| Reazioni traumatiche del gruppo alla separazione.
Gli acting come sogni che non possono essere sognati.
La mia presentazione tratta delle reazioni
all'assenza del terapeuta.
Queste emozioni sono condivise inconsciamente
e costituiscono un tema comune del gruppo che può essere
non solo rilevato, ma in alcuni casi permette di far emergere
reazioni traumatiche che potrebbero essere latenti.
Ho pensato di iniziare questa mia comunicazione
con un esempio clinico perché credo sia il modo più
vivo e immediato per entrare in argomento.
L'esempio viene da una delle sedute incluse
nella ricerca che vi illustrerò brevemente in seguito.
La seduta inizia con diversi pazienti che
fanno commenti disparati e superficiali. Vi è una situazione
di stallo e di attesa. Si apre la porta ed una paziente, in ritardo,
entra e si siede. Ha una grande borsa . Tutta l'attenzione del
gruppo è rivolta a quella borsa e tra risolini e scherzi,
qualcuno chiede se la borsa contiene una sveglia perché
si sente un tic-tac. La paziente nega di avere una sveglia nella
borsa, ma questo non distoglie l'attenzione del gruppo, anzi l'eccitazione
sembra aumentare.
Infine, un altro paziente dice: "Questa situazione
mi ricorda un episodio di quando ero piccolo. Un ragazzo venne
a scuola con una bomba nella cartella, perché era furente
con gli insegnanti."
L'atmosfera è molto eccitata, poi mano
a mano l'eccitazione si smorza ed il gruppo entra in un pesante
silenzio. Poco dopo quando Gloria, una paziente con gravi problemi
di autolesionismo, interviene il tono del racconto è drammatico.
Mentre camminava nel parco il suo amatissimo cane si è
diretto correndo sul ghiaccio sottile del lago. Gloria guardava
impotente il cane che andava incontro a morte certa. Era paralizzata
dal terrore, incapace di muoversi o di chiedere aiuto. Anche quando
il cane cadde in acqua, lei era rimasta in questo stato di paralisi
psichica e corporea. Fortunatamente, il suo ragazzo saltò
in acqua e salvò il cane. Gloria rimase per ore sotto shock,
perché aveva realizzato che le sue paure le avrebbero impedito
di intervenire e salvare il suo cane.
Fermiamoci qui e analizziamo insieme questo
episodio della seduta. E' interessante notare che non vi è
stato nessun commento o associazione al fatto che uno dei terapeuti
non era presente e sarebbe stato assente per una settimana. In
questa vignetta clinica vi è un acting: un paziente che
arriva in ritardo, il gruppo parla del significato aggressivo
e distruttivo
che il ritardo rappresenta (è la bomba
contro gli insegnanti-terapeuti). Vi è
poi anche un altro livello emotivo che può essere rappresentato
a livello più simbolico attraverso
il contenuto del drammatico racconto di Gloria in cui
viene descritta una reazione di paralisi e di "congelamento" che
impedisce ogni reazione. Queste risposte sono
tipiche reazioni a situazioni traumatiche
e sono state ampiamente descritte e documentate nella letteratura.
Quindi, possiamo vedere nel gruppo una rappresentazione
articolata e intensa in cui l'assenza del terapeuta,
che è un evento reale, può
essere rivissuto come un evento traumatico che scatena reazioni
aggressive e distruttive o di shock paralizzante.
Queste reazioni sono già state
ampiamente descritte nella letteratura sul trattamento individuale
dei pazienti traumatizzati.
Molti dei pazienti che intraprendono una psicoterapia
di gruppo hanno difficoltà ad
elaborare le separazioni, a causa di traumi precoci o cumulativi.
Questo può caratterizzare l'intero tema del gruppo e può
influenzare il modo in cui la separazione viene
vissuta, quando vi siano contemporaneamente
in gruppo più pazienti con situazioni infantili abusive
o traumatiche o di abbandono. In queste condizioni
il problema viene amplificato dal gruppo
e le risposte emotive all'assenza sono particolarmente
rilevanti perché il terapeuta in queste circostanze è
vissuto transferenzialmente come il genitore
che abbandona o abusa.
