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Lezione del 10/11/99
Neri: II dottor Kaës, fin dal inizio si è impegnato
a costruire una psicologia di gruppo che non si confonda con la
psicologia individuale, cioè a vedere come e in che modo
il fatto di essere un animale sociale partecipante ad un gruppo,
corrisponda ad un modo particolare di formarsi della mente e della
personalità umana. Quest'approccio, che differenzia la
psicologia del gruppo da quella individuale comporta delle difficoltà
nella costruzione teorica poiché bisogna tenere conto contemporaneamente
dei due versanti: da un lato dei fenomeni di gruppo, dall'altro
della costruzione della personalità individuale, ma ha
anche dei grandi vantaggi a partire dal presentarci una visione
sia del gruppo che dell'individuo più ricca ed articolata.
Altro punto molto rilevante, è che Kaës procedendo
nella sua teorizzazione ha dovuto (in qualche modo) promuovere
un cambiamento della teoria psicoanalitica, nel senso che evidenziando
le caratteristiche del gruppo e distinguendole da quelle della
mente individuale, ha dovuto rivedere alcuni concetti della teoria
psicoanalitica. Quindi sono due cantieri aperti contemporaneamente
su cui da un lato c'è la necessità d'aggiornamento
e revisione della teoria psicoanalitica, e dall'altro c'è
una nuova teoria del gruppo che si sviluppa. L'apparato pluripsichico
gruppale, non è soltanto una costruzione che ci parla di
come funziona un gruppo, ma ci mostra anche come funziona un individuo
in quanto membro di un gruppo, quindi è una costruzione
che ha sempre due facce e questa è una caratteristica molto
forte ed importante del pensiero dell’autore francese. Altro
punto abbastanza particolare e in qualche modo straordinario del
pensiero di Kaës (a mio avviso) e che quest'ultimo ha un
rapporto con Freud singolare, perché per l'autore francese,
io direi che Freud è una persona familiare, poiché
lo considera come se lo avesse conosciuto personalmente; questo
non solo perché ne conosce molto bene la vita ma proprio
perché si pone nei suoi confronti come con una persona
con cui si ha un rapporto, della quale si possono capire le ragioni
per cui ad un certo punto ha dovuto cambiare tipo di teorizzazione,
perché costruendo le sue teorie ha dovuto fare una scelta
di sviluppare un aspetto anziché un altro, oppure affettuosamente
Kaës capisce quando per Freud raffrontare un certo problema
è troppo difficile dal punto di vista psicologico. Questo
rapporto personale basato sul dialogo e su questo atteggiamento
benevolo e comprensivo verso Freud, lo porta in due direzioni;
intanto a vedere certi punti della teoria di Freud non tanto come
degli errori ma come qualcosa su cui lavorare e quindi a porsi
in una posizione di allargare questo discorso, dall'altro lo pongono
nella condizione di assumersi delle responsabilità come
erede di questo pensiero e quindi di assumerselo affettivamente
nel bene e nel male. L'altro riferimento costante nella sua opera,
è di costruire una teoria del gruppo che in qualche modo
non sia divisa ma collegata al pensiero di Freud, quindi alla
psicoanalisi questo è molto importante in questo concetto
di apparato psichico mentale, che è costruito come un sistema
esplicativo non è concepito in modo naturalistico ma piuttosto
un modo di capire come funziona sia la mente dell'individuo in
quanto partecipante di un gruppo, sia come funziona un gruppo
il tutto non in una visione antropomorfìzzata della mente.
Kaës :Vi presenterò all'inizio dei riferimenti teorici,
che mi permetteranno in seguito di presentare il caso clinico.
