Individuo Gruppo e Natura

IL SENSO DEL LUOGO. QUESTIONI DI SPAZIO, MENTE E INDIVIDUALITA'
Chris Loynes


 

Dappertutto c'è la situazione del luogo. Quest'articolo ha lo scopo di aiutare ad esplorare il ruolo che il luogo ricopre nell'identità e lo sviluppo delle persone soprattutto quando stanno assieme nei gruppi d'apprendimento. L'enfasi è posta sul ruolo del facilitatore nello sviluppo dei gruppi di formazione che usano attività avventurose all'aperto per agevolare lo scambio personale ed organizzativo.

Definizioni                                      

In inglese ci sono molte parole in sovrapposizione che si usano quando si parla del luogo:

Spazio "Ho bisogno del mio spazio".

Ambiente: "Era un grande ambiente per avere idee".

Natura: "La natura ha la sua parte nell'aiutarci a rilassarci".

Territorio: "Trattava la conoscenza di questo come se fosse suo territorio".

Paesaggio: "era il paesaggio rurale che mi faceva sentire a casa".

Panorama: "Stava contemplano il panorama".

Luogo: "Trovai un luogo dove potevo allontanarmi dagli altri". 

Le parole che riguardano il territorio sono parole complesse, ciascuna con diversi e multi- stratificati significati (vedi Macnaghten 1998). Coloro che parlano intendono dire un luogo reale, uno stato d'animo, una serie di relazioni o un luogo astratto nella mente del gruppo? Un paesaggio acquista un significato più profondo quando diventa una casa. La frase implica anche che il luogo    supporta una qualità dell'esperienza. In questi esempi quelle qualità sono neutre o positive come "giocare, relax, a casa, lontano ecc". Altre frasi possono suggerire reazioni negative: "questo luogo fa accapponare la pelle, riesco a sentire i capelli che mi si drizzano sul dorso del collo". La prima parte di quest'articolo esplora certe idee che sono emerse per aiutare a capire una parte di questa complessità. La seconda parte presenterà alcune delle implicazioni per lo sviluppo dei formatori (trainers).

IL LUOGO ED IL CORPO

E' stato dimostrato che certi colori, la musica, i ritmi, gli oggetti, i paesaggi e gli orizzonti, influenzano la biochimica del corpo in un modo che altera anche lo stato d'animo e le emozioni.

In un recente workshop sulla creatività per manager si è data evidenza aneddotica a ciò che aiutava la loro abilità ad essere creativi: il paesaggio da una finestra, la musica, l'incenso, un bagno, una corsa, una pianta in vaso, un poster, una passeggiata, il colore arancio, la pace, le nuvole, le fiamme le onde, le cascate, il respiro, l'aria pura e andare in qualche luogo nuovo. Riportarono che l'effetto dello stato d'animo era una combinazione di relax e stimolo. Il risultato era la nascita di nuove idee o quella di progredire ed andare oltre il blocco di un'idea. Riportarono anche di innervosirsi all'idea che altri sapessero che queste cose li aiutavano. Alcuni dissero che avrebbero preferito dover lavorare in un luogo degradato piuttosto che confessare dell'affetto per una pianta in vaso!

Alcuni di questi effetti sono facili da spiegare. L'aria pura nei polmoni dà ossigeno al cervello che è stato inattivo per troppo tempo. Alcuni mostrano collegamenti che sono intriganti ma resistono tuttora ad una spiegazione completamente razionale per esempio il ritmo della musica che la gente cita come stimolante della creatività e l'unione con certi ritmi del cervello. Altri, come certi colori o alberi che riducono i livelli dello stress rimangono fenomeni che sono stati notati ma sono finora inspiegabili.

Potrei tentare una spiegazione razionale per l'euforia sperimentata nel raggiungere la cima di una montagna: un flusso d'ossigeno, il passo lungo, ritmato; un orizzonte ampio ed improvviso; insoliti disegni nel cielo; un tramonto color arancio; influenzano completamente l'attività del cervello attraverso le azioni biochimiche osservabili. Questo spiega poco perché la mente apprezzi questi momenti come esperienze profonde.

