Pensabile e impensabile in alcuni concetti di Bion

Bion all’asilo-nido. Tre tappe di una teoria intersoggettiva
di Denis Mellier


Attualmente l'intersoggettivià è un tema molto dibattuto. Vorrei esprimere qui che l'intersoggettività è anche al centro della concezione psicoanalitica di Bion. Bion la introdusse progressivamente e in diversi modi : analizzerò l'evoluzione che ebbe nel suo lavoro. L'intersoggettività diviene sempre più interna ai processi di simbolizzazione che egli usa. Ho individuato tre tappe relative ai rapporti fra l'intersoggettività e la simbolizzazione. Queste tre tappe sono come tre cerchi di una stessa spirale.

Secondo questa ipotesi in Bion vi sono tre tipi di relazione fra l'intersoggettività e la simbolizzazione :
- L'intersoggettività è il campo di lavoro di Bion, però la simbolizzazione rimane nella sua forma classica, rendere conscio un processo inconscio. Questo corrisponde al periodo in cui Bion lavorava come psichiatra e come psicoanalista di gruppo.

- Bion mediante l'intersoggettività espone in seguito un nuovo modo di concepire la simbolizzazione e introduce nuovi concetti (funzione alfa, relazione contenitore-contenuto) e il modello di una relazione « madre-bambino » per renderla esplicita. A quel tempo lavora con psicotici.

- Nella terza tappa l'intersoggettività e la simbolizzazione sono più intimamente articolate, poiché la simbolizzazione dipende completamente dall'intersoggettività. In tal modo riusciamo a pensare la posizione del clinico nel campo dell'intersoggettività secondo il nuovo concetto di « trasformazione » e una nuova definizione dell' « attenzione ». Il modello di questa prospettiva è gruppale e istituzionale.

Tre opere connotano questa evoluzione : Esperienze nei gruppi , 1961, Apprendere dall'esperienza , 1962, e Attenzione e Interpretazione , 1970, ognuna di esse rappresenta una tappa nell'evoluzione del suo lavoro.

Definizioni preliminari. “L'intersoggettività” designa ciò che avviene fra i Soggetti. Adotteremo qui la definizione data da René Kaës (1993) e in questo senso andremo ad opporre l'”intrapsichico” all' “intersoggettivo”(Golse, 2002). In tal senso l' “intersoggettivo” implica la messa in causa della dinamica inconscia dei Soggetti e non è un sinonimo di “interazione” o di “interpersonale”. La “simbolizzazione” è classicamente definita come una “operazione per la quale qualcosa rappresenterà un'altra cosa per qualcun altro” (Gibeault, 2002). Qui la useremo in una significazione più ampia per designare qualsiasi processo di rappresentazione, anche in relazione al tempo nel quale la rappresentazione dell'oggetto non è ancora acquisita. Bion ci introduce a questo tipo di problema. Se la formazione del simbolo è stata prima concepita con Freud in modo verbale (la parola rappresenta qualcosa per qualcun altro), Hinshelwood (1989) indica come M.Klein abbia esteso questo campo al gioco infantile. Attualmente con René Roussillon (1999) la formazione stessa di « rappresentazione di cosa » è considerata come una simbolizzazione primaria. Bion ci aiuta a pensare questa evoluzione fra una simbolizzazione secondaria fondata sulle parole e un registro più pri- mitivo e intersoggettivo della simbolizzazione.

Bion è di molto aiuto nella pratica istituzionale (Amstrong 1992). Considererò l'esempio dell'analisi del lavoro con i bambini, dopo Menzies (1988), però visti all'asilo-nido. Prenderò per questo in considerazione una vignetta e la interpreterò di volta in volta alla luce della particolare relazione fra intersoggettività e simbolizzazione.

 

Bion è di molto aiuto nella pratica istituzionale (Amstrong 1992). Considererò l'esempio dell'analisi del lavoro con i bambini, dopo Menzies (1988), ma visti all'asilo-nido. Prenderò per questo in considerazione una vignetta e la interpreterò di volta in volta alla luce della particolare relazione fra intersoggettività e simbolizzazione.

