Tempo e Narrazione

La narrazione dei sogni come avvenimento interpersonale. Risultati di una ricerca
Robi Friedman

 

In psicoterapia, i sogni sono stati sempre centrali per la comprensione del paziente e del processo di cambiamento operato mediante il trattamento. Freud (1900,1933) sottolineò gli aspetti intrapsichici del sogno senza prestare molta attenzione alla narrazione del sogno. E' importante sottolineare che vi sono differenze rilevanti e cruciali fra il sogno e la narrazione del sogno.

Questo articolo considererà i sogni dal punto di vista della loro narrazione, esplorando alcuni aspetti interpersonali della narrazione dei sogni nel contesto genitore - figlio. A differenza del vertice psicoanalitico classico che si interessa al sogno narrato da un punto di vista intrapsichico, nel tentativo di fornire una rappresentazione dell'inconscio del sognatore, la nostra concezione verte sulla considerazione del sognare come un tentativo di elaborare (inconsciamente) contenuti eccessivi, minacciosi ed eccitanti. Valuto tale materiale emotivo di pertinenza sia del sognatore sia degli Altri significativamente intimi. Così, inconsciamente il sognatore si assume la responsabilità di elaborare sia le sue emozioni e difficoltà sia quelle del suo ambiente circostante. Per di più, penso che il sogno apra la strada "regia" non solo alla comprensione della vita interiore del sognatore, così come è teorizzato nella concezione di Freud, ma anche alla comprensione delle difficoltà dell'ambiente sociale in cui è inserito il sognatore. Inoltre, propongo l'idea che un sogno narrato possa corrispondere ad un'opportunità peculiare per elaborare emozioni che non siano state contenute in maniera adeguata. Lo spazio interpersonale che si crea fra il sognatore che racconta il sogno e gli uditori che lo ricevono e che "sognano il sogno", può rappresentare un'opportunità per continuare la metabolizzazione avviata mediante il processo del sogno. La concezione classica del sogno come meccanismo tensio-riduttivo che utilizza il mascheramento ed altre difese, può essere una valida spiegazione rispetto alla relazione del sognare col processo del sonno ma non è una spiegazione abbastanza valida riguardo alla narrazione del sogno.

La narrazione dei sogni ha uno scopo elaborativo interpersonale: la narrazione dei sogni esercita la sua influenza attraverso il contenimento potenziale esterno . Il contenimento esterno è raggiunto attraverso gli incontri inconsci fra il narratore del sogno ed i suoi uditori, e mediante il processo intersoggettivo che si origina da questo "incontro". Per esempio, seguendo la concezione classica del sogno, un sogno relativo a comportamenti aggressivi verso i propri genitori può essere spiegato tramite l'attivazione di pulsioni distruttive o reazioni contro i propri cari dovute ad un latente conflitto edipico. Ma la narrazione di un sogno è una comunicazione (di solito inconscia) attraverso cui è possibile facilitare un processo di avvicinamento e cambiamento nella relazione. La narrazione del sogno può trasmettere agli uditori un contenuto potenzialmente minaccioso così come una richiesta di aiuto per contenere gli impulsi mal controllati.

La richiesta di contenimento è una delle funzioni interpersonali della narrazione dei sogni. Comunemente significa che la dimensione del contenimento delle emozioni minacciose ed eccitanti, raggiunte attraverso il processo del sogno non è tollerabile, pertanto viene ricercato un contenitore esterno per proseguire il processo di elaborazione. La narrazione del sogno va oltre la concezione del conflitto nei termini freudiani, junghiani, kleiniani, che sottolineano che il sogno è un avvenimento che mette in evidenza i legami potenziali tra le parti inconsce e rifiutate del Sé. In aggiunta al suo contributo allo sviluppo psichico del sognatore, i sogni narrati stabiliscono un legame con le parti del Sé degli uditori del racconto del sogno, spingendoli verso rappresentazioni e mutamenti nel loro rapporto reciproco futuro. La narrazione del sogno implica la Speranza e perfino la Fede (Neri, 2005), sentimenti che accendono processi interni ed esterni.

Raccontare i sogni può rappresentare una seconda fase, dopo aver compiuto un primo sforzo autonomo, per affrontare un'eccessiva carica emotiva. Questo non significa che alla richiesta di contenimento da parte del sognatore vi corrisponderà un avvenimento che porterà sempre sull'orlo di una crisi. Narrare un sogno spesso significa operare attraverso i suoi contenuti un'influenza su una relazione o sulla qualità della relazione -sogno. Malgrado la somiglianza dei contenuti, vi è un'immensa differenza fra un paziente che, sfiorando il panico racconta un sogno nel quale ha guidato la sua macchina sulla strada quasi a rotta di collo e un adolescente che racconta vantandosi, un sogno nel quale ha guidato la sua macchina in città alla massima velocità.

