| Gli adolescenti si confrontano con l'adulto1 (F.Kramer Azima,1989)
. I bambini vengono piuttosto sollecitati dalla situazione di
gruppo a fare continuamente un confronto tra quell'adulto lì,che
è anche il loro terapeuta , e quegli altri adulti che sono
i loro genitori.
A questo confronto fatto dai bambini tra conduttore e genitori
s'aggiunge quello fatto dal terapeuta .Anch'egli mette costantemente
a confronto la percezione di se stesso come adulto con quella
che egli ha di genitori e insegnanti dei bambini in quanto figure
appartenenti al mondo degli adulti.
Dall'incontro tra queste due diverse modalità di messa
a confronto(quella dei bambini e quella del terapeuta) nasce la
percezione di un oggetto gruppale che si viene costruendo nella
relazione tra pari e terapeuta :una presenza adulta fantasmatica
che non coincide con nessuno degli adulti reali fuori o dentro
la stanza di terapia.Con tale oggetto adulto il gruppo stabilisce
una relazione.
In questo lavoro cercherò quindi anche di delineare il
rapporto tra i bambini e due diversi tipi di presenze adulte percepibili
nel gruppo:la prima,avvertita solo dai bambini,è la presenza
del terapeuta ,la seconda,percepita da bambini e terapeuta ,è
la presenza di un adulto fantasmatico che si viene configurando
come un oggetto terzo tra membri e conduttore , e che si va costruendo
intersoggettivamente all'interno della loro relazione.Questo secondo
tipo di presenza è più specifica dei gruppi con
i bambini .
Nei gruppi con adolescenti la presenza di un oggetto adulto fantasmatico
è invece molto meno avvertibile. Gli adolescenti tendono
infatti a tenere le presenze adulte,comprese quelle genitoriali,molto
più sullo sfondo .
Questo non significa che gli adolescenti non si cimentino nel
gruppo terapeutico con una presenza adulta ,ma il loro confronto
è molto più con una presenza reale che fantasmatica.Quel
che infatti sperimentano in modo consapevole è il contatto
con una funzione adulta ,concentrata prevalentemente nel terapeuta.Tale
funzione ,attivata dalla presenza di un adulto terapeuta si configura
soprattutto come una funzione di testimone .I gruppi di pari adolescenti
non hanno la possibilità di sperimentare un funzione del
genere assolta da altri adulti.Sono il più delle volte
gruppi che si costituiscono contro l'adulto o a prescindere dagli
adulti.Nel gruppo terapeutico invece l'adulto non viene percepito
come colui contro il quale gli adolescenti si costituiscono come
gruppo.Se questa contrapposizione non si verifica è perché
il terapeuta viene avvertito,a differenza dei genitori, come un
adulto utilizzabile per svolgere un compito utile com'è
quella di assolvere per loro alla funzione di testimone 2.
Al contrario dell'adolescente il bambino non sa ancora usare in
modo consapevole l'adulto nel gruppo per impostare con lui una
relazione diversa da quella con le figure genitoriali.E' il terapeuta
che si propone a lui come un adulto con caratteristiche diverse
da tutti gli altri .
L'adolescente comincia invece a essere capace di fare un uso particolare
di quel particolare adulto con cui si trova a confrontarsi nel
gruppo .Non gli verrebbe in mente di utilizzare i genitori come
testimoni e riesce invece a farlo col proprio terapeuta .I genitori
sono piuttosto coloro che non devono sapere niente ,niente di
quel che un adolescente sente invece di poter raccontare al gruppo,in
presenza del suo terapeuta .
Il bambino si trova invece a utilizzare i suoi pari ben di più
del terapeuta adulto.Se ne serve come di figure in cui rispecchiarsi
e riuscire a vedere attraverso di loro i problemi che ha difficoltà
a vedere in sé stesso(P.Privat,1987)
RELAZIONE BAMBINI-ADULTO E NUOVI PRINCIPI ORGANIZZATORI
L'uso che i bambini possono fare dell'adulto nel gruppo è
invece per la massima parte inconsapevole . Questo non vuol dire
che non possano trar vantaggio dal venir a contatto con una funzione
adulta , attivata dalla presenza del terapeuta.Possono far esperienza
con quest'adulto di modi nuovi d'organizzare le esperienze con
gli altri( pattern relazionali ).Tali pattern s' aggiungono a
quelli che quei bambini erano andati strutturando nella loro relazione
precoci con le figure adulte di riferimento (R.Stolorow G.Atwood,B.Branchaft,1994
).Dall' esperienza di nuovi pattern relazionali possono scaturire
anche principi organizzatori nuovi , diversi da quelli intorno
ai quali s'era organizzata l'esperienza di vita di quei bambini.
Mostrerò ,tra poco, come ciò possa avvenire.Prima
però cercherò di chiarire come e perché proprio
nel gruppo più che in altri contesti terapeutici si possano
sviluppare nuovi pattern relazionali tra un adulto e dei bambini.
Per spiegarlo partirò da una descrizione di cosa facciano
dei bambini di 8-10 anni in gruppi del tipo di quelli che io conduco(sono
gruppi fatti nel mio studio , settimanalmente per un'ora e mezzo,sono
gruppi chiusi per un anno,si riaprono dopo ogni estate, , accompagnati
da un gruppo quindicinale con i genitori condotto da una collega).