Vista la rilevanza dell'argomento, ci si potrebbe
aspettare una letteratura assai ricca
sul tema. Sorprendentemente non è così. I lavori
che affrontano il tema della separazione nella terapia di gruppo
sono molto scarsi, a differenza della
psicoanalisi individuale in cui si è trattato ampiamente
questo tema. A questo proposito, recentemente
è apparso un volume (Quinodoz,
1993) che sintetizza tutte le diverse visioni teoriche per il
trattamento di questo tema in analisi.
Per quanto riguarda il gruppo, nel 1979 Levine
ha richiamato l'attenzione sul fatto
che l'esperienza di separazioni traumatiche ripetute sono
spesso una parte integrale dei disturbi emotivi dei pazienti e
sollecitano intense difese controtransferali
nel terapeuta, durante il trattamento.
Comunque, studiosi quali Stone (1990), Rutan (1984/1983),
Simon (1992), hanno fatto delle osservazioni
sull'argomento delle reazioni e difese
dei pazienti all'assenza del terapeuta.
E' importante ricordare che la cornice del
setting è stabilita chiaramente
in termini di realtà con il paziente (orari, interruzioni
prestabilite, possibili assenze del terapeuta
preannunciate), ma nel corso della terapia
i pazienti gradualmente costruiscono molte fantasie inconsce,
relative al setting. Comunque, quando le costanti
di quest'ultimo sono modificate (es.
arrivo di nuovi membri, interruzioni o fine terapia, assenza
del terapeuta, etc.) le fantasie, spesso fin a quel momento mute
e congelate, prendono vita e producono
dinamiche del gruppo ( Ganzarain, 1989).
Questi cambiamenti del setting producono l'emergere
delle emozioni transferali che si manifestano
nei diversi membri del gruppo, con modalità che
sono articolate e differenziate, ma contemporaneamente sincrone
e unitarie. Queste emozioni inconsce
condivise costituiscono un stato mentale condiviso,
ovvero un campo emotivo (Neri, 1995), ed in questa situazione
gli interventi del terapeuta devono essere
diretti al tema comune del gruppo (Horwitz,19771;983.).
Questo vale anche nel caso di conduzione in co-terapia,
nonostante il fatto che le sedute continuino con il terapeuta
rimasto e ciò può dare la falsa
impressione che il gruppo proceda come al solito.
Si può fare una ricerca teorica e clinica
per indicare come e con che modalità
si osservano questi fenomeni? E' inoltre possibile individuarli
e descriverli empiricamente (cioè
in modo oggettivabile e riproducibile da altri)?
E' possibile cogliere diversi eventi simili a quelli che ho
descritto nella vignetta clinica iniziale ed
inserirle in categorie predisposte?
E' possibile individuare gli actings dei pazienti e conteggiarli?
E' infine possibile paragonare le sedute in cui uno dei
terapeuti di una co-terapia è assente
con sedute in cui entrambi i terapeuti
sono presenti?
Intendo parlarvi brevemente proprio del modo
con cui ho cercato di dare una risposta
a queste domande in una ricerca empirica.
Mi sembrava particolarmente stimolante il
challenge rappresentato dalla possibilità
di individuare, con strumenti obbiettivi, le conseguenze
emotive sollecitate in gruppo dall'assenza
del terapeuta e la possibilità di
una descrizione specifica che potesse essere di utilità
al lavoro clinico. L'obbiettivo era
quello di passare da osservazioni cliniche rilevanti, che sono
però spesso accusate di essere soggettive ad una
descrizione oggettiva che potesse poi permettere
di ritornare alla clinica con una informazione
rilevante e condivisibile.
Data l'opportunità offerta dalla Menninger
Clinic, di disporre di una serie di
sedute di gruppo videoregistrate, ho messo a punto, in
collaborazione con il Dr. Leonard Horwitz e
Larry Kennedy, uno studio che paragona
le sedute in cui un co-terapeuta è assente con le sedute
in cui entrambi i terapeuti sono presenti
(studio caso-controllo).
Sintesi Della Ricerca
L'ipotesi alla base della ricerca è
che esista una specifica relazione transferale
tra i membri del gruppo e ogni terapeuta (studiamo un gruppo
condotto in co-terapia) e che l'assenza di
un terapeuta susciti reazioni significative
che determinano dinamiche emotive del gruppo e sono rilevabili
con osservazioni empiriche.
Una serie di sedute di un gruppo terapeutico,
condotto per anni dagli stessi terapeuti
alla Menninger Clinic, è stato videoregistrato fin dal
suo inizio. I pazienti partecipanti
al gruppo erano giovani adulti, dai 18-25 anni.
