Sogno e gruppo 2


I SOGNI DI GRUPPO COME IMMAGINI FRATTALI
Marco Zanasi


Le teorie del caos, nate per la spiegazione di fenomeni complessi di vario tipo, temporali, meteorologici, economici, fisiologici, etc, appaiono di grande utilità nella descrizione e comprensione di quei processi, ontologicamente indescrivibili in un'ottica deterministica, quali, ad esempio, i fenomeni psichici.

In un precedente lavoro ho proposto di considerare la geometria frattale come un importante meccanismo per la descrizione di alcune peculiari modalità di funzionamento del complesso mente-cervello (Zanasi, 1996), questa linea di riflessione si è rivelata utile anche per la descrizione di alcuni aspetti dinamici dei gruppi analitici.

Un frattale è un oggetto con una complessa struttura sottilmente ramificata; ingrandendo gradualmente una parte della struttura vengono alla luce dettagli che si ripetono identici a tutte le scale di accrescimento. Un frattale appare quindi sempre simile a se stesso se lo si osserva a grande, piccola o piccolissima scala. Mandelbrot ha osservato che molti oggetti naturali, apparentemente disordinati, godono di questa proprietà.

Un'altra peculiarità dei frattali è legata al fatto che questi non si esprimono mediante forme primarie, bensì mediante algoritmi, vale a dire insieme di procedure matematiche che vengono tradotte in forme geometriche con l'ausilio di un calcolatore. In tal modo si produce una grande ricchezza di forme geometriche a partire da un algoritmo piuttosto semplice. L'esempio più affascinante è l'insieme di Mandelbrot un frattale dalla straordinaria ricchezza.

L'invarianza di scala trova un notevole parallelismo nella teoria del caos, nella quale molti fenomeni, benché seguano rigide regole deterministiche, si rivelano imprevedibili in linea di principio. Gli eventi caotici, come la turbolenza atmosferica o le pulsazioni cardiache, manifestano andamenti simili su scale temporali diverse, più o meno come gli oggetti dotati di autosomiglianza presentano forme strutturali simili su scale spaziali diverse. La corrispondenza tra frattali e caos non è accidentale: è viceversa il segno di una relazione profonda: la geometria frattale è la geometria del caos.

Un frattale è la trasformazione di un fenomeno semplice in un meraviglioso disegno, basato sulla frazione ricorrente dei suoi segmenti.

In questo senso il gruppo analitico può essere considerato, usando la teoria del caos, come l'analogo di un frattale.

Infatti, come inizialmente descritto da Foulkes, la topologia del gruppo si articola in 5 livelli ordinati gerarchicamente; il gruppo analitico, cioè, può essere descritto come un continuum, in cui si va dal piano corporeo a quello sociale.

I vari livelli, sono autosomiglianti, in quanto ogni comunicazione dinamica può essere "attribuita" a ciascuno di questi livelli e letta ed interpretata nell'area gerarchica di riferimento. Si può dire che in questo senso il gruppo si rivela simile ad un frattale in quanto vengono replicati, ai vari livelli, con una invarianza di scala, gli stessi elementi tematici.

La qualità frattale del gruppo si può poi ritrovare anche ad un altro livello: il gruppo analitico infatti può essere letto come un percorso iniziatico che ripropone in una sorta di ricapitolazione filogenetica, il processo collettivo dell'individuazione dell'uomo.

I vari autori che si sono occupati del processo gruppoanalitico, descrivono fasi di sviluppo, ognuna sfociante nella successiva, che rappresentano un passaggio critico, un superamento, una crescita, e appaiono inscritte teleologicamente in una sorta di "progetto gruppale": ricordiamo qui, per esempio, le sei fasi di sviluppo descritte da Bennis e Shepard (1956): dipendenza-fuga; controdipendenza-lotta; rapporti di potere-autorità; incantamento (accoppiamento); disincantamento; lavoro interdipendente (o di validazione consensuale), oppure le quattro fasi di Usandivaras (1985): fase caotica; fase di fusione e disintegrazione; fase detta di "comunità"; fase della individuazione e del problem solving maturo.

Questa lettura in senso diacronico longitudinale del processo di gruppo ha molte analogie con ciò che in psicologia analitica viene definito individuazione: tutto il processo analitico, per Jung, è costituito da fasi successive di passaggio inscritte nel grande processo dell'individuazione.

L'individuazione è la replica personale del grande cammino collettivo dell'umanità nel suo emergere dalla indifferenziazione primordiale, questo cammino è rappresentato nei sistemi immaginali collettivi "prototipici", i miti di fondazione dell'umanità.

In queste grandi saghe mitologico-religiose è descritto, con caratteristiche tematiche e strutturali straordinariamente simili, il processo di sviluppo dell'umanità.

