| L' esperienza che
stiamo per raccontare si svolge nel contesto del DSM zona nord
ovest dell' Azienda Sanitaria di Firenze. Questa è una
realta' di servizi storicamente ricca di strutture sia residenziali
che diurne, nella quale tuttavia manca una comunità terapeutica.
Una di queste strutture è Le Prata, un centro residenziale
sorto per collocare fuori dall'ospedale psichiatrico di San Salvi
gli ultimi pazienti della zona che vi erano ospitati. Le Prata
è una casa colonica con attorno un grande frutteto in una
zona di campagna industriale che si trova a qualche chilometro
dai centri abitati di Calenzano, Campi Bisenzio e Sesto fiorentino.
Si tratta di uno dei territori metropolitani di Firenze piu'industrializzati
. All'interno del centro operano in prevalenza infermieri professionali,
operatori assistenziali ed educatori. Vi sono ospitati in prevalenza
vecchi pazienti fortemente deteriorati sia sul piano psichico
che fisico e piu' recentemente sono stati inseriti pazienti piu'
giovani sofferenti di disagi mentali strutturati ( Psicotici e
gravi borderline).
Da circa un anno, cioé
da quando si è ipotizzato il progetto di comunita' terapeutica,
la responsabilità della struttura é stata data ad
uno psichiatra, (psicoterapeuta psicoanalitico ) a cui sono stati
affiancati uno psicologo (analista di gruppo ed esperto in dinamiche
istituzionali), uno psicologo clinico medico (psicoterapeuta psicoanalitico,
esperto di fenomeni gruppali), uno psichiatra (psicoterapeuta
con una formazione specifica in psicodramma analitico ).
Noi che scriviamo siamo
i due psicologi, uno conduce un gruppo esperienziale con gli operatori
della struttura, l'altro partecipa settimanalmente al gruppo di
organizzazione e progettazione. Allo scopo di avere del materiale
su cui proporre questa nostra elaborazione, racconteremo brevemente
alcune tracce delle esperienze di questi due momenti gruppali
.
"Gruppo di organizzazione
e progettazione "
Il gruppo ha inizialmente
dovuto affrontare l'impatto che il progetto sogno del Primario
e dell'Istituzione aveva sul sogno-rappresentazione degli operatori
della struttura riguardo al loro compito ed alla loro collocazione.
Bisogna premettere che fino a quel momento il Centro era un luogo
dove le prospettive terapeutiche erano prevalentemente assenti.
Così come lo erano elementi rilevabili di cambiamento.
Di fatto anche la configurazione del gruppo degli operatori, ma
soprattutto il suo assetto interno si presentava fortemente statico
al punto di indurci una fantasia di isomorfismo tra la funzione
delle mura della struttura e la funzione di custodia demandata
agli operatori.
La destinazione della
struttura ad un diverso compito ha creato la necessità
pratica di rivedere la composizione e le caratteristiche del gruppo
degli operatori.
Ciò ha comprensibilmente
generato una sensazione di minaccia. L'assetto difensivo prevalente
nel gruppo era costituito da un atteggiamento ostile, da me vissuto
come una pressochè totale paralisi della capacità
del gruppo di lasciarsi andare o di sognare. Le questioni che
totalizzavano l'attenzione del gruppo riguardavano pressochè
unicamente gli aspetti concreti dei problemi dei pazienti. "Come
farà il tal paziente a continuare a prendere il sussidio
per un lavoro protetto che non svolge realmente........."
"Questo paziente è
irritabile, picchia quell'altro, bisogna fare qualcosa....."
Tali condizioni si
sono protratte per lungo tempo con riunioni a volte lente e noiose,
altre volte piene di tensione e di ostilità. La presenza
di una dimensione di leadership attorno alla quale il gruppo coagulava
le proprie istanze custiodialiste ed immobiliste sembrava avere
la funzione di riportare tutto il gruppo in una posizione "murata",
altre volte turbolenta e protestataria.
Persino lo staff medico-psicologico
si presentava come diviso e poco collegato (non riusciva a pensare-sognare
insieme).