Anzitutto in questi gruppi i bambini si muovono e giocano tra
pari alla presenza di un adulto.Poi fanno disegni che un adulto
vede .Infine parlano tra loro, sapendo che quel che dicono è
ascoltato e può ,a volte ,ricevere una replica. Avvertono
molto presto che difficilmente potrebbero fare un'esperienza del
genere con i propri genitori 3.E' un adulto che si può
mettere a distanza(C.Neri,1994)4 o includere ,ma che lascia ai
membri la scelta in merito.E' un adulto a volte ascoltato ,più
spesso ignorato in quel che dice o fa.
Quando in un gruppo al second'anno i membri cominciarono a fare
il gioco dell'astronave quel che fu importante per me fu cogliere
il senso che ,dentro la nostra relazione ,aveva il passaggio dalla
decisione di dotarsi di pilota automatico a quella di "mettersi
in contatto",via radio , con un capo sulla terra per chiedergli
istruzioni sulla rotta.Dal sentirli bambini che potevano andarsene
per loro conto, mettendo il pilota automatico, passai a percepirli
in contatto con me ,sentendomi come un grande con cui potevano
cominciare a fare un affidamento a distanza .
Il gioco di queste esclusioni-inclusioni dell'adulto è
regolato dalla possibilità per i membri d'accogliere in
maggior o minor misura quelle emozioni che il terapeuta sa filtrare
e modulare per loro (M.Bernabei,1997).Per i bambini non è
un'esperienza usuale quella del sentirsi in una relazione con
un adulto in grado di dar loro la sensazione d'essere consapevole
di quel che stanno provando ,ma capace di farglielo sapere solo
quando si rivelino disponibili ad accoglierlo.
Proverò adesso a mostrare come possa accadere che intorno
a questo nuovo pattern relazionale con un adulto possa innestarsi
nel corso di un'analisi di gruppo uno di quei nuovi pricipi organizzatori
dell'esperienza (S.Stolorow,G.Atwood,1992 ) .
Lo farò a partire da un esempio di una situazione gruppale
in cui il principio organizzatore dell'esperienza era che le emozioni
era meglio non mostrarle ai propri genitori Questa convinzione
era maturata attraverso un'esperienza in cui quei genitori, nella
loro relazione con i figli, non erano stati sufficientemente in
grado di coglierne le emozioni .Quel che può succedere
quando bambini coinvolti in un pattern relazionale di questo tipo
(pattern in cui ,a differenza di un adolescente o di un adulto,sono
ancora completamente immersi)si trovino a sperimentare una nuova
relazione in cui le emozioni sono invece colte,è che si
venga formando tra loro e il terapeuta un altro principio organizzatore
dell'esperienza che suggerisce che a quest'adulto le emozioni
si possano invece rivelare.
Nel gruppo dell'astronave fu al suo terzo anno di svolgimento
che la sensazione di non essere stati guardati dai genitori potè
,dopo l'interruzione natalizia, cominciare a essere indicata dai
membri come una delle cause del loro malessere:"Era perché
la mamma non lo guardava"-dissero-che Manlio "s'era
fatto male".
Poche settimane dopo questi stessi bambini poterono permettersi
d'introdurre una variabile nel loro gioco dell'ospedale:al malato,
Manlio,veniva passata la telefonata di una voce che sembrava amica.Ci
misero un pò a svelare al terapeuta che la chiamata veniva
da una fidanzata del malato.Quando lei arrivò in visita,impersonata
da Cecilia, fu fatta allontanare da una caposala5. .Intanto la
fidanzata escogitava uno strattagemma per poter tornare: si sarebbe
finta dottoressa di quell'ospedale.Del resto-c'informava- lo era
già stata in un altro ospedale dove però "un
dottore che sapeva tutto lui l'aveva licenziata".Poco dopo
si faceva rilasciare un salvacondotto per essere ammessa come
vero medico in quell'ospedale.
L'emozione che si potè rivelare all'adulto( facendogli
sapere della comparsa di" una fidanzata")era quella
legata al riconoscimento che c'erano dei bisogni , un luogo dove
soddisfarli e una maniera per farlo :tramite una fidanzata-dottoressa
in grado di dare insieme cure e affetti.. Era questo anche il
loro modo per mostrarmi che un nuovo principio organizzatore s'affacciava
,nella loro relazione con l'adulto, a contrastare quello di quando
sembrava ci fossero solo madri che non li guardavano. Finchè
anche l'adulto nel gruppo era assimilato a una "madre che
non li guardava" non si erano invece potuti fidare a svelargli
i loro segreti (ad esempio l'identità di chi telefonava
),né tantomeno scostare la sua figura da quella di un "dottore
saputo" dedito solo ad allontanare gli affetti(licenziando
colei che se ne era fatta portatrice contrapponendosi alle mie
iniziali interpretazioni da"grillo parlante").
Quello che all 'adulto del gruppo erano alla fine riusciti a rivelare
lo confermarono qualche seduta dopo in un'altra telefonata :era
di nuovo Cecilia a farla alla madre del malato, Manlio :"l'abbiamo
dovuto operare ,sollevandogli l'unghia,è stato molto doloroso
e anch'io -le comunicava-sono stata male per lui,resterà
senz'unghia per due tre giorni,ma poi gli ricrescerà".
I bambini di questo gruppo ci mostrano molto bene che quando con
il terapeuta si può cominciar a parlare d'emozioni diventa
poi possibile farlo anche con un genitore .La più importante
di queste emozioni è quella espressa non solo riuscendo
a star male per un altro e per il suo stare male ma riuscendo
anche a dirlo al telefono a una di quelle madri, con le quali,
non s'erano invece sentiti legittimati a far trapelare i propri
sentimenti.
