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La Psiche
La Psiche si rivela ed è riflessa da immagini, pensieri,
sentimenti, lapsus, sintomi e sogni. Questi fenomeni emergono
dopo una selezione di miriadi di potenziali. Questi potenziali
si possono chiamare in molti modi a seconda di quale metafora
scegliamo. Per alcuni junghiani, ma non per tutti, il potenziale
è chiamato archetipo. Ci sarebbero alcuni analisti Junghiani
che considerano l’idea classica dell’“archetipo”
come “immagine formata”-per esempio il “saggio”.
La nostra tradizione giudaico-cristiana ha incoraggiato un mondo
particolare o concezione psicologica.Gli analisti del profondo,
iniziando da Freud, sono stati responsabili della revisione tanto
di questa concezione quanto di un movimento verso una pluralità
di visione, con l’accettazione della fluidità della
psiche. La loro comprensione ora è stata aggiunta a quelle
di persone delle culture tradizionali, ecologisti, femministe,
teologi contemporanei, dei sociologi, che si stanno muovendo verso
una cultura d’interdipendenza e diversità.
Io analizzerò come la Psiche si rivela attraverso l’immagine,
il pensiero e il linguaggio in tre situazioni diverse usando sia
alcune teorie di Jung che quelle dei così detti post junghiani.
Primo, all’interno della diade terapeutica; secondo, all’interno
dei fenomeni di gruppo; e, terzo, nella nostra comprensione dell’interazione
con l’ambiente oltre le specie umane.
Per amore della semplicità avevo cercato di organizzare
quest’intervento analizzando all’inizio la prima situazione
e poi le altre due, ma questo è molto difficile dato che
le tre aree sono interconnesse. Inizialmente mi sentivo molto
frustrata per questo motivo ma poi ho trovato una ragione (difesa?)
nella teoria di Jung dell’unus mundus o delle inter-relazioni
del mondo di tutte le cose.
Spero che questa concezione sia accettabile; la controparte,
naturalmente può essere una massa confusa!
Quando parliamo di psiche e dei processi psicologici noi entriamo
in un campo difficile, perché nel nostro tentativo di parlare
della psiche le “lenti” che stiamo usando sono costituite
dalla psiche stessa: la riflessione o il ritirarsi in se stesso
può condurre alle “contorsioni” che occorrono
quando si cerca di descrivere gli stati psicologici.
2 Verrà anche riportata una conversazione tra Jung e Bion
quando cercarono di discutere il rapporto tra Psiche e Soma. Per
permettere di analizzare queste aree diverse e correlate, viene
data la definizione di Psiche, protomentale, psicoide e archetipo.
Psiche-costituisce la totalità dei processi psicologici,
sia consci che inconsci. Per i greci la parola Psiche significa
farfalla, il senso dell’emergere dallo stato di bruco. C’è
una continuità tra bruco e farfalla, hanno bisogno l’uno
dell’altro per i loro stadi differenti.
Spesso si vuol vedere nella psicoanalisi e nella psicologia analitica
un’argomentazione per la supremazia della Psiche o del corpo
quando evidentemente sono interdipendenti.
La psiche può essere tradotta sia col termine mente che
con quello di anima. Se si sta usando la teoria delle relazioni
oggettuali, la mente è concepita come se avesse origine
attraverso l’interiorizzazione di… (actual outer others);
la psicologia dell’archetipo riguarda anche l’interiore
immaginario degli altri già potenzialmente presente.
Un’altra descrizione o metafora utilizzata per il termine
mente è l’idea delle informazioni genetiche ereditate.
James Hillman, un influente post junghiano, ha coniato abilmente
il termine comunità interiorizzata per la mente o il sé,
piuttosto che interna e interiore, in tal modo evita la necessità
di pronunciarsi se gli oggetti | immaginali modelli siano
innati o introiettati.
Gli archetipi sono i sistemi che permettono di essere pronti
all’azione, ed anche le immagini e le emozioni si ereditano
con la struttura cerebrale, la paleo corteccia della psiche, quella
porzione attraverso la quale la psiche è collegata alla
natura.
Essi si manifestano sia a livello personale, attraverso complessi,
sia collettivamente come caratteristiche di intere culture “.....l’inconscio
collettivo contiene l’intera eredità spirituale dell’evoluzione
dell’umanità nata come nuova nella struttura cerebrale
di ciascun individuo” (Jung CW8). Possono essere immaginati
come un sistema fluido di interazioni a livelli fisici e psichici,
rappresentati come immagine e istinto. Sono influenzati sia dalle
realtà esterne che interne, sia dagli stati psichici che
mentali.
