Il luogo dell'inconscio non è solo la mente individuale: modelli teorici a confronto


Per una terza topica dell’intersoggettività e dell’individuo all’interno dello
spazio psichico comune e condiviso

René Kaës


 

Il dibattito che è emerso nel 66° Congresso degli Psicoanalisti di area francofona si è organizzato intorno alla questione della terza topica. Il dibattito conduceva sistematicamente verso l'esigenza di introdurre un nuovo modello di comprensione dell'organizzazione e del funzionamento psichico, nei limiti e secondo il punto di vista dello spazio psichico interno nei suoi rapprorti con il mondo esterno, indicato spesso come il campo dell'intersoggettività.

Il titolo del Congresso « Relazioni d'oggetto e modello della pulsione » ha fornito l'orientamento e l'assetto concettuale di questo dibattito : sembra che la concettualizzazione dell'intersoggettività abbia creato spesso problemi o anche confusione, specie quando si è sovrapposto a problematiche della relazione d'oggetto.

Il mio punto di vista sull'opportunità e la consistenza di una terza topica è diverso : la differenza si gioca sulla distinzione fra una terza topica centrata sulle relazioni d'oggetto e una topica fondata sulla realtà psichica delle configurazioni dei legami intersoggettivi associata alla posizione del soggetto nell'intersoggettività.

 

•  Il dibattito odierno sulla terza topica concerne lo spazio intrapsichico

 

Prima di entrare nel merito del dibattito vorrei notare due elementi : il primo è di ordine linguistico e la sua portata epistemologica non è delle minori.

Parliamo in modo iperbolico di topica. Nella tradizione freudiana la topica è soltanto un punto di vista nella concezione metapsicologica dell'apparato psichico e tale punto di vista coesiste e si articola con altri punti di vista : dinamico, economico e successivamente genetico. La « topica » è dunque una metonimia dell'insieme della metapsicologia e la scelta di questo punto di vista per rappresentare e assumere l'intera metapsicologia indica che la questione che tratta è quella, centrale, dei luoghi della realtà psichica, delle sue istanze, delle sue formazioni essenziali, che qualificano l'Inconscio come istanza e come qualità.

Il dibattito sulla terza topica, come era stato quello che aveva accompagnato la seconda, segna un cambiamento nella concezione della metapsicologia dell'apparato psichico e ad un piano più profondo comporta una prospettiva critica dell'epistemologia psicoanalitica. Intendo epistemologia in un senso molto semplice : in che modo noi conosciamo ed elaboriamo in teorie, cioè in un insieme di proposizioni destinate a rendere comprensibile e comunicabile l'oggetto di cui ci stiamo occupando ? Questa definizione ha il merito di includere le modalità pratiche e metodologiche a partire dalle quali la nostra conoscenza e il nostro sapere si formano.

Se è chiaro che l'epistemologia della psicoanalisi si dà come campo d'oggetto teorico l'Inconscio, i suoi processi e formazioni come anche i suoi effetti soggettivi, bisogna pure notare che tale campo è strettamente definito e delimitato dal metodo di cui essa è dotata per conoscere il suo oggetto e per trattarne gli effetti « normali » o « patologici ». In senso generale tali effetti sono inerenti ai rapporti conflittuali che l'Inconscio intrattiene con le sue stesse componenti e i sottoinsiemi che ne derivano, ma anche con la realtà esterna.

Il punto sul quale voglio mettere l'accento è che la teoria dell'apparato psichico - e la metapsicologia che ne è l'emanazione - è una elaborazione strettamente dipendente dal metodo princeps e paradigmatico della psicoanalisi, quello della cura cosiddetta individuale.

 

Determinazioni cliniche ed epistemologiche delle revisioni metapsicologiche

 

Ciò che determina la prima topica è l'esigenza di formare un corpus di sapere critico sull'Inconscio, la cui scoperta e conoscenza sono rese possibili per mezzo della cura. La prima topica rende conto del luogo e della collocazione preminenti occupati dall'Inconscio in quanto istanza all'interno dell' « apparato psichico ». La rappresentazione di un apparato psichico è stata costruita da Freud per rendere ragione del lavoro di collegamento e trasformazione che si realizza all'interno dell' « apparato » per produrne la costanza, assicurarne la difesa, gestire la sua energia e gli investimenti, soddisfare i desideri che vi nascono, regolare le relazioni con la realtà esterna.

La seconda topica è resa necessaria dal cambiamento nella concezione economica dell'apparato psichico. Le determinazioni di tale cambiamento sono numerose e note, e appartengono prima alla vita di Freud, poi ai mutamenti intervenuti nella clinica psicoanalitica sottoposti agli effetti della realtà esterna (essenzialmente: la guerra e i traumatismi d'origine extrapsichica). L'introduzione del concetto di pulsione di morte modifica la concezione dell' apparato psichico, ma ne risulta anche un cambiamento nella concezione della « topica » e di tutte le istanze dell'apparato psichico.

Questo cambiamento teorico del concetto di pulsione di morte non implica un cambiamento nel metodo di base della psicoanalisi, ma dobbiamo notare al contempo che Freud si lascerebbe convincere che un'estensione del campo della pratica psicoanalitica è possibile o addirittura auspicabile (1918) e che la cura non è che una delle « applicazioni » della psicoanalisi (1926). Inoltre il periodo nel quale apparve l'esigenza della seconda topica è pure quello che condusse Freud, sicuramente nelle stesse circostanze che lo condussero a formulare il suo cambiamento « economico », a pensare i rapporti della « psicologia collettiva » e dell' « analisi dell'Io » (1920-1921).

