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Nel corso di un gruppo di lavoro sul tema dei sogni, una donna riportò il seguente sogno: “ Cammino insieme a qualcuno, non so chi sia, in una specie di sentiero, forse in una foresta, quando all'improvviso arriviamo a una casa, fatta di dolci e leccornie, che mangiamo con grande piacere ”.
Dopo avere ascoltato questo sogno, sul gruppo calò un completo silenzio.
Il setting del gruppo di lavoro include le risposte degli altri partecipanti all'evento del raccontare un sogno. Abitualmente, dopo che uno dei membri condivide il suo sogno con il gruppo, gli altri sono invitati a condividere associazioni, sentimenti, o qualunque esperienza sentano rilevante. In questo modo il gruppo rimanda vari aspetti associati sia direttamente sia indirettamente alla narrazione del sogno. Questi aspetti possono essere accessibili alla coscienza del narratore del sogno, o, come spesso accade, possono riflettere e illuminare altri aspetti di cui, per diverse ragioni, chi racconta il sogno non è cosciente. In questo caso, la narratrice del sogno inconsciamente affida al gruppo il materiale conflittuale, affinché sia integrato, attraverso vari meccanismi, come ad esempio l'identificazione proiettiva (Klein, 1946). I membri del gruppo reagiscono emotivamente all'esperienza mentale della donna, non essendo ella ancora in grado di fronteggiare i conflitti che emergono nel sogno, che proietta nel gruppo, il quale a sua volta s'identifica con il materiale proiettato.
Benché a un livello manifesto nessun materiale problematico o difficile fosse evidente nel sogno narrato, tuttavia si diffuse nel gruppo un forte senso di tensione. Solo dopo poco, uno dei partecipanti finalmente domandò: “…e allora?” e, in risposta, un altro aggiunse: “…che cosa accade poi? Dov'era la strega?”
Evidentemente, è abbastanza automatica l'associazione con la fiaba “Hansel e Gretel”, i due fratelli che si persero nella foresta prima di imbattersi nella casa di marzapane della strega cattiva. La possibilità di discutere attivamente sull'esistenza della strega trasformò la sottile tensione in un sentimento di ansia più tangibile, sebbene la presenza della strega esistesse solo nella rete associativa del gruppo, non nel racconto del sogno stesso. Il “contenuto strega” appariva come una parte del sogno scissa dall'Io sognante.
Sogni e fiabe nella psicoterapia di gruppo
Tanto è stato scritto sui sogni nella psicoterapia di gruppo, da diverse prospettive sia teoriche che tecniche (vedi Neri, Pines Friedman, 2002). Tuttavia, vorrei usare l'esempio appena citato per evidenziare il ruolo che le fiabe assumono nel gruppo, e come al suo interno vengano elaborati i processi legati ai contenuti del sogno.
Questo sogno fu presentato al gruppo in uno stadio relativamente iniziale del lavoro di gruppo. L'esperienza evocata nel processo di assimilare, “digerire” e contenere il suo materiale da parte degli altri membri del gruppo, si riferiva al bisogno di mettere in guardia da qualche specie di pericolo potenziale, da qualcosa di brutto che sarebbe potuto accadere ma non si era ancora avverato. Questa eventualità può essere affrontata da diversi punti di vista, inclusa la comprensione dei processi che si verificano all'interno della cornice del lavoro del gruppo, così come la comprensione delle intricate dinamiche multidimensionali e delle relazioni tra i sogni e le fiabe. Sogni e fiabe hanno in comune diverse caratteristiche. Entrambi possono essere caratterizzati dalla combinazione di processi primari e secondari, considerato che le regole del tempo, dello spazio e della logica non sono in relazione al mondo della realtà ma piuttosto a quello della fantasia.
