimento, descrive un bambino felice
tra le braccia della madre e il modo in cui la madre lo guarda
è veramente una illustrazione di questa prima relazione
di unione. La seconda modalità di relazione è una
modalità di rigetto che mobilita le prime angosce nel bambino,
angosce di lacerazione. Questa prima fase, che è nello
stesso tempo un organizzatore, è stata ben descritta da
Piera Aulagnier. Questa esperienza diviene sempre più complessa
con la mobilitazione dei processi primari che permetteranno un
gioco di sostituzione dell'oggetto, con la costante che il soggetto
sarà sempre presente nella rappresentazione. Il fantasma
nasce e si forma in questa seconda tappa che é una tappa
non più di risposta unione - separazione, ma una tappa
in cui gli oggetti cominciano a figurarsi le prime rappresentazioni
del soggetto. In questa scena del fantasma si sviluppano degli
scenari che permettono al soggetto, per esempio nei fantasmi di
attacco all'oggetto di far giocare, nel migliore dei casi, delle
sostituzioni metaforiche. Siamo nello stesso tempo in una logica
interna, ma nello sfondo troviamo l'intersoggettività.
Ciò vuol dire l'insieme delle rappresentazioni di desiderio
dell'oggetto, del desiderio della madre per il bambino in cerca
dell'oggetto, la possibilità della madre di rappresentarsi
il movimento di ricerca dell'oggetto del bambino. Come vedete
non si tratta solo di un movimento di inter - attività.
Ci sono degli spazi interni che hanno una loro logica propria
e che non hanno niente a che vedere con il fatto che la madre
è buona e che quindi il bambino deve essere buono, gli
aspetti di distruttività della madre non hanno niente a
che vedere con il fatto che la madre sia un oggetto cattivo, questo
lo sappiamo da molto tempo ma è sempre bene ricordarselo.
Claudio Neri: La qualità principale del fantasma e la
sua capacità di movimento, di traino, di evoluzione, di
irruzione. Quindi il fantasma entra in una scena e la anima e
nello stesso tempo ne è animato. Del fantasma possiamo
avere una formulazione verbale, ma anche sensoriale, quella del
bambino che ancora non impara a parlare. Possiamo intendere il
fantasma come centrale se ne diamo una lettura allargata, anche
nella grammatica generazionale di Chomsky emerge questa caratteristica
di strumento espressivo a livelli molteplici.
René Kaës: Introduco ora il concetto di "porta
parola" che è anch'esso un concetto di P. Aulagnier,
egli si chiede in che modo la parola è portata al bambino,
e che tipo di parola è portata al bambino. La madre nell'insieme
delle relazioni che ha col bambino è investita in un certo
modo con un insieme di varie rappresentazioni, ciò che
a noi interessa è che la madre accompagna con le parole
le esperienze del bambino. La madre sostiene il bambino, lo dirige
verso il padre e accompagna le varie esperienze con un certo numero
di parole. Aggiungo questo perché è in questo modo
che si costruiscono le prime relazioni tra le esperienze emozionali,
senso - motorie e il linguaggio. Abbiamo qui già tre componenti
che sono quelle che Freud attribuisce al preconscio. La madre
accompagna il bambino con delle parole che sono soltanto dei suoni,
delle lallazioni, con dei giochi a specchio, delle ecolalie o
ecoprassie, questa è una prima funzione del porta parola.
Aggiungo che la madre non è soltanto porta parola per il
bambino, il bambino è l'attrattore di parole nei confronti
della madre e il piacere del bambino nel sentir parlare la madre
da il piacere alla madre di parlare al bambino. Qui si mette in
gioco qualcosa di molto importante, di molto umano, il linguaggio
che condurrà il bambino ad utilizzare questo stesso linguaggio,
che gli ha imparato con la madre, nel momento in cui avrà
le prime esperienze importanti, per esempio nel momento in cui
si dovrà separare dalla madre. Quando il bambino comincia
a parlare utilizza un linguaggio che gli è stato donato
dalla madre e che rappresenta il movimento della madre, per lui
ci sarà dunque la possibilità di non incollarsi
più all'oggetto. Egli, dunque, troverà egli stesso
una formula, un linguaggio che si metterà in rapporto con
il fantasma inconscio. E' su questo punto che mi collego a ciò
che ha detto Claudio Neri, riguardo al legame e alla relazione
forbite di esperienze sensoriali, motrici, come precursori del
verbo, come precursori di azioni psichiche di proiezione e di
incorporazione prima di tutto. Vediamo qui come queste formule
sono già molto elaborate e credo che questo metta in prospettiva
la funzione della grammatica generativa. E' impossibile capire
il linguaggio se lo togliamo dall'inter - soggettività,
è per questo che il modello di riferimento non è
quello di Sossure, che è l'inventore della linguistica
strutturale, i cui contributi sono fondamentali, ma preferisco
di molto Batkine, perché lui introduce nel discorso la
rappresentazione del destinatario.
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