Noterò qui due elementi : 1) Freud apre la via riprendendo e rielaborando il tema di Totem e Tabu , a quella che chiama la sua « Psicologia sociale », nozione da intendere in un senso differenziato da quello conferito dalle correnti della psicologia sociale a lui contemporanea. La psicologia sociale freudiana è una concezione psicoanalitica dell'apparato psichico dal punto di vista delle funzioni che vi coinvolgono l'altro ( der Andere , cfr, l'introduzione a Psicologia delle masse e analisi dell'Io ) e gli insiemi organizzati e spontanei, come i gruppi, le folle e le istituzioni. Il concetto maggiore che descrive i processi e gli effetti di questa psicologia sociele è quello di identificazione. In questo testo Freud si collega anche, come una prospettiva da esplorare, all'idea di una psiche di gruppo ( Gruppenpsyche ), di un'anima delle masse ( Massenseel ), e cioè alla nozione rivoluzionaria che il campo degli oggetti teorici della psicoanalisi si estende, poiché include il « Seele » e la « Psiche » al di là dell'apparato psichico individuale. 2°) Della seconda « topica » quello che è stato trattenuto è essenzialmente la svolta costituita dall'introduzione della pulsione di morte. Si tratta senza dubbio di un mutamento maggiore. Però non vi compaiono considerate le altre dimensioni associate ad essa, che oggi chiameremmo intersoggettività ed estensione della pratica analitica verso altri dispositivi capaci di mettere alla prova la « psicologia sociale » del 1920. Già nel 1912-13 con Totem e Tabu appaiono alcune ipotesi salienti quando Freud mette in campo, nel collettivo, i rapporti fra il processo di nascita della società e il superamento della reiterazione dell'assassinio mediante l'invenzione simbolica del contratto fra i Fratelli e con il Padre, il quale contratto costituisce un nucleo fondamentale del processo di soggettivazione. Fatto questo chiarimento il dibattito sulla terza topica così come si configura oggi mi appare come una ripresa parziale di quello che aveva accompagnato la « seconda » topica. Frattanto con questa restrizione: l'altro è ricondotto (o mantenuto) allo statuto di un oggetto interno al bisogno e al desiderio del soggetto, o al più alla risposta che dà loro o non dà. E' questo il fondamento della definizione restrittiva dell'intersoggettività. E' restrittiva in quanto è pensata dal punto di vista delle relazioni con un altro e più di un altro e non come spazio comune e condiviso; però non è priva d'interesse dal punto di vista della comprensibilità della funzione dell'altro (l'oggetto della relazione d'oggetto) nella strutturazione e nel funzionamento dell'apparato psichico del soggetto. Era stata la clinica, confrontata con la massività del traumatismo odierno e la percezione di un'economia della ripetizione che operava nelle patologie strutturali, che aveva resa necessaria la seconda topica. Anche la terza topica costruita a partire dalla pratica della cura è richiesta dai mutamenti percepiti nella clinica degli stati limite, delle mancanze dei processi di simbolizzazione e dei deficit strutturali del narcisismo. Ma essa si iscrive, lo ripeto, nel setting della cura individuale, nei processi attivati dal suo lavoro, e in fine nella presa in considerazione delle trasformazioni che si producono nello spazio soggettivo del soggetto considerato nella sua singolarità.

Tuttavia guardando più da vicino bisogna notare che saperi provenienti da altri orizzonti rispetto a quello della cura classica producono effetti di lavoro all'interno di questa "terza" topica. Penso anche sia alle psicoterapie chiamate a indirizzo psicoanalitico che trattano gli insiemi madre-padre-bambino, le coppie, sia a quelle che si sono sviluppate al margine della teoria e qualche volta delle istituzioni psicoanalitiche, per aprirle al di là delle frontiere d'origine e trattare soggetti singoli mediante dispositivi psicoanalitici di gruppo, come risposta a forme di sofferenza "altrimenti inaccessibili". Ma evidentemente le formazioni e i processi della realtà psichica di questi insiemi non sono e non possono essere presi in considerazione, salvo cambiare dispositivo senza cedere nulla dei principi del metodo psicoanalitico.

2. Per una terza "topica" delle configurazioni di legami intersoggettivi e del soggetto del legame

 

Ho appena affermato che un cambiamento nel campo della pratica clinica e degli oggetti teorici della psicoanalisi esige un rimaneggiamento metapsicologico. Da quando alcuni psicoanalisti hanno iniziato a sviluppare una pratica psicoanalitica nell'ambito di dispositivi plurisoggettivi, come i gruppi, le famiglie e le coppie, hanno slatentizzato l'esigenza, senza peraltro assumerla, di pensare, con la psicoanalisi dei processi e delle formazioni inconscie che vi si palesano, nei termini dell'insieme oltre che dei soggetti che partecipano. Da questo vertice i concetti bioniani di preconcezione, di mentalità di base e cultura di gruppo implicano una nuova topica dell'Inconscio, così come la nozione freudiana di psiche di gruppo, se mai fosse stata messa alla prova con un dispositivo metodologico ad hoc , avrebbe reso indispensabile concepirla.