 

Gabriele e Maria al nido

 

Lavoravo più di venticinque anni fa come psicologo presso vari asili-nido : ricordo un bebè e la sua puericultrice.

Gabriele ha nove mesi e ha una relazione privilegiata con Maria, una giovane puericultrice. Si tratta di una situazione banale, ma crea problemi. Quando Maria è nella stanza, Gabriele non accetta il pasto da nessun altro ; quando esce, piange dietro la porta guardandola. Maria pensa sempre a lui, anche quando non è con lui. Le sue colleghe puericultrici mi dicono tutte le loro critiche verso di lei e che lei deve fare qualcosa per fermare tutto ciò. Si tratta anche di un problema per gli altri bebè, quando Maria sta con loro è così monopolizzata da Gabriele che non può prestare loro abbastanza attenzione. E in aggiunta tutto questo crea problemi per Gabriele stesso, che piange spesso e non gioca all'interno del nido.

Non è un caso di terapia, però questa configurazione intersoggettiva è tipica per quanti di noi lavorano nelle istituzioni con i bebè, con i bambini, i malati o gli anziani. Se seguiamo le diverse tappe evolutive della significazione dell'intersoggettività, potremmo interpretare questa situazione in diversi modi : ogni versione può risultare corretta, ma ciscuna fornisce l'apporto di un nuovo senso.

 

I. ESPERIENZE NEI GRUPPI, L'INTERSOGGETTIVITA' COME CAMPO DELLA SIMBOLIZZAZIONE

Sottolineerò una prima relazione fra intersoggettività e simbolizzazione che si può trovare in « Experienze nei gruppi » che Bion ha pubblicato nel 1961, ma che ha scritto prima : Bion presenta una teoria per spiegare i meccanismi di gruppo con un approccio psicoanalitico e in quel periodo faceva una seconda analisi con M. Klein.

Il processo di simbolizzazione compare come la differenza che egli indica fra « gruppo di lavoro » e « gruppo in assunto di base » : il primo usa il processo secondario per restare in contatto con la realtà, il secondo evita la realtà, e il processo primario, in quanto livello psicotico, domina il gruppo. La concezione della formazione del simbolo per M.Klein poggia, come in Freud, su questa bipartizione fra il sistema conscio e inconscio. Sto riassumendo un po' la sua concezione, ma qui si trova la configurazione principale della simbolizzazione, che compare soprattutto nella seconda parte del libro, pubblicata nel 1952 per una edizione in onore di M.Klein. Bion ha trasposto sul gruppo il meccanismo intrapsichico utilizzato in relazione all'apparato psichico individuale. Questa bipartizione riprende la differenza fra conscio e inconscio. « Simbolizzare, è utilizzare il processo secondario, il livello razionale della personalità ». La difficoltà proviene dall'esistenza di un livello irrazionale che è dominato dal principio di piacere.

Questa concezione viene applicata ad un campo intersoggettivo, nei gruppi. Bion non cita la teoria di Lewin ma ha la sua stessa concezione : per comprendere quello che avviene nella totalità di un gruppo non si deve ridurlo alla somma aritmetica dei suoi membri. Secondo Bion l'essere umano è più un « animale politico » (Aristotele) che « l'animale dell'orda » evocata da Freud. Molte nozioni come la « valenza », la « mentalità di gruppo », la « cultura di gruppo », « l'assunto di base », il « gruppo di base » e il « gruppo di lavoro » introducono il campo specifico dell'intersoggettività.

Un'attenzione particolare sarà dedicata al nuovo concetto di « assunto di base » che caratterizza una tipica esperienza intersoggettiva, e che qualifica il sistema protomentale (specie nei primi scritti) : la spinta di un assunto di base verso il passaggio all'atto o alla somatizzazione. Bion preciserà questo successivamente con gli psicotici, nei quali la dinamica non è quella della bi-partizione : quando un assunto emerge, gli altri due sono soggiacenti ma pronti a risorgere e così via. Abbiamo un movimento oscillatorio, a ondate, per spiegare i processi psichici. L'assunto di base di « accoppiamento » ha un senso particolare perché può diventare sia una resistenza, sia annunciare al contrario la possibilità di un cambiamento (in modo simile, successivamente, il Messia, il mistico, o la nuova idea, saranno quelli che annunciano il cambiamento).

