| Esiste una stretta relazione tra situazione di gruppo e situazione
onirica. Secondo Freud (1938 "Compendio di psicoanalisi"), il
transfert di materiale inconscio ed il relativo lavoro onirico
sono stimolati dalla pulsione di sonno. Lo stato di sonno è
la ripetizione dello stato intrauterino cui tende l'individuo
e la corrispondente pulsione di sonno esprime la tendenza a ritornare
a questo stato di indifferenziazione con la madre. E' dunque la
situazione di sonno, in quanto stato indifferenziato, a favorire
l'emergere dei contenuti inconsci nel sogno.
Nella situazione di gruppo, grazie all'indebolimento dei meccanismi
difensivi nel setting analitico, viene stimolata la fluidità
di materiale inconscio ed in particolare quello connesso ai conflitti
imbriglianti nelle situazioni problematiche e che trovano, nel
gruppo, libera espressione. Il gruppo, immerge l'individuo in
una situazione di scambio collettivo inconscio tale per cui è
possibile affermare che esista una "pulsione di gruppo", intesa
quale tendenza all'indifferenziato transpersonale. E' questo stato
di sonno-gruppo a stimolare la produzione onirica.
Il setting gruppale infatti è un campo mentale che occupa
integralmente lo spazio onirico dei pazienti (C. Amaro, "Uno e
molti: i sogni di gruppo", 1997), reso evidente dalla caratteristica
configurazione delle icone presenti nei sogni raccontati in gruppo
e riferiti alla partecipazione ed al coinvolgimento nel gruppo
stesso.
Le icone oniriche sono immagini visive del sogno, che rappresentano
e condensano significati inconsci fondamentali. Esse sono costruzioni
attraverso le quali la mente esprime se stessa, il suo passato
mobilitato dall'azione dei fantasmi e le sue spinte creative.
L'icona è una struttura visiva che attinge infatti al passato
fantasmatico familiare e si proietta verso il futuro. In questo
senso è una produzione del transpersonale, un'immagine
collettiva attraverso cui, il transpersonale, rappresenta la sua
incessante processualità e la sua storia nel tempo del
gruppo.
Peculiarità dell'icona è di costruire visivamente
l'oggetto, o tema psicologico, che rappresenta e ne è origine,
poiché possiede identica natura e sostanza. In quanto costruzione
essa ha un valore simbolico simbolopoietico e quindi una dimensione
trasformativa che si evidenzia, nel qui ed ora del gruppo, grazie
alla costellazione dei contenuti associativi.
Il campo mentale gruppale diventa, grazie ai significanti iconici,
matrice di modelli mentali. Il sogno, come espressione dell'inconscio
e del rimosso, diviene così luogo di significazione di
eventi in formazione proponendo, attraverso le immagini iconiche,
elementi per la comprensione di ciò che è in essere,
un qualcosa di non ancora esistente, un pensiero non ancora presente
ma che trova nelle icone uno spazio da cui nascere ed esprimersi.
L'icona in quanto produzione dell'inconscio, è pura forma
mentale, senza ancora spessore di immediata presenza immaginativa,
percettiva, simbolica, realmente esistente ma non direttamente
presente. Essa esprime un progetto in formazione poichè
riferito ad eventi possibili, ad un qualcosa che potrà
verificarsi e dunque cambiare.
Le produzioni oniriche dell'attività immaginifica, del
piccolo gruppo, vengono identificate come icone simbolopoietiche,
in quanto capaci di generare nuovi significati e valori, ed il
loro presentarsi permette l'apertura allo sviluppo del processo
creativo simbolico.
La qualità simbolopoietica dell'icona sembra rispondere
all'esigenza fondamentale della mente umana di un incessante nutrimento
simbolico, nello stesso modo in cui il corpo si nutre di cibo,
sensazioni, emozioni. L'icona onirica è l'espressione in
potenza di tutti i possibili significanti simbolici, configurandosi
in tal modo come forma a priori, preconcezione, calco su un terreno
destinato a riconoscere la forma che gli corrisponde e da cui
è possibile intuire la forma convessa adatta ad inserirsi
nel concavo calco.
Mentre i simboli sono un sistema tendente all'infinito, nel senso
che si possono sempre creare nuovi simboli, le basi della simbolizzazione
sono invece limitate e rimandano ai significati affettivi di base.
In questo senso, lo spazio iconico dà libera espressione
ai personaggi fondamentali transpersonali delle vicende storiche
narrate dai pazienti e, nello stesso tempo, favorisce e rappresenta
l'insieme possibile delle libere associazioni che il gruppo attiva.