Lavorando come psicoanalista con il « divano » e di gruppo, da vari anni mi sono interessato alla concezione di una terza topica. Mi sembrava ineluttabile costruire un modello di intelligibilità all'interno della psicoanalisi che rendesse conto dell'articolazione fra tre spazi psichici : lo spazio intrapsichico del soggetto, lo spazio dei legami che si istituiscono fra due o più soggetti e lo specifico spazio proprio del gruppo.

Se dopo più di quarant'anni chiamo ancora terza questa « topica » da cotruire devo constatare che fra la terza topica fondata sulla cura e la terza topica che include l'estensione del campo della psicoanalisi verso la realtà psichica comune e condivisa – quella della psiche di gruppo – non c'è una semplice continuità.[1]

Allo stesso modo e per ragioni convergenti la mia concezione dell'intersoggettività e dei suoi effetti sul soggetto singolo comporta proposizioni differenziate da quelle che abitualmente prevalgono nel dibattito psicoanalitico.

Prima implicazione : il modello dell'apparato psichico gruppale

La costruzione di una terza topica mi è parsa, fin dall'inizio in cui la intrapresi alla fine degli anni Sessanta, come la necessità di concepire la realtà propria del gruppo a partire dal modello strutturale e funzionale che ho chiamato apparato psichico gruppale.

Scegliendo questo termine volevo significare che ogni insieme plurisoggettivo può essere concepito come un apparato psichico nel senso in cui Freud usa questo termine. Tale apparato compie un lavoro di collegamento e accordatura più o meno conflittivo fra certi processi e certe formazioni psichiche dei suoi membri ; queste formazioni sono trasformate dal loro stesso legame e si rendono anche relativamente autonome rispetto alla loro matrice. In seguito esse formeranno una realtà psichica inconscia che sarà la base essenziale dello spazio psichico comune e condiviso dai membri di tale insieme. Lavorando con i gruppi ho chiamato apparato psichico gruppale il dispositivo psichico che mette in opera questo apparato. L'estensione di questo modello ad altre configurazione di legame (coppia, famiglia, istituzioni) conferma la nozione di un apparato psichico del legame. L'apparato psichico del legame è appoggiato in modo multiplo e reciproco sulle formazioni gruppali differenziate e indifferenziate dello psichicsmo di ogni membro che forma l'insieme. In tal modo si vede come l'apparato psichico del legame (di coppia) non sia riducibile all'apparato psichico individuale e come non ne sia l'estrapolazione.

Il corollario che ne segue è che ogni configurazione di legame è una struttura d'appello rispetto ai luoghi psichici necessari alla sua conservazione e funzionamento. In tali luoghi sono rappresentati oggetti, imago, istanze e significanti le cui funzioni e ragioni sono imposte dall'organizzazione del legame e che alcuni soggetti incarnano. Nei gruppi ad esempio ritroviamo le funzioni dell'iIdeale comune, le figure ancestrali, del Bambino Re, della Morte, dell'Eroe, del gruppo originario, del capo, dei mediatori, del capro-espiatorio, del porta-parola, del porta-sintomo, del porta-sogno, ecc.

Creando questi luoghi ogni configurazioe di legame impone ai soggetti un certo numero di costrizioni psichiche : riguardano le rinunce, gli abbandoni o la esclusione di una parte della realtà psichica che li singolarizza e li differenzia : rinuncia alla realizzazione diretta delle mete pulsionali, abbandono di ideali personali a vantaggio dell'ideale comune e condiviso, cancellazione dei confini dell'Io o della singolarità dei pensieri. Il legame impone una serie di restrizioni variamente distribuite e prescrive vie da percorrere: restrizioni della realizzazione pulsionale, restrizioni delle credenze, di rappresentazione, di norme percettive, di adesione agli ideali e ai sentimenti comuni. Esso piega la funzione rimuovente, esige una cooperazioone al servizio dell'insieme, prescrive le norme che regolano i contratti, i patti e le alleanze inconsce, preconscie e conscie. In cambio il legame, in quanto entità che include i soggetti, assume un certo numero di incarichi a beneficio dei suoi soggetti con cui i soggetti collaborano, ad esempio mediante la costruzione di meccanismi di difesa collettivi o la partecipazione alla funzioni dell'Ideale.

Non è questa la sede per descrivere le diverse modalità di legame o accordo fra le psiche (uso francese di psiche al plurale, NdT), di specificare gli organizzatori psichici inconsci dell'apparato e la funzione dei gruppi interni. Intendo solo sottolineare che questo modello implica una concezione metapsicologica a due livelli : quello della realtà psichica del gruppo e quello della realtà psichica del soggetto in quanto articolata a valle come a monte con quella degli altri partecipanti. E'precisamente questo che richiede una terza topica, gruppi interni.

 

Seconda implicazione : il concetto di alleanze inconsce

 

Una seconda implicazione si è resa evidente quando ho introdotto la concettualizzazione di alleanze inconsce (1989, poi 1993, 2007). Le alleanze inconsce sono costruite dal lavoro psichico dei soggetti appartenenti ad un insieme intersoggettivo per fare legame fra loro. Si potrebbe dire che l'alleanza è un effetto del legame e che il legame precede l'alleanza. In tal modo l'alleanza consolida il legame, lo garantisce, se i suoi soggetti sono uniti reciprocamente nei termini dell'alleanza che li collega.

