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Le connessioni fra l’Individuo, il Gruppo e la Natura sono
complesse e meritano un’esplorazione accurata. La scissione
ad un livello psicologico di unico elemento qualsiasi dagli altri
crea difficoltà e perfino pericolo. Per esempio, la scissione
dell’individuo dalla natura può dar luogo sia all’alienazione
dell’individuo sia a proiezioni distruttive ed azioni distruttive
verso la natura.
Al contrario, questa scissione può portare all’idealizzazione
della natura ed a conseguenti azioni non realistiche verso l’ambiente
naturale. In questo numero del Journal molte di queste scissioni,
vengono esaminate ed in questo articolo esploro aspetti della
problematica complessiva di queste separazioni e cosa potrebbero
significare. Inizio esaminando dapprima la complessità
delle problematiche che sorgano quando si ha il coraggio di cercare
di includere il ruolo della natura nella nostra comprensione delle
conversazioni con gli individui ed i gruppi.
La complessità e la varietà delle problematiche
sorte quando si discute dell’Individuo, del Gruppo e della
Natura sono immense. Trovare un punto di partenza diventa difficile,
così forse arbitrariamente questo articolo inizia con la
domanda…
Cosa significano le varie forme di discorso quando si riferiscono
alla natura?…
Il primo giorno alla seconda colazione di un workshop di due
giorni per un gruppo esecutivo di un dipartimento di stato, i
partecipanti iniziarono a parlare dell’attacco fatale di
uno squalo, accaduto a Perth nella più popolare spiaggia
libera, al culmine della stagione estiva. La conversazione continuò
riferendosi ad altri attacchi di squali che erano avvenuti, in
numero sempre maggiore, in altre spiagge della regione negli ultimi
cinque anni. Dopo più di mezz’ora vi fu una discussione
su alcuni attacchi da parte di coccodrilli in destinazioni popolari
e turistiche per le vacanze nel Nord dell’Australia Occidentale.
Come consulente/facilitatore del gruppo , ero curioso del significato
della conversazione. C’erano tante possibili interpretazioni.
Le due persone che conducevano la conversazione stavano inconsapevolmente
mettendo in comunicazione i loro pericolosi mondi intrapsichici
? In altre parole era l’origine di questa conversazione
una problematica individuale? O l’intero discorso era una
rimozione a livello di gruppo dell’ansia persecutoria sulla
distruttività interna al gruppo? O forse il gruppo sperimentava
me o il loro luogo di lavoro o l’ambiente attuale come pericolosi?
Dopo tutto il gruppo si era allontanato dal suo normale ambiente
di lavoro per frequentare il workshop residenziale. Tutte queste
sopra citate interpretazioni erano basate su una concezione del
mondo che considera al centro le relazioni umane e suggerisce
che la maggioranza dei processi psichici in funzione erano proiezioni
di materiale intrapsichico o all’intragruppale del gruppo
nel mondo psichico degli squali e delle spiagge.
Ma né gli squali né le spiagge o gli oceani sono
esseri umani . Non potrebbe essere che il discorso sugli attacchi
degli squali e dei coccodrilli invece di essere un simbolo degli
interessi interpersonali ed intrapsichici sia un'altra possibilità
che i luoghi della natura siano al centro degli interessi umani?
Era possibile che il recente drammatico aumento degli attacchi
degli squali e dei coccodrilli nella nostra regione stesse riducendo
il senso di sicurezza personale per chi abita in Australia Occidentale?
Forse la rappresentazione mentale collettiva di un ambiente naturale
fisicamente pericoloso si stava interiorizzando ? Questa seconda
interpretazione dapprima sembra contribuire poco al nostro compito
di migliorare l’efficienza del gruppo esecutivo. O non era
così ? Poteva essere che, riconoscendo che gli individui
del gruppo come un tutto, insieme fossero alla ricerca di un posto
sicuro sia nel mondo fisico che nel mondo psicologico, un progresso
potesse essere fatto?
In breve, c’è il pericolo che perdiamo utili e potenziali
informazioni per fare un buon lavoro se interpretiamo i discorsi
dei clienti sul mondo naturale come se fossero rilevanti soltanto
per i loro mondi intragruppali gruppo ed intrapsichici.