La graduale dissoluzione
della funzione di leadership e la recente introduzione di un nuovo
paziente, (un grave borderline) paiono aver determinato un cambiamento
nel gruppo. Pur persistendo preoccupazioni da parte di alcuni
operatori di essere allontanati dal gruppo e essendo presenti,
in momenti particolari, spinte a portare i problemi fuori dal
gruppo, si è però potuto cominciare ad apprezzare
una maggiore capacità di pensare al compito, un aumento
di speranza, che mi è parso coincidere con la comparsa
di momenti di vaghezza libero associativa; alcuni operatori che
fino a quel momento erano stati parchi di interventi o si erano
semplicemente adeguati al livello delle considerazioni concrete
adesso intervenivano più spesso ed in modo più propositivo.
Era stata di questo momento la proposta di un'educatrice di istituire
un corso di giardinaggio per i pazienti, con l'idea di occuparsi
per quanto possibile dell'adiacente frutteto.
A poca distanza di
tempo il gruppo ha cominciato a dibattere sulla disposizione delle
stanze e sull'utilizzo delle stanze nella struttura, un dibattito
questo che si è protratto per svariate riunioni.
Ci sembra importante
sottolineare che, recentemente, il gruppo ha cambiato stanza.
Fino a poco tempo fa le riunioni si svolgevano in una stanza situata
più o meno al centro della struttura, una stanza lunga,
affacciata sul retro della casa e con delle inferiate decorative
alle finestre; una stanza in sè carina, ma un pò
buia e un pò stretta per consentire di stare comodamente
in cerchio. La stanza attuale invece è situata ad uno degli
estremi della struttura, ha le finestre esposte su due lati, anch'esse
con le inferriate, ma da cui arriva una luce più intensa
e distribuita; inoltre è decisamente più ampia,
ha una pianta quadrata pertanto é molto più idonea
per una disposizione circolare, inoltre dispone di un accesso
diretto indipendente, è più lontana dalle stanze
dei pazienti e quindi da possibili interferenze.
Solo da poco il gruppo
pare in grado di immaginare una presa in carico; proprio attraverso
l'associazione nel gruppo di varie immagini e rappresentazioni
del paziente prima nominato, delle sue relazioni familiari, del
suo modo di esperire queste e la sua vita in comunità con
gli altri pazienti e gli operatori, pare che si stia schiudendo
la capacità del gruppo di costruire un percorso, un progetto
trasformativo per i vari pazienti. Ci pare di poter segnalare
che la comparsa di questi momenti di attività libero associativa
può presentare i caratteri di una attività onirica
di veglia.
" Gruppo esperienziale
"
Ho iniziato circa un
anno fà a condurre un gruppo esperienziale con gli operatori
di Le Prata. Ci incontriamo settimanalmente, seduti in cerchio,
nell'orario di confine fra i due turni di servizio (quando smonta
il turno del mattino e monta quello del pomeriggio), orario questo
chiesto specificamente dagli operatori.
Mi ricordo il primo
incontro .
La stanza era in penombra,
solo dopo un quarto d'ora tutte le persone erano entrate e si
erano sedute, c'era chi aveva un camice bianco, chi una sorta
di tuta azzurra, coloro che erano vestiti normalmente non avevano
abiti curati. Prevalevano sorrisi di circostanza e gli sguardi
cercavano con ansia i visi conosciuti. C'era un leggero odore
di urina che proveniva dal corridoio. La porta, pur chiusa piu'
volte, era di fatto come aperta: ora arrivava un paziente a chiedere
una sigaretta che subito un operatore offriva, ora ne arivava
un altro sollecitando che qualcuno gli desse la terapia. Sembrava
non ci fossero confini ,se non quelli concreti delle mura della
struttura.
I primi pensieri e
le prime parole furono di protesta contro il grande gruppo del
servizio che non capiva e non apprezzava il piccolo gruppo della
struttura.
La prevalenza di questo
stato proiettivo fuori dal gruppo ha iniziato a diminuire piu
avanti, con la comparsa di un sentimento depressivo sorto sulla
percezione della distanza fra la condizione attuale della struttura
e il pensiero di come potrebbe essere la futura comunita' terapeutica.
