Presentazione
La presente ricerca riguarda l'analisi del comportamento dell'insegnante
in classe durante l'attività di acting-out, una particolare
tecnica di drammatizzazione di storie utilizzata nell'approccio
metodologico del format per l'insegnamento della lingua straniera
ai bambini piccoli, descritto in modo particolareggiato altrove
(Taeschner, 1991, 1992).
In questo articolo riprendiamo, brevemente, alcuni concetti essenziali
per poter comprendere ciò che accade durante l'acting-out.
E' noto che una narrazione effettuata in una lingua sconosciuta
ed esclusivamente nella modalità verbale risulta incomprensibile
a qualsiasi persona in quanto mancano gli indizi (soprattutto
pragmatici) che permettono di svelare il significato delle parole
sconosciute. L'acting-out è quell'insieme di indizi espressivi
e gestuali che l'insegnante utilizza mentre racconta una storia
in lingua straniera con l'obiettivo di far comprendere ai bambini
il significato delle parole utilizzate nel format (per i concetti
di Format, di ricerca del significato, di narrazione e di pensiero
narrativo, si veda Bruner, 1975, 1992; Levorato, 1988; Smorti,
1984).
Così, insieme al racconto verbale, l'insegnante esegue
una narrazione mimico-gestuale di supporto alle parole. Anzi,
i gesti sono proprio un tipo di indizio, forse il più importante,
che permette al bambino di capire quei suoni diversi che la maestra
sta dicendo. Ad esempio, mentre dice la frase: "Once upon
a time there was an egg", l'insegnante alza la mano destra
con l'indice in evidenza quando dice "once", poi sposta
la stessa mano all'altezza della spalla dietro di sé mentre
dice "upon a time" e infine unisce le punte delle due
mani delineando il profilo di un uovo mentre dice: "there
was an egg". I gesti sono in parte iconici e in parte simbolici.
All'inizio possono essere anche casuali, ma con il ripetersi della
storia diventano simbolici. Ne è un esempio il gesto per
"parco" usato da alcune insegnanti, consistente nell'aprire
il palmo della mano verso l'alto e facendo fare all'avambraccio
un lieve giro; questo gesto, inizialmente casuale, è diventato
in breve tempo il simbolo per "park". Anche se molto
piccoli i bambini di 4-5 anni sono perfettamente consci dell'importanza
dei gesti nell'apprendimento della lingua straniera. X, di 5 anni,
dice al compagno di 4: "Io, l'inglese l'ho imparato perché
la maestra usa i diti".
Oltre ai gesti l'insegnante accompagna la sua narrazione anche
con vere e proprie azioni. Quando dice: "Hocus was walking
in the park", inizia a camminare in classe (in cerchio) insieme
ai bambini, nell'andatura un po' goffa tipica del personaggio
Hocus. Oppure quando vedono delle fragoline immaginarie e l'insegnante
le raccoglie chinandosi e facendo il gesto di raccogliere, fa
anche il gesto di mangiare dicendo: "mhmm, strawberries are
good", mentre mastica la fragola immaginata. Anche queste
azioni sono indizi che permettono di comprendere il significato
delle "strane" parole pronunciate dalla maestra.
Altri indizi per capire il significato delle parole provengono
dalle espressioni facciali, dalla posizione del corpo e dal tono
della voce, che peraltro trasmettono anche le emozioni con cui
le parole vanno interpretate (a questo riguardo si veda Cecchini
et al, 1999; Trevarthen, 1993; Weinberg & Tronik, 1994). Ad
esempio, l'insegnante dice: "Hocus was walking slowly in
the park. He was sad". Poi iniziano tutti a camminare lentamente
con passo "strascicato", espressione del viso triste,
spalle ricurve e dicono: "I'm walking slowly, slowly, slowly,
I'm walking slowly in the park".
