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"There is no such
thing as a single human being, pure and simple, unmixed with other
human beings ... That self ... is a composite structure ... formed
out of countless never ending influences and exchanges between
ourselves and others ... we are members one of another"
(Riviere, 1927).
1 Sulla reciprocità
Com'è noto l'amore e i valori emozionali che costituiscono l'amore
non sono attribuibili solo al proprio sé e agli oggetti esterni,
ma anche agli oggetti interni che possiamo amare quanto gli oggetti
del mondo esterno, o simultaneamente amarli ed odiarli nello stesso
modo ambivalente. Questo continuo rapporto tra oggetti interni
ed esterni, tra realtà interna ed esternalizzazione deve essere
considerata una caratteristica degli esseri umani. Possiamo dire
che gli individui tendono ad usarsi 'reciprocamente'. Siamo cioè
indotti a giocare parti nei drammi interni degli altri o entrare
nel teatro interno degli altri, nel senso che ogni individuo cerca
di 'attualizzare' nel legame di coppia la relazione fantasmatica
di cui è portatore, così com'è sorprendente come nella scelta
del partner vengano colte, sin dall'inizio, le caratteristiche
dell'altro che si adattano al proprio gioco interiore .
Ci riferiamo a ciò che può essere chiamato un 'incastro inconscio',
nel senso usato da Dicks (1967) che parlava di 'mondi interni
condivisi' che non possono essere considerati come la semplice
somma delle caratteristiche individuali dei due partner e che
dovrebbero essere piuttosto teorizzate più in termini di complementarità
inconscia o in quelli di collusione (Zavattini 1988, 2001; Norsa,
Zavattini 1997).
2. Differenza , similarità e stato della mente di coppia
In questa prospettiva le relazioni di coppia possono, essere comprese
come il modello operativo interno di coppia di cui ogni membro
è portatore e ciò che segnala 'lo schema inconscio' che orienta
le aspettative 'sull'essere insieme' su cui una rilevante porzione
della vita di coppia fa assegnamento. Si potrebbe dire che vi
é un internalizzato 'Senso del Noi' .
Se la relazione è stabile un 'terzo elemento' si può creare da
queste rappresentazioni. Facciamo riferimento alla relazione di
per sé ed alle aspettative reciproche che essa implica (Britton
1989; Ruszczynski 1997; Morgan 2001). Possiamo inoltre immaginare
un triangolo coniugale come quello creato da ognuno dei due partner
e dalla loro relazione come un terzo elemento. In questo senso
la relazione ha la propria identità accanto a quella dei suoi
membri e ciò potrebbe, o non potrebbe, interferire con i personali
bisogni ed interessi dei due partner. In quest'ottica un funzionamento
sano nelle coppie dipende dalla capacità di potere raccontare,
pensare e parlare della relazione come di un'entità di per sé,
separata da quella dei due individui che la costituiscono.
Se c'è un fallimento nel processo di sintonizzazione affettiva
e del contenimento del partner, la disorganizzazione nel sé disorganizza
la relazione affettiva, creando un bisogno costante di eccessiva
identificazione proiettiva, ossia l'esternalizzazione nella relazione
del sé alieno e non metabolizzato. Inoltre la separatezza e l'indipendenza
dell'oggetto sono negate così come la dipendenza dalla relazione
medesima: il passaggio alla terza posizione può essere difficile
(Fisher 1999). Il costo sul piano mentale è la limitazione della
conoscenza degli stati affettivi interni e la riduzione della
rappresentazione di tutte le esperienze di relazione a una forma
pragmatica e fattuale. Ciò può danneggiare la capacità di differire
le richieste della realtà fisica immediata e quella di prendere
in considerazione altri punti di vista alternativi.
