La fiaba e la sua funzione organizzatrice del pensiero


Ritorno a “Cenerentola”. Fiabe nel dialogo della biblioterapia

Rachel Zoran


 

A.Che cos'è la Biblioterapia?

La biblioterapia è un metodo terapeutico nel campo della Terapia con l'Arte, che suggerisce di focalizzare il dialogo terapeutico su un testo letterario, scritto o letto . Questo testo assume nel dialogo terapeutico il ruolo di una “terza voce”, oltre quelle del paziente e del terapeuta, e partecipa al dialogo come un interlocutore autonomo. L'idea di tale “terza voce” è basata sull'ipotesi che un testo letterario possa avere delle proprie qualità terapeutiche, che possono essere utilizzate nei trattamenti terapeutici e contribuire al loro progresso.

L'idea che ha la letteratura del suo potere curativo è antica quanto la letteratura stessa. In un'iscrizione sui cancelli delle antiche biblioteche di Tebe e di Alessandria si legge: “Cura dell'anima”Anche noi conosciamo il famoso dibattito tra Platone e Aristotele sulla letteratura, in cui Platone praticamente espelle i poeti dal suo stato ideale, mentre Aristotele implicitamente li difende, sviluppando il concetto di “catarsi”, che realmente riguarda l'influenza curativa della tragedia sui suoi spettatori. Sappiamo anche che durante tutta la storia la letteratura è stata uno strumento di socializzazione tramite i cantastorie, specialmente nelle culture orali.

Nondimeno l'uso della letteratura in terapia è relativamente recente. Il primo esperimento in questo campo è stato condotto nel 1960, negli Stati Uniti e, benché da allora fosse stato praticato in vari contesti, è tuttora in discussione per mancanza di una specifica definizione.

B. Biblioterapia: un dialogo a tre voci.

Ogni seduta in Psicoterapia include due partecipanti: il terapeuta e il paziente. Per lo più questo è un dialogo molto intimo, e nessuno, eccetto i due partecipanti, ha il permesso di entrare nella stanza. Tutte le voci “altre” sentite (o pensate) durante tutto il dialogo, esistono o vengono all'esistenza solo attraverso queste due voci. Nel caso della Biblioterapia vi è una “terza voce” aggiunta al dialogo, la voce autonoma del testo letterario.

Questo statuto autonomo del testo è significativo dal punto di vista terapeutico, poiché il testo letterario può essere visto come una rappresentazione metaforica del paziente, qualcosa che ha un'esistenza indipendente al di fuori dei due partecipanti, ed è accessibile in ugual misura ad entrambi.

C. Letteratura per bambini e fiabe come testi terapeutici.

Tra tutti i generi di testi letterari usati come “terza voce” in biblioterapia, le fiabe hanno un posto speciale. Esse svolgono un ruolo importante nel processo di socializzazione, una funzione che comporta maggiori implicazioni terapeutiche.

Le fiabe originariamente erano dirette a persone di tutte le età, ma oggi sono per lo più in relazione con i bambini. Ascoltare testi letterari nella nostra prima infanzia, sia raccontati oralmente che letti ad alta voce dai libri, costituisce una delle nostre prime esperienze, e lascia una potente impressione sul nostro sviluppo successivo. Un testo incontrato nell'infanzia resta associato a un' “immagine infantile”, inclusa l'identità del bambino e l'insieme delle relazioni con il suo ambiente, soprattutto gli adulti significativi, intermediari tra lui/lei e il testo.

Il trattamento che io descriverò tra poco è centrato sull'esperienza di un re-incontro con un testo dell'infanzia. Tale re-incontro rende possibile osservare simultaneamente due “letture”: una è la lettura ricostruita della situazione nell'infanzia e l'altra il re-incontro con il testo vero e proprio nell'età adulta.

La possibilità di rivivere il dialogo tra i due mondi attraverso la lettura e la ri-lettura facilita una sorta di ritorno all'esperienza dell' infanzia tramite il testo, e questa è una delle possibilità di terapia inerenti all'attività del leggere in generale.