SPIEGARE LE ESPERIENZE MASSIME

La letteratura dell'apprendimento sperimentale all'aria aperta e dell'esperienza spirituale è ricca di resoconti di momenti descritti come trascendenti (un sentimento di unione e la perdita dell'Io) indotti dall'effetto ipnotico delle forme mutevoli ed elusive delle nuvole, le fiamme, le onde e le cascate. Questi misteri rimangono una fonte centrale d'ispirazione per lo spirito (vedi Marshall 1992; Abram 1997).

 John Heron (1992) tenta di spiegare questi momenti da un punto di vista spirituale pur mantenendo una prospettiva psicologica. Fa un'importante distinzione fra sentimento ed emozione, descrive il sentimento come "il fondamento di un'emozione" un senso pre-cognitivo, il mondo come percepito dai sensi e sentito come il corpo della mente. Forse questo è la preverbale espressione sensoriale"riconosciuta da Abram (1997).

L'emozione, Heron sostiene, è la reazione della mente generata dall'unione che viene giudicata sia frustrante che conferente il potere di una appropriata reazione emotiva presente nella mente consapevole. Egli spiega il sentimento dell'euforia ed il nostro apprezzamento come:

"La capacità di sentire come un bisogno di operare, cioè un bisogno di partecipare al nostro mondo. E la realizzazione di questo bisogno dà luogo alla nostra emozione più essenziale ..di tutte, godimento o gioia. Questo è il paradosso creativo al centro del sentimento. La partecipazione al sentimento del mondo ci fa riconoscere la gioia." (Heron 1992, p.23).

Questo sentimento, Heron crede e rappresenta nel suo modello dell'individualità, è riscontrabile nel fanciullo spontaneo e primitivo antecedente all'acquisizione del linguaggio e alla separazione dal mondo che accompagna la determinazione delle cose. In questo stato psichico il fanciullo partecipa completamente ed innocentemente al mondo. Come il fanciullo acquisisce il linguaggio, stati convenzionali e compulsivi calpestano quest'innocenza con un mondo sociale costruito che chiamiamo la nostra cultura. Allo stesso tempo poiché siamo individualizzati e socializzati dalla nostra cultura noi siamo anche separati dalla natura.

Comunque, Heron sfida i formatori (trainers) per lo sviluppo ad andare oltre gli approcci umanistici per risolvere le questioni sociali e personali che sorgono dal processo di maturazione. Identifica quattro altri stati psichici che valuta come creativi e spirituali in natura. Questi hanno il doppio scopo di guarire le ferite della separazione e di restaurare la capacità di partecipare al mondo senza la perdita della distinzione dell'individuo. Come suggerisce, risolvere il paradosso dell'Uno e dei Molti in molte tradizioni di fede vivendo con entrambi.

I formatori per lo sviluppo hanno intuitivamente usato gli effetti della natura sul corpo e sulla mente. Malgrado la retorica umanista dei modelli e delle teorie che si supponga descrivano tutta la parte pratica di questo campo, i facilitatori sanno molto di più sul funzionamento con tutti gli stati psichici di Huron. Questa conoscenza è riflessa in alcune delle loro incaute pratiche.

La ricerca recente ha dimostrato una connessione fra il respiro e il lavoro a piedi nudi e le percentuali di guarigione che portano a una riduzione delle tendenze violente. Fiducia sui modi di far pratica con i gruppi di clienti con difficoltà di comportamento si accentrano su questa posizione della conoscenza. Per esempio, si pensa che l'attenzione e la suggestionabilità siano facilitate da un'attività lunga e ritmica, come una lunga escursione. Un risultato simile è stato notato quando tanti punti di riferimento quanti è possibile sono rimossi dal contesto normale del cliente. Il paesaggio e le esperienze in esso sono nuove e la mancanza di punti di riferimento crea un'opportunità perché avvengano cambiamenti sia interiori che esteriori. Le tecniche respiratorie e di rilassamento sono sempre più popolari come aspetti di molte sessioni di training (formazione). La musica viene comunemente suonata nel contesto dei workshops.

