Mito Sogno e Gruppo

GRUPPO E SOGNI DI DONNE
Giovanna Cantarella

Il lavoro che presento tratta in un certo senso di un "tradizionale" lavoro di scoperta e attribuzione di senso ad alcuni ricorrenti sogni di donne nei gruppi terapeutici femminili, gruppi a lungo termine orientati analiticamente.Ma vi propongo di trattare poi qui i sogni,( per quel che è possibile in un setting non specifico) anche un po' "risognandoli" insieme, come ci dice Gordon Lawrence a proposito delle matrici di "Social Dreaming", condividendone l'echo e le libere associazioni. Esse infatti nascono dal comune contesto culturale nel quale sono radicate le nostre paure o i nostri desideri di uomini e di donne.
Inoltre, se di "tradizionale" attribuzione di senso si è trattato, il processo che ha prodotto questo risultato è stato raggiunto attraverso un lungo sostare nella "capacità negativa" in quell' "attenta passività" che David Armstrong propone nella sua riflessione sul Social Dreaming. Attenta passività che i gruppi femminili hanno stimolato in modo particolare, quasi preteso dall'analista per vivere e capire l'esperienza emozionale che il nuovo contesto gruppale omogeneo per genere offriva.

Vi racconto ora i due sogni:
"Ero arrivata finalmente all'Università, alla facoltà che avevo sempre desiderato fare. La maturità era alle spalle. le fatiche degli anni del liceo un ricordo..Il primo esame lo affrontavo con il batticuore. non con l'ansia consueta del passato.. Gli esaminatori erano due... Mi siedo e non vedo l'ora di dimostrare tutto quello che con piacere ho studiato... Comincio a rispondere alle prime domande con il secondo esaminatore. Lui mi ascolta ma dopo poco mi ferma e comincia a dirmi qualcosa. Mi dice che non sono abbastanza preparata. mi mancano le basi... E' meglio che io rifaccia l'esame più avanti. Mi consiglia di ritornare dal primo esaminatore. La delusione è stata terribile. Pensavo di non farcela... Io non volevo andarmene, ma non c'era niente da fare... Lui non mi voleva."
Ecco il secondo sogno:
"Stavo facendo l'amore con Daniele, il mio ragazzo . finalmente. Eravamo rilassati, i nostri problemi sessuali sembravano dimenticati, superati. Potevo lasciarmi andare.. E poi improvvisamente a me cominciano a venire alla mente ricordi di Massimo.. del passato con Massimo. come facevamo l'amore.. il posto dove ci incontravamo. Non ci pensavo da secoli... E io non riuscivo a fermare i ricordi.
E naturalmente Daniele capiva che c'era qualcosa che non andava. Io cercavo di smettere di pensare ma non ce la facevo. Era impossibile.. Così abbiamo dovuto interrompere. si era rovinato tutto."
Questi sogni narrano di un tema ricorrente nella vita delle donne. Il mio racconto dei due sogni non è la loro trascrizione letterale, è una sorta di condensato di sogni tanto ricorrenti, di infinite variazioni intorno allo stesso tema da permetterne un "collage".
Questi sogni si interrogano sulle forze misteriose che "spingono indietro" le donne proprio quando hanno finalmente raggiunto quello che desiderano.
Perché accade ciò?
Prima di raccontarvi una delle risposte ricorrenti emerse nei gruppi femminili ai tanti volti del tema della scomparsa del desiderio femminile, dovremo pensare alle ragioni per le quali solo il gruppo femminile permetta di "vedere" fenomeni psicologici altrove invisibili. Perché solo esso permetta di illuminare temi che nei gruppi misti sono in ombra, offuscati dalla prevalente dinamica di attrazione tra i sessi. Dinamica che fa emergere altri temi, altri fenomeni relazionali e quindi altre parti del Sé.
I gruppi terapeutici omogenei per genere nascono negli anni '70-'80 e si sviluppano in modo particolare negli Stati Uniti in un momento storico in cui le donne avevano cominciato a interrogarsi sulle relazioni donna-donna, sullo sviluppo e sulle basi relazionali del Sé femminile (Cohn, 1996). Essi costituiscono il setting terapeutico (che è un setting sociale) che rispondeva alla crescente necessità di trovare e analizzare i valori, le risorse psicologiche sia femminili che maschili, rivisitandone processi e percorsi specifici e il loro rapporto con il contesto sociale.
I gruppi terapeutici omogenei per genere (con le loro indicazioni e controindicazioni ) furono così la risposta di un ordine sociale attento alla diversità, e nel caso del genere femminile anche un messaggio di valorizzazione da parte delle analiste donne verso il proprio genere.
Si vide allora immediatamente che la presenza del gruppo permetteva alle donne di "dimenticare" le modalità relazionali più comuni nei contesti dei gruppi misti per lasciarsi andare ad un nuovo modo di legarsi, di connettersi. Si vide che emergevano alcune specifiche culture di gruppo (Cantarella, 1996). Nell'atmosfera di fiducia e sicurezza che ne derivava i confini del Sé e le difese si ammorbidivano consentendo scambi profondi.
"Le donne sembravano condividere, senza conflitti, opinioni diverse. La rete gruppale sembrava più importante degli interventi individuali.. Ogni consiglio, ogni punto di vista, ogni posizione, anche se contraddittoria, sembrava essere apprezzata, come se un legame profondo unisse le donne.Esse comunicavano infatti al di là dei contenuti verbali. Sembravano godere di un patrimonio affettivo comune, condiviso senza conflitti, dal quale ognuno attingeva risorse emotive secondo il proprio desiderio " (Cantarella, 2002). Questo contesto così particolare aveva un forte impatto terapeutico nello sviluppare il senso di valore e di stima attraverso l'investimento affettivo. 
Inoltre in questo clima gruppale attento emergevano e prendevano lentamente forma temi specifici dei percorsi femminili come quelli riportati nei due sogni iniziali. Il senso dato dalle donne ai sogni attraverso le libere associazioni consentiva di capire che processi relativi alla relazione donna-donna, "archiviati" troppo frettolosamente, potevano tornare alla luce e venir oggettivati proprio per la presenza del gruppo. Il gruppo infatti era simboleggiato come "terzo" finalmente presente nel contesto delle relazioni donna-donna. La sua presenza creava quindi un setting aperto e sicuro che permetteva di ricordare e oggettivare anche ricordi di una relazione madre-figlia durata troppo a lungo e troppo isolata rispetto al mondo esterno. Ricordi di un'atmosfera opprimente dovuta anche all'assenza del padre amato e irraggiungibile.

