Verità e evoluzione in "O" nell'opera di Bion

Preconcetto
di Claudio Castello Filho


A: Considerazioni teoriche

Si consideri la situazione ipotetica, ma basata sull'esperienza, dove un paziente ha bisogno di affermare che il suo analista lo sta trattando male, con crudeltà, senza voler verificare le sue proprie percezioni e descrizioni di ciò che sta accadendo nello studio che dimostrano il contrario.

Potremmo verificare che il paziente è "expert" nell'avere a che fare con situazioni nelle quali pensa che sia attaccato. Tuttavia, se l'ambiente sarà amichevole, non saprà cosa fare, si sentirà disorientato e senza uno "schema" pronto a funzionare. Egli ritiene di sapere cosa fare con un nemico, ma si sente completamente perso se si accorge che lo stanno trattando bene. Non trova un modo di agire, non sa come funzionare. Potremmo, come ipotesi, correlare questa situazione alle teorie di Melanie Klein [1] riguardo alle operazioni delle posizioni schizo-paranoide e depressiva. Se il paziente riconosce l'analista come una figura amichevole, non sa cosa fare con la sua violenza e con il suo odio, per lo meno non incontrerà una risposta razionale, una giustificazione al suo odio. Dovrà riconoscersi come la fonte originale della violenza, e non sarebbe possibile dire, in questa maniera, che essa è reattiva. Se l'analista è un villano, il suo carattere violento sarebbe "giustificato". Se non sarà, il paziente dovrà, possibilmente, confrontarsi con sentimenti contradditori di amore e di odio e, probabilmente, con il rimorso e la colpa. Inoltre l'analista amichevole gli presenta un mondo che non conosce o non riconosce. In questo nuovo mondo, non sa come comportarsi. Potremmo pensare a certi individui che lavorano come soldati mercenari, finita una guerra, devono trovarne un'altra. Non sanno come orientarsi in un ambiente civile. Nella guerra sono "giustificati" ad agire con barbarie.

Potremmo pensare molte cose sulla stessa linea, per esempio, nel considerare i diversi conflitti religiosi nel mondo. Il tizio che non è della mia religione è un mostro, una minaccia mortale. Lo posso attaccare con tutto il mio odio perché egli è una minaccia al "mio" Dio. - Il paradosso è avere un Dio così potente che ha bisogno della difesa degli essere umani. - C'è una chiara scissione tra il bene e il male. Questa organizza un possibile funzionamento, organizza gruppi sociali quando non è raggiungibile una elaborazione di tipo depressivo (il seno amato e gratificante è lo stesso che frustra ed è odiato). Non potendo tollerare l'ambivalenza né i sentimenti di colpa e rimorsi - che sono umanizzanti, legati a percezioni di sé e dell' "altro" - c'è una recidivante scissione. Un mondo di nemici persecutori esterni organizza un sistema di funzionamento.

Una situazione simile potrebbe essersi verificata quando una persona dice di sottomettersi al rapporto familiare e matrimoniale, dove tutto quello con cui si relaziona è molto sfavorevole. Apparentemente, tutti i rapporti sono stereotipati e pro-forma. La vita di tutti è molto sofferta. Tuttavia, non può uscire da questa routine che descrive come se fosse infernale perché, per peggior che sia, è una routine, c'è una organizzazione di comportamenti, in maniera che si supponga che qualcosa in una famiglia, o nella propria famiglia, deve funzionare. Questi comportamenti seguono degli stereotipi, sono imitazioni e sono basati su pre-concetti (che è differente dalle preconcezioni che cerchino realizzazioni [2]). Una persona in questo stato mentale avrebbe timore di cambiare il corso della situazione perché si spaventerebbe della possibilità di un mancato incontro di contesto esterno che indichi ciò che deve fare - sia anche in modo dogmatico e coercitivo. In situazioni non prevedibili si sentirebbe estremamente disorientata. Questo succederebbe in quanto non ha una propria valutazione sul cosa fare nelle situazioni impreviste e in mancanza di riferimenti conosciuti e pre-stabiliti.