Questo breve aneddoto illustra un pò della complessità
delle connessioni fra l’Individuo, il Gruppo e la Natura
in relazione ad un workshop pubblico, ma questa pubblicazione
di Funzione Gamma ha lo scopo di essere rilevante per le persone
il cui lavoro include la terapia, l’istruzione, il lavoro
comunitario e l’opera ambientale Da qui è utile esplorare
le connessioni fra natura e salute mentale, i processi che promuovono
la scissione e i processi che funzionano contro la scissione.
La connessione fra natura e salute mentale può essere
esplorata prestando attenzione al ruolo che le rappresentazioni
mentali della natura hanno sul benessere psicologico. La mia opinione
è che possono contribuire in modo fondamentale alla salute
mentale e non dovrebbero essere tralasciate. Dopo tutto, quante
volte avete trovato conforto psicologico in immagini di bei luoghi
che visitate o dove siete in vacanza? Se voi, perché allora
non i vostri clienti e gruppi di clienti?
Sperimentarsi connessi ad un luogo fisico può ben essere
un prerequisito alla completa salute mentale e così probabilmente
dovrebbe essere trattato poiché è importante per
il gruppo e per l’analisi dell’individuo. James Telfer
suggerisce (in questa pubblicazione) proprio come ha osservato
Donald Winnicott che il bambino piccolo non può sensibilmente
essere considerato come un’entità separata dalla
madre, l’essere umano adulto non può sensibilmente
essere considerato isolato dal suo luogo fisico nel Mondo. Non
potrebbe essere che la psiche umana non funzioni in maniera completa
a meno che abbia una connessione interiorizzata con uno o più
luoghi del mondo?
Questo ha interessanti paralleli con la teoria dell’attaccamento,
in essa potremmo includere il bisogno per sicure relazioni d’attaccamento
con luoghi fisici assieme al bisogno per relazioni d’attaccamento
con altri esseri umani. Con lo stesso stato d’animo, Marianne
Spitzform (2000) descrive il ruolo centrale che le relazioni con
la natura hanno nello sviluppo emotivo e psicologico degli esseri
umani.Questo può essere meglio riassunto includendo nelle
nostre concezioni della struttura del Sé l’idea del
“Sé ecologico”
Anne Noonan (in questa pubblicazione) suggerisce perfino che
la rappresentazione mentale dominante di un paesaggio può
avere effetto sulla psiche collettiva. Quello che viene considerato
dalle menti occidentali come un immenso vuoto al centro dell’Australia
(i deserti centrali) crea il suo equivalente psichico sulla psiche
collettiva australiana. Il conseguente senso “Australiano”
di vuoto interiore può manifestarsi in modi non proficui.
Allo stesso modo, può esserci danno psichico arrecato da
relazioni traumatiche o non sane con i luoghi fisici che sono
stati degradati dall’influenza umana. A questo proposito
possiamo riferirci alla congestione del traffico sul ponte Auckland
Harbour, le fioriture delle alghe tossiche nel Swan River nella
città di Perth e la nube tossica che sovrasta molte grandi
città del mondo. Se consideriamo con serietà le
connessioni fra l’individuo e la natura, sembra probabile
che la continua esposizione a questi rischi fisici reali influenzerà
anche negativamente la salute psichica. Un ulteriore passo avanti
ci porta alla domanda di come, i disastri naturali come i terremoti
e le eruzioni vulcaniche creino un’impronta sulla psiche.
Così l’identificazione con la Natura è sia
onnipresente ed ha sia un effetto sul benessere psicologico degli
individui e dei gruppi. Che diremmo del contrario? Le proiezioni
degli individui e dei gruppi riescono ad avere un’influenza
sulla natura? Mentre è difficile immaginare che un lupo
o un orso prendano parte al processo di identificazione proiettiva
con un essere umano sembra che la scissione ed i processi proiettivi
abbiano un effetto reale sulla salute del mondo naturale.