Il significato dato dalle donne ai sogni

Le libere associazioni, le paure e resistenze relative all'investimento emotivo-affettivo verso il proprio genere, al dar credito alle terapeutiche relazioni gruppali hanno permesso di dare senso ai sogni.
Le donne infatti, pur vivendo nel qui e ora scambi emotivi intensi, erano apparentemente interessate solo al mondo maschile, a parlare solo dei compagni, dei mariti.
L'attenzione, l'ascolto, l'interesse, i consigli, la condivisione dei problemi da parte delle donne, pur così invocati rispetto al mondo maschile, sembravano non essere nè visti né apprezzati.
Le donne sembrano "prese" dall'urgenza di trovare risposte fuori dal gruppo. A segnalare la peculiarità di questo bisogno di "fuga" dal mondo femminile, anche i sogni parlavano solo di uomini (esaminatori, ex-fidanzati, compagni). Essi contemporaneamente denunciavano però che c'era qualcosa di sospetto. Infatti il passato improvvisamente irrompeva nel presente, impedendo di godere della realizzazione dei desideri.
Nel primo sogno, le donne proprio come nella vita relazionale, narravano il loro non sentirsi capite, accettate dai loro uomini, il loro sentirsi respinte da "esaminatori severi".
Nel secondo sogno però le immagini e i ricordi di un ex, un compagno del passato, spinti da misteriose forze interne, irrompevano nel presente, come a dire che non erano solo le figure maschili del mondo esterno a bloccare le donne. Le libere associazioni svelavano allora che nascoste sotto abiti maschili si celavano figure femminili del passato che riportavano sulla scena attuale nodi competitivi irrisolti nella relazione donna-donna. I ricordi rimossi ritornavano così attraverso i sogni e le associazioni del gruppo. L'interesse emotivo apparentemente solo per l'universo maschile svelava il suo carattere difensivo di "fuga" dal mondo femminile, di desiderio verso l'irraggiungibile padre trasformato in vissuti persecutori di rifiuto anche per la sua assenza.
I sogni svelavano le paure di rivisitare questi processi, così comuni alla vita delle donne in un certo momento storico. Che ciò potesse significare abbandonare le "posizioni progressive" della relazione uomo-donna, e ri-spingere verso quella che le donne sentivano come una "retrocessione emotiva". I sogni svelavano l'impossibilità di dare peso al desiderio-bisogno di vivere e rivisitare le relazioni femminili. Così le donne, attraverso i sogni, diventavano consapevoli delle loro collusioni con i pregiudizi sociali nel connotare anche nel loro mondo interno il contesto femminile come regressivo. Diventavano consapevoli del loro contributo nel privarsi del senso di valore connesso alla consapevolezza delle proprie risorse e dei propri valori.

Bibliografia

Armstrong, D (2001). Pensate ad alta voce: contributi a tre dialoghi. In G. Lawrence (a cura di), Social dreaming. La funzione sociale del sogno. Roma, Borla.

Cantarella, G. (1996). Un modello di conduzione di gruppi terapeutici femminili.Rivista Italiana di Grup analisi, 11, 57-72.

Cantarella, G. (2002). Developmental processes in Women's Groups in Italy. International Journal of Group Psychotherapy, 52, 2, pp. 265-284.

Cohn, B. (1996). Narcissism in women in groups: The emerging female self. In B. DeChant (Ed.), Women and group psychotherapy (pp. 157-175). New York, Guilford.

Lawrence,W. G. (a cura di) (2001). Social dreaming. La funzione sociale del sogno. Roma, Borla.

Neri C. ( 1995 ) Gruppo. Roma, Borla

Rouchy, J.C. (2000). Il Gruppo Spazio Analitico. Roma,Borla

Vanni, F. (1984). Modelli mentali di gruppo. Milano, Cortina.

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