Mito Sogno e Gruppo

IL Racconto del sogno come richiesta di contenimento - L'approccio intersoggettivo ai sogni
Robi Friedman


Gli inizi della Psicoanalisi sono strettamente collegati ai sogni. Freud, comprendendone il significato, diede avvio ad un'autentica rivoluzione. Egli credeva in tale rivoluzione: era il suo sogno . e volle pubblicare "L'Interpretazione dei Sogni" proprio nell'anno 1900, non prima, appositamente per influenzare la civiltà occidentale del XX^ secolo. Negli approcci classici, i sogni sono visti come testi dai quali l'analista deve scartare ciò che è manifesto e ricercare il materiale latente che vi si cela. Tale entusiasmante approccio, seppur assai problematico nella pratica moderna e post-moderna, non è poi cambiato di molto dopo oltre cento anni. Molti colleghi continuano a dibattersi col sogno come estrinsecazione del sintomo, rappresentazione di un mondo guidato dall'interno, giornale di un regime dittatoriale che deve uscire ogni mattina pur tuttavia camuffando i motivi nascosti.
Per il nostro lavoro di gruppo, vi è un ulteriore dilemma: come può ciò che è massimamente privato associarsi alla sfera massimamente pubblica? Tale enigma deve essere risolto, specialmente per i nostri piccoli gruppi di terapia. Le difficoltà incontrate con i sogni "pubblicizzati" hanno influenzato il nostro modo di accostarli e le nostre tecniche, soprattutto sotto il profilo di un accresciuto interesse per gli aspetti più sociali e politici del racconto del sogno.
Desidero sottolineare due cose da subito in questo intervento: penso che dovremmo in genere riconsiderare il modo in cui ci accostiamo ai sogni, affiancandovi gli aspetti interpersonali ed intersoggettivi del racconto. Penso anche che dovremmo capire meglio il rapporto in gioco tra il personale e il sociale nei gruppi. Dovremmo andare a ricercare un migliore utilizzo dei sogni all'interno dei gruppi.

Che cosa è un sogno? 
Sognare è una funzione intrapsichica autonoma. Ma è solo intrapsichica? Freud la considerava una funzione mentale che principalmente preserva, con l'aiuto di meccanismi di camuffamento, il sonno dall'affrontare il Terrificante e l'Eccitante, cioè stimoli interni ed esterni molto forti. Lui pensava che fosse con lo spostamento, la condensazione e la conversione nell'opposto che il sognatore riusciva a difendere se stesso e il proprio sonno.
Più tardi, si pensò che il sognare potesse trasformare questi materiali difficili, attraverso l'attività del pensare, paragonando inconsciamente le soluzioni precedenti con i problemi e affrontando il Terrificante e l'Eccitante, con ciò che Meltzer considerava parte della vita-sogno, lo sviluppo del pensiero. Penso che possiamo anche considerare il sognare (insieme all'immaginazione, ma in modo più complesso ed inconscio) come spazio transizionale all'interno del quale si sviluppa un mondo oggettivo interiore. E' quello spazio ove le insopportabili emozioni beta si trasformano in materiale alfa più maturo (Bion, 1960). E' lì che si verifica la scissione di Fairbairn, con la proiezione di sentimenti indesiderati, quali l'aggressività o la sessualità non autorizzata, su altri oggetti sognati. Winnicott avrebbe chiamato il corso degli eventi nei sogni: con il termine "relazione oggettuale"; e voglio aggiungere che vi sono processi di Identificazione Proiettiva dei Sogni nei quali gli oggetti memorizzati internamente vengono utilizzati per contenere ed elaborare materiale insopportabile o conflittuale. Abbiamo ampie e sofisticate memorie di "oggetti" e modelli relazionali che possono aiutarci ad analizzare i processi. Ciò che chiamo un'Identificazione Proiettiva "nel sogno".