Gli individui ed i gruppi proiettano sugli aspetti del mondo
naturale proprio come fanno con il mondo umano. La proiezione
dei gruppi e degli individui sulla natura può manifestarsi
in cambiamenti nel comportamento umano verso il mondo naturale
e gli ecosistemi all’interno. Proiezioni ostili non contenute
conducono ad azioni ostili, e proiezioni idealiste conducono ad
azioni non realistiche. Robert Hinshelwood ha descritto in un
articolo precedente il modo in cui le rappresentazioni mentali
della società inglese influenzarono il modo in cui “la
campagna” era percepita e trattata (Hinshelwood 1993). Per
esempio, la prima industrializzazione con il conseguente inquinamento
fisico e degrado sociale influenzò le rappresentazioni
mentali collettive su come fossero sicure o benefiche rispettivamente
le città e la campagna. Queste rappresentazioni mentali,
a loro volta,o sanzionano o proibiscono a livello sociale quali
generi di impatti ambientali sono consentiti.
L’articolo di Marianne Spitzform (in questa pubblicazione)
ha alcune interessanti osservazioni su come il proposito di ri
introdurre gli orsi in una località dell’America
mobilitò le fantasie collettive della comunità e
diede luogo ad una forte reazione antagonistica al proposito,
così, un movimento per restaurare in una zona alcuni degli
elementi originali dell’ecologia fu bloccata dalla reazione
di un gruppo alla percezione di un timore. Il timore era dapprima
una proiezione collettiva di paura verso i pochi orsi che dovevano
essere coinvolti. In questo caso, gli orsi erano considerati come
distruttori della sicurezza e processi di proiezione erano inclusi
in una difesa collettiva contro l’ansia. Ma la distruttività
può anche essere interiorizzata attraverso processi introiettivi.
Così, non soltanto danneggiamo la Natura con azioni che
facciamo come risultato delle nostre proiezioni non contenute,
ma anche danneggiamo noi stessi con la conseguente rappresentazione
mentale del Genere Umano come un distruttore della natura. La
distruttività del genere umano viene comunicata ogni giorno
dai media e dalle nostre reciproche conversazioni. Stiamo attaccando
e distruggendo la Terra: il “corpo” da cui siamo nati.
Il parallelo fra questo e la posizione Kleiniana schizo-paranoide
(1997 (1975) in relazione con la madre è troppo vicina
per essere ignorata. A livello sociale interiorizzeremo il “distruttore”,
il genere umano per routine viene considerato distruttivo e pericoloso.
Questa concezione, contiene un elemento di verità oggettiva,
che è in se stessa pericolosa . Come nelle parole di Alison
Rush (2000 P. 16)
“In termini kleiniani la paura è che il seno svuotato
non può guarire, che l’attacco invidioso ha causato
un danno permanente all’ambiente che ci nutre, che l’amore
non riesce a conquistare l’odio, la gratitudine non riesce
a mitigare l’invidia. La paura di un disastro ambientale
irreversibile ,come conseguenza dell’effetto serra e dei
mutamenti di clima è un tema costante e riflette questa
ansia profondamente radicata.”
Forse diventerà impossibile arginare l’ansia che
deriva dalla percezione del Sé come distruttore e cercheremo
persone ed organizzazioni su cui proietteremo la distruzione.
Credo che questa dinamica è già visibile nelle concezioni
estreme ambientali militanti. In questo la struttura concettuale
kleiniana, che guarisce avviene attraverso l’adattamento
della posizione depressiva. Il risarcimento e la colpa mobilitano
le azioni riparatrici. In che modo raggiungiamo questa posizione
ad un livello sociale non mi è chiaro ma la domanda è
degna di essere fatta poiché è un tema fondamentale
che appare negli articoli di questa pubblicazione è cioè
quello della scissione, proiezione e reazioni non consone ad una
mancanza di integrazione fra l'Individuo, il Gruppo e la Natura.
Così cosa riduce la connessione nella vita di ogni giorno
che possiamo o potevamo sperimentare fra noi stessi,gli altri
e la natura? Forse una parte del problema sta nei processi che
usiamo necessariamente nella vita di ogni giorno per mantenere
adeguati livelli di semplicità. L’equilibrio emotivo
e psicologico diventa impossibile quando affrontiamo troppa complessità.
Questo stesso processo di semplificazione può anche ridurre
la nostra abilità a lavorare con efficacia nei gruppi.
In particolare, il bisogno di avere un’esperienza interna
della continuità psichica e del suo rimbalzare può
ridurre la nostra abilità ad identificare parti più
ampie del mondo. Troppe rappresentazioni interne del mondo esterno
possono essere opprimenti, in particolare quando alcune di esse
causano ansia.