Inoltre, quando una fiaba è associata a un dialogo terapeutico, rappresenta non solo i temi dell'identità personale del paziente e i ricordi della sua infanzia, ma anche i temi centrali che costituiscono il substrato psico-culturale della società, nel quale la fiaba si è andata creando. L'uso della fiaba potrebbe quindi essere considerato come una possibilità di portare nel lavoro clinico non solo il subconscio personale, ma anche l'intero sfondo socio-culturale. Questo sfondo comune, comunque, non cancella le differenze individuali tra i vari lettori- ascoltatori che entrano in contatto con esso.

Allora, rileggere una fiaba che abbiamo sentito da bambini fornisce un'opportunità di riavvicinarsi a parti significative dei nostri ricordi infantili, sia personali che collettivi, associate alla situazione del nostro primo incontro con essa. Questa possibilità ha un valore terapeutico, poiché ci mette in grado di sostenere un dialogo con il nostro passato da un punto di vista adulto.

Nel presente lavoro metterò a fuoco questo trattamento attraverso la ben nota fiaba di Cenerentola.

D. Cosa offre Cenerentola ai suoi lettori?

“Sembra che Cenerentola sia la più conosciuta di tutte le fiabe”, dice Thompson (1977:12). Soltanto in Europa si conoscono più di 500 versioni. La trama, con il numero A510 nell'indice dei temi di Arne-Thompson, parla di una ragazza maltrattata dalla sua matrigna e dalle sorellastre. In molte versioni il suo nome è associato con cenere, e allude alla sua situazione di solitudine nella casa. La povera fanciulla è aiutata da un potere soprannaturale, spesso in relazione alla madre morta, ad animali o a una fata. Questo le permette di andare al ballo reale, dove il principe si innamora di lei. La fuga precipitosa di Cenerentola dal ballo e la ricerca di lei da parte del principe sono elementi essenziali in tutte le versioni. La perdita della scarpetta è talvolta sostituita da un altro oggetto, attraverso il quale Cenerentola è infine riconosciuta, ma questo è anche un oggetto particolarmente legato a Cenerentola, cioè un oggetto che serve a identificarla.

Secondo questa trama schematica si potrebbe dire che la storia rappresenta una promessa fondamentale ad ogni bambino che anche se lui/lei ha cominciato la sua vita piena di umiliazioni, lui/lei sarà riscattato/a e portato/a in alto. Questo è un tipo di promessa collettiva, associata alla funzione generale della letteratura infantile, che promette il lieto fine.

Oltre a questa carattereristica generale, che non riguarda solo la fiaba di Cenerentola, (benché sia in essa pienamente presente) si dovrebbe fare un'osservazione alla specifica trama di Cenerentola, al di là delle sue molteplici versioni. Secondo la trama schematica suggerita da Thompson, questi sono i punti fondamentali:

•  L'essere orfana e umiliata : Cenerentola è una bambina senza madre il cui padre è assente anche lui, è maltrattata e umiliata dalla matrigna e dalle sorellastre, deprivata dei diritti e benefici che meriterebbe.

•  Aiuto soprannaturale : La povera ragazza va al ballo con l'aiuto di un potere soprannaturale, e lì, il principe si innamora di lei diventata molto elegante.

•  Fuga precipitosa : Il limite temporale del potere magico costringe Cenerentola a lasciare all'improvviso il ballo, e il principe vuole trovarla a tutti i costi.

•  L'oggetto che la fa riconoscere : La reale identità di Cenerentola è rivelata da un oggetto che la fa riconoscere, che indica il legame tra la sua bella apparenza al ballo e la sua misera situazione presente. L'oggetto più frequente è una scarpetta d'oro, in ogni caso la prova del riconoscimento richiede sempre un confronto tra l'oggetto e Cenerentola.

 

•  Riscatto : Alla fine della storia, dopo che Cenerentola ha superato la prova, lei sposa il principe ed è riscattata dalla sua sventura.

Si può collegare a ciascuno di questi punti un motivo fondamentale, in relazione con il suo tema dominante. Il primo punto tratta della solitudine, il rifiuto, l'abbandono e l'ingiustizia; il secondo della trasformazione e la magia; il terzo della costrizione di ritirarsi, e della vergogna; il quarto della prova e l'ultimo del riscatto.

