| Le teorie del caos, nate per la spiegazione
di fenomeni complessi di vario tipo, temporali, meteorologici,
economici, fisiologici, etc, appaiono di grande utilità
nella descrizione e comprensione di quei processi, ontologicamente
indescrivibili in un'ottica deterministica, quali, ad esempio,
i fenomeni psichici.
In un precedente lavoro ho proposto di considerare
la geometria frattale come un importante meccanismo per la descrizione
di alcune peculiari modalità di funzionamento del complesso
mente-cervello (Zanasi, 1996), questa linea di riflessione si
è rivelata utile anche per la descrizione di alcuni aspetti
dinamici dei gruppi analitici.
Un frattale è un oggetto con una complessa
struttura sottilmente ramificata; ingrandendo gradualmente una
parte della struttura vengono alla luce dettagli che si ripetono
identici a tutte le scale di accrescimento. Un frattale appare
quindi sempre simile a se stesso se lo si osserva a grande, piccola
o piccolissima scala. Mandelbrot ha osservato che molti oggetti
naturali, apparentemente disordinati, godono di questa proprietà.
Un'altra peculiarità dei frattali è
legata al fatto che questi non si esprimono mediante forme primarie,
bensì mediante algoritmi, vale a dire insieme di procedure
matematiche che vengono tradotte in forme geometriche con l'ausilio
di un calcolatore. In tal modo si produce una grande ricchezza
di forme geometriche a partire da un algoritmo piuttosto semplice.
L'esempio più affascinante è l'insieme di Mandelbrot
un frattale dalla straordinaria ricchezza.
L'invarianza di scala trova un notevole parallelismo
nella teoria del caos, nella quale molti fenomeni, benché
seguano rigide regole deterministiche, si rivelano imprevedibili
in linea di principio. Gli eventi caotici, come la turbolenza
atmosferica o le pulsazioni cardiache, manifestano andamenti simili
su scale temporali diverse, più o meno come gli oggetti
dotati di autosomiglianza presentano forme strutturali simili
su scale spaziali diverse. La corrispondenza tra frattali e caos
non è accidentale: è viceversa il segno di una relazione
profonda: la geometria frattale è la geometria del caos.
Un frattale è la trasformazione di
un fenomeno semplice in un meraviglioso disegno, basato sulla
frazione ricorrente dei suoi segmenti.
In questo senso il gruppo analitico può
essere considerato, usando la teoria del caos, come l'analogo
di un frattale.
Infatti, come inizialmente descritto da Foulkes,
la topologia del gruppo si articola in 5 livelli ordinati gerarchicamente;
il gruppo analitico, cioè, può essere descritto
come un continuum, in cui si va dal piano corporeo a quello sociale.
I vari livelli, sono autosomiglianti, in quanto
ogni comunicazione dinamica può essere "attribuita" a ciascuno
di questi livelli e letta ed interpretata nell'area gerarchica
di riferimento. Si può dire che in questo senso il gruppo
si rivela simile ad un frattale in quanto vengono replicati, ai
vari livelli, con una invarianza di scala, gli stessi elementi
tematici.
La qualità frattale del gruppo si può
poi ritrovare anche ad un altro livello: il gruppo analitico infatti
può essere letto come un percorso iniziatico che ripropone
in una sorta di ricapitolazione filogenetica, il processo collettivo
dell'individuazione dell'uomo.
I vari autori che si sono occupati del processo
gruppoanalitico, descrivono fasi di sviluppo, ognuna sfociante
nella successiva, che rappresentano un passaggio critico, un superamento,
una crescita, e appaiono inscritte teleologicamente in una sorta
di "progetto gruppale": ricordiamo qui, per esempio, le sei fasi
di sviluppo descritte da Bennis e Shepard (1956): dipendenza-fuga;
controdipendenza-lotta; rapporti di potere-autorità; incantamento
(accoppiamento); disincantamento; lavoro interdipendente (o di
validazione consensuale), oppure le quattro fasi di Usandivaras
(1985): fase caotica; fase di fusione e disintegrazione; fase
detta di "comunità"; fase della individuazione e del problem
solving maturo.
Questa lettura in senso diacronico longitudinale
del processo di gruppo ha molte analogie con ciò che in
psicologia analitica viene definito individuazione: tutto il processo
analitico, per Jung, è costituito da fasi successive di
passaggio inscritte nel grande processo dell'individuazione.
L'individuazione è la replica personale
del grande cammino collettivo dell'umanità nel suo emergere
dalla indifferenziazione primordiale, questo cammino è
rappresentato nei sistemi immaginali collettivi "prototipici",
i miti di fondazione dell'umanità.
In queste grandi saghe mitologico-religiose
è descritto, con caratteristiche tematiche e strutturali
straordinariamente simili, il processo di sviluppo dell'umanità.
