| Il
lavoro che presento tratta in un certo senso di un "tradizionale"
lavoro di scoperta e attribuzione di senso ad alcuni ricorrenti
sogni di donne nei gruppi terapeutici femminili, gruppi a lungo
termine orientati analiticamente.Ma vi propongo di trattare poi
qui i sogni,( per quel che è possibile in un setting non specifico)
anche un po' "risognandoli" insieme, come ci dice Gordon Lawrence
a proposito delle matrici di "Social Dreaming", condividendone
l'echo e le libere associazioni. Esse infatti nascono dal comune
contesto culturale nel quale sono radicate le nostre paure o i
nostri desideri di uomini e di donne.
Inoltre, se di "tradizionale" attribuzione di senso si è trattato,
il processo che ha prodotto questo risultato è stato raggiunto
attraverso un lungo sostare nella "capacità negativa" in quell'
"attenta passività" che David Armstrong propone nella sua riflessione
sul Social Dreaming. Attenta passività che i gruppi femminili
hanno stimolato in modo particolare, quasi preteso dall'analista
per vivere e capire l'esperienza emozionale che il nuovo contesto
gruppale omogeneo per genere offriva.
Vi racconto ora i due sogni:
"Ero arrivata finalmente all'Università, alla facoltà che avevo
sempre desiderato fare. La maturità era alle spalle. le fatiche
degli anni del liceo un ricordo..Il primo esame lo affrontavo
con il batticuore. non con l'ansia consueta del passato.. Gli
esaminatori erano due... Mi siedo e non vedo l'ora di dimostrare
tutto quello che con piacere ho studiato... Comincio a rispondere
alle prime domande con il secondo esaminatore. Lui mi ascolta
ma dopo poco mi ferma e comincia a dirmi qualcosa. Mi dice che
non sono abbastanza preparata. mi mancano le basi... E' meglio
che io rifaccia l'esame più avanti. Mi consiglia di ritornare
dal primo esaminatore. La delusione è stata terribile. Pensavo
di non farcela... Io non volevo andarmene, ma non c'era niente
da fare... Lui non mi voleva."
Ecco il secondo sogno:
"Stavo facendo l'amore con Daniele, il mio ragazzo . finalmente.
Eravamo rilassati, i nostri problemi sessuali sembravano dimenticati,
superati. Potevo lasciarmi andare.. E poi improvvisamente a me
cominciano a venire alla mente ricordi di Massimo.. del passato
con Massimo. come facevamo l'amore.. il posto dove ci incontravamo.
Non ci pensavo da secoli... E io non riuscivo a fermare i ricordi.
E naturalmente Daniele capiva che c'era qualcosa che non andava.
Io cercavo di smettere di pensare ma non ce la facevo. Era impossibile..
Così abbiamo dovuto interrompere. si era rovinato tutto."
Questi sogni narrano di un tema ricorrente nella vita delle donne.
Il mio racconto dei due sogni non è la loro trascrizione letterale,
è una sorta di condensato di sogni tanto ricorrenti, di infinite
variazioni intorno allo stesso tema da permetterne un "collage".
Questi sogni si interrogano sulle forze misteriose che "spingono
indietro" le donne proprio quando hanno finalmente raggiunto quello
che desiderano.
Perché accade ciò?
Prima di raccontarvi una delle risposte ricorrenti emerse nei
gruppi femminili ai tanti volti del tema della scomparsa del desiderio
femminile, dovremo pensare alle ragioni per le quali solo il gruppo
femminile permetta di "vedere" fenomeni psicologici altrove invisibili.
Perché solo esso permetta di illuminare temi che nei gruppi misti
sono in ombra, offuscati dalla prevalente dinamica di attrazione
tra i sessi. Dinamica che fa emergere altri temi, altri fenomeni
relazionali e quindi altre parti del Sé.
I gruppi terapeutici omogenei per genere nascono negli anni '70-'80
e si sviluppano in modo particolare negli Stati Uniti in un momento
storico in cui le donne avevano cominciato a interrogarsi sulle
relazioni donna-donna, sullo sviluppo e sulle basi relazionali
del Sé femminile (Cohn, 1996). Essi costituiscono il setting terapeutico
(che è un setting sociale) che rispondeva alla crescente necessità
di trovare e analizzare i valori, le risorse psicologiche sia
femminili che maschili, rivisitandone processi e percorsi specifici
e il loro rapporto con il contesto sociale.
I gruppi terapeutici omogenei per genere (con le loro indicazioni
e controindicazioni ) furono così la risposta di un ordine sociale
attento alla diversità, e nel caso del genere femminile anche
un messaggio di valorizzazione da parte delle analiste donne verso
il proprio genere.
Si vide allora immediatamente che la presenza del gruppo permetteva
alle donne di "dimenticare" le modalità relazionali più comuni
nei contesti dei gruppi misti per lasciarsi andare ad un nuovo
modo di legarsi, di connettersi. Si vide che emergevano alcune
specifiche culture di gruppo (Cantarella, 1996). Nell'atmosfera
di fiducia e sicurezza che ne derivava i confini del Sé e le difese
si ammorbidivano consentendo scambi profondi.
"Le donne sembravano condividere, senza conflitti, opinioni diverse.
La rete gruppale sembrava più importante degli interventi individuali..