L'esperienza implicitamente include l'azione e quindi il corpo. Il punto di partenza per lo sviluppo del training è la sensualità, un impegno diretto con la gente ed i luoghi in modo fisico. Le nostre menti sono ricche di una tacita conoscenza sul significato di queste informazioni sensoriali. In gran parte inconsapevoli, diventiamo consapevoli di esse attraverso il nostro sentimento per qualche cosa.

La maggioranza di questa tacita conoscenza può essere considerata geneticamente ereditata come parte del nostro bagaglio di sopravvivenza e, come tale ci ricollega a noi stessi animali (alla nostra parte animale) (Midgley 1979). Altri dubitano che questo non abbia alcun ruolo e che è tutto socialmente costruito, appreso nei nostri primi incontri con il luogo e con la comprensione che nostra madre aveva di esso. L'argomento è interessante ma in gran parte inutile. Ciò che Huron crede che sia vero, sia la natura o l'alimentazione, è che noi riusciamo a sviluppare e trasformare queste disposizioni così come a reprimerle e deformarle.

Dal momento che stiamo descrivendo un linguaggio della sensualità, è inevitabile che l'esperienza sensuale rimanga un elemento profondamente significativo ma spesso non riconosciuto e non criticato dell'apprendimento sperimentale. A causa dell'inevitabile legame con l'intimità ed il tatto può facilmente diventare una conoscenza attenuata come argomento tabù di discussione. Quante volte un gruppo pone la questione del tatto senza l'aiuto di un facilitatore prima di giocare un partita cooperativa?

Alcuni modelli di apprendimento dall'esperienza pongono il corpo, incluso il cervello, fra la mente e l'ambiente come una specie di mediatore sia dell'imput che dell'output. Il Sé è chiaramente definito dal confine della nostra pelle diverso dagli altri e dall'ambiente. Altri modelli trattano lo spirito, la mente, il corpo e l'ambiente nel complesso e tracciano un confine più confuso fra la persona ed il luogo, se in verità un confine è tracciato veramente. Questi modelli considerano il luogo come collegato al nostro senso di noi stessi e considerano le nostre azioni nel luogo come un'espressione del nostro spirito. Il Sé è dovunque siate, così come in tutto in cui siate (vedi Claxon 1994). Heron fornisce una cornice con la quale riusciamo ad operare con questi insight e tacite comprensioni. Riconosce il nostro bisogno di individuare e di partecipare alle inevitabili ferite di questo processo. Ci dà anche la speranza che attraverso lo sviluppo creativo e spirituale riusciamo ad imparare a trasformare i nostri egoistici Sé a partecipare al mondo.

I nostri sforzi personali e agevolati per sostenere la rivelazione di questi stati psichici e così raggiungere la nostra completa potenzialità, portano a una varietà di reazioni in sviluppo che possono sembrare paradossali. Esse portano certamente ad una varietà di modi per collegarsi al luogo che, alla luce del modello di Huron dell'individualità, possono essere capite come potenzialmente congruenti piuttosto che conflittuali, ciò naturalmente dipende da quanto siano appropriate allo stato della mente dell'individuo e del gruppo al momento.

IL LUOGO COME UNO SPAZIO CULTURALE

Ho scelto di usare "luogo" e non "spazio" per queste note perché mi interessa quest'interazione fra il luogo in cui sono e lo sviluppo della nostra mente. L'azione reciproca dello spazio e della mente crea il luogo (vedi Macnaghen 1998). Lo spazio implica una zona neutra e vuota. In pratica nessuno spazio è neutro per l'essere umano. Investiamo ogni spazio con molti significati. C'è una realtà fisica che potremmo chiamare natura, comunque non possiamo fare a meno di interpretare questa natura attraverso le nostre lenti culturali, la città e la campagna, lo scalatore e il vogatore (colui che voga con la pagaia). L'inglese e lo Scozzese. Il luogo è un paesaggio culturale. Facciamo questo in due modi con la costruzione e con la proiezione.

