Mito Sogno e Gruppo

SOGNI AD OCCHI APERTI DI UN GRUPPO DI ADOLESCENTI E DEL SUO CONDUTTORE
Angela Baldassarre

"IL SAGGIO CINESE CHUANG-TSU 
SOGNO' DI ESSERE UNA FARFALLA.
SVEGLIATOSI, NON SAPEVA SE EGLI ERA 
UN UOMO CHE AVEVA SOGNATO UNA FARFALLA 
 O SE INVECE ERA UNA FARFALLA CHE STAVA
SOGNANDO DI ESSERE UN UOMO "


Da un racconto tradizionale


Ho scelto questa frase del racconto cinese,perché spesso gli Adolescenti restano come intrappolati tra fantasia e realtà, tra onnipotenza e impotenza, pur non presentando alcuna sintomatologia grave. Eppure tutta la loro identità si gioca su questo asse nel tentativo di accedere ad una esplorazione a tutto campo. 
La domanda che gli adolescenti spesso si pongono è: chi sono, cosa posso diventare. Durante l'adolescenza si sviluppa la capacità razionale, si sviluppano le idealità, le idealizzazioni e
i sogni nel cassetto come talismani per rappresentarsi un futuro possibile. Più volte i sogni raccontati in gruppo sono sogni irrealizzabili, catastrofici ma anche di speranza per un futuro diverso. 
Penso che anche il gruppo,alcune volte, possa essere sognato come il luogo dove sognare non è proibito,anzi è accolto a braccia aperte e dove la realtà può andare sullo sfondo.
L'accezione che vorrei dare alla parola sogno è quella di "sogni ad occhi aperti" peculiare dei quei giovani che hanno perso o è molto bassa la capacità sognante.

Essi hanno la necessità di sentire i propri genitori o gli adulti di riferimento che sognano qualcosa per loro; in mancanza di queste figure capaci sostenere la realizzazione dei loro desideri, questa esigenza viene richiesta al gruppo e al conduttore. 
Freud ha contribuito a dipanare la natura specifica della fantasia descrivendo la modalità del pensiero che lo caratterizza.
Quello del fantasticare è un processo mentale e chi lo pratica sa che si tratta di un atto di immaginazione. (Freud 1907-1908 p. 178).


Freud riconosce che il sogno contiene anche alcuni orientamenti per il futuro: sogno profezia. Egli comprese come un sogno orientato al futuro possa avere delle potenzialità di autorealizzazione. (Freud 1911-1917 p.526).
Le fantasie condivise formeranno una base per un legame forte tra gli individui del gruppo. (Freud 1900 p.364)
Come dice Socrate "non è la bevanda ciò che egli desidera, ma l'essere riempito dalla bevanda, cioè un cambiamento di stato".
Lo scopo della fantasia è arrivare a un cambiamento complessivo di stato: un cambiamento nel modo in cui ci si sente.