Per tale ragione l'icona esprime l'espansione dell'universo psichico
interno.
Siamo di fronte ad una diversa concezione dell'inconscio e del
rimosso, così come emergono nelle icone oniriche originate
dal campo mentale gruppale, poiché non sono più
considerati unicamente espressione di un contenitore di accadimenti
traumatici sepolti in un passato ormai cristallizzato.
L'immagine iconica contiene in sé le dimensioni del simbolo
analitico portatore del rimosso, alla base delle strutture patologiche,
e del simbolismo inconscio, concernente il sapere enciclopedico
che condensa i significati primari dell'esistenza, alla base dell'apertura
verso un futuro libero agli eventi, cioè alla possibile
realizzazione di trasformazioni dell'Io (C. Amaro op. cit.).
Le icone in gruppo organizzano una scenografia onirica che non
rappresenta in sé un accadimento reale e non è solo
un simbolo, ma esprime un evento mentale che è parte del
processo di costruzione simbolica. Per questo non possiedono alcun
senso se estrapolate dal sistema scenico cui appartengono, che
le rende armoniche e significative.
Solamente il setting gruppale organizza un campo di lettura interpretativa
e di messa in scena dei temi psicologici espressi nei sogni dalle
icone. Si può sostenere che, durante il sonno REM, le strutture
cognitive utilizzino la storia gruppale per significare dinamiche
di apprendimento profondo, relative alla storia personale.
Quando in un campo mentale gruppale i significati affettivi ed
i valori sono investiti di senso trascendentale, in quanto esprimono
il mistero sacro delle origini e dello scopo della personalità
(identità), abbiamo a che fare con le icone. Il senso trascendentale
in gruppo è essenzialmente l'incessante attività
creativa che in esso e attraverso esso si attiva.
Questo lavoro ha come finalità quella di esporre alcuni
dati raccolti in una ricerca sistematica, realizzata da decenni
intorno alla fenomenologia onirica nella situazione di gruppo.
Dallo studio minuzioso e particolareggiato della simbologia di
numerosi sogni di gruppo, è stato possibile distinguere
tre classi principali o dimensioni iconiche:
1. Icone della matrice familiare;
2. Icone della matrice dinamica;
3. Icone delle dinamiche del Sé.
Le icone della matrice familiare rappresentano i significati
affettivi di base degli oggetti interni. Le icone della matrice
dinamica esprimono i valori relazionali di tali oggetti. Le icone
del sé esprimono il senso profondo della storia del soggetto,
passata presente e futura che viene risignificata. Queste ultime
sono connesse inoltre con il processo di individuazione, inteso
sia in senso junghiano (perché promuovono il processo di
riunificazione psichica tra mondo conscio e mondo inconscio),
sia nel senso del campo mentale, cioè della condivisibilità
gruppale del mondo interno.
Icone della matrice familiare.
Il concetto di matrice familiare, nella clinica gruppoanalitica,
è estremamente importante in quanto con esso si identifica
una dinamica intrapsichica transgenerazionale primariamente strutturante
la personalità dell'individuo, normale o patologica.
Inizialmente un gruppo è uno spazio vuoto, un territorio
antropologico sconosciuto, dove ognuno si trova con tutta la sua
esperienza, i suoi sintomi, la sua singolare storia personale
e familiare. La matrice familiare determina, infatti, la modalità
globale del vivere di ciascuno dei membri ad essa appartenenti,
ed è un gruppo antropologico poiché generatrice
di una sua cultura, sana o patologica, che l'individuo interiorizza
in maniera totale e profonda. Questo è ciò che definiamo
mondo interno del singolo, attraversato dalle dinamiche e dai
fantasmi strettamente connessi con la dimensione gruppale transgenerazionale.
Il transgenerazionale si configura, infatti, come insieme di
vissuti, immagini, costruzioni fantasmatiche, legate alla storia
e alla cultura del gruppo di appartenenza interno, così
come si è evoluto per generazioni, che attraversa l'individuo,
lo intenziona e lo guida, secondo un caratteristico copione culturale
familiare.
Il setting gruppale, in questo senso, è lo spazio in cui
poter ricreare una dimensione psicologica relazionale atta a riedire,
non più in forma coercitiva, la propria gruppalità
interna.