Con questo schema possono essere indicati i temi centrali suggeriti dalla fiaba, al di là delle sue molteplici versioni. Di conseguenza dalla fiaba sembra scaturire più di un singolo tema a cui il lettore può rispondere.

Il trattamento sperimentale di biblioterapia che descrivo qui, illustra una situazione in cui molte studentesse di Biblioterapia dell'Università di Haifa leggono e rileggono questa fiaba.

 

E. La ricerca

La ricerca ha quattro fasi:

•  Ricostruzione della trama di Cenerentola per iscritto. Questa fase permette a ciascuna studentessa di rievocare il suo rapporto con la fiaba scrivendo la sua personale versione.

•  Ascolto della versione riferita da una delle altre studentesse. Alle ascoltatrici viene chiesto di scrivere i dettagli che differiscono dalla loro personale versione. In questa fase si permette alle partecipanti di paragonare la loro versione con quella delle altre. Ciò illumina anche i temi significativi per ogni individuo come saranno presentati nello stadio successivo.

•  Alle partecipanti viene chiesto di identificare e mettere a fuoco un tema particolarmente significativo nella loro infanzia.

•  Le partecipanti sono invitate a vedere una proiezione della versione T.V. di Jim Henson, e viene chiesto loro di rispondere al film integrando il tema emotivamente più importante nella fanciullezza con la loro reazione attuale reale in quanto adulti. Questa integrazione e il paragone tra l'infanzia e l'età adulta permette a ogni partecipante di esaminare la sua risposta emotiva a Cenerentola nel periodo di tempo dall'infanzia all'età adulta.

 

I seguenti esempi di riferiscono in modo particolare alle due ultime fasi descritte sopra, e sono organizzati secondo i temi dominanti della fiaba come indicato.

 

F. Esempi

Come abbiamo visto, lo schema delle tematiche di Cenerentola è organizzato secondo le parti della trama nel modo in cui sono state descritte. Ogni esempio, così, presenta solo quel tema, che era dominante nella specifica risposta.

 

1.Orit: Solitudine, rifiuto, abbandono, deprivazione

Il primo elemento emotivo della trama di Cenerentola è l'ansia, la solitudine, il rifiuto, l'abbandono e la deprivazione. La risposta di Orit si riferisce a questo argomento:

Ciò che più ricordo dalla mia fanciullezza è il fatto che nessuno al mondo riconosce l'esistenza di Cenerentola.

Ricordo che era circondata da una totale indifferenza: ogni volta che cercava di dire qualcosa era rifiutata e umiliata. Sempre più lei si considerava del tutto insignificante .

In questa descrizione Orit esprime un sentimento intensissimo di rifiuto . La sua Cenerentola è svalutata e umiliata, e le persone intorno a lei cancellavano la sua esistenza escludendola. Questa esperienza di “non esistere” era profondamente legata all'infanzia di Orit, quando lei costantemente sentiva che “ nessuno aveva cura di lei.”

I miei genitori mi ignoravano completamente, e per tutta la mia fanciullezza ho costantemente cercato di attirare la loro attenzione sul fatto che io esistevo realmente, ma tutto era inutile.

Per Orit Cenerentola è dimenticata perché non merita un altro atteggiamento. Inoltre, ella pensa che per “esistere” nel mondo dei vostri genitori dovete “ affermarvi” e se non ci riuscite siete “ un fallimento ”.

La mancanza di attenzione dei suoi genitori secondo lei poteva essere spiegata con una loro ossessione per la perdita della loro fanciullezza come profughi dell'olocausto. Questa esperienza le insegnò che se si vuole “esistere” bisogna fare uno sforzo, ed essendo piccoli non c'è possibilità di riuscirci, rimanendo così (si è) condannati alla totale disperazione.

Nella versione di Jim Hanson Cenerentola è una persona attiva che affronta il proprio destino. Orit, che si sentiva molto infelice da bambina, adotta il carattere attivo di Cenerentola di questa versione, e conta su di lei come fonte di speranza:

Guardando il film sentivo che Cenerentola non era bisognosa di aiuto come ero io da piccola, perché aveva un padre affettuoso che aveva cura di lei.

