Individuo Gruppo e Natura

L'INDIVIDUO, IL GRUPPO E LA NATURA
Martin Ringer


 

Le connessioni fra l’Individuo, il Gruppo e la Natura sono complesse e meritano un’esplorazione accurata. La scissione ad un livello psicologico di unico elemento qualsiasi dagli altri crea difficoltà e perfino pericolo. Per esempio, la scissione dell’individuo dalla natura può dar luogo sia all’alienazione dell’individuo sia a proiezioni distruttive ed azioni distruttive verso la natura.

Al contrario, questa scissione può portare all’idealizzazione della natura ed a conseguenti azioni non realistiche verso l’ambiente naturale. In questo numero del Journal molte di queste scissioni, vengono esaminate ed in questo articolo esploro aspetti della problematica complessiva di queste separazioni e cosa potrebbero significare. Inizio esaminando dapprima la complessità delle problematiche che sorgano quando si ha il coraggio di cercare di includere il ruolo della natura nella nostra comprensione delle conversazioni con gli individui ed i gruppi.

La complessità e la varietà delle problematiche sorte quando si discute dell’Individuo, del Gruppo e della Natura sono immense. Trovare un punto di partenza diventa difficile, così forse arbitrariamente questo articolo inizia con la domanda…

Cosa significano le varie forme di discorso quando si riferiscono alla natura?…

Il primo giorno alla seconda colazione di un workshop di due giorni per un gruppo esecutivo di un dipartimento di stato, i partecipanti iniziarono a parlare dell’attacco fatale di uno squalo, accaduto a Perth nella più popolare spiaggia libera, al culmine della stagione estiva. La conversazione continuò riferendosi ad altri attacchi di squali che erano avvenuti, in numero sempre maggiore, in altre spiagge della regione negli ultimi cinque anni. Dopo più di mezz’ora vi fu una discussione su alcuni attacchi da parte di coccodrilli in destinazioni popolari e turistiche per le vacanze nel Nord dell’Australia Occidentale.

Come consulente/facilitatore del gruppo , ero curioso del significato della conversazione. C’erano tante possibili interpretazioni. Le due persone che conducevano la conversazione stavano inconsapevolmente mettendo in comunicazione i loro pericolosi mondi intrapsichici ? In altre parole era l’origine di questa conversazione una problematica individuale? O l’intero discorso era una rimozione a livello di gruppo dell’ansia persecutoria sulla distruttività interna al gruppo? O forse il gruppo sperimentava me o il loro luogo di lavoro o l’ambiente attuale come pericolosi? Dopo tutto il gruppo si era allontanato dal suo normale ambiente di lavoro per frequentare il workshop residenziale. Tutte queste sopra citate interpretazioni erano basate su una concezione del mondo che considera al centro le relazioni umane e suggerisce che la maggioranza dei processi psichici in funzione erano proiezioni di materiale intrapsichico o all’intragruppale del gruppo nel mondo psichico degli squali e delle spiagge. 

Ma né gli squali né le spiagge o gli oceani sono esseri umani . Non potrebbe essere che il discorso sugli attacchi degli squali e dei coccodrilli invece di essere un simbolo degli interessi interpersonali ed intrapsichici sia un'altra possibilità che i luoghi della natura siano al centro degli interessi umani? Era possibile che il recente drammatico aumento degli attacchi degli squali e dei coccodrilli nella nostra regione stesse riducendo il senso di sicurezza personale per chi abita in Australia Occidentale? Forse la rappresentazione mentale collettiva di un ambiente naturale fisicamente pericoloso si stava interiorizzando ? Questa seconda interpretazione dapprima sembra contribuire poco al nostro compito di migliorare l’efficienza del gruppo esecutivo. O non era così ? Poteva essere che, riconoscendo che gli individui del gruppo come un tutto, insieme fossero alla ricerca di un posto sicuro sia nel mondo fisico che nel mondo psicologico, un progresso potesse essere fatto? 

In breve, c’è il pericolo che perdiamo utili e potenziali informazioni per fare un buon lavoro se interpretiamo i discorsi dei clienti sul mondo naturale come se fossero rilevanti soltanto per i loro mondi intragruppali gruppo ed intrapsichici. 

