| Sono onorato di presentare il quarto numero di Funzione Gamma
Journal curato da me e dai miei colleghi italiani, sulla "psicoterapia
di gruppo con pazienti psicotici e borderline". Funzione
Gamma Journal, ha incontrato un notevole successo, presentando
articoli provenienti per la maggior parte dalla tradizione europea;
con questo numero si stabilisce un proficuo scambio comunicativo
con il Nord America.
Mi auguro che i lettori trovino gli stessi stimoli ed interessi
che ci hanno accompagnato nella stesura dei lavori qui pubblicati.
Howard D.Kibel, M.D.
Gli articoli contenuti in questo numero di Funzione Gamma Journal
riflettono, l'esigenza sempre crescente di uno scambio di esperienze
teoriche e cliniche provenienti da contesti diversi, tale da permettere
un ampliamento degli strumenti conoscitivi utilizzati nella psicoterapia
di gruppo.
Gli autori, illustrano nei loro contributi l'impostazione teorica
e pratica utilizzata nella loro esperienza clinica con la psicoterapia
di gruppo.
I contributi nord americani presentano una modellizzazione capace
di collegare le problematiche legate al contesto istituzionale
con il problema più generale della cura dei pazienti. Gli
autori hanno elaborato dei modelli di trattamento di gruppo, operanti
in contesti diversi, tenendo conto di come la programmazione di
ciascun modello adottato, sia collegata ad eventi che accadono,
anche ad altri livelli all'interno di un più ampio programma
di trattamento.
Nel suo articolo Howard Kibel, da una definizione del "paziente
difficile" nel gruppo. Kibel utilizza elementi provenienti
sia dalla teoria delle relazioni oggettuali sia dalla psicologia
del Sé. Per comprendere la psicopatologia di questi pazienti,
evidenzia come l'integrazione dei parametri per il trattamento,
provenienti da entrambe queste teorie, possa aiutare a migliorare
il processo terapeutico di gruppo con questo tipo di pazienti.
Kibel sottolinea come i pazienti difficili, non solo possano beneficiare
della psicoterapia di gruppo, ma a loro volta possano essere un
bene per quest'ultima. Per la loro sensibilità interpersonale,
i pazienti difficili nel gruppo possono rispondere ad affetti
subliminali negli altri, contenere gli affetti per gli altri,
e servire da recettori per l'identificazione proiettiva. Nei gruppi
con pazienti difficili il leader assume un'importanza speciale.
Egli deve effettuare un lavoro accurato per promuovere l'alleanza
terapeutica; il paziente difficile, interiorizzando elementi dell'alleanza
di gruppo può modificare o perfino sostituire precedenti
identificazioni patologiche.
Walter Stone propone un modello di terapia di grupo supportivo-adattiva
denominata "Flessibilità dei confini di gruppo".
Questa tiene conto sia delle dinamiche dei pazienti con disturbi
mentali cronici sia del setting di gruppo stesso. All'interno
del gruppo, la partecipazione flessibile rende il contesto terapeutico
più adatto e più rispettoso dei bisogni dei pazienti.
La malattia mentale grave e persistente interferisce drasticamente
con la qualità della vita di un individuo mettendo in discussione
la capacità di far fronte agli aspetti primari della vita
quotidiana. La terapia di gruppo aiuta i pazienti cronici a mantenere
soddisfacenti relazioni personali, fattore che diminuisce le ricadute
e di conseguenza produce un miglioramento nella qualità
della vita. Hassan Azim ci presenta l'ospedalizzazione parziale
come una delle più efficaci modalità di trattamento
per i pazienti con disturbi di personalità. L'autore considera
con particolare riguardo, i programmi di trattamento diurno differenziandoli
dalle altre due grandi categorie di ospedalizzazione parziale:
Ospedali diurni, assistenza diurna. L'abilitazione e la riabilitazione,
giocano un ruolo basilare all'interno di questo tipo di intervento,
al fine di sviluppare le abilità e/o disposizioni del paziente,
e ottenere il massimo livello di autonomia funzionale che il paziente
è in grado di raggiungere. Nell'articolo di David W.Brook
e nell'articolo di Paul Cox, vengono messe in luce in maniera
peculiare le problematicità del sistema di cura per la
salute mentale degli Stati Uniti. Entrambi gli autori suggeriscono
l'utilizzo del gruppo come supporto alla cura farmacologica. I
principali scopi dei gruppi, sottolineati da Brook e Cox non si
focalizzano su problematiche psicodinamiche; quanto piuttosto
sulla promozione, dell'assenso,da parte dei pazienti, al trattamento
con i farmaci e sull'allontanamento delle resistenze ad esso legate.
La caratteristica che emerge nei gruppi descritti da Brook e Cox
è l'utilizzo,di solito, di due o più co-leaders.
Per Brook possono essere uno psicoterapeuta, un'infermiera e un'assistente
sociale; per Cox, sono sempre due psicoterapeuti:. l'uno si focalizza
sui risultati della cura farmacologica, l'altro sull'impatto che
quest'ultima ha sull'esperienza soggettiva del paziente.
I contributi italiani presentano una modellizzazione, del piccolo
gruppo a finalità analitica sia in un contesto istituzionale
sia in un contesto privato. L'attenzione è focalizzata
sui "movimenti", sulle "fasi" e sulle "posizioni"
che il gruppo assume ed attraversa durante lo svolgersi del processo
terapeutico. Il gruppo è un luogo di "deposito"
di "elaborazione" e di "trasformazione", ma
anche il luogo privilegiato in cui recuperare quelle funzioni
primarie che consentiranno la reintegrazione del Sé.
L'articolo di Stefania Marinelli, descrive l'esperienza di un
gruppo che si riunisce in uno studio privato e tratta un tema
poco sviluppato dalla ricerca psicoanalitica sui gruppi: la depressione
in gruppo e la posizione depressiva vissuta nell'ambito del gruppo.
La Marinelli, postula l'esistenza di una posizione depressiva
del gruppo, che si sviluppa e procede con modalità differenti
da quelle del setting individuale. Per elaborare la posizione
depressiva, il gruppo deve passare attraverso alcuni momenti di
"rito collettivo". Da prima un rito di "svelamento"
e di "riconoscimento gruppale", successivamente un rito
"funebre" di commiato. Passando attraverso questi riti
di seppellimento collettivo, la trama mentale e affettiva del
gruppo permette l'elaborazione degli elementi luttuosi che accompagnano
la trasformazione.
Nel loro contributo Antonello Correale e Patrizia Masoni, descrivono
l'esperienza con un gruppo di giovani psicotici in un'Istituzione
Terapeutica Residenziale. Gli autori tentano di applicare a questo
tipo di gruppo due concetti fondamentali della psicoanalisi contemporanea:
il concetto di "posizioni in gruppo" e il concetto di
"scena-modello" (nel senso di Lichtenberg). Le posizioni
individuate sono una prima posizione di "non differenziazione"
e una seconda definita posizione di "autorappresentazione".
In quest'ultima comincia ad emergere nei pazienti il senso di
riconoscimento personale e di consapevolezza dei propri bisogni.
Ciò da un lato facilita lo sviluppo individuale, dall'altro
rischia di frammentare l'unità del gruppo. La "scena-modello"
può essere una strategia terapeutica utile a favorire l'individuazione
nel gruppo assumendo caratteristiche e funzioni peculiari a seconda
della fase in cui compare
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