IL LUOGO COSTRUITO

Il luogo è la prima costruzione, una registrazione della storia degli usi che vi abbiamo messo e delle interpretazioni che vi abbiamo posto. Questo paesaggio del Distretto Inglese dei Laghi è stato una regione selvaggia per i viaggiatori ed una gioia estetica per i poeti romantici. In parte sappiamo come leggere questo paesaggio come parte del nostro sviluppo, come vederlo nello stesso modo che altri l'hanno visto, dagli indizi che altri hanno lasciato del modo in cui hanno lasciato il loro segno sul luogo. Lasciano anche una "guida"nelle loro spiegazioni scritte ed orali che possiamo usare per avvicinarci alle loro reazioni a questi luoghi.

Il luogo contiene anche un linguaggio molto più sottile di quello che viene letto dalla mente ma più difficile da credere e di cui fidarsi. Proprio come un gruppo empatico riesce a risolvere qualcosa che deriva dal suo passato e addolora un membro del gruppo anche se non è stato menzionato, anche una persona riesce a cogliere il "linguaggio" dei luoghi e scoprire reazioni emotive alla loro storia.

E' difficile passeggiare tra le rovine delle piccole fattorie in Scozia senza questa reazione. Per coloro di noi che hanno saputo le storie di questi posti la reazione è facilmente spiegabile. Le rovine arricchiscono la conoscenza che già abbiamo di questi tristi avvenimenti. E' più difficile da spiegare la reazione delle persone poco competenti di questa storia. Una volta ho guardato un gruppo di teenager inconsapevoli della storia della distruzione, passeggiare in tale luogo, fermarsi e restare silenziosi, poi uno di loro ha pronunciato una preghiera spontanea. Erano come colti alla sprovvista e spinti dagli avvenimenti come lo ero io.

Nell'Irlanda del Nord c'è la tradizione dell'erba che ha fame. La gente narra di aver camminato sui prati ed improvvisamente di essersi sentita triste ed inspiegabilmente di avere avuto fame.  Si scopre che questi campi sono stati il sito per la sepoltura di masse durante gli anni della carestia. 

Una scrittrice irlandese testimoniò come avesse sperimentato le stesse emozioni e la stessa fame camminando sopra le tombe sconosciute di masse a Singapore e in Cambogia. L'idea dell'erba che ha fame è ancora profondamente radicata nel folclore irlandese ma la reazione asiatica è più difficile da spiegare.

Questi significati sono riportati dal passato radicati nel bagaglio culturale del luogo e letti dalle nostre menti inconsce proprio come il linguaggio del corpo è letto capito ma rimane in gran parte non notato.

I sociologi hanno suggerito che, fino ai tempi moderni, la maggior parte dei luoghi, proprio come la maggioranza dei ruoli nella società erano costruzioni stabilite. C'erano poche alternative per scegliere e vi era solo un lento processo di ricostruzione del nostro senso del luogo, per una generazione dietro l'altra. L'unico fastidio a questa graduale evoluzione sarebbe stata causato dalle maggiori disgregazioni come un disastro naturale e/o il trasferimento della popolazione in una nuova terra.

I tempi moderni hanno sempre più mutato ciò, come la tecnologia che ha accelerato l'ammontare dei cambiamenti nel paesaggio dappertutto. La gente si è sempre più liberata da un unico luogo e da un'unica vista del luogo. Abbiamo più probabilità di abitare lontano di casa a vere un ruolo diverso nella nostra comunità e così relazionarci al luogo in un modo nuovo e vedere molti altri esempi di paesaggi e culture diverse attraverso i viaggi ed i media.

Il ruolo che il luogo riveste nel costruire e supportare lo stato psichico convenzionale del modello di Heron quindi non è più semplice. I messaggi sono più diversi, contradditori e qualche volta non collegati al contesto culturale e storico della persona. Suggerisco che, sebbene questo potrebbe essere inteso come problematico per lo sviluppo della psiche convenzionale e la socializzazione della persona, può essere anche costruttivo poiché partecipa con la persona alla risoluzione creativa di queste diverse possibilità. La persona è disegnata attraverso gli stati psichici creativi che guariscono le ferite della separazione e fanno acquisire l'autonomia necessaria per criticare la concezione del mondo acquisito e allo stesso tempo sviluppare le intenzioni personali per l'azione. Nello sviluppo dell'istruzione questo sarebbe stato espresso come il potere di nuovi orizzonti e nuove esperienze ad ampliare la mente e a sviluppare una visione personale.