L'ADULTO CO-COSTRUITO DA BAMBINI E TERAPEUTA
Nel gruppo con bambini si avverte costantemente,come ho precisato
all'inizio, anche una seconda presenza adulta oltre a quella del
terapeuta.Quest'adulto non corrisponde ai genitori reali o altri
adulti di riferimento.E' un adulto che si configura piuttosto
come un oggetto terzo , co-costruito intersoggettivamente nella
relazione tra bambini e terapeuta.
Con quest'adulto sia i bambini che il terapeuta si mettono,a loro
volta, in relazione. Nel tratteggiare le caratteristiche di quest'oggetto
adulto ho trovato utile avvicinarle a quelle attribuite nell'analisi
duale al "terzo analitico intersoggettivo" da Thomas
Ogden.
Ogden intende riferirsi con questo termine a un "oggetto
analitico"(che egli chiama "un veicolo di significato
analitico generato intersoggettivamente") prodotto dalla
"dialettica generata da e tra le soggettività separate
di analista e analizzando all'interno del setting analitico"
(T.Ogden,1994,A.Green 1975)6.
Questo modo di guardare a un oggetto in analisi di coppia s'avvicina
notevolmente a quello che adottiamo nel gruppo con bambini .Questa
possibilità d'accostamento la si deve alla la forte asimmetria
esistente tra terapeuta e membri in questo tipo di gruppo.Tale
asimmetria è infatti ciò che soprattutto impedisce
di guardare al gruppo con i bambini come a un gruppo in cui,come
nei gruppi con adulti, s'attiva da subito un campo multi-personale
(C.Neri,1994). Per una fase significativa il campo gruppale del
gruppo con i bambini è occupato piuttosto da una relazione
tra un gruppo di soli pari e un adulto,un solo adulto.Da una relazione
così evidentemente slivellata scaturisce la produzione
di un oggetto adulto ,che si configura come co-creato dal terapeuta
e dai membri.Ad acquisire consapevolezza di quest'evento è
soprattutto il terapeuta in quei momenti in cui deve prendere
atto che non esiste più un "adulto" dei bambini
e un "adulto"dell'analista.
Si possono cogliere almeno tre contesti di co-costruzione di una
configurazione di adulto condivisa tra tutti i membri.
a)Il primo di questi contesti s'evidenzia nell'incontrarsi delle
percezioni,dei membri e del terapeuta, di una presenza concreta
d'adulti fuori dal gruppo(genitori in sala d'attesa).
Mostrerò tra poco come la percezione da parte del conduttore
di quest' adulto fuori sia quella di una presenza più adulta
della propria dentro .Anche i membri, in questi momenti, percepiscono
l'adulto nel gruppo come meno adulto rispetto ai genitori .Dall'incontrarsi
di queste due percezioni nasce la co-costruzione di un adulto
sentito come più adulto (rispetto a quello presente nel
gruppo ) .
b)Il secondo contesto di co-costruzione di un'adulto terzo si
manifesta nell'incontrarsi delle percezioni ,dei membri e del
terapeuta, del carico di aspettative degli adulti fuori dal gruppo
rispetto ai risultati del gruppo stesso.
Mostrerò come una figura di adulto carico d'aspettative
venga co-costruita da membri e terapeuta attraverso l'incontrarsi
(e il fondersi in un oggetto adulto terzo ) della percezione che
di quelle aspettative ha il terapeuta e della percezione che ne
hanno i membri .I bambini si sentono in collegamento con le attese
degli adulti di riferimento ,attese abbastanza diverse da quelle
che avvertono nel terapeuta .L'analista si sente anch'egli circondato
da tali attese.
3)C'è un ultimo contesto di co-costruzione di un adulto
come oggetto terzo:
quello che si delinea nell'incontrarsi delle percezioni,di bambini
e analista, di un mondo degli adulti , avvertito da entrambi come
mondo altro rispetto al mondo del gruppo. Tale mondo degli adulti
è percepito come un mondo con sue regole, che non coincidono
con quelle richieste ai bambini nel gruppo e che si riducono al
non farsi male.I bambini s'accorgono abbastanza presto della differenza
di comportamenti tra il loro terapeuta nel gruppo e tutti quei
grandi che percepiscono far parte del mondo degli adulti.Anche
il terapeuta avverte le persone che fanno parte del mondo degli
adulti di fuori, come diverse dal suo modo di porsi, come adulto,
nel gruppo .
Il processo di co-costruzione di un adulto inteso come oggetto
analitico terzo, scaturisce quindi dall'intersecarsi e sommarsi
di tutti e tre questi contesti di percezione( di :adulti avvertiti
nelle vicinanze;attese adulte;mondo adulto)da parte di membri
e terapeuta .
ADULTI PRESENTI e PRESENZA ADULTA NEL GRUPPO
Vorrei illustrare adesso, attraverso passaggi di sedute di un
gruppo con bambini al suo secondo anno ,il primo di questi contesti
di percezione:quello in cui in cui la concreta presenza degli
adulti genitori fuori dal gruppo fa da sfondo e cassa di risonanza
alla co-costruzione di una configurazione di adulto , con caratteristiche
diverse sia da quelle del conduttore che da quelle dei genitori
in sala d'attesa.
Il gruppo di cui vi parlo si svolge con una media di 4-5 bambini,attualmente
3 femmine e un maschio ,d'età tra i dieci e gli undici
anni .
