| "IL
SAGGIO CINESE CHUANG-TSU
SOGNO' DI ESSERE UNA FARFALLA.
SVEGLIATOSI, NON SAPEVA SE EGLI ERA
UN UOMO CHE AVEVA SOGNATO UNA FARFALLA
O SE INVECE ERA UNA FARFALLA CHE STAVA
SOGNANDO DI ESSERE UN UOMO "
Da un racconto tradizionale
Ho scelto questa frase del racconto cinese,perché spesso gli Adolescenti
restano come intrappolati tra fantasia e realtà, tra onnipotenza
e impotenza, pur non presentando alcuna sintomatologia grave.
Eppure tutta la loro identità si gioca su questo asse nel tentativo
di accedere ad una esplorazione a tutto campo.
La domanda che gli adolescenti spesso si pongono è: chi sono,
cosa posso diventare. Durante l'adolescenza si sviluppa la capacità
razionale, si sviluppano le idealità, le idealizzazioni e
i sogni nel cassetto come talismani per rappresentarsi un futuro
possibile. Più volte i sogni raccontati in gruppo sono sogni irrealizzabili,
catastrofici ma anche di speranza per un futuro diverso.
Penso che anche il gruppo,alcune volte, possa essere sognato come
il luogo dove sognare non è proibito,anzi è accolto a braccia
aperte e dove la realtà può andare sullo sfondo.
L'accezione che vorrei dare alla parola sogno è quella di "sogni
ad occhi aperti" peculiare dei quei giovani che hanno perso o
è molto bassa la capacità sognante.
Essi hanno la necessità di sentire i propri genitori o gli adulti
di riferimento che sognano qualcosa per loro; in mancanza di queste
figure capaci sostenere la realizzazione dei loro desideri, questa
esigenza viene richiesta al gruppo e al conduttore.
Freud ha contribuito a dipanare la natura specifica della fantasia
descrivendo la modalità del pensiero che lo caratterizza.
Quello del fantasticare è un processo mentale e chi lo pratica
sa che si tratta di un atto di immaginazione. (Freud 1907-1908
p. 178).
Freud riconosce che il sogno contiene anche alcuni orientamenti
per il futuro: sogno profezia. Egli comprese come un sogno orientato
al futuro possa avere delle potenzialità di autorealizzazione.
(Freud 1911-1917 p.526).
Le fantasie condivise formeranno una base per un legame forte
tra gli individui del gruppo. (Freud 1900 p.364)
Come dice Socrate "non è la bevanda ciò che egli desidera, ma
l'essere riempito dalla bevanda, cioè un cambiamento di stato".
Lo scopo della fantasia è arrivare a un cambiamento complessivo
di stato: un cambiamento nel modo in cui ci si sente.
Il lavoro che presenterò intende tracciare il percorso di un gruppo
attraverso i racconti: "La zuppa di pietra", il sogno "la rivoluzione
francese" e "La storia infinita ".
Focalizzerò l'attenzione sulla funzione del "sognare ad occhi
aperti" sul gruppo, in gruppo e come questo eserciti un'influenza
sul nascere dei miti familiari, personali e viceversa.
Come suggerisce SLOTKIN:" una mitologia è un complesso di racconti
che drammatizzano la visione del mondo e il senso della storia
di un popolo o di una cultura,riducendo secoli di esperienza a
una costellazione di metafore costrittive "(1973,p.6) in Regenation
though violence: The mythology of American Frontier 1600-1860.weslevan
University Press.Middletown.
Per scrivere il mio lavoro ho preso spunto da una frase scritta
da una mia paziente al termine della psicoterapia di gruppo."cara
dott.ssa, le auguro di realizzare i suoi sogni proprio come lei
ha fatto con noi." Ho cominciato a riflettere su alcuni interrogativi:
il conduttore sogna il gruppo?,cosa sogna? come sogna il gruppo
il proprio conduttore?
Cosi riflettendo mi è tornato alla mente il ricordo del mio primo
sogno ad occhi aperti su un gruppo durante una seduta. Ricordo
bene quella seduta in cui mi sono trovata a vivere un prolungato
ed angoscioso silenzio,durante il quale immaginavo di vedere al
centro del gruppo un grosso sasso, un vero macigno.