La strutturazione della personalità, identità,
avviene attraverso l'assimilazione dei modelli di pensiero e dei
temi culturali caratteristici della famiglia, definibili come
nuclei emotivo-cognitivi costituenti l'insieme delle vicissitudini
storiche esistenziali transgenerazionali e delle modalità
psicologiche, o cultura caratteristica, adottate dalla famiglia
per significare tali vicissitudini.
La plasticità della matrice familiare, definita capacità
mitopoietica, indica sia la possibilità di costruire relazioni
significative intorno alla propria storia, presente e passata,
sia contemporaneamente dare senso all'ignoto del nuovo progetto
evolutivo portato dal soggetto in crescita.
La possibilità che ha la matrice di porre il bambino al
centro della sua storia, per poter favorire la sua crescita individuale,
è espressa dai temi culturali familiari. Questi ultimi
non sono altro che le strutture iconiche della matrice familiare,
le quali vengono a configurarsi come ambiente mentale narcisistico
del bambino. In questo senso, la strutturazione della personalità
è resa possibile dal modo in cui le icone della matrice
possono divenire il campo di azione delle relazioni affettive
più importanti, che contrassegnano lo sviluppo dell'identità.
Da questo punto di vista, il sintomo viene a delinearsi come
assenza, all'interno del pensiero familiare, di contenuti aventi
potenzialità iconica, in quanto in esso manca l'elaborazione,
o trasformazione della storia e dei temi culturali, in eventi
simbolici.
Icone della matrice dinamica.
Le icone della matrice dinamica sono caratterizzate dalle relazioni
affettive che attraversano le storie dei pazienti. Inoltre, è
attraverso l'emergere delle icone oniriche di questa matrice che
il mondo interno, popolato di personaggi dell'universo familiare,
si rappresenta nell'hic et nunc della scena gruppale.
Quando le immagini oniriche, che nascono dal rassicurante e condiviso
grembo della matrice dinamica, emergono in gruppo, siamo di fronte
alla mobilizzazione della capacità simbolopoietica della
mente di tradurre il rimosso in evento osservabile, ed i sintomi
in icone oniriche.
I sintomi infatti si differenziano dalle icone poiché
in essi non è presente il potenziale creativo e la dimensione
del possibile ma, obbedendo al determinismo della coazione a ripetere,
intrappolano la mente nella torre dell'inevitabile come struttura
mentale implicante necessariamente l'ineluttabilità degli
accadimenti, cosicchè nulla potrà mai essere diverso
e cambiare. La dimensione del possibile si collega alle immagini
visive mentali iconiche in quanto consente la scelta tra numerose
rappresentazioni della realtà. Il sintomo, al contrario,
istituisce un dogma in cui non è possibile scegliere.
Il sogno raccontato in gruppo diventa, grazie all'azione della
matrice dinamica, teatro per la messa in scena della propria personalità,
spazio per l'osservazione o mirroring delle relazioni tra i pazienti,
luogo di emersione della potenzialità trasformativa espressa
dalle associazioni libere, spesso costituite da altri sogni di
gruppo.
Il campo mentale gruppale diviene così un enorme unico
sogno in cui le icone dominanti, costitutive delle tematiche personali
e gruppali si intrecciano, fino a dar luogo ad un un'unica dimensione
iconica che, a livello individuale, andrà ad edificare
il senso storico della vita di ognuno mentre, a livello gruppale,
creerà nuovi elementi per l'incessante opera creativa della
mente di sviluppare modelli di se stessa, mediante l'elaborazione
dei temi gruppali.
In ambito clinico le icone oniriche si collegano al concetto
di tema di gruppo. Il tema, in quanto costruzione, è quell'icona
intorno alla quale il contenuto latente del discorso manifesto
del gruppo si condensa ed acquista un significato che può
essere interpretato come evento mentale. Nello spazio scenografico
mentale, le associazioni di ognuno divengono icone cariche di
significato che, incastrandosi ed intersecandosi, acquistano senso
unendosi in un'unica immagine o tema di gruppo-sogno.
Icone delle dinamiche del Sé.
Pensare un gruppo significa immaginare, ideare, un entità
psicologica, un campo mentale dinamico in cui, un definito numero
di partecipanti, è alla ricerca di risposte che, evidentemente,
dopo tentativi inutili, li ha portati all'esperienza gruppale.
Lo spazio mentale psicologico del gruppo deve trovare inizialmente
un ambiente in cui essere pensato che gli permetta in primo luogo
di esistere. La mente del terapeuta, come un grembo, costituisce
il luogo in cui il gruppo può essere concepito, ed il periodo
di gestazione, in cui l'analista può pensare all'insieme
dei membri in relazione alla loro patologia o disturbo di personalità,
assicura le condizioni ottimali adatte alla crescita e maturazione
del neonato-gruppo.