 

Morale ed etica

 

Nei gruppi fortemente sottomessi alle norme e ai precetti pre-stabiliti nessuno si sente realmente capace di pensare e tutti si angosciano e si accusano quando qualcosa di inusitato o sconosciuto si manifesta. Le relazioni tendono a restringersi al proprio gruppo che, a sua volta, tende a essere ben limitato. I movimenti possibili diventano ogni volta di meno per evitare l'incontro con l'ignoto. Il paradosso, tuttavia, è che la vita, nella realtà, non si ripete. Ogni momento è sempre un nuovo momento mai accaduto prima e che mai dopo si ripeterà. Questi gruppi o individui in queste condizioni hanno bisogno di una struttura "esterna", un esoscheletro, un'armatura, che orienti le loro vite per non sentire che fanno affidamento ad una organizzazione interna che gli renda possibile una propria opinione di quello che serve in ogni situazione specifica, che è unica della vita. Qualcuno deve dirgli cosa si deve fare. E' necessario l'apparire di autorità, di messia, di illuminati che "sappiano" quale sia la verità da seguire. Deve essere stabilito un codice morale affinché la persona ottenga una direttiva per funzionare. Questo è differente da un'etica personale che è sviluppata a partire dall'elaborazione della posizione depressiva [3] nella quale, per esempio, si rinuncia alla rivalità con il padre nella situazione edipica non per timore di una minaccia di castrazione, ma per la considerazione amorosa che si ha per se stessi, per il padre e per la madre. Eliminare il padre per rimanere con la madre implicherebbe danni per tutti le persone coinvolte. Il padre non è soltanto il rivale, ma anche un essere amato. Non volendo distruggere colui che si ama, a dispetto del desiderio, si può rinunciare a questo, per una questione di insight sull'ambivalenza e con la prevalenza degli impulsi amorosi su quelli dell'odio e della rivalità. La soluzione edipica, in questo contesto, sarebbe etica. Nel timore di rappresaglie castranti ci sarebbe la fondazione di un'organizzazione basata sulla morale (una pressione esterna e un preconcetto - questo non si fa e tu sarai castigato se lo farai! Il che è differente da un'attitudine che decorre da un'elaborazione depressiva). Nella situazione etica esisterebbe la considerazione per se stesso e per l'altro in quanto che nella sottomissione alla morale, la restrizione, nel caso ci fosse, si deve non al rispetto per l'altro, ma al timore della rappresaglia. Nell'etica, gli impulsi incestuosi e assassini sarebbero svuotati di catexia , per usare una terminologia di Freud, e nella morale, gli impulsi sarebbero repressi o scissi e proiettati, ma continuerebbero pienamente investiti dalla catexia. Con gli impulsi pieni di investimento (catexizati), il controllo esterno si rende necessario, vuoi per la sottomissione a sistemi religiosi restrittivi, vuoi per la sottomissione alla nevrosi se nasconde la psicosi.

Il preconcetto è, prima di tutto, un sistema protettore e organizzatore.

Pigliamo un altro esempio. Una giovane entra in un ordine religioso. Nell'essere interrogata nel giorno in cui prende i voti se era soddisfatta, risponde di sì, poiché da lì in avanti non avrebbe mai dovuto pensare - la madre superiora avrebbe fatto questo per lei.

Nella mancanza di sviluppo della capacità di attribuire senso alle esperienze vissute, anche associata a un'impossibilità di mantenere contatto con le proprie esperienze emozionali, il preconcetto, lo stabilito, il "certo" e l'"errato", la morale vigente, permettono ad una persona qualche tipo di organizzazione, in modo che possa funzionare in qualche maniera; indica all'individuo il Nord. Questo non implica che il Nord stabilito abbia realmente qualche relazione con le sue necessità e i suoi interessi autentici, che solo potrebbero essere conosciuti se ci fosse una condizione di contatto della persona con se stessa - che è esattamente quello che non può tollerare o sperimentare - per questo la necessità e l'attaccamento al preconcetto.