In una seduta a metà del secondo anno i bambini dichiararono
di sentirsi trasformati in robot.A dare il via alla trasformazione
era stata Arianna,una bambina enuretica dall'età di tre
anni,tanto controllata di giorno quanto incontinente di notte..Gli
altri prima decisero di diventare come lei poi di dare sepoltura
alla lei robot sommergendola di pezzi di carta.Questa scelta li
portò a coprire di carta ,in uno stato d'invasamento ,tutta
la stanza La mia reazione ,d'adulto preoccupato per lo stato in
cui la stanza sarebbe apparsa di lì a poco ai genitori
,fu di proporre loro di tornare umani per rimettere tutto a posto.
.La loro risposta fu :"siamo tornati umani ".Da umani
chiesero però a me di mettere tutto a posto .Quel che m'avevano
rivelato era stato il loro confrontarsi con due possibili configurazioni
d'adulto :la prima ,legata a un grande non considerato propriamente
tale(quello che ,a loro avviso, avrebbe dovuto rimettere in ordine
la stanza );la secondaa un altro ,più adulto ai loro occhi,
che non li avrebbe fatti uscire dalla stanza senza fargliela riordinare.
Quel giorno non rimisi a posto niente e li lasciai uscire subito,consentendo
ai genitori di vedere le condizioni della stanza .Così
facendo esprimevo il bisogno che dei veri adulti,percepiti dal
terapeuta al momento come più adulti di lui,vedessero come
un gruppo di bambini affidati a una persona supposta adulta ,avevano
ridotto la stanza.D'altra parte anche i bambini sembravano alla
ricerca di qualcuno ,veramente adulto,che vedesse cosa avevano
combinato .A comprovarlo fu la loro decisione di ignorare ,quella
volta ,la mia richiesta di fermarsi a mettere ordine .
Una smentita alla possibile coincidenza tra persone adulte in
attesa e quell' adulto che io e i membri c'eravamo costruito nella
seduta come nostro oggetto ,venne quando il primo genitore s'affacciò
sulla porta .Alla vista del mare di cartacce propose di mandarmi
il figlio anche il giorno dopo, perché gli fosse consentito
di ritrovarsi con me nella medesima situazione !
Gli adulti di fuori erano tornati,al vedere cosa era accaduto
dentro, a rivedersi bambini come i loro figli, nostalgici di una
condizione giocosamente libera di cui avrebbero voluto vedere
un replay almeno per i loro figli.
Una sequenza della seduta successiva mostra però come il
tipo d' oggetto adulto co-creato nel gruppo possa influenzare
i membri in un modo opposto a quello appena descritto ,portandoli
ad un comportamento in linea con ciò che tutto il gruppo
(me compreso)s'aspetta che un adulto fantasmatico voglia da dei
bambini.
La seduta s'era accesa dopo la trasgressione di un ordine pseudoadulto
:i maschi avevano fatto a pezzi l'agenda dove avevano preso a
scrivere gli eventi del gruppo.Poi il più grande,Vinicio.
tolse tutti i giocattoli dall'armadio per buttarli in mezzo alla
stanza.
Quel che riuscirono a farmi provare fu un sentimento d'esasperazione
da cui scaturì la mia risposta .Mi venne in forma di domande
: "mi ritenete il vostro servitore che raccoglierà
i giochi per voi?Lo sapete che i vostri genitori vedranno come
avete ridotto la stanza ?Ma a casa vostra fate così ?"Per
tutta risposta le bambine , boicottate dai maschi, si misero ad
ammassare qualche cartaccia in un angolo.Decisi ,avvertendo l'impotenza
di quel far e disfare,di lasciarli soli nella stanza per andare
a prendere scope e sacchi della spazzatura.Glieli misi davanti,
mettendomi per primo a lavorare di scopa .Li vidi trasformarsi
all'istante in un gruppo di efficienti spazzini che cooperava
con me. Quando tutto fu in ordine li rilasciai per riportare scope
e sacchi .Li ritrovai intenti a scrivere un messaggio su un foglio:"vogliamo
andarcene".Dovetti faticare a tenerli negli ultimi 5 minuti.Stavolta
uscirono cercando in tutti i modi di non far vedere ai genitori
l'ordine irreale in cui avevano lasciato la stanza .
Tanta determinazione nel non far vedere agli adulti fuori quell'ordine
interno si può spiegare solo considerando come ci fosse
già un oggetto adulto dentro,un terzo al quale sentivamo
d'aver già fatto vedere quel che andava visto .I genitori
reali non reggevano il confronto con quell'adulto lì.Anch'io
avevo avuto in testa un oggetto adulto di quel tipo quando non
me l'ero proprio sentita d'avallare ancora una volta una stanza
a soqquadro da offrire alla vista dei grandi e li avevo presi
di petto con le mie domande.Tutto questo non sarebbe però
bastato a co-costruirci un oggetto adulto di quel tipo se non
ci fosse stato il mio gesto di usare per primo le scope.L'adulto
che io e loro avevamo in quel momento in mente non era tipo da
mettersi alla loro testa.Li avrebbe piuttosto obbligati a fare
tutto da soli.Un tale oggetto non corrispondeva dunque in alcun
modo alle caratteristiche rilevabili nel conduttore .Poco dopo
però tornarono a trattare me come un'adulto da cui prendere
ordini ,ma era comunque un terapeuta assente(quello che li aveva
lasciati soli in stanza ) colui che venne supplicato di permettere
l' uscita .