Il primo cerca un partner in grado di contenere le paure relative ai suoi impulsi, il secondo cerca un partner che riesca a contenere la sua gioia, il suo orgoglio ed il suo potere onnipotente. Collocare il proprio potere o le proprie paure, favorisce l'inizio di un processo di avvicinamento, e questi sono soltanto alcuni esempi degli scopi della narrazione dei sogni.

In un altro esempio tratto dalla terapia di gruppo, gli uomini e le donne possono differenziarsi a seconda del genere sessuale: le donne possono iniziare narrando sogni ansiosi al fine di stabilire un rapporto familiare attraverso la condivisione di angosce e debolezze, favorendo in tal modo processi di sostegno. Qualche volta, gli uomini iniziano il processo della narrazione dei sogni condividendo un sogno nel quale sembra che il sognatore si stia vantando, assumendo una posizione schizo- paranoide onnipotente e spingendosi per assumere un ruolo da leader nel gruppo.

Una persona può anche essere un "non-sognatore", con un Sé non in grado di trasformare gli elementi beta in pensiero alfa. La funzione alfa non è abbastanza sviluppata per "sognare"una difficoltà, il che significa che l'individuo non è in grado di assimilare bene le difficoltà. In questo caso la relazione col sogno può essere una narrazione il cui scopo principale è una richiesta di contenimento. Questa persona ha bisogno disperatamente di un altro per sognare il suo sogno -lei/lui non sa assolutamente come essere aiutato e narra il sogno con lo scopo nascosto di richiedere contenimento.

 

Aiutare a narrare i sogni

 

Ne consegue che la narrazione del sogno mette in azione processi di sviluppo attraverso il potenziamento della funzione alfa. La seconda fase, il contenimento attraverso l'Altro, avrà naturalmente la sua influenza sulla prima fase dell'auto-contenimento precedentemente evidenziata. Può essere appropriato definire questo genere di approccio al sogno formativo in contrasto all'approccio più diagnostico della teoria classica del sogno ed il successivo approccio trasformativo (Friedman, 2004d). I bambini ed i pazienti possono formare la struttura della loro psiche continuando a lavorare sulle parti inconsce e complesse dei sogni. Considerando tutti questi diversi aspetti intrapsichici e interpersonal coinvolti, sembra che sia importante promuovere la narrazione del sogno - la seconda fase, a carattere interpersonale nello sviluppo del pensiero.

Per sognare, ci deve già essere uno sviluppo psichico, che può consistere nell'interiorizzazione della funzione parentale contenitrice (alfa) come un prerequisito all'abilità di pensare e di affrontare materiale emotivo conflittuale (Bion, 1963, Ogden, 1979). Nella fase successiva, al fine di narrare i sogni, deve esserci la sensazione che una relazione possa contenere i sogni narrati. Mentre sognare come attività mentale sembra essere abbastanza indipendente dal ricordare i sogni, " il sognare" come attività digestiva di coping non è una qualità automatica che tutti posseggono (Ogden, 1997, Grotstein1979, Bion, 1993). Se non si sviluppa naturalmente, è necessario un aiuto esterno. Bion ha osservato a proposito di un paziente psicotico.."che poteva sognare soltanto in presenza del suo analista" (ibid. p. 40).