 

Pensare

 

Alcuni clienti mi cercano con l'idea di risolvere problemi specifici delle loro vite così come crisi matrimoniali, problemi di impiego, impossibilità di stabilire rapporti duraturi, crisi di panico, tra le altre cose. Il primo passo è aiutarli a percepire che il problema maggiore e vero stia nelle difficoltà che hanno per pensare i problemi della vita con i quali si fronteggiano. Dicendo in un altro modo, la maggior parte delle difficoltà che hanno nel lottare con le avversità che devono affrontare è cominciata da una faglia, o da una mancanza di evoluzione, delle loro capacità di pensare. Pensare, qui, non è sinonimo di ragionare, è una condizione indissociabile della capacità di tollerare le frustrazioni e l'emozioni associate ai vissuti di questi. Pensare implica la possibilità di negoziare con le proprie emozioni nel controllarle in modo da permettere una osservazione sufficientemente realista dei fatti che stiamo vivendo. In caso contrario, l'intolleranza dell'emozioni conseguenti alle situazioni che ci sovrastano porterà ad un tentativo di evitare il contatto con esse o eliminarle, conduca ad una distorsione, o lo stesso ad una negazione, della percezione degli eventi che stiano accadendo e, conseguentemente, ad una inadeguata esperienza per affrontarle [4].

Una persona avrà maggiori chances in una riuscita dei suoi progetti e nella soluzione delle difficoltà che incontrerà se avrà una buona capacità per pensare. Questo è indissociabile da una ragionevole condizione di sopportare situazioni frustranti e di convivere con le proprie emozioni, per quanto possono essere intense e penose in un dato momento della vita. Lo sviluppo di questa capacità può evitare che si trovi in difficoltà dopo, non distorcendo la percezione, potrà percepirla prima che sia tardi. Anche molte difficoltà sono create a causa della propria perturbazione e distorsione dell'osservazione.

 

L'impossibilità di contatto con le proprie emozioni e l'assenza della condizione di pensare. Un esempio dal Libro delle Mille ed Una Notte.

 

In una delle storie del Libro le Mille ed Una Notte, recentemente tradotto dall'arabo da Mamede M. Jarouche (Ed. Globo, 2005), un uomo confessa di aver assassinato la sua sposa e racconta come questo sia accaduto. Racconta che ella era molto ammalata e lui, nella disperazione di aiutarla, le disse che era disposto a qualsiasi sacrificio per ascoltare una sua richiesta. Lei, che era a letto e molto debole, manifestò il desiderio di mangiare una mela. Non c'erano, però, mele disponibili in Baghdad. Egli dovette viaggiare fino a Basra [5] per trovare le uniche mele che erano disponibili in quel momento nel frutteto del califfo, che si trovava in quella località. Viaggiò per più di un mese (andata e ritorno) per portare tre mele alla sua sposa. Nel ritornare, gli apparve la moglie così debole che ella non ebbe la forza di ingerire una di esse. Le lasciò vicino al letto della sposa. Il giorno seguente andò al mercato e quando si trovò lì, incontrò uno schiavo negro [6] che non conosceva all'apparenza laido con una delle mele in mano. Rimase frastornato e domandò allo schiavo dove aveva trovato quella mela. Egli rispose che l'aveva ottenuta dalla sua innamorata che, a sua volta aveva reso cornuto suo marito che aveva fatto un lungo viaggio per ottenerla. Disorientato, si diresse verso casa e incontrò sua moglie nella stanza, vicino a lei c'erano due mele. Indagò sulla terza mela. La sposa rispose che non aveva idea di quello che era successo con la frutta. Preso dalla furia, l'uomo sgozza la moglie e squarta il suo corpo, nascondendolo in un tappeto e gettandolo nel fiume per nascondere il crimine. Poco dopo, incontra uno dei figli e il bambino gli racconta disperato che aveva rubato una delle preziose mele che il padre aveva portato per la madre ed era corso per la via. Là subito giunse uno schiavo grande e sconosciuto e gliela prese lasciandolo molto afflitto. Egli implorò diverse volte il ladro che la restituisse, dato che quella frutta era il risultato di una grande fatica fatta da suo padre che aveva viaggiato un mese per poterla portare alla madre. Sentendosi in colpa, il bambino andò dal padre a confessare la sua malefatta. In quel momento, nel rendersi conto di quello che aveva fatto a causa della sua precipitazione, la disperazione si abbatté sul padre. La storia continua, ma lascio a Sahrazad (grafia proposta dal traduttore) il compito di continuarla.