Varie teorie psicoanalitiche, hanno proposto dei modelli per una
comprensione psicoanalitica dei fenomeni psichici che si producono
nei piccoli gruppi d'analisi. Il punto di fondamentale importanza,
(dal punto di vista psicoanalitico) è quello di stabilire
in che modo il concetto d'inconscio può essere pensabile
con le ipotesi del gruppo. Questo problema comporta un corollario
che si enuncia così : in che modo o in cosa il concetto
d'inconscio si trasforma nell'ipotesi del gruppo? Questo significa
(dal mio punto di vista) che il concetto d'inconscio non è
affrontabile soltanto con il modello classico della cura. Dopo
aver enunciato questa domanda vorrei chiedermi, in che modo la
questione del gruppo può essere affrontata. Prima di tutto
mi sembra necessario fare una distinzione fra tre livelli logici
del concetto di gruppo:
1) Forse il più importante riguarda il gruppo come un
entità specifica, infatti la parola gruppo designa innanzi
tutto la forma e la struttura di un organizzazione di legami intersoggettivi
con delle formazioni e dei processi psichici specifici al gruppo,
le funzioni che compiono queste strutture intersoggettive del
gruppo le possiamo trovare manifeste nei gruppi artificiali che
costituiscono una situazione psicoanalitica distinta da quella
della cura, abbiamo diversi dispositivi che sono metodologici
che derivano da vari studi. Il punto in comune tra tutte queste
teorie, e che tutte postulano il fatto che il gruppo è
un luogo in cui si verificano dei processi dinamici, economici
e specifici al gruppo stesso, questo è il primo livello
logico del gruppo.
2) il gruppo designa un dispositivo di ricerca e di trattamento
della formazione dei processi della realtà psichica dei
soggetti presenti in esso, questo livello logico mette in evidenza
il fatto che Sigmund Freud non aveva gli strumenti metodologici
per mettere in risalto questi aspetti presenti nel gruppo, quello
che noi sappiamo sul gruppo riguarda la rottura metodologica in
rapporto al gruppo, il dispositivo che è stato proposto
è ancora poco utilizzato per esempio non sappiamo in che
modo funzionano i processi associativi che si manifestano nel
gruppo, ancora non si sa bene cosa succede tra i due terapeuti
che lavorano insieme in un gruppo, non sappiamo bene qual'è
l'influenza dell'istituzione all'interno della quale si svolge
il gruppo, sul gruppo stesso quindi c'è ancora molto spazio
per fare della ricerca.
3) L’ultimo livello logico (forse il più recente)
riguarda il gruppo all'interno dello spazio psichico individuale.
Questi, sono i tre livelli logici che cerco di articolare, forse
questi non sono riempiti d'esperienza o forse lo sono in maniera
diversa rispetto a voi ed è questo il motivo per cui adesso
vi presenterò un caso clinico che forse ci aiuterà
a capire meglio in che modo si utilizza questo concetto.
Parlerò di un gruppo di formazione che ha la durata di
quattro sedute e si svolge in quattro giorni diversi nel quale
lavoro con una collega psicanalista che chiameremo Sophie. Diamo
due regole iniziali, la prima è che i partecipanti dicano
quello che gli viene in mente, e la seconda è che Sophie
ed io non avremo con loro delle relazioni al di là delle
sedute; fondamentalmente non ci sono altre regole ma ci riserviamo
di fare delle precisazioni ossia: che quello i partecipanti si
scambiano al di fuori della seduta (quindi nei momenti di pausa)
sarebbe interessante che ritornasse nel gruppo, e che tutto ciò
che accade all'interno del gruppo non uscirà da esso. Voglio
dire che questo è un gruppo artificiale in cui attraverso
la regola polarizziamo il funzionamento del gruppo, quindi i partecipanti
investono queste regole e coloro che le danno; assistono ad un
movimento di libere associazioni, ma allo stesso tempo mettono
