| La famiglia è crogiolo sia di salute che di malattia per i suoi
componenti e i figli sono i portatori sia a livello manifesto
che latente.
In questo scritto riassumiamo uno degli sviluppi avuti nella teoria
e nella tecnica psicoterapeutica del metodo GIN-GAP, dove il lavoro
terapeutico e gruppale dei bambini e dei genitori è in parallelo.
Ci riferiamo alla nostra partecipazione come esperti e supervisori
del personale di una Clinica che si occupa della comunità dipendente
dall'Università Autonoma De Querétaro situata nella zona periferica
della città. Il nostro lavoro consistette principalmente nell'utilizzazione
del Metodo GIN-GAP sui bambini e sui genitori della comunità.
Le sigle GIN-GAP corrispondono alla denominazione del "Grupo
Infantil Natural e Grupo Analitico de padres" (Gruppo Infantile
Naturale e Gruppo Analitico dei genitori). La struttura teorica-tecnica
del GIN parte da un presupposto secondo il quale in un setting
terapeutico dove non ci sono giocattoli e in un relativo isolamento,
la sola presenza del gruppo di bambini in compagnia di due coterapeuti,
uomo e donna, stimoleranno in ogni bambino la riproduzione delle
sue circostanze originali di sviluppo e di conflitto. Il processo
terapeutico acquista un significato dal momento in cui i due coterapeuti
possano discernere, dal comportamento dei bambini depositato nello
schermo gruppale, i loro vincoli oggettuali conflittuali e le
loro caratteristiche.
L'evoluzione del GIN si è realizzata cercando di ottimizzare il
procedimento e i suoi risultati1.
All'inizio fu programmato come un metodo sperimentale utilizzato
nella consulenza privata (GIN 0). Nel ciclo terapeutico che si
realizzò si accumularono esperienze che permisero la costruzione
di una struttura tecnica appropriata alle scoperte cliniche che
emersero dal presupposto teorico originale. Così fu possibile
impostare un'ipotesi metodologica di interazione gruppale in quanto
si presentavano queste dinamiche gruppali una dopo l'altra durante
l'anno: attuazione del conflitto, capacità di riflettere e di
riparazione, queste tre dimensioni erano visibili in ogni seduta.
Con questi criteri si stabilirono le basi tecniche del GIN che
hanno permesso di introdurlo in istituzioni psicoterapeutiche
a servizio della comunità e dell'insegnamento. In questo modo
cercando di migliorare il modello si costruirono quattro modelli,
l'ultimo dei quali chiamato GIN 4 risultò il più operativo.
Nel GIN 4 si contemplarono norme relative alla selezione dei pazienti,
al miglior raggruppamento, all'età e al profilo diagnostico del
gruppo. Inoltre contiene procedimenti che garantiscono la sicurezza
dei bambini e altri relativi ad aspetti specifici del lavoro.
Un esempio è il tipo di interpretazione che chiameremo "marginale",
che cerca di risolvere le coalizioni di resistenza del gruppo
infantile. Inoltre si puntualizzarono le intenzionalità interpretative
in ognuno dei tre tempi di lavoro della seduta che, anche se dentro
ad un contesto transferenziale, hanno obiettivi differenti sia
nell'individuale che nel gruppale.
Rimase così ben definito "l'EffettoGIN", che consiste
nel predominio progressivo e spontaneo della fase della seduta
dove si pensa e si riflette.
Il metodo GIN 4, con alcune modifiche che lo fanno applicabile
non solo all'età di latenza ma anche all'età prescolare e pubere,
attualmente si applica in diverse aree della Repubblica messicana
particolarmente nelle zone con basso reddito.
Il lavoro terapeutico con i genitori, come con i bambini, si trasformò
dal GIN 0 al GIN 4 dove acquisì la sua forma definitiva. Inizialmente
si sperimentò la terapia individuale o il gruppo dei genitori,
ai quali fu consigliato il trattamento per farsi carico dei loro
figli. Ulteriormente si lavorò con i genitori in un gruppo gigante
chiamato "Mamut"2 nei quali
partecipano le famiglie al completo. Inoltre si organizzò il GAP
"Gruppo Analitico de Padres"3 (Grupo Analitico dei Genitori).