Un fondamentale aspetto nella relazione umana è la direzione
dello sguardo che nell'interazione diadica o di gruppo ha svariate
funzioni, fra cui:
- convogliare l'attenzione dell'altro o del gruppo verso un determinato
luogo, cosa o persona volgendo lo sguardo verso quel luogo, cosa
o persona;
- condividere un'esperienza guardando l'altro;
- effettuare l'alternanza dei turni non solo attraverso il parlato,
ma anche attraverso lo sguardo che si posa a brevi intervalli
e alternatamente sull'interlocutore e altrove.
Nella realizzazione dell'acting-out la funzione essenziale dello
sguardo è pertanto quella di richiamare l'attenzione e
di mantenerla piuttosto che di chiarire il significato di una
specifica parola. D'altronde senza l'attenzione condivisa fra
insegnante e alunni l'acting-out non si potrebbe nemmeno iniziare.
Un altro fattore importante è il sorriso. A volte le insegnanti
sono un po' tese mentre fanno l'acting-out con i bambini. Non
è infatti sempre semplice farsi ascoltare da 15-20 bambini
dell'eta' di 3/4 anni e con loro eseguire un'azione teatrale.
Misurare questa tensione e categorizzarla non ' facile. Pero',
si puo' inferire che un'insegnante che sorride sia meno tesa di
un'insegnante che non sorride. Anche se il sorriso non è
un indizio per far capire il significato delle parole (fanno eccezione
parole come felice, contento, ecc.) è pero' un indizio
per far capire lo stato d'animo delle insegnanti.
Per capire meglio questo uso del gesto, delle azioni, delle espressioni
facciali, degli sguardi e dei sorrisi, ad alcune insegnanti che
seguono l'approccio metodologico del format è stato chiesto
di filmare le proprie lezioni durante l'attività di acting-out.
Dalla visione dei filmati è stato notato che alcune insegnanti
sono estremamente coinvolgenti e riescono ad affascinare i bambini
che mostrano partecipazione e interessamento. Non solo, lo spettatore
segue il filmato senza stancarsi e ne trae una sensazione di piacevolezza.
Altre insegnanti, invece, nonostante svolgano l'acting-out in
maniera corretta, cioè raccontano, eseguono i gesti narrativi
e compiono le azioni appropriate, non riescono ad ottenere da
parte dei bambini una piacevole e spontanea partecipazione; le
lezioni lasciano percepire un'immediata sensazione di forzatura
e lo spettatore trova estremamente irritante la visione del filmato.
Per riuscire a comprendere per quale motivo due comportamenti
apparentemente uguali, cioè eseguiti nella maniera corretta,
potessero risultare così diversi, sono stati messi a confronto
due filmati: uno di un'insegnante estremamente coinvolgente, da
noi definita "Magica" e uno di un'insegnante dal coinvolgimento
"forzato" da noi definita "Controllante".
Le nostre domande di fondo sono state:
- Che cosa rende un insegnante Magica?
- E' possibile osservare e classificare la magia? In che modo?
Metodologia
Per rispondere a queste domande abbiamo effettuato un'osservazione
accurata e sistematica del comportamento verbale, gestuale e delle
azioni delle due insegnanti. A questo scopo abbiamo costruito
un sistema di categorie di micro-comportamenti:
1) il comportamento verbale quando l'insegnante narra o loda
o comanda o canta o, infine, fa una pausa uguale o superiore ai
tre decimi di secondo;
2) le azioni compiute dalle braccia e dalle mani che possono
essere dei gesti mimici, di comando, di lode, didattici, esortativi,
su se stessa, oppure, nessun gesto;
3) la posizione del corpo che può essere dritta, china
sui bambini, accovacciata, inginocchiata e/o vicinissima ad un
bambino;
4) la direzione dello sguardo dell'insegnante verso gli alunni,
verso gli elementi immaginari, verso gli oggetti della classe;
il suo sguardo fisso su un alunno e quando ha gli occhi chiusi;
5) la presenza o l'assenza di un sorriso.