LE ATTESE DEGLI ADULTI E LA LORO PERCEZIONE NEL GRUPPO
Il secondo contesto di co-costruzione intersoggettiva di un adulto
come oggetto terzo nel gruppo è quello che si ha nell'incontro
delle percezioni del terapeuta e dei membri delle aspettative
degli adulti di fuori rispetto ai risultati del gruppo .
L'adulto carico d'aspettative è una co-costruzione del
conduttore e dei membri .Sia io che i bambini ci sentiamo però
costantemente in collegamento con delle aspettative reali di genitori
e insegnanti .E' da questo collegamento che scaturisce la relazione
con un oggetto adulto con maggiori aspettative di quelle degli
adulti reali.L'esempio più chiaro di tale fenomeno è
quello offerto dai genitori di bambini gravemente enuretici .Sia
io che i membri sentiamo che questi genitori vorrebbero che i
loro figli smettano di far pipì e che per questo soprattutto
li mandano.Questa pressione s'accentua nei periodi in cui i genitori
dicono che i figli fanno meno pipì a letto e s'aspettano
che l'assenza del sintomo si consolidi. . Ai genitori di Arianna
avevo prospettato in un colloquio la possibilità che il
gruppo l'aiutassere a tirar più fuori i suoi sentimenti,anche
quelli legati all'aggressività ,mollando un po' del suo
bisogno di controllo . A un mese dall' annuncio di fare meno pipì
a letto Arianna se ne uscì con una comunicazione che mi
dette molto da pensare.Sembrava evidente dai suoi silenzi sul
tema pipì che la rifacesse con la solita frequenza Era
quindi,come me, consapevole d'aver deluso un'incremento d'aspettativa
dei suoi genitori sul gruppo. Quel giorno Arianna aveva esordito
annunciandoci un regalo promesso dalla madre se avesse smesso
di fare pipì a letto.Al mio tentativo di fermare una rissa
pericolosa si mise a dirmi "stronzo","coglione","che
cazzo vuoi".Era la prima volta che la sentivo parlare in
quei termini .Le espressi un po' del mio stupore ma riuscì
a sorprendermi ancor di più giustificando il suo linguaggio
con una raccomandazione che asseriva le avesse fatto la madre
:" m'ha detto che più parolacce ti dico meno faccio
pipì a letto".Preso alla sprovvista non replicai niente
,ma neanche chiesi conto nei successivi colloqui con i genitori
se ci fosse stato qualche discorso sull'argomento con Arianna
.La spiegazione di quella scelta sta nella mia forte percezione
dell'affermarsi nel gruppo della presenza di un oggetto adulto
con cui soprattutto io e Arianna c'eravamo quel giorno messi in
relazione .Era un oggetto a tal punto carico d'attese , da poter
portare a quella trasformazione di un discorso sull'utilità
di manifestare la propria aggressività fatto da me a una
madre e da lei alla figlia.A quell'adulto lì,alle cui attese
ci sentivamo tutti di dover render conto ,poteva verosimilmente
passare per la testa un indicazione di quel tipo da dare a una
figlia!Sicuramente era così che Arianna se l'immaginava
e questo suo modo di operare per veder realizzate le proprie aspettative
sembrò verosimile anche a me .
L' ADULTO COME PRODOTTO DELLE PERCEZIONI DI UN MONDO DEI
GRANDI
Cercherò infine di mostrare come l'incontro delle percezioni
dei membri e del conduttore
di un mondo degli adulti , altro rispetto al mondo del gruppo
sia il terzo contesto di co-costruzione intersoggettiva di un
adulto come oggetto terzo nel gruppo .Lo farò ragionando
sulle implicazioni di un comportamento ,da me tenuto in un gioco.Il
mio modo di fare fu molto diverso da quello che i bambini si sarebbero
aspettati da un rappresentante del mondo degli adulti.Nel mondo
degli adulti ci si comporta in modo da tranquillizzare i bambini
sulle loro paure .Decisi invece,sovvertendo tale regola ,di mettermi
un po' a giocare con una loro paura (quella dei fantasmi),dando
elementi per alimentarne la fondatezza.Il fatto per me più
sorprendente fu l'immediata adesione dei bambini a tale mia proposta
di gioco.
Da un po' di sedute parlavano di un film che non avevano visto,quello
sulla strega di Blair("Blair switch project") e s'interrogavano
se ai ragazzi del film fosse davvero successo qualcosa di brutto.Quando
cominciarono a rifare il loro gioco più usuale,"Strega
di mezzanotte",basato sull'acchiapparsi al buio,decisi d'introdurre
una variante al mio ruolo di regolatore dell'interruttore luce.Provai
a vedere come avrebbero preso il mio far constatare che il bambolotto
del neonato risultasse in una posizione diversa da quella del
momento di spegnimento della luce.Nel farmi prendere quell'iniziativa
giocò qualcosa di simile alla motivazione che porta Pierre
Privat a introdurre in certi casi sequenze di psicodramma(Privat
P.,1995)nel setting di gruppo:utilizzare un diversivo per sbloccare
un'empasse in cui si trova il gruppo (bloccato ,ad esempio,nella
noia di un gioco ripetitivo) .Mettevo però anche in scena
una situazione simile a quella del film : nel gruppo ,come nel
film , capitava che i membri venissero messi dal conduttore-regista
nella condizione di girare una scena senza esser informati della
sua sceneggiatura.
Raccolsero subito la mia sfida al loro buon senso infantile decidendo
di sostituire il neonato con una marionetta ,per verificare se
anche lei cambiava di posto al buio.