Il lavoro che presenterò intende tracciare il percorso di un gruppo attraverso i racconti: "La zuppa di pietra", il sogno "la rivoluzione francese" e "La storia infinita ".
Focalizzerò l'attenzione sulla funzione del "sognare ad occhi aperti" sul gruppo, in gruppo e come questo eserciti un'influenza sul nascere dei miti familiari, personali e viceversa. 
Come suggerisce SLOTKIN:" una mitologia è un complesso di racconti che drammatizzano la visione del mondo e il senso della storia di un popolo o di una cultura,riducendo secoli di esperienza a una costellazione di metafore costrittive "(1973,p.6) in Regenation though violence: The mythology of American Frontier 1600-1860.weslevan University Press.Middletown. 
Per scrivere il mio lavoro ho preso spunto da una frase scritta da una mia paziente al termine della psicoterapia di gruppo."cara dott.ssa, le auguro di realizzare i suoi sogni proprio come lei ha fatto con noi." Ho cominciato a riflettere su alcuni interrogativi: il conduttore sogna il gruppo?,cosa sogna? come sogna il gruppo il proprio conduttore?
Cosi riflettendo mi è tornato alla mente il ricordo del mio primo sogno ad occhi aperti su un gruppo durante una seduta. Ricordo bene quella seduta in cui mi sono trovata a vivere un prolungato ed angoscioso silenzio,durante il quale immaginavo di vedere al 
centro del gruppo un grosso sasso, un vero macigno.
L'immagine inizialmente espressione di una sensazione psicosomatica mi ha indotta a raccontare la favola de "La zuppa di pietra".
Il racconto narra la storia di un viandante che bussò alla porta di una famiglia povera,triste e sconsolata,al buio, al freddo,in silenzio; l'atmosfera era pesante, ma il viandante non si perse d'animo estrasse dalla tasca una pietra e chiese una pentola, acqua e fuoco. La famiglia si adoperò,sebbene con stupore,egli riempì la pentola d'acqua e la mise sul fuoco,vi immerse la pietra e quindi versò nelle ciotole di tutti la zuppa di pietra. Fatto questo,prese la pietra e salutò.
La famiglia,meravigliata,chiese al viandante perché non restasse e lasciasse loro la pietra, egli rispose:"non è necessario, ora potete fare anche senza di me!
Alla fine del racconto il gruppo si anima e interrompendo il lungo silenzio, attraverso le libere associazioni dà voce all' intenso contenuto rappresentativo di deprivazione,fino a quel momento irrapresentabile, che aveva procurato un ripiegamento narcisistico di tipo depressivo al gruppo stesso,paralizzando le associazioni.

Alcuni membri del gruppo subito dopo il racconto, hanno fatto i seguenti commenti:
- cosa ci vuole dire dottoressa, che ci sentiamo come quella famiglia così povera e deprivata?
- Ma se io parlassi cosa potrebbe succedere? Posso generare equivoci, essere giudicato.
- Vale la pena dire quello che si pensa?
- Se le cose che dico non sono interessanti è inutile parlare. Non voglio sentirmi stupido.
- Cosa si può fare se ti vergogni della tua famiglia? Mia madre dice che sono cretino, ecc., ecc. .

Dalla "Zuppa di pietra" alla "Rivoluzione francese", alla "storia infinita", da un mito ad un altro,dalla desolazione profonda, alla speranza di una storia diversa in grado di interrompere un destino ineluttabile.

Ora vi racconterò il sogno di Valentina sul gruppo:
"Rivoluzione francese"
Valentina: Il gruppo si trovava all'aperto in un luogo circondato dalle montagne, dal mare e il terapeuta insegnava le strategie belliche e guidava nella ricerca delle armi per un'efficace difesa da eventuali attacchi dal nemico esterno. 
Le associazioni hanno riportato al significato della rivoluzione francese. Nel ricordare i tre principi fondamentali della rivoluzione, tutti, compresi il terapeuta, hanno ricordato Fratellanza e Uguaglianza, escludendo la Libertà.
A me sembra che si possa dire che sia il conduttore che il gruppo erano rimasti intrappolati nell'impossibilità di sentirsi liberi perché troppo impegnati a mantenere una posizione difensiva. Eravamo così impegnati a difendere il nostro territorio, rispetto all'istituzione, che non riuscivamo ad elaborare l'angoscia interna del non riuscire a sentirsi liberi. Come evidenziato da Neri nel libro Gruppo, ci trovavamo, in quel momento, nello "stadio della comunità dei fratelli" (Neri p. 189). Il gruppo ha potuto quindi evacuare un vissuto persecutorio nel terzo istituzionale tramite l'identificazione proiettiva e costituirsi come "soggetto collettivo". Il gruppo dei pari all'interno di un'area intermedia, il gruppo, può sperimentare, attenuare, i conflitti di dipendenza dall'adulto conduttore e ritrovare nel gruppo stesso un rispecchiamento positivo nel mondo esterno, conferme rispetto al suo valore utile ad un rifornimento narcisistico. Nello stesso tempo, la sola presenza del conduttore garantisce il soddisfacimento del bisogno di affiliazione, del senso di appartenenza e la scoperta di quegli strumenti idonei a realizzare i compiti evolutivi.
Il sogno non solo rappresenta il romanzo familiare ma, addirittura si potrebbe sostenere che il sogno preannuncia il destino del conduttore, in quanto il diffondersi dell'ideale di un buon conduttore e quindi il ridimensionamento del conduttore stesso, fatalmente mina le fondamenta assolutistiche del suo potere. Infatti se nella rivoluzione americana i "figli rivoluzionari della libertà" trasferirono il potere ai "padri fondatori", cosa molto diversa accadde nella rivoluzione francese in cui alla decapitazione del Re, seguì l'ascesa della "banda dei fratelli".

