| " un
paradosso accettato può avere un valore positivo"
D. W. Winnicott
Chi ha un sogno ?
In realtà tutti noi sogniamo, ma non siamo abituati a rispondere
a una simile domanda!
I sogni sono, come spesso si dice, "pazzi, misteriosi, imbarazzanti,
stupefacenti " , ma, soprattutto : sono personali.
Come si possono fare in pubblico domande sui sogni?
L' idea potrebbe sembrare come un' irrealistica immagine da "
Il discreto fascino della borghesia " di Buñuel, dove, aumentando
il già crescente senso di pazzia, arriva un personaggio che annuncia
- così, all' improvviso - che vuole condividere il suo sogno con
le Signore e Signori.
Quasi cento anni fa, Freud si è ricavato uno spazio scientifico,
avverso le resistenze della società contemporanea, con il dedicare
seria attenzione ai sogni, riconoscendoli come uno strumento altamente
prezioso dotato di valido significato psico-sociale.
Egli ha fatto sì che i sogni venissero accettati e utilizzati
ai fini dell' analisi nello spazio analitico del rapporto a due:
rappresentanti di - e provenienti da - distinte regioni dell'
inconscio, che parlano un dimenticato linguaggio che tutti noi
conosciamo.
Condividere i sogni nel processo analitico è diventato ben noto
come la "strada regale", cioè la strada maestra per l' accesso
all' inconscio" ; uno strumento formidabile e indispensabile per
scoprire e comprendere i processi del transfert e controtransfert,
e le possibili modalità di elaborarli.
Allora..chi ha un sogno ?
Nonostante sia insolita, questa è la domanda che viene fatta all'
inizio di ogni Matrice di Social Dreaming, determina l' aspettativa
della Matrice, rivolge l' invito affinché appaia il primo sogno,
e avvia lo scambio di associazioni sul sogno.
Se mi guardo intorno, nelle serate del mercoledì, a guardare visi
familiari e non familiari - nella stanza dove ci incontriamo una
volta al mese per il secondo anno ormai - vedo un set di persone
qualunque che si riuniscono per passare una serata con i loro
sogni.
Si tratta della prima Matrice di Social Dreaming in corso in Inghilterra,
un' esperienza unica per tutti noi.
Gordon Lawrence continua a citare la definizione :" una matrice
è un posto dove possono crescere delle "cose".
Per quanto riguarda il setting, la Matrice può essere considerata
in molti modi una formazione aperta : le persone possono venire-e-andar
via, ma più spesso vengono-e-vengono...
La cornice è basilare, anche in spazi non-clinici come questo,
poiché delinea la forma di un contenitore che si va creando.
Inizialmente tutti noi ci siamo confrontati con l' idea che il
gruppo di sognatori del "social dreaming" non può essere considerato
un gruppo nel senso tradizionale : i confini intorno ad esso non
sono definiti. Essi sono penetrabili nel senso dello spazio e
del tempo e - io credo che questo sia stata la cosa più difficile
da digerire - ad esso non si applicano le dinamiche di gruppo.
Il compito - di nuovo dicendo questo con parole di Lawrence -
è di essere disponibili per i sogni e per le associazioni ad essi
correlate e di liberarci dalle abitudini limitanti di trattarci
l' un l' altro - o ciascuno i sogni dell' altro - come rappresentazioni
di intimi mondi personali.
Cosa rende possibile tutto ciò ?
Mi ci son voluti quasi quindici anni per afferrare il significato
della visione di Lawrence e tradurla nel mio personale linguaggio.
Ora, mentre tento di concettualizzare i fenomeni che possono offrire
qualche analitico insight nei processi dinamici dell' esperienza
del Social Dreaming, sento il bisogno di ricondurre a unità alcune
idee, distanti sì ma fra loro collegate abbastanza strettamente.
John Byng-Hal, centrale e fra i più originali personaggi inglesi
nel campo della terapia di famiglia, mentre richiama i momenti
cruciali nella storia della terapia di famiglia, descrive (" Supervisione
nella Terapia di Famiglia" ) quanto rivoluzionario fosse stato
il comprendere che il " più fondamentale " transfert non era quello
verso il terapeuta ma verso gli altri membri della famiglia. Questo
liberava i terapeuti dalla necessità di prendere in esame i processi
individuali e consentiva loro di porre l' attenzione sulla famiglia
come unità e rivelare l' area vasta e affascinante delle dinamiche
di famiglia in tale senso.
Questo spostamento di attenzione ha " consentito di modificare
il modello del cambiamento" e ha creato un nuovo atteggiamento
che ha consentito ai partecipanti di dedicarsi ad altre esperienze
trasferenziali.
