OMAGGIO A PAOLO PERROTTI
Corresponsioni e Corrispondenze

Il discorso diretto era il suo tramite costante, assiduo e fiducioso, il canone fondante di una coerenza verificata di continuo nella tenacia dello scambio

Al modo antico, locutorio, la sua parola fluiva irripetibile, segnando l’irreversibilità del tempo e tuttavia sottratta all’oblio dall’introietto nelle corresponsioni

Magistero, il suo, d’interazione e di creazione anche di oggetti, nella concretezza che obbediva ai fondamenti regolativi della psicoanalisi freudiana

L ’agone era il suo luogo consonante, là dove l’immaginazione prendeva forma e dove l’idea, che nasceva dalla parola proferita, accedeva alla realizzazione, sempre accogliente e condivisa. Come quando, più di tre decenni addietro, agli esordi di quella sede detta ‘Lo Spazio’ ci demmo, tutti insieme, un ‘logo’ siglando
un nome: FantasiaRealtàEresiaUtopiaDestino

Era abitualmente disposto,
come fosse per naturale dotazione,
alla giusta misura

Il suo ego, reversibile in tu, assumeva la visione unitaria e transitiva, codificata e insieme aperta alla creatività dei destinatari, in una relazionalità che li faceva complici di libertà, tra gli argini di sagge delimitazioni: guida epistemica tra una sfida e una tradizione

Né eretico né ortodosso ma, ed era questa la sua unicità, né a mezza via

Di continuo interrogava il proprio specifico sapere, privilegiando la domanda, non sempre dando e dandosi la certezza della risposta

I suoi incisi discorsivi, quell’interlinearità che Walter Benjamin riconduceva all’eccellenza verbale, interrompevano la catena di un tema per poi riconnetterla, ricomponendo la frammentarietà in un insieme differente dal prevedibile. Così l’aleatorietà del dire si rese incancellabile dalle maree del tempo e dell’oblio

Le sue forme d’immaginazione erano
dotate di un talento drammaturgico,
consustanziale alla sagacia della sua
pratica clinica


Al di fuori della propria e prediletta Società Psicoanalitica di appartenenza, anche genealogica, seppe prodigarsi a divulgare un sapere che fosse utile all’autoconoscenza, all’insight di chiunque si disponesse alle sue impareggiabili performances

Era dedito all’ininterrotta costruzione di un oggetto comune e omogeneo, il cui spessore costruì per accumulazione instancabile nell’ambito di una scienza che riteneva definita, ma che trasmetteva tramite una poetica che ogni volta, innumerevoli volte, rinnovava in una partitura dove il sapere condiviso si tesseva in contrappunto con le variazioni individue

Tra verità ed esperienza coltivava la seconda e la esponeva lasciandosene attraversare, dell’esperienza tracciando cartografie imperfette, incompiute, dunque reali. Mappe di vite d’altri in cui sempre metteva in gioco la propria. Ed era questo a rendere il suo dire trasmissibile: iniziazione a un apprendimento tramite l’autodefinizione di ciascuno. Perché, allontanandosi dalla sua stessa tela, col gesto classico del pittore e del drammaturgo, sapeva ‘vedere’ e giudicare, anche con scanzonata autocritica, il suo progetto e il suo oggetto

Il suo insegnamento militante e laico, ancorato al sapere freudiano, era tuttavia attento al nuovo, capace di distinguere la fantasia ‘vera’ dall’illusione fallace. Dando così al discorso e alle sue stesse iniziative la ‘suspence’ della sorpresa

Sempre in contesa e quasi mai in conflitto, anche tra parti proprie, così come nell’agone dei discorsi allegorici tra ‘ragione’ e ‘passione’ praticati nel rinascimento e nel barocco

Sapeva che insegnare significa anche suscitare dubbi e preparare al distacco

Avvertiva la pressione del tempo, trasformandone la fatalità in strategie ‘inventate’, giocando con garbata ironia nei confronti delle convenzioni, del consueto modo di pensare e della così detta ‘normalità’. Forse soggetto, come negli Amores di Ovidio o nel Faustus di Marlowe, all’orrore per il trascorrere del tempo. Ma senza sfidare gli Dei

All’inverso di un Narciso, era relazionale per vocazione, al punto di scorgere l’altrui identità nello specchio della propria

Cimentando la finitudine, anche della memoria, i suoi enunciati generativi, nel dominio del non codificabile, vivono tuttavia nell’introietto che la memoria mantiene e custodisce

Un lascito tra i tanti permane, un modello che rifonde la propria eco sui
soggetti, fondandoli, e che rimbalza, proliferando, sul collettivo

Tanto più trasformato in sé stesso,
se una dipartita si inscrive come il contrario di una ‘scomparsa’.

Francesco Salina


Paolo Perrotti è morto la sera di lunedì 13 giugno quando aveva da poco terminato un seminario di supervisione allo Spazio. La morte è stata rapida. Il direttore e la redazione di Funzione Gamma con il testo e le immagini di Francesco Salina ricordano l’amico ed antico compagno di strada.


Funzione Gamma copyright © 2005 -Designed by Walter Iacobelli