Questo breve aneddoto illustra un pò della complessità delle connessioni fra l’Individuo, il Gruppo e la Natura in relazione ad un workshop pubblico, ma questa pubblicazione di Funzione Gamma ha lo scopo di essere rilevante per le persone il cui lavoro include la terapia, l’istruzione, il lavoro comunitario e l’opera ambientale Da qui è utile esplorare le connessioni fra natura e salute mentale, i processi che promuovono la scissione e i processi che funzionano contro la scissione.

La connessione fra natura e salute mentale può essere esplorata prestando attenzione al ruolo che le rappresentazioni mentali della natura hanno sul benessere psicologico. La mia opinione è che possono contribuire in modo fondamentale alla salute mentale e non dovrebbero essere tralasciate. Dopo tutto, quante volte avete trovato conforto psicologico in immagini di bei luoghi che visitate o dove siete in vacanza? Se voi, perché allora non i vostri clienti e gruppi di clienti?

Sperimentarsi connessi ad un luogo fisico può ben essere un prerequisito alla completa salute mentale e così probabilmente dovrebbe essere trattato poiché è importante per il gruppo e per l’analisi dell’individuo. James Telfer suggerisce (in questa pubblicazione) proprio come ha osservato Donald Winnicott che il bambino piccolo non può sensibilmente essere considerato come un’entità separata dalla madre, l’essere umano adulto non può sensibilmente essere considerato isolato dal suo luogo fisico nel Mondo. Non potrebbe essere che la psiche umana non funzioni in maniera completa a meno che abbia una connessione interiorizzata con uno o più luoghi del mondo? 

Questo ha interessanti paralleli con la teoria dell’attaccamento, in essa potremmo includere il bisogno per sicure relazioni d’attaccamento con luoghi fisici assieme al bisogno per relazioni d’attaccamento con altri esseri umani. Con lo stesso stato d’animo, Marianne Spitzform (2000) descrive il ruolo centrale che le relazioni con la natura hanno nello sviluppo emotivo e psicologico degli esseri umani.Questo può essere meglio riassunto includendo nelle nostre concezioni della struttura del Sé l’idea del “Sé ecologico”

Anne Noonan (in questa pubblicazione) suggerisce perfino che la rappresentazione mentale dominante di un paesaggio può avere effetto sulla psiche collettiva. Quello che viene considerato dalle menti occidentali come un immenso vuoto al centro dell’Australia (i deserti centrali) crea il suo equivalente psichico sulla psiche collettiva australiana. Il conseguente senso “Australiano” di vuoto interiore può manifestarsi in modi non proficui. Allo stesso modo, può esserci danno psichico arrecato da relazioni traumatiche o non sane con i luoghi fisici che sono stati degradati dall’influenza umana. A questo proposito possiamo riferirci alla congestione del traffico sul ponte Auckland Harbour, le fioriture delle alghe tossiche nel Swan River nella città di Perth e la nube tossica che sovrasta molte grandi città del mondo. Se consideriamo con serietà le connessioni fra l’individuo e la natura, sembra probabile che la continua esposizione a questi rischi fisici reali influenzerà anche negativamente la salute psichica. Un ulteriore passo avanti ci porta alla domanda di come, i disastri naturali come i terremoti e le eruzioni vulcaniche creino un’impronta sulla psiche.

Così l’identificazione con la Natura è sia onnipresente ed ha sia un effetto sul benessere psicologico degli individui e dei gruppi. Che diremmo del contrario? Le proiezioni degli individui e dei gruppi riescono ad avere un’influenza sulla natura? Mentre è difficile immaginare che un lupo o un orso prendano parte al processo di identificazione proiettiva con un essere umano sembra che la scissione ed i processi proiettivi abbiano un effetto reale sulla salute del mondo naturale.

Gli individui ed i gruppi proiettano sugli aspetti del mondo naturale proprio come fanno con il mondo umano. La proiezione dei gruppi e degli individui sulla natura può manifestarsi in cambiamenti nel comportamento umano verso il mondo naturale e gli ecosistemi all’interno. Proiezioni ostili non contenute conducono ad azioni ostili, e proiezioni idealiste conducono ad azioni non realistiche. Robert Hinshelwood ha descritto in un articolo precedente il modo in cui le rappresentazioni mentali della società inglese influenzarono il modo in cui “la campagna” era percepita e trattata (Hinshelwood 1993). Per esempio, la prima industrializzazione con il conseguente inquinamento fisico e degrado sociale influenzò le rappresentazioni mentali collettive su come fossero sicure o benefiche rispettivamente le città e la campagna. Queste rappresentazioni mentali, a loro volta,o sanzionano o proibiscono a livello sociale quali generi di impatti ambientali sono consentiti.