Io sono convinta che introducendo cambiamenti nel setting, de-costruendo
tradizionali confini e tecniche relazionali (componenti basilari
della rappresentazione del Sé , ruolo e identità nell' adulto
) accade qualcosa di altrettanto basilare nel Social Dreaming
: il transfert "più fondamentale" si stabilisce non fra individui
ma fra i membri della Matrice ed i SOGNI.
Questo modello modificato consente ai sognatori di partecipare
alla creazione di una rete associativa di immagini, idee e riflessioni,
ai quali ogni partecipante si riferisce : la trama contiene -
ed è parzialmente intessuta con - i pensieri, gli affetti e le
memorie individuali, ma essi, allo stesso tempo, appartengono
alla comunità dei sognatori. E' perciò corretto utilizzare parti-elementari
del sogno di altri e ognuno è grato di ogni nuovo elemento che
una prossima persona possa aggiungere al costrutto. Mentre il
"dominio privato" viene sempre rispettato profondamente, il "personale"
si apre ad essere fertilizzato da nuovi significati.
D' altronde, non esistono interpretazioni nel senso consueto :
il significato si va tessendo di immagini del sogno, pitture che
parlano, musiche, ritmi associati, frammenti di sensazioni piacevoli,
riferimenti intellettuali, collegamenti con eventi di ogni giorno;
un "dramma" socio-economico ed umano; un " miscuglio armonioso
" - per usare un termine espressivo di Balint - di processi primari
e secondari oggetto di riflessione in questo spazio intermedio.
Poiché in questa atmosfera non è necessario vigilare i confini
dell' Io, ogni condivisione del tempo diventa possibile e i partecipanti
sperimentano un alto livello di intimità. L' atmosfera diventa
talvolta carica, ardente, tesa, poi meditativa, e, ancora, riflessiva.
I convenuti sono parte di questi processi: talvolta essi saranno
"guide" che aiutano i sogni a rimanere focalizzati nella considerazione
dei partecipanti, altre volte saranno partecipanti osservatori,
e nel momento successivo saranno giocatori essi stessi.
Come risultato di tali cambiamenti in questa comunità di sognatori,
si è venuto a creare un nuovo contenente transizionale.
Nonostante tutto ciò possa suonare come una sensazionale descrizione
della scoperta di un mondo mai visto, l' esperienza in sé è totalmente
familiare : ci riporta tutti indietro ad un luogo dimenticato
da tempo, ma inconsciamente mai abbandonato, la zona psicodinamica
dove il giocare è possibile.
Nel suo " Gioco e realtà " Winnicott ( 1971 ) scrive :
" questa area intermedia dell' esperienza, non messa in discussione
rispetto al fatto che appartenga alla realtà interna o esterna
(condivisa), costituisce la maggior parte dell' esperienza dell'
infante, e viene conservata per tutta la vita in quell' intenso
esperire
che appartiene all' arte, alla religione, alla vita immaginativa
e al
lavoro scientifico di tipo creativo".
Egli postula l' esistenza di uno spazio transizionale dove avvengono
fenomeni transizionali e dove vengono creati oggetti transizionali.
Nella Matrice del Social Dreaming i sogni acquistano tale natura
'transizionale', essi diventano gli oggetti mentali che portano
i membri della Matrice ad esperire la " diretta continuità con
l' area del gioco del bambino piccolo che ' si perde ' nel gioco
".
Questa è esattamente la magìa delle nostre notti del mercoledì
: "perderci" nel Social Dreaming.
Mentre si guarda stupiti a come i sogni si collegano, si uniscono,
seguono trame e linee di sviluppo somiglianti, contengono immagini
simili, simili sensazioni o ritmi, sorge spesso la domanda : da
dove vengono i nostri sogni? siamo noi che li assembliamo dall'
interno o sono essi che si avvicinano dall' esterno? stanno essi
aspettando un sognatore che li sogni?
" Dell' oggetto transizionale si può dire che è una questione
di accordo fra noi e il bambino, che mai gli porremo la domanda
'sei tu che lo hai immaginato o ti è stato offerto dall' esterno?
' La cosa importante è che su questo punto non ci si attende una
decisione " continua Winnicott.
E' questo un suggerimento che si riflette anche sul Social Dreaming
: non si può fare una tale domanda senza correre il pericolo di
invadere lo spazio potenziale. Potrebbe privare il sognatore di
un senso di creatività e dell' esperienza di essere in contatto
con le creazioni proprie e degli altri .