Tutte le sedute di due anni continuativi di terapia hanno costituito
l'oggetto della nostra indagine.
Abbiamo messo a punto uno studio caso-controllo
e abbiamo selezionato due campioni di
sedute dalla lista cronologica di tutte le sedute video-registrate.
Da questa lista abbiamo selezionato tutte le sedute in
cui un terapeuta era assente per almeno due
sedute consecutive, poi abbiamo selezionato
un pari numero di sedute in cui entrambi i terapeuti erano
presenti.
L'analisi delle sedute include sia strumenti
quantitativi sia qualitativi.
I primi misurano diversi tipi di eventi che
accadono in gruppo. Tra i più importanti
vi sono i diversi acting, quali le assenze, i ritardi,l'abbandono
della seduta, oppure annunci improvvisi di interruzione o
sospensione della terapia, etc.
Nelle sedute in cui uno dei terapeuti è
assente abbiamo rilevato che vi è
una maggior frequenza, statisticamente significativa, di questi
eventi, e ciò può essere spiegato
teoricamente, in accordo con l'ipotesi iniziale
dello studio. E' cioè possibile ipotizzare che, soprattutto
per pazienti in cui abbandono, abuso
e traumi reali sono fattori eziologici importanti,
l'assenza del terapeuta costituisce un trigger traumatico che
porta a una riedizione dell'evento traumatico
con patterns consistenti e predicibili.
Questo dato conferma che il gruppo si comporta con le stesse
modalità che sono state osservate e
descritte nel trattamento individuale di
pazienti abusati o traumatizzati.
Perché vi è una tendenza all'acting?
La riedizione traumatica, che è stimolata
dall'assenza del terapeuta, provoca in questi pazienti una
risposta automatica di sovraeccitazione che
toglie loro la possibilità di modulare
e controllare l'aggressività e l'angoscia. Tutto questo
aumenta la probabilità degli
acting. L'acting può essere visto come un'azione reattiva
scollegata dal suo significato simbolico-emotivo,
come un sogno che non può essere
sognato, un messaggio codificato di un contenuto mentale
insopportabilmente penoso che viene direttamente
dall'inconscio (Grinberg, 1968).
I membri del gruppo costituiscono una matrice
emotiva unitaria e questo rende possibile
che gli acting diventino le modalità espressive prevalenti
del gruppo.
Oltre a eventi facilmente rilevabili, come
gli acting, nello studio sono stati
indagati i contenuti verbali delle sedute. E' impossibile in questo
breve intervento illustrare questa complessa
procedura (Zerbi Schwartz, 1998). Voglio
però accennare a uno strumento originale che è stato
messo a punto per indagare alcuni temi
specifici.
La domanda era come si potesse passare dagli
aneddoti clinici espressi nel contenuto
verbale delle sedute a osservazioni più sistematiche,
riconoscibili da più osservatori indipendenti
e quindi quantificabili. Un passaggio
essenziale è stata la creazione di un originale manuale
di analisi codificata per l'individuazione
di categorie di specifiche relazioni
sè-oggetto che vengono espresse attraverso le narrative
dei pazienti durante la seduta. Questo
permette di dimostrare l'emergere durante
le sedute in cui un terapeuta è assente di contenuti emotivi
in cui alcuni temi specifici sono rilevabili
e sono più frequenti e prevalenti rispetto
alla maggior varietà e non ripetitività dei temi
contenute nelle altre sedute. Accennerò
solo ad alcune delle tematiche che sono state studiate.
Riguardano le relazioni di potere, i rapporti fiduciari,
l'aggressività e l'auto-aggressività,
la pretesa di autosufficienza e i rapporti
fiduciari.
Comunque lo scopo di questo breve scritto
non è quello di illustrare i dettagli
della metodologia (Zerbi Schwartz, Horwitz, Kennedy; 1998) e dei
risultati di questo studio che sono in fase
di ultimazione. Il mio primo obbiettivo
era di discutere il motivo per cui gli acting sono più
frequenti quando un terapeuta è
assente. Il secondo obbiettivo era quello di condividere
con voi un esempio di come si possa, sulla base di osservazioni
e intuizioni cliniche che si ritengono rilevanti,
passare a strutturare ipotesi di ricerca
che vengono poi indagate con metodologie e strumenti diversi
da quelli clinici.
BIBLIOGRAFIA
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(1998): Separation in therapeutic groups,
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