 

 

La prima interpretazione : la cultura di un gruppo istituzionale al nido

 

All'asilo-nido si può vedere la simbolizzazione considerando che « il gruppo di lavoro » consiste nell'occuparsi dei bebè mentre « i gruppi in assunto di base » tentano di evitare questo compito.

La relazione fra Gabriele e Maria è una concretizzazione dell'assunto di base di « accoppiamento ». Il problema per Bion è che questa coppia esiste « nella realtà », e a un tratto non c'è alcuno spazio per una nuova idea di cambiamento. Il gruppo è in tal modo paralizzato dagli assunti di base e non progredisce. A volte l'assunto di base di « dipendenza » diventa dominante fra bebè e adulto e fra il personale d'accoglienza e me. Altre volte l'assunto di base « attacco-fuga » è pronto ad emergere, quando si criticano i genitori, le altre puericultrici, l'amministrazione o lo psicologo ecc. Vi è molta tensione nel gruppo e non può darsi nessun miglioramento della sua organizzazione razionale, nonostante le persone siano quelle che conoscono i bisogni dei bebè.

 

In questa prima tappa della teoria l'intersoggettività è il campo di una simbolizzazione che rimane, questa, classica. A cominciare da questa intuizione Bion andrà avanti per scoprire un'altra forma di simbolizzazione in relazione all'intersoggettività.

 

 

2. APPRENDERE DALL'ESPERIENZA, L'INTERSOGGETTIVITA' COME PROCESSO DI SIMBOLIZZAZIONE

« Apprendere dall'esperienza », pubblicato nel 1962 è un buon titolo per riassumere il lavoro psichico presente nel secondo tipo di relazione fra intersoggettività e simbolizzazione. L'esperienza proviene dall'intersoggettività, l'apprendimento presuppone la presenza degli altri. Le esperienze stanno alla base stessa di un processo di simbolizzazione e divengono il legame fra simbolizzazione e intersoggettività.

Appare una nuova definizione della simbolizzazione. Viene da un periodo in cui Bion lavora con gli schizofrenici. Utilizza i concetti kleiniani ma ha avuto bisogno di creare un concetto nuovo per spiegare un processo particolare, la funzione alfa.

Tale tipo di simbolizzazione ha luogo prima della simbolizzazione secondaria propria del linguaggio, cioè prima della bi-partizione dei due processi fra primario e secondario. Si tratta sì di un processo intrapsichico, ma dipende più direttamente dall'intersoggettività : un oggetto dotato di una funzione alfa deve portare, provare, dotare di senso ciò che il Soggetto poi potrà simbolizzare. Gli elementi alfa appartengono al sistema intrapsichico però provengono da una funzione che lavora nei legami intersoggettivi. La simbolizzazione nella forma classica è stata creata per i problemi della nevrosi, mentre questo diverso tipo di simbolizzazione compare quando si tratta di Soggetti che hanno problemi di differenziazione dall'oggetto. Con René Roussillon si potrebbe parlare di una « simbolizzazione primaria » e questo è molto importante per esplorare gli elementi che sono in gioco nella clinica moderna.

Bion studia il ruolo del pensiero verbale con gli psicotici. La lingua, normalmente, è usata per comunicare ed essere coscienti della realtà, interna ed esterna. Ma a volte è usata come un atto. Bion ha espresso che questo succede soprattutto quando uno schizofrenico giunge alla posizione depressiva dopo un periodo di lavoro assiduo : ha timore di essere cosciente della sua follia e allora regredisce alla posizione schizo-paranoidea e ad un acting-out. Dopo S. Freud (1911) che ha scritto che il pensiero era all'origine inconscio, Bion dice che si tratta di un pensiero primitivo. Parla di ideogrammi, una matrice che creerebbe legami fra i sensi o le impressioni sensoriali. Ciò entra in contraddizione con l'idea abituale che al livello inconscio non vi è organizzazione psichica del processo primario e del principio di piacere.

