| Il documento
sarà presentato in tre sezioni. Nella parte 1 verrà formulata
un'ipotesi di lavoro sulla transizione. Nella parte 2 verrà presentato
il materiale illustrativo per l'analisi e nella parte 3 verrà
discussa la funzione sociale del sogno nel processo di trasformazione.
Parte 1 : L'ipotesi di lavoro
In tempi di migrazione sociale, specialmente se la si vive come
imperativo migratorio, si sviluppa una preoccupazione riguardo
all'identità. Si vive una sensazione di sfiducia e non-coesione
(Hopper, 1996). La trasformazione è caratterizzata da una sensazione
sociale di allontanamento, di isolamento e di sentirsi spettatori
(come se il sociale fosse un oggetto). Ciò evidenzia una dinamica
"a costellazione", nella quale i membri divengono consapevoli
delle loro interrelazioni e della loro affiliazione all'interno
di strutture organizzazionali ed istituzionali. Vi è anche una
preponderante attenzione da parte dell'istituzione a controllarne
il processo e la struttura, che si manifesta con una "strategia/sogno".
Si ritiene che la dinamica "a costellazione" si manifesti in modo
distinguibile sia nell'organizzazione sia nell'istituzione e che
ciò sia utile a differenziarle.
Questo scritto è una trattazione personalizzata e sognante. Il
mio punto di vista deriva dal fatto che parlo da una posizione
di "osservatore esterno". Devo solo fare un richiamo a proposito
del riferimento al "Terzo Mondo" e a quel che potrebbe rappresentare.
Ho presunto che tutti siamo molto attenti al significato psicologico
dell'essere osservatori ed osservati. E' questa qualità visiva
sia del sogno che del pensiero ad aver reso possibile la stesura
di questo documento.
Negli studi umanistici ci adoperiamo per offrire dati accessibili,
e lavorare ad una schema che consenta partecipazione ed analisi.
Presenterò una fase temporale distinta, con un relativa percorso
di mutamento "mappabile", associata alla specifica transizione
sociale ed al processo di ricollocamento organizzativo. Spero
di poter fornire qualche idea radicale, e contemporaneamente cercherò
di attenermi al senso di insieme, benché io sia tristemente conscio
dell'isolamento sociale e personale.
Come ben sapete, il Sud Africa ha vissuto una transizione fenomenale.
Presento un documento che si sviluppa a più livelli, nel quale
prendo la transizione come punto di partenza e cerco di formulare
un punto di vista sul significato e sulle dinamiche dei "sogni"
gestionali e organizzazionali e dei sogni sociali come meccanismo
di re-integrazione. Durante la transizione sociale, i processi
inconsci contribuiscono alla difficoltà di formulare uno schema
di comprensione. Si evidenziano le esperienze estetiche centrali,
in positivo e in negativo (borderline) (Bollas, 1987, pag 17),
la funzione trasformativa, il ruolo del lavoro del sogno e della
creazione del mito, proponendo il sogno collettivo come elemento
essenziale durante la transizione e la trasformazione. La transizione
sociale è sempre un'esperienza di partenza e di arrivo, che sviluppa
la nostra comprensione e la nostra capacità di vedere l'insieme.
I miti e i drammi sono di aiuto nel precario tentativo di ritenere
l'insieme un'entità. Non si tratta soltanto di una sfida al nostro
pensiero, alle nostre opinioni, ma una sfida al pensare in quanto
tale.
Questo documento cerca di analizzare la vita inconscia dell'organizzazione
(Lawrence 2000, pag 10) e di trovare un percorso che possa orientare
il senso dell'incoerenza, le "produzioni" degli assunti di base,
'le densità' del processo di pensiero, le forme di pensiero ed
i prodotti del pensiero (Lawrence, 2000). Lo stato migratorio
della società lascia il processo inconscio disatteso ma vulnerabile
alle paure evocate dai diversi 'assunti di base' (Lawrence, Bain
& Gould, 1996; Hopper, 1997; Turquet, 1975). Queste recenti
pubblicazioni sugli assunti di base hanno ampliato ed intensificato
la nostra consapevolezza delle esperienze contraddittorie e caotiche
relative alle costellazioni delle organizzazioni e delle istituzioni.
Non devo che richiamare l'attenzione sull'intensità dei sentimenti
evocati dall'Apartheid e da quel regime, con le sue funzioni istituzionalizzate
di segregazione, scissione e identificazione proiettiva, che portano,
a livello colossale, all'isolamento sociale ed al minaccioso senso
di disastro, che ha smosso la consapevolezza sociale ben oltre
le frontiere di un unico paese.