Ogni consiglio, ogni punto di vista, ogni posizione, anche se
contraddittoria, sembrava essere apprezzata, come se un legame
profondo unisse le donne.Esse comunicavano infatti al di là dei
contenuti verbali. Sembravano godere di un patrimonio affettivo
comune, condiviso senza conflitti, dal quale ognuno attingeva
risorse emotive secondo il proprio desiderio " (Cantarella, 2002).
Questo contesto così particolare aveva un forte impatto terapeutico
nello sviluppare il senso di valore e di stima attraverso l'investimento
affettivo.
Inoltre in questo clima gruppale attento emergevano e prendevano
lentamente forma temi specifici dei percorsi femminili come quelli
riportati nei due sogni iniziali. Il senso dato dalle donne ai
sogni attraverso le libere associazioni consentiva di capire che
processi relativi alla relazione donna-donna, "archiviati" troppo
frettolosamente, potevano tornare alla luce e venir oggettivati
proprio per la presenza del gruppo. Il gruppo infatti era simboleggiato
come "terzo" finalmente presente nel contesto delle relazioni
donna-donna. La sua presenza creava quindi un setting aperto e
sicuro che permetteva di ricordare e oggettivare anche ricordi
di una relazione madre-figlia durata troppo a lungo e troppo isolata
rispetto al mondo esterno. Ricordi di un'atmosfera opprimente
dovuta anche all'assenza del padre amato e irraggiungibile.
Il significato dato dalle donne ai sogni
Le libere associazioni, le paure e resistenze relative all'investimento
emotivo-affettivo verso il proprio genere, al dar credito alle
terapeutiche relazioni gruppali hanno permesso di dare senso ai
sogni.
Le donne infatti, pur vivendo nel qui e ora scambi emotivi intensi,
erano apparentemente interessate solo al mondo maschile, a parlare
solo dei compagni, dei mariti.
L'attenzione, l'ascolto, l'interesse, i consigli, la condivisione
dei problemi da parte delle donne, pur così invocati rispetto
al mondo maschile, sembravano non essere nè visti né apprezzati.
Le donne sembrano "prese" dall'urgenza di trovare risposte fuori
dal gruppo. A segnalare la peculiarità di questo bisogno di "fuga"
dal mondo femminile, anche i sogni parlavano solo di uomini (esaminatori,
ex-fidanzati, compagni). Essi contemporaneamente denunciavano
però che c'era qualcosa di sospetto. Infatti il passato improvvisamente
irrompeva nel presente, impedendo di godere della realizzazione
dei desideri.
Nel primo sogno, le donne proprio come nella vita relazionale,
narravano il loro non sentirsi capite, accettate dai loro uomini,
il loro sentirsi respinte da "esaminatori severi".
Nel secondo sogno però le immagini e i ricordi di un ex, un compagno
del passato, spinti da misteriose forze interne, irrompevano nel
presente, come a dire che non erano solo le figure maschili del
mondo esterno a bloccare le donne. Le libere associazioni svelavano
allora che nascoste sotto abiti maschili si celavano figure femminili
del passato che riportavano sulla scena attuale nodi competitivi
irrisolti nella relazione donna-donna. I ricordi rimossi ritornavano
così attraverso i sogni e le associazioni del gruppo. L'interesse
emotivo apparentemente solo per l'universo maschile svelava il
suo carattere difensivo di "fuga" dal mondo femminile, di desiderio
verso l'irraggiungibile padre trasformato in vissuti persecutori
di rifiuto anche per la sua assenza.
I sogni svelavano le paure di rivisitare questi processi, così
comuni alla vita delle donne in un certo momento storico. Che
ciò potesse significare abbandonare le "posizioni progressive"
della relazione uomo-donna, e ri-spingere verso quella che le
donne sentivano come una "retrocessione emotiva". I sogni svelavano
l'impossibilità di dare peso al desiderio-bisogno di vivere e
rivisitare le relazioni femminili. Così le donne, attraverso i
sogni, diventavano consapevoli delle loro collusioni con i pregiudizi
sociali nel connotare anche nel loro mondo interno il contesto
femminile come regressivo. Diventavano consapevoli del loro contributo
nel privarsi del senso di valore connesso alla consapevolezza
delle proprie risorse e dei propri valori.
Bibliografia
Armstrong, D (2001). Pensate ad alta voce: contributi a tre dialoghi.
In G. Lawrence (a cura di), Social dreaming. La funzione sociale
del sogno. Roma, Borla.
Cantarella, G. (1996). Un modello di conduzione di gruppi terapeutici
femminili.Rivista Italiana di Grup analisi, 11, 57-72.
Cantarella, G. (2002). Developmental processes in Women's Groups
in Italy. International Journal of Group Psychotherapy, 52, 2,
pp. 265-284.
Cohn, B. (1996). Narcissism in women in groups: The emerging female
self. In B. DeChant (Ed.), Women and group psychotherapy (pp.
157-175). New York, Guilford.
Lawrence,W. G. (a cura di) (2001). Social dreaming. La funzione
sociale del sogno. Roma, Borla.
Neri C. ( 1995 ) Gruppo. Roma, Borla
Rouchy, J.C. (2000). Il Gruppo Spazio Analitico. Roma,Borla
Vanni, F. (1984). Modelli mentali di gruppo. Milano, Cortina.
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