In tutti i miti di fondazione (da quello giudaico cristiano, a quelli babilonesi, romani, greci, sumeri, ecc.) sono rappresentate sempre le stesse fasi condivise: all'inizio il mondo è in uno stato indifferenziato, caotico, uroborico. Successivamente compare una funzione di separazione e ordinamento del Caos primigenio impersonata da una figura di Eroe che si ribella: Prometeo, Marduk, Gilgamesh, ecc.. Poi si assiste ad una fase regressiva, in cui l'eroe viene momentaneamente sconfitto (Prometeo incatenato, Gesù che scende agli Inferi, ecc.), infine il processo di nuovo riprende il suo cammino e c'è il trionfo definitivo dell'eroe.

Queste fasi corrispondono esattamente, come dimostrato da Neumann (1978), allo sviluppo dell'individuo, nel suo uscir fuori dallo stato indifferenziato della fusione con la madre, nel suo confrontarsi eroicamente con i problemi della separazione, nel suo cedere alle spinte depressive e regressive conseguenti e, infine, nel suo emergere come individuo differenziato e autonomo. I miti di fondazione sono un'eco, una risonanza, sul piano immaginario collettivo di questo processo, tipico della specie umana, archetipicamente predeterminato e che si dispiega da sempre con le stesse modalità tematiche.

In questo senso il gruppo analitico rappresenta il punto di incontro, lo scenario dove si replicano dinamiche collettive primordiali e dinamiche assolutamente personali, il gruppo è il punto focale in cui si va dal collettivo all'individuale, ritroviamo qui nuovamente una autosomiglianza che riecheggia la natura frattale del gruppo.

Questa peculiare qualità del gruppo appare riferibile alla stretta equivalenza tra la psiche individuale e quella gruppale; infatti, come dice Foulkes (1967): "Si potrebbe parlare di una psiche di gruppo allo stesso modo che si parla di una psiche individuale. Anche se non riusciamo ad astrarre dal concetto di individuo in senso fisico e corporeo ci dovrebbe essere tuttavia più facile superare il nostro abituale concetto di individuo psichico in modo da cogliere il carattere sovrapersonale delle reazioni di gruppo: in altri termini i confini degli individui isolabili nella matrice di gruppo ( che sarebbe forse meglio indicare con il nome di "individui Psichici") non coincidono con quelli delle persone fisiche".

Un autore che si è molto occupato dell'argomento (Fiumara, 1992) sosteneva l'equivalenza tra la mente dell'individuo e la matrix del gruppo proponendo l'esempio dell'ologramma come modello esplicativo: l'ologramma è caratterizzato dal fatto che ciascuna singola parte della lastra olografica contiene tutte le informazioni di tutto l'insieme; così appaiono le relazioni tra l'individuo ed il gruppo.

Sempre secondo Fiumara la mente del gruppo e quella dell'individuo sono sovrapponibili ed entrambe sul piano psicodinamico tendono alla individuazione.

La natura frattale del gruppo comporta un ulteriore possibilità di utilizzare la teoria del caos per descrivere metaforicamente l'azione del gruppo: in questo senso il gruppo analitico può essere considerato l'analogo di un attrattore strano o caotico.

Mentre la meccanica classica si presta egregiamente per la descrizione e la previsione di sistemi semplici, i sistemi complessi sono caratterizzati da una imprevedibilità intrinseca, questa aleatorietà rende il loro comportamento imprevedibile e richiede un diverso approccio concettuale, dato appunto dalle teorie del caos, queste sono nate per la descrizione e la spiegazione di fenomeni imprevedibili quali quelli naturali, e la mente ed il comportamento umano è il più complesso di tutti i fenomeni naturali.

Un sistema semplice, come per esempio il moto di un pendolo o le orbite lunari, può essere descritto perfettamente da poche equazioni nella meccanica classica; queste descrizioni appartengono alla cosiddetta teoria dei sistemi dinamici. Un sistema dinamico si compone di due parti: le caratteristiche del suo stato (cioè le informazioni essenziali sul sistema) e la dinamica (una regola che descrive l'evoluzione dello stato nel tempo). Se si rappresenta l'evoluzione di un sistema dinamico in forma geometrica (grafica) si vede che un sistema che tende alla quiete, per esempio un pendolo soggetto all'attrito, prima o poi si ferma e questo può essere rappresentato graficamente sotto forma di un'orbita che tende verso un punto fisso, questo punto fisso è detto attrattore perché attrae le orbite del sistema dinamico. In termini grossolani un attrattore è ciò verso cui si stabilizza o verso cui è attratto il comportamento di un sistema. Un sistema più complesso può possedere più attrattori; sistemi ancora più complessi hanno attrattori toroidali. Per sistemi di estrema complessità, quali quelli di competenza delle dinamiche caotiche (che sono poi quelle dei fenomeni psichici e in particolare mentali), l'attrattore si chiama attrattore caotico o attrattore strano, in questo caso le orbite del sistema vengono continuamente sovrapposte, ripiegate, rimescolate fino a che l'informazione iniziale è del tutto eliminata e sostituita con nuova informazione. Il processo di piegamento avviene più volte e produce pieghe dentro altre pieghe all'infinito. In altre parole un attrattore caotico è un frattale. Il caos mescola le orbite nello spazio degli stati esattamente come un fornaio impasta il pane.