Penso che vale la pena notare che fu fatto un ragionamento da parte del personaggio che uccide la moglie, tuttavia, non ebbe la condizione per pensare. Si noti anche la somiglianza tra questo racconto e quello di Otello di Shakespeare.

 

Il comandante che può pensare e quello che non può

 

W. R. Bion suggerì un modello nel quale in una battaglia la vittoria sarà del comandante del battaglione che avrà un requisito maggiore nell'affrontare situazioni avverse mantenendo libera la sua capacità di pensare in modo chiaro. In mezzo ad un bombardamento, siamo sottoposti a fortissime emozioni, sopratutto sentimenti di minaccia e persecuzione. Il comandante che non tollera il contatto con le violente emozioni mobilizzate da questo contesto agirà in modo di evadere, senza pensare, da questa situazione, per squagliarsela dal contatto con i sentimenti che non sopporta. Farà altro come gli struzzi del disegno animato che infilano la testa in un buco per non vedere il pericolo. O ancora potrà seguire ciecamente quello che prescrivono i manuali di tattica di guerra che aveva studiato senza verificare se quello che era stato scritto si applica al contesto della battaglia che effettivamente si svolge [7]. Il comandante che sopporta di convivere e trattare con i suoi sentimenti, per quanto questo possa essere difficile, potrà continuare ad osservare il contesto e, eventualmente, percepire le opportunità che sorgeranno e approfittarne. Shakespeare descrisse qualcosa di simile nell'opera Enrico V° [8].In essa, il re d'Inghilterra guidando una piccola truppa, circondato dall'esercito francese più grande, ed in una situazione molto sfavorevole, potette capovolgere il quadro a suo favore e sconfiggere i francesi [9].

In questo senso, una psicoanalisi non si propone di pensare per qualcuno o di risolvere i problemi presentati, al contrario, è un lavoro che aiuta un individuo a sviluppare la sua capacità a pensare o lo aiuta ad entrare in contatto con se stesso, a conoscere chi di fatto è, e, conseguentemente, a formulare e percepire quali sono i suoi punti di vista e i suoi interessi. Solo questo può essere possibile per mezzo dello sviluppo della capacità di contatto con la propria esperienza emozionale. Se questo accade e la capacità di contatto si sviluppa, egli sarà nelle condizioni di affrontare le difficoltà che gli si presentano e avere una visione più realistica dei fatti, e potrà anche approfittare delle vere opportunità che la vita presenterà nell'ora nella quale accadranno. Le persone che non sviluppano la condizione per sopportare le frustrazioni e i sentimenti ad essi associate, temono l'intensità dei loro sentimenti, compresi quelli di soddisfazione e di contentezza, e devono allontanarsi da essi [10] (attraverso le scissioni, identificazioni proiettive, le repressioni, ecc.). Pertanto tendono ad aver paura in modo accentuato dei propri discernimenti, non solo per disimpegnarsi di questa funzione che implica necessariamente contatto con i propri vissuti emozionali, ma anche perché verificano, tanto all'atto pratico delle loro esperienze come in una percezione interna, ancora che diffusa, non dispongono di equipaggiamento psichico sufficientemente evoluto per dare senso a quello che vivono. Finiscono di aver bisogno di "autorità" e le cercano . Le "autorità" gli devono dire quello che è "certo" e quello che è "sbagliato". I preconcetti anche stabiliscono mete e rotte da essere percorse e in questa forma, "organizzano" la vita della persona. Questo non significa che, proprio liberi dai preconcetti, possano prescindere da relazioni e di tenere in conto il punto di vista dell'altro, nondimeno è molto differente di sentire che non possiamo giungere ad una propria conclusione (e assumere le proprie conseguenze) e che siamo alla dipendenza di una "guida illuminata" che ci va dicendo la rotta da prendere.