Il momento fondativo della neo-cultura gruppale esprime la creazione,
intesa appunto come nascita, dell'agorà, luogo per eccellenza
di appartenenza e di messa in scena pubblicamente. Si tratta dell'emersione
del Sé gruppale, inteso come spazio di condivisione della
individuazione.
L'intreccio delle storie personali narrate dai pazienti in gruppo
crea una rete di comunicazione, che è origine e presupposto
fondamentale affinchè il setting gruppale si configuri
come luogo di condivisione e creazione di una nuova storia, contrapposta
alla continua riedizione di storia incistata nella condizione
sintomatologica. Nasce allora la storia del gruppo, che diventerà
elemento integrante l'interiorità dei partecipanti e cultura
cui attingere a partire dal presente, per scandagliare il proprio
futuro.
La dimensione transpersonale dell'alienazione, insita nel sintomo
o nel disturbo di personalità, rivissuta nel gruppo, diventa
così, grazie alla trasformazione iconica simbolopoietica
della matrice dinamica, terreno nel quale l'individuo può
trovare il senso più autentico della sua esistenza e della
partecipazione dell'esperienza, aperto all'espressione di una
nuova dimensione psichica, quella che conduce alla "guarigione
come nascente capacità fondativa della propria vita".
E' la condivisibilità a definire un gruppo analitico come
campo mentale, inteso quale spazio in cui il processo di individuazione
alla base del Sé assume le caratteristiche della gruppalità
(Sé gruppale).
Un campo mentale gruppale, così definito, è un
modello della mente, poiché capace di creare, attraverso
l'elaborazione dei significati affettivi e dei valori, un nuovo
ed inedito senso storico in cui passato, presente e futuro coesistono.
Dalla ricerca condotta su circa cento gruppi gruppoanalitici,
emergono frequenze iconiche diverse mobilitate dal processo analitico,
in base al particolare momento evolutivo attraversato dal gruppo.
C. Amaro (1997) ha proposto tre ipotesi circa la relazione esistente
tra lavoro onirico e processo gruppoanalitico.
La prima definisce quanto segue: "La scena onirica esprime l'intensità
della partecipazione al lavoro psicoterapeutico e quindi fa da
sfondo alle relazioni che si sviluppano durante la seduta di gruppo.".
Secondo questa ipotesi, i sogni, riflettono l'atteggiamento emotivo
profondo nei confronti del trattamento analitico ed in particolare
l'angoscia del coinvolgimento, derivante dalla relazione con altre
persone. Spesso le icone di tipo spaziale rappresentano l'ambiente
gruppale, che assume così una diversa configurazione in
relazione a pensieri, motivazioni, angosce e vissuti del sognatore.
Icone naturalistiche persecutorie sono legate alla difficoltà
di costruire l'ambiente mentale gruppale e di localizzarsi in
esso.
Inizialmente la scena del sogno è riconducibile alla matrice
familiare e ad un universo di immagini archetipiche che emergono
improvvisamente con caratteristiche di frammentazione. Le icone,
connesse con il vissuto del soggetto che entra in gruppo, rimandano
ad uno spazio nuovo in cui si accede, al "porsi in relazione con",
ma anche ad una catastrofe in atto, ad un evento naturale inevitabile
e fonte di angoscia fortissima.
Nel sogno seguente, riportato da una paziente entrata in gruppo
da pochi mesi, emerge tutta la problematicità, la preoccupazione
e l'ambivalenza inconscia, relativa all'entrare in scena ed al
rispecchiamento.
"Ero in macchina e dovevo percorrere una strada, in discesa,
tortuosa e stretta, per arrivare su una spiaggia dove mi attendevano
un gruppo di amici. Qualcuno mi diceva che non avrei potuto farcela
in macchina perché era troppo scoscesa e non sarei riuscita
a risalire, dovevo andarci a piedi. Mi avventuravo e arrivavo
sulla spiaggia dove ad attendermi c'era il gruppo dei miei colleghi.
Il sogno cambia scena ed era come se, sulla spiaggia, ci fosse
la nuova costruzione dove lavoro, con tutti gli uffici. L'ufficio
nuovo era quello al piano inferiore dello stabile precedente.
Andavo nel mio vecchio ufficio: era arredato in maniera strana,
aveva mobili antichi, ricercati, molto belli, poltrone dai grossi
braccioli e la donna delle pulizie stava riordinando e spolverando.
