| "Cielo, se questo
è sogno, sospendimi la memoria ; come possono in un sogno
accadere tante cose" ?
Calderòn
de la Barca
Quando un individuo
comincia a portare un sogno in gruppo, si verifica in entrambi
un forte cambiamento. Ciò sta a significare che gruppo
ed individuo sono pronti a comunicare e a condividere l'esperienza
del sognare.
La comunicazione del
sogno instaura una catena associativa che costituirà la
storia del gruppo. Il sogno diventa allora uno strumento del gruppo
per dare valore ad esso ed al suo percorso. Dice lo scrittore
americano Paul Sanberg (1) che non avviene nulla se prima non
si sogna.
Sigismondo nella "Vida
es " (2) esclama "Cielo, se questo è sogno, sospendimi
la memoria ; come possono in un sogno accadere tante cose" ?
E. Bion, "ogni uomo
deve poter "sognare" un'esperienza mentre gli capita, sia che
gli capiti nel sonno, sia che gli capiti da sveglio" (3). La divisione
classica tra pensiero diurno e notturno nel senso di considerare
il sogno come aspetto strutturale dell'inconscio viene superata
da Bion che considera la funzione onirica "parte integrante del
pensiero di veglia... un ponte per l'esercizio del pensiero cosciente"
"una forma particolare e basica della funzione simbolica, ....
primo stadio evolutivo del pensiero simbolico". (4)
Partendo dalla percezione
delle esperienze emotive il sogno è il tentativo di generare
nuovi significati. Infatti per essere sognate queste esperienze
"devono acquisire le caratteristiche del pensiero" essere trasformate
nella funzione a. Pensieri onirici e pensieri coscienti differiscono
rispetto alla qualità e alla quantità di capacità
trasformative messe in atto proprio da questa funzione.
"L'atto di sognare
crea l'inconscio, e dunque la coscienza" in un continuo processo
di scambio.
L'atto del sognare
in un gruppo e la comunicazione del sogno rappresentano quindi
il poter percepire un'esperienza, il poterla sognare mentre la
si vive per poterla poi trasformare in pensiero.
Questo mi sembra il
senso della funzione del sogno in gruppo.
Se la trasformazione
dell'esperienza emozionale in esperienza cognitiva avviene sulla
linea della trasformazione è possibile attivare nel gruppo
una partecipazione immaginativa, l'amplificazione dell'esperienza
e la costruzione di senso e di significato.
Il sogno in genere
è stato considerato come prodotto del mondo interno dell'individuo
e non come prodotto relazionale. Dobbiamo forse pensarlo non solo
come espressione dell'esperienza affettiva ed emotiva interna
dell'individuo, ma anche come espressione della qualità
dell'ambiente e della relazione tra i membri del gruppo. Nel gruppo
esperienziale il sogno è l'espressione di come l'individuo
rappresenta a sé stesso il gruppo in quel momento o come
se lo è rappresentato prima di vivere l'esperienza, come
ne ha mutato o/e ne ha mantenuto la rappresentazione.
Il mondo della rappresentazione
si configura, riferendoci a Sandler (5), come un mondo stabile
con regole ben precise da un lato, e dall'altro con radici nell'ambito
del "non esperienziale" e della moltitudine delle impressioni.
È interessante
considerare con Zavattini e Norsa "il recupero dell'interesse
per il funzionamento inconscio della mente come una particolare
"funzione onirica" collegata, da una parte, al concetto Kleiniano
di "fantasia inconscia" e, dall'altra, al mondo rappresentazionale
costituito da ricordi, sensazioni, emozioni del presente e del
passato" (6). Il sogno si configura allora come "espressione dell'Inconscio
in senso dinamico" (6) luogo dell'esperienza soggettiva e gruppale.
Nel gruppo e nel sogno di gruppo l'individuo sperimenta la simulazione
mentale di sé e delle proprie relazioni in situazioni di
autonomia dalla realtà esterna.
Il gruppo esperienziale
permette al partecipante di sperimentare la copia della rappresentazione
che egli ha delle relazioni che costituiscono quella del suo gruppo
interno, riorganizzare i propri scenari, rivedere le aspettative
ideali su come egli ha pensato o creato al suo interno il gruppo
in riferimento all'onnipotenza e alla idealizzazione.
Quando l'azione motoria
diretta verso il mondo esterno viene soppressa e l'individuo si
trova insieme ad altri individui a vivere un'esperienza di gruppo,
l'esperienza ha a che fare con la somma degli schemi interni dei
singoli soggetti che sono utilizzati per riorganizzare i dati
e le regole su cui si fonda il nuovo vissuto.