La ricerca dell'autorità

 

Molte volte sono prodotti dei ragionamenti che danno l'impressione che una sensazione per un fenomeno o un vissuto fu incontrato, ma in verità, si tratta di un artifizio che nasconde l'impossibilità di incontrarlo di fatto. Il preconcetto funziona anche su questa linea. Non potendo dare senso a quello che vive, la persona ha bisogno di "autorità" o di un sistema di credenze chiuse per dirle quello che fare o per stabilire qualche routine di funzionamento. Non sviluppando la capacità di lottare e negoziare con le proprie emozioni, cioè poter entrare in contatto con se stesso, e, di conseguenza poter creare la possibilità di pensare, (conforme a quanto proposto da Bion [11] in questo senso, ciò è molto differente di ragionare o di essere erudito), l'individuo non può liberarsi dei preconcetti o di questi sistemi chiusi di credenze e convinzioni, che lo sottomettono, poiché teme di rimanere senza una direttrice di marcia e di essere completamente perso [12]. Può sentirsi come un gas che senza una struttura rigida che lo contenga e gli dia una forma, si espanderebbe in modo incoerente per l'infinito - ossia, sperimenta il terrore di una disgregazione psicotica.

 

Rêverie

 

Per l'analista non è opportuno sostituirsi alle "autorità" a cui ricorre il paziente. Può indicare che questo succede con il paziente e aiutarlo a sviluppare risorse per accogliere le sue esperienze emozionali - soprattutto per mezzo della capacità dell'analista che Bion definì rêverie [13], che sarebbe una condizione per accogliere e digerire le esperienze emozionali mobilizzate dal contatto con il paziente. Potendo assimilare e digerire le esperienze emozionali, ci sarebbe la possibilità di attribuire sensazioni a quello che stia passando in quell'incontro tra l'analista e l'analizzando. Vivendo una esperienza, l'analista dovrebbe attribuirgli una forma, una immagine, perché potesse percepirla con chiarezza e potesse parlarne. Con ciò avverrebbe di sognare (sveglio durante la seduta, o dormendo di notte) l'esperienza e le esperienze vissute. Il sogno propizierebbe una forma, una immagine visuale, una metafora, per quello che è ineffabile [14]. Se l'analizzando sviluppa la sua capacità di entrare in contatto con se stesso e di digerire e sognare ( rêverie ) le sue esperienze emozionali, potrà trovarsi a dar senso a ciò che vive, ai fatti con i quali si confronta, prescindendo dalle autorità e dai sistemi di regole pre-stabilite (preconcetti) [15].

Non è una vanvera che la psicoanalisi è percepita come una grande minaccia a qualsiasi establishment e al pensiero dei sistemi religiosi.. La psicoanalisi, quando è genuina, è anche una minaccia al proprio establishment psicoanalitico e c'è un incessante sforzo per banalizzarla e renderla innocua, sin dai tempi di Freud.

 

B: Esempi clinici

 

Primo episosdio clinico

 

Ho in mente, tra le altre, una situazione nella quale il paziente, secondo la mia percezione, si sforza di trasformare qualunque comunicazione che gli faccio in un attacco che lo squalifica. Si presenta in un atteggiamento disobbediente, come vittima della mia ingiustizia (e anche di quella dei suoi genitori). Verifico, però, che questo suo procedimento nasconde il fatto che egli "riduce a rottami" le elaborazioni che colgo e che gli offro. Nell'essere confrontato con questa mia percezione, rimane perplesso. Non sa come agire o reagire. Propongo che invece di pensare a qualche azione, egli si possa permettere una riflessione, o per lo meno un dubbio: la possibilità che quello che gli comunico sia reale. Si sente sconfortato al pensiero di poter agire nel modo che gli descrivo e tende ad escludere qualsiasi incertezza quanto alle sue convinzioni di quello che succede (l'essere maltrattato).

