Introduzione
La cattedra di teorie e tecniche della dinamica di gruppo del
prof. Claudio Neri, dell’università "La Sapienza"
di Roma, negli ultimi anni si è interessata alla definizione
di un modello di intervento che risulti efficace nella prevenzione
del disagio e della dispersione scolastica.
Il modello, del quale si è voluta verificare l’efficacia
attraverso questo studio pilota, è basato sulla discussione
di gruppo.
Il gruppo di discussione è un luogo in cui gli adolescenti
sono liberi di far circolare pensieri ed emozioni, alla presenza
di un conduttore che contiene e facilita il trattamento di aspetti
sentiti come delicati e a tratti dolorosi, consentendo ai membri
di avvertire le potenzialità positive del gruppo e di tollerare
quindi la emersione di aree personali più fragili e deboli.
La ricerca che qui esponiamo, è uno studio pilota relativo
al progetto di intervento che è stato realizzato in due
scuole superiori, un liceo scientifico statale e un I.T.C. di
Sora (FR).
All’interno di queste due scuole, attraverso uno sportello
d’ascolto, lo psicologo proponeva ai soggetti che presentavano
problematiche tipicamente adolescenziali e di disadattamento scolastico
di partecipare a degli incontri di gruppo.
In questo modo è venuto a costituirsi un gruppo di 11
soggetti, i quali si incontravano per due ore settimanali in orario
extra-scolastico con lo psicologo conduttore, questa esperienza
è durata all’incirca quattro mesi.
Obiettivi e ipotesi
In questa ricerca ci siamo posti diversi obiettivi, quello di
andare a vedere che tipo di adolescenti facevano parte del gruppo
e quello di verificare che questo tipo di esperienza di gruppo,
attraverso l’interazione reciproca, avesse l’effetto
di incentivare la consapevolezza di sé e di migliorare
le relazioni interpersonali favorendo una maggiore concentrazione
nelle prestazioni cognitive.
La nostra ipotesi è che gli adolescenti del gruppo sperimentale,
cioè quelli che hanno partecipato all’esperienza
di gruppo, rispetto a quelli di controllo presentino un aumento
delle valutazioni realistiche di sé e degli altri e una
migliore prestazione nelle prove cognitive dipendenti dalla concentrazione.
L’ipotesi è stata formulata facendo riferimento
alla teoria di Jackson (S. Jackson 1989).
L’autore parte della considerazione che solitamente le
dimensioni cognitiva e sociale della situazione formativa all’interno
della scuola vengono affrontate in maniera separata, senza riconoscere
le profonde interrelazioni e le reciproche influenze. Le difficoltà
di apprendimento, per Jackson, possono, infatti, incidere negativamente
sulla costruzione dell’autostima degli studenti e rendere
problematici i loro rapporti interpersonali; allo stesso modo
difficoltà di relazione (con gli insegnanti, con i compagni)
possono avere effetti negativi sul rendimento scolastico.
Nel nostro studio, dunque, abbiamo individuato tre variabili:
1 variabile indipendente: partecipazione all’esperienza
di gruppo
2 variabili dipendenti: competenza cognitiva
competenza affettivo — relazionale
La nostra ipotesi è che la variabile indipendente, partecipazione
all’esperienza di gruppo, abbia l’effetto di modificare
le due variabili dipendenti, competenza cognitiva e competenza
affettivo — relazionale.
Per la variabile dipendente competenza cognitiva abbiamo scelto
un’alfa monodirezionale pari a 0,05.
Per la variabile dipendente competenza affettivo — relazionale
abbiamo
scelto un’alfa bidirezionale pari a 0,05.
Descrizione dei campioni
Il tipo di ricerca che abbiamo svolto è strutturata sul
confronto fra due campioni: Gruppo Sperimentale e Gruppo di Controllo.
Il Gruppo Sperimentale è costituito da 11 ragazzi che
sono quelli che hanno
partecipato all’esperienza di gruppo.
Il Gruppo Sperimentale è stato confrontato con un campione
casuale, anch’esso di 11 soggetti appartenenti sempre alle
stesse classi delle medesime scuole medie superiori, che non partecipa
all’esperienza di gruppo, denominato gruppo di controllo.