Questa riorganizzazione
basata sui singoli schemi interni regolerà le aspettative
ideali su come deve essere un gruppo, sulla terapeucità
dei rapporti nella maggiore attenzione a prendersi cura dell'altro.
Il sogno in gruppo
rappresenta, quindi, la necessità di creare un riferimento
interno a cui tutti i membri possono rapportarsi per affidare
parti di sé vissute semplicemente o per evacuare o per
sperimentare o per trasformare.
Il sogno è una
forma di comunicazione ad alto significato rappresentazionale
che coinvoglia e mette insieme problematiche a livello individuale,
a livello gruppale e a livello di percorso terapeutico o di esperienza.
È un indicatore prezioso di incastri tra mondi interni
individuali che il gruppo può vivere come produzione psichica
collettiva.
Se assumiamo la prospettiva
bioniana dobbiamo considerare il gruppo esperienziale come "stato
mentale" (3) nel quale operano allo stesso tempo le due diverse
categorie di pensiero, quella emozionale che si rifà agli
assunti di base e quella cognitiva che si rifà all'assolvimento
di compiti intellettuali, considerare il gruppo contemporaneamente
come entità sociologica e come entità emotiva primitiva.
Claudio Neri (7) nell'individuare
i principi che indirizzano la pratica del gruppo esperienziale
sottolinea l'importanza del "Work in progress, dell'interazione
tra pratica e teoria, dell'oscillazione tra conoscenza e partecipazione,
della centralità della nozione di trasformazione e del
privilegio del collettivo".
Il sogno è un
oggetto di investimento affettivo, è un'esperienza dell'Io,
del tu, del collettivo, è una vicenda che accomuna tutti,
è un inizio e una fine, è una memoria collettiva
è un pensiero di gruppo, un luogo, una scena dove tutti
i vissuti vengono rappresentati .
Essere in gruppo allora
può essere raffigurato dal sogno di Alessia. "Ero su un
isolotto dove vedevo un gruppo di gabbiani. Altri gabbiani stavano
su isolotti vicini. Io anche ero un gabbiano. C'e molto disordine
ed il verso dei gabbiani mi procurava fastidio e confusione, un
confondersi ed un sostituirsi di gabbiani. Io conoscevo solo quattro
o cinque gabbiani. Sentivo però che l'isolotto era stabile
; da qui potevo trovare limiti e confini. Allora il verso dei
gabbiani non mi dava più fastidio". Il sogno mette in evidenza
vissuti di isolamento, di confusione, di perdita di confini. Un
linguaggio fastidioso, sgradevole(parlare di sé non sempre
in gruppo è facile), può essere convertito in sensazioni
piacevoli, se ci si può sentire in un luogo stabile, con
limiti sicuri, all'interno della collettività non più
vissuta come pericolosa e confusiva. L'andare e il venire delle
persone fa sentire il gruppo frammentato, troppo vasto. Da una
parte l'esigenza di essere in pochi per poter interiorizzare il
gruppo, dall'altra parlare di sé può essere sentito
come prendersi uno spazio troppo grande rispetto ad altri membri.
Così Giulia
vede un "cerchio molto nitido, blu. Dentro e fuori lo stesso colore
più vivo, come il cielo. Giulia guarda il cerchio dall'alto.
Lo vede come fosse inclinato, percepisce però di stare
dentro. Vede cinque persone che parlano. All'interno lo spazio
risulta un po' vuoto". A questo sogno fatto all'inizio del gruppo
esperienziale ne segue un altro, verso la fine dell'esperienza,
nel quale Giulia "vede tutto il gruppo, ne riconosce le facce.
Il gruppo è su un prato in cerchio tra un palazzo e un
muro. Per terra sono state messe delle coperte". Dopo la narrazione
del sogno la posizione del gruppo cambia. Si avvertono movimenti
per mettersi tutti vicini, ma viene espresso il timore di farlo.
Alla fine il gruppo costituirà un cerchio.
"Nella simbologia indiana
il cerchio è un simbolo del Sé" (8). Infatti esso
esprime "la totalità della psiche in tutti i suoi aspetti".
