L'adulto nei gruppi con bambini e adolescenti

L'ADULTO TERAPEUTA IN UN GRUPPO DI ADOLESCENTI
Angela Baldassarre


Introduzione

La funzione del conduttore in un gruppo di adolescenti non può prescindere dal proprio assetto mentale, dai propri riferimenti culturali, esperienziali e dalla propria adolescenza. Gli stessi adolescenti sono molto bravi a riconoscere il profilo psicologico del conduttore del gruppo e spesso sfidano il terapeuta-adulto.
Prima di addentrarci nell’argomento, mi preme specificare che svolgo attività terapeutica in una struttura psichiatrica pubblica in Roma. In questo contesto, ricopro un ruolo istituzionale e un ruolo professionale di terapeuta.
I pazienti si aspettano da me molte cose: vorrebbero una stanza confortevole, ben arredata e contemporaneamente una disponibilità totale.
L’immaginario collettivo del paziente che si rivolge al servizio pubblico è spesso caratterizzato da alcune fantasie: l’ambulatorio è visto come una grande madre buona che può elargire molte cose, non particolarmente punitiva e che accoglie tutti; una struttura, quindi che funziona a “maglie larghe”.
Gli operatori sono spesso investiti dalla fantasia onnipotente di essere molto bravi perché hanno molti anni di esperienza ed hanno visto molti pazienti. Tutto ciò comporta, inevitabilmente, il rischio di incorrere in frequenti delusioni, svalutazioni o idealizzazioni del terapeuta.
In questo congresso mi preme soprattutto approfondire quali funzioni sollecita un gruppo di adolescenti ad un terapeuta di gruppo.
Il lavoro che presenterò comprende una parte introduttiva, teorica, seguita da alcuni esempi clinici. 

1 Caratteristiche del terapeuta che facilitano la formazione del gruppo.

Privat e Chapelier affermano che il gruppo può prendere vita e strutturarsi solo se il terapeuta vi prende parte attiva, ma è necessario che in altri momenti egli svolga la sua funzione grazie a un allontanamento dalla vita di gruppo (cfr. P. Privat, J.B. Chapelier 1987).
Claudio Neri sostiene che il conduttore deve capire quando nel gruppo sta maturando lo stadio della comunità dei fratelli ed accettare di fare un passo indietro, di porsi in una posizione più defilata e trovare un modo di intervenire che sia rispettoso del funzionamento del gruppo come collettivo.
In tale stadio, ogni partecipante può nutrire, ad esempio, sentimenti di ammirazione, protezione, gelosia, rivalità, invidia, in cui ognuno sente di appartenere al gruppo.
E’ fondamentale la capacità del conduttore di oscillare tra una posizione discreta (per esempio nello stadio della comunità dei fratelli) e una posizione attiva nei “momenti caldi”. In tali momenti, il terapeuta deve: arginare le angosce di frammentazione; fungere da bypass, cioè aiutare a sorpassare, ad affrontare la trasformazione degli assunti di base. Egli deve altresì evitare che il gruppo possa “impantanarsi”, vivendo la sensazione di essere nelle sabbie mobili, con una sensazione di soffocamento che si esprime attraverso un processo psichico contagioso connotato da vissuti depressivi profondi.
Il terapeuta può allora sospendere l’interpretazione e servirsi della metafora, quale “boccata di ossigeno”, che, attraverso l’autorappresentazione dell’emozione del gruppo, ne consente un abbassamento del livello di angoscia.
L’empatia del terapeuta entra pienamente in gioco in un gruppo con adolescenti, soprattutto laddove si verifichino frequenti acting-out.
L’acting-out non va inteso necessariamente come difesa dell’angoscia ma anche quale canale di comunicazione: non è un attacco ma una richiesta di possibile condivisione.
Indispensabile per l’evolversi del processo gruppale è una funzione alla quale il terapeuta deve ottemperare: quella di “copensatore”. Non utilizzando esclusivamente l’interpretazione ed evitando atteggiamenti super-egoici, egli lascia circolare la comunicazione facilitando la nascita del pensiero di gruppo. In questo modo può realizzarsi il passaggio dal caos alle rappresentazioni significative, dal concreto al simbolico.
Affinché ciò si realizzi è necessario che il terapeuta tolleri la frustrazione di rinunciare all’idea di un gruppo ideale rispetto a quello reale (la persistenza della fantasia rispetto alla realtà genera nel gruppo il fenomeno dell’illusione gruppale), riduca l’asimmetria tra il singolo paziente e il gruppo, mantenga un minimo livello di tensione emotiva (per esempio utilizzando formulazioni aperte che evitino da un lato l’esasperazione dei problemi, dall’altro l’appiattimento affettivo tramite difese quali l’intellettualizzazione e la negazione).
Ora tenterò di sintetizzare alcune funzioni che l’adulto-conduttore può svolgere all’interno di un gruppo.
L’adulto-conduttore può avere una doppia funzione protettiva-minacciosa (il doppio, il perturbante, l’adulto-vampiro che può “divorare le idee” o nutrire la mente stimolando la produzione di pensieri).
L’adulto-conduttore può svolgere funzioni genitoriali generando:

Amore-odio
Speranza-disperazione
Contenere ansie depressive
Sollecitare ansie persecutorie

Sono molto frequenti in un gruppo proiezioni sul conduttore di richieste di funzioni genitoriali deficitarie

2. Costruzione dell’identità dell’adolescente in gruppo

Il bisogno dell’adolescente di far parte di un gruppo nasce dalle inevitabili modificazioni intrapsichiche legate a questa età.
Il gruppo infatti, in adolescenza, gioca un ruolo importante nella formazione dell’ideale dell’Io, e come supporto narcisistico, nel delicato processo costruzione e trasformazione della propria identità.
L’adolescente deve riformulare la propria identità attraverso la disidentificazione degli oggetti primari, parti dell’Io, le cui funzioni e attributi potranno essere successivamente reinvestiti nell’ideale dell’Io.
L’appartenenza ad un gruppo è possibile solo se contemporaneamente l’adolescente ha preso una distanza dall’adulto-genitore, sotto la spinta di una ricerca dell’autonomia, all’interno del processo di individuazione-separazione.
Importanti movimenti psichici che il gruppo rende possibile all’adolescente sono:

lo sviluppo psicosessuale;
lo spostamento sui pari dei conflitti di dipendenza infantile irrisolti;
l’elaborazione delle relazioni oggettuali omosessuali ed eterosessuali sia in funzione dei rapporti relativi alle esperienze attuali, sia dei conflitti non risolti con le figure genitoriali;
la rielaborazione dell’identità gruppale, individuale, dell’io, del noi.

Il gruppo, se da un lato facilita la scissione, la dispersione dell’identità, consente anche di rigenerare quelle parti scisse o elementi fantastici (Campo bipersonale – Baranger/Neri).
Il gruppo terapeutico con adolescenti rappresenta un locus intermedio tra il mondo interno delle pulsioni e quello esterno delle percezioni della realtà. Questo spazio permette di sognare ad occhi aperti: l’adolescente può immaginare felicità, onnipotenza, denaro, amore, buoni voti, superamento prove difficili ( la patente, il servizio militare ) e come egli spesso dice, può “farsi i film”. In questo senso il gruppo svolge una funzione di “reverie” delle ansie e delle angosce. In tale contesto, infatti, facilmente si dispiegano immaginari illusori, angosce persecutorie, depressive che consentono una temporanea sospensione dell’azione, del giudizio necessaria ad una elaborazione dei vissuti psichici.
E’ frequente negli adolescenti la tendenza ad acting-out come interrompere gli studi, tentare il suicidio, fuggire da casa, ecc., che trovano un senso nell’illusione di risolvere il problema con un allontanamento reale. La spinta ad agire è spesso dettata dall’urgenza di trovare una via d’uscita all’angoscia li che assale loro con irruenza, prepotenza, senza consentire alcun controllo. Tutto ciò spaventa moltissimo i giovani che chiedono continuamente soluzioni concrete, suggerimenti e consigli al terapeuta. In questi casi è importante per un terapeuta di gruppo lasciarsi toccare da questa urgenza emotiva, ma anche sostenere mentalmente l’importanza del pensiero prima dell’azione.

Vorrei riportare l’esempio clinico di Bruna, una ragazza di 17 anni, che aveva iniziato  con me una terapia di gruppo dopo un ricovero per tentato suicidio. Ricordo una seduta in cui Bruna riferisce al gruppo, in maniera molto preoccupata, di temere d’essere rimasta incinta. Questa comunicazione crea il panico nel gruppo, e non vi nascondo che anch’io mi sono allarmata, perché Bruna aveva una facile tendenza all’atto. Sono rimasta ammutolita quando il gruppo comincia ad immaginare i cambiamenti evolutivi relativi ad una eventuale maternità come per esempio, l’illusione di sentirsi liberi dalla famiglia, adulti, autonomi, con un’assunzione di responsabilità troppo grande. In questo clima un po’ teso, intervallato da proteste di chi era contrario o favorevole ad una gravidanza in età adolescenziale, è stato fondamentale per abbassare la tensione, la frase di Roberta:”beh, non si può sognare anche se solo per un giorno?”.
L’atmosfera del gruppo si è alleggerita molto perché la possibilità di sognare creava la “sospensione del giudizio e anche pensare a soluzioni reali”.
Ora tenterò di sintetizzare alcune funzioni che l’adulto-conduttore può svolgere all’interno di un gruppo.
L’adulto-conduttore può avere una doppia funzione protettiva-minacciosa (il doppio, il perturbante, l’adulto-vampiro che può “divorare le idee” o nutrire la mente stimolando la produzione di pensieri).
L’adulto-conduttore può svolgere funzioni genitoriali generando:

Amore-odio
Speranza-disperazione
Contenere ansie depressive
Sollecitare ansie persecutorie

Sono molto frequenti in un gruppo proiezioni sul conduttore di richieste di funzioni genitoriali deficitarie

CASI CLINICI

GIULIA: “Odio tutti gli adulti, i miei genitori, i professori…La professoressa di matematica ha scritto “sufficiente” sul pagellino anche se ho preso 7 al compito. L’ho contestato e lei mi ha detto: “sufficiente è il giudizio che corrisponde all’idea che io ho di te”…un tempo misarei sentita “una merda”, ora mi sento più distaccata dal suo giudizio”. 