Come si può vedere, alcune fiabe sono così radicate nella cultura, che sembrano nascere in modo naturale e quasi spontaneo, come avviene per l'esperienza condivisa di un gruppo di persone appartenenti alla stessa comunità sociale o culturale. L'esempio riportato evidenzia che la fiaba è talmente radicata nel bagaglio culturale condiviso, che è quasi impossibile entrare in contatto con il racconto del sogno senza riferirsi ai suoi contenuti. Riguardo alla sua “funzione” nella terapia di gruppo, Lafforgue nota che “la fiaba all'interno di un lavoro di gruppo diventa una sorta di ‘madre in uno stato di reverie materna' nel senso bioniano, [poiché] riceve e contiene gli agiti [...], elementi arcaici come la violenza e la distruzione relative alla maturazione delle zone erogene nelle loro rappresentazioni consce e inconsce” (Lafforgue, 2005). Esaminando le complesse relazioni che la fiaba di Hansel e Gretel intreccia con il racconto del sogno, si possono rilevare alcuni punti interessanti: un senso di pericolo vero e proprio è assente nel contenuto del sogno, ma piuttosto appare nell'associazione con la fiaba di Hansel e Gretel creata dal gruppo. Probabilmente questo esempio può gettare luce sul modo in cui l'affinità tra i sogni e le fiabe può influenzare il processo interpretativo. La donna che riporta il sogno non si pronuncia sull'esistenza della strega, ma si sofferma piuttosto sull'esperienza di piacere, che non viene turbata da alcuna strega. Una possibile interpretazione di questa assenza è che la donna, nello stato regressivo sperimentato durante il sogno, esprimesse una situazione infantile, o meglio, uno stato mentale infantile, in cui sono relativamente salienti desideri e bisogni orali. La strega cattiva s'insidiò nella narrazione del sogno come un'influenza esterna, forse come una voce aggiunta – quella della parte matura della personalità. Di fatto, il suo influsso sul racconto del sogno riflette l'influsso sulla vita di Hansel e Gretel dopo l'immensa gioia provata al cospetto della casetta di dolci. Questa voce, ai fini del gruppo, è esterna al racconto del sogno, e serve per ammonire i bambini a non mangiare troppi dolci, o, in termini più generali, per mettere in guardia dalle conseguenze spiacevoli che potrebbero derivare da una condotta poco matura, incline al perseguimento di un piacere smodato e all'immediata soddisfazione della pulsione. La voce reca un messaggio educativo preciso, a favore delle buone maniere, della buona educazione e dell'accettazione delle norme sociali. Altrimenti, dice la voce, le conseguenze possono essere spiacevoli.
È opportuno precisare che alcuni gruppi, nelle fasi iniziali, sono caratterizzati da un eccesso di paranoia (Rioch, 1970). La ricerca della strega poteva riflettere il senso di paranoia avvertito dai partecipanti in questo primo stadio. Le reazioni dei membri del gruppo al racconto del sogno, usando la fiaba come oggetto mediatore, nell'esprimere un certo tipo di esperienza mentale, descrive la “tensione condivisa dal gruppo” (Heath, Bacal, 1968); non potendo permettersi di perdere il controllo, essi cercano la presenza di forze pericolose nel nuovo regno sconosciuto.
Un dialogo fra diverse voci
L'affinità tra i sogni e le fiabe (Raufman, 2007) contribuisce a riconoscere la possibilità che la fiaba sia composta da diverse voci – sia quella infantile che quella matura – che sviluppano un interessante dialogo. Il dialogo è ricostruito all'interno del gruppo, dove la sognatrice stessa ha portato solo la parte infantile e le altre parti sono affidate ai membri del gruppo. Come in molti altri casi, il racconto del sogno diviene un evento sociale, cui tutto il gruppo partecipa (Shchlachet, 2002). Comprendere questo aiuta a chiarire i processi che s'instaurano nel gruppo: alcuni problemi che tenevano impegnato il gruppo apparivano associati all'accettazione delle norme del gruppo e all'esposizione ai processi di socializzazione, che avrebbero potuto, o non potuto, realizzarsi nel corso del lavoro di gruppo. Il gruppo, ancora in uno stadio iniziale, era impegnato con problemi connessi al margine di libertà concesso. Si chiedeva cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato portare in gruppo, cosa fosse eccitante e attraente e cosa pericoloso e distruttivo e, soprattutto, quale forma di nutrimento avrebbe sostentato il lavoro di gruppo. Si può anche ricordare che uno stadio di sviluppo iniziale – per esempio uno stadio relativamente “infantile” del gruppo – può mostrare analogie con uno stadio di sviluppo precoce dell'individuo nella vita reale; in altre parole, una fase immatura a confronto con le fasi successive più evolute, caratterizzate da relazioni tra i partecipanti più differenziate e mature. Era come se il gruppo stesse costruendo significati cumulativi del racconto del sogno e del suo ruolo nel processo gruppale. Esplorando reazioni emotive, bisogni, paure, desideri e norme del gruppo come entità collettiva, era possibile facilitare i processi relativi sia all'interpretazione del sogno sia al conflitto che teneva impegnato il gruppo nel suo complesso, non solo la narratrice del sogno.