Allo stesso modo Bion fa notare che « la parte psicotica » della personalità non differenzia il conscio e l'inconscio, lo stato di veglia e di sonno. Con l'articolo « Sull'allucinazione » (Bion, 1967), osserva che gli organi di senso possono espellere la percezione in luogo di riceverla e che dunqu il meccanismo di scissione che M.Klein ha studiato in relazione agli oggetti interni, può riguardare anche una parte dell'apparato psichico.

Hanna Segal aveva indicato che nella psicosi la formazione del simbolo era sostituita da « equazioni simboliche », l'oggetto concreto è collocato al posto del simbolo. Con Bion (Hinshelwood, 1989) possiamo distinguere queste equazioni simboliche patologiche dalle situazioni in cui la funzione alfa consente che poggino su una identificazione proiettiva normale, e un processo reale di simbolizzazione possa svilupparsi.

E' importante ora notare che l'ipotesi di una funzione alfa sembra derivare da una situazione intersoggettiva confusa : una membrana è difettosa fra il paziente e lo psicoanalista e fra il conscio e l'inconscio e va a costituire una doppia differenziazione fra l'intra e l'inter-psichico. Per descrivere questo meccanismo André Green (1982) ha proposto la concezione di un « doppio limite ».

Bion avanza la metafora di una diade madre-bambino per spiegare come la funzione alfa trasforma metabolicamente elementi non-psichici, cioè gli elementi beta. Il bambino espelle gli elementi beta, che non può pensare, e la madre deve riceverli e « digerirli ». La madre deve contenerli al suo interno per donare loro senso e restituirli trasformati ; ella deve trasformare ciò che le appare come privo di senso in elementi psichici dotati di senso e di qualità emozionale. In tal modo il bambino può pensare e sognare. In questa prospettiva « simbolizzare è creare elementi alfa ».

Bion crea una distinzione fra il legame di conoscenza (K) e i legami pulsionali Amore e Odio (A e H). La simbolizzazione primaria è sempre da approcciare a partire da questo fondo pulsionale, mediante una oscillazione fra la posizione schizo-paranoidea (PS) e la posizione depressiva (D). L'origine del legame K sta nel meccanismo dell'identificazione proiettiva e forma una relazione contenitore-contenuto. Laddove M.Klein insiste sulla proiezione come mezzo d'evacuazione di ciò che è scisso, Bion considera un modo più normale della proiezione utilizzata per comunicare, come la madre con il suo bambino.

 

La seconda interpretazione : il doppio limite nella coppia e nel gruppo al nido

 

Il problema intersoggettivo di Gabriele e Maria è un problema di simbolizzazione : a prima vista Maria non riesce a contenere la tristezza di Gabriele. La sua risposta non le consente di « digerire » le sue difficoltà, non riesce a fornirgli la base di un attaccamento sufficientemente rassicurante. Ciononostante il problema è più complesso. Il problema di Gabriele dipende anche direttamente da tutto il personale di accoglienza. La capacità di rêverie di Maria dipende anche dalla sua situazione all'interno del gruppo, della sua équipe. Nella nostra prima interpretazione abbiamo visto che si tratta di un « gruppo di lavoro », e quindi potremmo considerare che esiste una funzione alfa di questa équipe (la funzione gamma di cui parla Claudio Neri, 1995).

Per contenere le difficoltà di Gabriele l'équipe deve contenere la coppia « Maria-Gabriele ». Vi è una doppia membrana che è simultaneamente difettosa in seno alla coppia e in seno al nido. Sono confusi i limiti fra le persone, fra Maria e Gabriele, e fra questa coppia e il resto del gruppo (Maria e i suoi colleghi, Gabriele e gli altri bebè). La situazione migliora quando le ansie di Gabriele e il desiderio di Maria vengono riconosciute e sono contenute e pensate. La funzione alfa del gruppo di lavoro crea un doppio limite all'interno della coppia e del gruppo nido.