L'immagine inizialmente espressione di una sensazione psicosomatica
mi ha indotta a raccontare la favola de "La zuppa di pietra".
Il racconto narra la storia di un viandante che bussò alla porta
di una famiglia povera,triste e sconsolata,al buio, al freddo,in
silenzio; l'atmosfera era pesante, ma il viandante non si perse
d'animo estrasse dalla tasca una pietra e chiese una pentola,
acqua e fuoco. La famiglia si adoperò,sebbene con stupore,egli
riempì la pentola d'acqua e la mise sul fuoco,vi immerse la pietra
e quindi versò nelle ciotole di tutti la zuppa di pietra. Fatto
questo,prese la pietra e salutò.
La famiglia,meravigliata,chiese al viandante perché non restasse
e lasciasse loro la pietra, egli rispose:"non è necessario, ora
potete fare anche senza di me!
Alla fine del racconto il gruppo si anima e interrompendo il lungo
silenzio, attraverso le libere associazioni dà voce all' intenso
contenuto rappresentativo di deprivazione,fino a quel momento
irrapresentabile, che aveva procurato un ripiegamento narcisistico
di tipo depressivo al gruppo stesso,paralizzando le associazioni.
Alcuni membri del gruppo subito dopo il racconto, hanno fatto
i seguenti commenti:
- cosa ci vuole dire dottoressa, che ci sentiamo come quella famiglia
così povera e deprivata?
- Ma se io parlassi cosa potrebbe succedere? Posso generare equivoci,
essere giudicato.
- Vale la pena dire quello che si pensa?
- Se le cose che dico non sono interessanti è inutile parlare.
Non voglio sentirmi stupido.
- Cosa si può fare se ti vergogni della tua famiglia? Mia madre
dice che sono cretino, ecc., ecc. .
Dalla "Zuppa di pietra" alla "Rivoluzione francese", alla "storia
infinita", da un mito ad un altro,dalla desolazione profonda,
alla speranza di una storia diversa in grado di interrompere un
destino ineluttabile.
Ora vi racconterò il sogno di Valentina sul gruppo:
"Rivoluzione francese"
Valentina: Il gruppo si trovava all'aperto in un luogo circondato
dalle montagne, dal mare e il terapeuta insegnava le strategie
belliche e guidava nella ricerca delle armi per un'efficace difesa
da eventuali attacchi dal nemico esterno.
Le associazioni hanno riportato al significato della rivoluzione
francese. Nel ricordare i tre principi fondamentali della rivoluzione,
tutti, compresi il terapeuta, hanno ricordato Fratellanza e Uguaglianza,
escludendo la Libertà.
A me sembra che si possa dire che sia il conduttore che il gruppo
erano rimasti intrappolati nell'impossibilità di sentirsi liberi
perché troppo impegnati a mantenere una posizione difensiva. Eravamo
così impegnati a difendere il nostro territorio, rispetto all'istituzione,
che non riuscivamo ad elaborare l'angoscia interna del non riuscire
a sentirsi liberi. Come evidenziato da Neri nel libro Gruppo,
ci trovavamo, in quel momento, nello "stadio della comunità dei
fratelli" (Neri p. 189). Il gruppo ha potuto quindi evacuare un
vissuto persecutorio nel terzo istituzionale tramite l'identificazione
proiettiva e costituirsi come "soggetto collettivo". Il gruppo
dei pari all'interno di un'area intermedia, il gruppo, può sperimentare,
attenuare, i conflitti di dipendenza dall'adulto conduttore e
ritrovare nel gruppo stesso un rispecchiamento positivo nel mondo
esterno, conferme rispetto al suo valore utile ad un rifornimento
narcisistico. Nello stesso tempo, la sola presenza del conduttore
garantisce il soddisfacimento del bisogno di affiliazione, del
senso di appartenenza e la scoperta di quegli strumenti idonei
a realizzare i compiti evolutivi.
