Inciso da "Conspiração Filmes"
in Salvador, 9 febbraio 1996.
Trascrizione completa, divisa in sei parti.
http://www.gilbertogil.com.br/verger/everg_01.htm
G - Allora maestro, come stai? E come va la casa?
V - Così, così.
G - Tutta la fondazione è stata mandata qui?
V - Non lo so, ci sono libri qui giù. Ho tante cose incise,
ma non ho gli strumenti per ascoltarle. (ridendo)
G - Le tue incisioni dell'Africa?
V - Ci sono cose che ho fatto in Africa.
G - Quando eri in Ibadam?
V - Si. Sono stato lì per circa 15 anni.
G - Sei stato all'università quando eri ad Ibadam
V - Quando ero in Ibadam sono stato ad Oschogbo ed all'Università
di Ifer.
G - Non è a Oschogbo dove scorre il fiume Oxum?
V - Sì. Hanno anche una celebrazione Oxum il 5 agosto.
G - Ma ci deve essere anche qualche rapporto con Xango. Che
cos'e'?
V - In Ife, Xango è Oyo.
G - No..., Oyo si...
V - Lui era re in Oyo. Xango si trova qui e lì, e ci
sono posti dove lui è introvabile. In Ife lui è
quasi sconosciuto. Lì, il dio dei tuoni si chiama Olanfe.
G - Quando sono andato ad Iwo e Benin City, sono passato attraverso
Ibadan. Uno ci passa sempre lì quando si va ad Ife, è
la stessa direzione.
V - Sì, è molto centrale.
G - Da Lagos...
V - La più grande città in Africa.
G - E sei rimasto per quindici anni?
V - Sono rimasto per più tempo. Ci sono stato per diciassette
anni. Per un anno, e poi ci sono ritornato, che fu la soluzione
migliore perché non ci fu il tempo per abituarsi al posto.
Allora sparisci e quando ritorni - “Ah! Sei tornato!”
(ridendo)
G - Sei andato lì in particolar modo per il candomblé?
V - Si. La prima borsa di studio che ho ottenuto era per foto
che avevo delle festività africane a Recife.
G - A Recife?
V - A quei tempi c'era un servizio air-mail a Recife per il
trasporto della posta, anche con l’utilizzo degli idrovolanti.
Poi, un ufficiale della marina francese doveva essere a bordo,
perché a quei tempi non c’erano questi nuovi strumenti
speciali che usiamo oggi, che faceva...
G - Per fare la navigazione. (ridendo)
V - ...più a sinistra, più a destra...finché
loro arrivavano a Recife. Una volta a Recife, loro restarono
lì finché...dato che i piloti volavano osservando
il suolo e loro non erano più, necessari. Poi, si annoiarono
a Recife ed anche a Dakar. Aspettarono in questi posti per salire
sugli aeroplani che erano di passaggio. Poi ebbero l'idea di
mandare una lettera a Theodore Monod, che era il direttore del
French Institute of Black Africa. Il quale conobbi durante la
guerra quando ero mobilitato, e fu determinante per una borsa
di studio per studiare il regime dei culti africani, qui a Bahia.
G - Allora eri già stato a Bahia?
V - Ero a Bahia, si. Questo accadeva nel 1947 quando ero ancora
a Recife.
G - Sei stato a Bahia ed eri qui in questa regione?
V - Sono arrivato a Bahia nel 1946.
G - Quest’era durante il tuo ritorno dall’estremo
Oriente?
V - No, al ritorno da Perù.
G - Nel ritorno dal Perù, eri già stato nell’
estremo Oriente?
V - Sì c’ero già stato.
G - Per quale motivo sei andato lì?
V – L’estremo Oriente fu molto prima, nel 1934,
quando era in corso una guerra tra Cina e Giappone.
G - Nel ‘34. E perché sei andato lì?
V - Perché avevo un contratto per scattare le foto con
gli articoli dei giornalisti.
G - Per la guerra?