L'era post-apartheid, che ha implicato una mentalità, un modo
di sentire e un movimento di opinione (Little, 1993, pag 316),
è stata segnata da mutamenti colossali. L'elasticità della società
è messa alla prova fino ai limiti, dando a molte persone una sensazione
di incertezza e paura del collasso.
Il mutamento colossale è costituito dalla sfida (attacco) all'ordine
sociale esistente; esso evoca sentimenti di disperazione e collasso,
di allontanamento sociale da un insieme, a volte vissuto anche
come un non-insieme (entità). Ciò conduce alla paura di divenire
un "emarginato sociale".
Elaborazione
"vorrei paragonare il colossale mutamento sociale alla paura che
si associa
alle faglie degli strati geologici (faglie di Sant'Andrea). La
consapevolezza della collisione e delle forze colossali all'interno
della
crosta terrestre e la sensazione di catastrofe incombente (collasso
della
struttura) sono schiaccianti e portano al rifiuto. Persistere
in
contemplazione della transizione presuppone un pensiero razionale.
Senza
l'analisi, tale consapevolezza favorisce certe prospettive (miti
e fantasie
eccitanti), introduce idee di frontiera e porta alla paralisi
degli intenti
(stagnazione). Questi stati possono evolversi in modo ciclico
e perdurare
per anni".
Faccio una distinzione tra livelli organizzazionali ed istituzionali
dell'organizzazione e delle matrici di comunicazione. I primi
si riferiscono alla politica in senso ampio, rappresentata e determinata
dalla struttura ed alla collocazione all'interno del "panorama
sociale". I secondi si riferiscono all'entità funzionale di, per
esempio, una unità di formazione. Le dinamiche dell'istituzione
(ad esempio, un dipartimento di formazione) rifletteranno l'insieme,
ma riveleranno anche la risposta unica e la reazione all'insieme.
Benché vi sia il rispecchiamento dell'insieme nella sua interezza,
l'immediatezza delle "emotività" e dell' "informazione" attiva
le dinamiche familiari. Un'altra distinzione riguarda la differenza
tra i modelli di comunicazione e i discorsi. Ritengo utile formulare
"unità di analisi" separate, distinguendo tra costellazione e
dinamiche del grande gruppo organizzazionale (facendo riferimento
agli imperativi politici) e le strutture dei gruppi familiari
parentali dell'istituzione.
Guardiamo al traumatico disastro ed agli strascichi dell'11 settembre
2001. Attestandoci a quanto detto, sarà comprensibile sostenere
che non è stata solo la drammatica portata dell' orrore e del
terrore ad affascinare il mondo, ma anche la consapevolezza che
si è trattato di un attacco all'insieme della società (organizzazione),
nonché all'istituzione come intima unità. La portata è stata talmente
colossale che la paura del collasso e dell'isolamento sociale
ha generato l'immensa risposta emozionale ed il contrattacco.
E' stato quasi impossibile contenere l'immaginazione visiva del
collasso e pensare a come l'entità dell'insieme sia stata danneggiata.
Diviene dunque talmente critico "sostenere" la visione dell'insieme
che non si possono tollerare esperienze di ordine contrario.
Tesi
C'è uno sviluppo psicologico critico nella transizione da coppia
a triade. Non solo esso si rapporta al significato psicologico
della situazione edipica, ma conduce anche alla formazione della
"coppia a parte": l'unità oltre il sé. Fatto che demarca anche
l'importante epoca dell'attività di creazione dei miti e della
fantasia e potenzialmente della capacità di pensare insieme e
sognare a parte (pensieri in fantasia)
Elaborazione
Propongo la dinamica dell' "entità" con riferimento alla crescente
consapevolezza dell'unità separata dal sé. Si presuppone che lo
sviluppo individuale non soltanto necessita del superamento della
struttura edipica, dell'esperienza dell'estraneo e dell 'outsider',
ma necessita anche di considerare la coppia come entità separata,
per formare il nucleo dell'esperienza sociale dell' "insieme"
(Nitsun, 1994). Seguendo questo ragionamento ,"Istituzione" potrebbe
allora anche sostituire "Entità. L'istituzione diventa lo schermo
proiettivo: esso viene percepito come modello duraturo di relazione
con un certo modo di sentire, e con una struttura di confine e
evolutiva.