Un sogno può aprire un dialogo, molto speciale: di solito, è uno sguardo all'interno di un mondo speciale - il nostro, ma non abbiamo totale accesso ad esso. E' un mondo dal quale siamo spesso esclusi, proprio come quando vogliamo disperatamente ricordare un sogno. La maggior parte delle volte un sogno può rivelare molto di più di quanto chi lo racconta sappia di voler condividere. I sogni sono così carichi di emotività da non poter essere ripercorsi da tutti coloro che ascoltano, e così vaghi da far sì che, per non trovarli chiari e non capirli, ci sia precisa volontà. Ad esempio, un sognatore si sveglia nel cuore della notte e, in modo concitato, dice alla moglie che se l'è spassata con un'amica a Parigi. E' contento quando viene in terapia, perché si sentiva sempre più giù, e intuitivamente considera il sogno uno sviluppo importante. Ma la moglie era furiosa: "Sto tutta la notte a pensare a come tirare avanti con i nostri stipendi, mentre tu te la spassi con un'altra donna". L'ingenuità e lo scollamento tra il sognatore e chi ascolta sono ovvii.
I sogni sono pieni di materiale affascinante e rivelano processi ben più interessanti - tuuto questo contribuisce trasformare i sogni raccontati in terapia in "Oggetti Speciali". La maggior parte degli analisti (tranne l'americano Charles Brenner negli anni '50) concorderebbe sul fatto che i sogni sono materiale di investimento
e caricato in modo speciale, poiché sono molto autentici e personali. Il non considerare un sogno un "oggetto speciale" può dar luogo a forti sentimenti personali e contro-trasferenziali da parte del terapeuta (o altro ascoltatore - vedi Friedman in Funzionegamma). Speciale importanza hanno i sogni nel nostro lavoro di analisi, parimenti grande deve essere il nostro sforzo per la loro comprensione, come ora, in questo congresso.

Penso che l'accostarsi al sogno come evento intra-psichico , autocontenente ed autosviluppante, non costituisca l'intera storia. Sognare può essere una creazione intrapsichica, e può realmente rappresentare il sé. Può essere una finestra sui modi personali di "pensare" e affrontare i problemi, e può essere di grande utilità per la diagnosi. Ma raccontare il sogno è un evento interpersonale, in cui giocano un ruolo decisivo molte variabili relazionali ed intersoggettive diverse dal materiale sognato. Imbattersi in un sogno sembra non soltanto porsi in " presenza dell'inconscio", ma può anche, inconsciamente, con la storia del sogno, mutare i sentimenti di chi ascolta e il suo rapporto con chi ha sognato. Penso che molti sogni possano non soltanto addurre in-formazione, ma anche impartire l'energia e la necessità della trans-formazione.
Voglio dirvi di due funzioni interpersonali del sogno; come ci sono arrivato e qual è la loro importanza ai fini terapeutici e come cambiamento.

Il sogno del bacio - Quesiti di apertura

Oltre 20 anni or sono, un giovane paziente mi raccontò un sogno con una serie di interessanti circostanze. Aveva partecipato ad una festa il venerdì sera, ed era stato attratto da una giovane donna; era rimasto a puntarla per tutta la serata, senza trovare il coraggio di avvicinarla. Quella stessa notte fece un sogno in cui la vedeva con due splendide labbra rosse. Nel sogno andò verso di lei, la baciò e fu caldamente corrisposto.
Se tutto si fosse fermato qui, l'avrei considerato evidentemente un "sogno di appagamento del desiderio" (Freud, 1900). Il mio paziente aveva sognato ciò che non osava nella realtà. Ma alcuni successivi eventi diedero al sogno un significato molto speciale. Tutto il gruppo che aveva partecipato alla festa si ritrovò al mattino dopo sulla spiaggia. Questa volta lui si avvicinò. E che fece? La baciò? No. Fece qualche cosa di maggior "successo" per se stesso: le raccontò il sogno. Il mio primo pensiero fu: "Se non l'avesse sognato, se lo sarebbe dovuto inventare!" Certo che, se l'avesse baciata, sarebbe potuto passare per maleducato e privo di tatto, e, in ogni caso, anche un eventuale successo sarebbe stato di breve durata. Ma, raccontandole il sogno, nacque invece un intenso rapporto. Per me sollevò tanti quesiti.
Per la prima volta, compresi che si poteva sognare per stabilire un rapporto speciale attraverso il successivo racconto del sogno. Significava che, al di là di tutto un apparato di direzione di scena, direzione del cast, produzione ecc., il sognatore "pianificava" anche come poter utilizzare il sogno per influenzare un rapporto o modificarlo in qualche modo. Il sogno era un contenuto; il racconto del sogno faceva parte di un processo interpersonale.
Ricercai in letteratura un riferimento all'idea che i sogni raccontati non hanno solo scopo rappresentativo, ma anche un obiettivo interpersonale, e trovai soltanto un breve articolo di Ferenczi: "Per chi si sogna un sogno". Seppure non abbia sviluppato questa idea, questo grande clinico, che aveva una profonda conoscenza dei rapporti e dei loro contenuti, afferrò un qualche cosa in tema di finalità dei sogni circa 100 anni fa.
Ecco come io interpreto l'idea di Winnicott che la "relazione d'oggetto" diventa "uso dell'oggetto" (1960). Un problema interiore viene rappresentato in una vita reale, che è il collegamento esterno. La capacità di "sognare per qualcuno" mette a nudo lo scopo recondito del sogno di influenzare chi ascolta. Un sogno potrebbe essere sognato, ricordato e raccontato per modificare un rapporto. Come fa il racconto di un sogno a perseguire questo scopo? Presto.