La caratteristica principale delle alleanze di cui mi sono interessato è la loro qualità inconscia. Il campo della mia ricerca non concerne solo la qualità inconscia delle alleanze. Io cerco di comprendere più in generale il rapporto che esse hanno con l'Inconscio, considerato questa volta come sistema o istanza topica dell'apparato psichico, e il ruolo che giocano nel processo di formazione dell'Inconscio, così come nelle manifestazioni dei suoi effetti.

Ho proposto di chiamare alleanze inconsce alcune formazioni psichiche comuni e condivise che si legano con la combinazione dei rapporti inconsci che i soggetti di un legame intrattengono fra loro e con l'insieme cui sono connessi essendone parte costitutiva e nucleare. Una loro caratteristica generale è di assicurare mediante azioni comuni interessi comuni e di attingere in tal modo scopi precisi che non potrebbero essere raggiunti dai soggetti considerati singolarmente.

Il fine delle alleanza inconsce è sia di assicurare gli investimenti vitali per la conservazione del legame e l'esistenza dei suoi componenti ed esse esigono allora una reciprocità e una comunanza degli investimenti narcisistici e oggettuali, sia di costituire una reciprocità e comunanza dei meccanismi di difesa per trattare gli aspetti negativi della vita psichica individuale e collettiva. Tali scopi possono essere comuni o sensibilmente differenziati per ognuno dei partner delle alleanze. Queste infatti implicano una risonanza dei fantasmi e delle identificazioni ed esigono una mutualità degli investimenti nel legame che legano i soggetti dell'alleanza nell'alleanza. Per costituirsi e mantenersi le alleanza inconsce producono ed esigono un certo lavoro psichico dai soggetti. L'alleanza, per realizzarsi esige dai suoi partner un impegno e un appoggio mutuo, che li obbliga e in certi casi li costringe.

Nei gruppi e nelle famiglie, nelle coppie e nelle istituzioni, le alleanze inconsce sono strette sulla base di una ingessatura degli inconsci dei soggetti che si sono accordati a produrle. La realtà psichica nei legami è modellata su tali alleanze e in parte sulla realtà psichica dei soggetti del legame [2].

 

Terza implicazione : la problematica dell'intersoggettività

 

L'approccio psicoanalitico di gruppo e del soggetto nel gruppo reca un contributo sostanziale alla problematica dell'intersoggettività. Oggi la questione dell'intersoggettività interessa numerosi psicoanalisti contemporanei ma anche si contrappone loro a seconda le loro tradizioni culturali e i loro referenti teorici. Generalmente l'intersoggettività non è considerata come uno spazio specifico, bensì come una dimensione dell'organizzazione intrapsichica. E' questo il caso dei dibattiti sulla terza topica. Dal mio punto di vista un'altra concezione psicoanalitica dell'intersoggettività implica un'altra terza topica. Ricordo qui che il concetto di intersoggettività è stato dapprima costruito sulla base delle problematiche filosofiche e della psicologia della coscienza e del soggetto nei suoi rapporti con il riconoscimento dell'altro. Le fonti ispiratrici di queste problematiche sono diverse, sono frutto della fenomenologia, della linguistica dell'enunciato, della psicologia dell'interazione, dell'etnologia. Questi approcci moderni hanno noti antecedenti nella filosofia dialettica di Hegel e la fenomenologia di Husserl, poi nelle filosofie del riconoscenza e della reciprocità, specie con Buber e Levinas. L'intuizione di una differenza interna, di uno scarto da sé a sé all'interno del soggetto è un'acquisizione tardiva, per la specie e per gli individui.

Resta che questa concezione dell'alterità che attraversa le vicissitudini dell'alterità interna definisce l'intersoggettività in termini molto meno operazionali rispetto all'interazionismo nord americano, che rinvia essenzialmente a intrecci comportamentali o, con Stolorow e Atwood, al contestualismo.

Nel campo della psicoanalisi post-freudiana coesistono molteplici teorie dell'intersoggettività. Nella scia del post-hegelismo Lacan è stato uno dei primi che ha introdotto la nozione privilegiando i suoi effetti alienanti su un soggetto essenzialmente assoggettato al desiderio dell'altro, il quale è solo un rappresentatnte indeguato del grande Altro. Lacan descrive la realtà psichica che si produce nel e mediante il legame intersoggettivo secondo il fine esclusivo di trattenerne la consistenza immaginaria. La sua critica del gruppo ne è la conseguenza.

Utilizzo questa nozione nel senso e nel contesto che essa ha in Europa. Intendo per intersoggettività non un regime di interazioni comportamentali fra individui che comunicano i loro sentimenti per empatia, ma l'esperienza e lo spazio della realtà psichica che si specifica mediante i loro rapporti di soggetti, in quanto sono soggetti dell'inconscio. Iscrivo dunque questa problematica nella psicoanalisi, però non seguendo Lacan, che è centrato sul soggetto e non sull'insieme specifico formato dalle congiunzioni di soggettività.