Uscivo nell'anticamera, poi ritornavo nella vecchia stanza, passando
sempre per cunicoli e corridoi. La donna delle pulizie era sempre
al solito posto, come se non fosse mai uscita. Mi muovevo verso
un'altra anticamera alla ricerca del mio materiale. Scartabellando
dentro i cassetti mi accorgevo che, al posto del mio materiale,
c'erano oggetti di cancelleria per bambini, matite colorate, gomme
profumate. Mi giravo, vedevo delle bambole e dei peluchès.
I miei colleghi riuscivano, al contrario, a trovare, in mezzo
agli oggetti colorati, il loro materiale. Non so se riuscivo a
risalire.".
Questo sogno, denso di elementi la cui interpretazione non può
essere esaurita dal presente scritto, rende visibili più
dimensioni. E' come se la paziente, attraverso la cornice onirica,
come in uno specchio, riflettesse se stessa, la sua storia, i
suoi fantasmi, i personaggi significativi, le sue emozioni, i
suoi dubbi, presentandoli al gruppo.
Anche la conclusione dell'analisi genera vissuti espressi da
immagini oniriche legate ad ambienti e ad eventi drammatici. Il
sogno seguente è un esempio di questo tipo: "Ero a casa
di mia sorella, vedevo dalla finestra il suo corpo spiaccicato
a terra, immerso nel sangue. Era tutto sangue. Non provavo niente,
solo distacco. Il problema era di dovermi disfare del cadavere
ma non me ne volevo occupare. Pensavo 'devo chiamare qualcuno
e farlo portare via perché devo uscire, ho altre cose da
fare'. La casa era completamente vuota e le finestre spalancate."
In questo sogno, emerge il vissuto catastrofico mortifero legato
alla perdita dell'oggetto gruppo. L'ambientazione iconica, la
casa vuota, mostra il timore di non avere costruito nulla, ed
il fallimento è vissuto come forma di suicidio, connesso
ad una distanza emotiva difensiva che preannuncia la problematicità
dell'elaborazione del distacco.
La seconda ipotesi è la seguente: "I processi transferali
gruppali sono osservabili nei rapporti tra la trama dei sogni
e la relativa elaborazione associativa.". Questo assunto mostra
come a livello di trama onirica si realizzi una personificazione
del mondo interiore di ognuno che permette all'Io di visualizzare,
attraverso un gioco di risonanze reciproche, i conflitti psichici
alla base della sofferenza mentale. In questi sogni le icone di
personaggi esprimono la molteplicità dei significati transferali
che traducono una storia personale in storia condivisa.
L'ultima ipotesi è così formulata: "I sogni di
gruppo sono utilizzabili come chiavi di accesso alla storia traumatica
della matrice personale. L'icona onirica è la struttura
di queste chiavi, preludio alle costruzioni analitiche della matrice
dinamica.".
Le icone evitano la disintegrazione del transgenerazionale, favorendo
il passaggio dalla continuità mentale con il mondo psichico
familiare alla discontinuità mentale con lo stesso, necessaria
per lo sviluppo di un'Alterità che sia scoperta di "ciò
che di diverso c'è in me". Il gruppo si propone, in questa
fase, come matrice "altra", con una sua storia, diversa dall'identica
storia portata dal singolo, alla base dell'immutabilità
del disagio psichico. Il gruppo diventa sede di emersione di un
Sé più autentico, che non ha più bisogno
di maschere o di proiettare la propria Alterità (diversità)
dalla matrice originaria su un mondo di immagini tanto lontano
quanto vicino al proprio inconscio che le produce.
Un breve sogno di una paziente, a metà del processo analitico
gruppale, può servire ad illustrare quest'ultima ipotesi.
"Ero inseguita da un cinese, o cambogiano, anzi un khmer rosso,
che mi minacciava con una pistola. Si nascondeva su una montagna
e voleva che scendessi a valle per prendergli un panino.".
L'icona aliena dell'asiatico evoca immagini di altri mondi, sconosciuti
e terrifici, ma pur prodotti da un dinamismo psichico interno,
fino a quel momento negato, che sembra cercare una fonte di nutrimento
che gli permetta di vivere ed essere riconosciuto nella sua diversità,
che significa, in fondo, accettazione di una dimensione interna
diversa ma non più temibile.
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Zanasi M., Ciani N. a cura di (1995), "Manuale di Gruppoanalisi"
Franco Angeli Editore.
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