L'osservazione, la trascrizione e l'analisi dei dati delle micro-categorie
è stata condotta utilizzando un software già conosciuto
nell'ambito delle ricerche osservative, l'Observer Video Pro della
Noldus, che è un programma computerizzato in grado di misurare
con estrema accuratezza la frequenza e la durata, nell'ordine
dei secondi, dei micro-comportamenti. L' Observer é anche
in grado di effettuare analisi statistiche, evidenziare sequenze
di comportamenti e combinazione di micro-comportamenti simultanei.
Per ogni insegnante è stato osservato un video della durata
di trenta minuti.
Risultati
In seguito presenteremo i risultati ottenuti, iniziando con la
frequenza del comportamento verbale narrativo, cioè, l'attività
principale dell'insegnante durante l'acting-out, e su come gli
altri comportamenti si collegano a questo comportamento principale.
1. La narrazione e gli altri comportamenti verbali
Nei grafici 1 e 2 è raffigurato il comportamento verbale
dell'insegnante Controllante (grafico 1) e quello dell'insegnante
Magica (grafico 2).
Grafici 1 e 2: Le frequenze dei comportamenti verbali dell'insegnante
Controllante (grafico 1) e dell'Insegnante Magica (grafico 2)
nei 30 minuti dell'acting-out.
Nell'ordinata è espressa la frequenza dei comportamenti
e nell'ascissa i tipi di comportamento: la narrazione vera e propria,
le frasi dichiarative che descrivono un certo comportamento non
strettamente inerente alla storia anche se di supporto ad essa
(ad esempio "Now children I'll tell you a story"), le
lodi ai bambini, gli enunciati di comando non inerenti alla storia
(ad esempio: "Gianni zitto!") e, infine, le pause fra
un enunciato e un altro.
Notiamo che entrambe le insegnanti narrano con la stessa frequenza.
L'insegnante Controllante ha un numero superiore di pause ed esprime
comandi verbali, mentre l'insegnante Magica fa alcune dichiarazioni
e non esprime comandi. L'insegnante Controllante nell'insieme
parla di più e fa anche più pause. Dato che la frequenza
del narrato è molto simile nelle due insegnanti si deduce
che gli enunciati dell'insegnante Controllante e le sue pause
siano più veloci. La prima differenza tra le due insegnanti
si trova perciò nel rapporto tra il tipo di linguaggio
parlato e le pause.
Se ora appaiamo di volta in volta i comportamenti verbali e le
pause osservando con quale frequenza un comportamento segue l'altro,
abbiamo questi dati: l'insegnante Magica passa dalla narrazione
alla pausa 162 volte e l'insegnante Controllante 196 volte. Il
ritorno alla narrazione dopo la pausa viene fatto dall'insegnante
Magica 163 volte e dall'insegnante Controllante 135 volte. Inoltre
l'insegnante Controllante passa 75 volte dalla pausa al comando.
Questo passaggio non avviene nell'insegnante Magica. Gli schemi
1 e 2 raffigurano questi tipi di comportamenti. Lo schema 1 mostra
che l'insegnante Magica narra, poi fa una pausa e poi torna a
narrare; la sua narrazione è un continuum con pause, cioè,
l'insegnante Magica rimane all'interno dell'attività narrativa.
L'insegnante Controllante, invece, dopo la pausa passa spesso
al comando invece di continuare a narrare. Così facendo
interrompe la narrazione, portando l'attenzione dei bambini su
un altro argomento e, qualunque esso sia, è sempre un argomento
che spezza la storia

Questa è, quindi, la prima importante differenza che abbiamo
osservato fra le due insegnanti: l'insegnante Controllante spezza
il filo narrativo frequentemente portando altrove l'attenzione
dei bambini; cio' avviene con un linguaggio rapido e pause brevi.
L'insegnante Magica rimane all'interno della narrazione mantenendo
ritmi narrativi piu' lenti.
2. La narrazione e i gesti
Vediamo ora i gesti fatti dalle insegnanti durante l'acting-out.
