Sogno e gruppo 2

CHI SOGNA NEL GRUPPO?
Pierre Ruffieux


Mi propongo di esplorare una o due piste sullo statuto del sogno nel gruppo basandomi su alcune referenze teoriche e letterarie e sul materiale clinicodella mia pratica. Se l'attività onirica è un'attività psichica fondamentalmente individuale poichè presuppone il sonno, dunque la sospensione di ogni motricità e di ogni comunicazione con l'ambiente, la sua dimensione gruppale merita di essere investigata e noi non possiamo che rallegrarci che questo incontro ce ne dia l'occasione.

 

Per iniziare con la letteratura, evocherò R.Silverberg, che nella Trilogie de Majipor racconta la storia di un pianeta gigantesco dove le funzioni collettive del sogno sono pregnanti, sia come mezzo di comunicazione sia come strumento del potere: tra le istanze che governano questo mondo, i fabbricanti di sogni occupano una posizione capitale, la dimensione individuale e la dimensione collettiva del sogno si mescolano senza che il sognatore possa sempre separarne i fili. Silverberg esplora la dimensione collettiva del sogno nella orizzontalità e nel sincronismo. In confronto, un racconto di J.L.Borges, Les ruines circulaires, mostra un sognatore la cui creazione onirica prende vita, ma che lui stesso è il personaggio di un sogno fatto a monte da qualcun altro; la dimensione collettiva del sogno s'iscrive qui nel trasgenerazionale, la verticalità e il diacronismo.

 

Si è detto che la seduta di psicanalisi può essere considerata analoga a un sogno; per J.Laplanche, citato da Roussillon, essa costituisce perfino una "formazione dell'incosciente" allo stesso titolo del sogno. D.Anzieu va ancora più in la applicando al gruppo una formula sulla quale appoggerò la mia illustrazione clinica: "Dal punto di vista della dinamica psichica, il gruppo è un sogno".

Fra le domande che pone l'articolazione del sogno e del gruppo, la prima è forse quella della funzione e del significato dei sogni apportati nel gruppo dai partecipanti: il loro valore auto-rappresentativo e sintetico è stato ben messo in evidenza da J.B.Pontalis, che dubita per altro della loro analizzabilità e attribuisce loro piuttosto una funzione di contenente.

Secondo me, l'interpretazione dei sogni non è la via regale verso l'incosciente di gruppo, nel quale l'attività interpretativa s'appoggerà piuttosto su metafore e racconti metaforici, ma mi sembra interessante domandarsi se è possibile comprendere le associazioni che sorgono e si incrociano durante una seduta di gruppo come si trattasse di un sogno. E' in rapporto a questa interrogazione, che riguarda sia la qualità del processo gruppale sia quella dell'ascolto dell'analista, che presenterò il mio materiale clinico.

 

Si tratta di un gruppo misto, chiuso, che comprende sei partecipanti impegnati in questo approccio con motivazioni di formazione o di trattamento, e che si riunisce una volta alla settimana durante due anni.La seduta che presenterò si situa dopo un anno e mezzo, nel periodo di stato del gruppo, prima che i problemi legati al termine emergano esplicitamente.

In tale contesto, potevo lasciarmi andare durante le sedute ad un ascolto fluttuante simile a quello che posso sperimentare nei trattamenti analitici individuali, senza che mi sia necessario essere molto attento alla mia funzione inquadrante, contenente e incitante, sia pure provando una certa ansietà di fronte all'apparizione recente di fenomeni di assenteismo rotatorio in un gruppo fino allora fedelissimo. La prima seduta di cui tratto qui si è svolta in un'atmosfera emozionale calma, poco interattiva, ciascuno apportando in modo apparentemente scucito aneddoti o immagini sui quali gli altri potevano associare. Una gran parte del contenuto della seduta si era cancellata nella mia memoria quando ho voluto trascriverla.

Tre immagini mi restavano l'evocazione della serie televisiva Missione Impossibile aveva condotto un membro del gruppo a prendere coscienza della sua incapacità a rendere felici i suoi genitori; un'altra aveva evocato il ricordo di sua madre che, senza lamentarsi, prendeva sempre per sé stessa la prima fetta -secca- di pane prima di distribuirlo alla sua famiglia; un terzo aveva parlato della recente nascita di sei gemelli in Francia, del sovraccarico di lavoro che ciò doveva rappresentare per i genitori. In mezzo a un fuoco di associazioni, qualcuno aveva finalmente riportato questa ultima situazione a quella del gruppo-composto ugualmente da sei partecipanti, ciò che mi aveva permesso di prender coscienza che gli elementi sparsi portati nella seduta riguardavano la mia posizione materna nel gruppo, vissuta contemporaneamente come onnipotente e manchevole.

La seduta seguente cominciò con violenti attacchi contro una partecipante assente. Appoggiandomi sul materiale della precedente, potei interpretare la preoccupazione del gruppo di essere al completo e evocare la sua scontentezza nel constatare che non ero capace di assicurare questa funzione di contenente. In seguito a questo intervento, numerosi partecipanti evocarono con molta emozione ricordi d'infanzia legati all'abbandono, alla negligenza, perfino ai maltrattamenti subiti da genitori incapaci o cattivi. L'attitudine incoraggiante e compassionevole degli altri permise l'espressione di contenuti violenti in un'atmosfera di relativa sicurezza. In fine di seduta, ho potuto evocare la favola di Pollicino, che mi è sembrata sintetizzare meglio i movimenti del gruppo riunendo i temi dell'insufficenza dei genitori, dell'abbandono, della solidarietà dei fratelli, della riparazione grandiosa. Dopo questa seduta emerse naturalmente la questione della fine del gruppo, e l'assenteismo rotatorio diminuì sensibilmente.

Per riassumere questa illustrazione clinica, ho dunque considerato un po' artificialmente la prima seduta presentata come un sogno del gruppo, offerto al nostro desiderio di capire quello che si tramava nell'agire -le assenze - riguardo alla questione della fine, dell'abbondono, della onnipotenza. Le associazioni del gruppo a partire da questo materiale ne hanno permesso una certa analisi , poi la raccolta sotto forma di un racconto metaforico - la favola di Pollicino - sorto spontaneamente nella mia coscienza alla seduta seguente.

 

Per concludere, ritornerò al mio titolo lasciando sospesa la domanda: se c'è sogno nel gruppo, sogno del gruppo, chi è il sognatore? I partecipanti del gruppo mettono in scena il sogno dell'analista nello stesso tempo che costui è concretizzazione dei sogni del gruppo in una circolarità senza fine? A Borges l'ultima parola: "Con sollievo, con umiliazione, con terrore, egli capì che anche lui era un'apparenza, che un altro stavasognandolo."


BIBLIOGRAFIA

Robert Laffont

L. Borges, Les Ruines Circulaires, in Fictions, Folio, 1983

R. Roussillon, Logiques et ArchÈologiques du Cadre Psychanalytique, PUF, 1995

D. Anzieu, Etude psychanalytique des groupes rÈels, Les Temps Modernes, juillet 1966

J.B. Pontalis, RÍves dans un groupe, Le Travail Psychanalytique dans les Groupes, 1973

 




 

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