Benché il gruppo di lavoro non fosse organizzato come una Social Dreaming Matrix, alcuni aspetti della SDM possono servire per comprendere diversi punti fondamentali. Come nella SDM, che si focalizza sul sogno anziché sul sognatore (Bion, 1961), il racconto del sogno presentato al gruppo attivava meccanismi appartenenti alle dinamiche di gruppo, che andavano molto al di là dei problemi legati al mondo privato della sognatrice. Ciò è abbastanza significativo a proposito del discorso sulle fiabe, che sono considerate originate dalla comunità e non possono essere attribuite a un singolo autore. Berandt (1968) sostiene che i sogni possono esprimere problemi di natura sociale. Cerchiamo dunque di capire come questa idea possa servire a facilitare qualche consapevolezza riguardo ai processi che si instaurano nel gruppo di lavoro.
Lawrence e Biran, tra gli altri, sostengono che le libere associazioni richieste ai partecipanti perché siano condivise nella SDM, li rende in grado di entrare in una dimensione inconscia. Inoltre, essi rilevano che nella SDM è richiesta una certa capacità di perdersi, di abbandonare i punti fermi, e di rinunciare al controllo. Questa esperienza incute paura e meraviglia, e stimola la creatività e la curiosità. Io credo che lo stesso valga per il mondo della fiaba, specialmente riguardo al racconto di Hansel e Gretel. Il teatro della fiaba è la foresta oscura e sconosciuta, che facilmente può essere paragonata al mondo inconscio. Hansel e Gretel si perdono nella foresta più di una volta, esperienza che, simile ai sogni e al sognare in generale, può essere al tempo stesso meravigliosa e spaventosa, creativa e stimolante, terrificante ed eccitante. Soprattutto, come nella SDM, i due bambini, per sopravvivere, devono essere capaci di “perdersi” per poi trovare un nuovo sentiero mai battuto prima. A tal fine, è necessaria una forte dose di libertà interiore che, all'occorrenza, li renda capaci di contenere le loro paure e di gestirle in un mondo infinito di fiabe e sogni. È importante ricordare, infine, che anche la capacità di sognare è associata alla capacità di perdere il controllo.
Il confronto tra esperienze personali e collettive
Questi processi chiariscono il rapporto reciproco fra le fiabe e i sogni. I sogni sono più privati delle fiabe; anzi, sognare è una delle situazioni più private di cui si possa fare esperienza nella vita. Anche se alcuni temi e motivi collettivi possano apparire nei nostri sogni, essi continuano a esistere in un mondo privato e l'individuo può decidere se condividerli o no con gli altri. Invece, la fiaba è di dominio pubblico. Appartenendo alla società nel suo insieme, essa veicola funzioni di socializzazione e serve a rafforzare le norme sociali. Non c'è dunque da sorprendersi che nel racconto collettivo si mostri il bisogno di ammonire contro un comportamento sfrenato. Può darsi che il divario tra il sogno originale presentato al gruppo e le associazioni con la fiaba espresse dagli altri membri del gruppo rappresenti le tensioni esistenti tra desideri e timori. È chiaro che le streghe e altre personificazioni del male possono apparire anche nei sogni e non appartengono unicamente al mondo della fiaba. Comunque, l'esempio di cui sopra dimostra i modi in cui le fiabe e i sogni possono intrecciare un dialogo complementare o di compensazione, analogamente al modo in cui le diverse voci del gruppo rappresentano il delinearsi dei conflitti e delle dinamiche che impegneranno il gruppo nelle fasi successive. Ciò esemplifica il modo in cui il dialogo interdisciplinare tra l'analisi di gruppo e la ricerca sul folklore fornisca alcune possibilità di interpretazione disponibili solo se si ha familiarità con il materiale collettivo presente nelle fiabe.