Nei grafici 3 e 4 sono raffigurate in ordinata le frequenze dei
gesti e in ascissa i vari tipi di gesti effettuati dall'insegnante
Magica (grafico 3) e dall'insegnante Controllante (grafico 4).
In primo luogo notiamo che l'insegnante Magica fa meno tipi di
gesti e fa meno gesti in generale rispetto all'insegnante Controllante.

Grafici 3 e 4: Le frequenze dei tipi di gesti
dell'insegnante Magica (grafico 3) e dell'insegnante Controllante
(grafico 4) nei 30 minuti dell'acting-out.
Nell'insegnante Magica la colonna più alta è quella
del "non fa gesti", quindi, sta spesso ferma. La seconda
colonna più alta è quella dei gesti narrativi, infine
la colonna dei gesti didattici e di lode. In altre parole, i gesti
dell'insegnante Magica sono mirati alla narrazione ed effettuati
in funzione della stessa. L'insegnante Controllante sta poco ferma,
la colonna "non fa gesti" è infatti molto bassa.
Ha un alto quantitativo di gesti narrativi (di più rispetto
all'insegnante Magica), esortativi e didattici. L'insegnante Controllante
non usa i gesti soltanto per far comprendere il significato del
racconto come fa l'insegnante Magica, ma usa i gesti come supporto
a tutte le sue attività verbali: mentre esorta, mentre
loda, mentre comanda e anche al di fuori dell'attività
verbale. Fa una serie di gesti su se stessa quali aggiustarsi
gli abiti, passarsi le mani nei capelli e così via.
Nell'insegnante Magica i gesti sono narrativi e perciò
un indizio per la comprensione del racconto e nient'altro. L'insegnante
Controllante, invece, utilizzando i gesti per molte altre funzioni
verbali spezza la narrazione anche da questo punto di vista. I
gesti non sono più chiari indicatori semantici del racconto,
ma hanno una molteplicità di funzioni che distolgono l'attenzione
del bambino dal racconto verso altri aspetti, ad esempio, la mancanza
di partecipazione di un determinato bambino.
Questo comportamento gestuale dell'insegnante Controllante si
può osservare con maggiore accuratezza con l'analisi chiamata
"nesting" (D'Odorico, 1990), osservando, cioè,
i gesti che avvengono soltanto mentre l'insegnante sta narrando.
Infatti, mentre racconta la storia usando una frase come: "Hocus
was walking in the park" l'insegnante Controllante oltre
ai gesti narrativi fa anche dei gesti esortativi e didattici,
come si può vedere dal grafico 6.

Grafici 5 e 6: Le frequenze dei tipi di gesti dell'insegnante
Magica (grafico 5) e dell'insegnante Controllante (grafico 6)
durante la narrazione (nesting analysis).
Così facendo l'insegnante Controllante fornisce ai bambini
informazioni contraddittorie: da un lato con il parlato dà
un'informazione e dall'altro, con il gesto ne dà un'altra.
Vale a dire, l'insegnante Controllante racconta la favola e intanto
con i gesti esorta il bambino X a mettersi in cerchio insieme
agli altri bambini. L'insegnante Magica non dà informazioni
contraddittorie. Mentre narra fa gesti narrativi, come è
evidente nel grafico 5.
Quindi, mentre c'è linearità nel comportamento
gestuale dell'insegnante Magica la quale usa i gesti narrativi
(e non altri) per chiarire le parole della narrazione, nell'insegnante
Controllante c'è un eccesso d'informazione gestuale che
a volte spezza il discorso narrativo e altre volte fornisce informazioni
contraddittorie rispetto al narrato. Si tratta pertanto di un
uso molte volte sbagliato del gesto non solo in quanto distoglie
continuamente l'attenzione dei bambini dalla storia, ma soprattutto
perché spesso non è di supporto per far comprendere
ai bambini i significati delle parole della lingua straniera.
