Sogno e gruppo 2

SOGNO E FAMIGLIA
A. M. Nicolò Corigliano, V. Ricciotti


La teoria, la pratica clinica e la comprensione dei sogni nel setting analitico sono profondamente mutati dall'epoca della stesura della Traumdeutung anche se essi permangono come la "via regia all'inconscio". Per molti analisti di svariati orientamenti i sogni non sono più "la realizzazione di un desiderio". Le scoperte bioniane hanno gettato una luce profondamente trasformativa sui sogni e sulla loro utilizzazione, chiarendo anzitutto che il sogno non è paragonabile come affermava Freud ad una "micropsicosi", ma al contrario "preserva la personalità da uno stato virtualmente psicotico" (Bion, 1962). Nei termini bioniani il sogno è il primo stadio nell'evoluzione del pensiero. In questo senso esso si genera solo quando un'esperienza può cominciare ad essere rappresentata. Questa conseguenza è strettamente legata ad un'altra ipotesi bioniana.

Nel suo ultimo libro postumo "Cogitations" (1992), Bion riprende ed approfondisce le sue teorie sul sogno. Il sogno viene visto dall'autore inglese come un meccanismo con cui l'Io lega i dati sensoriali dell'esperienza esterna con la consapevolezza conscia associata delle impressioni sensoriali. Organizza così, secondo un criterio di relazioni e rapporti interni, il fiume delle impressioni e degli eventi, apparentemente non collegabili in modo da poterli immagazzinare nella memoria. Così facendo il sogno crea un ordine sia temporale che spaziale. Esiste, secondo Bion, una sorta di dominio del sogno ove scorrono impressioni sensoriali associate con il principio di realtà e impressioni preverbali associate con il principio del piacere, ma nessuna di queste impressioni può essere modificata o integrata, ad esempio memorizzata o repressa o resa consapevole senza il lavoro del sognare che quindi diventa centrale per permettere al materiale proveniente dal mondo esterno di avere accesso alla personalità. Sul lavoro del sogno d'altronde si era in modo preciso soffermato Freud che, in una nota del 1925 (Freud, 1900) metteva in guardia gli psicoanalisti che volevano ridurre il sogno solo al suo contenuto latente.

L'affacciarsi dei sogni nello scenario analitico mostra l'esistenza di uno spazio onirico che testimonia anche l'esistenza di confini privati del sé, di un Io autonomo capace di effettuare un lavoro simbolico e di rinunciare alle concrete soddisfazioni narcisistiche che possono essere tratte dalla agire nella realtà. Questo spazio, inteso come un'area delimitata che contiene il materiale e il processo del sogno, si definisce progressivamente nel corso del tempo, ed è "una conquista del processo evolutivo personale facilitata dalle cure ricevute e dal sostegno offerto dall'ambiente" (Khan, 1974).

Lo spazio del sogno, che ho sopra citato, il dominio del sogno inteso come il fiume delle impressioni sensoriali provenienti dal mondo interno ed esterno, il lavoro del sogno inteso come il processo di elaborazione e trasformazione in immagine pittorica, di "metaforizzazione" - potremmo dire - delle impressioni, sono i tre elementi rilevanti a carico di ciascuno dei quali si può verificare un disturbo o una disfunzione. Tutti e tre questi elementi, spazio, dominio e lavoro sono interconnessi. Ad esempio il lavoro del sognare può essere problematico di per sé a causa dell'organizzazione di quella specifica personalità, ma può essere anche cimentato da una quantità di impressioni, ricordi, sensazioni verbali e preverbali che sovraccaricano la capacità del soggetto.

La teorizzazione bioniana del pensiero-sogno ci ha permesso di comprendere una gamma di fenomeni che vanno dal sogno all'allucinazione passando attraverso quelli che Meltzer (1984) e, in Italia, Bezoari e Ferro hanno chiamato flash onirici della veglia. Si è compreso che l'incapacità di sognare ha un corrispettivo nel somatizzare o nell'agire il sogno nella realtà.