L’articolo di Marianne Spitzform (in questa pubblicazione) ha alcune interessanti osservazioni su come il proposito di ri introdurre gli orsi in una località dell’America mobilitò le fantasie collettive della comunità e diede luogo ad una forte reazione antagonistica al proposito, così, un movimento per restaurare in una zona alcuni degli elementi originali dell’ecologia fu bloccata dalla reazione di un gruppo alla percezione di un timore. Il timore era dapprima una proiezione collettiva di paura verso i pochi orsi che dovevano essere coinvolti. In questo caso, gli orsi erano considerati come distruttori della sicurezza e processi di proiezione erano inclusi in una difesa collettiva contro l’ansia. Ma la distruttività può anche essere interiorizzata attraverso processi introiettivi.

Così, non soltanto danneggiamo la Natura con azioni che facciamo come risultato delle nostre proiezioni non contenute, ma anche danneggiamo noi stessi con la conseguente rappresentazione mentale del Genere Umano come un distruttore della natura. La distruttività del genere umano viene comunicata ogni giorno dai media e dalle nostre reciproche conversazioni. Stiamo attaccando e distruggendo la Terra: il “corpo” da cui siamo nati. Il parallelo fra questo e la posizione Kleiniana schizo-paranoide (1997 (1975) in relazione con la madre è troppo vicina per essere ignorata. A livello sociale interiorizzeremo il “distruttore”, il genere umano per routine viene considerato distruttivo e pericoloso. Questa concezione, contiene un elemento di verità oggettiva, che è in se stessa pericolosa . Come nelle parole di Alison Rush (2000 P. 16) 

“In termini kleiniani la paura è che il seno svuotato non può guarire, che l’attacco invidioso ha causato un danno permanente all’ambiente che ci nutre, che l’amore non riesce a conquistare l’odio, la gratitudine non riesce a mitigare l’invidia. La paura di un disastro ambientale irreversibile ,come conseguenza dell’effetto serra e dei mutamenti di clima è un tema costante e riflette questa ansia profondamente radicata.” 

Forse diventerà impossibile arginare l’ansia che deriva dalla percezione del Sé come distruttore e cercheremo persone ed organizzazioni su cui proietteremo la distruzione. Credo che questa dinamica è già visibile nelle concezioni estreme ambientali militanti. In questo la struttura concettuale kleiniana, che guarisce avviene attraverso l’adattamento della posizione depressiva. Il risarcimento e la colpa mobilitano le azioni riparatrici. In che modo raggiungiamo questa posizione ad un livello sociale non mi è chiaro ma la domanda è degna di essere fatta poiché è un tema fondamentale che appare negli articoli di questa pubblicazione è cioè quello della scissione, proiezione e reazioni non consone ad una mancanza di integrazione fra l'Individuo, il Gruppo e la Natura. 

Così cosa riduce la connessione nella vita di ogni giorno che possiamo o potevamo sperimentare fra noi stessi,gli altri e la natura? Forse una parte del problema sta nei processi che usiamo necessariamente nella vita di ogni giorno per mantenere adeguati livelli di semplicità. L’equilibrio emotivo e psicologico diventa impossibile quando affrontiamo troppa complessità. Questo stesso processo di semplificazione può anche ridurre la nostra abilità a lavorare con efficacia nei gruppi. In particolare, il bisogno di avere un’esperienza interna della continuità psichica e del suo rimbalzare può ridurre la nostra abilità ad identificare parti più ampie del mondo. Troppe rappresentazioni interne del mondo esterno possono essere opprimenti, in particolare quando alcune di esse causano ansia.