La tabella sotto riporta la distribuzione del campione per criterio
(sperimentale e controllo), suddiviso per sesso, livello culturale
ed età.
Tabella n°1
Vengono riportati il numero (frequenze) dei soggetti appartenenti
a varie categorie

Strumenti utilizzati
Un’attenta selezione ci ha permesso di individuare degli
strumenti adatti per studiare il modificarsi dei valori riguardanti
le variabili dipendenti, adeguati alla fascia di età considerata
e di facile e veloce esecuzione.
Abbiamo, quindi, scelto un test cognitivo, l’ETA —
BETA (F. G. Ferradini, 1987), e uno proiettivo l’M.R.O.
(M. Grasso, M. Ardizzone, 1997).
Il primo è un test che può essere somministrato
sia singolarmente che in gruppo ed è destinato ad individuare
il livello intellettivo, e l’espressione dell’integrazione
tra risorse intellettuali e strutture della personalità.
Questo test fornisce al soggetto una serie di stimoli che elaborati
secondo direttive prestabilite, determinano l’attivazione
di processi mentali di risposta prevalentemente governati da fattori
intellettuali e idonei a tradursi in reazioni quantificabili secondo
criteri obiettivi. Questi stimoli sono distribuiti in sei subtests
ognuno dei quali va a sondare abilità diverse: associazione
cifre a simboli (ACS), labirinti (LAB), individuazione d’errore
(IE), incastri (INC), identità (ID) e completamento di
figure (CF).
In generale, quindi l’Eta — Beta è uno strumento
di esame delle capacità intellettuali richiedenti una capacità
di organizzazione (a causa del tempo limite), incentivate da possibilità
di apprendimento (attraverso i procedimenti per prova ed errore
o per tentativi) e richiedenti una organizzazione anticipatoria
del lavoro (per il tempo limite globale per ogni subtest).
L’Eta — Beta, quindi, può fornire indicazioni
su tratti personologici che incidono sulla capacità di
concentrazione che possono migliorare o peggiorare la prestazione.
Nello scegliere il secondo test da utilizzare, abbiamo considerato
la necessità di trovare uno strumento atto ad evidenziare
i vissuti e le conflittualità adolescenziali.
Le tecniche fondate sulla proiezione, sembrano essere maggiormente
in grado di fornire una visione organica ed articolata della personalità,
ma la maggior parte dei test proiettivi mal si prestano ad una
trasposizione in ambito adolescenziale, dove ci si deve confrontare
con la cospicua labilità relazionale ed attentiva.
Sulla scia di queste considerazioni è importante sottolineare
che tra i test proiettivi, quelli contenenti tecniche di completamento
sembrano rispondere meglio a questa esigenza, poiché implicano
un coinvolgimento attivo del soggetto nel compito assegnato, favorendo
una partecipazione emotiva di notevole intensità.
Tra questi test vi è l’M.R.O., che più di
altri metodi si presta ad essere di volta in volta adatto alla
realtà esperenziale dei soggetti a cui si rivolge. Inoltre,
come è espresso bene dal suo nome, l’M.R.O. (modello
delle relazioni d’oggetto) è costruito in modo tale
da essere adatto a delineare l’insieme dei rapporti significativi
che caratterizzano l’esperienza interna ed esterna dell’adolescente.
Ciò è stato possibile facendo riferimento ad un
sistema teorico chiaro e definito, aderente alla realtà
psico-affettiva dell’adolescente. La base teorica alla quale
si fa riferimento è la prospettiva kleiniana sul tema della
"Relazione d’oggetto" dove l’oggetto, appunto,
viene a strutturarsi secondo le qualità attribuite ad esso
in corrispondenza con i vissuti fantasmatici del soggetto. L’M.R.O.
offre la possibilità di delineare il vissuto dell’Io
degli adolescenti in termini di valutazione — svalutazione;
l’operatività dell’Io in termini di attività
— passività; la definizione dell’Io in riferimento
all’autonomia — dipendenza.
Attraverso questo test abbiamo la possibilità di indagare
le relazioni oggettuali riconducibili a quattro dimensioni fondamentali,
quella relativa al sé, quella familiare, quella interpersonale
e quelle psicosessuale.