Su questo elemento si è costitutito il primo embrione mentale
di confine e quindi di contenitore.
Successivamente, in
una seconda fase, è emerso un sentimento di tipo persecutorio,
espresso come reazione alla cognizione che dall'esterno il Servizio
di Salute Mentale stava progettando i futuri cambiamenti della
struttura e dello stesso gruppo degli operatori. Il campo del
gruppo era costantemente permeato da un senso di sospetto.
Non solo quindi il
gruppo non riusciva a sognarsi, ma resisteva anche alla possibilita'
di essere sognato da qualcuno.
Lavorando sul potenziamento
del patrimonio affettivo del gruppo e sull'affrontamento degli
elementi minacciosi, siamo arrivati ad una fase denotata dalla
produzione di un sogno.
Il sogno racconta di
una nave da crocera in viaggio, dove c'erano persone conosciute,
membri del gruppo e pazienti della struttura; alcuni avevano un
cappello nero in testa, come una bombetta, poi (la sognatrice)
se l'è tolto e c'è stata la possibilità di
rilassarsi ed il viaggio sembrava poter continuare piacevolmente.
La funzione metabolizzante di questo sogno pare riconducibile
ad un processo di disintossicazione: sciogliere i pensieri persecutori
coagulati in una cappa nera, ha trasformato uno stato di tensione
in una dimensione più rilassata e piacevole.
Questo,a grandi linee,
è il momento attuale del gruppo esperienziale: una fase
caratterizzata da un assetto mentale meno indurito e faticoso,
più consono ad una "tenuta" di navigazione verso un possibile
porto, e caratterizzata anche dal fatto che il gruppo consente
e si consente di essere sognato da qualcuno.
Nel corso del nostro
comune lavoro di riflessione su queste esperienze è nata
una catena associativa che ci ha condotto all'individuazione di
una terza dimensione del materiale, quella di una metafora generativa
che ben pareva attagliarsi al percorso di sviluppo verso l'obiettivo
comunitario. Abbiamo pensato ad una sequenza temporale concepimento-gravidanza-parto.
Uno degli aspetti della
molteplice cultura cinese è di considerare il tempo di
una vita aggiungendoci un anno; calcolato nei nove mesi della
gravidanza più i tre mesi prima, considerati quest'ultimi
come il tempo necessario per la formazione della cellula femminile
e della cellula maschile che poi si incontreranno nel "concepimento".
Per altro, spostandoci
più ad Ovest, R. Diaktine sostiene che "il bambino faceva
parte dell'universo fantasmatico dei genitori da prima del suo
concepimento, complemento narcisistico dalle molteplici implicazioni........
La trasformazione di queste fantasie inconscie alla nascita, sotto
il peso della maternità percettibile, è una fase
decisiva per il divenire del bambino". Quest'autore francese,
dunque, segnala che tra le fantasie inconscie alla nascita (i
tre mesi prima della gravidanza, per i Cinesi) e la maternità
percettibile (la gravidanza, sempre per i Cinesi) c'è un
in contro, o un impatto, "decisivo" per lo sviluppo del bambino.
Utilizzando questo
sfondo metaforico nel considerare il processo di fondazione di
una Comunità Terapeutica (C.T.) prevalentemente per pazienti
borderline, possiamo ipotizzare che il "concepimento" ha a che
fare con l'atto formale/istituzionale di esplicitazione del progetto
(nel nostro caso, l'inserimento nel Piano Attuativo Locale (P.A.L.)
1998 della A.S.L. di Firenze del progetto di C.T.) e possiamo
altresì ipotizzare che "l'universo fantasmatico precedente"
o, in termini temporali, i "tre mesi prima dei Cinesi" da qualche
parte è esistito e in qualche modo rappresenta l'embrione
iniziale del complessivo sviluppo della C.T..