V - Sì, a riguardo della guerra. Ed è questo il
modo con cui ho conosciuto la Cina, le Filippine ed anche più
tardi l'Indocina.
G - Dal ‘34 fino a quando?
V - Fino a dopo gli anni ‘40.
G - Poi sei andato in Francia? V - Sono ritornato in Francia.
G - Sei rimasto lì per un po’?
V - Sono andato in Messico, sono andato in molti posti del Sud
America, e sono stato finalmente mandato a Dakar.
G - A Dakar?
V - Sì.
G - Ancora come corrispondente fotografo?
V - No, come soldato francese.
G - Come un soldato?
V - Come un soldato francese.
G - Ah! Vuoi dire che sei andato per metà come Sartre.
Eri un soldato ed allo stesso tempo coinvolto in una specialità
che non era esattamente la guerra, facevi fotografie. (ridendo)
Eri un soldato fotografo.
V - No. La cosa che mi disgustò, era quella stupidità
che c’è nelle nazionalità. Il fatto che
mio padre venisse dal Belgio e com’era richiesto, la sua
industria doveva avere sede a Parigi, io sono nato in Francia.
Ho studiato il Francese, ho fatto il servizio militare in Francia
e mi hanno messo un fucile tra le mani per uccidere i tedeschi.
Se per caso mio padre avesse preso il treno per Berlino, io
sarei nato in Germania e avrei ricevuto un fucile per uccidere
i tedeschi.
G - Uccidere i francesi! (ridendo)
V - Allora questo è patriottismo.
G - Lo so ma il fatto è che tu… , tu vai a servire
l’esercito e tu … c’è qualcosa che
non ho capito. Quando sei andato nell’estremo Oriente
come corrispondente fotografo, eri anche un soldato?
V - No, No
G - Sei stato mandato via dall’esercito?
V - Qualche tempo dopo.
G - Non eri più un soldato.
V - Ho servito l’esercito nel ‘22.
G - Ma quando sei andato a Dakar? Dopo Perù? Dopo Messico?
V - Durante la guerra…
G - Già durante la seconda guerra mondiale?
V - Sì, sì.
G - Allora eri nuovamente un soldato?
V - Sì.
G - Eri mobilitato?
V - Si, ero mobilitato.
G - Ah!
V - Come tutti i francesi.
G - Appartenevi alla riserva e venivi richiamato per le azioni?
V - E se fossi stato tedesco sarei stato mobilitato per uccidere
i francesi.
G - Per uccidere i francesi, lo so, ca cest la guerre! (ridendo)
La stupidite’ de la guerre!
V - Sì, sì. (ridendo)
G - Perché hai deciso di restare in Brasile? Perché
fino a quel momento eri stato nell’ estremo Oriente, Messico,
Perù, eri ritornato in Africa, e all’improvviso,
hai deciso di stabilirti qui in Brasile. Che cos’era che
ti ha così attratto?
V - Bahia ha un certo charme, che forse non percepisci perché
sei nato qui…
G - Che le altre terre non hanno?
V - Sì. Una volta c’era molto di più, molto
più d’adesso… ma ancora ha tanto charme.
G - Si, è cambiato.
V - Il fatto è che ho trascorso cinque anni in Perù
tra gli indiani, che sono un popolo molto interessante, ma molto
riservati, per loro è molto difficile mantenere una comunicazione
con noi. Quando sono arrivato, ho conosciute delle persone gentili,
aperti ed amichevoli. Questa atmosfera piena di gioia e festosa
che si trova da queste parti. Mi ha ricordato alcuni momenti
molti piacevoli che ho avuto in Francia, quando andavo ai balli
delle Antille (riunioni di feste danzanti), che era chiamata
“Bal Nègre (?)” ed a quel tempo già
con i miei amici (?) e (?).
G - A Parigi?