GIORGIA: “Mio padre dice “Qual è il problema, che cosa ti manca?…io non ho saputo rispondere, ho pensato “avrà ragione lui, non c’è il problema” e allora mi sono detta “perché venire in terapia?

R. “Sembra che i veri problemi siano quelli tangibili, concretamente evidenti e che Giorgia proprio per questo abbia scelto un canale di comunicazione visibile del suo disagio, mostrando, cioè, i suoi disturbi alimentari”.

VANESSA: “Mio padre vede o tutto bianco o tutto nero. Non capisce nulla di teatro ma non sa darmi consigli. Vuole, però che io studi all’università e che porti dei risultati, ma io sono confusa, non so quello che voglio”.

R. “Semra illegittimo chiedere di essere accompagnato nelle scelte della propria vita, condividere l’emotività in gioco, pur non sapendo nulla di teatro”.

VALERIO: “Sono uscito con un mio compagno ha 19 anni, istruttore di vela di un gruppo di bambini di 10 anni, stimato da tutti, dai genitori, dai professori e dai bambini e per la prima volta mi sono chiesto “ma io cosa so fare a 19 anni? Niente!…come è stata la mia vita finora?… Non uscivo mai con i compagni né avevo interessi, ora ci parlo ma sono angosciato…ho scoperto di essere proprio una frana”. 

L’IRONIA E L’UMORISMO 

Per gli adolescenti entrare nel mondo degli adulti è una cosa seria, molto spesso tragica, qualche volta comica. Quando si possono osservare gli aspetti comici della vita, l’umorismo, anche quello grossolano delle barzellette, ci aiuta a stemperare l’ansia di derisione che angoscia molto i ragazzi.
Non c’è stato adolescente che io abbia conosciuto che non abbia mai avuto un episodio in cui si sia sentito deriso in un gruppo, perché goffo, “ridicolo”, impacciato, timido e che si sia vergognato così tanto da evitare di stare concretamente nei gruppi naturali (gruppo di classe, comitiva) perché insostenibile la derisione dei coetanei, degli adulti (insegnanti, genitori).
Frase: “quanto sei diventato rosso!” si dice ignorando quanto posso far vivere un profondo senso di inadeguatezza.
L’umorismo non è solo la sottile capacità intelligente di rivelare l’aspetto comico della realtà, ma è molto di più perché indica una profonda simpatia umana, come avviene con la risata che è un elemento aggregante, fusionale.
Quando si genera umorismo sulla condizione della vita umana si ride con gli altri.
Quando si fa ironia, si ride degli altri, entrambe permettono di esorcizzare l’aggressività degli adulti.
E’ fondamentale che un terapeuta possa autoironizzare e accettare ironia del gruppo su di lui: “ ce la vedo la dottoressa con la moto a sgommare!”

Conclusioni

In questo lavoro è stato possibile sottolineare alcune funzioni svolte dal terapeuta nel gruppo; allo stesso modo credo che sia importante considerare che in questo tipo di contesto anche il gruppo svolge una funzione per il terapeuta.
Più volte mi sono chiesta se il gruppo terapeutico con adolescenti non rappresenti per lo stesso terapeuta uno spazio, un luogo dove depositare ed elaborare la propria aggressività verso l’istituzione. Così come l’adolescente utilizza il gruppo per garantirsi un’identità distinta dalle pressioni della famigli, anche per il terapeuta il gruppo potrebbe svolgere una funzione per facilitare e promuovere un processo di individuazione-separazione dall’istituzione. Quest’ultima può rappresentare una minaccia per l’identità professionale perché spesso la cultura dominante nell’istituzione tende a rinforzare l’acting-out piuttosto che a far riflettere e pensare.
Il non fare viene spesso interpretato come perdita di tempo, come deficit di capacità, inadeguatezza, incompetenza.
Queste ultime considerazioni partono dall’ipotesi che le prime crisi o break-down evolutivi in adolescenza possono essere superate solo se il sistema familiare non è strutturato rigidamente. Infatti, per facilitare la costruzione di un’identità solida, unica ed individuata, è necessario che il giovane non si senta intrappolato in schemi stereotipati.
Il gruppo, in questo senso, aiuta l’adolescente a liberarsi da questi ruoli cristallizzati (tipici delle gang) e favorisce una visione poliedrica e pluridimensionale della realtà in quanto offre riferimenti interni stabili ma anche sostituibili nel tempo. Tutto ciò addolcisce le asperità e le dicotomie tipiche dell’adolescenza e dona una “base sicura” estremamente utile, dalla quale spiccare il volo verso la vita adulta.


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