Come il pensiero di
un bambino prende origine dalla condivisione da parte dei due
individui genitori di un vissuto di mancanza, veicolato verso
un desiderio di completamento, similmente nel nostro caso è
stata registrata da parte del primario DSM Zona Nord Ovest (Dr.G.Di
Norscia ), una situazione di mancanza di spazio terapeutico comunitario
per pazienti giovani, condivisa poi con l'Azienda Sanitaria (
da qui il concepimento: appunto il Progetto di Comunita' Terapeutica
inserito nel P.A.L. aziendale 1998 )
Relativamente allo
stato di gravidanza, secondo una raccolta di studi (Ammaniti M.,1992
)sul rapporto tra fantasia e realtà in gravidanza, molte
donne in questa epoca della loro vita presentano sogni e fantasie
specifiche e caratterizzate che testimoniano della gravidanza
come di un momento di grande crisi, e contemporaneamente di grande
occasione trasformativa. Il nucleo attorno al quale queste dinamiche
vengono giocate è quello del Sè gravidico(Albergamo
M, Nunziante Cesaro A. 1992). Il riconoscimento delle alterazioni
provocate dalla gravidanza pone in rilievo la dinamica interno-esterno,
dentro-fuori ed implica un lavoro di progressiva integrazione
e ridefinizione volto al tentativo di porre un limite. Ciò
non elude la necessita' di accettare, per quanto possibile, l'estrema
difficoltà di tale compito. Queste fantasie sono chiaramente
evidenziate dalla presenza di sogni con riferimento ad elementi
architettonici (Birkensted-Breed D. 1992) nei quali l'interesse
è talora sul versante interno: la casa, le stanze, le mura;
oppure sull'esterno, per esempio il giardino,l'orto, un luogo
in cui qualcosa cresce . Tali fantasie sembrano inoltre avere
una penetranza rilevante, al punto di essere potenzialmente attivate
non solo nella gravida, ma anche in coloro che le sono vicini
(ad esempio, per motivi di parentela o professionali). Se facciamo
un passo indietro alla precedente descrizione delle esperienze
gruppali, possiamo rilevare come in alcuni punti compaiono fantasie
simili a quelle che si verificano in gravidanza: ciò ci
pare supportare l'utilizzo della metafora,(l'educatrice che propone
il lavoro sul giardino forse testimonia una fantasia di cura di
qualcosa che sta crescendo, il mentale del gruppo, la possibilità
di lavorare in modo terapeutico con i pazienti, i pazienti fig,
la comunità terapeutica'. Anche il dibattito relativo alla
collocazione ed all'utilizzo delle stanze è forse attinente
ad una fantasia di ridefinizione del Se gruppale in relazione
al nuovo compito).
Pare dunque che attorno
ai nuclei di spazio, mancanza, sogno "bisogno"e desiderio, si
possa connettere un tessuto strutturante in grado di funzionare
come apparato vitale di comunita' terapeutica. Se ora dunque siamo
in viaggio verso questo possibile porto, ci muoviamo dentro un
battello (l'attuale stato di comunita' terapeutica) le cui assi
sono fatte del materiale con cui sono fatti i sogni .
Comin Giuseppe Livio
(Psicologo-Psicoterapeuta,Firenze)
Romeo Cungi Walter
(Psicologo Clinico
Medico Psicoterapeuta,Firenze)
BIBLIOGRAFIA
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Cesaro A. "Gravidanza e maternità: vissuti e rappresentazioni
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Il Pensiero Scientifico 1992
Ammaniti M. ( a cura
di ) "La Gravidanza tra fantasia e realtà" Il Pensiero
Scientifico 1992
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Set di base e pensiero di gruppo, in I gruppi ABA - L'esperienza
della fondazione, F. Angeli, Milano.
Birkensted-Breen. "Fantasia
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M. ( a cura di ) "La Gravidanza tra fantasia e realtà Il
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Bion W. R., 1962, Apprendere
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19.
Ferruta A. Foresti
G. Pedriali E. Vigorelli M. (a cura di), 1998, La comunità
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Giannotti A., 1983,
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della Soc. It. di Med. Psicosomatica, Torino, 26-29 maggio 1983.
Khan M. M. R., 1972,
Uso e abuso del sogno nell'esperienza psichica, in Lo spazio privato
del Sè, Boringhieri, Torino, 1979.
Neri C., 1995, Gruppo,
Borla, Roma.
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