Irma che s'era messa a fare la piccola, venendomi in collo,e esagerando
la sua paura , verificò , che, pur controllandomi in quel
modo le braccia , la marionetta s'era lo stesso spostata . Arianna
,la controllante,si mise a scrivere tutte le ipotesi che potessero
spiegare quegli eventi .A quel punto decisi di svelarne l'origine
.Irma mi disse che quel giorno ,con il mio modo di mettergli paura
,le ero sembrato un bambino .Davanti al padre ,uscendo,mi disse
che "la prossima volta m'avrebbe fatto un discorsetto ma
che però ero stato bravo ".
La sequenza mostra a sufficienza quanto sia io che i membri fossimo
consapevoli di come nel mondo degli adulti non si facessero scherzi
del genere ai bambini.
E' questa consapevolezza a impedire ai membri di arrivare subito
all'assoluta certezza del mio prendermi gioco di loro e a indurli
invece a stare al gioco(al mio gioco) per provare a scoprirlo.Quel
che stavo facendo con loro se lo configuravano come uno scherzo
da fratello più grande(da bambino ,un po' cresciuto,disse
Irma).
L'adulto, che fino ad allora avevamo co-costruito, era invece
un membro coerente del mondo dei grandi .Fu la necessità
,che anch'io avvertivo, di tornare ad aderire a quella costruzione
intersoggettiva a indurmi a terminare rapidamente il gioco .Se
per un pò erano rimasti spiazzati dal gioco era stato per
il mio discostarmi da uno stereotipo di mondo degli adulti.Ammetto
d'aver dovuto fare un certo sforzo per non rientrare subito in
quel clichè e restare invece ancora un pò nei panni
di chi evocava loro la possibilità della presenza di un'entità
altra nella stanza(rispetto a cui si lasciava un margine di dubbio
sulla sua coincidenza con la mia persona) .Il dato di fondo non
mi sembra però il consenso tra me e i membri al mio dar
,letteralmente,corpo a un fantasma.Il fatto sostanziale è
invece che ,per qualche minuto ,sia io che i membri ,ci fossimo
messi a co-costruire un adulto che poteva anche fare quelle cose
lì(io consentendomi di farle , loro consentendosi di sospettare
un grande come anche capace di farle ) .Questo nuovo oggetto adulto
si discostava di molto dall' adulto che loro con me s'erano abituati
a co-costruire sulla base di un nostro senso comune condiviso
su come veniva percepito il mondo degli adulti .Un mondo degli
adulti dalla cui percezione deriva la costruzione di un tipo di
adulto decisamente più tradizionale finirà poi comunque
per prevalere .Un adulto-era il sottinteso che colsi nello sguardo
con cui lasciarono me e si rivolsero ai genitori -non fa di queste
cose , anche se per un pò abbiamo giocato con te ,divertendoci,
a fartele fare !
La più bambina del gruppo ,Irma,fu la più incline
a mantenere quell'immagine di mondo degli adulti e di adulto .La
sua paura mista a divertimento derivava dalla sua ancor intatta
fiducia nei grandi(lei a Babbo Natale ci credeva ancora!) .Il
"discorsetto "che aveva minacciato davanti al padre
di farmi si rivolgeva a quel me stesso che s'era discostato dall'immagine
condivisa di mondo degli adulti.Il complimento che ,contemporaneamente
,mi rivolse andava a quel me stesso che con loro aveva co-costruito
un oggetto adulto che certe cose invece poteva anche farle.Quel
suo " bravo"si riferiva a quel conduttore che aveva
lasciato spazio, con la loro complicità , a una configurazione
di adulto diversa da quello circolante nel mondo dei grandi .L'oggetto-adulto
terzo con cui per un po' s'erano messi ,assieme a me, in relazione
oscillava infatti tra lo stare un po' dentro e un po' fuori del
mondo dei grandi . Da questo derivava forse la sua scarsa afferrabilità,un
po' come quella di quel bambolotto che continuava a spostarsi
impercettibilmente per la stanza.La relazione di quei momenti
tra quell' adulto e quei bambini m'ha evocato quello tra Mandukai,
il maestro,guerriero errante .del film "La Tigre e il Dragone"
e la giovanissima sfuggente figlia del governatore, che egli vorrebbe
fare sua allieva.Il film è tutto un gioco di comparire
e scomparire,di corse che diventano voli ,di duelli tra i due
su tetti o in cima a altissime ,flessibili betulle.In questo gioco
anche il maestro finirà per assumere,nei confronti decisivi
, gli stessi incredibili movimenti ,tra l'acrobatico e il magico,
caratteristici dell'ambigua eroina della storia.
LA RELAZIONE ADOLESCENTI-ADULTO NEL GRUPPO
Vorrei adesso precisare meglio le modalità della relazione
degli adolescenti con l'adulto nelgruppo.Per farlo mi riallaccerò
alla fine della sequenza clinica del gioco dell'ospedale(cfr.
supra,p.4) . In quella situazione Cecilia non aveva fatto niente
di diverso dal chiamare ,senza esserne ben consapevole, una madre,quella
di un bimbo,senza esserne ben consapevole, una madre,quella di
un bimbo malato , a essere la testimone adulta dei suoi sentimenti
verso un altro membro.Gli adolescenti in gruppo usano invece molto
più consapevolmente l'adulto.Lo usano soprattutto scegliendo
di renderlo il testimone privilegiato dei loro racconti.Così
facendo,raccontando a lui ,spesso per la prima volta, eventi di
cui sono stati al centro ,avvertono che le loro storie assumano
connotati più reali(M.Bernabei,1998) .Se le proprie vicende
vengono percepite come più reali una volta che sono state
raccontate è anche perché è a un adulto che
vengono raccontate,a un adulto venuto lì appositamente
per ascoltarle.