La semplice soluzione per risolvere la tensione fra un mondo
interno “abbastanza semplice”ed il bisogno di collegarsi
ad una realtà complessa è negare la natura insopportabile
della complessità e proiettare la propria ansia sull’oggetto
accessibile più vicino. Questo porta ad un funzionamento
distruttivo ma giunge ad un sollievo a breve termine. In contrasto
la Spitzform (in questa pubblicazione) suggerisce che una chiave
alla nostra abilità di relazionarci in modo utile all’ambiente
naturale sta nel riconoscere il bisogno di includere forme non
umane nella categoria di possibili oggetti interni. Questo, a
sua volta richiede un funzionamento psicologico maturo. Ma la
maturità psicologica si focalizza sull’individuo.
Ci sono fattori nei gruppi e nella società che consentono
di trattare la complessità eccessiva e che promuovono l’integrazione
effettiva dell’Individuo con il Gruppo e la Natura.
Un tema che è apparso negli articoli presentati in questa
pubblicazione era il predominio di una corrente secondaria di
ciò che chiamerei spiritualità. Cioè una
soluzione umana all’incapacità di identificare la
complessità del mondo del fenomeno è creare una
semplificazione inconsapevole o “oggetto” con il quale
desideriamo identificarci. La natura potente ma inconsapevole
di questo processo dà al soggetto un forte senso intuitivo
che vi sia qualcosa “di più grande di quanto sia
connesso con me”. L’ipotesi di Gaia è
un esempio che viene in mente. Mentre non è difficile negare
in termini scientifici che l’intero mondo è in alcuni
modi interconnesso, l’ipotesi di Gaia crea un solo “oggetto”
della Terra che consente allo sperimentatore di identificarsi
con l’intero mondo senza essere dominato o perdere il proprio
senso di continuità.
In scala più piccola, la concezione di Claudio Neri del
gruppo (in questa pubblicazione) come Genius Loci consente al
gruppo ed al leader di relazionarsi col gruppo come un tutto.
Lo “spirito” del Genius Loci fornisce un mezzo per
la catarsi con il gruppo senza sentirsi dominati dalla complessità
delle interazioni nel gruppo.Mentre riferendosi a ciò che
considero un elemento spirituale del gruppo Neri non usa il termine
“spiritualità” Questo è possibile perché
con i termini della Civiltà Occidentale qualsiasi menzione
di spiritualità nei gruppi psicoanalitici può causare
sospetti di pensiero“fringe” o “new age”.
In contrasto, molte culture indigene come i Maori della Nuova
Zelanda ritengono ovvio ciò che la Società Occidentale
chiamerebbe spiritualità. Sia nella società aborigena
australiana ,sia nella tradizione Maori della Nuova
Zelanda, così come in molte altre società “aborigene”
le divisioni fra l’Individuo, il Gruppo, la Natura e lo
Spirito non sono né rigide né chiaramente articolate
(vedi anche Noonan in questa pubblicazione)
Segue un’illustrazione:
Un'illustrazione di una visione non-occidentale dei legami tra
l’individuo, il gruppo e la natura
Riassumerò la mia esperienza di partecipazione agli incontri
nella Nuova Zelanda rurale durante il 1980. In una piccola località
rurale, fu indetta una riunione (hui) che coinvolgeva sia i Maori
che la gente bianca (Pakeha). I visitatori del villaggio erano
raggruppati fuori il cancello del Marae (un'area recintata che
include una casa di riunioni, una casa-cucina ed una zona di abluzione).
Un membro donna, il più anziano della tribù locale,
comincia con un grido di benvenuto (karanga) ed i visitatori donne
conducono gli uomini sopra il Marae. Alla porta della principale
“casa di riunioni” (whare nui), ciascuno mette via
le proprie scarpe, e i visitatori che entrano, fanno la fila fino
alla parte terminale della casa per ossequiare le fotografie degli
antenati della tribù locale. Una volta che i visitatori
si sono seduti (su materassi intorno al pavimento del whare nui),
tutto il gruppo è contenuto nel whare nui, che è
il corpo di un rispettato antenato della tribù locale,
con la porta come sua bocca.