Seguendo questo ragionamento, riterrei che il senso di insieme
ci sia prima di essere vissuto. Ciò è conseguente allo studio
sul pensiero condotto da Bion ed elaborato poi da Lawrence (Lawrence,
1985, 1991, 2000). Ritengo anche che alcuni studi recenti sugli
assunti di base (Hopper, 1997), sul processo psicotico nell'organizzazione
(Lawrence, 1979), sull'anti-gruppo (Nitsun, 1996) e sul collasso
dei confini (Parker, 1996) potrebbero essere conseguenti alla
perdita del senso di insieme.
Prendiamo atto del contributo fornitoci dall'approccio del Tavistock
(Lawrence, 1982, 1979 - Symington, 1986 - Obholzer & Roberts,
1994) e dalle conferenze di lavoro, per comprendere e descrivere
l'inconscio in atto nell'organizzazione.
Rivolgo ora la mia attenzione all'istituzione. Quant'è critica
la dimensione culturale? Un modo di scoprirlo sta nel mettere
alla prova queste tesi, in questo forum, e di invitarvi, come
"interpreti partecipanti", a seguire le varie risonanze.
Parte 2: L'istituzione nella cultura del mutamento
Nell'esame dell'istituzione in transizione, l'osservatore analitico
del gruppo dovrebbe essere consapevole della matrice di comunicazione
e dei livelli di comunicazione (Foulkes, 1964 - Pines & Hutchinson,
1993). Ci dovrebbe essere una consapevolezza delle qualità autistiche
(Foulkes, 1964) nel processo di comunicazione. Inoltre, il senso
generale di sovvertimento dell'ordine e del flusso del pensiero
in gruppo (Lawrence, 2000, pag 2) indicherebbe che l'istituzione
non può mantenere il senso di coerenza e che manca di insita capacità
di contenimento. Ciò ha portato allo sviluppo di una certa produzione
letteraria (Lawrence, 2000, pag 7), un modo inibito e limitato
di pensiero formulato in attesa di un "pensiero utopistico correttivo"
(Pines, 1998). Ci dovrebbe essere tutto uno schieramento di strategie
di ricollocamento a disposizione, ma un'attuazione acritica non
farebbe che portare al mantenimento di un presidio missionario
in un contesto coloniale. Significativo sarebbe il rifuggire dai
problemi di confine, troppo dolorosi da orientare (contenuto morale
e politico). Vi potrebbe essere consapevolezza della persistente
paura di essere sopravvissuti e della tormentosa paura di non
poter rivivere. I membri potrebbero condividere il disagio di
non essere capaci di formare legami, oppure la riluttanza a costruire
rapporti di co-costituzione. Si accrescerà il senso negativo del
gruppo, e vi sarà ridotta tolleraanza delle diversità. L'isolamento
e l'allontanamento sociale diverranno una contro-componente. La
paura di essere danneggiati all'interno dell'istituzione-entità
riecheggerà anche nella paura di danneggiare l'entità (paure catastrofiche),
con il conseguente senso di disperazione ed incoerenza. Questi
sentimenti si potrebbero manifestare con l'idealizzazione di altre
istituzioni (evocando attività di creazione degli assunti di base
e l'istituzione di "strategia-sogno") e l'inevitabile denigrazione
del valore della " membership".
Immagino che molte delle dinamiche e delle idee dell'anti-gruppo
si ritrovino in questo quadro di istituzione in dissesto. Devo
sottolineare che il senso del collasso dell'unità porta ad una
valenza sociale del pensiero (per accogliere le paure psicotiche
della perdita dell'unità) e che, esaminando l'istituzione, tali
pensieri si potrebbero anche intercettare, ma bisogna essere sempre
consapevoli del fatto che questi gruppi di pensiero trasmetteranno
anche all'osservatore esterno paure simili, con i sentimenti contro-transferali
che ne conseguono. Principalmente, ciò porta alla riaffermazione
dell'azione invece che dell'analisi.
La paura/terrore dell'insieme collassato creano il"breakdown"
del pensare, portando il pensiero stesso all'ossessione, all'interazione
non reattiva (incapacità di sostenere gli opposti (posizione depressiva)
ed arrivando a posizioni schizoidi e paranoidi), rafforzando così
la visione di quell' "establishment" che crea contenuti ed azioni
sostitutivi del pensiero. Bion, riferendosi alla coppia pensante,
dovrebbe anche aver indicato come "pensare insieme" implichi un'unità
e che il pensiero porterebbe a quella consapevolezza che, andando
oltre la capacità dell'individuo di rapportarsi con il contesto
sociale allargato e di entrare in contatto con le esperienze sociali,
siamo obbligati a condividere e a rendere accessibile.