in atto delle difese verso questo movimento stesso e hanno da
vivere un esperienza comune caratterizzata "per la maggior
parte di loro" da uno sconosciuto. Nel corso della prima
seduta, vari partecipanti vivono un malessere ed in particolare
un partecipante che chiameremo Marc. I partecipanti dicono di
aver perso "venendo qui in gruppo" il loro repère,
(questa è una parola significativa poiché può
essere scomposta in due parti, infatti repère significa
punti di riferimento e pére significa padre) e di essere
fuori di sé, questo si capisce in due maniere diverse:
dall'essere in uno stato di depersonalizzazione e di rabbia. Queste
sensazioni, sono condivise in modalità diversa da due partecipanti:
Silvie ed AnneMarie, che all'inizio della prima seduta avevano
ripreso Solange e Michelle perché avevano scambiato Silvie
per la co-psicanalista Sophie, Solange ha provato con angoscia
questo rimprovero ed esprime qualcosa, raccontando la sua attesa
delusa rispetto al gruppo al quale pensava di essersi iscritta
per "apprendere il ben parlare", in seguito annuncia
che la parola qui può essere utilizzata per dire ciò
che la rende insofferente e la traumatizza, più tardi criticherà
il nostro modo di accogliere ed in particolar modo la sala in
cui hanno luogo le sedute. Noi (io e Sophie) percepiamo questa
critica come un attacco per assicurare la solidità del
setting, ma anche come un allusione allo spazio ed al tempo che
preesistono ai partecipanti, cioè in un luogo fantasmatico
nel quale si impone la presenza sessuata dei due analisti. La
confusione che segue questa critica scomparirà quando più
partecipanti spiegheranno perché si sono iscritti a questo
gruppo; Marc dirà di essersi iscritto per il mio nome.
Alla seduta seguente "dopo aver parlato durante la pausa
al di fuori della presenza degli psicoanalisti' ' Marc dice che
adesso farà la confessione di quello che chiama il suo
evento marcante: quest'ultimo è ancora turbato da un’interpretazione
brutale, si descrive come in uno stato di shock traumatico di
cui conserva il marchio del contenuto dell'interpretazione che
avrebbe ricevuto, noi non sappiamo niente, soltanto l'assetto
sarà trasmesso nella sua violenza attraverso la voce, e
soprattutto attraverso l'assenza del contenuto di una presentazione,
la presenza di Marc in questo gruppo significa una domanda manifesta
di riparazione indirizzata all'analista, anche se Marc precisa
che ha scelto i due psicoanalisti di questo gruppo per la loro
competenza. Nel corso della seduta seguente, un quarto d'ora prima
della fine Solange sarà scelta come porta parola di un
segreto che le ha confidato Annemarie durante la pausa
Neri :Tento di riassumere quello che ci ha raccontato René,
abbiamo un gruppo di formazione in co-conduzione da un uomo ed
una donna, nella prima parte della seduta due donne Solange e
Michele riferiscono di aver scambiato una delle partecipanti silvie
per la conduttrice Sophie e per questo hanno avuto una critica
questa è la scena d'apertura, a ciò segue una seconda
scena che è un attacco portato da queste persone contro
la situazione: la stanza è brutta, non ci troviamo bene,
etc. Secondo Kaës questo è un modo per essere sicuri
che i terapisti non mollino in modo che vi sia una risposta adeguata,
quindi tramite le critiche viene messa alla prova la tenuta della
situazione. Altro punto molto significativo è che si ipotizza
che c'è una coppia preesistente, e che quindi il gruppo
è stato originato da una coppia che preesisteva al gruppo
e questo è il secondo quadro della scena. Poi c'è
un terzo quadro che riguarda Marc, il quale racconta di un altro
gruppo in cui è stato sottoposto ad un interpretazione
selvaggia da lui avvertita come brutale .