Espressione della rappresentazione, in gruppo, dell'angoscia della perdita della propria identità è rappresentata dalla seguente poesia di un membro del gruppo:
" A volte un piccolo fiore può sentirsi fragile o inutile e insignificante, ma non si rende conto che i suoi petali sono mille arcobaleni che saettano per la monotonia di una verde distesa.
Tu mio amore sei un po' come questo fiore ; la tua umiltà di spirito fa sì che da te
nascono preziosi fiumi e ruscelli senza che tu te ne renda conto.
I tuoi magici occhi hanno la capacità di tramutare deserti in foreste e anche se alla tua coscienza ciò è impossibile non è detto che non sia reale."

A me sembra che la poesia possa essere una metafora che testimonia la forte ambivalenza rispetto all'autopercezione delle proprie capacità e il tentativo di superamento attraverso una idealizzazione.

Riprendo un frammento di una seduta caratterizzata soprattutto dall'influenza negativa della famiglia sui figli:

La storia infinita

Conduttore: Mi colpisce il silenzio del gruppo, ognuno sembra assorto nei propri pensieri - E' difficile guardare in faccia la realtà.
Ida: anch'io avevo un'amica della quale mi ero fatta un'immagine molto positiva all'inizio e su di lei avevo cominciato a cambiare idea da un po'. Adesso ho saputo che il padre di questa ragazza sta nel manicomio criminale perché ha ucciso il cognato per gelosia. Io prima non mi ero accorta che anche lei era paranoica. Adesso però mi spiego certi comportamenti strani, me ne sarei dovuta accorgere: certe cose sono ereditarie, no? 
Conduttore: non è stato scoperto ancora il gene della paranoia.
Davide: Ida, però quella è una tua amica, una tua pari. Noi abbiamo idealizzato i genitori perché eravamo piccoli ed erano i nostri punti di riferimento, ma ora stiamo crescendo e quindi dobbiamo contare su di noi. 
Ida: proprio per questo motivo credo che io non posso più stare con Giordano (fidanzato), perché è bravo, intelligente, allegro, io mi sento inferiore. Scherzando, una volta lui disse : che ci vai a fare lì al gruppo, tutti depressi, ci vuole la mia presenza per vivacizzare.