Lo speciale rapporto tra il sognatore di incubi e l'uditorio

E' oggetto di particolare attenzione, in corso di terapia familiare o infantile, un interessante fenomeno che si verifica tra il sonno ed il risveglio. Non è raro per i bambini tra i 3 e i 6 anni svegliarsi incredibilmente spaventati e gridare nel cuore della notte. Invariabilmente, i genitori normali intervengono immediatamente ogni volta che ciò si verifica, precipitandosi ad assistere il bambino impaurito più rapidamente del solito. Non è il tipo di pianto per il quale normalmente il genitore se la prende comoda. Ciò che più è interessante è che, se il "genitore responsabile" è assente, il sostituto, che potrebbe di solito "non svegliarsi", si alza e corre dal bambino. Il genitore darà dunque conforto al bambino, offrendogli forse un po' d'acqua e calore fisico - nel mentre, inconsciamente, "inspirerà" le sue paure. Quando il bambino riprende sonno, cosa che può avvenire rapidamente, lascia il genitore saturo di paure inespresse. Chiamo questo un rapporto normale, in cui un bambino di 3-4 anni chiede aiuto durante la notte e trasferisce le sue ansie ad un genitore (pre-coscientemente) preparato: è una Richiesta di Contenimento del bambino e la disposizione mentale del genitore è quella del "Contenitore-su-Richiesta". 
Anche se le capacità di sviluppo del sé del bambino possono consentirgli di far fronte alle angosce diurne, l'Auto-Contenimento autonomo notturno può ancora essere deficitario e necessitare di contenimento dall'esterno. I meccanismi di elaborazione del bambino non saranno sufficienti ad elaborare l'Eccitante e il Terrificante, e avrà bisogno del contenimento di una persona più matura. Le esperienze infantili di rapporti costruttivi in tema di "Contenitore-su-Richiesta" possono anche, inconsciamente, plasmare i futuri modelli potenziali di contenitore/contenuto.

Le due funzioni interpersonali nel raccontare i sogni

Considero "diagnostici" quegli approcci classici che pongono in risalto gli aspetti intrapsichici dei sogni. Credo che offrano un contributo molto prezioso, e non sto obiettando a come i freudiani e i post-freudiana trattono i sogni. Al contrario, è importante sviluppare gli aspetti diagnostici dei sogni. Ad esempio, spesso è d'aiuto considerare un sogno come una rappresentazione, e io sto attento a come inizia, alle sue varie fasi e a come finisce - fatti che considero come aspetti strutturali del sognare, in quanto danno la struttura dell'ego. E il sogno può essere anche considerato un test proiettivo che mostra caratteristiche quali movimenti, oggetti specifici e rapporti, colori ecc. che possono anch'esse dire qualche cosa sui risvolti della personalità.
In un workshop, alcune settimane fa, qualcuno ha raccontato al gruppo un sogno: "Sto sulle montagne russe con degli amici. Vanno terribilmente veloci e, sul punto più alto, improvvisamente cado e rimango aggrappata solo con le unghie. Penso al paziente che si è suicidato tempo fa in ospedale". La donna si era svegliata atterrita da questo incubo.
Il sogno in sé è come le montagne russe - ma ciò che inizia come divertimento sembra divenire insopportabile, quasi pericoloso per la vita. Se ne osservate i contenuti, le caratteristiche, potete ripercorrere il "movimento emozionale" della sognatrice, vivendo questi spaventosi istanti. Eppure, la struttura della rappresentazione è abbastanza buona, ha un'introduzione, una parte centrale della storia e non ha una fine. La sognatrice è chiaramente in stato di angoscia e chiede contenimento, ma appare ben in grado di crescere se tale rapporto è garantito.

