| In
un gruppo dove i bambini esprimevano leccesso di eccitazione
con un continuo movimento vorticoso, correndo intorno alle pareti
della stanza, il conduttore, pensando ad una figura che contenesse
il movimento circolatorio, propose loro di fare il treno: lidea,
accolta per qualche istante, fu subito abbandonata dai bambini
che ripresero a correre ancora più disordinatamente dandosi spintoni.
Il conduttore, che continuava a cercare un immagine che organizzasse
il gruppo in un gioco, provò a dire che i bambini sembravano tanti
vagoni senza binari e si offrì di costruire con loro i binari.
I bambini continuarono a correre ignorando la proposta delladulto e uno di loro si mise a fare lo sgambetto
agli altri.
Qualche momento dopo l'attenzione del conduttore venne attratta
dall'andamento circolatorio che ogni bambino produceva non solo
intorno alle pareti, ma anche girando su se stesso: provò allora
a dire che avrebbe fatto anche lui la trottola dato che il gruppo
si muoveva proprio come se fossero tutti bambini trottola e si
mise al centro del gruppo cominciando anche lui a girare. I bambini
si fermarono immediatamente e gridando lo circondarono per farlo
girare come una trottola. Adulto e bambini avevano finalmente trovato una forma
di comunicazione - ladulto aveva ammesso che il moto perpetuo
del gruppo coinvolgeva anche lui mettendosi momentaneamente alla
pari coi bambini che avevano quindi potuto rappresentare in un
gioco il loro bisogno di non pensare e di non lasciar pensare
neppure in conduttore.
Una volta accettato questo livello del gioco, quando
il conduttore disse che gli girava la testa e propose
che la trottola diventasse almeno una
giostra, i bambini acconsentirono a fare il nuovo gioco
e riprendendo a girare in modo meno vorticoso chiesero loro alladulto
di fare la parte del giostraio: gli dissero che sarebbe stato
lui a far partire la giostra oppure a fermarla "perché non
girasse troppo la testa a tutti".
( D. Miglietta, 2000, Gruppi in età evolutiva)
In questa sequenza è interessante cogliere come nelle fasi iniziali
del gruppo siano i bambini a riconoscere, al momento opportuno,
la funzione di leadership delladulto e come questo avvenga
a partire dalla disponibilità delladulto stesso di mettersi
con i bambini a cercare un gioco efficace.
Potremmo
dire, parafrasando Winnicott,
che in ogni situazione
di psicoterapia di gruppo infantile, quel tipo di azione
che si struttura come gioco potrà felicemente sostituire le interpretazioni
e sarà tanto più facilmente accolta dai bambini quanto più l'interpretazione
giocata sorgerà e si andrà a situare là dove la fantasia dei bambini
stessi stava per crearla, stava per inventarla, estraendola dal
movimento del gruppo in divenire e che la funzione del conduttore,
ovvero delladulto è individuare questo tipo di costruzione.
Accompagnando i conduttori allinizio del loro lavoro con
i gruppi di bambini abbiamo visto come ogni adulto che affronta
la conduzione del gruppo viene alternativamente, a seconda delletà
dei bambini temuto, attaccato, tirato in gioco, trattato come
un burattino, chiamato ad essere il guardiano delle pulsioni,
oppure il pilota del viaggio. Tra gli altri membri del gruppo
che sono bambini egli è colui che è capace di partecipare al gioco
delle personificazioni e di accettare le parti sgradevoli, mettendo
temporaneamente in sospensione la morale e la logica, e lo può
fare in quanto, proprio in quanto adulto è in grado di reggere
le personificazioni distruttive senza farsi distruggere e senza
vanificare il gioco stesso e il piacere che ne deriva. La sua
partecipazione attiva al gioco gli permette di farsi usare dai
bambini in una funzione che non è di semplice rispecchiamento:
sebbene stia ai margini del gruppo,
ladulto orienta i bambini verso il compito
comune, crea i legami tra le attività, individua gli scopi, confeziona
con i bambini una trama che serve da base narcisistica al gruppo.