IL LUOGO PROIETTATO

Creiamo anche il luogo attorno a noi e l'abbiamo sempre fatto. Con questo non voglio dire il processo col quale una comunità costruisce e ricostruisce l'idea di un luogo come ho sottolineato sopra. In questo caso sto descrivendo un processo personale nel senso che i significati che proiettiamo in un luogo sono un'espressione della forma della nostra mente e dei nostri bisogni in qualsiasi momento. Per esempio il timore del buio o della foresta può essere un'espressione della nostra paura interiore delle parti nascoste di noi stessi (vedi Schama 1995).

Mio figlio andò nelle grotte con me da quando aveva tre anni. Trattava le caverne e le grotte come un gioco e spesso avevamo difficoltà a tenere su la sua piccola forma che scivolava attraverso gli spazi più stretti. Poi, subito dopo la pubertà, decise che le grotte erano paurose e non voleva andarci. Dopo ritornò nelle grotte andando per gli stessi passaggi in cui era andato a tre anni, considerandole come sfide serie da essere superate ed essendo orgoglioso di farlo.

Una collega mi ha descritto una passeggiata notturna con un'amica. Le colline erano splendidamente illuminate dalla luna e le stelle ed il cammino erano ben note ad entrambe.  Fu, comunque per la sua amica la prima passeggiata notturna. Notò come il linguaggio del corpo della sua amica era molto diverso dal suo atteggiamento ottimistico. Si fermarono e la sua compagna descrisse come non riusciva ad allontanare dalla sua mente l'immagine dei soldati che salivano in cima alla collina. 

Questo modo di identificarsi a livello personale con luoghi speciali ha lunghe tradizioni alcune delle quali sono andate molto lontano fino ad entrare nel nostro linguaggio - "gironzolare" e la "ricerca della visione" per esempio. Qualunque sia la verità di queste pratiche tribali li usiamo sempre più come una metafora per un processo di maturazione. Come gli indicatori per chi cresce sono sempre più vaghi e puntano in molte direzioni per cui diventa più facile perdersi. Il viaggio è diventato la metafora che definisce la vita nei tempi moderni e usiamo i veri viaggi per "camminare conversando". I miti sono le storie che ci aiutano tradizionalmente ad esplorare il mondo interiore. Includono inevitabilmente un viaggio o una ricerca. In questi giorni stiamo probabilmente cercando un vero paesaggio sul quale proiettare gli elementi mitici che richiediamo all'eroe della nostra storia per una trasformazione personale. La spedizione e l'anno di intervallo un anno libero per viaggiare fra il college ed il lavoro sono Curriculum Vitae essenziali.

UN LUOGO NUOVO

Non possiamo più fidarci della nostra comunità per dirci quanto siamo adatti, come dobbiamo costruire un ruolo per noi stessi da una ampia gamma di opzioni, sembra che la nostra comunità ci guidi di meno (vedi Giddens 1991). Allo stesso modo il paesaggio è problematico. Non è più fisso del nostro ruolo nella comunità. Come il paesaggio costruito svanisce così il paesaggio proiettato diventa più forte. Non soltanto il paesaggio viene contestato dai gruppi che hanno diversi significati ma questi significati sono sempre più spesso proiezioni della psiche piuttosto che di costruzioni sociali.

I valori della nostra cultura, questa liberazione dell'individuo.Abbiamo cara la nozione che siamo liberi. Apprezziamo l'opportunità di costruirci la nostra strada nel mondo. Da questo deriva il bisogno di creare noi stessi, le nostre comunità ed i nostri luoghi. Festeggiamo la continua ricostruzione di tutto questo ed idealisticamente poniamo il controllo di questo processo nell'individuo. In pratica le vecchie costruzioni e i giudizi stabiliti continuano a gareggiare, spesso con molto successo, con questa nozione idealizzata. Il senso del luogo viene contestato.