L'intersoggettività non si sovrappone al posto o alla funzione dell'altro nella (o per) psiche di un soggetto. L'intersoggettività è ciò che condividono i soggetti legati fra loro dai loro reciproci assoggettamenti – strutturanti o alienanti – ai meccanismi costitutivi dell'inconscio : le rimozioni e le negazioni in comune, i fantasmi e i significanti condivisi, i desideri inconsci e i divieti fondamentali che li organizzano.

Per prendere in considerazione l'insieme dei processi e delle formazioni dell'intersoggettività bisogna ricorrere ad un'altra logica dei processi psichici. Ad una logica dei processi e delle formazioni interne bisogna articolare una logica delle correlazioni di soggettività , una logica della congiunzione e disgiunzione, la cui formulazione potrebbe essere enunciata nel modo seguente : « Non l'uno senza l'altro e senza l'insieme che li costituisce e li contiene ; l'uno senza l'altro, ma nell'insieme che li riunisce ». Questo enunciato sostiene che non possiamo non essere nell'intersoggettività. Vuol dire che il soggetto si manifesta ma non esiste se non all'interno della relazione con l'altro, e aggiungo : a più di un altro. Vuol dire anche che la via del « diventare Io », dell' Ich werden freudiano, così come gli arresti e i disagi di tale divenire, è tracciata nella relazione intersoggettiva con l'altro : ciò è vero per il bambino, per il divenire uomo e donna, per il divenire padre e madre.

L'intersoggettività non è solo la parte costitutiva del soggetto tenuta nella soggettività dell'altro o più di un altro. Essa piuttosto si costruisce in uno spazio psichico proprio di ogni configurazione di legame. Questo vale a dire che la questione dell'intersoggettività consiste nel riconoscimento e l'articolazione di più spazi psichici parzialmente eterogenei e dotati ognuno di logiche proprie.

Intesa all'interno di questo registro la problematica dell'intersoggettività ci apre l'accesso a sofferenze psichiche e a forme psicopatologiche contemporanee che non possono essere comprese, analizzate e aiutate se non mediante l'articolazione con i valori e le funzioni che esse hanno assunto o continuano ad assumere per un altro, o molteplici altri e infine per il gruppo di cui il soggetto è parte costitutiva e costituita.

La mia posizione implica altre affermazioni. Così come io l'intendo la problematica dell'intersoggettività dà l'avvio ad una domanda centrale della psicoanalisi : riguarda le condizioni intersoggettive della formazione dell'inconscio e del soggetto dell'inconscio. In tal senso io chiamo intersoggettività la struttura dinamica dello spazio psichico fra due o più soggetti. Tale spazio comprende processi, formazioni ed esperienze specifiche i cui effetti mutano gli eventi dei soggetti dell'inconscio e il loro divenire Io in seno ad un Noi. Secondo questa definizione ci siamo molto allontanati da una prospettiva che vorrebbe ridurre l'intersoggettività a fenomeno interattivo.

Il nostro statuto nell'intersoggettività ci impone un certo lavoro psichico. La nozione di esigenza di lavoro psichico è indicata da Freud quando in vista del problema della pulsione dal vertice della vita psichica scrive : «  La pulsione ci appare come un concetto limite fra lo psichico e il somatico, come un rappresentante psichico degli eccitamenti emanati dall'interno del corpo e giunti all'anima come la misura dell'esigenza di lavoro imposta allo psichico per via della sua correlazione con il corporeo ». Ho spesso citato questo testo per indicare come un certo lavoro psichico sia reso necessario dall'incontro con l'altro perché le psiche (plurale in francese, NdT) o parti di esse si associno e si combinino, perché si esperimentino nelle loro differenze, si mettano in tensione e si regolino.

Distinguo quattro esigenze di lavoro psichico principali imposte dal legame intersoggettivo o congiunzioni di soggettività. La prima consiste nell'obbligo del soggetto a investire il legame e gli altri della sua libido narcisistica e oggettuale per ricevere da loro gli investimenti necessari ad essere riconosciuto come soggetto membro del legame. Tale esigenza di lavoro si modella sul contratto narcisistico descritto da P.Castoriadis-Aulagnier (1975) [3].

La seconda esigenza sta nella messa in latenza o rinuncia o abbandono di alcune formazioni psichiche del soggetto. Freud nel 1921 aveva indicato che l'Io deve abbandonare una parte delle sue identificazioni e dei suoi ideali personali a vantaggio degli ideali comuni e in cambio di benefici ricevuti dal gruppo e/o dal capo. Ogni legame impone limitazioni di credenza, di rappresentazione, di norme percettive, di adesione agli ideali e ai sentimenti comuni. Essere nell'intersoggettività implica che certe funzioni psichiche siano inibite o ridotte e che altre siano elettivamente mobilizzate e amplificate. Inoltre dobbiamo aggiungere che vengono messi al servizio di tali esigenze gruppali anche processi di auto-alienazione.

La terza esigenza nasce dalla necessità di mettere in opera operazioni di rimozione, di negazione o esplusione perché si formino le congiunzioni di soggettività e i legami siano mantenuti. Tali operazioni non concernono solo gli appoggi meta-difensiivi che i membri di un gruppo possono trovare al suo interno, come E.Jaques ha dimostrato. Esse riguardano ogni configurazione di legame che assicuri e mobiliti i dispositivi meta-difensivi necessari alla sua autoconservazione e alla realizzazione dei suoi scopi : sono dunque richieste insieme, dal legame e dall'interesse personale che ne traggono i contraenti. Sono questi lo statuto e la funzione delle alleanze inconsce difensive. Come vedremo queste alleanze sono i processi produttori dell'inconscio attuale nel legame, formano i suoi nodi nevrotici e psicotici e per questo insieme di ragioni sono i pezzi maggiori della formazione della realtà psichica propria di una configurazione di legame.