Psicoide– Concetto applicabile virtualmente a ciascun archetipo,
che esprime la connessione tra psiche e natura.
3 Relativamente al sistema protomentale Bion scrive: “Io
rappresento dunque il sistema proto-mentale come qualcosa in cui
il fisico e lo psicologico o mentale si trovano in uno stato indifferenziato.
E’ da questa matrice che nascono i fenomeni…Dato che
si tratta di un livello in cui il fisico e il mentale sono indifferenziati,
si capisce perché, quando da questo prende origine un sentimento
di angoscia, esso può manifestarsi tanto in forma fisica
che in forma psicologica”. Esperienze nei Gruppi. Wilfred
Bion.
Soma è il corpo fisico
Prime interpretazioni del rapporto soma/psiche. Bion e Jung s’incontrarono
nel 1935 ad una serie di seminari ora pubblicati come “Lezioni
Tavistock (London) tenute da Jung”. Bion disse a Jung: “tu
hai visto un’analogia tra le forme arcaiche del corpo e
quelle della mente. E’ semplicemente un’analogia o
c’è invece una relazione stretta?” Successivamente
Bion citò un resoconto pubblicato sul British Medical Journal
in cui Jung da una sogno feceva una diagnosi di disordine psichico.
Jung replicò: “Tu affronti nuovamente il discutibile
problema del parallelismo psico-fisico, per il quale io non ho
risposta perché è al di sopra delle capacità
di conoscenza umana. Come ho cercato di spiegare ieri, i due fattori,
quello psichico e quello fisico sono particolarmente collegati.
A causa della possibile unità delle due cose noi dobbiamo
aspettarci di trovare sogni che sono più dalla parte fisiologica
che da quella psicologica... Queste rappresentazioni organiche
sono note nella letteratura antica.... Secondo la mia idea di
unione della psiche e del corpo umano, dovrebbe essere così
e sarebbe meraviglioso se non lo fosse” (Lezioni Tavistock
(London) tenute da Jung,1935).
La discussione continuò con Bion che lo spingeva a parlare
di più e Jung che manifestava la sua paura di oscurantismo
(di essere poco chiaro) e di poter essere considerato “completamente
pazzo.”
Con il senno di poi possiamo capire che Bion e Jung facevano
riferimento ai loro concetti di protomentale e psicoide, rispettivamente.
Nel caso di Jung quest’asserzione può essere vista
estesa alle 3 aree: nella diade terapeutica, con le discussioni
sul transfert e controtransfert e contagio e possesso all’interno
del rapporto analitico. In secondo luogo nei suoi studi sull’influenza
dell’immagine archetipica e di come essa fa presa su un
gruppo, una massa o una nazione. Egli credeva che sia la vita
individuale che quella collettiva fossero regolate da archetipi.
In terzo luogo il suo successivo ampliamento della interconnessione
non solo tra persone ma anche tra psiche e materia, di solito
considerata come morta, o inerte. Queste idee sono spiegate nel
suo lavoro sulle sincronicità, la sua descrizione dei I-Ching
come animata, ecc. Queste nozioni si intersecano con teorie contemporanee
in teologia e ecologia di un mondo vivo e sensibile, il concetto
di anima mundi, il mondo come corpo di Dio.
Ciò che mi interessa di più è l’influenza
dell’archetipo nei comportamenti della vita collettiva,
e le metafore ed i miti che vengono usati per descrivere, capire
e imparare da questi comportamenti ed entrambi riproducono e qualche
volta cambiano la cultura.
Si scorgono questi modelli di comportamento di gruppo nei culti
orfici e le leggende del Graal e nelle descrizioni di Bion degli
assunti di base nei gruppi con le potenti immagini della chiesa,
l’esercito e l’aristocrazia.
Darò qualche esempio di come alcuni analisti junghiani
hanno descritto le funzioni degli archetipi nei contesti sociali,
questa è un’idea che mi ha colpita un paio di anni
fa (nel 1996) in risposta al fenomeno di Pauline Hanson.
Pauline Hanson era il leader di un nuovo partito politico “Una
Nazione” la versione australiana del nazionalismo e della
xenofobia che è stata una caratteristica globale del ventesimo
secolo.