Il mio approccio interpersonale definisce almeno due funzioni intersoggettive: la prima funzione è il rapporto con un "Contenitore-su-Richiesta", necessitando da un "altro" significativo il contenimento delle emozioni che le capacità proprie della sognatrice non erano sufficienti ad elaborare. La mia proposta consiste in un approccio evolutivo bifasico alle emozioni difficili, in cui, in una prima fase - autonoma - un sognatore cerca di farvi fronte durante il sonno. Solo se non ci riesce e ha disponibilità di una possibilità relazionale, allora si attiverà in una seconda fase e racconterà il sogno, sperando in un contenimento ed in un'elaborazione dall'esterno.
Qui, la donna che ha raccontato il sogno chiedeva aiuto all'uditorio per elaborare la sua ansia dopo essere stata sulle montagne russe - il suo modello di temerarietà, da una parte, e la sensazione di incontenibile paura, dall'altra. Accettare e ripercorrere emotivamente il modello conflittuale inconscio del suo sogno in termini di eccitazione, ansia, tentazione e timore, ed elaborare questi sentimenti, sono fatti utili allo scopo.
La seconda funzione intersoggettiva è il desiderio inconscio di influenzare i sentimenti dell'uditorio e di stabilire un nuovo genere di rapporti con esso. Ciò avviene attraverso comunicazioni interpersonali inconsce, attraverso spunti che "spingono" l'uditorio a diversi stati d'animo: amore, comprensione, colpa, cautela, 
paura, pietà, misericordia, compassione, ecc. Questi sentimenti, stati d'animo e tendenze ad agire si creano talvolta dai contenuti e spesso da come e quando si racconta il sogno. 
Ad esempio, colei che ha sognato le montagne russe, era, una canditata dell'Istituto di Psicoanalisi; lei voleva dare un senso alle difficoltà incontrate nel suo corso. Da un lato, esprimeva le difficoltà del gruppo. Dall'altro, il suo sogno ha prodotto l'effetto di spingere i direttori del corso, gli analisti ed i supervisori ad alleggerire il corso. Inoltre, su un altro livello interpersonale, è stato anche un modo "ingenuo" di classificare l'identità del suo gruppo, di trovare e di cambiare il suo posto all'interno di esso. Io credo che sia l'interazione totale del gruppo a modificare l'atteggiamento dei partecipanti in una dinamica di reciprocità; non soltanto la sognatrice ed il materiale da lei esternato.
Sognare e raccontare i sogni sono ad un tempo psicologia "one-person" e psicologia "multiple-person". Senza le funzioni intersoggettive, i sogni rimarrebbero un'illustrazione del conflitto intrapersonale tra i desideri sessuali e le paure di perdere il controllo al punto culminante. L'approccio interpersonale è tutt'altra cosa rispetto al considerare il sogno come trasferimento illustrativo all'interno del gruppo o al suo conduttore, anche se tali aspetti possono far parte del sogno. 

Entrambe le funzioni sono intersoggettive, nel senso che interpenetrano i confini psichici interpersonali, come nel modello contenitore/contenuto di Bion. L'interazione avviene attraverso proiezioni che incontrano identificazioni e pensieri che ricercano e trovano pensatori. L'uditorio identificatorio elabora queste proiezioni per aiutare il sognatore a reintegrare la parte scissa proiettata. Entrambe le funzioni non sono reciprocamente esclusive, ma sono ancora sufficientemente separate da garantire una marcata differenza. Un criterio di separazione tra il contenimento e la funzione di influenzare è dato dal grado di elaborazione raggiunto da chi sogna. Se vi è ridotto auto-contenimento, la funzione di elaborazione esterna ha una marcata valenza, superiore al livello di influenza. Ma si può anche speculare che chi sogna sta stabilendo un collegamento con un "Contenitore-su-Richiesta".