Pur conservando la sua funzione pensante non si propone come leader,
talvolta egli fa la parte del giocattolo o del burattino ma resta
un giocattolo pensante e un burattino intelligente. Nellesempio
citato si vede chiaramente che quando il conduttore riesce a svolgere
questa funzione di burattino pensante, attraverso essa, favorisce il contenimento
e la trasformazione delleccitazione e quindi la costruzione
di un involucro paraeccitante.
E un compito preciso delladulto sia muoversi allinterno
del gruppo lasciandosi coinvolgere che conservarsi
sano e pronto a ritornare alla funzione di aiuto: infatti i bambini
nel gruppo devono sentire che alladulto possono sempre ricorrere,
uscendo temporaneamente dal gioco, per tornare illesi alla realtà,
per essere consolati nei momenti critici o per modulare adeguatamente
leccitazione .
Questa posizione complessa e difficile nessun conduttore di gruppo
la può inventare basandosi sulla sola disponibilità ad esplorare
territori nuovi e nemmeno basandosi semplicemente sulla sua pratica
delle psicoterapie infantili duali.
Molte volte nei
gruppi di supervisione abbiamo constato come nelle fasi iniziali
dei gruppi i contenuti appaiono e scompaiono troppo velocemente per
assumere una forma descrivibile. I contenuti e le emozioni si
muovono come frammenti colorati di un caleidoscopio e i conduttori
si trovano sottoposti ad un esperienza di disorientamento e di
difficoltà a pensare che
devono tuttavia attraversare e
tollerare per condurre un gruppo di bambini verso la costruzione
di un gioco comune e
di una possibilità di creazione del senso. Il conduttore apprenderà così a cogliere ed ad usare gli elementi
visivi e percettivi che prenderanno il posto dellattività
interpretante fino
a che le figure vorticose decelereranno, lasciando apparire una
finestra attraverso la quale il gruppo comunica, col suo stile,
il livello minimo di senso che sarà di volta in volta possibile
costruire insieme (A. Lombardozzi, 1990, Cedis).
La funzione delladulto è determinante perché il gruppo non
è uno strumento terapeutico in se,
come mostra il film di Goldwing,
Il Signore delle mosche al quale vi rimando.
In esso si vede come lassenza della funzione delladulto
provochi una regressione distruttiva e trasformi il gruppo in
un orda primitiva e feroce. Ma
cosa vi è successo ? Sarà
la domanda dei soccorritori al loro arrivo nellisola
quando incontrano i bambini ridotti in mostri assetati di sangue.
A questa domanda mi è sembrato risponda bene
la clinica. In un gruppo i bambini scrivono insieme una
storia che leggono ai conduttori dopo linterruzione estiva
della terapia: questa storia
risponde allinterrogativo posto dallufficiale
nel Signore delle mosche. Ma cosa vi è successo?
Scrivono
i bambini Cera
una volta una famiglia composta da un papà, da una mamma e cinque
bambini. Papa e mamma erano andati in vacanza e li avevano lasciati
soli. Provvedevano a se stessi da soli, si alzavano, si lavavano.
Si preparavano la colazione, il pranzo e la cena, andavano a scuola.
Tutto sembrava andare bene in quella casa ma di notte si sentivano
dei miagolii, degli ululati, dei ruggiti e il giorno dopo la casa
era a pezzi e i bambini dovevano riaggiustare e riordinare tutto.
I genitori tornarono una notte e ....sorpresa! al posto dei bambini
trovarono cinque piccoli mostri. Pensarono di aver sbagliato casa
ma si accorsero che era proprio la loro. Allora si preoccuparono
di dove erano finiti i loro figli: forse erano stati mangiati
dai mostri e fatti a pezzettini. Allora capirono che avendoli
lasciati soli li avevano abbandonati a un brutto destino: quello
di averli lasciati soli con i mostri. Piansero, piansero tanto
i loro figli finché i miagolii, gli ululati, i ruggiti dei mostri
si trasformarono in pianto di bambini e capirono che i bambini
avevano preso le sembianze dei mostri ! (L. Boatti,
M.L. Cormaio , gruppo condotto presso il reparto di N.P.I. dellospedale
Civile di Alessandria)
La
presenza delladulto che torna riesce a trasformare la solitudine
e la paura in pianto. Finché con la sua presenza e con il suo
ascolto un adulto assume la responsabilità degli eventi, cè
la speranza che i bambini non si sentano mostri e non li divengano.