I tre anziani del luogo (kaumatua), che sono i capi della comunità,
dicono parole di benvenuto, ma la sequenza specifica dei loro
discorsi di benvenuto (mihi) è molto importante nei termini
del modo in cui i Maori sperimentano i loro legami tra individuo,
gruppo e natura. La struttura dei mihi (detto in Maori) è
la seguente:
Un'affermazione poetica drammatica che di solito è specifica
dell'area da cui l'oratore proviene (tauparapara)
Un saluto a Dio
Saluti agli antenati (tipuna) di cui il luogo di posizione/identità
(turangawaewae) era l'area locale
Saluti al fiume o oceano o lago significativo spiritualmente
Saluti alla collina o montagna significativa spiritualmente
Saluti al Marae
Saluti ai visitatori (manuhiri)
Una descrizione della genealogia degli oratori (whakapapa), che
si colloca tanto lontano quanto l'oratore può andare
Il nome degli oratori
Un'affermazione sul tema che l'oratore tratterà durante
la riunione.
Una canzone (waiata) cantata dalle donne. (Una canzone debole
può segnalare che le donne non sostengono pienamente l'oratore)
Una breve chiusura accoglie cordialmente l'oratore.
Di cruciale importanza qui è che l'oratore gradualmente
sviluppa la sua identità nei suoi occhi e negli occhi dei
presenti nei modi seguenti:
Collegarsi con il metaforico e il simbolico
Collegarsi con la sovrastante esistenza spirituale
Collegarsi con gli spiriti degli antenati
Collegarsi con gli elementi vitali della Natura, che è
considerata un essere vivente
Collegarsi con lo spirito del Marae, che è considerato
un essere vivente
Collegarsi con i visitatori attraverso un saluto diretto, ma ancora
più importante, chiamare le persone che possono essere
antenati comuni all'oratore e a qualche visitatore.
E’ solo nel momento in cui questi legami sono stati creati,
che l'oratore può avere un nome o un’identità.
Lui esiste solo nel contesto dello spirito, della natura e del
gruppo, ed il suo nome è una parte relativamente insignificante
della sua complessiva identità in questo contesto. Un elemento
centrale della identità Maori è il Turangawaewae
il luogo di posizione/identità, che originariamente era
anche il luogo dove la placenta della persona veniva seppellita.
La cerimonia di benvenuto Maori descritta sopra può sembrare
alla maggior parte lettori un 'caso speciale' che non è.
Questo è un protocollo normale sul Marae in tutta la Nuova
Zelanda ed è seguito da entrambi Maori e Pakeha. E’
il normale protocollo di un setting dove avvengono discussioni
importanti con la gente Maori. Inoltre, ci sono elementi in comune
tra il protocollo di benvenuto Maori ed alcune altre culture la
cui spiritualità è anche 'basata sulla terra'
Ma senza il vantaggio di una base spirituale 'aborigena' come
quella posseduta da alcuni Maori, come possono gli Occidentali
mantenere i legami dell’esperienza tra l'individuo, il gruppo
e la natura? Tradizioni come quelle dei Maori possono ispirare
la cultura Occidentale, ma non appartengono alla cultura Occidentale.
Abbiamo bisogno di trovare autentici significati in noi stessi
per reintegrare individuo, gruppo e natura come è compatibile
con la nostra storia culturale. Come possiamo funzionare pienamente
come membri di gruppi e come cittadini responsabili per l’ambiente,
in un mondo che è stato degradato più velocemente
di quanto noi potessimo permettere? Cosa ci abilita a dirigere
la nostra ansia di discontinuità, e di frammentazione o
di essere sommersi?
C'è un'industria che sta germogliando, che è basata
sul prendere gruppi dall'ambiente naturale per scopi che vanno
dalla psicoterapia (Itin, 1997) allo sviluppo personale e perfino
guidano lo sviluppo ed aumentano l'efficacia delle organizzazioni
di "training dello sviluppo". Il training dello sviluppo,
la terapia dell'avventura e i processi di gruppo basati sull’avventura
implicano interazioni in modi positivi in setting naturali. Sono
stati ben documentati i sostanziali cambiamenti intrapsichici
che avvengono nello sperimentare se stessi, il gruppo e la natura
in modi positivi. Comunque, la cultura dell’esperienza basata
sull’avventura è stata, per lungo tempo, anche dominata
da professionisti la cui conoscenza dell’analisi di gruppo
è quasi trascurabile. C'è un grande potenziale per
questi due campi, prima separati,(l’analisi di gruppo e
la cultura basata sull’avventura) di provare a lavorare
insieme. La terapia di gruppo convenzionale può essere
ampliata per imbrigliare il potere della terapia dell'avventura,
e viceversa.