Indagine diagnostica sui soggetti del gruppo sperimentale
Tra gli obiettivi che abbiamo precedentemente enunciato, il primo
è quello di individuare quale tipo di adolescenti fanno
richiesta di partecipare a questa esperienza di gruppo. Per ottenere
ciò, ci siamo serviti del metodo della "Cluster Analysis",
un’insieme di protocolli che può consentire di raccogliere
un’indicazione immediata riguardo al modello di relazione
oggettuale che si ha di fronte.
Degli undici soggetti, sei sono stati classificati nel cluster
3 inteso come "iperadattamento relazionale", due nel
cluster 7 inteso come "adeguatezza relazionale con svalutazione
dell'oggetto", uno nel cluster 6 "relazione notevolmente
disturbata con l’oggetto", per i due rimanenti non
è stato possibile effettuare una classificazione.
Per fornire un quadro di diagnosi completo abbiamo ritenuto necessario
andare a rilevare il QI dei soggetti che avevano espresso la volontà
di partecipare all’esperienza di gruppo. I risultati vengono
riportati qui sotto nella tabella.
Tabella 6
Analisi e risultati
Analisi e risultati dell’aspetto cognitivo
Per verificare gli effetti del trattamento e quelli dell’apprendimento
sui rendimenti ai diversi subtest dell’Eta Beta, essendo
questi dati misurati su scale ad intervalli è stato possibile
utilizzare la t di Student e verificare la significatività
del coefficiente di correlazione r di Bravais Pearson.
I risultati hanno mostrato che entrambi i gruppi hanno ottenuto
un miglioramento significativo nei subtest 2, 4, 5 e 6, mentre
per i subtest 1 e 3 si sono avuti miglioramenti significativi
solo nel gruppo sperimentale. Per i subtest 2 e 6 i miglioramenti
sono maggiormente significativi nel gruppo sperimentale.
TABELLA Vengono riportati i valori di t e le rispettive probabilità
per le singole scale dell’ETA - BETA, sul gruppo sperimentale.

TABELLA Vengono riportati i valori di t e le rispettive probabilità
per le singole scale dell’ETA - BETA, sul gruppo di controllo.

Analisi e risultati dell’aspetto proiettivo
Per il test dell’M.R.O. sono stati utilizzati test non
parametrici, il Wilcoxon per campioni dipendenti e il test U di
Mann-Whitney per campioni indipendenti.
Attraverso l’utilizzo dei due test statistici si è
arrivati ad evidenziare una differenza significativa nella dimensione
interpersonale, con un aumento di risposte valutate N (Normalità
di rapporto con l’oggetto) e una diminuzione di risposte
D e PAT (rispettivamente distacco relazionale e rapporto patologico).
TABELLA Vengono riportate le differenze significative (test-retest)
ottenute sul gruppo sperimentale rispetto alle dimensioni del
M.R.O. con il test statistico Wilcoxon per graduatorie di segni
appaiate
TABELLA Vengono riportate le differenze significative (test-retest)
ottenute sul gruppo di controllo rispetto alle dimensioni del
M.R.O. con il test statistico Wilcoxon per graduatorie di segni
appaiate
Conclusioni
Attraverso l’analisi diagnostica effettuata abbiamo evidenziato
le caratteristiche cognitive e di personalità dei soggetti
appartenenti al gruppo sperimentale. Da questa analisi abbiamo
dedotto che i soggetti che hanno partecipato all’esperienza
di gruppo possiedono un buon livello intellettivo, mentre per
quanto riguarda l’analisi delle modalità relazionali
indicative della struttura globale della personalità effettuata
tramite l’MRO si è potuta rilevare una maggioranza
di soggetti all’interno del gruppo sperimentale che, in
base alla classificazione effettuata tramite i cluster, possono
essere definiti soggetti a rischio. Eventuali difficoltà
a livello scolastico, quindi, potranno essere determinate da aspetti
riguardanti la loro adeguatezza relazionale.
Nel tentativo di seguire questa direzione abbiamo voluto evidenziare
eventuali cambiamenti che, dopo l’introduzione di un intervento,
potrebbero portare i soggetti a stabilire rapporti oggettuali
più adeguati, derivanti da un esame di realtà più
equilibrato.
L’MRO e l’ETA - BETA ci hanno fornito le informazioni
necessarie per valutare questi cambiamenti e per evidenziare delle
correlazioni esistenti, secondo la nostra ipotesi tra caratteristiche
personali e le abilità cognitive.