La coppia terapeutica
Nel 1946 Jung scrisse dello “psicoide” intendendo
quell’area dove il corpo e la psiche si incontrano e ciò
ha notevoli implicazioni a livello clinico del transfert e controtransfert,
per le immagini e le sensazioni fisiche, effetti e influenze che
passano attraverso la coppia terapeutica. Una persona è
consapevole di ciò quando particolari associazioni fisiche
e mentali vengono evocate con alcune persone.
Un interessante studio redatto da analisti tedeschi negli anni
80, tentava di dare alcune prove oggettive di questo fenomeno,
pensieri particolari, sensazioni sperimentate dal terapista durante
le sedute furono registrate per altri colleghi, in seguito in
alcuni casi furono scoperti legami con materiale inconscio e non
ancora rivelato dal paziente. “Informazioni del Dr. Hans
Dieckmann, conferenza di Sydney 1991”.
5 Jung parla ampiamente di transfert nella sua “Psychology
of The Tranfert” (Psicologia del Transfert), il legame è
spesso di una tale intensità che si può parlare
di una combinazione e affinché la terapia funzioni entrambe
le persone subiscono dei cambiamenti. Egli credeva in tutto
ciò e inoltre riteneva che nel materiale personale ci siano
proiezioni di materiale impersonale e archetipico.
Aldo Carotenuto, nel suo libro The difficult art (Un’arte
difficile) Un discorso critico sulla psicoterapia, sostiene che
quel particolare lavoro di Jung (Psychology of the Transference)
è in realtà una rielaborazione del suo coivolgimento
con la sua paziente Sabrina Spielrein, una passione erotica.
Carotenuto cita dalle lettere di Jung indirizzate a lei: “Restituiscimi
in questo momento di bisogno, un po’ dell’amore, della
sofferenza e dell’altruismo che sono stato capace di darti
al tempo della tua malattia. Ora sono io che sono malato”.
Siamo tutti consapevoli del contagio e del lato oscuro della relazione
terapeutica, la hubris (superbia) dell’acting out e la distruzione
che segue, spesso per entrambe le parti. Forse questi “scandali”
hanno aiutato a portare una maggiore diffidenza sul nostro stesso
operare ed il bisogno di riflessione e sostegno.
La più antica interpretazione della terapia come conoscenza
oggettiva condotta dall’analista, sta lasciando il posto
alla consapevolezza della fallibilità e al riconoscimento
che il lavoro deve essere fatto insieme e che il tranfert può
essere iniziato dall’analista e rivela la situazione attuale,
non è solo un rivivere il comportamento passato.
Le principali metafore scelte per la terapia, Edipo, Eros-Psiche,
madre-figlio, evocano interpretazioni specifiche, immagini, simboli
e sintomi per entrambe le parti.
L’ambiente
Alcuni dei concetti junghiani, quali anima mundi o i principi
animatori del mondo e la risacralizzazione della materia sono
collegati a quelli dei moderni ambientalisti, teologi, e filosofi
come Umberto Maturana, Fritiof Capra e Thomas Berry che tentano
di immaginare un capovolgimento dalla loro concettualizzazione
(materia e natura), come morta e sfruttabile.
Ciò che è sempre stato ovvio per molte culture,
compresi gli aborigeni australiani viene ora dolorosamente “rimparato”
da molti nella cultura occidentale.
Il concetto di politeismo, se non viene interpretato letteralmente
o “fondamentalmente” esalta un modo immaginario di
rappresentare un’Australia multiculturale non obbligata
ad assimilarsi ad un conformismo monolitico e collegato ad una
sola verità.
Una delle obiezioni alla ricettività junghiana dei concetti
di anima mundi, paganesimo, politeismo e il suo allontanamento
dal monoteismo e cristianesimo tradizionale è il ritenere
che Jung fosse eccessivamente influenzato dall’allora contemporaneo
pangermanesimo. Questo pangermanesimo era a sua volta influenzato
dai superidealizzati concetti romantici di ellenismo e degli dei
/naturali della antica Germania.
Richard Noll, nel suo libro “The Jung Cult”, afferma
che l’enfasi sulla centralità del motivo del sole
(la stella come dio interiore) tanto amata da Jung e associata
con l’antica cultura germanica, illustra una specie di neopaganesimo
politeistico che non concede alcuna tolleranza ad altri credo
o culture.