La prima interpretazione era un aiuto per localizzare il problema e descrivere l'atmosfera del gruppo. Questa seconda interpretazione riesce a spiegare più precisamente il meccanismo della simbolizzazione. L' « accoppiamento » è un punto nodale che può consentire di articolare elementi intra e interpsichici.

 

Nel 1962 Bion fa una distinzione fra il « pensiero » e l' « apparato per pensare ». Egli ha osservato che un pensiero nuovo cerca e richiede la creazione di un nuovo apparato per pensarlo. Abbiamo qui una rivoluzione epistemica, che starà al centro della terza tappa che andremo a prendere in considerazione.

 

3. L'ATTENZIONE E L'INTERPRETAZIONE, LO SVILUPPO SIMULTANEO DELL'INTERSOGGETTIVITA' E DELLA SIMBOLIZZAZIONE

Il terzo modello di un lavoro psichico di relazione fra la simbolizzazione e l'intersoggettività in Bion, che troviamo in Attenzione e Interpretazione (1970), integra i due modelli precedenti. L'intersoggettività qui è insieme il campo della simbolizzazione (primo modello), una via per simbolizzare (secondo modello) ma anche determina il modo stesso con il quale si può simbolizzare. Il simbolo ha un carattere istituzionale, questo modello è istituzionale e ha una dimensione trans-psichica. Dalla sua vita privata sappiamo che allora Bion prese la decisione di lasciare alla Società di Psicoanalisi Britannica le sue responsabilità e di partire da Londra per un paese nuovo, la California.

Bion prova ad andare al di là della sua esperienza come psicoanalista : essa diventa una resistenza al suo ascolto, all'attenzione alla sofferenza del paziente e alla ricezione di elementi sconosciuti. Le esperienze assumono la forma di modelli che diventano accessi attrattori dell'attenzione e che contengono la qualità della soddisfazione dell'analista anche se solo al livello della sensorialità. Per mitigare questo impatto negativo dell'esperienza Bion ha creato una disciplina, quella di limitarsi nel « senza desiderio, memoria, comprensione » del paziente. Si tratta di un punto di vista etico, in quanto indica la direzione nella quale il clinico deve lavorare.

L'attenzione era definita dal legame e dalla capcità di rêverie e ora diventa una « intuizione » alla ricerca di un legame contenitore-contenuto. Era una vacanza della psiche, e diviene uno stato della mente. La formazione all'osservazione del bebé nella famiglia secondo il metodo di Esther Bick (1964) mette in opera questa disciplina : ogni volta che l'osservatore bussa alla porta della sua famiglia deve prepararsi a ricevere lo stato mentale di un'intera famiglia evitando una conoscenza precostituita di quella famiglia.

Il concetto di « trasformazione » è il legame fra l'intersoggettività e la simbolizzazione. Si tratta di un concetto clinico, come la funzione alfa ed è una sorta di estensione del concetto di transfert : nella trasformazione il movimento di transfert è collocato in relazione al setting e al tipo di simbolizzazione necessaria – nevrotica o psicotica, secondaria o primaria (Grinberg, 1972).

Il terzo modello poggia sulle qualità dell' « establishment », che è una sorta di Giano : da un lato ha una funzione di contenitore, dall'altro è una resistenza. Il simbolo può funzionare come un establishment . Come contenitore esso dipende dalle percezioni e poggia sul buon senso di una data comunità : dipende da un gruppo, più precisamente da ciò che viene istituito nel gruppo dai suoi membri. E' una specie di senso « normale » che risulta dalle percezioni comuni in una cultura. La biografia ci fornisce i dettagli di questa convenzione : Bion ha appreso la Storia all'Università e prima aveva introdotto gli « assunti di base » sul modello di funzionamento delle diverse civiltà (Bléandonou, 1990) e dopo ha continuato a riferirsi all'importanza di questa caratteristica dell'essere umano.

