Mito Sogno e Gruppo

Il sogno e lo sciamano nei gruppi tribali sub - himalayani
Mario Giampà, Stefano Beggiora, Luca Caldironi


L'essere umano, nonostante le sue somiglianze ad altri esseri umani, potrebbe non avere un apparato adeguato a pensare i pensieri, o per troppa o troppo poca sensibilità. Egli diventa in genere consapevole di questi pensieri grazie a quello che normalmente gli è noto come timore reverenziale religioso, il che viene variamente espresso come incarnazione, evoluzione della deità, forme platoniche, Krishna, esperienza mistica, ispirazione e simili. In questo modo la fonte di emissione dei pensieri ricevuti o evoluti viene vissuta come esterna, data da Dio, derivata da una particolare persona, occasione, frase, libro, quadro o consapevolezza di una congiunzione costante.

W. R. Bion, Cogitations, pag. 306



Il presente lavoro propone un'analisi circa i risultati di alcuni anni di ricerca sul campo presso le tribù dell'Orissa, in India, dei Lanjia Saora e dei Kutia Khond e le comunità limitrofe, ma anche presso le comunità degli Adi, degli Apatani, dei Monpa e dei gruppi di confine dell'Arunachal Pradesh fra Bhutan, Cina e Myanmar, fino a giungere all'arco himalayano centrale nei territori dei Lepcha del Sikkim e dei nepalesi Chepang e Tamang. 
Queste comunità tribali contemplano una concezione magico religiosa dell'universo di tipo propriamente sciamanico. Lo stesso sciamano, presso le popolazioni che conservano ancora intatte le antiche tradizioni, ha la facoltà di autoindursi in uno stato di trance e di comunicare quindi direttamente con gli spiriti, è colui che è in grado di conoscere e risolvere non solo gli effetti, ma anche le cause prime, generalmente soprannaturali, del pericolo contingente il proprio villaggio.
Queste tribù vivono quotidianamente un fortissimo rapporto con il soprannaturale, la gestualità quotidiana, non solo degli sciamani, ma anche dei laici e degli uomini comuni, sembra essere principalmente tesa al mantenimento dell'equilibrio con il "mondo sottile" che permea la natura circostante, piuttosto che all'intrattenimento dei rapporti interpersonali all'interno della propria comunità. Fin dal mattino, le offerte agli antenati, i rituali precedenti l'inizio dei lavori nei campi, le pratiche relative all'assunzione dei cibi, il transitare o meno per luoghi ritenuti sacri o "tabù" sembrano scandire il corso della giornata nello sforzo continuo di una armonia fra il mondo terreno e l'aldilà. Parimenti, durante la notte, quindi durante il sonno, il sogno, l'attività onirica stessa, sembra essere la manifestazione a livello visivo dell'universo sottile circostante.
E' diffusa la credenza che durante il sonno, l'anima del dormiente possa staccarsi dal proprio corpo e vagare sia per la realtà notturna empirica fra villaggio e villaggio, sia, attraversati gli appositi varchi, intraprendere un viaggio nel sottosuolo, generalmente ritenuto il mondo dei morti. Nella dimensione ctonia, come pure in superficie l'individuo può fare incontri, comunicare, avere visioni riguardanti spiriti di defunti, deità o entità demoniache. Se però il sogno dell'uomo comune, al momento di veglia risulta talvolta di difficile interpretazione, confuso e spesso non viene ricordato, il sogno sciamanico e di tutta altra natura.
Pare infatti che gli sciamani siano in grado di controllare in un certo modo la propria attività onirica, sviluppando una sorta di "filo logico" fra sogno e sogno. Accade quindi spesso che gli sciamani contemplino un continuum onirico che li porta a vivere una doppia vita. Nello stato oniroide si celebrano matrimoni, rituali, amicizie, in cui lo sciamano stesso è in grado 