Il simbolo del sole e la svastica vennero usati dai nazisti come
un modo di esclusione e genocidio per le altre culture, sia dal
punto di vista religioso, politico e razziale.
La maggior parte del lavoro di Noll è stata respinta come
non sostanziale e sensazionalista da Sonu Shamdasani nel suo erudito
e ben documentato libro “Cult Fictions – C.G. Jung
and the Funding of Analytical Psychology”.
Molto si è scritto su Jung a questo riguardo, l’interpretazione
più accettabile è quella che Jung sia stato influenzato
dallo “Zeitgeist” (Spirito del Tempo) ma che fu anche
capace di riflettere e analizzarlo come una specie di possessione
demoniaca.. Nel 1932 egli certamente parlò di una nuova
e giovane Germania così forte e necessaria. Comunque dal
1938 parlò di Hitler come di un posseduto e disse: (Hitler)
mi ha fatto l’impressione di una specie di manichino di
legno coperto di stoffa, un automa con una maschera, come un robot…..
egli non mostrava segni di umanità, la sua espressione
era quella di una personalità (Purposiveness) egoista e
disumana senza alcun segno di umorismo. Egli sembrava essere come
il doppio di una persona reale e che l’uomo potesse forse
nascondersi dentro come un appendice e deliberatamente (fosse)
così nascosto per non disturbare il meccanismo…”
Jung sosteneva che Hitler si considerava e veniva identificato
dal popolo tedesco come “La Germania” e ciò
avveniva per l’influenza del potente archetipo di Wotan
o dell’iroso dio, che Jung considera un fattore psichico
irrazionale inerente ai tedeschi, mostrando in questo modo una
fede nell’“inconscio razziale”, una posizione
inaccettabile per molti Junghiani.
Il famoso “adagio” di Freud “l’anatomia
è destino” è in realtà preso in prestito
dall’espressione di Napoleone: “Geografia è
destino” e l’estensione del suo pensiero originario
si avvicina ai concetti di terapia ambientale ed ecopsicologia,
una direzione verso la quale molti terapisti progressisti si stanno
indirizzando.
Nel suo libro “The Political Psyche”, Andrew Samuels
scrive che quasi metà dei terapeuti intervistati sull’approccio
alla politica furono d’accordo con la percezione dei loro
pazienti dell’esistenza di un mondo politico esterno che
li influenzava.
Una delle credenze fondamentali della psicoterapia è stata
il tener conto dell’importanza degli eventi psichici interiori
che sono selettivamente definiti ed organizzati secondo le concezioni
e le credenze prevalenti. Questa è associata con particolari
e selezionate metafore, miti. La psicoanalisi, in comune con altre
rappresentazioni filosofiche della cultura occidentale è
stata dominata da una posizione capitalista, patriarcale ed individualista.
La metafora di Freud del dramma di Edipo, l’uccisione del
padre da parte del figlio, la metafora, di Jung dello sviluppo
psicologico come processo alchemico, con la sua enfasi sul rinnovamento
e il mito di Psiche e Eros. Altri modelli della terapia per immagine
e dello sviluppo e cura psicologica sono quelli del fanciullo
genitore, e degli assunti di base nei gruppi.
Le alternative alle metafore psichiche prevalenti stanno venendo
analizzate da professionisti, ad esempio il lavoro di Luce Irigaray
e James Hillman. Luce Irigaray nel revisionare le figure delle
orde primordiali di totem e tabu e mettere in luce la storia di
Clitennestra, l’ipotesi di Hillman sull’obbedienza
di Edipo ed il dolore di Giocasta piuttosto che l’uccisione
di Laio, sfida il racconto psicanalitico.
Questi studi analizzano tesi ereditate dai miti e dalle storie
delle nostre religioni e delle storie scritte e orali che trasmettono
idee su un’innata inferiorità delle donne. Questa
visione gerarchica dell’identità di genere fa parte
di una visione gerarchica più generalizzata con gli umani
alla sommità e la Natura ed altre specie sottovalutate.
I socialisti ambientalisti Knudston e Suzuki sottolineano l’importanza
dell’unus mundus per la salute ambientale del mondo e, credono
che il progresso nel lavorare contro i disastri ambientali causati
dall’uomo sarà limitato, fin che la struttura della
lingua occidentale continuerà a descrivere la materia come
senza vita non sfruttabile, contrapposta alle strutture tradizionali
delle lingue che riconoscono nell’animazione, la fragilità
e il finito.