Sembra che vi sia una forte interconnessione fra la narrazione dei sogni e l'ascolto della narrazione. Questo legame è evidente per i terapeuti che scoprono, assieme ai loro pazienti, che un rapporto terapeutico che è aperto all'inconscio promuove sia il ricordo del sogno che la narrazione dei sogni. Persino i pazienti che riferiscono di "non sognare" sono sorpresi, quando iniziando la terapia, che venga promossa l'acquisizione di una "nuova"abilità spontanea, vale a dire quella di collegarsi attraverso i sogni al loro mondo interno. Credo che tale sviluppo non possa soltanto essere il risultato di una suggestione. In un altro lavoro, (Friedman, 2002) ho analizzato la natura del ricordarsi i sogni: essa è collegata con la presenza di un contenitore dei sogni. Questo contenitore può essere rappresentato da un Altro significativo che è in grado di tollerare la frustrazione e di interessarsi al mondo rappresentato nel sogno. Per molti questo è il precursore dei rapporti che aiutano a sopportare ed elaborare le difficoltà "della vita onirica" (Meltzer, 1980). Inoltre ritengo (Friedman, 2003c) che prima che vi sia l'opportunità di introiettare questo contenitore esterno, si verifichi "un momento di incontro" fra un bambino colto dal panico che ha un incubo opprimente ed i suoi genitori ricettivi. Questo incontro stabilisce un tipo speciale di rapporto. Il bambino grida, richiedendo il contenimento da parte dei genitori, che rappresentano il "contenitore su richiesta", il quale contribuisce allo stabilirsi di una partnership elaborativa; che serve per sostenere le difficoltà emozionali presenti nel sogno. Malgrado il fatto che tale rapporto inizi attraverso un'interazione principalmente non verbale, il primo episodio significativo memorizzato contribuisce a sviluppare un'abilità per utilizzare i sogni a livello del singolo e a livello interpersonale. Tutto ciò può promuovere sia il "sognare"nella prima fase come uno sforzo per un contenimento autonomo sia la successiva seconda fase della narrazione del sogno. Questa sequenza di avvenimenti rende possibile il completamento di una elaborazione onirica insufficiente, attraverso il contenimento esterno. Così sognare la narrazione del sogno può consentire di apprendere elementi inizialmente acquisiti in un contesto notturno.

Inoltre, traggo svariate conclusioni dalle osservazioni cliniche; una è che gli uomini non sono tutti validi contenitori per i sogni e che le donne hanno difficoltà nel contenere sogni maschili. Questa osservazione evidenzia le difficoltà del contenimento parentale, che rende difficile lo sviluppo di partnership elaborative per i sogni. Pare che i padri non siano contenitori dei sogni abbastanza validi. Le madri possono avere meno difficoltà nel contenere i sogni dei loro figli maschi poiché sono brave nel fornire un contenimento dei sogni (per un breve intervallo di tempo) ma non ad elaborarli. Di conseguenza, i genitori non sono generalmente in grado di metabolizzare e restituire ai loro figli maschi il materiale che i bambini da soli non riescono ad elaborare. Contenere rinforza e sostiene la narrazione del sogno; il non contenimento estingue tale narrazione. Agli uomini non piace affrontare e condividere contenuti minacciosi dei sogni, soprattutto se tali contenuti sono opposti ai ruoli abituali maschili corrispondenti a stereotipi di potere e di forza. I sogni che espongono il sognatore ad essere colto dal panico, vittimizzato, o ad assumere compiti femminili, sono molto difficili da sostenere, ma tutti sognano tali tematiche. Le madri fondamentalmente più adatte e capaci di contenere molti sogni, sono meglio equipaggiate per sostenere ed elaborare i sogni delle loro figlie che gli incubi dei loro figli maschi. La mancanza di contenimento dei sogni dei figli maschi è nota ad entrambi i genitori e di solito facilita la rappresentazione dell'incapacità degli uomini di elaborare molte difficoltà emozionali. Questa linea di pensiero mi ha condotto ad esplorare i pattern della narrazione del sogno all'interno della famiglia. Un tentativo ancora in corso.

 

Esplorare i contenuti dei sogni nei bambini

 

A questo scopo abbiamo formulato un questionario all'Università di Haifa che comprendeva 21 domande. Questa esplorazione dei contenuti dei sogni ha riscontrato che vi sono sviluppi significativi nei sogni dei bambini (Ofir Ram,1997). I bambini di cinque anni sognano più a lungo dei bambini più piccoli ed hanno un'abilità più grande nel descrivere lo scenario dei loro sogni. Questo conferma lo sviluppo delle abilità dell'Io di "pensare", e confrontarsi con le difficoltà. Vi sono anche significative differenze rispetto all'identità di genere che si evincono dai contenuti dei sogni. Entrambi i sessi "sognano" le emozioni e le preoccupazioni collegate alle situazioni interpersonali quotidiane, addirittura più di quanto sognino gli adulti. Ma i ragazzi e le ragazze differiscono significativamente nel livello e nella qualità dei contenuti aggressivi sognati. Proporzionalmente ai giochi quotidiani che praticano: i ragazzi sognano di attività collegate a contenuti relativi al potere e sognano temi rappresentanti maggiore violenza fisica di quanto sognino le ragazze.In contrasto con le ragazze che più spesso sognano loro stesse come vittime, i ragazzi hanno la tendenza a distanziarsi dalla rappresentazione vittimizzata, preferendo sognare di animali feriti piuttosto che di esseri umani vicini.