 

Secondo episodio clinico

 

Un paziente entra nel mio studio e commenta, durante la nostra conversazione, che era convinto che io esponessi nella mia sala di attesa alcuni quadri astratti di nessun valore neanche estetico, probabilmente per un motivo sentimentale, in quanto non c'era niente di buono in essi (faceva il paragone con delle incisioni, che giudica siano impressioniste e terrebbe nelle sua casa in quanto belle). Nel mio commento, senza entrare nel merito del valore dei lavori, richiamo la sua attenzione sul fatto che non gli passava per la testa che io potessi avere un altro modello estetico che non fosse il suo. Il suo senso estetico sarebbe universale e vero. Basta così. Solo esiste un' unico punto di vista nell'universo: quello pensato da lui. In questo modo, egli, in un certo modo, confondeva sé con il proprio universo. Con l'evolversi della conversazione, poiché sto sintetizzando la situazione, il paziente dichiarò di sentirsi molto allarmato nel concepire l'esistenza di altri modi di percepire i fatti che non sia il suo. Era allarmante pensare che il mondo non fosse quello che concepiva. Considerò che si vedrebbe molto vulnerabile se così fosse. In modo riassuntivo, considerai che il suo imprigionamento nelle sue convinzioni funzionava come una conchiglia protettiva, come un'altra forma di sopravvivenza. Tuttavia, anche i molluschi dovrebbero cambiare la conchiglia per lo meno una volta per crescere e non essere asfissiati dal proprio attrezzo di sopravvivenza. Nel cambio della conchiglia (sia prodotta da esso o prestata da un altro animale), c'è un momento nel quale realmente rimangono molto esposti e vulnerabili. Tuttavia, se questo non sarà fatto, possono essere schiacciati e distrutti dal proprio apparato di protezione [16].

 

Terzo episodio clinico

 

Trascorsi un certo tempo per rendermi conto di cosa c'era nel rapporto con un paziente, che si lamentava molto della sottomissione che aveva nel suo gruppo familiare, una sua necessità, per quanto si lamentasse della crudeltà degli altri e dei danni che pativa per questo. Verificai che la persona non sentiva di possedere un'organizzazione e propri discernimenti. L'interno della sua personalità era come se fosse costituito da diversi elementi isolati (senza configurare un aggruppamento che desse qualche tipo di unità o di forma) o linee di vissuti senza legame uno all'altro allo stesso modo di certi paesi africani o del Medio Oriente che sono uniti soltanto dal punto di vista formale, essendo stati creati dalle madrepatrie europee nell'epoca delle colonie. In realtà sono costituite artificialmente e mantenute unite, in generale, attraverso dittature feroci. In assenza di queste ultime o della madrepatria coloniale, finiscono per distruggersi, in quanto le loro differenti etnie e tribù non si erano articolate in modo da comporre una vera nazione. Il paziente non tollerava i suoi vissuti emozionali (nel contatto con me aveva l'orrore di verificare quali sentimenti avrebbe potuto sperimentare in rapporto con me ed anche le esperienze avvenute nella seduta), non calcolava che esse potevano dare un senso a quello che viveva - i vissuti sono dati dall'esperienza emozionale, non dalla ragione che soltanto organizza quello che percepiamo in modo intuitivo e che ottengono un senso per mezzo delle esperienze emozionali.

Quando presentai al paziente il modello che finisco adesso di riferire, egli rimase abbastanza urtato e sconfortato di vedersi in questo modo. Dopo, però, affermò che, a dispetto dello star male, aveva sentito, per la prima volta nella sua vita, che realmente c'era qualcuno che esisteva dentro di lui, si era percepito reale, nello stesso tempo senza poter dire o precisare ciò che questo fosse.


Note 

KLEIN, 1946.

BION, 1962, 1963, 1965, 1970.

Ver SEGRE, M. & COHEN, C., 1995 e também CORNFORD, F.M., 1932.

BION, 1967 e 1970

Infelicemente, ai nostri giorni, questi nomi sono associati, in una forma violenta, a diverse espressioni di preconcetti.

Nei racconti di Sahrazad sempre ci si riferisce ai negri como schiavi ed avendo un aspetto. Le donne, quasi nella loro totalità, salvo rarissime eccezioni, sono rappresentate come disoneste, infedele, perfide, cattive e fattucchiere cattive.

Si pensi a quello che accadde con la famosa linea Maginot nella frontiera tra la Francia e la Germania durante la II Guerra Mondiale. La tattica della difesa francese venne creata guardando gli eventi passati e non tenendo in conto le possibilità che potessero accadere in modo diverso in una guerra successiva. La linea di difesa inespugnabile fu prodotta da un preconcetto. Le difese originate in questo modo tendono alla stereotipia e, per la loro rigidezza, sono solite ad essere equivocate per quanto riguarda l'efficacia.