La struttura occidentale non circoscrive i concetti di aria,
acqua o terra, non esiste il concetto di limite e la prepotenza
(hubris) con la sua conseguente nemesi (vendetta) così
temuta dai greci è scomparsa. Nella società occidentale
il concetto di natura come vitale (viva) appare solo da un punto
di vista demoniaco: alluvioni, terremoti ciclone tracey?ecc.
L’idea di una natura animata sembra ritornare nella moderna
teologia con l’idea di intelligenza cosmica, “il principio
terra” e il mondo come corpo degli dei.
La geografia è destino. La frase di Napoleone ora ci colpisce
con una rilevanza nuova e peculiare quando noi vediamo il peggioramento
dei nostri problemi ecologici e la miseria di milioni di individui
come conseguenza. Cogliere il senso del sacro nella natura e la
consapevolezza che essa è fragile e limitata è di
suprema importanza.
Come possiamo separarci dalla nostra visione di noi stessi come
la cima di un mondo monolitico ed esplorare la pluralità
della nostra psiche? Credo che la psicologia del profondo con
la sua pluralità di visione su noi stessi e le nostre visioni
del mondo possa contribuire
Il Gruppo
Sebbene Jung tradizionalmente era visto come uno che evitava i
gruppi, certamente ne ha parlato, la sua idea del popolo tedesco
influenzato dall’archetipo di Wotan, il dio Berserker e
le loro fantasie fondamentaliste della purezza della razza
Tra i post junghiani che hanno scritto sui fenomeni di gruppo
e l’influenza dell’archetipo c’è Rafael
Lopez Pedraza che nel suo libro “Cultural Anxiety”
parla parecchio sul politeismo e il monoteismo e il conflitto
di questi due approcci culturali nella psiche dell’individuo
e nella collettività.
Louis Zinkennel in “The grail and the group 1989”
considerò il mito del Graal una delle basi dello junghismo
classico in termini di comportamento collettivo piuttosto che
individuale. Questo tema fu anche considerato da Arthur Colman,
un analista Junghiano americano ed un terapeuta di gruppo nel
suo libro “Beyond Scapegoating-Awakening Consciousness in
Groups” (Oltre il Capro Espiatorio il Risveglio, la Coscienza
nei Gruppi).
Giungendo al tema da un punto di vista leggermente diverso è
l’articolo di Eugene Monick denominato “Phallos and
the Gulf War” (Il Fallo e la guerra del Golfo”) dove
considera l’Operazione Tempesta nel Deserto come una reazione
all’impotenza da parte del Presidente George Bush (Bush
senior).
Uno dei più influenti pensatori di questo campo è l’analista
brasiliano Roberto Gambini che nel suo articolo “L’Anima
del Sottosviluppo”, presentato alla conferenza IAAP di Zurigo,
nel 1995 traccia una connessione persuasiva fra la storia coloniale,
le immagini, le idee, le metafore e gli archetipi che formano
la cultura del Brasile contemporaneo
In Australia in questo periodo noi stiamo facendo esperienza
di parecchi “caproespiatori” tra le persone più
deboli della società, indigeni, giovani rifugiati, nuovi
arrivati, in particolare asiatici.
Questo fenomeno è influenzato da un tipo di razionalismo
e avversità economica che era presente anche in Germania
dopo la 1° guerra mondiale.
Nel 1938 Jung disse di Hitler: “la regola da ricordare
sui dittatori è che è il perseguitato che diviene
il persecutore”. Questo non implica che tutti i perseguitati
divengano persecutori (cfr. Il concetto del guaritore ferito).
Jung parlò anche della mancanza del Sè e di centro
di personalità di Hitler (che ora sarebbe descritta come
una caratteristica di una personalità borderline), e di
come i tedeschi lo percepirono e proiettarono su di lui la figura
del Redentore.
Pauline Hauson era il leader di un nuovo partito politico “una
nazione” che si affermò come razionalismo economico
e tempi difficili suonarono a morte per la sottoclasse dell’Australia..
Il partito come suggerisce il nome era orgoglioso della sua “Australianità”
sebbene cosa fosse questo non fu mai chiaramente articolato e
dava la colpa delle calamità presenti in Australia
a coloro che non avevano queste caratteristiche “Australiane”,
cioè i nuovi venuti, asiatici, aborigeni, giovani e disoccupati.