Un simbolo incontra un contenuto, che trasforma, e allora la nuova idea deve farsi posto all'interno di ciò che è stabilito, nella mentalità condivisa di una società, di un gruppo o di una persona. Questa nuova percezione richiede la creazione di un apparato che possa riceverla. Il nuovo vertice all'inizio non è compatibile con l'altro. Un pensiero non appartiene a nessuno e ogni cambiamento reca un rischio di catastrofe. Questo destabilizza l'establishment. In questa prospettiva « simbolizzare è un atto rivoluzionario ».

Questa dinamica del cambiamento somiglia a quella della prima fase nei gruppi. Bion è vicino a S. Freud (1921) che ha esplorato la psicologia delle folle : la folla primitiva (L'Orda Primitiva) è come un punto d'origine che induce movimenti in qualsiasi « folla organizzata » cioè in qualsiasi istituzione. Se la folla primitiva può distruggere l'istituzione, Bion dimostra che paradossalmente il cambiamento presuppone il contatto con questa parte primitiva.

In questo modo Bion fa una nuova interpretazione del « mito scientifico » di Freud :

•  All'Origine non vi sarebbero differenze fra Dio e l'Uomo. Ciò corrisponde alla prima tappa Freudiana : il padre è onnipotente e possiede tutte le donne.

•  Successivamente si stabilisce una separazione fra Dio e l'Uomo. La differenza fra onnipotenza e realtà è istituita, un gruppo di lavoro può esistere. Questo corrisponde al patto tra i fratelli dopo l'uccisione del Padre.

•  Alla terza tappa, un mistico è in comunione con Dio, con l'Origine del gruppo, la « O ». La sua nuova conoscenza destabilizza quanto era stato stabilito. Ciò corrisponde al periodo Freudiano della narrazione (Freud, 1926), in cui un poeta riferisce al suo gruppo la storia di un padre ucciso dai figli. Questo tempo permetterà una interiorizzazione della legge (in Freud) o la creazione di un pensiero in Bion.

Freud ha illustrato il transfert paterno, Bion un transfert più arcaico, sviluppando una versione psicotica del mito freudiano. Freud spiega la simbolizzazione con la problematica dei processi secondari e della rimozione ; Bion spiega la simbolizzazione in termini più primitivi e narcisistici. Lo psicotico rimane attaccato ad una concezione del simbolo nella quale « fa tutt'uno con Dio » in un senso puramente privato e non può condividere con altri il senso comune di un simbolo. Freud prospetta un punto di vista soprattutto intrapsichico, Bion introduce un punto di vista più intersoggettivo.

 

Terza interpretazione : contratto e negazione al nido e l'Origine dell'Istituzione

 

Il problema intersoggettivo di Gabriele e Maria ha una dimensione transoggettiva : questa banale situazione è difficile da contenere perché sta in contraddizione con l'istituzione, l' establishment , gli stili di lavoro e le consuetudini del nido. La norma era : « E' vietato attaccarsi ad un bebè », ma tutti negano che questo fenomeno si verifica spesso. Perché ? Fra personale d'accoglienza e genitori vi è una sorta di negazione comune delle angosce di separazione dal bebè e dell'importanza di una relazione d'amore verso il bebè. Tali negazioni riguardano la percezione di ansie e desideri :

•  Gabriele piange a causa della separazione. Il suo ambiente non riesce a rendersi conto dell'origine del suo comportamento. Gli adulti negano l'importanza della separazione materna. Fra Maria e sua madre vi è d'altra parte una tacita alleanza, nessuna parola sulla separazione ma una analoga difficoltà a rievocarla.

•  L'impegno emozionale di Maria è eccessivo, disturba ciò che è stato convenuto all'interno dell'équipe. E' giovane, è al suo primo lavoro dopo la scuola professionale e i colleghi non la sostengono. Non ci sono state riunioni per pensare questa situazione e tutti sembrano temere il suo coinvolgimento.