Questa interpretazione è completamente sbagliata, poiché in questa versione Cenerentola sta per essere costretta a sposare suo padre a causa dell' anello, e sfugge a questo destino travestendosi come un pupazzo coperto di piume conservando di umano solo i suoi occhi e la voce.

Quando il divario tra l'interpretazione di Orit e la “verità” del filmato fu discussa nel gruppo, lei raggiunse la consapevolezza che la mancanza di sostegno dei suoi genitori da bambini e la loro incapacità come genitori l'avevano intrappolata per tutta la vita, fino all'età adulta, in una incessante ricerca di figure genitoriali da sostituire ai suoi reali genitori. La più recente era tristemente fallita trasmettendole la sensazione di essere effettivamente come una bambina. Ma questa consapevolezza è naturalmente solo un punto di partenza per una terapia a lungo termine.

 

2. Aviva: miracolo e metamorfosi.

La parte più affascinante nella trama di Cenerentola era il momento della sua trasformazione da fanciulla poverissima in una magnifica principessa.

Per Aviva il momento del cambiamento e della possibilità di cambiamento era il punto principale nella fiaba, ma allo stesso tempo la sua esperienza del cambiamento era molto precaria:

Ogni volta che l'orologio suonava “mezzanotte” diventavo ansiosa. Non potevo sopportare l'idea che Cenerentola non avesse il tempo di fuggire e ognuno l' avrebbe vista con i suoi vecchi vestiti sporchi. Che disgrazia!”

Benché Aviva sapesse che alla fine Cenerentola non avrebbe dovuto fuggire più e sarebbe stata riconosciuta come principessa, ogni volta che sentiva la storia da bambina, non poteva reggere il momento in cui l'orologio suonava la mezzanotte.

Da piccola Aviva era cresciuta in una famiglia molto povera, andò a scuola dove la maggior parte delle sue compagne provenivano da famiglie più ricche della sua. Mai invitò le compagne a casa sua e faceva grandi sforzi per nascondere la sua povertà. I suoi vestiti le venivano passati da una cugina più grande, e poiché era molto creativa Aviva poteva sempre farli sembrare come nuovi. Eppure lei viveva nella costante paura che il suo segreto fosse scoperto.

In un certo senso Aviva sentiva sempre di dover proteggere sé stessa dal “rintocco dell'orologio”, e faceva il possibile per preservare la sua immagine di “principessa”, desiderando ardentemente l'arrivo della buona fata che lo facesse per lei “ come una magia”.

Nel filmato, Cenerentola con l'aiuto degli animali in qualche modo controlla la metamorfosi. Nonostante debba svanire a mezzanotte, sembra che il momento della sua sparizione sia scelto da lei stessa, e chi soffre è il principe, che perde il suo amore. Al terzo ballo, durante la fuga è (sempre) lei che decide addirittura di “perdere” la scarpetta d'oro, che infine servirà a identificarla come la bella principessa.

Ecco perché questa versione era così affascinante per Aviva. Guardando il filmato si preparava a sentire la tensione del segreto, ma era molto più facile quando era sicura che Cenerentola controllava pienamente la situazione, e nessuno poteva rivelare il suo segreto prima che lei lo volesse.

Inoltre, il suo segreto è che non importa come appare, se pupazzo o principessa, lei ha sempre un'immagine di sé come principessa, che deve trasformarsi in pupazzo per sua scelta, per evitare il matrimonio con suo padre. Nelle parole di Aviva –

Nel filmato Cenerentola è una donna forte che controlla la sua vita, è esattamente ciò che io volevo essere da piccola quando pensavo che quell' estrema di povertà fosse qualcosa di vergognoso. Io sempre avevo paura dell'arrivo della “mezzanotte”,che avrebbe rivelato che dietro il bel vestito c'erano gli stracci, non importa che ero io stessa, non la fata, che provocavo il cambiamento…

Quando Aviva diventò grande divenne un'artista e fu “magica” nel suo lavoro: produceva trapunte, trasformando stracci in opere d'arte.

