MIGLIETTA
D. (a cura di).
Gruppi in età evolutiva. UTET, Torino, 2000.
pp. 269, € 16,53.
di Alfredo Lombardozzi
Il
discorso sull'infanzia è stato affrontato da molti autori
e da molti punti di vista: storico, antropologico, psicologico
o più propriamente psicoanalitico, ma il libro "Gruppi
in età evolutiva" propone una dimensione originale
e innovativa. Dagli studi a cui ho fatto riferimento si evince
la tendenza, nell'analisi del processo storico culturale, al passaggio
da un'idea dell'infanzia, come contesto esistenziale non ancora
definito, a nuovi approcci che mostrano non solo la specificità
del mondo infantile, ma ne evidenziano la complessità.
Questo si vede dalla mole di lavori di psicologia dello sviluppo,
di psicoanalisi infantile e dalla ricchezza degli studi socio-antropologici
sull'argomento. La tendenza, a mio parere, principale di questi
studi, sembra essere quella di attribuire una nuova profondità
alla dimensione del mondo infantile che è solo in parte
riconducibile al modello della 'ricapitolazione' che Freud ha
fatto suo e che comporta un'analogia sostanziale tra il mondo
primitivo e quello del bambino. L'indagine si è, invece,
spostata sulla complessità dell'organizzazione sia della
mente infantile, che delle società cosiddette 'primitive',
evidenziando la variabilità delle espressioni del mondo
infantile nei contesti differenziati culturalmente.
Riferendosi a queste tematiche sembra utile, a dire del filosofo
Paolo Rossi nel libro bambini, sogni, furori, porsi in una posizione
interlocutoria:" Il problema del rapporto tra l'antropologo
civilizzato e il primitivo e il problema del rapporto tra l'adulto
e il bambino si posero quasi sugli stessi termini e sulla base
delle stesse alternative. Come si realizza un incontro con ciò
che è diverso? Come si fa a non proiettare nelle nostre
analisi delle culture primitive le nostre categorie di uomini
civili e nelle nostre analisi del bambino le nostre categorie
di adulti scolarizzati?" (Rossi P.,2001, p.42).
Tenterei di fornire ulteriori elementi di riflessione a riguardo
partendo dal bel libro in questione, che descrive con ricchezza
e competenza l'esperienza di psicoanalisi infantile di gruppo.
Il testo, prezioso, affronta una quantità di spunti che
non posso approfondire qui e fornisce utili informazioni sulle
modalità di queste esperienze di gruppo, sui contesti dell'esperienza
anche nei suoi aspetti istituzionali e formativi (lavoro presso
scuole, servizi ed altre istituzioni). Gli autori, in particolare
in alcuni saggi iniziali, ci presentano anche un'utile panoramica
delle più importanti impostazioni teoriche che si sono
confrontate con questo tipo di esperienza, per citarne alcune:
il gruppo francese curato da Pierre Privat, che attribuisce un
grande valore all'esperienza verbale, il gruppo nato dal Centro
Ricerche Psicoanalitiche di Gruppo "Il Pollaiolo", che
si basa più sul gioco e sull'interazione emotiva verbale
e non verbale, ed altri. Infine Il libro stesso si presenta come
un organico lavoro di gruppo che ha acquisito un suo interessante
stile di lavoro con i gruppi di bambini, apprendendo con entusiasmo
dall'esperienza diretta con i bambini e integrando proficuamente,
nel modello di lavoro, le teorie più adeguate per la comprensione
di processi così complessi come quelli che si verificano
nei gruppi di bambini.
Ci sono, poi, alcuni aspetti che è utile sottolineare.