Si è anche evidenziato che ci può essere un abuso del sognare, che non esiste solo un "buon" sogno, ma anche sogni "evacuativi" (Segal) o sogni che impediscono lo sviluppo o la nascita di processi trasformativi nella mente; ci può essere perciò un agire del sogno e nel sogno.

A chi appartiene il sogno del sognatore?

Sullo sfondo di tutto questo discorso resta il tema centrale di quanto nella comprensione di un sogno dobbiamo tener conto del contesto entro cui esso è presentato: espresso in altri termini ci dobbiamo porre il quesito se oltre che essere espressione di un funzionamento individuale, il sogno non mostri anche aspetti delle dinamiche di coppia nel setting di coppia e familiare in quello familiare.

Nato nella mente del sognatore, nel "privato" della sua camera, il sogno trascende la dimensione individuale sia perché istruisce lo scenario e la trama narrativa in cui si esprimono le dinamiche emotive e le relazioni significative del soggetto, sia perché, con la rimemorazione e con il racconto il sogno si apre alla dimensione, per così dire, pubblica del discorso e della interpretazione.

Ma non solo per questo molti analisti hanno correlato il sognare e il contenuto dei sogni alla relazione e alla interazione con l'altro. Ad esempio Anzieu (1975) stabilisce l'analogia tra gruppo e sogno a proposito di tutte le situazioni gruppali, compresi i gruppi naturali quali le famiglie, tuttavia è Kaës che ci dà un contributo particolarmente illuminante a questo proposito quando nell'illustrare le cinque funzioni di un sogno nel gruppo, dopo aver illustrato l'importanza della rielaborazione soggettiva, attraverso il sogno, dei resti diurni (molto simile a quanto diceva Bion), mostra la funzione di contenitore e di contenuto di queste rappresentazioni che trovano grazie al sogno una sorta di drammatizzazione. Riportandolo alle tematiche del transfert, Kaës illustra la funzione e la collocazione specifica del sognatore, nella topica, nella dinamica e nell'economia gruppale. Il sognatore è in una certa maniera il portaparola del gruppo.

Meltzer ha parlato del processo onirico come generatore di senso e Ricoeur dice che "Il senso è un sapore colto da una coscienza quando assaggia una combinazione di elementi nessuno dei quali, per se stesso, offrirebbe un aroma ad essa comparabile". La combinazione di cui parla Ricoeur possiamo riferirla sia a quanto, nella narrazione, eccede la particolarità degli elementi e la pura referenzialità contenutistica, sia alla molteplicità delle menti cui, nella situazione analitica di coppia e di famiglia il sogno si indirizza e per le quali, appunto, deve acquistare senso.

Il valore del sogno quindi non è solo determinato dalle condizioni della sua nascita (come, perché è stata messa in scena la trama del sogno, perché "quella" trama con "quei" personaggi) ma anche, per così dire, dalle sue condizioni di "esercizio" (perché nasce e viene ricordato ora nella situazione analitica, perché in questa fase del processo analitico, qual è la ragione di questa "offerta" agli altri membri della famiglia e come le loro menti sono disposte - nel senso di quale spazio mentale-emotivo è disponibile &endash; a ricerverle).

Malgrado la grande importanza di una tale comprensione del sogno nell'economia gruppale, forse bisogna ancora operare distinzioni e porsi alcune domande.

La prima è: se è vero quanto dice Meltzer che "il pensiero incipiente si può trasformare in partecipazione sociale di tipo 'non pensante', cioè la partecipazione al gruppo in assunto di base, che è la forma sociale non pensante" (Meltzer), possiamo anche chiederci il contrario: se cioè la trasformazione del funzionamento gruppale verso un pensiero incipiente non si può manifestare attraverso l'espressione o il sogno del singolo. Sappiamo infatti che la pensabilità nel gruppo familiare non si deve per forza manifestare in tutti i suoi membri, ma può essere invece una funzione dell'insieme. Talora anche solo uno dei suoi membri ne è portatore, anche per gli altri, mentre le funzioni di contenimento emotivo o di circolazione di certi affetti possono essere portati da altri.