Kaës : Si verifica un gioco di parole con il nome di Marc
con la marca che in italiano corrisponde a marchio, nel corso
della seduta seguente un quarto d'ora prima della fine Solange
dice di essere porta parole di un segreto che le ha confidato
Annemarie durante la pausa ossia : sua figlia è stata ricoverata
per un cancro, e lei si sente in colpa per essere venuta in questo
gruppo e attraverso le parole che trasporta per un'altra persona
Solange si ricorda immediatamente la minaccia di cancro che sua
madre aveva augurato verso di lei quando lei aveva l'età
della figlia di Annemarie. La seduta della mattina seguente, si
organizza intorno al racconto di un sogno che Michelle ha fatto
durante la notte: faceva l'amore in una camera tutta in disordine
con il padre di marc "o forse il suo" e avevano l'uno
e l'altra dei capelli grigi. Michelle aggiunge sorpresa da ciò
che sta sentendo dire che non sa molto bene ciò che sta
dicendo. Ogni elemento del sogno è un punto di partenza
di varie serie associative. La prima serie si organizza a partire
dall'incertezza sull'identità del padre quello di Marc
o quello di Michelle , sul tratto comune cioè i capelli
grigiastri e sullo spostamento della risonanza del desiderio incestuoso,
la catena si concluderà sulla risonanza della posta in
gioco trasferenziale sull'io gli stessi capelli grigiastri e sul
silenzio di Marc ogni volta che suo padre sarà evocato
nel sogno di Michelle . Una seconda serie associativa, avrà
come punto di partenza la camera tutta in disordine inteso o come
disordine amoroso, o anche la camera di battaglia evocata il giorno
prima a proposito della stanza dove noi ci troviamo, Marc parteciperà
attivamente a questa serie sposando tutto un insieme di coppie
con cui lui sta’ in relazione, sposerà Jak altro
partecipante del gruppo nella quale coppia si riconosceva una
sorta di figlio di cui ammira la forza e l'intelligenza, infatti
questi matrimoni lo proteggono contro i suoi passati omosessuali.
La terza serie si appoggerà sull'idea di catastrofe e incidente,
vari accadimenti traumatici saranno evocati : la morte precoce
del padre di un partecipante fino a quel momento silenzioso che
evocherà con emozione il silenzio familiare che ha seguito
questa perdita, l'immagine della propria madre ancora addolorata
e la visione della propria adolescenza. La sparizione in montagna
di un amico molto caro e di cui il nome era quello di fratello
maggiore morto giovane, una madre paralizzata in seguito ad un
incidente di macchina. Il reinvestimento libidico mobilitato da
questa serie di eventi, sosterrà un quarto filo associativo
che riprenderà il motivo centrale del sogno. Nel gruppo
possiamo fare l'amore senza trasgredire il divieto dell'incesto
paterno o meglio le esigenze della regola d'astinenza, sia anche
soltanto in rapporto fra psicanalista e partecipanti ? ma noi
siamo qui veramente dei fratelli e delle sorelle ? In questo caso
tutti i tentativi di seduzione incontrano il divieto di cui la
trasgressione dovrà imputare l'esilio e la morte.
Neri : Bisogna ricordare il dispositivo generale di questo gruppo
di formazione, poiché è un gruppo in cui ci sono
sedici sedute che si svolgono in quattro giorni, quindi è
un dispositivo molto intenso, ogni giorno vi sono quattro sedute
di gruppo di un ora e un quarto l'una e si verificano degli episodi
molto rapidi e drammatici con delle pause in cui avvengono delle
cose; quindi questo che viene riportato non è una seduta
ma una serie di sedute intervallate anche da una notte, infatti
il sogno e portato dopo il primo giorno, quindi è importante
il tenere conto di questo elemento. Secondo punto sul quale dobbiamo
soffermarci con attenzione, è il trattamento specifico
che René Kaës fa delle associazioni al sogno, cioè
secondo il modello che poi vedremo, questo sogno riportato da
Michelle di cui è protagonista il padre di Marc, è
un po' una tappa elaborativa di quanto accaduto il giorno precedente,
ma a sua volta il sogno raccontato nel gruppo costituisce un argomento
di lavoro del gruppo stesso su tutto quello che sta accadendo.