Il GAP comprende nei suoi procedimenti l'integrazione di un genogrammma
per ogni bambino, determinando l'organizzazione generale della
famiglia e i suoi vettori di salute e malattie generazionali.
Si parte dal presupposto che l'universo oggettuale che compone
la vita mentale di ogni membro di una famiglia, influenzi e sia
influenzato dagli altri membri, e nei minori influisce con sufficiente
forza da orientare le strutture mentali in formazione.
Si considera che la comunicazione razionale e emozionale tra i
membri di una famiglia si realizza mediante identificazioni proiettive,
costantemente assimilate dai bambini e diventano parte delle loro
strutture mentali, questa modalità produce linee esperenziali,
vettori di condotta, di conflitto o di vita salutare speculari
a quelle degli adulti.
I vettori di psicopatologia si definiscono all'origine come identificazioni
proiettive che per il suo potere o per la debole costituzione
del soggetto si mantengono inelaborate giacché non transitano
per un processo riflessivo e influenzano l'identità del soggetto
e lo strutturarsi di uno sviluppo falsificato.
I pazienti, così prigionieri dall'infanzia, solitamente sono depositari
di identificazioni proiettive di carattere patologico che non
poterono essere elaborate e con le quali si identificarono. Altri
membri della stessa famiglia possono aver ritenuto il messaggio
dell'identificazione proiettiva come introietto che proiettato
sul membro segnalato, contribuisce a trasformarlo in paziente.
Questa ipotesi psicodinamica permette l'accesso alla comprensione
del perché della frequenza con la quale i pazienti che conclusero
con esito positivo il proprio processo terapeutico si presentano
per chiedere trattamento per un fratello, solitamente più piccolo,
che adesso acquisisce la forma di paziente segnalato. Spesso succede
anche che il bambino guarito, nel tornare nel nucleo di patologia
originale, faccia ricomparire il quadro sintomatico antecedente
al processo terapeutico. La forza acquisita durante il processo
terapeutico può essere e non essere sufficiente per resistere
alle difficoltà del sistema comunicazionale dell'ambiente familiare
e del suo contorno. Se è insufficiente il bambino si arrende e
si ammala nuovamente; se è sufficiente, la nuova scelta della
famiglia ricade in un altro membro sensibile alle identificazione
proiettive del gruppo.
Eventi come questi insegnano che anche se i genitori si impegnano
nel processo terapeutico, i cambiamenti che risultano consistenti
non sono sempre sincronici a quelli dei figli e non sono necessariamente
coincidenti nella propria intenzionalità esperenziale. Queste
circostanze interferiscono con l'obbiettivo di trasformare i genitori
in coautori della salute mentale del figlio malato, al fianco
dei suoi terapeuti.
Lo studio della storia dei bambini, ampliato con quello dell'intera
famiglia, scopre che il padre, la madre, o qualche ascendente
rilevante è portatore di quello che chiamiamo "vettori di
psicopatologia", che sono introietti parassiti che si depositano
come identificazioni proiettive nei discendenti, costituendosi
in identità e che vengono attuati nell'ambiente e che il paziente-bambino
internalizza come sintonico.
Le scoperte di simili fenomeni psicodinamici generazionali nelle
storie cliniche dei pazienti bambini, sia nel manifesto che nel
latente, ha offerto le basi per il disegno di un procedimento
tecnico, il GAP, che in sincronia con il GIN offre l'opportunità,
a genitori e a figli, di affrontare parallelemente una problematica
originalmente centrata sulla psicopatologia del bambino.
Entrambi i gruppi, GIN e GAP, si riuniscono un'ora alla settimana.
Come gruppi paralleli le sedute si realizzano nella stessa istituzione,
alla stessa ora e in differenti stanze. La durata della terapia
è di un anno e i gruppi si mantengono chiusi.
Come già è stato detto, i bambini sono accettati a condizione
che i genitori o le persone responsabili facciano parte del GAP.