La semplice soluzione per risolvere la tensione fra un mondo interno “abbastanza semplice”ed il bisogno di collegarsi ad una realtà complessa è negare la natura insopportabile della complessità e proiettare la propria ansia sull’oggetto accessibile più vicino. Questo porta ad un funzionamento distruttivo ma giunge ad un sollievo a breve termine. In contrasto la Spitzform (in questa pubblicazione) suggerisce che una chiave alla nostra abilità di relazionarci in modo utile all’ambiente naturale sta nel riconoscere il bisogno di includere forme non umane nella categoria di possibili oggetti interni. Questo, a sua volta richiede un funzionamento psicologico maturo. Ma la maturità psicologica si focalizza sull’individuo. Ci sono fattori nei gruppi e nella società che consentono di trattare la complessità eccessiva e che promuovono l’integrazione effettiva dell’Individuo con il Gruppo e la Natura.

Un tema che è apparso negli articoli presentati in questa pubblicazione era il predominio di una corrente secondaria di ciò che chiamerei spiritualità. Cioè una soluzione umana all’incapacità di identificare la complessità del mondo del fenomeno è creare una semplificazione inconsapevole o “oggetto” con il quale desideriamo identificarci. La natura potente ma inconsapevole di questo processo dà al soggetto un forte senso intuitivo che vi sia qualcosa “di più grande di quanto sia connesso con me”. L’ipotesi di Gaia è un esempio che viene in mente. Mentre non è difficile negare in termini scientifici che l’intero mondo è in alcuni modi interconnesso, l’ipotesi di Gaia crea un solo “oggetto” della Terra che consente allo sperimentatore di identificarsi con l’intero mondo senza essere dominato o perdere il proprio senso di continuità.

In scala più piccola, la concezione di Claudio Neri del gruppo (in questa pubblicazione) come Genius Loci consente al gruppo ed al leader di relazionarsi col gruppo come un tutto. Lo “spirito” del Genius Loci fornisce un mezzo per la catarsi con il gruppo senza sentirsi dominati dalla complessità delle interazioni nel gruppo.Mentre riferendosi a ciò che considero un elemento spirituale del gruppo Neri non usa il termine “spiritualità” Questo è possibile perché con i termini della Civiltà Occidentale qualsiasi menzione di spiritualità nei gruppi psicoanalitici può causare sospetti di pensiero“fringe” o “new age”. In contrasto, molte culture indigene come i Maori della Nuova Zelanda ritengono ovvio ciò che la Società Occidentale chiamerebbe spiritualità. Sia nella società aborigena australiana ,sia nella tradizione Maori della Nuova Zelanda, così come in molte altre società “aborigene” le divisioni fra l’Individuo, il Gruppo, la Natura e lo Spirito non sono né rigide né chiaramente articolate (vedi anche Noonan in questa pubblicazione)

Segue un’illustrazione:

Un'illustrazione di una visione non-occidentale dei legami tra l’individuo, il gruppo e la natura

Riassumerò la mia esperienza di partecipazione agli incontri nella Nuova Zelanda rurale durante il 1980. In una piccola località rurale, fu indetta una riunione (hui) che coinvolgeva sia i Maori che la gente bianca (Pakeha). I visitatori del villaggio erano raggruppati fuori il cancello del Marae (un'area recintata che include una casa di riunioni, una casa-cucina ed una zona di abluzione). Un membro donna, il più anziano della tribù locale, comincia con un grido di benvenuto (karanga) ed i visitatori donne conducono gli uomini sopra il Marae. Alla porta della principale “casa di riunioni” (whare nui), ciascuno mette via le proprie scarpe, e i visitatori che entrano, fanno la fila fino alla parte terminale della casa per ossequiare le fotografie degli antenati della tribù locale. Una volta che i visitatori si sono seduti (su materassi intorno al pavimento del whare nui), tutto il gruppo è contenuto nel whare nui, che è il corpo di un rispettato antenato della tribù locale, con la porta come sua bocca.

I tre anziani del luogo (kaumatua), che sono i capi della comunità, dicono parole di benvenuto, ma la sequenza specifica dei loro discorsi di benvenuto (mihi) è molto importante nei termini del modo in cui i Maori sperimentano i loro legami tra individuo, gruppo e natura. La struttura dei mihi (detto in Maori) è la seguente:

Un'affermazione poetica drammatica che di solito è specifica dell'area da cui l'oratore proviene (tauparapara)
Un saluto a Dio
Saluti agli antenati (tipuna) di cui il luogo di posizione/identità (turangawaewae) era l'area locale
Saluti al fiume o oceano o lago significativo spiritualmente
Saluti alla collina o montagna significativa spiritualmente
Saluti al Marae
Saluti ai visitatori (manuhiri)
Una descrizione della genealogia degli oratori (whakapapa), che si colloca tanto lontano quanto l'oratore può andare
Il nome degli oratori
Un'affermazione sul tema che l'oratore tratterà durante la riunione.
Una canzone (waiata) cantata dalle donne. (Una canzone debole può segnalare che le donne non sostengono pienamente l'oratore)
Una breve chiusura accoglie cordialmente l'oratore.