3. Un sogno per due
Su queste premesse, qui velocemente delineate, cercheremo di esplorare
il sogno nella psicoterapia psicoanalitica di coppia lungo due
direttrici di senso possibili. In una direzione faremo riferimento
al sogno come la possibilità di usare una sorta di comunicazione
e narrazione insatura sulla relazione. 'Dire' un sogno all'interno
del setting creato dall'atteggiamento e contenimento psicoanalitico
del terapeuta di coppia può essere considerato come una chance
per 'illustrare' le caratteristiche dello scenario degli oggetti
del mondo interno ed offrire al terapeuta un modo per comprendere
in quale parte si è inserito il partner.
Nella seconda direzione il sogno può, essere considerato come
rappresentativo di un significato e di uno stato mentale condiviso
'in statu nascendi' che si va strutturando e con la possibilità
di essere trasformato sia dal lavoro dell'interpretazione, sia
dalla matrice di significati che scaturiscono dalle associazioni
dei due partner. A differenza del setting dell'analisi individuale,
ciò avviene tuttavia 'in presenza' dell'altro e nell'ambito di
un processo trasformativo di coppia, rappresentando non solo una
comunicazione su di 'sé', ma anche su di 'noi' e su di 'noi in
quel particolare momento' della relazione e del processo terapeutico.
E' rispetto a queste due considerazioni che proponiamo il sogno
come 'alludente' sia al sé (ed alla propria storia) e all'altro
'interno', sia alla relazione attuale e alla sua organizzazione
intersoggettiva (conscia ed inconscia) del momento.
E' il secondo anno di analisi; la Sig.ra A porta un sogno (non
ce ne erano mai stati prima) violento - dice - come una botta
in testa: "Mia madre era come la madre di X (un personaggio di
un romanzo) che passava da un'amante all'altro mentre il figlio
tirava avanti la famiglia. Lei passava in treno per Roma e non
si fermava a salutarmi".
Background del sogno: i Signori A hanno litigato per mesi amaramente,
violentemente, sulla collocazione di un prezioso dipinto, che
pure hanno acquistato insieme. Nella mente dell'analista, che
si sente intasato dai tanti problemi portati dai due coniugi,
emerge in fine l'immagine, che ripropone in termini adeguati,
di uno spazio comune 'intasato' da un oggetto idealizzato e persecutorio.
Vi è anche da specificare che la madre della Sig.ra A è morta
e la sua perdita è stata molto sentita dalla figlia.
Il Sig. A osserva che lui si identifica e capisce bene la posizione
della madre, dice che la madre, di solito figura del dovere, qui
invece fa una fuga dal dovere e aggiunge: "Io non riuscirei a
partire, ma vorrei". La Sig.ra A ci rimane male, lei si identifica
invece con la rabbia e il peso del ragazzo serio che si occupa
di far campare la famiglia.
La Sig.ra A è una donna vivace, collerica, attiva, ribelle in
famiglia e sempre insoddisfatta, mentre invece il marito è lento,
incerto, di raffinata cultura, specialista in resistenza passiva.
E' anche molto generoso con gli altri, evasivo rispetto all'emotività
propria e a quella del rapporto, appiccicato alla famiglia d'origine.
All'interno della loro relazione di coppia emerge che lei spinge
mentre lui si fa portare, tuttavia in modo latente e segreto anche
lei si appoggia molto a lui e lui la appoggia e la contiene.
Nella seduta successiva la Sig.ra A porta un secondo sogno. Nel
sogno, dice: "Portavo mia madre sulle spalle ed era pesantissima".
Vi è da dire che la Sig.ra A arriva in seduta sempre molto 'caricata'
di rabbia, di cose da fare, di cose che vuole spingere il marito
a fare, insomma, di pesi. Dice tuttavia ora, con uno sprazzo di
sincerità, di sentire di meno il peso quando va d'accordo con
il marito.
Il Sig. A osserva nelle associazioni che si era sentito più sveglio,
attivo, energico ed aggiunge una serie di pensieri del mattino
sul valore del legame di lei per lui. Dice, con apprezzamento:
" Se lei mi sopporta ancora dopo tanti anni !". Poco dopo fa riferimento
a dei suoi inediti ricordi d'infanzia che hanno a che fare con
un senso di oppressione familiare e ribellione repressa.