I processi del Social Dreaming non riguardano solo i sognatori
: i sogni stessi sono sottoposti a cambiamenti dinamici
L' esperienza di lavoro con i sogni " a due " nello spazio analitico
ci dice che gli elementi verbali sono piuttosto rari e meritano
sempre una particolare attenzione. Nel Social Dreaming , inaspettatamente,
i sogni cominciano a parlare. Sequenze verbali più corte e più
lunghe, perfino dialoghi elaborati, si alternano con elementi
sensoriali piacevoli, arcaici.
Questo straordinario fenomeno sembra determinare, di riflesso,
trasformazioni nella natura dei sogni : i processi primari sembrano
consentire maggiore rilevanza ai processi secondari, con il risultato
di un mix più equilibrato di elementi visivi e verbali.
Forse questo significa che la tecnica usata nel Social Dreaming
modifica la dinamica del lavoro sul sogno ?
Se viene posta meno enfasi sugli aspetti privati dei sogni, e
la carica istintuale affettiva non viene interpretata, forse i
sogni diventano più chiari e diretti? E' forse necessaria minore
repressione e reticenza quando l' area principale dell' esplorazione
sono la nostra relazione e le nostre reazioni al mondo in cui
viviamo ? Forse si riduce il gap fra il contenuto manifesto e
quello latente dei sogni, oppure quanto noi osserviamo è semplicemente
il risultato del fatto che lavoriamo prevalentemente con il contenuto
sociale, e perciò si consente ai sogni di avvicinarsi al conscio
attraverso le esperienze formative intrinseche al Social Dreaming
?
La Matrice fornisce un luogo dove ".possono crescere delle cose.",
ma anche il luogo dove la natura dei sogni ( le caratteristiche
del sogno ) possono essere esplorate ulteriormente come una funzione
dei cambiamenti esterni-interni. L' osservazione di come i sogni
si comportano nei periodi di traumatizzazione e crisi sociale
- nello scorso settembre la nostra Matrice è entrata nel suo secondo
anno - ha aperto un campo di ricerca particolarmente affascinante.
I sogni sembrano essere capaci di far seguire alla Matrice un
corso accelerato sulla teoria ed elaborazione del trauma.
Inizialmente, subito dopo il trauma, c' è un grave silenzio :
i sogni rifiutano di apparire . Dopo un po', terrificanti contenuti
di sogno passano attraverso lo spazio condiviso del sogno; oggetti
bizzarri, creature e piante complesse, assurde immagini di corpi,
elementi non raccordati in cui dominano funzioni e colori sbagliati.
Come se il trauma avesse fatto esplodere le immagini del sogno
e i singoli frammenti si fossero uniti secondo combinazioni sbagliate.
Perfino caratteristiche sensoriali decomposte, l' odorato, la
vista , la voce, il tatto o il ritmo delle cose non hanno il giusto
funzionamento.
Questo frammentarsi di differenziazione e rappresentazione riflettono
un cedimento dell' orientamento nello spazio e nel tempo ed una
confusione caotica fra esterno e interno. I sogni portano una
testimonianza di come il trauma scinde l' Io.
Ferenczi introduce l' idea di Stadi nello Sviluppo del Senso di
Realtà (Ferenczi, 1913) conducendoci attraverso le fasi del "
declino della sensazione di onnipotenza ". Ferenczi, come Winnicott,
crede (per citare ancora 'Gioco e realtà '), "che non arriva mai
a completamento il compito di accettazione della realtà, che nessun
essere umano è libero dalla fatica di porre in relazione la realtà
interna e quella esterna, e che il sollievo da questa fatica viene
fornito da un' area di esperienza intermedia ( Cf. Riviere, 1936
) che non viene messa in discussione ( arte, religione, ecc. )".
Il luogo nel quale noi viviamo, nel Social Dreaming, è quest'
area intermedia, e ciò che noi esploriamo è la capacità del sogno
di funzionare come un collegamento comunicazionale fra la realtà
esterna e la realtà psichica. Il recuperare territori più vasti
-o infiniti - dall' "ignoto" ci prepara all' azione in un mondo
che sembra uscire sempre più dal nostro controllo.
Volgersi alla "comunità dei sognatori" per dare un senso ai nostri
sogni ha dimostrato, in tutti questi anni, di essere un complesso
ed elettrizzante esercizio, con il fine di mantenerci "più forti",
più adeguati a capire il nostro mondo, esterno ed interno.L' esame
dei cambiamenti dell' ambiente e della società, fatto attraverso
il prisma dei nostri sogni, ci consente di essere in contatto
con impulsi e desideri collegati del conscio e dell' inconscio,
rendendoci capaci, così, di diventare più consapevoli dei cambiamenti
che si verificano nel mondo psichico.
Il Social Dreaming ci apre, così, non solo la " via regale", la
via maestra all' inconscio, ma anche una via molto "democratica"
a un miglior senso della realtà e una relazione più creativa con
la nostra vita.
|