IL LUOGO CONTESTATO

Così i luoghi sono anche contestati (vedi Berry 1999). Usiamo il paesaggio sul quale proiettare i significati ed i diversi significati possono essere o celebrati come parte della nostra diversità o   possono gareggiare fra di loro per diventare un giudizio stabilito.

Il risultato è che i luoghi sono costantemente ricostruiti per motivi utilitaristici, politici, economici o per tutti allo stesso tempo.  E' molto più probabile che diverse concezioni di un luogo sono presenti qualsiasi volta che ci sia accordo sul significato o valore di un qualche luogo. Negli Highlands Scozzesi si sperimenta questo in un modo molto visibile.Vecchie proprietà e altre appena comprate da gruppi per la loro tutela, comunità locali, montanari, porticcioli turistici e nuovi ricchi proprietari con idee diverse sullo scopo della loro proprietà. Il risultato è un patchwork in evoluzione di nuove costruzioni sul significato e valore di queste montagne. L'impatto ha posto la riforma della terra in cima all'agenda del nuovo parlamento scozzese.

IL LUOGO PER LA FORMAZIONE DELLO SVILUPPO

 L'apprendimento sperimentale all'aria aperta opera in questo "spazio" aiutando le persone a trovare la loro strada. Alcuni programmi s'avvicinano al luogo come un qualche luogo da conoscere e con cui riacquistare familiarità. Altri programmi sono basati sulla nozione di distesa desolata ed usano lo spazio come un "deserto" non costruito in cui gli individui riescono ad esplorare il senso di loro stessi prima di ritornare al mondo "ordinario"con la loro identità nuova e rafforzata. Questi sono solo due esempi di come il luogo è stato costruito come un ambiente per l'apprendimento. Lo spazio per l'apprendimento non è più neutro rispetto a qualsiasi altro luogo.

Quest'assenza di neutralità può essere esplorata da un individuo attraverso la partecipazione ad un'attività ricreativa; per esempio quella di una passeggiata in collina. Ma una persona che va a passeggiare in collina vi giunge con una serie di valori già stabiliti. Che vi siano differenze sulla concezione ricreativa diventa apparente quando chi passeggia incontra il cacciatore intento a cacciare il daino o il naturalista intento a proteggere un uccello raro.

Chi passeggia porta simboli che sono giunti a rappresentare queste concezioni; lo zaino, il colore e lo stile della giacca, le scarpe, perfino l'atteggiamento di fronte al paesaggio tutto definisce chi passeggia come passeggiatore

Anche il vogatore del kayak porta con sé simboli della sua identità.Una volta sono andata in kayak alle isole Farne per vedere gli uccelli marini in riproduzione. Sono un bird watcher (osservatrice di uccelli) ed appartengo all'organizzazione che possiede la riserva.  Malgrado tutto questo non riuscii a convincere il guardiano a lasciarmi sbarcare sull'isola come bird watcher legale. Nel frattempo colleghi bird watcher arrivavano con una barca e indossavano giacche a vento verdi e con binocoli allungavano il collo e camminavano proprio fino ai siti della riproduzione. I miei indumenti da kayak e l'equipaggiamento erano considerati dal guardiano come simboli di "diversità".

Un altro momento col kayak: Arrivati sulla costa di una lontana isola al largo della costa occidentale dell'Irlanda ci arrampicammo sulla parete ci allarmammo per un vecchio signore vestito in tweed blu che conduceva un asino carico di nasse di torba. Si allarmò anche lui riguardò le figure bagnate che indossavano salvagenti, caschi in colori molto visibili. Lo spazio può essere visto in modo diverso ma questo non significa sempre contestazione Tre di noi andarono con lui lungo il molo per prendere una tazza di tè a casa sua e discutere del tempo, le correnti e la pesca coi suoni ciò può essere anche una celebrazione (festeggiamento) della diversità.