Questa è la seconda importante differenza tra l'insegnante
Magica e l'insegnante Controllante: da parte della prima abbiamo
di nuovo linearita', coerenza ed essenzialita' nel fornire l'informazione
ai bambini; da parte della seconda un'informazione contraddittoria,
eccessiva e non lineare.
3. La narrazione e la posizione del corpo
Dai grafici 7 e 8 vediamo che l'insegnante Controllante si trova
spesso vicinissima ad un alunno con il corpo chino su di lui.
L'insegnante Magica non mostra questo atteggiamento: quando sta
vicina ad un bambino si mette accovacciata. In altre parole, l'insegnante
Magica si mette all'altezza del bambino, mentre l'insegnante Controllante
lo avvicina dall'alto. Inoltre le frequenze dei tipi di posizione
dell'insegnante Magica (grafico 8) sono inferiori a quelle dell'insegnante
Controllante (grafico 7). Questo significa che l'Insegnante Magica
mantiene ogni posizione del corpo più a lungo cambiando
posizione meno frequentemente rispetto all'Insegnante Controllante.
In altre parole, l'insegnante Magica è calma mentre l'insegnante
Controllante si agita e si muove continuamente.

Grafici 7 e 8: Le frequenze delle posizioni de corpo
dell'insegnante Controllante (grafico 7) e dell'insegnante Magica
(grafico 8) durante i 30 minuti dell'acting-out.
Se ora guardiamo nello specifico le posizioni del corpo che le
insegnanti assumono solo mentre narrano (nesting analysis) vediamo
che l'insegnante Controllante (grafico 9) sta più china
che dritta mentre l'insegnante Magica (grafico 10) sta soprattutto
dritta; non solo ma il chinarsi dell'insegnante Magica è
inerente alla storia (per raccogliere i fiori, per indicare la
pozzanghera) mentre quello dell'insegnante Controllante non è
funzionale alla storia.

Grafici 9 e 10: Le frequenze delle posizioni del
corpo dell'insegnante Controllante (grafico 9) e dell'insegnante
Magica (grafico 10) durante la narrazione (nesting analysis).
Questa è quindi la terza differenza tra l'insegnante Magica
e quella Controllante: la prima è calma e con il corpo
assume una posizione eretta; la seconda si agita e spesso si avvicina
molto ai bambini stando china su di loro E' stato questo comportamento
che ci ha fatto pensare ad un'insegnante che vuole continuamente
avere il controllo dei bambini.
4. La narrazione e la direzione dello sguardo
I grafici 11 e 12 mostrano la direzione e la frequenza dello
sguardo delle insegnanti durante i 30 minuti in cui fanno l'acting-out.
Entrambe le insegnanti guardano gli alunni, gli elementi immaginari
e gli oggetti della classe. L'insegnante Magica ha la categoria
"occhi chiusi" e l'insegnante Controllante la categoria
"fissa gli alunni". Lo sguardo sugli oggetti della classe
è più frequente nell'insegnante Controllante. Nell'insegnante
Magica il rapporto tra sguardo verso gli alunni e elemento immaginario
è di 4 a 3, nell'insegnante Controllante di 2 a 1. Quest'ultima
guarda pertanto di più gli alunni e meno gli elementi immaginari
rispetto all'insegnante Magica.

Grafici 11 e 12: Le frequenze della direzione dello
sguardo dell'insegnante Controllante (grafico 11) e dell'insegnante
Magica (grafico 12) durante i 30 minuti dell'acting-out.
La frequenza dello sguardo verso gli alunni è nell'insegnante
Magica il doppio rispetto all'insegnante Controllante e così
anche lo sguardo verso gli elementi immaginari. Questo significa
uno scambio di sguardi tra alunni ed elementi immaginari molto
frequente nell'insegnante Magica e scarso nell'insegnante Controllante.