Quando questa funzione non può venire svolta da un genitore
qualcun altro dovrà intervenire ad occuparsi dei bambini che crescono.
Il
gruppo può essere uno di questi altri luoghi in cui un adulto
- il terapeuta - stando a contatto coi bambini, al momento opportuno, potrà intervenire aiutandoli con l'immissione di immagini trasformative.
Ad
esempio in uno dei gruppi
seguiti in supervisione ad un certo punto, ai bambini che
urlano tutti insieme come selvaggi sarà possibile proporre una
gara di urlo, alla gara di urlo seguirà la scoperta da parte del
gruppo della possibilità di cantare in coro. E tuttavia
ladulto che, in sintonia col clima, individua il momento
opportuno in cui la trasformazione può essere proposta.
I
percorsi dei bambini in gruppo e dei gruppi di bambini condotti
col modello psicoanalitico, mostrano bene i
potenziali creativi e quelli distruttivi presenti
nel campo. Proprio lintensità di questi potenziali chiama
in causa la funzione delladulto e la responsabilità
del conduttore, una responsabilità che
è di conseguenza alta, sia rispetto alla creatività da proteggere e coltivare
che alla distruttività da trasformare, e richiede una serietà
formativa e una costanza di confronto e scambio.
Ladulto che conduce il gruppo deve saper lavorare con quanto accade
e mentre accade, la sua funzione è volta a sostenere il movimento
del gruppo senza deciderne i modi, temi e sequenze che saranno
comunque imprevedibili.
Come
nel mondo virtuale del gioco un
bambino può diventare l'aereo, la macchina,
il vento, può anche
diventare la belva o il vampiro, e quando ciò succede è
necessario che incontri chi accetta il contenuto del gioco come
prodotto di un aspetto finzionale del
campo e lo sviluppi con lui, sapendo che ogni bambino per
poter pensare deve passare attraverso il gioco poiché le attività
stesse del giocare, come segnalava Corrao, sono spesso anche il
fondamento della genesi del sé. ( Corrao F. , Sul se gruppale,
Orme, pag. 190)
Certamente
in un gruppo di bambini
potranno emergere brandelli di mondi primitivi che richiedono
di essere affrontati: il linguaggio e lo scenario del gruppo oscillerà
tra momenti evoluti
e l'apparire improvviso di belve feroci, sconvolgimenti, tempeste
che il gruppo riesce a percorrere se il conduttore sta dentro
agli imprevisti del cammino e affrontandoli riesce a fare col
gruppo un esperienza viva di nascita di senso, un senso creato
dal mondo infantile che procede affiancato dalla reverie in gioco
dell'adulto. Spesso attraverso il gioco,
fantasmi, belve, catastrofi, cercano una forma di materializzasi
nelle scene.
Sul
tema del gioco nei gruppi in età evolutiva va anche ricordato
che mentre in altri paesi si usano prevalentemente gruppi di parola,
in Italia si è scelta la via del gioco come espressione delle
angosce, delle pulsioni, del protoemotivo, perché i conduttori
avvertono meno la preoccupazione di arginare il caos, dandosi
un setting più strutturato ( Bernabei M., pag 108, Il gruppo di bambini, motivo della scelta di una terapia, in Areanalisi,
,X, 18/19, 1997)
Possiamo senza alcun dubbio affermare che la capacità di giocare
dentro alle scene, necessaria in tutto il lavoro terapeutico con
i bambini, è una qualità davvero indispensabile che un adulto
deve acquisire nel lavoro col gruppo infantile.
Dove
nella psicoterapia duale
gli oggetti hanno bisogno di un narratore, si può dire
che nel gruppo di bambini essi hanno bisogno anche di un giocatore,
e se nella terapia duale il narratore deve divenire esperto di
molteplici narrazioni così
nel gruppo il giocatore deve saper giocare anche con fantasmi,
belve, paludi. Si gioca anche con la paura, ma perché ci sia gioco
occorre che la paura non sia troppo forte, e perché la paura non
sovrasti la mente occorre che sia trasformabile, cioè che ci sia
una sufficiente fiducia nella capacità
della relazione di affrontarne gli effetti e di far sopravvivere
il gioco.