Il sogno non solo rappresenta il romanzo familiare ma, addirittura
si potrebbe sostenere che il sogno preannuncia il destino del
conduttore, in quanto il diffondersi dell'ideale di un buon conduttore
e quindi il ridimensionamento del conduttore stesso, fatalmente
mina le fondamenta assolutistiche del suo potere. Infatti se nella
rivoluzione americana i "figli rivoluzionari della libertà" trasferirono
il potere ai "padri fondatori", cosa molto diversa accadde nella
rivoluzione francese in cui alla decapitazione del Re, seguì l'ascesa
della "banda dei fratelli".
Espressione della rappresentazione, in gruppo, dell'angoscia della
perdita della propria identità è rappresentata dalla seguente
poesia di un membro del gruppo:
" A volte un piccolo fiore può sentirsi fragile o inutile e insignificante,
ma non si rende conto che i suoi petali sono mille arcobaleni
che saettano per la monotonia di una verde distesa.
Tu mio amore sei un po' come questo fiore ; la tua umiltà di spirito
fa sì che da te
nascono preziosi fiumi e ruscelli senza che tu te ne renda conto.
I tuoi magici occhi hanno la capacità di tramutare deserti in
foreste e anche se alla tua coscienza ciò è impossibile non è
detto che non sia reale."
A me sembra che la poesia possa essere una metafora che testimonia
la forte ambivalenza rispetto all'autopercezione delle proprie
capacità e il tentativo di superamento attraverso una idealizzazione.
Riprendo un frammento di una seduta caratterizzata soprattutto
dall'influenza negativa della famiglia sui figli:
La storia infinita
Conduttore: Mi colpisce il silenzio del gruppo, ognuno sembra
assorto nei propri pensieri - E' difficile guardare in faccia
la realtà.
Ida: anch'io avevo un'amica della quale mi ero fatta un'immagine
molto positiva all'inizio e su di lei avevo cominciato a cambiare
idea da un po'. Adesso ho saputo che il padre di questa ragazza
sta nel manicomio criminale perché ha ucciso il cognato per gelosia.
Io prima non mi ero accorta che anche lei era paranoica. Adesso
però mi spiego certi comportamenti strani, me ne sarei dovuta
accorgere: certe cose sono ereditarie, no?
Conduttore: non è stato scoperto ancora il gene della paranoia.
Davide: Ida, però quella è una tua amica, una tua pari. Noi abbiamo
idealizzato i genitori perché eravamo piccoli ed erano i nostri
punti di riferimento, ma ora stiamo crescendo e quindi dobbiamo
contare su di noi.
Ida: proprio per questo motivo credo che io non posso più stare
con Giordano (fidanzato), perché è bravo, intelligente, allegro,
io mi sento inferiore. Scherzando, una volta lui disse : che ci
vai a fare lì al gruppo, tutti depressi, ci vuole la mia presenza
per vivacizzare.
Aida: a proposito di amica, poi è arrivata la mia amica e pure
lì un'altra mazzata.... perché lei si muove, viaggia, è venuta
a Roma apposta per trovare me e io nonostante questo certe volte
sono stata proprio intrattabile. Mi sembra di non riuscire a cambiare
mai. Sono cambiata, ma su cose piccole.
Conduttore: non è facile accettare che le idealizzazioni sugli
amici, sui familiari cadano, ma questo può far crescere anche
se poi bisogna fare i conti con l'invidia verso coloro che si
ritengono più capaci e capita di sentire di non avere un posto,
un progetto, niente.
Aida: sì, invidia, sì, ce l'ho perché io penso che le cose le
posso fare come gli altri e anche meglio di loro. Solo poi non
le faccio: per esempio, quel ragazzo che mi piaceva.... io so
che anche a lui sono rimasta simpatica - perché me l'hanno detto
- però non faccio niente per rivederlo, anzi lo evito proprio.
Conduttore: ricordandomi situazioni ricorrenti, di questo tipo,
dei membri del gruppo, penso al film "La storia infinita"...l'avete
visto?
Aida: no.
Valerio: se volete vi do la cassetta: è una cosa stranissima,
io i film non li vedo, li registro. Registro di tutto. Anzi, se
volete qualcosa...