L'imprevedibilità dei sistemi complessi, (quelli dominati dalle leggi del caos) è legata alla amplificazione, da parte degli attrattori strani, di piccole fluttuazioni iniziali, molto modeste.

E' chiaro allora che non può esistere alcuna soluzione esatta, alcun legame, causalmente determinabile, con gli stati di partenza. Dopo un breve intervallo di tempo l'indeterminazione corrispondente alla misura iniziale ricopre tutto l'attrattore.

Questo processo verosimilmente può rappresentare il funzionamento di sistemi complessi, quali il cervello, ed è molto efficace per descrivere cosa avviene in un gruppo quando più persone interagiscono sommando, a vari livelli i corrispettivi delle loro orbite dei sistemi dinamici, rappresentate in questo caso dalle reti di relazioni che si strutturano secondo una rete orbitale gestita dall'attrattore caotico costituito dal gruppo.

Il gruppo, che come si diceva prima, costituisce un continuum in cui si dispiegano vari livelli dell'esperienza umana, con la sua funzione di attrattore permette il passaggio e lo scambio tra diversi piani frattalici, in modo che i vissuti personali e collettivi vengono continuamente rimescolati e modificati provocando una nuova informazione e, in definitiva, il cambiamento e la trasformazione.

Possiamo quindi dire che la natura quindi sfrutta il caos in modo costruttivo; grazie all'amplificazione delle piccole fluttuazioni, esso può consentire ai sistemi naturali di accedere alla novità.

Partendo da questo considerazioni possiamo ora utilizzare questo schema concettuale anche per i sogni del gruppo: come si diceva all'inizio il frattale è la trasposizione grafica dell'algoritmo; in analogia il sogno può essere considerato una trasposizione grafica di questa natura frattale del gruppo.

Nei sogni vengono rappresentati a vari livelli i diversi piani di espressione del continuum gruppale, che a diversi livelli di autosomiglianza ed invarianza di scala manifesta sempre lo stesso tema; il viaggio dell'umanità nel suo allontanarsi dal caos della condizione presimbolica e prelinguistica, l'uscir fuori del gruppo dallo stato di caos iniziale fusivo, l'emergere dell'individuo dal caos dei propri conflitti.

I sogni di gruppo appaiono quindi raggruppabili in due categorie: quelli più direttamente espressivi delle dinamiche interattive e transferali tra i vari membri e quelli che si stagliano direttamente dallo sfondo collettivo e che anticipano e descrivono i grandi temi dell'individuazione; tramite questi ultimi emergono immagini archetipiche dall'inconscio collettivo.

Queste sono caratterizzate da motivi mitologici, arcaici religiosi, alchemici, teriormorfi, ed altri simbolismi arcaici, dalla lontananza dagli eventi quotidiani e dall'intensità degli affetti associati ad essi. Queste caratteristiche li differenziano dai "Sogni Persona-li" che manifestano una preponderanza di immagini basate ontogene-ticamente che riguardano soprattutto i quesiti ed i conflitti personali del sognatore.

Il sogno archetipico può essere anche meglio definito come la via dell'approccio simbolico in contrasto con l'approccio semiotico che guarda alle immagini come segni.

Questi sogni, in analogia a quanto è successo nella storia dell'umanità per i sistemi collettivi di rappresentazione dell'universo, sono i generatori dei miti e delle cosmogonie del gruppo, veri e propri sistema di spiegazione, comunicazione e significazione dell'esperienza comune che consentono di affrontare le prime difficili fasi del contatto con gli elementi caotici e fusivi.

Questi miti del gruppo svolgono cioè una funzione analoga a quella dei miti e delle religioni antiche, il cui scopo era appunto di "religare" i dati del reale in un insieme comprensibile, di fornire cioè una spiegazione e una sistematizzazione delle realtà spaventose e incontrollabili della natura.

Queste costruzioni mitico-religiose sono state il punto di partenza per il progressivo sviluppo del pensiero che ha portato alla nascita dell'individuo in senso moderno.

Il gruppo quindi appare un vero percorso iniziatico che consente all'individuo, in un viaggio al di fuori del tempo, di sperimentare il viaggio dell'Eroe e la nascita del Sé; viaggio ritmato dalle immagini delle grandi saghe mitologiche e religiose che trovano nuova vita nei sogni dei vari membri.

Sarà compito precipuo dell'analista prestare orecchio attento a queste componenti ricche di significato e di preziosa utilità per l'evoluzione del gruppo stesso, integrandole, con gli elementi più direttamente legati alle storie individuali dei vari membri, in un quadro complessivo di grande respiro e di profondo valore euristico.

 

BIBLIOGRAFIA

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ZANASI

Archetipi e Caos, in "Chaos, Fractals Models, a cura di Marsella Guindani F. e Salvadori G.,
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