Gli educatori costruiscono i luoghi in cui lavorano per sostenere il processo d'apprendimento che hanno in mente. Perfino l'idea di un luogo vuoto, non costruito è naturalmente una costruzione. Lo studente può o può non essere invitato a cooperare a questo processo di costruzione. E' utile identificare tre distinte posizioni di ciò che è giustamente una continuità di possibilità:

1 Arriviamo (il facilitatore e lo studente) insieme in un luogo già costruito (accompagnamento);

2 Io (il facilitatore) costruisco un luogo per te da esplorare (formazione \ training);

3 Tu (studente) costruisci il luogo per te da abitare (sviluppo).

Queste tre dimensioni ci danno tre stili di facilitazioni mostrate in corsivo dopo ciascun posizione.

L'equilibrio delle capacità fra il facilitatore e lo studente può essere ben paragonato al modello di John Heron della politica della facilitazione (Heron 1999). Da facilitatore potete trovare la concezione su cui basarvi.Questo modello è fondato sul pragmatismo, l'idealismo, o su una struttura etica. Qualunque sia la vostra preferenza è importante sapere che altre posizioni sono possibili e, in verità, sono considerate desiderabili da altri facilitatori.

Vi sono altre posizioni "tenute per certe" sul luogo che sono più universalmente accettate dai trainers   (formatori per lo sviluppo) i quali sono, ugualmente aperti ad alternative. Per esempio è opinione largamente accettata che un luogo lontano e diverso dall'ambiente normale dello studente è desiderabile. Un assioma dell'argomento che è menzionato sopra è che più lontano andate dalla normalità più grande è la potenzialità di imparare. Si crede anche che più lontano siete più difficile è ritornare alla normalità con l'apprendimento intatto.

Un altra opinione largamente assunta è che è un cerchio di sedie la configurazione più desiderabile perché rappresenta una sistemazione egalitaria. Comunque, notate come le cose diventano diverse dopo che avete spostato le persone in posti diversi del cerchio. Perfino il potere di un cerchio non è necessariamente egualmente distribuito. Il beneficio di un cerchio può stare altrove.

Tali opinioni meritano il dubbio sia dalla prospettiva psicologica che da quella sociologica. Le risposte possono allargare il repertorio del development training (formazione per lo sviluppo) e migliorare l'efficacia della nostra reazione.

Sia se il "luogo" del facilitatore sia un palcoscenico, un gruppo in una stanza, un rifugio, una palestra, un labirinto o una tenda, usiamo il luogo molto di più di un ambiente per creare l'atmosfera adatta per il nostro lavoro. Il luogo può agire come un guaritore e come una guida mentre l'anima che emerge inizia il compito di creare il loro mondo e di interagirvi. Heron considera questi processi come attività essenziali degli stati psichici creativi ed è territorio familiare per il development trainer (facilitatore per lo sviluppo). Egli suggerisce che l'applicazione del pensiero umanistico alla pratica del Development Training aiuta soltanto una parte della storia e possibilmente la parte più piccola. Se questo è il nostro terreno familiare e normale allora sarebbe stato meglio se fosse stato sostenuto dalle interpretazioni psicologiche delle scuole spirituali di pensiero come del modello transpersonale di Heron.

Hodgkin (1976) parla del modo in cui un insegnante crea un oggetto come un fuoco per l'apprendimento. Quest'oggetto può essere un oggetto della mente, un'idea o una cosa reale come una faccia sulla roccia. Un buon oggetto per lo studente è quello che è nitidamente capito ma è intrigante. L'insegnante è lì per incoraggiare questo processo e per ascoltare le scoperte mentre l'oggetto viene esplorato nei primi anni egli si riferisce agli oggetti come giocattoli. Essi diventano attrezzi ed infine meccanismi semiotici, cioè oggetti che rappresentano significati ricchi e stratificati. I luoghi possono essere usati in questo modo dal facilitatore.

IN BREVE

I development trainer (formatori per lo sviluppo) lavorano con un numero di sensi diversi del luogo. Ecco alcuni importanti significati che emergono dalle note sopra:

Luogo tacito: il senso del luogo che può essere sentito ma non articolato, che è in un qualche luogo, per esempio è sicuro o pericoloso ma non sapete perché.

Configurazione del luogo: il luogo proiettato creato dagli individui e dai gruppi. Questo luogo viene usato come una dimensione dell'individuo o della psiche di gruppo.