Ida (guardando Valerio): Valerio, ci fai da videoteca....
Arianna: è il film che mi piace di più in assoluto.
Elettra: sì, non me lo ricordo bene.
Davide: no, non me lo ricordo bene.
Elettra: mi ricordo che iniziava con un ragazzo che entrava in
un negozio di antiquariato e cominciava a leggere un libro. Poi
si immedesimava nel protagonista di questa storia. Non ricordo
cosa succede.
Davide: Il ragazzo doveva superare una serie di prove per fare
in modo che il mondo di Fantasia non si sgretolasse per l'avanzare
del nulla. Le prove più difficili erano quelle iniziali. Nell'ultima
prova il protagonista doveva ricordarsi di ritrovare fiducia in
sé stesso. Alla fine il ragazzo rimane con un solo granello di
polvere in mano proprio quando il nulla stava per vincere.
Arianna: Lui e la principessa invece sanno che sarà sufficiente
quel granello di polvere perché, esprimendo almeno un desiderio
il mondo di Fantasia verrà ricostruito.
Valerio: Io ricordo soltanto il fatto che ad un personaggio del
film vengono rubati i ricordi. Mi aveva colpito questa circostanza
perché mi chiedo come possa vivere una persona senza i ricordi
!
Arianna: Mi mette angoscia questa cosa.
Conduttore: Attraverso questa storia sembra si stia dicendo che
è importante ritrovare la capacità di desiderare nonostante ci
si possa sentire, in alcuni momenti, poveri e svuotati.
La fantasia suicidaria spesso ignorata per molti anni può riaffiorare
in adolescenza sotto forma di gesti, comportamenti distruttivi,
un farsi fuori precludendosi alcune opportunità. Come se si ancorasse
dentro gli adolescenti l'idea dell' impossibilità di una propria
realizzazione,per aver interiorizzato un' immagine mitica di potenziale
suicida.
H.Sachs sostiene che quando dei giovani si danno in pegno reciprocamente
i loro sogni ad occhi aperti, questo segna l' inizio di una solenne
amicizia. La comunicazione della fantasia avviene quando si racconta
la storia della famiglia, storia che comprende sempre la mitologia
familiare. La struttura dell'autofantasia, cioè del suo mito personale,
può formarsi tramite la fantasia parentale, come l'aspirazione,
la paura che il bambino sia destinato al successo, al crimine
o all'inettitudine, che il bambino diventi affettuoso, perfetto
in tutto oppure bisognoso, che il bambino esattamente uguale o
diverso dal genitore, dal nonno.
Naturalmente le fantasie dei genitori, talvolta ambiziose, grandiose
non devono necessariamente tradursi nel loro adempimento
Vorrei riportare alcuni commenti degli stessi adolescenti autori
dei sogni precedenti al termine della terapia di gruppo:
Pedra: Come faremo senza il gruppo? Proprio io che pensavo di
non uscire fuori da una situazione fam. Che solo ora comincia
sia ad apprezzare e a stimarmi per i miei successi universitari
e ad occuparsi dei miei bisogni affettivi riservati per molto
tempo solo a mia sorella prepotente e fallimentare.
(Il mito familiare era che Pedra, figlia intelligente dovesse
comunque essere accomodante, ragionevole rispetto alle richieste
di cure e nel non dare preoccupazioni ai genitori rispetto a sua
sorella una ragazza che ha abbandonato la scuola, accettato un
lavoro da commessa restando aggressiva, prepotente, in casa.
Massimiliano: cosa dire di me che finalmente ce l'ho fatta ad
iscrivermi ad ingegneria e fare i miei primi esami, che ho sempre
avvertito da parte dei miei genitori da un lato la spinta a riconoscermi
superdotato, ma praticamente perdente, come un figlio immaturo
a sostenere delle prove nella vita, mentre mio cugino lui si che
era particolarmente intelligente e capace proprio come i suoi
genitori.
Io facevo parte del ramo secco della famiglia, con genitori umili
e poveri.
Laura: I miei voti alti a medicina sono uno svantaggio perché
in casa resto sempre la figlia responsabile, intelligente, non
bisognosa di attenzione e comprensione.