"Gli atti -scrive Corman Mc Charty nel più riuscito
dei suoi romanzi d'iniziazione-esistono se esiste un testimone.Senza
un testimone chi ne può parlare?...In ultima analisi si
potrebbe persino dire che l'atto è nulla e il testimone
è tutto...Se il mondo era un racconto chi se non un testimone
poteva dargli vita"(C.Mc Charty,1994)7 ,(D.Orange,1998).
Tale funzione di testimonianza che , nei gruppi con adolescenti,
nasce sempre in collegamento con la presenza del terapeuta, è
una funzione che propongo di chiamare adulta ,intendendo con questo
termine collegarmi a un'idea di crescita e maturazione emotiva
piuttosto che col suo contrario.Tale funzione è' adulta
anzitutto perché per coglierne l'attivazione bisogna trovarsi
in un gruppo con un adulto e non in un gruppo di soli pari(se
è solo un adulto colui che gli adolescenti possono rendere
testimone dei loro atti è perché lo sentono su altro
livello ,non alla pari con loro,e avvertono quindi che anche il
suo ascolto è su un altro registro rispetto al loro).In
secondo luogo è una funzione adulta perché quando
un membro riesce a percepirla non più solo nel conduttore
ma in tutto il gruppo quel gruppo diventa un riferimento adulto
per quel membro che,in quel momento ha deciso di raccontarsi.
Le mie sequenze cliniche sono tratte da un gruppo aperto che va
avanti da quattro anni ,settimanalmente, con sedute di un'ora
e mezzo in un liceo artistico,in orario extrascolastico, con una
decina di membri, provenienti da almeno sei classi diverse ..
In questo gruppo fu un sogno il veicolo scelto da una partecipante
per farmi avvertire con forza l'attivarsi di una funzione di testimonianza
affidata a me . Questo avvenne nell'incontro in cui
Marta riferì le circostanze che le facevano temere d' esser
restata in cinta.Nel sogno Marta era in un vagone merci scoperto
e in movimento.Sul vagone c'ero anch'io e un gruppo di persone
che lei definiva amiche .Dal vagone vedeva dei panorami a colori
e altri in bianco e nero . Quando mi chiedeva di spiegarle questa
stranezza io le rispondevo che lei" non era in cinta se vedeva
a colori,lo era se vedeva in bianco e nero". Continuando
nel nostro dialogo onirico mi confidava che quel che non le permetteva
di smettere di preoccuparsi era il vedere tutto a colori davanti
a sé,ma ancora in bianco e nero quando si voltava .A conclusione
del sogno mi sentiva risponderle che "non vedevo dove fosse
il problema visto che poteva sempre abortire !".
Al termine del racconto del sogno commentai che un "mondo
a colori" era bello e che Marta quel giorno almeno un colore
addosso l'aveva,quello della sua giacca viola ."Non uno solo
-aggiunse lei- anche le mie scarpe sono colorate" .
.Quel che ero stato in grado di restituire a Marta ,che l'aveva
saputo subito raccogliere ,era il mio propormi a lei e al gruppo
come testimone consapevole del suo trovarsi adesso in un mondo
tutto a colori,dove le emozioni si potevano esprimere senza venir
travolti dall' angoscia e non più in uno molto più
instabile e a due facce.
In un'altra sequenza clinica dello stesso gruppo s' evidenziò
invece il secondo aspetto della funzione di testimonianza che
vorrei segnalare: quello che si manifesta quando tale funzione
viene in un primo momento attivata dall'utilizzazione da parte
dei membri del terapeuta adulto ma riesce poi a trasformarsi in
una funzione di tutto il gruppo,che ne diventa il depositario
nei confronti di un proprio membro per il quale riesce a diventare
un riferimento adulto.
Questa situazione si manifestò in una seduta in cui dissi
al gruppo che mi sembrava che l'andamento fosse quel giorno quello
di una chat line : ognuno diceva la sua e poi usciva dalla conversazione
, senza però che ci fosse tra loro un contatto emotivo.Gli
citai, com'esempio di questa modalità, il loro lasciar
cadere l'annuncio iniziale di Franca d'aver appena avuto con un
altro del gruppo,Enzo, una tresca lampo esauritasi in un bacio
in bagno. In un contesto emotivo meno superficiale (quello che
si creò quando l'invitai a sintonizzarsi sui problemi che
potevano essere sorti per entrambi dopo quel bacio )Franca potè
raccontare il pianto dirotto in cui era scoppiata dopo quel bacio
e motivarlo con il senso di colpa verso il ragazzo con cui era
da un anno fidanzata.
.Commentai che il continuare a parlare di quella tresca e il dire
anche delle emozioni che aveva suscitato faceva pensare che non
fosse finita il giorno del bacio.Proposi quindi d'aspettare la
ripresa del gruppo a settembre per vedere se ne fosse rimasta
una qualche traccia.Enzo bisbigliava al vicino che a quella data
però lui in quella scuola non ci sarebbe più stato
.Esplicitai a tutti che non mi sembrava una buona idea la decisione
di Enzo,di cui c'aveva informato la volta prima , di farsi bocciare
per poi andare a una scuola per parrucchieri ."Devi restare
qui con noi -disse subito Mario a Enzo- perchè qui hai
trovato un tuo ambiente,e anche se ti fai molto spesso di fumo
tu ti fai e noi ti vediamo , a volte potremo anche farci anche
noi con te ,ma finchè ci resta la possibilità di
vederti stiamo tutti più tranquilli". Enzo si disse
assolutamente d'accordo con Mario .