Aida: a proposito di amica, poi è arrivata la mia amica e pure lì un'altra mazzata.... perché lei si muove, viaggia, è venuta a Roma apposta per trovare me e io nonostante questo certe volte sono stata proprio intrattabile. Mi sembra di non riuscire a cambiare mai. Sono cambiata, ma su cose piccole.
Conduttore: non è facile accettare che le idealizzazioni sugli amici, sui familiari cadano, ma questo può far crescere anche se poi bisogna fare i conti con l'invidia verso coloro che si ritengono più capaci e capita di sentire di non avere un posto, un progetto, niente. 
Aida: sì, invidia, sì, ce l'ho perché io penso che le cose le posso fare come gli altri e anche meglio di loro. Solo poi non le faccio: per esempio, quel ragazzo che mi piaceva.... io so che anche a lui sono rimasta simpatica - perché me l'hanno detto - però non faccio niente per rivederlo, anzi lo evito proprio.
Conduttore: ricordandomi situazioni ricorrenti, di questo tipo, dei membri del gruppo, penso al film "La storia infinita"...l'avete visto?
Aida: no.
Valerio: se volete vi do la cassetta: è una cosa stranissima, io i film non li vedo, li registro. Registro di tutto. Anzi, se volete qualcosa...
Ida (guardando Valerio): Valerio, ci fai da videoteca....
Arianna: è il film che mi piace di più in assoluto.
Elettra: sì, non me lo ricordo bene. 
Davide: no, non me lo ricordo bene.
Elettra: mi ricordo che iniziava con un ragazzo che entrava in un negozio di antiquariato e cominciava a leggere un libro. Poi si immedesimava nel protagonista di questa storia. Non ricordo cosa succede. 
Davide: Il ragazzo doveva superare una serie di prove per fare in modo che il mondo di Fantasia non si sgretolasse per l'avanzare del nulla. Le prove più difficili erano quelle iniziali. Nell'ultima prova il protagonista doveva ricordarsi di ritrovare fiducia in sé stesso. Alla fine il ragazzo rimane con un solo granello di polvere in mano proprio quando il nulla stava per vincere.
Arianna: Lui e la principessa invece sanno che sarà sufficiente quel granello di polvere perché, esprimendo almeno un desiderio il mondo di Fantasia verrà ricostruito.
Valerio: Io ricordo soltanto il fatto che ad un personaggio del film vengono rubati i ricordi. Mi aveva colpito questa circostanza perché mi chiedo come possa vivere una persona senza i ricordi !
Arianna: Mi mette angoscia questa cosa.
Conduttore: Attraverso questa storia sembra si stia dicendo che è importante ritrovare la capacità di desiderare nonostante ci si possa sentire, in alcuni momenti, poveri e svuotati.

La fantasia suicidaria spesso ignorata per molti anni può riaffiorare in adolescenza sotto forma di gesti, comportamenti distruttivi, un farsi fuori precludendosi alcune opportunità. Come se si ancorasse dentro gli adolescenti l'idea dell' impossibilità di una propria realizzazione,per aver interiorizzato un' immagine mitica di potenziale suicida.

H.Sachs sostiene che quando dei giovani si danno in pegno reciprocamente i loro sogni ad occhi aperti, questo segna l' inizio di una solenne amicizia. La comunicazione della fantasia avviene quando si racconta la storia della famiglia, storia che comprende sempre la mitologia familiare. La struttura dell'autofantasia, cioè del suo mito personale, può formarsi tramite la fantasia parentale, come l'aspirazione, la paura che il bambino sia destinato al successo, al crimine o all'inettitudine, che il bambino diventi affettuoso, perfetto in tutto oppure bisognoso, che il bambino esattamente uguale o diverso dal genitore, dal nonno.
Naturalmente le fantasie dei genitori, talvolta ambiziose, grandiose non devono necessariamente tradursi nel loro adempimento

Vorrei riportare alcuni commenti degli stessi adolescenti autori dei sogni precedenti al termine della terapia di gruppo:

Pedra: Come faremo senza il gruppo? Proprio io che pensavo di non uscire fuori da una situazione fam. Che solo ora comincia sia ad apprezzare e a stimarmi per i miei successi universitari e ad occuparsi dei miei bisogni affettivi riservati per molto tempo solo a mia sorella prepotente e fallimentare.
(Il mito familiare era che Pedra, figlia intelligente dovesse comunque essere accomodante, ragionevole rispetto alle richieste di cure e nel non dare preoccupazioni ai genitori rispetto a sua sorella una ragazza che ha abbandonato la scuola, accettato un lavoro da commessa restando aggressiva, prepotente, in casa.

Massimiliano: cosa dire di me che finalmente ce l'ho fatta ad iscrivermi ad ingegneria e fare i miei primi esami, che ho sempre avvertito da parte dei miei genitori da un lato la spinta a riconoscermi superdotato, ma praticamente perdente, come un figlio immaturo a sostenere delle prove nella vita, mentre mio cugino lui si che era particolarmente intelligente e capace proprio come i suoi genitori.
Io facevo parte del ramo secco della famiglia, con genitori umili e poveri.