A causa della peculiarità del funzionamento familiare caratterizzato da a) la coesistenza di livelli di funzionamento primitivo e più evoluto, b) la presenza di identificazioni proiettive crociate e reciproche, c) l'uso di meccanismi di difesa transpersonali, esiste un uso e un significato particolare dei sogni nelle sedute familiari o di coppia che deve essere valutato?

Nella nostra esperienza 1) può accadere ad esempio in alcune sedute di coppia che un partner faccia un sogno al posto dell'altro o dell'agito dell'altro partner.

2) Talora esistono sogni collusivi di entrambi i membri della coppia, sogni cioè che vengono presentati da ambedue i partner nella seduta e che mostrano aspetti complementari nella coppia rispetto ai livelli collusivi possibili.

3) Un membro può sognare la stessa problematica di altri, discussa o sognata da altri membri, mostrando però differenti difese.

4) Vi sono sogni che segnalano l'inizio di una differenziazione o di una decollusione.

5) Vi sono utilizzazioni perverse dei sogni in funzione esibizionistico-voyeristica.

6) Esistono molti sogni evacuati, che sono dei veri e propri agiti, con cui il sognatore tenta di influenzare il vissuto emotivo non solo dell'analista ma anche degli altri membri della famiglia.

Esiste poi un problema rilevante che riguarda l'utilizzazione dei sogni da parte degli altri membri. Ad esempio un membro della famiglia può usare il sogno comunicato in seduta da un altro con finalità rapinatoria o intrusiva.

Un sogno perciò alla fine può essere elaborativo per uno, ma intrusivo o persecutorio per l'altro.

Questo naturalmente pone problemi di interpretazione per l'analista.

Sognare al posto dell'altro

Nel racconto Traumnouvelle, Schnitzler (1931) narra le vicissitudini e le difficoltà di Fridolin e Albertine.

Fridolin sembra correre seri rischi alla ricerca di una donna misterio-sa con cui consumare il suo tradimento coniugale; Albertine, la moglie, alla fine di un lungo periodo di incomprensioni e disinganni, sogna una si-tuazione che si conclude in un tradimento eccitante con un uomo misterioso. Il sogno in alcuni suoi particolari riporta eventi della vi-ta reale di Fridolin che la moglie non conosceva direttamente.

Il sogno di Albertine conclude in modo catartico ed elaborativo le ango-sce di confusione e derealizzazione che avevano caratterizzato il marito e lo avevano portato ad agire alla ricerca di una donna misteriosa ed idealizza-ta.

Si mette così in luce un momento di profonda trasformazione della cop-pia e la ricerca che ciascuno dei partner faceva di una nuova identità in sé e nell'altro, passando attraverso aspetti di depersonalizzazione e confusione tra realtà e fantasia.

Gli analisti di coppia conoscono bene esempi clinici che possono ricordare molto da vicino le dinamiche così ben descritte da Schnitzler. Spesso può infatti accadere di ritrovare nei sogni dei partners aspetti che riguardano la coppia o di osservare come nel sogno dell'uno siano presenti contenuti o dimensioni che l'altro agisce nella vita di tutti i giorni.

Il più delle volte i partner sono inconsapevoli di questi aspetti e della profondità del loro coinvolgimento, che diventa invece particolarmente evidente all'analista, specialmente nel caso di comportamenti dissociati, o funzionamenti perversi o psicotici.

Riferirò adesso uno stralcio clinico di seduta di una coppia in consultazione diagnostica per intraprendere eventualmente una terapia.

Dopo il fallimento di precedenti relazioni matrimoniali Patrizia e Lorenzo si sposano.

Ciascuno ha già effettuato una propria analisi personale che ha portato sicuro giovamento ad ambedue, lasciando però insoluti ancora problemi centrali: Lorenzo attualmente ha 50 anni, ma rilevanti problemi di impotenza se l'atto sessuale non è preceduto da precisi rituali sadici che però irritano e mandano in crisi la moglie, di 38 anni.