La quarta esigenza si articola con i divieti fondamentali che sono in rapporto con il lavoro della civiltà ( Kulturarbeit ) e i processi di simbolizzazione. Freud ha insistito sulla necessità della mutua rinuncia alla realizzazione diretta delle mete pulsionali perché possa stabilirsi una « comunità di diritto » garante di legami stabili e sicuri. Il risultato di tale esigenza sta nelle alleanze inconsce strutturanti, nella cui categoria includiamo il contratto narcisistico, il patto fra fratelli e con il padre e il contratto di mutua rinuncia. Il risultato di questa esigenza di lavoro è la formazione del senso, l'attività di simbolizzazione e interpretazione, ma anche la capacità d'amare, giocare, pensare, lavorare.

Queste quattro esigenze concorrono alla creazione di uno spazio psichico comune e condiviso. Considerate dal punto di vista del soggetto a cui sono imposte queste esigenze sono strutturanti e conflittive. La conflittualità centrale si colloca fra la necessità di essere fine a se stessi e quella di essere un soggetto nel gruppo e per il gruppo. Svolgendo questo lavoro psichico i membri di un gruppo si attribuiscono o ricevono in cambio benefici e oneri. Si instaura un bilancio economico, in positivo e negativo, su ciò che essi guadagnano e perdono a soddisfare tali esigenze.

In certo modo non possiamo sottrarci a tali esigenze : dobbiamo sottometterci ad esse per entrare a far parte di un legame ed esistere come soggetti. Ma dobbiamo anche saperci disimpegnare e slegare ogni volta che quelle esigenze e le alleanze che le rendono rigide vanno ad essere al servizio della nostra auto-alienazione e alienazione che imponiamo agli altri, spesso all'insaputa di ciascuno. Ritengo che potremmo definire il campo pratico del lavoro psicoanaltico in situazione di gruppo usando questa prospettiva.

3. Elementi per una terza topica in cui spazio intersoggettivo e spazio del soggetto sono articolati

 

Ho provato a dimostrare che le tre affermazioni date implicano una terza topica, cioè una metapsicologia dell'inconscio che articoli spazio intersoggettivo e spazio del soggetto : il modello dell'apparato psichico gruppale, il concetto di alleanze inconsce e la problematica dell'intersoggettività. Ho definito quest'ultima come congiunzione di soggettività, produttrice di inconscio. Riassumo qui alcune formulazioni che ho proposto in Un singulier pluriel .

La duplice appartenenza metapsicologica dei modelli e dei concetti proposti

 

I tre modelli o concetti appena indicati hanno una duplice appartenenza metapsicologica. Sono configurazioni psichiche double-face, organizzate su due binari. Esse non appartengono in sé né al soggetto singolo (anche in seguito, letter. : singolare, NdT), benché egli sia parte ricevente e costituente dell'insieme, né all'insieme che non esisterebbe senza i suoi soggetti. Possiamo descriverle dal punto di vista per cui esse producono e legano la materia inconscia dei legami intersoggettivi e possiamo intenderle nei termini di una topica, di una economia e di una dinamica intersoggettive . Possiamo anche descriverle dal punto di vista dell'organizzazione intrapsichica di ogni soggetto singolo : le alleanze incosce sono contratte e mantenute inconsce per la realizzazione dei desideri inconsci di ogni soggetto ; sono uno dei modelli di produzione dell'inconscio rimosso e dell'inconscio non rimosso che ogni membro del legame esige per farne parte.

Questi due punti sono in rapporto dialogico : la clinica ci indica che ogni modifica delle alleanze, dei contratti e dei patti che fondano la realtà psichica comune e condivisa del legame mette in causa la struttura psichica inconscia di ogni soggetto. Reciprocamente, ogni modifica della struttura, dell'economia o dinamica del soggetto (in occasione di una cura ad esempio, o di un divorzio, o all'epoca dell'adolescenza) si scontra con le forze che sostengono le alleanze strette nel legame di cui il soggetto è parte costituente e costituita.

 

Topica dell'inconscio

 

Bisogna costruire una terza topica per prendere in considerazione il carattere insieme eterogeneo, ectopico ed eterotopico dell'inconscio. Altri luoghi psichici ne sono i depositari e gli agenti di produzione e trasformazione. Gli spazi psichici del legame sono tali altri luoghi dell'inconscio, e ne abbiamo cominciati a conoscere i processi e le formazioni, l'economia e la dinamica.