di apprendere e sviluppare la propria conoscenza vivendo direttamente questa dimensione sottile. E' assolutamente incredibile vedere con quale vivida forza evocativa essi riescano a rivivere eventi o visioni vissute in ambito onirico, il quale essendo manifestazione "sottile" della stessa natura, viene considerato parte sostanziale della realtà contingente. Tanto che non è mai chiaro, parlando con uno sciamano se un fatto narrato sia accaduto veramente o sia accaduto in sogno. Tutto ciò vale anche per i fenomeni di trance spontanea o autoindotta, in quanto momenti di coscienza traslata in cui lo sciamano funge da ponte fra terreno e ultraterreno. Trance e sogno sono quindi strettamente correlati fra di loro.
Si consideri che l'iniziazione sciamanica non è mai, in nessun caso, una 'vocazione' intesa nel senso di conversione interiore o scelta personale dell'individuo, ma trattasi sempre di una sorta di "chiamata" soprannaturale. Solitamente questa "chiamata" si verifica nell'età puberale. Generalmente la "possessione" o manifestazione spiritica avviene durante la fase onirica. In sogno compaiono spiriti che insidiano il ragazzo (o la ragazza) e fra essi ne primeggia uno che ha la superiorità sugli altri e che espone l'intento di divenire guida tutelare dell'iniziato, che sviluppa comportamenti ansiosi, ed occasionalmente crisi comiziali, disturbi del sonno e visioni oniriche terrifiche e ricorrenti. Non sono rari i casi di stato confusionale permanente o addirittura catalettico. Spesso i ragazzi scompaiono per alcuni giorni nella foresta. Si dice che gli stessi spiriti li abbiano rapiti e che stiano affrontando una sorta di vero e proprio "viaggio iniziatico". Trattasi di uno stato di "follia temporanea" che ha fine con l'intervento di uno sciamano anziano che "interpreta" lo stato di sofferenza come chiamata alla professione. Con il rituale iniziatico il ragazzo (o la ragazza) esce da questo stato confusionale ed inizia la sua nuova attività in seno alla propria comunità. Nel caso di rifiuto da parte dell'iniziato, egli si troverà a permanere costantemente in questo stato di "follia" che lo condurrà presto ad "alienazione" totale e morte.
Presso i Lanjia Saora dell'Orissa, lo spirito guida si manifesta al ragazzo con lo scopo di unirsi sessualmente a lui. Trattasi ovviamente di spiriti femmina per iniziati maschi e viceversa. Il ragazzo è generalmente terrorizzato dall'esperienza e cerca di fuggire. La consacrazione a sciamano, qualche tempo dopo, viene celebrata come un vero e proprio matrimonio fra l'iniziato e lo spirito guida. 
Il tema del viaggio o del rapimento spirituale ritornano presso le tribù Tamang, Chepang, Rong o Lepcha e altre dell'Himalaya. Lo spirito rapitore che si manifesta in fase onirica è una sorta di spirito ancestrale della foresta e quindi della natura stessa. Trascinato il ragazzo in luogo remoto ed oscuro, demoni ed entità maligne lo uccideranno lacerando il suo corpo, smembrandolo e strappandogli gli organi uno ad uno. E' una sorta di morte iniziatica, in quanto in seguito, uno ad uno gli spiriti torneranno a ricomporre il corpo dell'iniziato che, rinato, tornerà al proprio villaggio. E' interessante notare come il nuovo sciamano non ricordi da subito la terribile esperienza vissuta, ma progressivamente, durante i sogni a seguire egli potrà ricomporre la propria memoria circa l'accaduto. E' una fase propedeutica, che gli permetterà in seguito di riconoscere spiriti e demoni che attaccano le varie parti del corpo, in quanto egli ha già vissuto personalmente tale esperienza. Quando un paziente si presenterà allo sciamano, egli saprà quindi come curarlo, offrendo offerte e sacrifici a quel determinato spirito maligno piuttosto che ad un altro. E' interessante inoltre notare che in Himalaya questo spirito naturale che opera il rapimento iniziatico altro non è che il leggendario Yeti, spirito dei boschi e delle montagne.