Il primo riguarda la particolare relazione tra i membri del gruppo
e tra questi e l'adulto, il quale ha un tipo di rapporto tutto
particolare con il gruppo che lo costringere ad entrare nelle
trame della complessa emotività infantile, mantenendo un
suo assetto adulto, ma anche costruendo con i bambini uno spazio
speciale nel quale sembra un po' assottigliarsi, almeno si spera,
quella distanza di cui si diceva prima tra il mondo infantile
e quello adulto. Per questo: "Il piccolo gruppo di bambini
costruisce -come abbiamo appena detto- un sua cultura che nasce
dal depositarsi e dal germogliare delle soggettività in
fieri: queste evolvono contemporaneamente alla crescita del tessuto
intersoggettivo". (Miglietta D., p.13)
Nei gruppi di bambini si alternano situazioni estremamente confuse
e caotiche con altre in cui, attraverso la narrazione e la nascita
di un linguaggio mitico denotato emotivamente, si crea una nuova
coerenza, che permette che l'esperienza in sé divenga il
luogo dove evolvono linguaggi polivalenti , che più facilmente
possono esprimere la tumultuosa emotività dei bambini secondo
diverse modalità di comunicazione. Questo avviene nel luogo
simbolico che gli autori hanno definito: l'isolachenoncè
che è come "…un villaggio nel bosco, è
uno dei luoghi della fantasia,del gioco o del sogno, che vengono
costruiti e abitati nei momenti conflittuali della crescita: i
ragazzi vanno nell'Isola quando oscillano tra la fantasia di fuga
e il timore di non farcela -con il conseguente desiderio di tornare
indietro - ed è perciò importante che i genitori
siano presenti nel momento in cui nasce il bisogno di ricongiungersi
a loro". (Miglietta D., p. 17).
Il gruppo è, in questo contesto il luogo dove si possono
affrontare i processi di crescita e le paure che ne derivano e
che si esprimono nei momenti più critici in forti ansie
di dispersione. Esso diviene il luogo e lo spazio dove poter affrontare
i fantasmi della separazione o l'esperienza dell'arrivo, dopo
una pausa, di nuovi membri e le relative ansie di sopravvivenza
psichica del gruppo.
In un esempio clinico significativo viene descritta una situazione
in cui i bambini cercano di assicurarsi spazi di protezione dell'integrità
individuale e, allo stesso tempo, alimentano un'importante forma
di comunicazione emotiva nel gruppo: "Immaginando questa
invasione di <alieni>, il gruppo reagisce utilizzando nuovamente
case-rifugio, in cui ogni bambino si rintana per conto suo per
proteggersi dal maltempo, mentre la comunicazione è assicurata
da una bambina-postino"(Cormaio M. L., p. 85). La condizione
esistenziale di questo gruppo nella fase descritta è notevolmente
simile alla suggestiva vicenda narrata nel film di Kevin Costner
"l'uomo del giorno dopo". In un mondo di sopravvissuti
ad un conflitto nucleare, soggiogati dalla prepotenza di un esercito
di sbandati comandati da un leader sadico, i diversi villaggi
ristabiliscono il sogno dell'identità americana nel momento
in cui il protagonista, "l'eroe culturale" si finge
postino e viene ricreata, attraverso la ripresa di questa forma
di comunicazione, una struttura sociale e una solidarietà
di gruppo. Partecipare all'esperienza di un gruppo di bambini
e anche solo leggere di essa nel libro, genera anche in chi scrive
il ricorso ad un pensiero metaforico ed è molto produttiva
la capacità degli autori di unire al rigore delle analisi
teoriche e delle notevoli descrizioni cliniche l'utilizzo di suggestioni
letterarie, che si riferiscono a testi significativi come 'Peter
Pan', 'Il signore delle mosche' e 'Congo'.
L'esperienza dei bambini in un gruppo con un adulto attento ai
loro bisogni, che, favorendo il gioco simbolico, permette l'evolversi
di una comunicazione ai vari livelli, sensoriale, linguistico,
mitico-narrativo, fonda la possibilità di un rapporto più
vitale con il mondo: "Il gruppo accosta un pensiero multiplo
al pensiero del soggetto e a quello che gli hanno fornito i genitori
e offre altri modelli di leadership, dando la forza ai pensieri
nuovi". (Miglietta D., p. 23). |