 

Esplorare la narrazione del sogno

 

Continuando su questa linea di esplorazione ho rinvenuto, come molti dei miei colleghi nella pratica clinica, che ci sono significative differenze relative all'identità di genere, nella narrazione dei sogni. La differenza nei contenuti può essere un elemento responsabile del fatto che gli uomini narrano meno sogni di quanto facciano le donne. Abbiamo cercato di esplorare il rapporto fra il contenitore (gli spettatori genitoriali) ed il contenuto (il figlio/a sognatore) che è ipoteticamente responsabile dell'estinzione o della rievocazione della narrazione del sogno. Questa ricerca ha esplorato il consolidamento di un dialogo elaborativo, "la partnership elaborativa" (Friedman 2002a). Sembra che sia possibile accostare le abilità narrative dei sogni alla loro capacità di elaborazione su aree specifiche come le abilità di coping nel trattare con la violenza domestica maschile e le capacita di stabilire relazioni delle donne. Apparentemente, le abilità delle donne di narrare le loro difficoltà emozionali attraverso canali comunicativi specifici, come i sogni, promuove la crescita delle loro abilità sociali. D'altra parte, potremmo dire che la mancanza di spazi elaborativi, come la narrazione del sogno, mantiene il potenziale per atti di violenza negli uomini. Probabilmente tale sviluppo deficitario della narrazione del sogno negli uomini, è inconsciamente promosso dalla società che trae profitto dalla primitiva aggressività, usando la belligeranza non-elaborata per la protezione stessa della comunità.

Nelle precedenti ricerche abbiamo verificato che la narrazione dei sogni dei bambini non differisce tra i bambini e le bambine fino circa il quinto anno d'età. La narrazione dei sogni da parte degli uomini può attivarsi nuovamente quando essi corteggiano o sono innamorati. Abbiamo cercato la prova che la narrazione dei sogni nei ragazzi si estingue o almeno non viene in qualche modo rinforzata, durante la prima infanzia. Abbiamo cercato anche prove che le donne ricevono supporto da una reazione ambientale positiva (soprattutto genitoriale) che favorisce la narrazione dei sogni.

Nella terapia individuale e di gruppo possiamo facilmente osservare un'influenza provocata dallo spazio terapeutico che genera una diminuzione o un aumento della narrazione dei sogni sia negli uomini che nelle donne.

 

Ricerca sulla narrazione dei sogni in famiglia

 

Sono stati validati novantacinque questionari, nei quali si chiedeva ai genitori di evidenziare eventuali differenze collegate all'identità di genere nei sogni raccontati dai loro figli. Veniva loro altresì chiesto di mettere in evidenza: le differenze delle loro reazioni al racconto dei sogni dei figli e delle figlie e di rintracciare eventuali analogie fra la tendenza dei figli rispetto al narrare un sogno e la narrazione del sogno nella storia di loro stessi.

Hanno risposto 10 uomini e 85 donne. L'età media dei genitori era di 43 anni. In genere avevano ricevuto 15 anni d'istruzione e provenivano principalmente dal Nord d'Israele

 

Risultati

 

Questa ricerca ha messo in evidenza che non vi è nessuna prova che i ragazzi narrino meno sogni alle loro madri rispetto alle ragazze. In modo particolare, si sono riscontrate prove significative che le ragazze narrano più sogni ai loro padri di quanto fanno i ragazzi.

Vi sono state differenze riguardanti il contenuto dei sogni: i ragazzi narrano significativamente più incubi, mentre le ragazze narrano sogni più "piacevoli". Comunque, sembra che vi siano più reazioni di interpretazione ai sogni dei ragazzi che a quelli delle ragazze. Questa esplorazione avvalora l'ipotesi che gli uomini ricordano e riportano significativamente meno sogni rispetto alle donne.

 

Conclusione

 

La maggioranza delle verifiche effettuate fornisce prove per l'assunzione fondamentale che la narrazione del sogno è un avvenimento interpersonale acquisito. La diversità nella narrazione degli incubi può essere collegata alla diversa socializzazione interpersonale di ragazzi e ragazze. I sogni dei ragazzi rivelano che debbono gestire contenuti legati ad un'aggressività evidente e fisica, e sembra che essi si affatichino di notte per tentare di elaborare questo tipo di eccitabilità. Le difficoltà inerenti alla riuscita di tale processo possono rappresentare uno dei fattori che inibisce il ricordo dei sogni. Questa indagine non ha prodotto risultati evidenti sul perché vi sia una significativa differenza nella narrazione dei sogni tra maschi e femmine.