In tutti i miti di fondazione (da quello giudaico
cristiano, a quelli babilonesi, romani, greci, sumeri, ecc.) sono
rappresentate sempre le stesse fasi condivise: all'inizio il mondo
è in uno stato indifferenziato, caotico, uroborico. Successivamente
compare una funzione di separazione e ordinamento del Caos primigenio
impersonata da una figura di Eroe che si ribella: Prometeo, Marduk,
Gilgamesh, ecc.. Poi si assiste ad una fase regressiva, in cui
l'eroe viene momentaneamente sconfitto (Prometeo incatenato, Gesù
che scende agli Inferi, ecc.), infine il processo di nuovo riprende
il suo cammino e c'è il trionfo definitivo dell'eroe.
Queste fasi corrispondono esattamente, come
dimostrato da Neumann (1978), allo sviluppo dell'individuo, nel
suo uscir fuori dallo stato indifferenziato della fusione con
la madre, nel suo confrontarsi eroicamente con i problemi della
separazione, nel suo cedere alle spinte depressive e regressive
conseguenti e, infine, nel suo emergere come individuo differenziato
e autonomo. I miti di fondazione sono un'eco, una risonanza, sul
piano immaginario collettivo di questo processo, tipico della
specie umana, archetipicamente predeterminato e che si dispiega
da sempre con le stesse modalità tematiche.
In questo senso il gruppo analitico rappresenta
il punto di incontro, lo scenario dove si replicano dinamiche
collettive primordiali e dinamiche assolutamente personali, il
gruppo è il punto focale in cui si va dal collettivo all'individuale,
ritroviamo qui nuovamente una autosomiglianza che riecheggia la
natura frattale del gruppo.
Questa peculiare qualità del gruppo
appare riferibile alla stretta equivalenza tra la psiche individuale
e quella gruppale; infatti, come dice Foulkes (1967): "Si potrebbe
parlare di una psiche di gruppo allo stesso modo che si parla
di una psiche individuale. Anche se non riusciamo ad astrarre
dal concetto di individuo in senso fisico e corporeo ci dovrebbe
essere tuttavia più facile superare il nostro abituale
concetto di individuo psichico in modo da cogliere il carattere
sovrapersonale delle reazioni di gruppo: in altri termini i confini
degli individui isolabili nella matrice di gruppo ( che sarebbe
forse meglio indicare con il nome di "individui Psichici") non
coincidono con quelli delle persone fisiche".
Un autore che si è molto occupato dell'argomento
(Fiumara, 1992) sosteneva l'equivalenza tra la mente dell'individuo
e la matrix del gruppo proponendo l'esempio dell'ologramma come
modello esplicativo: l'ologramma è caratterizzato dal fatto
che ciascuna singola parte della lastra olografica contiene tutte
le informazioni di tutto l'insieme; così appaiono le relazioni
tra l'individuo ed il gruppo.
Sempre secondo Fiumara la mente del gruppo
e quella dell'individuo sono sovrapponibili ed entrambe sul piano
psicodinamico tendono alla individuazione.
La natura frattale del gruppo comporta un
ulteriore possibilità di utilizzare la teoria del caos
per descrivere metaforicamente l'azione del gruppo: in questo
senso il gruppo analitico può essere considerato l'analogo
di un attrattore strano o caotico.
Mentre la meccanica classica si presta egregiamente
per la descrizione e la previsione di sistemi semplici, i sistemi
complessi sono caratterizzati da una imprevedibilità intrinseca,
questa aleatorietà rende il loro comportamento imprevedibile
e richiede un diverso approccio concettuale, dato appunto dalle
teorie del caos, queste sono nate per la descrizione e la spiegazione
di fenomeni imprevedibili quali quelli naturali, e la mente ed
il comportamento umano è il più complesso di tutti
i fenomeni naturali.
Un sistema semplice, come per esempio il moto
di un pendolo o le orbite lunari, può essere descritto
perfettamente da poche equazioni nella meccanica classica; queste
descrizioni appartengono alla cosiddetta teoria dei sistemi dinamici.
Un sistema dinamico si compone di due parti: le caratteristiche
del suo stato (cioè le informazioni essenziali sul sistema)
e la dinamica (una regola che descrive l'evoluzione dello stato
nel tempo). Se si rappresenta l'evoluzione di un sistema dinamico
in forma geometrica (grafica) si vede che un sistema che tende
alla quiete, per esempio un pendolo soggetto all'attrito, prima
o poi si ferma e questo può essere rappresentato graficamente
sotto forma di un'orbita che tende verso un punto fisso, questo
punto fisso è detto attrattore perché attrae le
orbite del sistema dinamico. In termini grossolani un attrattore
è ciò verso cui si stabilizza o verso cui è
attratto il comportamento di un sistema. Un sistema più
complesso può possedere più attrattori; sistemi
ancora più complessi hanno attrattori toroidali. Per sistemi
di estrema complessità, quali quelli di competenza delle
dinamiche caotiche (che sono poi quelle dei fenomeni psichici
e in particolare mentali), l'attrattore si chiama attrattore caotico
o attrattore strano, in questo caso le orbite del sistema vengono
continuamente sovrapposte, ripiegate, rimescolate fino a che l'informazione
iniziale è del tutto eliminata e sostituita con nuova informazione.