Spero che questa descrizione vi trasmetta il senso di un'atmosfera
da membri di una tale istituzione, in un'esistenza di vita con
la paura del collasso e con il dover perdurare nell'isolamento
o nella protezione limitata che i sottogruppi offrono come difesa.
Ciò mi ricorda il vuoto "senza sogni" del pensiero non collaborativo,
i pensieri tormentosi con qualità ossessionanti, cui dar tuttavia
voce con la contrapposizione del pensiero ideologico ("non pensiero")
e le reiterazioni. Vengono in mente alcuni studi di Munch. In
tali istituzioni vigono le regole ed il rituale delle relazioni
e dello scambio culturale.
Parte 3: Il sogno diventa realtà?
Questa conferenza dimostra il significato del sogno sociale. Voglio
ora sostenere che i sogni sono il vettore centrale nella nostra
eredità migratoria e di transizione. I sogni e i miti comportano
la paura del collasso e dell'isolamento ed il timore di dover
trovare un nuovo modo di comprensione dell'insieme e di come il
sé si mette in relazione all'interno di quell'insieme (inteso
come identità). Essi determinano l'interpretazione e conducono
alla trasformazione (Lawrence, 1997, pag 274). La trasformazione
va intesa come scoperta della capacità di costruire un senso dell'insieme,
di tale portata che la visione frazionata dell'entità dell'istituzione
può essere plasmata in una qualche forma di entità continua.
Come già detto, questo si presenterebbe come "corporate dream".
Nella vita odierna è quasi impensabile che vi possa essere un'organizzazione
priva di un "sogno condiviso". Questi sogni traggono origine da
una paura di tipo "copernicano", rappresentata dal collasso della
costellazione. Essa si manifesta in diverse forme (missioni, visioni,
strategie), ma essenzialmente ci da un'indicazione di come sia
regolato il rapporto tra l'organizzazione e l'istituzione, un'indicazione
dei problemi relativi alla migrazione ed alcune indicazioni sull'intensità
e la portata delle paure implicite. Vorrei anche sostenere che
molte delle organizzazioni che reggono alla transizione hanno
sviluppato strutture che consentono il pensiero fractional (Lawrence,
2000) in riferimento al pensiero refracted.
Sono disponibili molti esempi di transizione sociale, specialmente
nel regno dei miti e delle storie. Si può pensare alla cacciata
dal Giardino dell'Eden, alla costruzione della Torre di Babele,
all'Arca, al viaggio verso la Terra Promessa, per citarne alcuni.
Attestandoci al precedente ragionamento, è chiaro come essi siano
sempre associati alla paura del sopravveniente collasso dell'unità
o dell'insieme quali risultano evidenti o rappresentati al momento,
e dei quali non è ancora stata stabilita la nuova forma. La cacciata
dall'Eden indica il tema di vita della transizione e della necessità
di trasformazione.
Il successivo punto critico è il vettore ("contenitore dei sogni",
Lawrence, 1991, pag 281) che consente la transizione e che può
anche essere di aiuto alla trasformazione. Anche qui si dovrebbero
citare molti esempi storici. Le barche funerarie cerimoniali utilizzate
per portare i Faraoni ne sono un esempio. L'Arca dell'Alleanza
ne è un altro. Queste barche contenevano gli elementi della trasformazione.
Esse rappresentavano un certo ordine, ma anche la nozione del
contenimento che rende possibile la trasformazione. Si può ben
immaginare come, per il comune cittadino, la piramide o il tempio
fossero quell'espressione di trasformazione e di transizione che
si sarebbe alleata con le sue paure.