Tale lavoro, si svolge attraverso delle serie di associazioni,
che prendono vari temi e Kaës dà uno statuto diverso
alle prime tre serie e alla quarta serie che conclude il lavoro
di associazioni psichiche del gruppo sul sogno, facendolo avvicinare
di più all'elemento dinamico di esso. Prima serie: chi
è il padre del sogno? sappiamo che è il padre di
Marc, ma partendo dalla definizione "repère"
citata poco sopra potremmo pensare ai punti di riferimento, infatti
sappiamo anche che Marc nella prima seduta ha detto che lui si
sentiva confuso, senza punti di riferimento quindi c'è
qualche paziente ha sognato Marc e il padre proprio come lui aveva
detto. Seconda serie: riguarda una camera da letto in disordine,
ma ricordiamo che Kaës ha detto che è stata criticata
la camera della seduta quindi da un lato vi è un mondo
fantastico, dall'altro delle cose dette nella seduta precedente.
Terza serie: in essa abbiamo la catastrofe, anche questa ha una
doppia linea di significato, infatti queste serie di associazioni
vengono sempre viste su due fronti da un lato sul riprendere la
storia del gruppo, dall'altro come valore dinamico rispetto alle
situazioni di angoscia e quindi anche di contatto con momenti
emotivi significativi del gruppo stesso. Quarta serie: la sua
centralità è che in qualche modo unisce questi elementi
precedenti all'interno della regola fondamentale cioè unisce
gli elementi delle fantasie sul fare l'amore quindi la stanza
in disordine, il padre di Marc "che è un personaggio
anziano" quindi questa serie di fantasie riguarda una messa
in evidenza di quella che è la regola del gruppo non dovete
avere dei contatti fuori delle sedute, la regola che controlla
le attività fantastiche pulsionali, che è stata
colta dai conduttori nel momento in cui hanno iniziato il gruppo.
Quindi la serie che riguarda il fare l'amore, sintetizza le domande
precedenti chi è il padre? Quale è la camera in
disordine? Quali sono le minacce, le sanzioni crudeli, la catastrofe,
se ci si avvicina a queste situazioni di desiderio in cui in qualche
modo si progredisce.
Kaës: Adesso riprenderò, ciò che chiamo: organizzatore
inconscio delle posizioni soggettive dell'organizzazione del discorso
associativo del transfert. Analizziamo la formazione dello spazio
del soggetto e del gruppo, nello schema E1 cerco di mettere in
evidenza come la formazione dello spazio comune divida l'individuo.
In maniera generale ho disegnato in rosso ciò che riguarda
l'individuo, ed in nero ciò che riguarda il gruppo, faccio
presente, che il gruppo si forma grazie al contributo di una parte
di ognuno anche se esiste un'altra parte che ciascuno tiene per
sé, mi rifaccio ad una ipotesi di Sigmund Freud in "psicologia
delle masse ed analisi dell'io" che postula che per appartenere
ad un gruppo, bisogna abbandonare una parte dei propri ideali,
naturalmente questo abbandono non elimina il conflitto perché
l'individuo deve mantenere una parte del proprio narcisismo e
nello stesso tempo investire l'oggetto comune e sconosciuto. Esistono
dei limiti molto fluttuanti dello spazio interno, e quando Claudio
Neri ci ha parlato della diffusione atmosferica descrive con altre
metafore ed altri concetti questa perdita di limiti nella costituzione
di uno spazio comune che diventa uno spazio di gruppo nel quale
ogni individuo si perde e si disorganizza. Con i segni neri disegnati
nello schema E2, voglio far riferimento a ciò che Antonello
Correale ha chiamato densità variabili dello spazio comune,
ed è quello che riporta ognuno alle esperienze corporali
primitive. Lo spazio del gruppo, è qui indicato come fluttuante
e non è ancora ben assicurato, è possibile che l'indicazione
della regola fondamentale della durata e del luogo delle sedute
contribuisca a stabilire le frontiere del gruppo nel tempo e sullo
spazio, ma ciò che questa regola può fare è
aiutare ogni soggetto al confronto con quello che vive rispetto
ad essa, ciò che vivono è un termine sul quale ci
soffermeremo in seguito, che si chiama depersonalizzazione temporale.