La partecipazione (partnership) allo spazio intersoggettivo

Nell'approccio classico, i sogni sono gestiti dalle interpretazioni. Ciò che è estremamente interessante, anche nella terapia di gruppo, è che l'analista viene informalmente considerato il "solo" ponte verso il materiale inconscio del sogno. La maggior parte del gruppo rifiuterà in tanti modi il sogno raccontato. Tutti parleranno del sogno senza reale riferimento ad esso, nella migliore delle ipotesi tirandone fuori una metafora, o addirittura distorcendone il contenuto per crescere di posizione all'interno del gruppo. Inoltre, l'analista del gruppo o qualche altro interprete rafforzerà talvolta (inconsciamente) la propria posizione grazie ad un commento "acuto" a proposito di qualche contenuto che si cela nel sogno. La narrazione di un sogno offrirà un modello che potrà spesso essere rirappresentato all'interno del gruppo, possibilmente come conseguenza delle identificazioni proiettive di chi ascolta con chi racconta il sogno o con il contenuto del sogno stesso. I terapeuti di gruppo dovrebbero imparare ad utilizzare i ricchi incontri che hanno per oggetto i sogni. Io credo che un sogno raccontato crei una "situazione totale" - come la chiama Betty Joseph - che si impone nell'intero Spazio Intersoggettivo (Ogden). Attraverso la ri-creazione del Qui-ed-Ora delle emozioni e dei modelli interattivi tra chi racconta e le risposte personali del suo uditorio, si possono trasformare i rapporti e gli elementi non ancora trasformati del sogno.
Un sogno raccontato è una richiesta di partecipazione psichica. In tale partecipazione, tutte le emozioni insopportabili e distruttive, come le paure, le ansie e l'aggressività, possono essere contenute e venire elaborate. Definisco partecipazione uno spazio intersoggettivo ove vi sia possibilità di mutua e reciproca elaborazione delle difficoltà emotive. Una Partecipazione (Partnership) Mentale coinvolge più di una persona che investe (forse X Euro) in una proprietà, insieme ad un'altra persona (che ha forse Y Euro). "Diventare soci (partners)" è un evento più complesso che investire X +Y Euro. La crescita per reciproco contenimento è possibile solo quando i soci sono capaci di preoccuparsi l'uno dell'altro. Bisogna stabilire uno "spazio transizionale" all'interno del quale esista mutua reciprocità. Il concetto di partnership introduce la necessità di una certa simmetria, anche se, in momenti specifici - forse anche per la maggior parte del tempo - la partnership può essere principalmente asimmetrica. Le frustrazioni causate dall'asimmetria appaiono di grosso ostacolo alla costituzione e al mantenere in vita la partnership. Anche i rapporti genitore/figlio e paziente/terapeuta hanno un potenziale di partnership. Questi rapporti possono essere asimmetrici per un po', ma la loro reciprocità potenziale (in parte inconscia) è ovvia. Entrambi includono "momenti di partecipazione" e distinti "sentimenti di partecipazione", che consentono ai soci di diventare un gruppo non soltanto cooperativo, ma anche co-contenitivo e co-elaborativo.
Un'altra caratteristica della partnership risiede nel concetto della rinuncia - della cessione - di una certa proprietà. E' cosa assai nota presso i terapeuti di gruppo che condividere è sempre una forma di cessione della proprietà (ciò che pensiamo e sentiamo) - un investimento difficile ma che vale la pena. La rinuncia alla proprietà, l'accettazione della mutualità, ed i processi di simmetria a lungo termine sono una semina di partenza che darà frutti nel tempo.
Quando si lavora sui sogni (e, in genere, su materiale interpersonale pesantemente caricato), chi racconta e chi ascolta dovrebbero diventare soci. Solo se si contengono reciprocamente e elaborano l'incontro con il Terrificante e l'Eccitante, facendo uno sforzo congiunto all'interno del loro rapporto, potranno crescere - e lo faranno insieme. Se rinunceranno alla proprietà, ad esempio a "conoscere" la "verità", l' "autentico significato" del sogno, potranno ripercorrere il sogno raccontato, "co-sognare" (pensarlo) di nuovo insieme ed andare incontro ad esso senza memoria, desiderio o conoscenza.