Luogo esperto: il luogo costruito che è presente come un filtro nella nostra mente e con il quale interpretiamo il luogo senza critica.

Luogo mutato: proprio come mutano aspetti di noi stessi, cose di cui non parliamo, così possono mutare alcuni aspetti del luogo perché sono zone inaccettabili da esplorare per il gruppo.

Sazio sociale: lo spazio come viene capito da un gruppo mentre si condividono le esperienze e si è d'accordo sui significati di un certo spazio.

Spazio trascendente: luoghi che sono ricchi di significato astratto capiti simbolicamente. Questo può essere personale, per gruppo, sociale o storico nel focus.

Luogo commodifato (Commodified Place): un luogo di transazioni come il corso della fune, una specie di mercato che si estende alla compravendita dell'esperienza, del valore e del significato.

Luogo Immanente: luogo che simboleggia un legame sacro con gli elementi, con la nascita con la morte, con i cicli ed il significato della vita, col terreno come corpo e col cielo come spirito, un paganesimo moderno forse.

Il modo in cui lavoriamo col luogo causa una differenza.

  • trasmette messaggi, intenzionalmente o in altro modo, ed agisce come un ricettacolo per le nostre proiezioni del significato di un avvenimento in apprendimento;
  • Fornisce uno schermo per la proiezione sul quale gli individui riescono a rivelare aspetti del loro mondo interiore;
  • Agisce come un oggetto per il gruppo con cui si lavora, un giocattolo, uno strumento o un meccanismo semeiotico;
  • Trasmette profondi valori "tenuti per certi" valori legati alla storia, l'identità, il territorio, il genere e il potere;
  • Altera la percezione e causa stati d'animo;
  • Riesce ad avvicinare il corpo, la mente e lo spirito.

Sia che stiamo discutendo di un cerchio di sedie, di un'opera in un teatro, o di un terreno boscoso, il luogo è una dimensione ricca con la quale accrescere il nostro lavoro. La lingua, l'aiuto principale all'individuazione, può essere un ostacolo nel momento in cui i partecipanti tentano di risolvere il dilemma di essere individui distinti come una verità e la ricerca della partecipazione al mondo come un'altra. L'esperienza volontaria, d'altra parte, può essere un aiuto. Una volta ho chiesto ad un aborigeno se la parola australiana bush (zona selvaggia) significasse lo stesso di wilderness (regione selvaggia) mi chiese di spiegargli wilderness.Parlai del paesaggio lontano, pericoloso, spopolato in cui è facile perdersi e dove andavamo per provare tanto la nostra forza interiore che quella esteriore. Fu veloce nel cogliere una differenza.  Mi fece notare "come posso perdermi a casa mia?" Aggiunse, "non mi perdo mai. So sempre dove mi trovo. Non so soltanto sempre dove si trova ogni altro luogo". Questa non è la prima volta che la gente ha intrapreso questo viaggio per recuperare una partecipazione al mondo.

Bibliografia

Abram, D. (1997). The Spell of the Sensuous. New York, Random House.

Barry, J. (1999). Environment and Society. London, Routledge.

Claxton, G. (1984). Live and Learn. Milton Keynes, Open University.

Giddens, A. (1991). Modernity and Self Identity. Cambridge, Polity Press.

Heron, J. (1992). Feeling and Personhood: psychology in a different key. London, Sage.

Heron, J. (1999). The Complete Facilitator's Handbook. London, Kogan Page.

Hodgkin, R. (1976). Born Curious: New perspectives in educational theory. London, Wiley.

Macnaghten, P. a. U., John (1998). Contested Natures. London, Sage.

Marshall, P. (1992). Nature's Web: rethinking our place on earth. London, Cassell.

Midgley, M. (1979). Beast and Man. London, Routledge.

Schama, S. (1995). Landscape and Memory. London, Fontana Press.

 

Nota

La prima versione di quest'articolo è stata scritta come note di testo per il "'The Reflexive Practitioner" un modulo del Diploma di Master in Development Training (Formazione dello Sviluppo) attivato dal S t. Martin's College, Ambleside, England. http: //www.devtrg.ucsm

 

 


 

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