Dopo una prima seduta diagnostica nella quale si era esaminata la possibilità di suggerire il reinvio a due analisti individuali, nella seconda seduta la coppia racconta di avere a lungo discusso della terapia. Patrizia dice che la mattina hanno avuto un rapporto sessuale, andato bene perché la sera prima avevano litigato. Lei infatti lo aveva costretto a litigare, mentre di solito lui si rifiuta e razionalizza tutto. Quindi il marito parla della sua analisi precedente, di come abbia ottenuto la straordinaria capacità di innamorarsi della moglie e mantenere con lei una relazione prolungata. Racconta anche di come abbia nascosto al suo analista precedente alla fine la persistenza dei suoi rituali sadici. Discute con l'analista inoltre la prospettiva di riprendere l'analisi individuale. L'analista infatti ha discusso anche di questa eventualità, avendo dubbi intorno all'indicazione terapeutica (terapia di coppia o individuale) per una patologia così complessa e di lunga durata.

Patrizia allora con molta ansia interviene raccontando un sogno fatto nella notte: "era in cucina, insieme con Lorenzo che però era un bambino piccolo. Si accorgeva con stupore che vedeva gli elettrodomestici enormi e si chiedeva perché". Ad un certo punto si accorgeva da sveglia che lei guardava il mondo come fosse stata Lorenzo bambino. Anzi guardava il mondo con gli occhi di Lorenzo bambino. Piange e commenta con l'analista questo aspetto. Quando il marito, che non ha capito, chiede spiegazioni lei aggiunge per fargli capire che lei ha fatto un sogno al posto suo.

Commento

Questo breve stralcio clinico mostra in realtà una grande complessità di funzionamento. La comunicazione di quel sogno è anzitutto una risposta per l'analista che si sta interrogando sulle indicazioni terapeutiche. E' come se Patrizia dicesse all'analista che il problema la riguarda in prima persona, anche a causa di questo annullare i suoi aspetti infantili e guardare il mondo con gli occhi del suo partner-bambino.

La cucina: mondo materno pieno di oggetti meccanici ricorda al contempo lo spazio della coppia e quello terapeutico dove ci sono anche gli strumenti per pulire, lavare, etc., ma sono disumanizzati e resi anaffettivi.

La caratteristica di sogni di questo tipo è che l'effetto del sogno e la sua funzione non è racchiusa nello spazio onirico, ma al di fuori, nella stessa seduta. Implica cioè l'altro, nell'interazione gruppale e si completa con la sua partecipazione.

In questo caso clinico, il sogno era un messaggio per l'analista nell'ultima seduta decisiva di diagnosi, ma soprattutto implicava l'altro membro della coppia.

Lorenzo non capisce, il sogno e le sue dinamiche gli sembrano estranei &endash; così dice. Egli si qualifica nella seduta così come nella coppia come il polo dell'agire, della scissione, il portatore cioè dell'acting perverso; colui che agisce il versante sadico e sadomasochistico.

Patrizia può sognare per ambedue; è il polo della possibilità di rappresentazione che esiste nella coppia. Può sognare il bambino che è l'altro.

Questo ci fa riflettere anche sul funzionamento della coppia e della famiglia, su quanto cioè il nostro focus debba essere centrato non solo sull'individuo da una parte o sul funzionamento gruppale dall'altra, ma soprattutto sulla relazione che li unisce. Nel caso di Patrizia e Lorenzo, in modo molto scisso ognuno presta all'altro, perché l'altro li usi, livelli o parti delle propria psiche o del proprio corpo. E' allora la relazione l'elemento centrale, capace di influenzare il contesto. E' questa relazione che attualizza certi ruoli e certe funzioni; in certo senso estrae quelle versioni del sé complementari alle versioni del sé degli altri membri della coppia o della famiglia. Così un insieme di solisti diventa un'orchestra. Altre versioni del sé (per usare l'espressione di Mitchell) restano obsolete.

In una dimensione che fin dall'inizio si qualifica senza futuro e senza evoluzione, in un tempo immobile cioè, Lorenzo e Patrizia discuteranno nella seduta successiva. Lorenzo parla della sua convinzione che, se Patrizia accettasse il suo rituale sadico, allora egli riacquisterebbe la potenza e la coppia potrebbe non essere sterile. Patrizia si dispera perché non può accettare questa scissione tra l'affettività e il sesso e si sente offesa per questo tentativo di Lorenzo di cambiarla. Ella sa anche che se cambiasse e cedesse al rituale diventerebbe allora come le tante donne che Lorenzo ha usato e buttato. La sua disperazione è anche espressione della disperazione e della convinzione di Lorenzo di non riuscire a cambiare.