Di cruciale importanza qui è che l'oratore gradualmente sviluppa la sua identità nei suoi occhi e negli occhi dei presenti nei modi seguenti:

Collegarsi con il metaforico e il simbolico
Collegarsi con la sovrastante esistenza spirituale
Collegarsi con gli spiriti degli antenati
Collegarsi con gli elementi vitali della Natura, che è considerata un essere vivente
Collegarsi con lo spirito del Marae, che è considerato un essere vivente
Collegarsi con i visitatori attraverso un saluto diretto, ma ancora più importante, chiamare le persone che possono essere antenati comuni all'oratore e a qualche visitatore.

E’ solo nel momento in cui questi legami sono stati creati, che l'oratore può avere un nome o un’identità. Lui esiste solo nel contesto dello spirito, della natura e del gruppo, ed il suo nome è una parte relativamente insignificante della sua complessiva identità in questo contesto. Un elemento centrale della identità Maori è il Turangawaewae il luogo di posizione/identità, che originariamente era anche il luogo dove la placenta della persona veniva seppellita.

La cerimonia di benvenuto Maori descritta sopra può sembrare alla maggior parte lettori un 'caso speciale' che non è. Questo è un protocollo normale sul Marae in tutta la Nuova Zelanda ed è seguito da entrambi Maori e Pakeha. E’ il normale protocollo di un setting dove avvengono discussioni importanti con la gente Maori. Inoltre, ci sono elementi in comune tra il protocollo di benvenuto Maori ed alcune altre culture la cui spiritualità è anche 'basata sulla terra'

Ma senza il vantaggio di una base spirituale 'aborigena' come quella posseduta da alcuni Maori, come possono gli Occidentali mantenere i legami dell’esperienza tra l'individuo, il gruppo e la natura? Tradizioni come quelle dei Maori possono ispirare la cultura Occidentale, ma non appartengono alla cultura Occidentale. Abbiamo bisogno di trovare autentici significati in noi stessi per reintegrare individuo, gruppo e natura come è compatibile con la nostra storia culturale. Come possiamo funzionare pienamente come membri di gruppi e come cittadini responsabili per l’ambiente, in un mondo che è stato degradato più velocemente di quanto noi potessimo permettere? Cosa ci abilita a dirigere la nostra ansia di discontinuità, e di frammentazione o di essere sommersi?

C'è un'industria che sta germogliando, che è basata sul prendere gruppi dall'ambiente naturale per scopi che vanno dalla psicoterapia (Itin, 1997) allo sviluppo personale e perfino guidano lo sviluppo ed aumentano l'efficacia delle organizzazioni di "training dello sviluppo". Il training dello sviluppo, la terapia dell'avventura e i processi di gruppo basati sull’avventura implicano interazioni in modi positivi in setting naturali. Sono stati ben documentati i sostanziali cambiamenti intrapsichici che avvengono nello sperimentare se stessi, il gruppo e la natura in modi positivi. Comunque, la cultura dell’esperienza basata sull’avventura è stata, per lungo tempo, anche dominata da professionisti la cui conoscenza dell’analisi di gruppo è quasi trascurabile. C'è un grande potenziale per questi due campi, prima separati,(l’analisi di gruppo e la cultura basata sull’avventura) di provare a lavorare insieme. La terapia di gruppo convenzionale può essere ampliata per imbrigliare il potere della terapia dell'avventura, e viceversa.