4. Considerazioni finali
Vogliamo qui sottolineare che questi sogni hanno rappresentato
un crocevia e una svolta nel processo terapeutico: la Sig.ra A
comincia ad entrare in contatto col contributo che la sua rabbia
dà al sentimento di perdita che prova per la madre e nella relazione
col marito (la mia violenza li uccide, diventano 'pesi morti'.
Quando invece vado d'accordo con lui ne sento di meno il peso),
mentre il Sig. A col suo esplicito atto di ribellione, identificandosi
con la madre del sogno, dà voce ai propri desideri, in cui trova
spazio anche il prezioso desiderio della moglie e per la moglie
ed insieme dà voce all'oppressione della colpa che sottende il
suo idealizzato senso del dovere. In questo modo il Sig. A si
avvicina a contattare a sua volta il danno che il suo "farsi portare"
procura al rapporto di coppia, ma è "alleggerito" dall'essere
l'unico colpevole .
In altri termini potere "dire" il sogno nel campo condiviso costituito
dal setting di coppia ha rappresentato non soltanto la possibilità
di potere trasformare verso alfa un aspetto angoscioso ciecamente
violento relativo al mondo interno della Sig.ra A, ma anche la
possibilità di dare corpo e possibilità trasformativa alle ragioni
sottese all'incastro inconscio cui abbiamo fatto riferimento nella
prima parte di questo saggio.
Si apre cioè uno spazio relazionale più ampio dove c'è maggiore
circolazione affettiva: la Sig.ra A riconoscendo la propria rabbiosità,
si accosta alla possibilità di elaborare depressivamente il tema
della colpa, evitando di 'appoggiarla' tutta sulle spalle di lui.
Il Sig. A, a sua volta, può prendere familiarità (= in famiglia,
con la madre del sogno) con la propria impulsività e ha una sorta
di sollievo tramite la condivisione del senso di colpa che diventa
più tollerabile. Alludiamo a quel "lei mi sopporta ..." che rimanda
ancora a tema 'del portare'.
Infine, possiamo dire, avviene una sorta di districamento dei
nodi relativi al mantenimento da un lato di una 'collusione' sottesa
all'incastro inconscio e all'uso del partner e della relazione
come un deposito di parti scisse e negate di sé. Tuttavia ciò
che ci interessa sottolineare ai fini del nostro discorso, è che
emerge una maggiore capacità trasformativa sul piano dell'elaborazione
del pensiero, una possibilità di accostare la 'terza posizione'
(Lupinacci 1998; Lupinacci, Zavattini 2001; Zavattini 2001; 2002).
La sequenza stessa dei sogni, nel suo emergere, ne era già una
espressione. Va infine aggiunto che la qualità della relazione,
l'intimità ed il 'Senso del noi' sono andati lentamente virando
dopo questa sequenza di sogni.
Qual'è dunque il senso e la funzione del sogno nel lavoro con
le coppie? Non sempre il sogno compare con questa pregnanza evolutiva.
Tuttavia la situazione analitica è stata certamente il contenitore
dei fatti psichici da cui gli elementi del sogno sono stati tratti
e che li ha nuovamente raccolti e risignificati. In questo senso
c'è una condensazione, nelle immagini del sogno, di elementi comuni
e incrociati. Dobbiamo allora intenderli come elementi preconsci
già parzialmente elaborati che hanno trovato nella Sig.ra A. l'elemento
attivo fra i due, il luogo di raccolta e rappresentazione e il
desiderio di comunicarli?
E' anche da considerare l'effetto di "presa visione" dell'altro
e di se stesso nelle immagini e nella narrazione onirica. In questo
senso certamente la sequenza dei sogni ha funzionato da organizzatore
per lo sviluppo della coppia, ed è stato anche il prodotto del
lavoro della coppia, con le associazioni incrociate e con la mente
dell'analista in funzione di raccordo e maieutica, forse immaginando
e sognando un unico sogno per due.
Ma allora non dovremmo parlare di un sogno per tre?
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