Considerazioni evolutive
È interessante, al riguardo, il ruolo della narratrice del sogno. È possibile che la voce che si manifesta attraverso di lei sia la voce di quelle parti del gruppo esposte ai pericoli. Perciò, queste devono attraversare determinati processi di maturazione: dall'essere dominati dal principio del piacere, al raggiungimento del principio di realtà, sviluppando e rafforzando il funzionamento dell'Io. L'interpretazione psicoanalitica della fiaba di Hansel e Gretel mette a fuoco l'aspetto del raggiungimento di uno stadio di sviluppo più maturo come elemento centrale del racconto, sviluppando la capacità di rinunciare alla gratificazione immediata e superare la dipendenza dai genitori, e imparando a collaborare con i coetanei (Bettelheim, 1976). Potrebbero intervenire parallelismi tra il lavoro del gruppo e gli elementi intertestuali della storia. Infatti, se questa voce s'identifica con la condizione dei bambini Hansel e Gretel, come appare all'inizio della storia, sorgono in seguito delle domande sul ruolo degli adulti. Più specificamente, potrebbe essere messo in discussione il ruolo del conduttore del gruppo. Il mondo adulto, nella fiaba di Hansel e Gretel, è fonte di delusioni, abbandoni e sofferenze. Gli altri personaggi adulti nella fiaba, oltre la strega, sono i genitori, che abbandonano i figli nella foresta. Quest'abbandono deriva dalla loro incapacità di allevarli e di adempiere il loro ruolo di genitori. Questa incapacità ha origine nella povertà e nella fame, che riflettono l'impotenza degli adulti nella storia. Il lieto fine del racconto non è dovuto a un adulto buono e soccorrevole, come la fata madrina che salvò Cenerentola dal suo triste destino, ma all'iniziativa, all'accortezza e al coraggio dei bambini, da cui dipende in maniera esclusiva la loro salvezza.
È possibile che l'entrata in scena di questo contenuto nel gruppo, attraverso il racconto del sogno, riflettesse i problemi in cui il gruppo era impegnato, incluso il problema della dipendenza contrapposta all'indipendenza. È anche possibile che il gruppo si stesse chiedendo se l'esperienza del gruppo sarebbe stata benefica o deludente, e se i membri del gruppo sarebbero stati in grado di aiutarsi a vicenda nei momenti difficili. Alla luce di queste domande, è molto interessante notare che i membri del gruppo percepirono immediatamente l'assenza della strega, ma non dissero niente di Hansel, né menzionando il suo nome, né facendo domande su di lui. Chiunque conosca la fiaba sa che Gretel non si avventurò da sola nella foresta. Inoltre, nell'esprimere la paura associata con la strega cattiva, nessuno dei membri del gruppo accennò alla presenza di un “partner” della narratrice del sogno. In realtà nessuno dei personaggi familiari della ben nota fiaba partecipò all'intreccio narrativo del sogno. La narratrice del sogno appariva esprimere l'atteggiamento e lo stato d'animo con cui ella si avvicinava al gruppo, mentre le figure intorno, buone o cattive, non erano né interiorizzate né abbastanza distinte da diventare altri oggetti significativi nel mondo interno della sognatrice. Probabilmente questo sogno riflette anche la situazione psicologica degli altri membri del gruppo, e la loro mancata percezione del ruolo di Hansel. Quest'atteggiamento potrebbe impersonare la prima fase del gruppo di lavoro. La casa di dolci incontrata dalla sognatrice nel sogno le procurava grande piacere e soddisfaceva i suoi bisogni al punto di non aver bisogno di altri oggetti significativi; nel sogno ella funzionava come un soggetto auto-erotico cui non mancava nulla. La voce del gruppo che si leva riguardo al racconto del sogno è una voce che non ha ancora familiarità con la possibilità di ottenere conforto, solidarietà e incoraggiamento reciproci, la voce di un gruppo che non si sente ancora abbastanza