Mio fratello può permettersi di non sentire il peso di alcuna
responsabilità, di evitare di farsi carico dei problemi familiari,
anzi tutti noi dobbiamo occuparci delle sue difficoltà perché
lavora, non ha voluto continuare negli studi e in più i suoi soldi
non sono sufficienti a soddisfare i suoi vizi.
Emanuela: mio padre mi ha permesso di vivere nell'appartamento
di proprietà, ma senza luce, è una spesa che ritiene superflua,
un lusso che non possiamo permetterci. La vita da lui è concepita
solo di sacrifici, non si può desiderare una vita agiata, ma solo
restrittiva, anche se realmente questo può essere superabile.
Mimma: Comincio ad indossare vestiti coi colori chiari, ero una
ragazza dark, per poter esistere, per risultare almeno interessante,
suscitare curiosità.
Davide: La mia mano tremolante era un modo per nascondere dietro
l'idea di un figlio con handicap che poteva e doveva rimanere
bambino.
Conclusioni
Il materiale presentato si presta ad alcune considerazioni teoriche.
Il gruppo, inteso quale soggetto collettivo,(cfr.C.Neri 1995)
è riuscito creativamente ad esprimere e quindi ad elaborare,la
propria peculiare vicenda.
Si è passati, dalla fase iniziale della "Zuppa di Pietra", rappresentazione
di ciò che sembrava maggiormente inesprimibile, il vissuto abbandonico,
all'illusione gruppale, in cui il gruppo è pervaso da un senso
di ottimismo onnipotente, espresso sia nella poesia di uno dei
membri (a volte un piccolo fiore può sentirsi fragile o inutile
e insignificante . i tuoi magici occhi hanno la capacità di mutare
deserti in foreste) fino al sogno della "rivoluzione francese"
ed alla "storia infinita".
Tale forma di pensiero di gruppo si è potuta costituire solo grazie
alla precedente elaborazione condivisa, alla funzione gamma del
gruppo, così come il bambino può imparare a pensare i pensieri
solo grazie alla funzione alfa che acquisisce a partire dalla
rèverie della madre.
In questa prospettiva il ruolo del conduttore si distanzia da
quello tradizionale di fornire esclusivamente interpretazioni
ai singoli. La sua funzione è quella di un co-pensatore: favorire
la circolarità delle emozioni nel gruppo, restituirle in forma
fruibile, renderle pensabili. Nel caso del gruppo degli adolescenti
tutto questo assume un'importanza cruciale data la crisi di identità
che essi attraversano con la relativa ricerca di punti di riferimento
stabili.
L'introduzione della favola "La storia infinita" si è rivelata
in questo senso particolarmente felice, fornendo al gruppo un'immagine
condivisa di speranza per il futuro.
Un punto fondamentale nel processo di autorappresentazione (semiosfera)
da parte di questo gruppo è stato il problema posto da uno dei
membri. Il ragazzo si è domandato come si potesse vivere senza
i ricordi essendo questi stati rubati. Il terapeuta può quindi
evidenziare l'importanza di riappropriarsi della capacità di desiderare,
di sognare nonostante ci si possa sentire poveri e svuotati. In
conclusione, il mito, il sogno e la metafora sono, per dirla con
Neri, racconti efficaci, mezzi per realizzare il commuting,ossia
il processo di oscillazione dalla dimensione individuale a quella
gruppale e viceversa, indispensabile affinché si realizzi la necessaria
condivisione emotiva dei contenuti, la loro elaborazione e la
loro espressione in termini di pensiero di gruppo.
BIBLIOGRAFIA
SLOTKIN R. (1973): Regeneration throngh violence: The mythology
of american frontier: 1600-1860 - Wesleyan University Press -
Middletown.
SACHS H. (1942) : The community of daydreams, In: The creative
unconscious. Sci-Art Publishers - Cambridge, MA.
ETHEL S.PERSON (1998) : Sogni a ochhi aperti - ed. CDE
SpA - Milano - R.Cortina.
C. NERI (1995) : Gruppo - ed. Borla
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