I Bhut Monpa, dediti in parte all'agricoltura ed in parte alla caccia e alla raccolta, che vivono sul versante orientale dell'Himalaya Indiano al confine fra Cina e Bhutan, hanno come elemento totemico e clanico lo spirito della tigre. Ed è infatti una tigre che viene a tormentare i sonni del nuovo iniziato. Lo spirito tigre è la manifestazione dello spirito ancestrale della foresta. Egli porterà con sé nella giungla il giovane sciamano che affronterà la sua iniziazione. Tutti gli animali sono cacciabili fatta eccezione per l'animale per eccellenza, più antico dell'uomo e spirito vivente della natura: la tigre. E' interessante notare che solo lo sciamano durante il suo viaggio iniziatico, sotto la protezione della sua entità ancestrale è chiamato, quasi una prova di passaggio, a cacciare questo animale. Estrattane la mascella con tutti i denti, egli la userà come una sorta di arma magica. Tramite la mascella della tigre uccisa, lo sciamano sarà infatti in grado di evocare la potenza del suo spirito guida, la tigre ancestrale, che lo accompagnerà e lo proteggerà per tutto il suo cammino.
In ambito iniziatico, si registra la presenza di un maestro sciamano anziano che ha il compito di indirizzare l'apprendista, consacrarlo di fronte alla comunità, insegnargli ad usare le tecniche meccaniche ausiliarie dei rituali (suono del tamburo, utilizzo delle offerte e così via), ma la vera istruzione, dalla facoltà di entrare in trance e dominare il sogno fino alla conoscenza stessa dell'universo, avviene tramite la presenza di un "maestro sottile", durante le fasi di coscienza traslata e nelle successive rielaborazioni in stato di veglia.
Si pensi che uno sciamano Khond, in Orissa, sosteneva, di aver conosciuto tutte le piante medicinali e di aver imparato a trarne medicamenti esclusivamente attraverso il sogno. Il suo spirito guida gli appariva durante la notte indicandogli un luogo ed un momento esatto in cui cominciare la ricerca. Giunto il giorno, egli partiva nella giungla nella direzione indicata dallo spirito, riconosciuto il luogo visto in sogno, avrebbe trovato quella determinata pianta. 
Dimensione più ampia e collettiva assume il tema del sogno nell'esecuzione degli anital o pitture murali a scopo esorcistico presso le tribù Saora. In caso di possessione o infestazione spiritica di una casa, talvolta risulta necessario eseguire un dipinto murale in onore dell'antenato defunto in questione che si intende placare. E' un'operazione molto delicata in quanto è necessario rappresentare graficamente la situazione attuale, intersecandola con la condizione del defunto quando era ancora vivente in seno alla propria famiglia. Nel dipinto devono essere raffigurati tutti gli oggetti appartenuti al defunto e i particolari contingenti. E' quindi necessario sognare. Lo sciamano stesso o il capofamiglia, talvolta entrambi si coricano con la testa ai piedi della parete in cui il giorno dopo verrà effettuato il dipinto. I sogni e le interpretazioni incrociate relative alla notte passata daranno le direttive per l'esecuzione dell'anital. A opera completata, sotto la coordinazione dello sciamano, i membri della famiglia potranno intervenire, facendo osservazioni, ricordando particolari omessi, aggiunti al dipinto, e facendo in modo che lo spirito sia soddisfatto di questa sua nuova "casa nella casa" e quindi si plachi.
In conclusione, circa l'importanza del sogno, uno sciamano della tribù Saora. usava dire: "Io avevo un maestro, uno zio, un kuran (sciamano) che faceva parte del mio birinda (clan); quello che lui mi insegnò posso anche dimenticarlo, se già non l'ho dimenticato. Tutto quello che invece ho visto ed imparato durante il sogno non posso dimenticarlo, perché rimarrà per sempre scolpito nella mia mente".
Lo sciamano, pensato dal punto di vista degli assunti di base, è colui che deve guidare, contenere le angosce del gruppo ed esorcizzarle. Gli altri assunti di base vengono soddisfatti dalla presenza di uno spirito guida. Il tutto avviene attraverso il sogno, la trance, i pensieri onirici da sveglio, i miti e la visione (C, della griglia).
La cultura sciamanica, a nostro parere, rappresenta una forza pre - "Religiosa" molto potente che precede il sorgere del pensiero.
Accanto ad una giungla reale esiste una giungla di elementi Beta che solo gli sciamani possono vedere.
Sono questi elementi il sopranaturale?

 

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