Il processo di piegamento avviene più volte e produce pieghe
dentro altre pieghe all'infinito. In altre parole un attrattore
caotico è un frattale. Il caos mescola le orbite nello
spazio degli stati esattamente come un fornaio impasta il pane.
L'imprevedibilità dei sistemi complessi,
(quelli dominati dalle leggi del caos) è legata alla amplificazione,
da parte degli attrattori strani, di piccole fluttuazioni iniziali,
molto modeste.
E' chiaro allora che non può esistere
alcuna soluzione esatta, alcun legame, causalmente determinabile,
con gli stati di partenza. Dopo un breve intervallo di tempo l'indeterminazione
corrispondente alla misura iniziale ricopre tutto l'attrattore.
Questo processo verosimilmente può
rappresentare il funzionamento di sistemi complessi, quali il
cervello, ed è molto efficace per descrivere cosa avviene
in un gruppo quando più persone interagiscono sommando,
a vari livelli i corrispettivi delle loro orbite dei sistemi dinamici,
rappresentate in questo caso dalle reti di relazioni che si strutturano
secondo una rete orbitale gestita dall'attrattore caotico costituito
dal gruppo.
Il gruppo, che come si diceva prima, costituisce
un continuum in cui si dispiegano vari livelli dell'esperienza
umana, con la sua funzione di attrattore permette il passaggio
e lo scambio tra diversi piani frattalici, in modo che i vissuti
personali e collettivi vengono continuamente rimescolati e modificati
provocando una nuova informazione e, in definitiva, il cambiamento
e la trasformazione.
Possiamo quindi dire che la natura quindi
sfrutta il caos in modo costruttivo; grazie all'amplificazione
delle piccole fluttuazioni, esso può consentire ai sistemi
naturali di accedere alla novità.
Partendo da questo considerazioni possiamo
ora utilizzare questo schema concettuale anche per i sogni del
gruppo: come si diceva all'inizio il frattale è la trasposizione
grafica dell'algoritmo; in analogia il sogno può essere
considerato una trasposizione grafica di questa natura frattale
del gruppo.
Nei sogni vengono rappresentati a vari livelli
i diversi piani di espressione del continuum gruppale, che a diversi
livelli di autosomiglianza ed invarianza di scala manifesta sempre
lo stesso tema; il viaggio dell'umanità nel suo allontanarsi
dal caos della condizione presimbolica e prelinguistica, l'uscir
fuori del gruppo dallo stato di caos iniziale fusivo, l'emergere
dell'individuo dal caos dei propri conflitti.
I sogni di gruppo appaiono quindi raggruppabili
in due categorie: quelli più direttamente espressivi delle
dinamiche interattive e transferali tra i vari membri e quelli
che si stagliano direttamente dallo sfondo collettivo e che anticipano
e descrivono i grandi temi dell'individuazione; tramite questi
ultimi emergono immagini archetipiche dall'inconscio collettivo.
Queste sono caratterizzate da motivi mitologici,
arcaici religiosi, alchemici, teriormorfi, ed altri simbolismi
arcaici, dalla lontananza dagli eventi quotidiani e dall'intensità
degli affetti associati ad essi. Queste caratteristiche li differenziano
dai "Sogni Persona-li" che manifestano una preponderanza di immagini
basate ontogene-ticamente che riguardano soprattutto i quesiti
ed i conflitti personali del sognatore.
Il sogno archetipico può essere anche
meglio definito come la via dell'approccio simbolico in contrasto
con l'approccio semiotico che guarda alle immagini come segni.
Questi sogni, in analogia a quanto è
successo nella storia dell'umanità per i sistemi collettivi
di rappresentazione dell'universo, sono i generatori dei miti
e delle cosmogonie del gruppo, veri e propri sistema di spiegazione,
comunicazione e significazione dell'esperienza comune che consentono
di affrontare le prime difficili fasi del contatto con gli elementi
caotici e fusivi.
Questi miti del gruppo svolgono cioè
una funzione analoga a quella dei miti e delle religioni antiche,
il cui scopo era appunto di "religare" i dati del reale in un
insieme comprensibile, di fornire cioè una spiegazione
e una sistematizzazione delle realtà spaventose e incontrollabili
della natura.
Queste costruzioni mitico-religiose sono state
il punto di partenza per il progressivo sviluppo del pensiero
che ha portato alla nascita dell'individuo in senso moderno.
Il gruppo quindi appare un vero percorso iniziatico
che consente all'individuo, in un viaggio al di fuori del tempo,
di sperimentare il viaggio dell'Eroe e la nascita del Sé;
viaggio ritmato dalle immagini delle grandi saghe mitologiche
e religiose che trovano nuova vita nei sogni dei vari membri.
Sarà compito precipuo dell'analista
prestare orecchio attento a queste componenti ricche di significato
e di preziosa utilità per l'evoluzione del gruppo stesso,
integrandole, con gli elementi più direttamente legati
alle storie individuali dei vari membri, in un quadro complessivo
di grande respiro e di profondo valore euristico.
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Archetipi e Caos, in "Chaos, Fractals Models,
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