Brahma e Budda volgono lo sguardo in modo circolare. Il cerchio
è formato da una sola linea, la quale contiene tutti i
punti e questi sono equamente distanti dal centro. Distanza, appartenenza,
similitudine, familiarità, caratteristiche che qualificano,
che hanno qualità di durata o di provvisorietà e
che sono legate al tempo. Il sogno nel gruppo le contiene tutte,
in quanto la psiche umana mantiene tracce mnestiche residue degli
stati filogenetici dello sviluppo. L'uomo, sognando, risponde
ad essi e alle sue forme simboliche, residue di un inconscio collettivo
il cui contenuto psichico è di natura istintuale. Pensando
al cerchio come figura geometrica, la cui circonferenza delimita
lo spazio, e pensando al gruppo nella sua disposizione circolare,
non possiamo non fare alcune considerazioni sull'interno che si
viene a costituire. Nella posizione circolare i membri del gruppo
si possono immaginare o sentire più vicini e per dirla
con Masud Khan (12) unirsi con gli occhi. Se immaginiamo degli
spostamenti da parte dei membri sulla linea della circonferenza,
tutti nello stesso tempo e alla stessa maniera, si può
pensare, in modo ideale, che tutti raggiungono il centro. Il centro
rappresenta l'anima del gruppo, il punto d'incontro dell'inconscio
dei singoli membri.
Kohut (9) dice che
"bisogna poter esistere per poter sognare" forse oggi potremmo
dire che "bisogna poter sognare per poter conoscere" e quando
appare un sogno si può dire che un aggregato è diventato
o sta diventando un gruppo e che sta iniziando una conoscenza
di sé.
Aspetti legati al contesto
istituzionale, al binomio normalità e patologia appaiono
evidenti nel sogno di Marina.
"Il gruppo, disposto
nello stesso modo in cui si disponeva durante l'incontro settimanale
all'Università, era invece in una stanza di un ospedale
psichiatrico. Ognuno doveva spiegare un sogno, che era disegnato
su un maxischermo.
Marina cercava di leggere
le immagini ma non ci riusciva. Neppure gli altri riuscivano a
spiegare il sogno davanti ad una giuria che stava di fronte a
loro, impassibile. Solo un membro di questa, che sembrava cattivo
ma che alla fine si rivelava buono, riusciva ad interpretarlo".
Marina collega il sogno
al gruppo. Il successivo lavoro mette in luce gli aspetti super
egoici dell'Istituzione, la distanza con i professori, l'interferenza
con la cattedra e la paura di poter essere scambiati per pazzi,
come se i confini tra salute mentale e malattia fossero troppo
sfumati. La giuria del sogno rappresenta l'esame e la valutazione
delle tesine.
Il gruppo è
un sogno che non si può spiegare, un'esperienza che risente
dei condizionamenti istituzionali, ma che può trovare rassicurazione
dalla figura benevola del conduttore.
Carla sogna la festa
del papà. "c'erano delle candele gialle. Una ragazza del
gruppo le aveva accese, ma Carla diceva di non farlo per metterle
poi sulla torta per la festa del papà". Il sogno è
l'occasione per rivivere in gruppo il trauma della morte del padre
quando è toccato ad un amico darle la notizia. In un altro
sogno Francesca racconta "mio padre era morto. Accanto a me c'era
Rambo che mi diceva di non preoccuparmi. Mi trovo in un aula universitaria.
Sono in alto e mi chiedo come farò ad arrivare fino in
fondo. Scendo giù a saltelli fino ad arrivarci".
Carla non ha potuto
più pensare alla sua dolorosa esperienza perché
sentiva che il dolore la sommergeva. Si è sempre imposta
di essere forte. Ora sentendosi accolta nel gruppo può
avvicinarsi ad essa con più coraggio. Sentendosi meno sola
Francesca sa nel sogno che può arrivare al gruppo, anche
se si trova in un'aula universitaria, perché può
manifestare ed esprimere contenuti dolorosi che potranno essere
accolti.
Eugenio Gaburri (10)
indica nelle prospettive di ricerca in psicoanalisi la direzione
di "circoscrivere e individuare gli spazi rimasti vuoti, enigmatici,
inesplorati (ciò che si sa di non sapere) .... stimolando
l'elaborazione e la trasformazione dei modelli".
Il gruppo esperienziale,
condotto da persone formate psicoanaliticamente, come strumento
di formazione rappresenta uno spazio "vuoto, enigmatico, non ancora
esplorato" ?. Difficile rispondere a questa domanda rispetto ai
binomi familiarità-estraneità, normale-patologico,
reale-irreale. Difficile rispondere soprattutto per quanto riguarda
il significato ed il valore del sogno.
Individui estranei
tra loro con elementi di familiarità nella scelta della
facoltà, nella contiguità occasionale della esperienza
come vivono questa esperienza di gruppo ?