 

Queste negazioni condivise sono come i « patti negati » di René Kaës (1995). Il gruppo istituito deve contenere l'impatto del mistico, dell'idea nuova. Questo nido deve contenere quella coppia che disturba. E' pericolosa perché danneggia la fondazione come istituzione, la sua Origine mitica. Il mito del Nido dice che una donna salva e si occupa di un bebè che sarebbe altrimenti morto o maltrattato. Stare in contatto con l'Origine, con la « O » è pericoloso, come ogni atto onnipotente, perché vi è in esso molto Amore e molto Odio e perché è trasgressivo. Le regole della fondazione del Nido dicono che è vietato rubare un bebè. Non è quello che fa Maria ?

L'eccessivo attaccamento fra Maria e Gabriele evoca una trasgressione e l'origine mitica. Fare ritorno a questa Origine può destabilizzare l'istituzione, che originariamente ha contenuto emozioni violente e intense. Fare ritorno all' Origine è tuttavia una necessità perché una aggiunta di Amore può aiutare l'équipe a migliorare la sua organizzazione e la pratica. Il rischio di cambiamento allora è catastrofico. Quando le angosce separative di Gabriele sono state riconosciute e il desiderio di Maria non è più stato escluso, la situazione è finalmente migliorata. Dopo una difficile e lunga riflessione intersoggettiva all'interno dell'équipe (che ha coinolto più di una persona, e ha toccato profondamente il pensiero di ognuna) i legami di amore fra Maria e Gabriele beneficiano tutto il gruppo e lo fortificano ; viene istituito un nuovo stile nella pratica, appare una nuova istituzione, fino al prossimo cambiamento ecc.

Il rischio del cambiamento nell'istituzione si esplica perché vi è una oscillazione fra lo « status quo », nulla si muove, e la crisi, tutto cambia.

L'intersoggettività e la simbolizzazione sono intimamente articolate in questa terza prospettiva, in quanto un processo intersoggettivo sta alla base stessa del simbolo, definito qui come una convenzione condivisa da una comunità umana. Il modello del mistico e dell'istituzione nel gruppo sostituisce il modello della diade madre-bambino. In modo simile la fisica moderna ha rimpiazzato la fisica classica mettendo in gioco il suo stesso assetto. Questo modello pone l'accento sul retrofondo soggiacente, l'assetto del modello madre-bambino.

Questo modo di esplorare l'intersoggettività non si chiude con Bion, spero di avere a sufficienza indicato la sua ricchezza per sostenere la nostra pratica clinica, specie nel gruppi e nelle istituzioni ed è altrettanto necessario per dibattere sulle differenti concezioni dell'intersoggettività in psicologia e in psicoanalisi.

I lavori di Bion ci consentono di individuare una nuova forma di simbolizzazione, che si colloca al di qua delle rappresentazioni di parola e concerne l'intera comunicazione non-verbale.

 

 

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Sommario

 

L'autore analizza l'evoluzione delle opere di Bion prendendo in considerazione la relazione fra intersoggettività e simbolizzazione. Tre libri connotano tale evoluzione : Esperienze nei gruppi , Apprendere dall'esperienza , e Attenzione e Interpretazione . L'intersoggettività è dapprima il campo della simbolizzazione e diviene in seguito la condizione di una simbolizzazione specifica, primitiva, per apparire infine come l'origine stessa della simbolizzazione. Il lavoro intersoggettivo più primitivo si confonde con i primi esordi della simbolizzazione. Una stessa vignetta clinica presso un nido è di volta in volta interpretata per illustrare questi tre modi progressivi di considerare l'intersoggettività.

DENIS MELLIER

 

Dottore in psicologia e psicopatologia clinica, Maestro di conferenze e Direttore di Ricerca, Istituto di psicologia, CRPPC, all'Università di Lione 2 ; psicologo clinico membro della Società Francese di Psicoterapia Psicanalitica di Gruppo (SFPPG) e formatore all'osservazione del bebè in famiglia, secondo il metodo di Esther Bick (AFFOBEB).

 

E mail : Denis.Mellier@univ-lyon2.fr

Traduzione a cura di Stefania Marinelli

 

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