Chiamo questo secondo momento, come un periodo in cui l'organizzatore
assomiglia un po' ad una specie di sensore corporale, e lo descrivo
come "diffuso" per rendere omaggio a ciò che
il prof. Neri mi ha portato, abbiamo quindi a che fare con una
molteplicità non strutturata, il principio di totalizzazione
non esiste ancora salvo sul transfert sugli analisti che poiché
posti prima presuppongono di possedere una concezione totalizzante
dell'esperienza e dello spazio del gruppo, e questo può
rendere conto di ciò che i partecipanti dicono nel sentirsi
senza punti di riferimento rispetto agli psicoanalisti e al quadro.
Ultimo punto importante è che il primo organizzatore del
gruppo riguarda l'immagine del corpo. Esiste un nocciolo organizzatore
del gruppo, ed esso è in rapporto con la costituzione di
una frontiera del gruppo, quindi si tratta di lavorare sul rapporto
fra il nocciolo organizzatore e la periferia. Presuppongo l'esistenza
di un nocciolo organizzatore che riguarda ogni individuo. Esiste
una certa analogia fra nocciolo organizzatore individuale del
soggetto nel gruppo e del nocciolo organizzatore gruppale, ad
esempio la rappresentazione di una scena primitiva che è
il nocciolo organizzatore di una scena e il nocciolo organizzatore
gruppale che si costituisce sulla base della scena primitiva dell'individuo
una parte dell'attività dei membri del gruppo ad evacuare
ciò che è in base persecutoria sui terapeuti e sul
gruppo stesso che si costituisce come un oggetto diverso da loro
o sull'esterno, quindi indico qui i movimenti di proiezione che
fanno ritorno per una parte sul gruppo, per esempio, nel gruppo
di cui ho parlato è ciò che è relativo alla
persecuzione allo spazio o la persecuzione evocata per Marc a
proposito della sua esperienza precedente questo ritorno della
persecuzione nel gruppo suscita dei movimenti del gruppo per effettuare
una barriera protettrice, che costituirà e rinforzerà
il nocciolo del gruppo, i partecipanti inoltre si identificano
fra di loro e lo fanno in base alle loro attitudini difensive,
e si identificano fra loro per costruire un gruppo, per proteggerlo.
Prima ho cercato di mettere in evidenza, che il gruppo una volta
costituito in quanto contenitore è un punto d'appoggio
per i membri del gruppo. Questo e molto importante da capire per
quanto riguarda i soggetti autistici o psicotici che hanno difficoltà
ad investire il centro del gruppo, ed è soltanto quando
il contenitore è stato reso affidabile, quando hanno fatto
l'esperienza che non possono distruggerlo, come in questo gruppo
in cui una parte psicotica ha cercato di attaccare un gruppo per
vedere se possono appoggiarsi. Nel momento in cui questo appoggio
è possibile, ci sono altri processi che permetto di costituire
lo spazio interno del gruppo, e quindi si producono delle prime
differenziazioni fra dentro e fuori fra centro e periferia. Questo
significa che lo spazio è polarizzato, quindi ha un asse
organizzatore, la parola nel gruppo ha compiuto una funzione di
protezione e il contenitore che si è costituito permette
di depositare dei contenuti nel gruppo e questo processo che ho
descritto, qualifica l'emergenza di un organizzatore psichico
inconscio per i membri del gruppo; gli ho dato quindi un organizzatore
che si organizza progressivamente sul modello dell'immagine del
corpo, dei posti della testa o dei membri delle rappresentazioni
del gruppo in quanto bocca ,o come un ano. Questa organizzazione
servirà per mettere in atto una situazione di nocciolo
membrana membro. Mi sono molto interessato a due concetti di Freud:
il primo è l'analisi del fantasma del presidente Schreber
il secondo è il cambiamento dell'organizzazione della frase.