Sapendo
che quando gioca
costruisce un clima di reverie nei confronti delle pulsioni, ladulto
dovrebbe utilizzare il mondo del gioco per svolgere questa funzione
e riuscire così a trasformare, insieme ai bambini, la paura rendendola
giocabile per trasmettere
loro la possibilità di interagire con gli elementi sensoriali
che interrompono la tessitura della trama del linguaggio, facendo
irruzione dallo schermo dei corpi in movimento.
Nella nostra esperienza abbiamo visto come la formazione con la
tecnica dello psicodramma analitico favorisca il contatto con
l'esperienza vissuta dei processi che stanno alle origini della
capacità di interagire col gioco. Dove la pratica della formazione
e della supervisione in gruppo costituisce un passaggio in grado
di attivare il contatto con gli elementi e i nodi della gruppalità,
ancor più il gruppo condotto con la tecnica psicodrammatica
attiva, tramite il gioco delle scene, un clima di familiarità
con il linguaggio cinetico e scenico che i bambini usano come
canale privilegiato di comunicazione. Nella conduzione dei gruppi
infantili si tratta infatti di partecipare alla creazione
di uno spazio di pensiero e di simbolizzazione che più
che mai deve attingere al linguaggio del gioco. I conduttori dovranno
quindi sviluppare la loro propensione a muoversi nelle aree potenziali dell'esperienza
che va dal mentale al cinetico, partecipando alla creazione del
campo ludico del gruppo e dovranno farlo sapendo che la funzione
dell'adulto non è
quella di essere il garante dell'ordine
ma del confine tra gioco e atto. Mettendosi in sintonia
con le emozioni circolanti, stando a contatto col gruppo, al momento
opportuno, il conduttore potrà intervenire oscillando tra capacità
negativa e fatti scelti, aiutando i bambini con l'immissione di
immagini trasformative.
Si può dunque dire che se è vero -
come scrive Vallino Macciò in Giocare
e pensare (1995, Guerini Studio) che non c'è gioco di un bambino
senza un adulto che lo sappia raccontare è anche vero, per il
gioco in un gruppo terapeutico che il racconto non può essere
disarticolato dalla capacità del conduttore di giocare all'interno
del canovaccio delle storie che il gruppo stesso costruisce nel
tempo come processo.
E l'intervento delladulto che aiuta il gruppo a rendere
lo spazio espressivo del gioco uno spazio che favorisce le connessioni tra esterno ed interno
e con questo aiuto il gioco - disegnando immagini che permettono di evocare ciò che non
è visibile e di rappresentarlo attraverso
la funzione simbolica - affianca alla sovrapposizione tra mondo
del soggetto e mondo del gruppo la sovrapposizione tra scene interiori evocate dalle parole e scene visibili evocate dai giochi.
Lesperienza
di costruzione di un gioco condiviso rende
possibile il generarsi di una terza storia - né realtà
né fantasia - che produce connessioni nuove tra livelli di pensiero
e livelli di realtà.
Ladulto che conduce, quindi, più che interpretare o descrivere,
dovrebbe essere capace di interagire attraverso le parole con
le emozioni presenti nel campo dell'esperienza del gruppo, aumentandone
il grado di capacità di espressione. (Neri C., Gruppo, Borla,1995).
Facilitando la scansione dei giochi si favorisce la progressiva
differenziazione delle emozioni e l'espansione delle qualità emotive
pensabili come esito
dell'attraversamento delle esperienze.
Col passare del tempo il gioco si propone
nel gruppo come principio ordinatore dell'esperienza di
smotaggio e rimontaggio, e, quando il conduttore permette che
un gioco sia efficace orienta
il gruppo senza sostituirsi al suo lavoro di trasformazione graduale
dell'esperienza limitandosi ad evidenziare i contenuti emotivi significativi
che preludono a sviluppi futuri.
L'incontro, il contatto e la produzione di caos, che sono frequenti
nei gruppi in età evolutiva,
non nascono dunque dall'amore per il disordine , ma, come
direbbe Benjamin, della via che lo attraversa.
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