Laura: I miei voti alti a medicina sono uno svantaggio perché in casa resto sempre la figlia responsabile, intelligente, non bisognosa di attenzione e comprensione.
Mio fratello può permettersi di non sentire il peso di alcuna responsabilità, di evitare di farsi carico dei problemi familiari, anzi tutti noi dobbiamo occuparci delle sue difficoltà perché lavora, non ha voluto continuare negli studi e in più i suoi soldi non sono sufficienti a soddisfare i suoi vizi.

Emanuela: mio padre mi ha permesso di vivere nell'appartamento di proprietà, ma senza luce, è una spesa che ritiene superflua, un lusso che non possiamo permetterci. La vita da lui è concepita solo di sacrifici, non si può desiderare una vita agiata, ma solo restrittiva, anche se realmente questo può essere superabile.

Mimma: Comincio ad indossare vestiti coi colori chiari, ero una ragazza dark, per poter esistere, per risultare almeno interessante, suscitare curiosità.

Davide: La mia mano tremolante era un modo per nascondere dietro l'idea di un figlio con handicap che poteva e doveva rimanere bambino.
Conclusioni
Il materiale presentato si presta ad alcune considerazioni teoriche. Il gruppo, inteso quale soggetto collettivo,(cfr.C.Neri 1995) è riuscito creativamente ad esprimere e quindi ad elaborare,la propria peculiare vicenda.
Si è passati, dalla fase iniziale della "Zuppa di Pietra", rappresentazione di ciò che sembrava maggiormente inesprimibile, il vissuto abbandonico, all'illusione gruppale, in cui il gruppo è pervaso da un senso di ottimismo onnipotente, espresso sia nella poesia di uno dei membri (a volte un piccolo fiore può sentirsi fragile o inutile e insignificante . i tuoi magici occhi hanno la capacità di mutare deserti in foreste) fino al sogno della "rivoluzione francese" ed alla "storia infinita".
Tale forma di pensiero di gruppo si è potuta costituire solo grazie alla precedente elaborazione condivisa, alla funzione gamma del gruppo, così come il bambino può imparare a pensare i pensieri solo grazie alla funzione alfa che acquisisce a partire dalla rèverie della madre.
In questa prospettiva il ruolo del conduttore si distanzia da quello tradizionale di fornire esclusivamente interpretazioni ai singoli. La sua funzione è quella di un co-pensatore: favorire la circolarità delle emozioni nel gruppo, restituirle in forma fruibile, renderle pensabili. Nel caso del gruppo degli adolescenti tutto questo assume un'importanza cruciale data la crisi di identità che essi attraversano con la relativa ricerca di punti di riferimento stabili.
L'introduzione della favola "La storia infinita" si è rivelata in questo senso particolarmente felice, fornendo al gruppo un'immagine condivisa di speranza per il futuro.
Un punto fondamentale nel processo di autorappresentazione (semiosfera) da parte di questo gruppo è stato il problema posto da uno dei membri. Il ragazzo si è domandato come si potesse vivere senza i ricordi essendo questi stati rubati. Il terapeuta può quindi evidenziare l'importanza di riappropriarsi della capacità di desiderare, di sognare nonostante ci si possa sentire poveri e svuotati. In conclusione, il mito, il sogno e la metafora sono, per dirla con Neri, racconti efficaci, mezzi per realizzare il commuting,ossia il processo di oscillazione dalla dimensione individuale a quella gruppale e viceversa, indispensabile affinché si realizzi la necessaria condivisione emotiva dei contenuti, la loro elaborazione e la loro espressione in termini di pensiero di gruppo.


BIBLIOGRAFIA

SLOTKIN R. (1973): Regeneration throngh violence: The mythology of american frontier: 1600-1860 - Wesleyan University Press - Middletown.

SACHS H. (1942) : The community of daydreams, In: The creative unconscious. Sci-Art Publishers - Cambridge, MA.

ETHEL S.PERSON (1998) : Sogni a ochhi aperti - ed. CDE SpA - Milano - R.Cortina.

C. NERI (1995) : Gruppo - ed. Borla

 

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