Preparazione del Contenitore (la tecnica)

Tecnicamente parlando, penso che il modo migliore di capire un sogno sia quello di ripercorrerlo emotivamente. Chi ascolta considererà allora il sogno "come se fosse suo" e lo legherà alla propria vita. Questi legami di solito fanno risonare materiale significativo, più accuratamente di quanto ne produca una saggia interpretazione. I diversi modi in cui il gruppo lo ripercorre riflettono le scissioni proiettate comunicate attraverso la storia del sogno, ed i pensieri devono trovare uno che pensa, un orecchio che si identifica, che vuole incontrare le proiezioni. "Sognare il sogno" raccontato e "pensare il sogno" condividendone la risonanza personale crea una narrativa emozionale che di solito è di aiuto alla crescita dei partecipanti, di chi ha sognato e dei suoi rapporti con il gruppo, del gruppo come insieme.

I terapeuti di gruppo hanno delle sfide da affrontare, specialmente quando all'interno del gruppo si racconta un sogno per la prima volta. L'analista deve preparare la seduta a "ricevere" il sogno, come una balia che prende un bambino, proteggendo chi lo racconta e dando anche sicurezza all'uditorio. Da una parte, l'analista deve preparare il "contenitore", contraendo un'alleanza con i partecipanti per accogliere e fronteggiare materiali difficili. Ciò che è più importante, è dissuadere i partecipanti dall' "interpretare" il sogno raccontato e ciò è spesso il primo passo per facilitare un approccio di gruppo costruttivo. Le interpretazioni sono spesso sia una difesa che aiuta chi interpreta a disconoscere certi materiali del sogno, che un rischio per il narratore. A volte il gruppo imiterà il terapeuta che interpreta, poiché egli rappresenta il modello voluto di comportamento interpersonale. Io cerco di incoraggiare i partecipanti ad accogliere e a collegarsi al sogno rapportandosi ad esso "come se fosse un proprio sogno". I partecipanti devono anche essere aiutati a registrare la loro reazione emotiva al sogno.
Ma l'uditorio dovrebbe essere protetto anche da sogni troppo difficili da sopportare. I partecipanti del gruppo non avranno possibilità di scelta per quanto riguarda il presenziare alla narrazione del sogno, ma devono essere in grado di dissociarsi o di non soccombere di fronte all'imponente presenza del sogno. Ciò è molto importante con i gruppi con maggior regressione. Il terapeuta di gruppo deve ritenere legittimo (almeno temporaneamente) il rifiuto non-aggressivo di accogliere uno spavento insopportabile. Il terapeuta ed i partecipanti dovrebbero perciò riflettere sull'influenza del sogno e di chi sogna sulla loro propria posizione emozionale (pietà, paura, legittimazione, coesione, stimolo sessuale ecc.). Se nessun partecipante reagisce, si dovrebbe quanto meno prendere atto del sogno, riflettendo sulle possibili ragioni che ne hanno determinato il rifiuto (il contenuto del sogno o i rapporti all'interno del gruppo).
Generalmente, noi aiutiamo il gruppo a sviluppare la sua elaborazione delle funzioni alfa e gamma. Per stabilire una funzione gamma nel gruppo, e non solo per i sottogruppi di 1-2 membri, il lavoro dev'essere continuativo. 
Un esempio complesso è costituito da Iris, una paziente in analisi di gruppo i cui sogni sono stati rifiutati per due anni. Poi lei ha raccontato un sogno molto significativo, in cui erano evidenti ansie incestuose. Svegliandosi dal sogno, aveva pensato anche che il sogno aveva a che fare con me. Per la prima volta, il gruppo riuscì a capire il perché avesse rifiutato i sogni di Iris. Benché all'interno del gruppo vi fossero molti rapporti personali, la funzione del sogno era anche quella di spingere il gruppo ad accettare il suo accoppiamento con me, ed il gruppo non poteva tollerarlo. Solo dopo questo sogno il gruppo fu in grado di esaminare le tendenze in tema di accoppiamento e di cercare di tollerare le invidie. Imparando di più come ognuno - uomo o donna - si senta pericoloso ed ambivalente nei confronti del genere opposto, fu anche possibile riflettere sulle proiezioni sessuali e sulle induzioni erotiche.