Le alleanze inconsce, le funzioni foriche, i sogni comuni e condivisi hanno una duplice topica : le alleanze si collocano nel punto di incontro dei rapporti rimossi che i soggetti singoli e gli insiemi intrattengono, nella congiunzione dell'intersoggettività. Tale topica plurale ci sollecita a pensare che l'inconscio non è interamente contenuto nei confini dello spazio psichico individuale. Esso non è collocabile per intero nella prima né seconda topica della metapsicologia freudiana. Lo spazio psichico del legame e quello degli insiemi appartengono ad altri luoghi dell'inconscio. I concetti di ectopismo e di politopismo potrebbero rendere conto di tale metapsicologia dei luoghi plurali della psiche. Abbiamo a che fare con la congiunzione di più topiche. Ogni topica individuale è apparentata con altre topiche che si potrebbero chiamare extratopiche se le si vede dal punto di vista dei soggetti considerati uno a uno : l'Inconscio dell'uno si apre al Preconscio mediante l'accesso creato dal Conscio di un altro. Abbiamo cioè a che fare con una eterotopìa .

Dinamica composita dei conflitti psichici

 

Una nuova dinamica dell'inconscio è ancora da costruire. Accanto al conflitto intrapsichico di origine psicosessuale infantile esiste un conflitto inconscio fra il soggetto e la parte della sua psiche detenuta da un altro (o più di un altro), o depositata in lui (o essi). Freud nell' Introduzione al narcisismo ha indicato una delle poste in gioco : il soggetto è diviso fra le esigenze che il bisogno di essere fine a se stesso gli impone e quelle che derivano dal suo statuto e dalla sua funzione di membro di una catena intersoggettiva di cui egli è insieme il servo, l'anello di trasmissione, l'erede e l'autore.

Ho descritto come operano le grandi operazioni difensive costitutive dell'inconscio nelle alleanze inconsce : le difese mediante rimozione, negazione, esplusione, esportazione, disconoscimento, accantonamento e cancellazione. Oppure anche le stesse operazioni possono essere effettuate da tutti i soggetti di un legame, o anche gli uni rimuovono quando gli altri negano. L'analisi delle allenze inconsce difensive ci ha insegnato che esse sono meta-difese al servizio della funzione rimovente o negante e che in tal senso sono misure di rafforzamento della rimozione o della negazione, poiché conducono non solo ai contenuti inconsci ma all'alleanza stessa : questa resta inconscia rispetto all'inconscio che produce e mantiene. La clinica indica che quando in certi soggetti ritorna il rimosso, trasforma l'equilibrio dell'alleanza svelando i suoi nodi non rimossi-negati.

Le alleanze inconsce sono il risultato dei compromessi operati e mantenuti fra più soggetti. Sono finalizzate alla produzione e al mantenimento dei sintomi, sotto l'effetto degli interssi di ciascuno : l'alleanza è il loro servitore.

Le alleanze inconsce altro non fanno che sostenere la funzione di misconoscimento legata al sintomo, e la produzione di sintomi condivisi realizza la finalità di assoggettare ogni soggetto al suo sintomo in relazione alla funzione che svolge per conto di un altro, o più di un altro, nel e per il legame. Il sintomo ne riceve in tal modo un rinforzo moltiplicato, e questo accresce la difficoltà di slegarlo.

Le ricerche sulle alleanza inconsce, sulla co-rimozione e la negazione in comune, sulle correlazioni negazione-rimozione nel patto negativo e sulle rinunce imposte dalla condizione collettiva, contribuiscono a sostenere questa affermazione.

 

Elementi per una nuova economia

 

Il punto di vista economico trae la sua pertinenza dalla nozione di lavoro psichico. L'analisi dell'apparato delle psiche ci ha insegnato che il legame mobilizza l'energia pulsionale in ognuno dei membri e si organizza in vista della conduzione e trasformazione degli eccitamenti il cui accumulo rischierebbe di diventare patogenico. L'apparato del legame è un'organizzazione metapsichica di gestione e trasformazione delle psiche individuali, ma è anche una struttura che le forma e le informa.

Un aspetto importante dell'economia psichica incrociata è il transfert dell'economia individuale nell'economia del legame, e il suo reciproco. Spostamenti dell'energia pulsionale si producono nell'apparato gruppale da un polo ad un altro, ma anche la distribuzione delle cariche di investimento si effettua su più oggetti del gruppo, piò o meno fra loro correlati. Le ricerche sul processo di diffrazione hanno evidenziato come si rendono effettuali il transfert e la trasmissione delle cariche energetiche sull'insieme dei componenti del legame. Questa nozione ci è utile per comprendere la clinica dei transferts e dei contro-transferts laterali nei processi della cura cosiddetta individuale.

 

Conclusioni

La terza « topica » di cui ho appena discusso le poste e le formulazioni di base, è resa necessaria se si ammette l'ipotesi di una psiche condivisa nell'intersoggettività: dobbiamo costruire modelli di comprensibilità di questa realtà, della sua consistenza, delle sue strutture e delle sue leggi di trasformazione.

Questa terza topica include una nuova concezione del soggetto, una nuova metapsicologia del suo apparato psichico. Per una parte di ogni soggetto dell'inconscio esiste un luogo ectopico, un topos inaccessibile dai mezzi del metodo princeps della psicoanalisi – la pratica della cura individuale – e cioè impensabile con le categorie della metapsicologia che ne deriva.

La conoscenza dell'inconscio non è esaurita dall'esperienza che la cura psicoanalitica rende possibile. Quando si ritrova modificata la pratica della psicoanalisi e la conoscenza dell'apparato psichico si trasforma e' necessario che la metapsicologia costruita sia revisionata.

 

 

Bibliografia

 

Castoriadis-Aulagnier P.