Lo spettro di una separazione impossibile viene così mantenuto in animazione sospesa.

Sogni collusivi

Tratteremo adesso il tema dei sogni collusivi.

Una rapida esemplificazione può essere utile: riferiamo per brevissimi cenni il materiale di una sedute di coppia e l'interpretazione fornita.

Si tratta una coppia in trattamento da circa un anno per gravi problemi della moglie: manifestazioni agorafobiche, crisi di angoscia e di panico.

Lei inizia la seduta raccontando i sogni fatti nel corso della notte precedente tra cui un non dove lei si vedeva circondata da un fiume in piena, con il rischio di essere travolta. Qualcuno aveva aperto le chiuse di una diga, forse la madre, e lei non sapeva cosa fare. Intervengono quindi degli esseri che miracolosamente e magicamente la traggono in salvo prendendola in braccio e impedendole di sporcarsi nell'acqua nera del fiume.

Anche lui riferisce un sogno dove andava nel bagno e trovava sopra il coperchio del water una grande cacca. Irritato, si chiedeva chi era l'autore di quel gesto e cercava di pulire versando una grande quantità di acqua che si riversava intorno creando come un piccolo fiume che lo circondava.

La moglie commenta intorno al suo entrare in ansia rispetto alle preoccupazioni che sua madre le comunica. Si lamenta quindi del fatto che il marito sia burbero in questo periodo perché preoccupato vivamente per un problema economico familiare.

Aggiunge che ha sempre difficoltà con la suocera, ma che suoi rapporti si deteriorano ed esplodono in litigi quando il marito è presente.

Il marito ci comunica le disavventure economiche a cui cerca in vari modi di far fronte suscitando così le proteste della moglie perché era stata fino a quel momento tenuta all'oscuro dell'entità della cosa.

Egli si difende dicendo che la signora spesso esagera alle sue reazioni quando lui le comunica qualcosa e quindi finisce per rimproverarlo.

Ci sembra che a questo punto sia opportuno interpretare la natura collusiva di ambedue i sogni, per mettere in luce gli aspetti in collusione della loro relazione (la presenza di contenuti collusivi presenti nei sogni dei partner è un'esperienza abbastanza frequente nel lavoro dei terapeuti di coppia).

In questo caso si può notare come la signora si senta travolta dal fiume, ma che un analogo contenuto (l'acqua che si sparge nel bagno) si presenta nel sogno del marito, con la precisazione di sentirsi in questo caso la causa di quanto sta avvenendo.

Interpretiamo come ambedue si sentano travolti dagli aspetti emotivi straripanti. Sembra che la signora non riesca a far fronte alle ansie che provengono dalla madre e alle preoccupazioni che sente emergere dal marito.

Alla paralisi e al blocco che sembra caratterizzare ambedue è difficile per loro trovare un'alternativa.

La signora spera di trovare nel marito un essere miracoloso che risolve magicamente ogni problema.

Questa aspettativa sembra bloccare il marito che si sente imprigionato nei problemi da risolvere senza poter fare appello alla moglie, ma sentendosi maldestro e rifiutato da lei ne suoi aspetti di limite, come emergeva in precedenti associazioni.

Anche nei confronti della coppia dei terapeuti la signora ha l'aspettativa di trovare in noi una sorta di maghi che la possono porre in salvo miracolosamente senza farla entrare in contatto con sentimenti sporchi o intensi che la agitano.

Il rapporto con le rispettive madre, vissute come invadenti, intrusive e infantilizzanti nei loro confronti è un altro elemento che accomuna e che la situazione di coppia, invece di trasformare, accentua e complica. Ne è una dimostrazione l'identificazione proiettive, la gelosia, la rabbia, il senso di esclusione che ognuno prova nei confronti dell'altro.