Non vi è bisogno di dire che quest’approccio venne
alimentato e sfruttato dall’establishment conservatore.
La Hanson ha una curiosa stereotipia e una mancanza del Sé
personale e una percezione di se stessa come rappresentante (o
che sia) l’Australia con la quale molti hanno un’identificazione
proiettiva idealizzata
Si considerava una salvatrice, si è descritta come se
fosse(stata) crocifissa per il popolo australiano, e nel suo ufficio
in Parlamento aveva un quadro dipinto da un suo ammiratore dove
era rappresentata come Santa Giovanna che brucia martirizzata
perfino avendo unito il paese. Il vescovo porta un mitra con un
logo ABC su di esso!!! Sydney Mornng Harald,1996.
Il terrore della Hanson della perdita di identità e per
l’abbandono, è condiviso da molti Anglo- Celti nel
loro attaccamento a un passato eccessivamente nazionalista, la
Gran Bretagna e la Regina.
E’ interessante che sia una donna che stia impersonando
il ruolo del Redentore (Salvatore) in Australia, un aspetto ombra
della piccola combattente di Aussie e della “moglie del
mandriano”. Riflettendo su questo io penso che ci sia una
parte della psiche australiana che è borderline.
La paura dell’abbandono, “i casinari” (Huddlers)
che ha descritto Patrick White, nessun senso del nucleo del
sé, o la sua percezione come terrificante, sconosciuta
e terribile, quella paura anticipata dell’interiorità
come se fosse vuota o persecutrice senza nessuna storia intima
del luogo; come significativo o sacro, una connessione né
al senso indigeno dell’anima né un’apertura
ai nuovi significati con cui i giovani ed i nuovi arrivi stanno
cercando di contribuire.
Sono consapevole delle obiezioni ad un approccio marginale di
una diagnosi di parte della psiche nazionale ed anche di tentare
una terapia (me ne scuso )per una persona che ha come parlamentare
il potere di influenzare significativamente la vita degli altri, sto
mettendo avanti questo come un modo di giocare (usare) con le
idee, ed un tentativo per aiutare a depotenziare il fondamentalismo
e la prosaicità che prevalgono nell’Australia contemporanea.
In contrasto con le misure conservatrici, reazionarie e reattive,
come difesa contro un rapido cambiamento e paura dell’ignoto,
il bisogno di capire e vivere in una comunità in cambiamento
stanno apportando nuove idee ed interpretazioni del comportamento
del gruppo.
Sto pensando alle opere di due psicanalisti italiani Riccardo
Romano che con “L’Assunto di Base di Omertà
“postula una quarta assunzione fondamentale quella di Omertà una
congiura di silenzio che sottopone il gruppo di natura distruttiva
ad una gerarchia repressiva ed al sacrificio del giovane
sangue e delle idee.
Claudio Neri nel suo libro “Il Gruppo”parla del “genius
loci” e dice “ in questo piccolo gruppo analitico
il genius loci si riferisce alla funzione di rianimare l’identità
del gruppo e collegare il cambiamento con la base affettiva
del gruppo”.
In una discussione coi colleghi riguardante un gruppo in analisi
in cui vi era una donna con una malattia terminale fummo colpiti dalla
vivacità che spesso accompagna la conoscenza della propria morte
imminente. Ricordo la descrizione di "un uomo il più
vivo”del poeta spagnolo Gabriel Garcia Lorca che ne scrisse
tanto e spesso rappresentò la morte. Forse la nostra malaise
(malattia) contemporanea occidentale e la depressione è
in parte il risultato di questa negazione della morte.
Rafael Lopez Pedraza nel suo “Dioniso in Esilio”discute
di un gruppo, del “thiasos” che persino nei tempi
moderni viene ritualmente dedicato a quegli aspetti(peculiarità)
che rappresentano Dioniso, la vita, il corpo e la morte.Identifica
tale “thiasos” con il Jazz, e la cultura spagnola.il
flamenco e la corrida, l’approvazione e i rituali degli
ammiratori dei musicisti protagonisti, le danze e i combattenti.
Avendo osservato l’interesse nascosto per la morte
nella cultura australiana, racconti gialli, cinema, thriller televisivi,
serial killer ecc.ed il sollievo e il cambiamento che il terapeuta
vede nei pazienti che sono in grado di parlare della loro morte
imminente, si capisce l’importanza e l’uso di tale
“thiasos”nei nostri tempi laici.
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