1975 - La violence de l'interprétation. Du pictogramme à l'énoncé, Paris, P.U.F.

 

Freud

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1914 - Zur Einführung des Narzissmus, G.-W., X, 138-170. Trad. fr. « Pour introduire le narcissisme », in : La vie sexuelle. Paris, P.U.F.,

1921 - Massenpsychologie und Ich-Analyse, G.-W., XIII, 71-161. Trad. fr. « Psychologie des foules et analyse du Moi » in  : Essais de psychanalyse, Paris, Payot (1982).

1926 - Die Frage der Laienanalyse , G.-W., XIV, 209-286, trad. fr. : La question de l'analyse profane, Paris, Gallimard, (1987, nouvelle traduction).

 

Kaës R.

1976 – L'appareil psychique groupal. Constructions du groupe, Paris, Dunod (2éme édition, 2000)

1989 « Le pacte dénégatif dans les ensembles intersubjectifs », in A. Missenard, G. Rosolato et al.  : Le négatif. Figures et modalités . Paris, Dunod,

1993 - Le groupe et le sujet du groupe . Éléments pour une théorie psychanalytique, Paris, Dunod. Trad. ital., Lo gruppo e il soggetto del gruppo . Roma, Borla (1994).

1999a - « Quelques reformulations métapsychologiques à partir de la pratique psychanalytique en situation de groupe », Revue française de Psychanalyse, 3, 751-773.

1999b - « L'intersoggettività : un fondamento della vita psichica. Punti di riferimento nel pensiero di Piera Aulagnier », Quaderni di psicoterapia infantile, 39, 128-163

2006 – « La matrice groupale de la subjectivation. Les alliances inconscientes, in Richard F., Wainrib S. et al. La subjectivation, Paris, Dunod.

2007 – Uno singolare Plurale. Quali aspetti dell'approccio psicoanalitico? dei gruppi riguardano gli psicoanalisti? Borla, Roma, (2007)

René Kaês è professore emerito dell'Università Lumière Lione 2; psicanalista; dottore in Psicologia e di Lettere e Scienze Umane. E' membro titolare della Société française de Psychothérapie psychanalytique de groupe affiliata a The International Association of Group Psychotherapy (IAPG). Membro fondatore dell'Associazione europea di Analisi transculturale di gruppo; Presidente Anziano del Cercle d'études françaises pour la formation et la recherche active en Psychanalyse : Groupe, psychodrame, institutions (CEFFRAP).

Renè Kaes: kaes.rene@free.fr  

Traduzione dal francese di Stefania Marinelli

Parole chiave : terza topica, intersoggettività, inconscio

 

Sommario

 

La questione di una terza topica fu un tema forte dell'ultimo Congresso degli psicoanalisti di area francofon. Il dibattito che sta alla sua base conduce essenzialmente alle relazioni tra la configurazione del mondo interno di un soggetto e le relazioni ch'egli ha intrattenuto con i suoi primi altri, i genitori, la famiglia. Bisogna sottolineare che questo punto di vista teorico è focalizzato sulla partica della cura individuale. Dal momento in cui il dispositivo psicoanalitico si estende a situazioni plurisoggettive, come il gruppo, la famiglia, la coppia e le istituzioni, lo spazio psichico che vi si sviluppa ha una realtà specifica, comune e condivisa fra i soggetti che compongono queste entità. Dalle mie prime ricerche sull'apparatoo psichico gruppale (1976) ho iniziato a costruire una terza topica fondata sull'articolazione fra la realtà psichica comune e condivisa, il mondo interno del soggetto singolo e lo spazio del legame fra i soggetti. Questa terza topica è diventata necessaria per rendere ragione del modo secondo cui il soggetto si forma nell'intersoggettività come soggetto dell'inconscio, e della parte che questo soggetto prende nella formazione della realtà psichica comune e condivisa


Note

[1]Ne ho concepito la necessità dalla fine degli anni Sessanta, ne ho formulate e sviluppate le proposizioni in più lavori (prima nel 1976 poi nel 1993 e nel 1999 a) e anche recentemente, in Un singolare plurale . Quali aspetti dell'approccio psicoanalitico dei gruppi riguardano la psicoanalisi? Borla, Roma 2007, anche pubblicata dalla Psychoanalytical International Library.

[2] Mi limito a indicare il principio di tali alleanze e le loro implicazioni in una terza topica. Non ne descrivo né i tipi principali né le loro funzioni : strutturanti, difensive, offensive, patologiche (v.Kaës, 2007).

[3]Dovendo fornire una fonte d'ispirazione per pensare l'intersoggettività penso di indicarla in P.Castoriadis-Aulagnier piuttosto che in Lacan. Ho dedicato uno studio alla problematica dell'intersoggettività in  P. Castoriadis Aulagnier . La sua preoccupazione si manifesta in tre importanti nozioni : il contratto narcisistico stretto fra il soggetto e « l'insieme cui l'Io può accedere » e la sua funzione identificatoria ; la funzione di porta-parola svolta dalla madre che accompagna le esperienze psichiche dell'infante e la strutturazione della sua psiche mediante l'enunciato del divieto ; gli stati di alienazione e il trattamento collettivo del desiderio di auto-alienazione. (R. Kaës, 1998, trad ital. 1999b).

 

 

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