Un membro sogna le stesse problematiche di altri evidenziando differenti difese

La famiglia Giovine ha deciso di intraprendere una terapia familiare anche in assenza di Laura, la figlia maggiore di 22 anni, che dall'età di 15 anni ha lasciato la scuola ed ha sviluppato una sintomatologia anoressica-bulimica che diventa lentamente, ma progressivamente, più spiccata, con ripetuti periodi di ritiro in una casa in campagna da sola, configurandosi piuttosto un marcato disturbo borderline di personalità con momenti di aggressività, svilimento, minaccia di suicidio.

La madre di Laura, una donna di 50 anni, è magrissima - ella afferma - a causa di gravi disturbi digestivi mai diagnosticati e curati. Vistosamente depressa si presenta spettinata, con le mani rovinate e le unghie nere per una micosi impressionante.

Il padre è un professionista molto preso dal lavoro.

Roberto e Patrizia, i due fratelli minori, frequentano ambedue l'Università.

Un nucleo abbandonico e depressivo caratterizza ambedue le famiglie di origine: un precoce rifiuto di qualità psicotica con sfondi paranoidei della nonna materna verso la madre e verso Laura e un suicidio del fratello del padre, schizofrenico morto in tarda adolescenza per impiccagione. Di questo evento il padre si sentirà sempre in colpa, convinto che la sua assenza dalla famiglia aveva generato la perdita di autonomia del fratello.

La famiglia si presenta molto controllata nelle emozioni, a parte la madre di cui frequenti pianti suscitano fastidio e un blocco che io ritengo celi la paura.

Le configurazione spaziale della famiglia in seduta è ripetitiva con i genitori al centro, Roberto dalla parte della madre e Patrizia da quella del padre.

Nel corso dei mesi successivi emergerà la storia familiare caratterizzata dalle sistematiche assenza del padre nei momenti cruciali della vita familiare: nel corso di queste, come di altre sedute, si mette in luce l'identificazione del padre con il proprio padre sempre assente e periferico e come la madre sia stata sempre "la svilita e maltrattata" della sua famiglia di origine ove la madre idealizzava la sorella a scapito della signora fino a livelli deliranti. Nel corso dei mesi che seguono, la madre migliora vistosamente, si prende cura di sé e la coppia dei genitori comincia ad avere spazi privati. Patrizia manifesta il prato desiderio, una volta laureata, di andare a vivere per suo conto in un piccolo appartamento di proprietà della famiglia e anche Laura - essi fantasticano - potrebbe allontanarsi.

A cavallo delle vacanze di Natale però compare un'improvvisa ricaduta della situazione generale e quasi contemporaneamente il padre comincia un brusco cambiamento del luogo di lavoro. Ha infatti preso delle commesse che lo porteranno all'estero. La famiglia va nel panico, ma subito tentano di riorganizzarsi. Poco prima di questa notizia, l'ultima seduta prima delle vacanze, riporto questo frammento.

Seduta

Partecipano: il padre, la madre e Patrizia (Roberto arriverà dopo).

La madre (molto dimagrita e affranta) riferisce un sogno di Laura che l'ha molto scossa "Era sola nella sua stanza, vomitava sangue. Nessuno le dava retta".

Questo sogno l'ha molto colpita, si sente in colpa.

Nella stessa notte anche lei ha fatto un sogno "In casa, sua madre e sua sorella &endash; la prediletta di sua madre &endash; confabulavano tra di loro. Suo padre indifferente andava via. Lei è dispiaciuta, poi con un certo piacere si faceva prendere dal gorgo di acqua &endash; come enorme mulinello che si alzava in una stanza e piano piano la inghiottiva. Provava piacere nell'essere presa".

Piange perché trova i due sogni simili, perché ha paura di aver passato cose depressive e perché la figlia stamane a causa del sogno non vuole andare alla seduta. Laura è rimasta a letto e ormai sono parecchi giorni che non va. Lei è preoccupata. I figli diventano amimici di fronte al dolore della madre. Il marito chiede se è andata dal dottore per la messa a punto farmacologica.

Roberto dice che la madre ha già detto molto quando ha parlato di sua madre che confabulava con sorella.

L'analista chiede che alla madre cosa sta pensando.