 

3. Ruth: La prova della scarpetta e il lieto fine.

L'ultimo esempio riguarda i temi relativi alla fine della fiaba, e in un certo senso rappresentano il punto culminante: la prova della scarpetta, che rivela chi è la vera principessa. Il punto più importante più importante per Ruth da bambina era la prova che la scarpetta calzava esattamente il piede dell'eroina, e la scoperta della verità che soddisfaceva il suo senso della giustizia, con il premio a Cenerentola che aveva tanto sofferto.

Ruth era cresciuta in una situazione molto difficile: sua madre era morta quando lei aveva quattro anni, e suo padre, che non poteva aver cura di lei, la aveva affidata alla zia, che aveva altri due bambini suoi. Fin da piccola Ruth aspettava sempre un “lieto fine” della “trama” della sua vita. Appena un po' più grandicella leggeva lei stessa la storia e ciò che l'affascinava era che

La scarpetta si adattava esattamente al suo piede, e ciò era il motivo per cui il principe la sposò. Per questo perfetto lieto fine ero pronta a soffrire con Cenerentola tutto il tempo necessario .

Crescere con la famiglia di sua zia dava a Ruth per tutta l'infanzia la sensazione di essere “adottata”, di non essere realmente un membro della famiglia. Quando sua madre morì nessuno gliene parlò. Per tutta l'infanzia aspettava un lieto fine che le avrebbe dato un senso di appartenenza, lo stesso sentimento che Cenerentola provò nel calzare perfettamente la scarpetta al suo piede.

Quando le sorellastre di Cenerentola provano la scarpetta, sembra per un momento che i loro malvagi stratagemmi funzioneranno; ma alla fine Cenerentola prova la scarpetta e, nonostante la sua apparenza “inumana”, quella va perfettamente al per il suo piede. In un istante lei diventa la bella principessa. Guardare questa scena nel filmato da adulta procurò a Ruth un rapimento e un senso di benessere, poiché vide che non era un personaggio passivo che aspettava da fuori quel cambiamento improvviso; invece questo fu dovuto a –

Gli sforzi coerenti di Cenerentola di preservare il suo vero sé e le sue relazioni, nonostante la totale confusione provocata dalla morte di sua madre e il decreto di dover sposare suo padre (perché l'anello della madre morta era della misura del suo dito, nella versione di Jim Hanson).

Così da adulta, Ruth conservò nella mente la fiaba che le aveva dato speranza. Ora tuttavia la speranza di una perfetta armonia si è trasformata in un atteggiamento ottimistico verso la vita, poiché sa che il “lieto fine” in parte dipende da lei. Ma non ha perso la fiducia che in qualche luogo si troverà la scarpa che si adatterà esattamente al suo piede.

 

G. Conclusione

Le fiabe, come gli altri testi letterari, sia scritte che orali, funzionano nel dialogo biblioterapeutico come la “terza voce”, attraverso la quale si instaura il trattamento terapeutico. In questo scritto ho cercato di esaminare il caso della fiaba di Cenerentola nel ruolo di “terza voce” in un trattamento improntato alla biblioterapia.

Abbiamo visto che le risposte al test da parte di differenti lettrici, da una parte evocavano i potenziali motivi della trama di Cenerentola , dall'altra gettavano una luce su ogni lettrice in quanto persona singola. Questo doppio effetto crea un dialogo che illumina l'interazione tra la personalità e la biografia individuale, con il sottofondo collettivo della fiaba. Questa interazione rende possibile un fruttuoso dialogo tra la fase infantile e quella adulta dell'individuo tramite un tema speciale scelto da lei/lui. Questo dialogo potrebbe dar luogo ad un processo di elaborazione e forse anche di “correzione” delle esperienze della prima fanciullezza, illuminandole dal punto di vista adulto, senza tuttavia rinunciare alla vitalità e autenticità del primo incontro

 

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Dr. Rachel Zoran

University of Haifa

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Traduzione dall'inglese di Susanna Messeca

 

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