Analizzando la frequenza con cui lo sguardo si poggia sugli alunni
o sull'oggetto immaginario solo nei momenti in cui l'insegnante
sta narrando (nesting analysis) notiamo che il divario tra le
due insegnanti aumenta molto. Nell'insegnante Magica diventa 2
a 1 mentre nell'insegnante Controllante diventa 6 a 1. Quindi
mentre l'insegnante Magica durante la narrazione guarda frequentemente
gli alunni e anche molto l'elemento immaginario (grafico 13),
l'insegnante Controllante durante la narrazione ha lo sguardo
diretto sui bambini ma poco sugli elementi immaginari (grafico
14).

Grafici 13 e 14: Le frequenze della direzione dello
sguardo dell'insegnante Magica (grafico 13) e dell'insegnante
Controllante (grafico 14) durante la narrazione (nesting analysis).
Considerando che la direzione dello sguardo ha, fra le altre,
la funzione di trascinare l'attenzione dei bambini convogliandola
sull'interesse comune, vale a dire, la storia narrata con i gesti
e con le parole, la mancanza di sguardi sugli elementi immaginari
da parte dell'insegnante Controllante indebolisce gli indizi di
cui i bambini possono usufruire per capire le parole della storia;
viceversa l'insegnante Magica permette ai bambini di usufruire
anche di questo indizio.
L'analisi sequenziale di queste due importanti direzioni dello
sguardo (alunni e elementi immaginari) mostra che lo sguardo dell'insegnante
Magica va per 39 volte dagli alunni agli elementi immaginari e
per 60 volte dagli elementi immaginari agli alunni, viceversa,
nell'insegnante Controllante questa alternanza di sguardi è
molto inferiore: il passaggio dello sguardo dagli alunni all'elemento
immaginario avviene per 11 volte e dall'elemento immaginario agli
alunni 19 volte, come mostra la tavola 1.

Tav. 1: La frequenza dei passaggi della direzione
dello sguardo fra alunni ed elementi immaginari.
Siccome lo sguardo verso gli alunni dopo lo sguardo diretto agli
elementi immaginari implica una condivisione fra insegnanti e
alunni dell'attività che stanno svolgendo insieme, da questi
dati osservativi risulta evidente che l'insegnante Controllante
non dà ai bambini la stessa opportunità di partecipazione
offerta dall'insegnante Magica.
Il diverso modo di guardare dell'insegnante Magica rispetto all'insegnante
Controllante viene messo in evidenza con una visualizzazione a
colori su una traccia (Time Event Plot) degli sguardi in sequenza
temporale. Per ogni direzione dello sguardo viene usato un diverso
colore.

Tav. 2 Rappresentazione grafica della sequenza temporale
dei comportamenti delle due insegnanti durante 400 sec. di osservazione
(cioè 6' 30")
Come si puo' vedere confrontando i due tracciati, le due insegnanti
mostrano due comportamenti molto diversi tra loro: l'insegnante
Controllante ha lo sguardo a lungo fisso sugli alunni e ogni tanto
guarda rapidamente l'elemento immaginario che sta mimando. E'
stato questo sguardo fisso su gli alunni e la conseguente mancanza
di alternanza negli sguardi che ha ulteriormente confermato la
scelta del termine Controllante. L'insegnante Magica, invece,
alterna frequentemente lo sguardo, ora rivolto verso l'elemento
immaginario che sta mimando, ora rivolto verso gli alunni.
Questa è perciò la quarta differenza fra le due
insegnanti: l'insegnante Magica effettua una maggiore alternanza
dei turni fra elementi immaginari e alunni, soprattutto durante
la narrazione e trascina perciò continuamente l'attenzione
dei bambini sulla storia. L'alternanza di sguardi implica anche
condivisione che, di nuovo, nell'insegnante Magica è molto
più presente rispetto all'insegnante Controllante. Quest'ultima
tende a fissare gli alunni e a eseguire gesti narrativi e narrazione
verbale come un'attività in parallelo a quella di stabilire
la disciplina.