Il cambiamento è un cambiamento che porta sulla negazione,
trasforma la posizione del soggetto per esempio: io, un uomo,
amo un altro uomo, si trasforma nella posizione : lui mi odia,
non mi ama, lo odio. Esistono quindi una serie di declinazioni
possibili di ciò che Freud chiama la lingua fondamentale
del fantasma. Di questa lingua fondamentale, Freud da una definizione
a proposito di un fantasma la traduzione letterale è: un
bambino è picchiato, la traduzione francese è interessante
da prendere in considerazione poiché dice: si picchia un
bambino non si sa appunto chi è, infatti attraverso questa
traduzione, è possibile rendere disponibile diversi posti
non si sa chi è il personaggio ed è infatti ciò
che Freud analizza; cioè il bambino è picchiato
dal padre o la madre, il bambino può picchiare il padre
o la madre o la sorella o il fratello. Questa formulazione, si
può definire in maniera attiva o passiva con un capovolgimento
delle posizioni A e B, c'è inoltre un'altra posizione che
è quella dello spettatore. Dunque possiamo dire che c'è
questa rappresentazione inconscia di un atto che ha compiuto un
desiderio dei personaggi interni, è costituita da un azione
passiva o attiva e qui troviamo un affermazione che Melanie Klein
aveva dato dei fantasmi fantasma è un azione.
Neri : In francese c'è fantôme e fantasme il primo
e quello con il camicione lo spettro, il secondo è qualcosa
di molto generale e noi abbiamo difficoltà a tradurre questo
in italiano e generalmente traduciamo fantasme con fantasia, però
non è la stessa cosa di fantasia di fatto il concetto di
fantasma, a poco a che vedere con la fantasia allora mi sembrava
preziosa l'indicazione che veniva data dal prof. Kaës in
cui, troviamo il fantasma che lui ha definito come un fantasma
che si muove all'interno di un certo scenario e quindi è
messo in una rappresentazione, ed esprime un desiderio collegato
con un attività pulsionale e si traduce in una o più
azioni. Qui non è genericamente una fantasia e una fantasia
connotata di questi caratteri di drammatizzazione, quindi è
abbastanza specifico e poi come veniva enunciato prima vi è
una lingua fondamentale dei fantasmi, che riguarda tutta una serie
di trasformazioni che costituiscono degli insiemi di trasformazioni
relative ad un certo fantasma per esempio un fantasma può
essere: io amo, io non amo, io sono odiato. Questo è un
insieme di trasformazioni che riguarda un fantasma, cioè
una fantasia che riguarda una azione drammatizzata che può
essere trasformata in tutte queste varie formulazioni.
Kaës : Nella formula generale del fantasma, tutte le possibilità
sono rappresentate nel gruppo di cui vi ho portato il caso, ognuno
può circolare attraverso questo enunciato, per esempio
per un genitore Freud divide padre madre minaccia ripara un figlio
una figlia e qui c'è bambino è una serie di snodi
attraverso cui passano tutte queste trasformazioni e c'è
è spazio mentale con la s indico il posto possibile per
uno spettatore, può essere il posto di uno dei terapeuti
o di un membro del gruppo oppure un posto che è stato investito
dal gruppo in quanto entità . Il fantasma secondario è
il fantasma di Marc e il fantasma, in cui ha costruito la sua
formula personale, dicendo questo anticipo un po' il fantasma
di Marc è un padre minaccia un figlio, questo fantasma
mi è insopportabile e l'organizzazione difensiva contro
il suo desiderio di essere minacciato dal padre, si trasforma
nella maniera seguente esiste un padre ideale che mi riparerà
ed il transfert che da una parte io sono punto di riferimento
e riparatore. L'apparato psichico gruppale, è un dispositivo
psichico che nega degli elementi psichici come l'apparato individuale
nega degli elementi psichici, ed è anche un apparecchio
di trasformazione ossia trasforma le rappresentazioni individuali
e le identificazioni del soggetto e le trasforma nell'esperienza
specifica del gruppo.
Domanda : Ho letto la teoria dell'apparato psichico gruppale,
e la teoria adesso mi è chiara ma in che modo nella realtà
posso vedere questo passaggio? quali sono gli indici? perché
nella clinica è vero c’è il lavoro da fare
è un lavoro di astrazione in cui io ho il caso clinico
vedo cosa accade, prendo della distanza del tempo dei riferimenti
teorici e poi improvvisamente appare, pero' mi accorgo che questo
passaggio mi sfugge in qualche modo quindi in che modo è
possibile vederlo?