Fortunatamente ci sono le eccezioni circa la separazione dell’analisi di gruppo e della cultura dell’esperienza. Chris Loynes (in questa pubblicazione) sottolinea i modi in cui gli "formatori dello sviluppo" possono funzionare con gruppi in setting naturali in un modo che assiste i partecipanti nel trovare il proprio senso del luogo. L'esistenza del 'Luogo' come un oggetto-sé positivo può avere due funzioni. Una è quella che fortifica il mondo intrapsichico e l'altra è quella che aiuta l'integrazione di sé con la natura e viene a creare in qualche modo la possibile posizione depressiva. Johnna Haskell (in questa pubblicazione) sottolinea un altro aspetto della integrazione del dominio individuo, gruppo e natura. Le idee di incarnazione e di sperimentare l’incarnazione sono applicate per integrare l’esperienza di sé (in particolare del soma), dell’altro (in gruppi) e della natura. C'è un'integrazione dell’apprendimento che è trasformativa. Questo modulo di cultura in natura è offerto in contrasto alla cultura convenzionale che è costituita in classi.

Anche senza prendere in considerazione i gruppi nell'ambiente naturale, alcuni dei concetti in questo numero possono incentivare i terapeuti ad allargare la loro sfera o la loro consapevolezza così come porre più attenzione al ruolo del luogo nel contesto terapeutico. I membri del gruppo portano con loro, nella stanza di consultazione, non solo un senso di internalizzare che sono in relazione con altri, ma anche un senso di internalizzare che sono in relazione con luoghi diversi.

Allo stesso modo anche i terapeuti sono vulnerabili al danno dei processi proiettivi e introiettivi che si riferiscono all'ambiente naturale, e c'è un luogo utile per il pensiero do gruppo analitico e psicoanalitico nel movimento ambientale. Il totale e ampio sforzo di incoraggiare la cittadinanza a essere responsabile verso l’ambientale è enorme ma spesso contrastante. Il burn-out è la esperienza maggiore (Giunco, 2000) e le risorse spesso non sono adeguate a creare il lavoro. Forse molti attivisti proiettano la loro delusione per i loro mondi interni fuori, sopra il degradato ambientale e trovano che lenta e deludente avanzata nel movimento ambientale esacerba la loro preesistente pena personale. La comprensione psicoanalitica personale, del lavoro di gruppo e dell’esperienza del collettivo di attivisti ambientalisti possono aiutare a imbrigliare l'energia positiva che proviene dalla alienazione personale di sé, ma diminuisce gli effetti negativi simile al burnout. La comunità specifica e i progetti ambientali possono trarre profitto anche da un accertamento avveduto dei processi inconsci dell'individuo, del gruppo e dei modelli sociali che avvengono quando i progetti cominciano, e i progressi e la loro esperienza salgono e scendono.

Conclusioni

C'è una forte e pervasiva influenza che ci incoraggia a comportamentalizzare ed isolare i tre aspetti dell’esperienza umana che sono descritti in questo numero: l'individuo, il gruppo e la natura. Chiaramente, l'azione di frazionamento da un elemento ad un altro porta con sé significativi costi, in termini di adeguata comprensione riferita al mondo. Questo numero fornisce un affascinante nutrimento per il pensiero, riguardo alla frammentazione e alla integrazione potenziale di questi tre elementi del Tutto.

La psicoanalisi, per prima cosa, fu proposta da Sigmund Freud per rendere il mondo un luogo migliore. Molti analisti, analisti di gruppo, socio-analisti e coloro che applicano la psicoanalisi alla comunità hanno continuato con l’originario desiderio di Freud. Questo numero di Funzione Gamma applica la psicoanalisi ed altre prospettive per esplorare i modi con cui gli Esseri Umani possono capire meglio i legami tra individui, gruppi e natura- il mondo non umano -. In qualche modo questo numero può fare un piccolo passo avanti rispetto al desiderio di Freud.


Bibliografia

Hinshelwood, R. D. (1993). The countryside. British Journal of Psychotherapy, 10, 202-210.

Itin, C. (Ed.). (1997). Proceedings of the first international adventure therapy conference: Exploring the boundaries of adventure therapy: International perspectives. Perth, Western Australia: AEE/COEAWA.

Klein, M. (1997 (1975)). Envy and grattitude and other works 1946-1963. London: Vintage.

Rush, A. (2000). A presence that disturbs: Psychoanalysis and conservation. Ecopsychology on line, 1-16. http://www.isis.csuhayward.edu/ALSS/ECO/0597/rush.htm

Spitzform, M. (2000). The ecological self: Metaphor an developmental experience? Journal of Applied Psychoanalytic Studies, 2(3), 265-285.

Tauroa, H., & Tauroa, P. (1986). Te Marae: A guide to customs & protocol. Auckland: Reed.

 


 

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