La madre dice che uscirà con le amiche. Racconta che l'altro giorno ha fatto il presepe da sola. Avrebbe voluto che i figli l'aiutassero come quando erano piccoli, quando fece il presepe e vinse un premio.

I figli si scherniscono della cosa. Lei rivendica che era un'attività simpatica.

L'analista interpreta il sogno come il farsi prendere dal gorgo della depressione, senza chiedere né pretendere aiuto come Laura vomita-getta sangue senza domandare aiuto. Alcune cose stanno cambiando, nel senso di andare avanti. Lei vorrebbe al contrario il ritorno all'indietro, al periodo dei figli bambini che fanno il presepe con lei, invece di autonomizzarsi. Forse questa stessa cosa la spaventa.

La madre riconosce che è così. Aggiunge che fra poco viaggerà con le amiche. Le cose son cambiate: ora il marito passa i suoi weekend a casa, la figlia sta meglio e anche lei si cura di più.

Roberto racconta sogno della notte "Era con la nonna. Se si fosse addormentato sarebbe venuta la morte, ma invece gli faceva piacere di addormentarsi. Pur sapendolo, non gli riusciva". Preoccupato dal sogno.

Siamo in fine seduta. La madre mi ringrazia di quanto faccio.

In questa seduta sono riferiti tre sogni effettuati da tre membri della famiglia. Quando il linguaggio onirico diventa un'espressione che è possibile condividere e che si vive come significativa non è raro che i membri della famiglia ne riferiscano. Talora, come in questo caso, rispetto alle angosce condivise e variamente vissute si osservano difese differenziate. Ad esempio Roberto e la madre a differenti livelli condividevano il desiderio di trovar pace nella regressione (rappresentata dal non pensare, dal gorgo depressivo, equivalente della morte). La persona che aveva agito fino a quel momento il rischio di morte era Laura che era la "depositaria" di questi aspetti, nel senso che si manifestavano particolarmente in lei. Nel suo sognare di vomitare sangue, senza nessun aiuto condivideva lo stesso atteggiamento sacrificale della madre. Poiché il sogno di Laura era riportato dalla madre, possiamo pensare che era in effetti un contenuto della madre spostato nella figlia e narrato in seduta, oltre che un contenuto di Laura stessa. Tutte le volte che la vita emotiva familiare raggiungeva un punto critico (e questo avveniva rispetto ad una separazione, ad uno svincolo, a ad un bisogno di sintonia empatica, di condivisione nella famiglia o nella coppia) si metteva in atto una difesa transpersonale consistente nel blocco, nell'assenza, nella fuga come prodotto collettivo comune, che a volte poteva essere espressa da uno, a volte da tutti in varia misura.

Anche nelle sedute individuali Laura usava questo stesso meccanismo di fuga di assentarsi e di dormire per interrompere una situazione particolarmente emozionante.

Possiamo addirittura dire che in parte su questo meccanismo si era basata la combinazione dinamica dei partners nella coppia. Possiamo ipotizzare che la signora aveva sposato nel marito un uomo con una funzione omeostatica di blocco rispetto all'ingravescenza delle sue manifestazioni depressive, aveva anche sposato un uomo che senza volerlo esplicitamente ripeteva sadicamente anche la trascuratezza usatale dalla madre. Il marito aveva sposato nella moglie quegli aspetti depressivi e abbandonici della propria madre, da una parte per ripeterli, dall'altra per ripararli senza riuscirvi.

Tuttavia attraverso il sogno e la narrazione del sogno in seduta, si creava una nuova possibilità per la famiglia e i suoi membri, si apriva uno spazio di elaborazione al posto del sintomo o della somatizzazione.

L'irruzione del sogno e la sua interpretazione nel setting familiare e di coppia

Dopo cinque sedute con una coppia, la moglie ci porta un sogno: è il primo sogno che questa coppia porta in seduta. È chiaro che essa ci vuol comunicare qualcosa, ma cosa?