sicuro per esprimersi in modo aperto. Sembra che fosse più facile per il gruppo riferirsi all'assenza della strega che alla presenza di Hansel, per esempio alla possibilità di accompagnare l'eroina lungo il cammino nella foresta. In realtà, fu Hansel che tentò di salvare la sorella nella foresta, e fu Gretel che salvò il fratello dalla pentola bollente. Fu Hansel che sparse i sassolini lungo il sentiero in modo che i bambini potessero trovare la strada di casa, e fu lui che cercò di tranquillizzare e di proteggere Gretel. Tuttavia, la capacità di creare nel gruppo relazioni oggettuali distinte era ancora in uno stadio molto iniziale, mentre la strega, insieme con la sua casa stregata, potrebbe rappresentare la qualità sadico-orale delle relazioni oggettuali. Sia la strega che i bambini vorrebbero distruggersi a vicenda ingoiandosi, divorandosi o mangiandosi voracemente. Entrambi sono puniti per questo comportamento e sono incoraggiati a superare lo stadio di sviluppo orale.
Nell'individuare legami tra i contenuti orali del sogno, oltre che delle fiabe, e lo stadio di sviluppo del gruppo, è importante ricordare che la fiaba stessa, come genere letterario, possiede molte qualità orali. Prima di tutto, a differenza delle leggende e dei miti, le fiabe una volta erano trasmesse oralmente, da una generazione all'altra, di madre in figlia, di nonna in nipote. Si ritiene che il genere fiabesco sia stato trasmesso soprattutto dalle donne. Riguardo allo stadio di sviluppo del gruppo, si potrebbe notare che il genere fiabesco appartiene a uno stadio primitivo della civiltà umana, e che la sua creazione risale all'alba dei tempi. L'analogia che Freud fece tra gli stadi dello sviluppo dell'individuo e quelli dell'umanità può essere attinente al discorso sui parallelismi tra il gruppo e la funzione delle fiabe nel dar forma a pensieri non ancora accessibili alle discussioni coscienti del gruppo. Gli elementi arcaici presenti nelle fiabe – divorare/essere divorati, essere abbandonati e perdersi nella foresta – esprimono, come afferma Lafforgue (2005), le nostre angosce più riposte.
Nell'esaminare i messaggi rivelati attraverso l'associazione tra il racconto del sogno e la fiaba, si può notare che la voce espressa dalla narratrice del sogno potrebbe anche implicare altri significati oltre le tematiche tentazione/pericolo, dipendenza/indipendenza e solitudine/intimità. Per esempio, un possibile significato è attribuibile al sadismo orale rappresentato dalla strega e dalla sua casa stregata. Riconoscere la fiaba di Hansel e Gretel implica che la strega esiste davvero, che rappresenta un vero pericolo, ma anche che la storia, come avviene nel genere della fiaba tradizionale, ha sempre un lieto fine. Vista in questa luce, la voce che emerge dal racconto del sogno invita i membri del gruppo a proseguire nel viaggio eccitante e spaventoso in un regno sconosciuto, pieno di tentazioni e pericoli, in cui ci si perde ma ci si scopre anche più forti e propositivi, fino al compimento positivo del percorso. Per portare al lieto fine il loro viaggio condiviso, i membri del gruppo devono rappresentarsi, prima di tutto, i pericoli, così da assicurarsi di non subire danni lungo il cammino. Solo dopo aver messo a fuoco queste insidie, si può pervenire a regole vincolanti necessarie a favorire nel gruppo un senso di sicurezza (in merito ai segreti, alla fiducia reciproca, ecc.), e compiere il passo successivo. La fiaba suggerita dal racconto del sogno è emersa all'inizio del viaggio del gruppo, e può servire a tracciare il sentiero che i suoi membri percorreranno nelle fasi successive. Questo promuove le possibilità di crescita e di sviluppo di un sé più forte, in grado di fronteggiare meglio le sfide. Soprattutto, suggerisce l'idea che non sia poi tanto terribile potersi perdere di tanto in tanto.