Dissi che se Enzo davvero lasciava la scuola allora voleva dire
che tra lui e Franca "era veramente finita quel sabato"
.Volevo alludere non solo alle maggiori difficoltà d'incontro
tra i due ma anche al venir meno , con la creazione di una distanza,
di quella funzione di tutto un gruppo investitosi della funzione
di testimone di quel che faceva Enzo e non solo di quel che faceva
con Franca.In quel momento il gruppo aveva esercitato una funzione
adulta ed era stato avvertito come un riferimento adulto da Enzo.
Con l'affermazione di Mario la funzione di testimone adulto era
diventata una funzione di tutto quel gruppo.La funzione di testimonianza
si poteva adesso esplicare rispetto a un membro ,Enzo ,a cui il
gruppo riusciva a far sentire il fumare davanti a quelli del gruppo
più tranquillizzante per lui e per tutti loro rispetto
al farlo in una situazione del tutto fuori controllo,in quanto
fuori dal loro controllo ,e non tanto perché fuori dal
controllo di qualche figura adulta .Quando un intervento di questo
tipo può manifestarsi un importante fattore terapeutico
fa la sua comparsa nel gruppo.Una modalità adulta di testimoniare
una presenza a un membro riesce a diventare patrimonio di tutti
i membri e non più soltanto del terapeuta(M.Bernabei 1998).
CONCLUSIONE
In questo lavoro ho descritto le caratteristiche e il valore
terapeutico della relazione con l'adulto nei gruppi con banbini
e adolescenti.Nei gruppi con bambini è una relazione con
una funzione adulta(concentrata soprattutto nel conduttore)a permettere
ai bambini di sperimentare nuovi principi organizzatori della
relazione con l'adulto analista differenti da quelli stabilitisi
con i genitori e le altre figure adulte.
Nel gruppo con bambini è stato mostrato come membri e terapeuta
sperimentino anche la relazione con un oggetto-adulto terzo (non
coincidente con il conduttore),co-costruito intersoggettivamente
dai partecipanti.Sono state fornite alcune esemplificazioni cliniche
della co-costruzione di un tale oggetto-adulto in tre diversi
contesti d'incontro di differenti percezioni dell'adulto da parte
dei membri e del terapeuta (percezione delle presenze concrete
di adulti-genitori in sala d'attesa, percezione delle aspettative
degli adulti rispetto al gruppo, percezione del mondo degli adulti
).
Nei gruppi con adolescenti la funzione adulta è soprattutto
una funzione di testimone .La presenza di una tale funzione di
testimone marca la differenza tra il gruppo analitico con adolescenti
e il gruppo di pari adolescenti(che si costituisce in conflitto
con gli adulti o indipendentemente da loro)
1 Non è solo l'adulto terapeuta a instaurare in certi momenti
quella che la Kramer Azima (F.Kramer Azima 19 89 )definisce una
confrontazione empatica con gli adolescenti ma sono anche gli
adolescenti a cercare il confronto con lui.
2 Perché questo avvenga l'adolescente non si deve però
sentire mandato al gruppo dai genitori ,né deve avvertire
che il gruppo è stato formato con regole rigide(come gruppo
chiuso ,dove non si prevede quindi l'ingresso d'altri membri fino
alla conclusione dell'esperienza).In questo tipo di gruppi può
più facilmente manifestarsi ,a mio avviso,,quella contrapposizione
con l'adulto che Pierre Privat e Dominique Quelin(Privat P.,Quelin
D.,2000) ritengono alla base della costituzione del gruppo con
adolescenti..
3 Il modo in cui i membri si possono mettere in relazione con
l'adulto presente nel gruppo è infatti molto diverso da
quello con cui si mettono in relazione con un genitore(cfr il
paragrafo "adulti presenti e presenza adulta nel gruppo").
4 Claudio Neri mette in relazione la fase del gruppo in cui l'analista
è tenuto a distanza dai bambini(P.Privat,J.B.Chapellier,1987)
con quello che è stato da lui descritto come lo "stadio
della comunità dei fratelli".Quando i membri di un
gruppo diventano coscienti di essere un gruppo essi-osserva Neri-cominciano
a percepirsi come una comunità di fratelli.
5 Nel periodo della forzata assenza della finta dottoressa i membri
chiesero a me d'andare al cappezzale del malato nelle vesti di
un papà che portava cioccolatini.
6 Nella sua concettualizzazione di un oggetto analitico terzo
Ogden fa un esplicito riferimento all'oggetto analitico di Green:"Il
reale oggetto analitico-scrive Green non sta nè nel lato
del paziente né in quello dell'analista ma nell'incontro
tra questi due flussi di comunicazioni,nello spazio potenziale
che c'è tra i due ,delimitato dal setting (A.Green,1975).
7 Di una funzione di testimonianza nell'analisi duale ha parlato
da un punto di vista intersoggettivo Donna Orange (D.Orange,1998)quando
ha ipotizzato un' "esperienza d'oggetto sé di testimonianza
,intendendo per "testimonianza" quella forma speciale
di partecipazione nel campo intersoggettivo che rende l'esperienza
di sofferenza di una persona reale, e valida per quella persona
perché c'è stata un'altra persona pronta a fornirle
testimonianza.
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