Abbiamo visto come il miglioramento sia avvenuto nella sfera
interpersonale e cioè nella dimensione che va ad indagare
la qualità dei rapporti con i pari considerati fondamentali
per la costruzione dell’identità e per il superamento
della fase critica adolescenziale.
Possiamo dedurre da questi risultati che un miglioramento nelle
relazioni interpersonali porta a miglioramenti dal punto di vista
cognitivo. Ci sembra quindi che questo risultato sia coerente
con la teoria di Jackson (S. Jackson, 1989),il quale afferma che
le difficoltà di relazione con gli insegnanti e con i pari
possono avere effetti negativi sul rendimento scolastico.
I miglioramenti che abbiamo rilevato a livello delle abilità
cognitive sono evidenti nei subtest ACS, LAB e IE e cioè
in quelli relativi alla psicomotricità, in particolare
quella relativa all’abilità visuo - motoria (ACS),
a quelli adatti a rilevare le abilità attentive, di acquisizione
del materiale visivo e di visione d’insieme (LAB) e (IE).
Per ottenere una buona prestazione in ognuno dei subtest citati
è inoltre importante l’influenza del livello di concentrazione,
infatti ognuna di queste prove richiede una capacità di
concentrazione, a causa del tempo limite, incentivata da possibilità
di apprendimento, attraverso il procedimento per prova ed errore
o per tentativi, e richiedenti un’organizzazione anticipatoria
del lavoro, a causa del tempo limite globale per ogni subtest.
Anche se il gruppo di controllo ha anch’esso ottenuto buoni
risultati sull’ETA - BETA, questi non sono confrontabili
con gli ottimi risultati ottenuti dal gruppo sperimentale. Inoltre,
immaginiamo, che nell’arco di quattro mesi un’adolescente
migliori il proprio rendimento a prove di abilità cognitiva,
soprattutto in un test già compilato una prima volta; questo
spiegherebbe il miglioramento ottenuto dal gruppo di controllo
che tra l’altro è avvenuto solo per quattro dei sei
subtest.
Per concludere, quindi, l’ipotesi di ricerca è in
parte confermata in quanto la dimensione interpersonale ha subito
un miglioramento notevole in direzione della normalità,
anche se ciò non è accaduto per la dimensione del
sé.
Non si sono rilevate modificazioni significative nelle altre
dimensioni, ma questo potrebbe essere attribuito al breve lasso
di tempo nel quale si è svolta questa esperienza. Sarebbe
infatti interessante verificare se un’esperienza di questo
tipo prolungata nel tempo abbia l’effetto di portare dei
miglioramenti anche nelle altre dimensioni.
Considerando l’importanza delle relazioni con i pari per
la costruzione della propria identità (M. Sacchi, A. Ghilaredi,
1988) è infatti probabile che a lungo andare questa esperienza
di gruppo abbia effetti anche a livello dell’integrazione
del sé e quindi ad un avvicinamento della valutazione nella
dimensione del sé più vicino alla normalità.
Il miglioramento nella dimensione delle relazioni interpersonali
ha probabilmente contribuito ad un miglioramento cognitivo, indagato
con l’ETA - BETA , miglioramento che non è avvenuto
in maniera così netta nel gruppo di controllo.
Un possibile lavoro futuro, in conclusione, potrebbe strutturarsi
in maniera simile, ma con più gruppi terapeutici da confrontare,
con delle esperienze gruppali di durata maggiore (6 mesi, 1 anno),
e coinvolgendo più scuole.
Sandy Fontana e Raffaella Di Donato
Bibliografia
Ferradini F.G. (1987). Eta-Beta, OS, Organizzazioni Speciali,
Firenze.
Grasso M., Ardizzone M. (1987). MRO Modello delle Relazioni d’Oggetto,
OS,
Organizzazioni Speciali, Firenze.
Jackson S. (1989). L’aide aux jeunes en difficultè:
le role de l’ècole, in
L’orientation scolaire et professionelle, 4, 337-350
Sacchi M., Ghilaredi A. (1988). L’importanza del gruppo
nella costruzione d’identità dell’adolescente.
Gli argonauti, 36, marzo, 51.
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