V - A Parigi. Un tempo andavo lì molto spesso. Tutta
la servitù domestica, i camerieri d’albergo, e
gli autisti che trascorrevano una settimana in compagnia dei
francesi noiosi; che passavano il loro tempo ad umiliarli ci
andavano. Vi andavano il sabato per incontrarsi tra di loro,
lontani dai loro datori di lavoro.
G - Per fare i loro balli.
V - Loro prendevano il punch e c’erano molti balli Quella
era l’atmosfera che io trovai qui durante il carnevale,
ho trovato samba nel “model market”.
G - Questo fu nel1949, ‘50?
V - Nel '46, quando sono arrivato a Bahia. Ho trovato di nuovo
l’atmosfera che un tempo trovavo a Parigi tra la gente
di Antilles.
G - Era in un certo modo…
V - Mi sentivo bene qui. Mi sono sempre sentito a casa qui.
G - Come se allora tu fossi realmente arrivato alle Antille.
Qui hai trovato una terra che era esattamente, nel suo piccolo,
ciò che avevi esperito a Parigi.
V - E non dimenticando le possibilità che uno ha di essere
felice e dimenticare le fatiche della vita.
G - Il primo giorno, quando sei arrivato qui: sei venuto per
Jubiabà? Lo avevi letto?
V - Sì, avevo letto il libro di Jorge Amado, tradotto
in francese con lo stesso titolo “Bahia de Tous les Saints”.
G - Ed il tuo interesse per le persone delle Antille?
V - Sì.
G - Poi sei arrivato qui con la nave?
V - Sì, sono arrivato qui con la nave, il “Comandante
Capelo”.
G - “Comandante Capelo”.
V - Abbiamo impiegato 10 giorni per arrivare qua da Rio. Era
l’ultimo viaggio per questo battello a vapore. Laggiù
ho conosciuto uno studente, con una voce molto bassa, che si
faceva chiamare, ed ancora lo fa… Come lo chiami?
Voce sullo sfondo – Cid Teixeira!
G - Cid.
V - Cid Teixeira! (ridendo)
G - Lui stava sulla nave?
V - Sì, lui era uno studente e veniva da un incontro
di studenti da Rio. Al tempo parlavo male il portoghese, ma
ho anche parlato con Cid.
G - Sei sceso e poi dove sei andato? Sei andato in una pensione,
a casa d’amici? C’era qualcuno che conoscevi a Salvador?
V - Sono andato all’hotel Cile, aveva una piccola capanna
sul retro con una meravigliosa vista sul porto. Ancora si trova
là, ma adesso c’è un grande palazzo accanto
che blocca l’intero panorama. Mi piaceva molto quel posto.
G - Bene, bene. E poi tu…
V - Dopo un po’ di tempo ho preso in gestione un’attività
sulla nuova strada per Taboao. Era anche un posto molto pittoresco,
passavano asini…
G - In quel luogo hai messo su una specie d’atelier?
V - Sì… No, al terzo piano della Nina Rodrigues.
C’era un laboratorio dentro l’obitorio…
G - Sì, mi ricordo.
V - Attraverso Piquecs, che era il medico legale, quest’era
la prima volta nella mia vita che ho vissuto affianco a corpi
umani. (ridendo)
G - Dimmi una cosa. Cosa ne pensi a riguardo
del fenomeno riguardante l’unità del candomblé,
a Bahia, con gli Orixas che provenivano originariamente da vari
posti, come dalla Nigeria stessa, dal Benin ed anche altri paesi,
tutto sommato, la parte Bantu. Pensi che gli Orixas hanno ottenuto
questa unità a Bahia?
V - Sono rimasti in parte. I Nago – Yoruba era una parte,
il Bantu l’altra parte, e non si mischiano.
G - Anche qui, non si mischiano?
V - Non si mischiano. Poiché le persone Nago –
Yoruba del candomblé, dei grandi candomblé, venivano
imitati da altre religioni. A modo loro, erano i loro maestri,
poiché gli altri non conoscevano nemmeno i nomi dei propri
dèi nella loro lingua, quindi imitavano quelli dei Nago.