Molti sono i livelli di un possibile interpretazione (utilizzazione) di questo materiale. Cosa ci dice il fatto che sia lei e non lui a portare il sogno, che senso ha all'interno delle relazioni di questa coppia; che senso ha che venga portato in questo momento della seduta e non prima o dopo; che senso ha che venga portato a questo punto del processo terapeutico; che collegamento può avere con la seduta precedente e con il periodo che è il intercorso prima di oggi; che senso ha il fatto che per la prima volta, senza che nessuno lo chiedesse in quel momento, viene portato un sogno per comunicare all'interno del sistema terapeutico; questo sogno, poi, con il suo contenuto che è questo particolare e non un altro; ecc. …..

Che relazione c'è tra questo sogno comunicato e il sogno non sognato degli altri membri?

Il dato certo in questo contesto è che la moglie "… ha avuto, la notte precedente, un'esperienza emotiva e che questa ha dato luogo ad un sogno; ….che lei ha trasformato l'esperienza del sogno in un testo, attraverso il montaggio delle immagini visive e la loro traduzione in un linguaggio verbale; …che poi ha raccontato il sogno e che è entrato così a far parte dell'esperienza emotiva della seduta" (Riolo, 1983).

Come ci segnala ancora Riolo, 1) l'interpretazione di un sogno è la trasformazione di un testo iconico in un testo linguistico e relazionale (al pari dell'interpretazione del non verbale e/o del sintomo). "Questo secondo testo, tale da includere gli "oggetti" e le relazione del contesto, è una costruzione della terapia: ciò nel senso che il terapeuta costruisce un significato "personale" alla realtà che egli soggettivamente ha percepito". 2) Le sequenze di immagine che costituiscono i sogni hanno valore polisemico e metaforico, nel senso che sono produzioni significanti e non semplici veicoli di significati già dati (Riolo, 1983).

Nella seduta familiare o di coppia in linea di massima dopo il racconto del sogno ogni membro associa sul sogno.

L'interpretazione finale tiene conto del lavoro collettivo, anzi è essa stessa frutto del lavoro collettivo. L'interpretazione considera il sogno espressione del funzionamento globale condiviso, ma dovrà anche rispettare le diversità singolari e le difese individuali.

Nella plurisoggettività dello spazio analitico di coppia e di famiglia l'interpretazione accentua la sua dimensione di ricerca e di costruzione di un senso condiviso e si apre al contributo degli altri membri della famiglia che svolgono in questo senso una funzione co-terapeutica.

Essa però deve segnalare anche le diversità individuali, le difese del singolo rispetto alle angosce collettive e transgenerazionali, i meccanismi di difesa transpersonali e l'uso dell'altro.

In ogni caso la comunicazione di un sogno in seduta rappresenta un punto di elaborazione a cui il gruppo familiare è giunto e un linguaggio simbolico che ha a sua volta stimolato l'elaborazione ulteriore della famiglia

BIBLIOGRAFIA:

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Freud S., (1900), L'interpretazione dei sogni, [Nota aggiunta nel 1925], OSF, 3, Boringhieri, Torino, 1966.

Kaës R., (1993), Le groupe et le sujet du groupe. Eléments pour une théorie psychanalyse du groupe, Paris, Dunod.

Khan M., (1974), The privacy of the self, Hogarth, London (trad.it. Lo spazio privato del Sé, Boringhieri, Torino, 1979)

Meltzer D., (1984), Dream-life, Donald Harris Ed. Trust, Londra, (trad.it. La vita onirica, Borla, Roma, 1989).

Nicolò A.M., "A chi appartiene il sogno del sognatore", Richard e Piggle, 2, 1994.

Nicolò, Cardinali, Guidi, "Il sogno nella terapia di coppia", La formazione relazionale, ITF, Roma, 1987.

Riolo F., "Sogno e teoria della conoscenza in psicoanalisi", Rivista di Psicoanalisi, 3, 1983.

Schnitzler (1931), Traumnovelle, Fischer Verlag, Berlino (trad.it. Doppio sogno, Adelphi, Milano, 1977).

Segal H., "La funzione dei sogni", in The Work of Hanna Segal, J.Aronson, 1981 (trad.it. in Scritti Psicoanalitici, Astrolabio, Roma, 1984, pp.99-107).

 




 

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