Fortunatamente ci sono le eccezioni circa la separazione dell’analisi
di gruppo e della cultura dell’esperienza. Chris Loynes
(in questa pubblicazione) sottolinea i modi in cui gli "formatori
dello sviluppo" possono funzionare con gruppi in setting
naturali in un modo che assiste i partecipanti nel trovare il
proprio senso del luogo. L'esistenza del 'Luogo' come un oggetto-sé
positivo può avere due funzioni. Una è quella che
fortifica il mondo intrapsichico e l'altra è quella che
aiuta l'integrazione di sé con la natura e viene a creare
in qualche modo la possibile posizione depressiva. Johnna Haskell
(in questa pubblicazione) sottolinea un altro aspetto della integrazione
del dominio individuo, gruppo e natura. Le idee di incarnazione
e di sperimentare l’incarnazione sono applicate per integrare
l’esperienza di sé (in particolare del soma), dell’altro
(in gruppi) e della natura. C'è un'integrazione dell’apprendimento
che è trasformativa. Questo modulo di cultura in natura
è offerto in contrasto alla cultura convenzionale che è
costituita in classi.
Anche senza prendere in considerazione i gruppi nell'ambiente
naturale, alcuni dei concetti in questo numero possono incentivare
i terapeuti ad allargare la loro sfera o la loro consapevolezza
così come porre più attenzione al ruolo del luogo
nel contesto terapeutico. I membri del gruppo portano con loro,
nella stanza di consultazione, non solo un senso di internalizzare
che sono in relazione con altri, ma anche un senso di internalizzare
che sono in relazione con luoghi diversi.
Allo stesso modo anche i terapeuti sono vulnerabili al danno
dei processi proiettivi e introiettivi che si riferiscono all'ambiente
naturale, e c'è un luogo utile per il pensiero do gruppo
analitico e psicoanalitico nel movimento ambientale. Il totale
e ampio sforzo di incoraggiare la cittadinanza a essere responsabile
verso l’ambientale è enorme ma spesso contrastante.
Il burn-out è la esperienza maggiore (Giunco, 2000) e le
risorse spesso non sono adeguate a creare il lavoro. Forse molti
attivisti proiettano la loro delusione per i loro mondi interni
fuori, sopra il degradato ambientale e trovano che lenta e deludente
avanzata nel movimento ambientale esacerba la loro preesistente
pena personale. La comprensione psicoanalitica personale, del
lavoro di gruppo e dell’esperienza del collettivo di attivisti
ambientalisti possono aiutare a imbrigliare l'energia positiva
che proviene dalla alienazione personale di sé, ma diminuisce
gli effetti negativi simile al burnout. La comunità specifica
e i progetti ambientali possono trarre profitto anche da un accertamento
avveduto dei processi inconsci dell'individuo, del gruppo e dei
modelli sociali che avvengono quando i progetti cominciano, e
i progressi e la loro esperienza salgono e scendono.
Conclusioni
C'è una forte e pervasiva influenza che ci incoraggia
a comportamentalizzare ed isolare i tre aspetti dell’esperienza
umana che sono descritti in questo numero: l'individuo, il gruppo
e la natura. Chiaramente, l'azione di frazionamento da un elemento
ad un altro porta con sé significativi costi, in termini
di adeguata comprensione riferita al mondo. Questo numero fornisce
un affascinante nutrimento per il pensiero, riguardo alla
frammentazione e alla integrazione potenziale di questi tre elementi
del Tutto.
La psicoanalisi, per prima cosa, fu proposta da Sigmund Freud
per rendere il mondo un luogo migliore. Molti analisti, analisti
di gruppo, socio-analisti e coloro che applicano la psicoanalisi
alla comunità hanno continuato con l’originario desiderio
di Freud. Questo numero di Funzione Gamma applica la psicoanalisi
ed altre prospettive per esplorare i modi con cui gli Esseri Umani
possono capire meglio i legami tra individui, gruppi e natura-
il mondo non umano -. In qualche modo questo numero può
fare un piccolo passo avanti rispetto al desiderio di Freud.
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Klein, M. (1997 (1975)). Envy and grattitude and other works
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