Sommario
L'articolo tratta del ruolo delle fiabe in una terapia di gruppo, la sua modalità di elaborare dei processi psichici in relazione ai contenuti di un sogno. Esemplifica il modo in cui il dialogo interdisciplinare tra l'analisi di gruppo e la ricerca sul folklore fornisce alcune possibilità interpretative, che non sarebbero disponibili se non si avesse familiarità con il materiale collettivo presente nelle fiabe. L'esempio presentato nell'articolo parla della fiaba di Hansel e Gretel, e dimostra il modo in cui le fiabe sono in alcuni casi, così integrate con il bagaglio culturale condiviso, che è quasi impossibile trattare il racconto del sogno senza mettersi in relazione con i suoi contenuti. Lo scritto dimostra i modi in cui le fiabe e i sogni possono avere una complementarità o anche un dialogo reciproco, similmente al modo in cui differenti voci nel gruppo descrivono i conflitti e le dinamiche con cui il gruppo è impegnato nelle fasi che attraversa. Forse questo esempio può illuminare il modo in cui l'affinità tra i sogni e le fiabe possono influenzare il processo interpretativo.
Bibliografia
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Dr. Ravit Raufman PhD.
Psicologa clinica
Haifa University, Israel
e-mail ravitra@research.haifa.ac.il
Traduzione dall'inglese di Susanna Messeca
Vedi l'articolo di Friedman “Raccontare sogni come richiesta di contenimento ed elaborazione in una terapia di gruppo, Funzione Gamma , 1, 1999.
Questa fiaba ha diversi nomi nelle diverse versioni presenti in tutto il mondo. Nell'indice AT, appare sotto la classificazione AT 327. Cfr. Uther, Hans-Jörg (2004), The Types of International Folktales: A Classification and Bibliography Based on the System of Antti Aarne and Stith Thompson. FF Communications No. 284-86, Helsinki: Academia Scientiarum Fennica.
Freud, negli stadi iniziali della teoria psicoanalitica, riteneva che per interpretare i sogni fosse necessario riconoscere i simboli e i temi presenti nel folklore. Vedi Freud, S., Oppenheim, D.E. (1958), Dreams in Folklore , New York: International University Press. Nei decenni successivi molti altri studiosi hanno scritto sulle affinità esistenti tra le fiabe e i sogni, ed è impossibile elencarli tutti qui. Per approfondimenti, vedi Raufman (2003).
Nonostante qualcuno affermi che la fiaba, al contrario della leggenda, non ha un significato educativo ma ludico (vedi Luthi, M. (1982), The European Folktale: Form and Nature . Philadelphia: Institute for the Study of Human Issues), poiché riflette desideri privati, resta tuttavia un racconto che subisce i processi di socializzazione, revisione e censura volti ad adattarla alla comunità che la custodisce.
Essendo oggi disponibili raccolte di fiabe stampate, la loro qualità orale è divenuta meno rilevante. Tuttavia, si dovrebbe ricordare che questo genere, a differenza delle leggende e dei miti, esisteva di solito per lo più in forma orale. Mentre gli uomini erano più in relazione con la sfera pubblica, e quindi usavano raccontare storie di leggende, che hanno a che fare con situazioni pubbliche; le donne usavano raccontare storie più che altro in relazione con problemi familiari, come le fiabe. Inoltre, in tempi in cui le donne non sapevano leggere e scrivere, i loro racconti dovevano per forza limitarsi a storie di carattere orale. Queste sono alcune delle ragioni per cui le fiabe sono considerate un genere femminile, anche se nessuno può realmente dire se le abbia create un uomo o una donna.
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