Infine, desidero condividere con voi un pensiero in ambito sociale, che è un risultato diretto di queste riflessioni:
Venendo da un ambiente molto difficile, nutro grande preoccupazione per la violenza che già esiste e che è in crescita, non solo tra la gente, ma anche all'interno della famiglia e della società. Considero i sogni uno dei più efficaci investimenti possibili per incrementare il contenimento dell'aggressività. Chi ha partecipato all'elaborazione della difficile emozione di un sogno sa quanto ne valga la pena. Considero il rapporto madre-figlio una partnership potenziale speciale nell'elaborazione dei sogni. Se l'aggressività potesse essere elaborata partendo dal nucleo familiare, si promuoverebbe un mutamento sociale. Ma se il contenitore (la madre) non è "preparato" per la sua funzione alfa in questo contesto, l'aggressività ampiamente disattesa (che compare nei primi sogni) viene rifiutata e scissa.
Per un certo periodo, esiste grande partnerships tra i piccoli che muovono i primi passi e le loro madri ben in sintonia con loro, che contengono meravigliosamente le difficoltà emozionali dei loro bambini. I ragazzi, dopo aver ricevuto il favore genitoriale del "Contenimento-su-Richiesta" dei loro incubi ed il beneficio di una partecipazione alle loro paure e ai loro stress, vengono più tardi lasciati ai loro (parzialmente inconsci) sentimenti aggressivi, per esser poi sottoposti a repressione o acting out. La capacità della madre di essere in sintonia e contenere il materiale onirico delle figlie femmine non sembra reggere nei confronti dei contenuti aggressivi dei figli maschi, in questa particolare partnership.
Perché le richieste di contenimento non trovano un contenitore preparato? La ricerca dimostra che i ragazzi sognano contenuti significativamente più aggressivi delle ragazze. Sospetto che, per via di un'educazione femminile che ha comportato il divieto ed il diniego dell'aggressività, la loro capacità di elaborare i sogni dei figli sia ridotta. Va malissimo, perché è mia opinione che le madri dei ragazzi violenti sono di solito i soli agenti potenziali di contenimento e trasformazione del materiale aggressivo di quei ragazzi all'interno della famiglia. I padri, che tradizionalmente non hanno elaborato la propria aggressività, sono solitamente incapaci di elaborare la violenza dei loro figli maschi. Nel migliore dei casi, essi esercitano una limitata funzione punitiva sull'aggressione inter-familiare. Inoltre, i padri sono spesso i primi a reagire senza contenimento alla violenza, proponendo modelli di "dialogo-azione". Senza un contenitore "ben sufficientemente preparato", la prontezza del ragazzo a raccontare più sogni si estingue. Ma la mancanza di narrazione dei sogni - che offre significative opportunità di elaborazione dell'aggressività del maschio - può anche avere possibili spaventose conseguenze - e la violenta scissione dei sentimenti emergerà con l'acting out alla prima occasione. Ho personalmente sperimentato che la narrazione dei sogni finisce presto nei ragazzi, e che invece dura tutta la vita per le ragazze.
I gruppi di lavoro in cui i partecipanti (Genitori? Madri?) diventano partners ai fini dell'elaborazione delle emozioni aggressive possono costituire una risposta utile a favorire il contenimento.
Vi invito ad usare le possibilità che questo grande congresso ha da offrire, ad esplorare i vari versanti e le varie prospettive del sogno, questo nostro mondo interno-esterno, che è così facile da escludere nel regno del "non-io" e così difficile da includere in quello dell' "io".

 

 




 

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