Per quanto riguarda i genitori, è frequente che accettino di partecipare
entrambi, ma uno dei due, solitamente il padre non venga portando
le giustificazioni più svariate. Chi persiste nel lavoro gruppale
è la madre, che in un'apparente sottomissione al procedimento
e al coniuge, presto si interessa e si entusiasma al processo
terapeutico e tenta di collaborare.
Quando il gruppo di genitori stabilizza il lavoro attraverso il
superamento delle resistenze, il compito dei coteraputi del GAP
si rivolge alla facilitazione della comunicazione tra i membri
del gruppo, in modo che si esplicitino i problemi e le difficoltà
che ogni membro ha con i propri figli. Questo tema deve rimanere
come punto focale in tutto il processo terapeutico, esplorandolo
per ogni famiglia, con la partecipazione del gruppo. La problematica
secondaria, che sempre esiste in ogni famiglia, dovrà essere ricondotta
alla relazione e agli effetti sulla problematica primaria, sia
come causa che come effetto e senza perdere di vista i riflessi
di queste situazioni secondarie sulla primaria.
Tra i procedimenti del GIN-GAP, abbiamo la riunione dei coterapeuti
dei bambini, dei genitori, dei supervisori e degli osservatori
prima del lavoro con i pazienti. La riunione si ripete al concludersi
delle sedute terapeutiche.
La riunione preliminare ha la finalità di organizzare il lavoro
in ogni gruppo e la discussione delle situazioni specifiche che
si sono presentate e che necessitano di strategie diverse. Inoltre
la riunione è utile per affermare tra i membri del gruppo terapeutico
il senso di solidarietà e l'appoggio che richiede questo lavoro.
La riunione dopo il lavoro terapeutico serve per discutere e supervisionare
degli eventi accaduti nel gruppo al momento della conclusione.
Inoltre rappresenta l'opportunità di elaborare le esperienze emozionali
sperimentate dai coterapeuti durante il lavoro. In questa seconda
riunione è importante l'interscambio di informazioni rispetto
agli eventi accaduti sia nel GIN che nel GAP, riferiti ad ogni
bambino e ai genitori, sia nel dinamico transferenziale come nel
genetico. La base del lavoro terapeutico con i genitori si basa
sulla scoperta nei progenitori di conflitti e circostanze simili
a quelle dei loro figli, o eventi scatenanti, e non è strano che
questi fenomeni precedenti al conflitto infantile, si scoprano
anche tra i nonni.
Pertanto è inevitabile per i terapeuti del GAP, lavorare sempre
con i genitori puntando principalmente su questa area del conflitto
infantile presente in qualche modo negli adulti.
Si può considerare che il genitore che rimane al GAP, che solitamente
è la madre, è la rappresentante dei vettori di salute che circolano
nella famiglia. Stando così lecose il lavoro terapeutico con lei
(o lui) può considerarsi che si estenda a tutti ed a ognuno dei
membri del gruppo familiare, coinvolgendo direttamente il figlio
che partecipa al GIN.
E' impressionante la solidarietà che si sviluppa tra i partecipanti
al GAP quando arriva il momento, in ogni membro, di apportare
qualche modifica nella visione e nella condotta che essendo stata
abituale , adesso diventa diversa come effetto della comprensione
ai problemi e conflitti dei figli, sia in contatto con i problemi
e i conflitti propri. Questi cambiamenti compaiono più o meno
a metà del processo GAP, e il tempo successivo fa trasparire lo
sforzo che realizza la madre, o il padre per modificare la rete
di comunicazione intrafamiliare in maniera consistente. L'influenza
di questo vettore di salute all'interno della famiglia, fa dei
genitori i coautori della salute mentale dei propri figli, insieme
ai terapeuti.
1 Per
una descrizione dettagliata consultare il testo "Psicoterapia
Grupal para Ninos" degli autori. Univ. de Guadalajara. 1993.
Messico.
2 Il Gruppo Mamut è stato creato dal Dr. Josè Luis Gonzalez Chagoyan.
Veder: Antropologia Psicoanalitica a la luz de los Grupos Mamut.
In: Analisis Grupal. Organo de AMPAG. Maggio del 1997. Mexico.
3 Los Dres. Alberto Siniego e Silvia Benenati sono coautori del
disegno.
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