Kaës: L'apparato psichico, è un modello di rappresentazione
non si può vedere e questo corrisponde alla teorizzazione
che ognuno di noi ha, quando si ritrova in una situazione di gruppo
non si tratta di un dato iniziale che esisterebbe prima del gruppo.
In questa esperienza che ci è stata presentata, l'ascolto
di processi associativi mi ha permesso di capire meglio le articolazioni
fra diversi discorsi fra i membri del gruppo per questo sono cosi
importanti le catene associative che si sono sviluppate dalla
relazione con Michelle, il suo sogno riguarda se stessa ma sogna
anche con del materiale che aveva raccolto il giorno prima che
appartiene al gruppo, la stessa Michele non ha fatto associazioni
sul suo sogno ma sono gli altri che le hanno fatte, e da queste
associazioni che sono state fatte si sente un enunciato che retrospettivamente
possono essere state vissute nelle sedute precedenti, il punto
cruciale molto interessante è il fatto che nel lavoro sul
sogno non solo si chiarisce il sogno ma chiarisce all'indietro
quello che si è vissuto prima e questo è una caratteristica
fondamentale del lavoro analitico la conoscenza non è soltanto
cumulativa e progressiva ma vi è un riformulazione nel
presente di ciò che è avvenuto, prima quello che
è a sostegno del sogno di Michele e che prende un significato
come attrattore e il fantasma che evoca nel gruppo, infatti il
fantasma ha anche una funzione di organizzatore ossia riorganizza
tutto quello che è stato detto dello spazio del gruppo.
Domanda : C'è una sola figura fantasmatica per ognuno
o c'è ne sono diverse? E poi se c'è ne sono diverse
circolano oppure rimango per se? Oppure circolano in modo multidirezionale
?
Kaés: Nella mia ipotesi, ogni soggetto sostiene un fantasma
condiviso, per esempio Marc contemporaneamente partecipa all'organizzazione
fantasma del gruppo quindi contemporaneamente dicevamo: un padre
minaccia un bambino quindi lui è preoccupato da tutt'altro
scenario rappresentato da: è necessario che un uomo ed
una donna si uniscano per proteggerlo, vi quindi l'emergenza di
una configurazione in cui quello che emerge è sempre in
rapporto con una configurazione soggiacente nell'immagine dell'altro
ossia i processi di trasformazione che riguardano il suo desiderio
e le sue difese e le sue esistenze. Quindi il movimento di ognuno
possiamo capirlo nel seguire il movimento di tutto il gruppo quindi
quando parliamo del gruppo questo avrà un effetto particolare
su ciascun membro.
Neri : Quello che era molto interessante molto da discutere era
vedere intanto il percorso nelle varie direzioni durante le sedute,
si va in avanti ma si va anche indietro, si va in varie direzioni,
verso il fantasma, verso gli individui, verso i sogni, e credo
che l'altro punto un po' complicato sia questo : quando parliamo
di apparto psichico gruppale noi abbiamo da un lato una evocazione
che ci rimanda alla mente e questa è sicuramente vero è
anche un modo di funzionamento della mente ma credo che sia anche
e debba essere inteso soprattutto come un modo di descrizione
di questi vari scambi, e quindi se è un modo in cui il
gruppo lavora pensa, però è anche un modo molto
trasformato come questi diagrammi in cui il gruppo pensa, è
come uno strumento ottico per considerare il gruppo.
Kaës : Possiamo anche dire che anche se abbiamo la tendenza
a considerare la teoria come un manuale di cui servirsi letteralmente,
la teoria non è solo questo. Per la mia esperienza ciò
che mi interessa nel gruppo sono proprio quelle cose che non posso
inquadrare nel mio modello, alle quali il mio modello non fa riferimento.
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