| Quest'opera è stata
eseguita da Henri Matisse nel 1910 ed è esposta nel museo Hermitage
a S. Pietroburgo, dove tra l'altro sono conservate svariate altre
opere dell'artista francese, e che con l'occasione ringraziamo
per la ricchezza del suo sito Internet, che ci ha permesso di
trarre l'immagine ed utili suggerimenti per questo scritto.
Per avvicinarci più compiutamente a quest'opera forse è utile
ripercorrere brevemente la sua storia ideativa ed esecutiva.
È stata commissionata dal collezionista russo Sergey Chtchoukine
(Shchukin), lo stesso per il quale Matisse aveva già eseguito
"La Danza". Sergey Chtchoukine desiderava un
altro dipinto con un tema simile a quello della danza, la musica;
in effetti è solo quando queste due opere vengono viste insieme
che assumono la loro piena risonanza.
"La Musica" è per molti versi simile a "La
Danza": stessa gamma di tre colori: verde, rosso e blu,
stesso numero di figure: cinque, stesso grado di stilizzazione,
stessa estrema concisione e visione bidimensionale.
Come ne "La danza" l'uomo è tutt'uno con la
terra e con il paradiso, è salito sulla collina, staccandosi dalla
routine quotidiana, divenendo un'immagine simbolo esistente al
di fuori del tempo e dello spazio.
L'idea centrale dei due dipinti presi insieme sembra la realizzazione
da parte dell'uomo di uno stato di completezza, raggiunto tramite
la creatività.
Tornando ad esaminare "La Musica", quest'opera
ha nella calma concentrata, nell'assoluta immobilità delle figure
isolate, nella totale concentrazione sul suono degli strumenti
musicali e sul canto, forse la caratteristica principale. Nel
1909 Matisse così spiega il significato, lo scopo delle due composizioni:
"Ha tre stadi. Immagino lo spettatore che proviene da
fuori. Il primo stadio si offre a lui. Bisogna ottenere un forte
effetto, dare un senso di sollievo. Il mio primo pannello rappresenta
la danza, questo girotondo prende il volo, si solleva sulla collina.
Al secondo stadio sta l'interno della casa, nel suo spirito e
nel suo silenzio, vedo una scena di musica con dei personaggi
attenti".
L'autore francese lavorò alla grande tela per "La Musica",
senza disegno preparatorio e ripensò la composizione numerose
volte. La tela perciò porta le tracce di numerosi cambiamenti,
tanto che possiamo quasi ripercorrere tutti i passi della difficile
ricerca, da parte dell'artista, dell'effetto desiderato.
Il motivo di partenza si può rintracciare in una tela eseguita
nel 1907, nella quale già sono presenti il violinista e la gamma
dei tre colori, ma al posto del rosso troviamo il rosa. Inizialmente
i personaggi erano mostrati in diverse angolature, le colline
verdi erano decorate da fiori bianchi stilizzati, e a sinistra
si trovava un cane.
Nella soluzione finale Matisse, per raggiungere un equilibrio
con la frenesia de "La danza", dipinge le figure
assolutamente immobili e viste in posizione frontale.
Qualche autore sostiene che "La Musica" sia
un'opera più debole de "La danza", ed in effetti
è molto meno famosa, ma conoscendo le varie fasi dell'esecuzione
si deve convenire che malgrado la sua semplicità, essa è un'opera
a lungo pensata e molto ben costruita.
Nella tela "La Musica" le bocche aperte sembrano
risuonare all'esperienza delle voci umane che dall'interno di
esse fluiscono. Mentre le figure, che sembrano quasi come note
musicali su una pagina, sono totalmente incluse entro loro stesse,
la musica le unisce in un tutto, con il suonatore di violino che
assume anche la funzione di direttore d'orchestra e che agisce
come figura centrale nella composizione, facilmente assimilabile
a un conduttore di gruppo. A questo proposito è interessante notare
come l'unico oggetto reso con un colore diverso dalla gamma dei
tre colori sopra ricordati sia il violino, come a sottolineare
ancora di più la sua importanza nella composizione.
Non è stato facile scegliere un dipinto per la copertina di questo
numero: non sono molte le opere d'arte che richiamano in qualche
modo l'esperienza di un gruppo con "pazienti difficili"
o gravi, e molte di queste rischiano di "etichettare"
o di lanciare solo messaggi disperati, e non era certo quello
che c'eravamo proposti. Per questo abbiamo scartato altre
opere che potevano in qualche modo rappresentare l'argomento,
come ad esempio "L'ora d'aria" di Van Gogh
esposta al Museo Puskin (Mosca).
Quest'opera a nostro avviso ben rappresenta il tema trattato in
questo numero; alcuni dei cinque personaggi sono raffigurati in
maniera isolata, come spesso capita di sentirsi a questo tipo
di pazienti, ma si avverte che il tutto è legato da forti emozioni,
date dal colore e dalla concentrazione assoluta sulla musica,
ed anche questa è un'esperienza comunemente vissuta in gruppi
come quelli trattati in questo numero.
BIBLIOGRAFIA
IZERGHINA, A. (1978).
Henri Matisse, Peinture et sculptures dans les Musées Soviétiques,
Éditions D'Art Aurora, Léningrad.
GUILLAUD, M. e GUILLAUD, J. (1989). Matisse. In Art
dossier, 33.
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