Possiamo desumere che la differenza nei contenuti dei sogni ha un impatto differente sugli uditori dei sogni. Le indagini sugli uomini che ricordano e narrano meno sogni delle donne può condurre all'assunzione che la disponibilità di un contenitore influenza il ricordo dei sogni, così come l'uso della narrazione dei sogni come strumento di elaborazione. Sembra che qualcosa nel passato dei ragazzi abbia contribuito all'estinzione del ricordo dei sogni e della loro narrazione.

Abbiamo avuto la sensazione che i questionari non fossero abbastanza accurati per stabilire e capire le differenze rispetto al genere sessuale. Per esempio, sebbene sapessimo che la narrazione dei sogni nei ragazzi diminuisce dopo l'età di 5- 7anni (per diverse ragioni), non si è riscontrata nessuna significativa traccia di tale evoluzione nei risultati. Il risultato relativo al fatto che le ragazze narrano più sogni ai loro padri rispetto ai ragazzi, deve essere considerato come un grano di sale ( cum grano salis ) (a causa del numero ristretto dei padri intervistati) ma induce ad interessanti speculazioni. Essenzialmente, la differenza rafforza le opinioni che la narrazione dei sogni è un avvenimento interpersonale. I ragazzi, senza considerare per quale ragione, hanno più difficoltà nel narrare i loro sogni ai loro genitori, il loro ruolo come "maschi"sovra-determina ogni altro aspetto. Questo risultato corrisponde con l'ipotesi che agli uomini non piace confrontarsi con i sogni "maschili"- e i padri, preferiscono certamente accostarsi ai sogni delle loro figlie. Forse, questa preferenza è dovuta più all'attaccamento alle loro figlie che al contenuto dei sogni. Il legame figlia - padre può essere rafforzato essendo in grado di contenere i sogni, mentre sembra che manchi il contenimento dei padri per i sogni dei loro figli maschi. Questa ipotesi dovrebbe essere ulteriormente investigata, intervistando un numero maggiore di padri e conducendo appunto un tipo di ricerca più accurata rispetto alla loro funzione di contenimento.

 

Applicazioni nella vita quotidiana

Questi risultati possono contribuire a mettere in evidenza che molti uomini con una vita interiore molto ricca non raccontano i loro sogni a causa di un'esperienza interpersonale difettosa. Se desideriamo restaurare l'abilità di comunicare la vita interiore e ristabilire il contatto con l'inconscio dell'uomo per promuovere un ulteriore sviluppo, dobbiamo costruire un contenitore che faciliti l'accesso all'abilità del sognatore di condividere ed elaborare contenuti difficili. Questo può essere fatto in qualsiasi età , ma sembra che sia più utile facilitare questo processo fornendo aiuto ai genitori per rappresentare un contenitore per la narrazione del sogno dei loro figli. Gli uomini in particolare non hanno le necessarie abilità per promuovere il contenimento nei loro figli. Forse sono i sogni dei ragazzi che sono difficili da contenere. Recentemente, abbiamo avuto madri in gruppo che hanno appreso a gestire la violenza presente nei sogni dei loro ragazzi Questo può essere realizzato attraverso la comprensione delle dinamiche della narrazione del sogno e la narrazione del sogno, riflettendo sui sogni narrati. La visione di un film con contenuti violenti (come Dogville, 2003) è utile nell'esplorare e facilitare la comunicazione della violenza interiore, che consente il legame ed il contenimento fra le madri e l'aggressività dei figli.

 

Traduzione italiana di Francesca N. Vasta

 

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ABSTRACT

 

L'autore presenta uno specifico tipo di narrazione: il racconto dei sogni come richiesta di contenimento e di elaborazione di specifici contenuti mentali. Viene sottolineato come la possibilità di comunicare e condividere i propri sogni rappresenti una funzione appresa nel corso dei primi scambi tra genitori e figli. Vengono illustrati i risultati di una ricerca volta ad indagare la correlazione tra il potenziamento o l'inibizione di questa funzione da parte dei genitori, e l'identità di genere dei figli.

 

ROBI FRIEDMAN

Phd, Psicologo clinico, analista di gruppo ( Israel Institute of Group Analysis )

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