SHAKESPEARE, W.. Henry V. Paris, LGF - Lê Livre de Poche.

Vedere anche in DRUON, M., 1977.

L'intolleranza ai vissuti di soddisfazione e contentezza, d'accordo con quello che mi è stato segnalato da Cecil Rezze, in una comunicazione personale, che spero di non distorcere molto, si può avere senza che sia necessariamente legata ad un'associazione con l'invidia, gelosie o rivalità, ma per non avere la condizione di sopportare l'intensità dei propri sentimenti di contentezza, soddisfazione e felicità che viene percepita come distruttiva.

BION, 1970.

Questa pure sarebbe una funzione della colonna 2 della griglia di Bion (BION, 1963). In un altro senso, la colonna 2 anche può essere percepita come l'uso di una teoria scientifica le cui inconsistenze già furono percepite ma che tuttavia permane nell'essere utilizzata perché ancora non si è incontrata una teoria sostitutiva consistente per dare risposta ai fenomeni verificati.

BION, 1962.

BION, 1992.

Ver CASTELO FILHO, 2004.

Ver BION, W.R. (2005) The Tavistock Seminars

 

 

 

Bibliografia

Anônimo (2005) [introdução, notas, apêndice e tradução do árabe de Mamede Mustafa Jarouche]. Livro das Mil e Uma Noites. Volume 1 - ramo sírio. São Paulo: Globo.

Bion W.R. (1967) Analisi degli schizofrenici e metodo analitico . Armando, Roma, 1970

Bion W.R. (1977) Seven Servants . Jason Aronson , New York . [Trad It su Quattro testi diversi, vedi bibliografia in Lòpez Corvo R. (2006) Dizionario dell'Opera di Bion. Borla, Roma ]

Bion W.R.(1962) Apprendere dall'esperienza. Armando, Roma 1972.

Bion W.R (1963) Elementi della Psicoanalisi. Armando, Roma 1973.

Bion W.R (1965) Trasformazioni. Il passaggio dall'apprendimento alla crescita. Armando, Roma 1973.

Bion W.R. (1970) Attenzione e interpretazione. Armando, Roma, 1973.

Bion W.R. (1991) Cogitations: Pensieri. Armando, Roma 1996.

Bion W.R. (2005) The Tavistock Seminars. London: Karnac Books.

Castelo Filho C. (2004) O Processo criativo; transformação e ruptura. São Paulo: Casa do Psicólogo, 2004.

Druon M. (1977) Les Rois Maudits 7: Quand un roi perd la France. Paris: LGF - Le Livre de Poche.

Klein M. (1946). Invidia e gratitudine . Giunti-Barbera, Firenze 1969.

Segre M., Cohen, C. (organizadores e autores). Bioética - São Paulo: Editora da USP, 1995.

Shakespeare W. Enrico V. Garzanti, Milano 2006.

Shakespeare W. Otello-Il mercante di Venezia. Rusconi, Milano 2004.

 

Sommario

L'autore considera il preconcetto come un metodo di sopravvivenza e protezione della mente nella impossibilità di sviluppare la tolleranza e il contatto con le proprie esperienze emozionali. Senza il contatto intimo con queste ultime l'individuo non riesce a dare senso ai suoi vissuti e deve ricorrere o valersi di sistemi rigidi di credenza e di funzionamento che mirano a sostituire il proprio discernimento che non può essere ottenuto. Tuttavia, questa protezione raggiunta può diventare una complicazione in un modo equivalente all'uso di una conchiglia protettrice per diversi molluschi, la protezione, se non è abbandonata, può finire che impedisce la crescita dell'animale e lo soffoca, distruggendolo.

 

Claudio Castelo Filho, analista con funzioni di training presso la Società Psicoanalitica Brasiliana di San Paolo. PhD. in Psicologia presso L'Università di San Paolo.

 

 

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Traduzione dal portoghese di Mario Giampà

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