Il contributo dell'elaborazione del sogno - Attività mentale di
gruppo
Ci si potrebbe domandare quale è la funzione del lavoro del sogno
(dreamwork). Prendendo spunto da uno studio all'avanguardia di
Lawrence, vorrei sostenere che il pensiero fractional consente
di condividere le dinamiche sociali ed individuali allo stesso
livello, cioè partendo dalla consapevolezza e dalla reverie a
proposito di figure costellazionali, in una comprensione orbitale
dell'insieme allargato (multi-verse). Il lavoro del sogno (dreamwork)
fornisce sia il metodo che la struttura di estensione delle "unità
di analisi" e della loro trasformazione in attività di gruppo
condivise, il che, per inciso, si contrappone alla paura originaria
del collasso. Il sogno consente ai pensieri di cercare e di esser
cercati (giocosità). Ci dovremmo tuttavia ricordare delle qualità
distruttive che risiedono in quest'attività: la paura dell'anti-sogno,
il non-sogno, il sogno temibile, il sogno grandioso; e ci dovremmo
ricordare anche di come tutti questi farebbero parte del modo
in cui il sogno può essere accessibile al membro istituzionale
qual è il cittadino. Potrebbe essere uno dei compiti più faticoso
dell'essere un cittadino.
Gordon Lawrence ha mostrato nell'uso del prisma-struttura come
l'apparente "realtà unidimensionale" del fascio di luce apporti
l'immenso potenziale della luce di rifrazione (Lawrence, 2000).
Romanyshyn sostiene che le varie transizioni del rapporto del
genere umano con il Sé ha portato alla posizione del Sé come spettatore
ed alla prospettiva che la tecnologia sostituirà l'isolamento
costellazionale. Sostengo che l'individuo di oggi sta lottando
sia con la sensazione che la realtà sociale si rappresenta nei
sogni sia con il fatto che i sogni, come i pensieri, devono essere
rappresentati in una qualche forma. Il cittadino è diventato spettatore
nella misura in cui non può sognare il proprio pensiero, dal momento
che è già precostituito.
Il lavoro del sogno orienta l'emarginazione sociale (social distancing)
e la relativa risposta collettiva. Consente di esplorare la reale
paura centrale di perdere la presa sull'insieme e la paura della
mancanza di interiorità; inoltre, attraverso il processo del pensiero
fractional, permette ai partecipanti di costruire una comprensione
che contribuisce al loro senso dell' insieme. Porta ad una rischiarata
visione del significato di "strategia/sogno", producendo intense
turbe di pensiero e risposte costellazionali emotive. Serve a
scoprire i sogni mancati, le rappresentazioni parziali e le soluzioni
male orientate, aiutando a rintracciare il percorso di sradicamento
dell'incertezza in esame attraverso il ridimensionamento dell'anti-realtà
e dell'anti-ruolo del pensiero condiviso. Può contribuire a una
più accessibile disposizione delle componenti ed alla predisposizione
al nuovo pensiero. Aiuta a stabilire la coesione e a sradicare
la rappresentazione emotiva della 'non coesione' che porta sul
terreno della partecipazione drammatica; inoltre trasforma lo
spettatore in cittadino.
Il lavoro del sogno ed il pensiero uniscono il sociale ed il personale,
ed aprono il terreno alla radicalizzazione. Permettono alla transizione,
alla trasformazione ed a noi di interrogarci sul nuovo e lanciano
una sfida alla capacità di reverie. Questa è l'epoca in cui i
sogni sono divenuti reali, e la funzione del sogno è stata screditata.
Tecnologicamente parlando, i sogni sono diventati il marchio di
fabbrica del nostro tempo, creando prospettive divoranti. Mentre
ciò è vero su un livello, su un altro è anche l'epoca della decomposizione
del tessuto sociale e di una maggior preoccupazione in termini
di sostenibilità del ringiovanimento delle strutture sociali.
Il sogno è stato elevato a significato formale, ma il sognare
insieme sta diventando più difficile. Forse perché i nostri pensieri
aspettano di essere sognati.
Ho cercato di esplorare il rapporto tra l'individuo e la realtà
sociale analizzando la vita organizzativa ed istituzionale nel
corso di un periodo di intensa e drammatica transizione sociale.
Proponendo la nozione di istituzione come unità psicologica e
sostenendone il significato sia a livello di individuo che di
gruppo, ho mostrato come la transizione conduca alla paura della
perdita del senso di insieme. La transizione sociale necessita
del sogno come veicolo di trasformazione. Il lavoro del sogno
non deve essere istituzionalizzato, ma deve essere parte della
creazione del pensiero collettivo.
Non si può pensare ad un gruppo privo di sogni. Il Sud Africa,
almeno nel periodo iniziale, veniva visto come un paese che faceva
dei sogni una realtà. I sogni sono divenuti centrali per plasmare
le opinioni. Dovrebbe ora essere categorico condividere i nostri
sogni ed elaborare le paure che le strategie organizzazionali
non consentono di pensare.
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