5. La narrazione e il sorriso
I grafici 15 e 16 mostrano la frequenza dei sorrisi espressi
dalle insegnanti Controllante e Magica durante la narrazione.
Si vede che l'insegnante Magica sorride frequentemente mentre
l'insegnante Controllante praticamente non sorride. Questa è
la quinta differenza fra le due insegnanti.

Grafici 15 e 16: Le frequenze della presenza di
sorriso dell'insegnante Controllante (grafico 15) e dell'insegnante
Magica (grafico 16) durante i 30 minuti dell'acting-out.
.
Commenti conclusivi
Per completare la nostra analisi del comportamento dell'insegnante
mancano certamente importanti micro categorie quali ad es. il
tono e l'altezza della voce, la comprensibilità degli enunciati,
ecc. Nonostante ciò pensiamo di aver colto un buon numero
di elementi tali da permetterci di trarne alcune conclusioni.
Alla nostra domanda iniziale se era possibile osservare e classificare
la magia, pensiamo di poter rispondere affermativamente. Abbiamo
visto che il comportamento dell'insegnante Magica ha un insieme
di caratteristiche. Parla più lentamente rispetto all'insegnante
controllante, sono enunciati più lunghi e soprattutto la
narrazione non viene interrotta con altri tipi di interventi verbali.
Quindi l'insegnante Magica rimane all'interno della narrazione
con ritmi narrativi tranquilli. A questo comportamento verbale
l'insegnante Magica accompagna gesti narrativi che sono di supporto
alla narrazione e non fa altri tipi di gesti. Ad es., mentre dice:
"Oh guck, eine Pfuetze!" (Oh guarda, una pozzanghera!)
l'insegnante Magica fa il gesto con la mano e le dita indicando
un luogo sul pavimento (una possibile pozzanghera) come si può
vedere nella foto 1 (la sequenza di foto da 1 a 4 sono dei fotogrammi
presi dal video dell'insegnante Magica). Sempre nella stessa foto
si nota che i bambini la guardano oppure guardano il luogo da
lei indicato, già trascinati dalla sua indicazione. Un'altra
caratteristica dell'insegnante Magica è che guarda l'oggetto
immaginario mentre fa il gesto di supporto alla narrazione. Infatti
la foto 1 mostra anche questo comportamento: la direzione dello
sguardo è rivolta verso la pozzanghera immaginaria. L'insegnante
è china, ma ciò è insito nella narrazione.
La distanza fra l'insegnante magica e i bambini non è vicinissima,
né lei si china sui bambini, ma si trova accanto a loro.
Dopo aver espresso l'enunciato narrativo ed effettuato il gesto
narrativo l'insegnante Magica volge lo sguardo verso i bambini,
si rialza pian piano, non fa alcun gesto e sorride, come si può
vedere nelle foto 2 e 3. I bambini ora la guardano attentamente,
è il momento della condivisione, della complicità:
tutti insieme, insegnante e bambini hanno "collocato"
una pozzanghera sul pavimento. Nella foto 4 l'insegnante magico
ripete la parola "Pfuetze" indicandola di nuovo per
rafforzare la condivisione appena raggiunta. La contemporaneità
fra il narrato e il gesto narrativo, la sequenza nella direzione
dello sguardo fra oggetto immaginario e bambini, la pausa insieme
al sorriso e lo sguardo verso i bambini, sono comportamenti che
creano nell'interazione con gli alunni la complicità emotiva
e fantastica, accomunando insegnante, bambini e personaggi della
storia narrata (Rausch, Krauss e Chen, 1996). Per mezzo del buon
comportamento comunicativo dell'insegnante magica i bambini entrano
in contatto con i personaggi della storia, ne condividono le esperienze
emotive, vivono in prima persona, anche se a livello di rappresentazione
mentale, la magia della narrazione. In fondo, è magica
un'insegnante che porta avanti la narrazione con gli alunni essendo
una buona comunicatrice: rispettando la distanza interpersonale,
l'alternanza dei turni, l'alternanza nella direzione dello sguardo,
la velocità dell'enunciato adeguata a quella dell'interlocutore,
la coerenza del discorso e la coerenza fra l'espressione verbale
e quella gestuale.