Il gruppo esperienziale,
formato da persone che non chiedono intervento psicologico (viene
precisato nel contratto che il gruppo non è un gruppo terapeutico),
ma mostrano alle volte grande necessità di aiuto, sembra
muoversi in un ambito che oscilla tra realtà e irrealtà,
normalità e patologia, come un gruppo di transizione tra
un'esperienza condivisa e un'esperienza a dimensione insatura.
Si potrebbe dire con
Kaes (11) che il setting del gruppo esperienziale è in
un rapporto di incastro e di reciprocità con il setting
della stessa istituzione, con il setting interno del terapeuta
e che ciascuno a suo modo partecipa al mantenimento e alle reciprocità
dei setting nel loro rapporto antagonistico e complementare (setting
amministrativo dell'istituzione contro setting esperienziale).
Il gruppo, in quanto
formazione psichica intermedia, dice Kaes (11), è ciò
che nell'istituzione lega i soggetti tra loro, in una realizzazione
di tipo onirico, attraverso la comunanza dei sintomi, dei fantasmi
e dei contesti istituzionali.
Il gruppo esperienziale
è un gruppo nei gruppi, in quello più ampio della
Facoltà di Psicologia, della Cattedra di Dinamica di gruppo,
di quello di supervisione, di altri gruppi di supervisione, di
quello degli studenti, di quello di altri gruppi esperienziali.
Un po' come le scatole cinesi o le matrioske in cui una scatola
o una bambola contiene l'altra ma da essa è contenuta in
uno scambio di misure e di rapporti. Un'esperienza che si gioca
tra realtà e irrealtà, dove la nascita o la presentazione
dell'oggetto sono compulsivamente vissuti fantasticando una non
fine.
L'esperienza del gruppo
esperienziale riguarda quindi il senso del noi e la differenziazione
da altri gruppi, la reciprocità, l'uso della relazione
e la sua eventuale costante relazione negativa, il monitoraggio
affettivo reciproco.
Deve quindi il gruppo
esperienziale sostenere e riconoscere gli investimenti narcisistici,
contenere le ansie primitive, mantenere punti di riferimento identificatori
nella protezione contro la solitudine e l'ignoto ?
Nella costruzione del
gruppo entrano in campo bisogni di sicurezza, di alleanza inconscia,
di saperi condivisi, di ideali comuni ?
Il sogno si configura
come uno dei sistemi di autorappresentazione del gruppo e degli
individui capaci di produzione di significati emotivi profondi,
linguaggio ed espressione inconscia di comunicazione di meccanismi
primitivi ? Interrogativi questi lasciati aperti in una dimensione
insatura per essere oggetto di ricerca e di approfondimenti teorici
ed esperenziali.
BIBBLIOGRAFIA
(1) P. Sanberg, Over
the conter drugs, (Harmless or hazardous, 1986, Chelsea house
publishers.
(2) Calderòn
de la Barca, La vita è sogno, Adelphi, 1967, Milano.
(3) Bion W. R.
(1962), Apprendere dall'esperienza, Armando, Roma, 1972.
(4) Riolo F.,
Sogno e teoria della conoscenza in psicoanalisi, p. 45, in Neri
C., Correale A., Fadda P., Letture Bioniane, Roma, Borla, 1994.
(5) Sandler G.,
L'inconscio e il mondo rappresentazionale, in Ammaniti M., Stern
D. N. (a cura di), Rappresentazioni e narrazioni, Laterza, Bari,
1991.
(6) Zavattini
G. C., Norsa, Intimità e collusione, Milano, Cortina, 1997.
(7) Neri C.,
Introduzione in Formazione e terapiadi gruppo. Non pubblicato.
(8) Amorfini
G., relazione del libroYung C. G. "L'uomo ed i suoi simboli".
Non pubblicato.
(9) in Nebbiosi
G., "La relazione enpatica : dal setting duale al setting di gruppo",
in Formazione e terapia di gruppo. Non pubblicato.
(10) Gaburri
E., in Rugi G., Gaburri E. (a cura di), Il campo gruppale, Roma,
Borla, 1998.
(11) Kaes R.,
Le esigenze del lavoro psichico imposte nelle istituzioni ai propri
membri, in Rugi G., Gaburri E. (a cura di), Il campo gruppale,
Roma, Borla, 1998.
(12) Masud R.
Khan M., Lo spazio privato del sé, Bollati Boringhieri,
Torino 1979.
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