Legenda: nella Foto 1 l'insegnante Magica direziona
lo sguardo verso l'elemento immaginario (una pozzanghera) indicandola
con un gesto narrativo: in questa maniera trascina l'attenzione
dei bambini sulla pozzanghera immaginaria. Poi direziona lo sguardo
sui bambini (Foto 2 e 3) per condividere con loro l'esperienza
fatta in comune, per poi indicare nuovamente l'elemento immaginario
(Foto 4) pronunciando "Pfuetze" (pozzanghera in L2).
Con l'insegnante Controllante ci troviamo davanti ad una forma
d'interazione completamente diversa. Le analisi con l'Observer
ci confermano l'impressione che la modalità di gestione
dei comportamenti comunicativi è assai diversa da quella
dell'insegnante Magica. L'insegnante Controllante è solita
chinarsi sui bambini sovrastandoli con la sua persona; è
intrusiva insistendo con il mantenimento del contatto visivo ed
è intrusiva anche ponendosi con il proprio viso a pochi
centimetri dal viso dei bambini. Analizzando il comportamento
della madre intrusiva con il proprio bambini Stern (1995) fa lo
stesso tipo di osservazione: la madre sta con la testa a circa
dieci centimetri da quella del bambino, completamente girata verso
lui, con le braccia tese per "proteggerlo" e circondarlo,
muovendo la testa avanti e indietro, vocalizzando a voce alta,
esattamente come spesso si pone l'insegnante Controllante con
l'alunno mentre drammatizza la storia o quando si accorge che
un alunno non la sta imitando. L'esecuzione dei gesti si sussegue
scattosa e in maniera incostante nel senso che interpone dei gesti
di esortazione e/o di comando alle azioni mimate durante la narrazione.
Occupata (e diremmo preoccupata) in ciò che certamente
ritiene il suo compito fondamentale, cioè, accertarsi della
partecipazione di tutti i bambini all'attività teatrale
e assicurarsi che tutti siano disciplinati, l'insegnante Controllante
esegue l'acting-out come un sovrappiù. Di fatti fa due
attività contemporaneamente: controlla la partecipazione
di tutti i bambini all'azione teatrale e intanto esegue la narrazione
con le parole, i gesti e le azioni. Queste due attività
contemporanee non solo la stancano molto (l'insegnante Controllante
si dichiara molto stanca dopo l'acting-out), ma paradossalmente
non ottiene nessun degli effetti desiderati. Come descritto in
Watzlawick, Beavin e Jackson (1971) si potrebbe dire che il messaggio
che l'insegnante Controllante lancia agli alunni è ambiguo:
da un lato ai bambini viene comunicato che insieme stanno facendo
una storia fantastica e dall'altro che si devono comportare secondo
le usuali regole disciplinari. Sono messaggi contrastanti che
portano ad un comportamento comunicativo paradossale percepito
dagli alunni, che perciò non riescono a coinvolgersi nella
drammatizzazione, ma appaiono confusi ed incerti. Inoltre, la
modalità di gestione incoerente tra il comportamento verbale,
le azioni e lo sguardo non rispettano i parametri di una buona
comunicazione (Cecchini et al., op. cit.).
Bibliografia
Bruner, J.S. ,1975. "From Communication to Language. A
Psychological Perspective", in Cognition, 3: 255-287
Bruner, J.S. , 1992. La ricerca del significato. Torino: Bollati
Boringhieri
Cecchini, M., Langher, V., Cataudella, S., Frasca, L., Loporcaro,
M. F., 1999.
La comunicazione nelle prime ore di vita. Roma: Edizioni Psicologia
D'Odorico, L., 1990. L'osservazione del comportamento infantile.
Milano: Raffaello Cortina Editore
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