Questa è la ragione per cui mi sono maggiormente interessato
ai Nago, era qualcosa più legittimato. Specialmente perché
in Africa ho vissuto tra di loro e sono riuscito ad entrarci
in contatto in maniera molto profonda. Grazie alle conoscenze
che avevo acquisito qui, riuscivo a stare con queste persone
senza aver mai bisogno di chiedere alcunché. Ho vissuto
con queste persone come se fosse una cosa naturale, che lo è,
perché sapevo come comportarmi. Non chiedevo “perché
fai questo?” “perché fai quello?”…
Non dovresti mai dimostrare la tua ignoranza. In genere facciamo
domande che non hanno alcun significato. Ci sono molte cose
che facciamo senza saperne il perché. Uno straniero viene
da noi e ci chiede “perché fai questo?”.
Non lo sai, non hai mai pensato al perché, e resti a
bocca aperta.
G - Ma, evidentemente, sto parlando del tuo punto di vista,
come europeo, come francese, come uomo bianco…
V - Non sono più un europeo.
G - Quella parte di te non esiste più.
V - Avevo già rinunciato a questo lato europeo di me
stesso.
G - Ma c’è sempre qualcosa che rimane, che resta
acceso in un certo senso?
V - sapevo come comportarmi…
G - (ridendo)
V - … mediante il comportamento che dovevo avere quaggiù
a Bahia.
G - (ridendo) Guadagnarsi il diritto di vivere tra la gente!
V - Che consisteva nell’ottenere la scure di Xango ed
urlare “Kawo Kabiyesi Lé”. Il perché
non lo sapevo! Nessuno sa perché! Quando sono arrivato
con la collana di Xango, che Senhora mi aveva preparato, perché
ero stato iniziato con Senhora prima che partissi, la gente
vedeva che conoscevo qualcosa, perché quando ero di fronte
all’altare di Xango ho urlato “Kawo Kabiyesi Lé”.
C’era un altare d’Oxum ed ho urlato “Oraieieo”.
C’era qualcosa d’Oxalà ed ho urlato “Epababà”.
Fortunatamente era ciò che dovevo dire.
G - (ridendo)
V - La questione è considerarti come uno di loro.
G - E la trance, l’incorporazione dell’Orixà?
V - Per quanto mi riguarda, non è un’incorporazione.
Per me è una manifestazione della nostra vera natura.
Una possibilità di dimenticare tutte le cose che non
hanno nulla a che fare con te come persona. Come per me essere
un francese per uccidere i tedeschi. Tutto questo, una persona
torna ad essere com’era prima, prima d’imparare
queste stupidità delle nazionalità ed altri comportamenti.
G - Hai fatto esperienza di questo “dimenticare”
di Orixà?
V - Sfortunatamente no. Perché sono un idiota francese,
razionalista, non possono raccontarmi queste storie, non sono
un idiota a credere queste cose.
G - (ridendo) Il residuo…
V - Era una cosa molto politica (???) Orribile. Ho sofferto
molto,…
G - Lo so.
V - … Vorrei tanto. Mi lascerei…, ma…
G - … Abbandonarsi… lasciarsi trasportare da quello,
ma non è successo. Perché dici che forse Exù
è il più umano degli Orixàs?
V - Perché lui ha difetti. Lui ha difetti e qualità.
È una cosa insopportabile.
G - Ma li avevano anche gli altri Orixàs. Ogum uccise,
diventò anche perverso, uccise di nuovo, stuprò,
un giorno decise di pentirsi e si sotterrò.
V - Sì, colui che ha acqua sul viso, uno lava con sangue.
G - Ed anche Xango?
V - Anche Xango.
G - Allora, in questo senso, erano tutti umani. Perché
pensi che Exù è ancora più umano degli
altri?
V - Perché lui ha difetti e qualità allo stesso
tempo.
G - Ed è questo ciò che determina la sua propria
qualità. Questa è la sua particolare qualità.
V - E c’è anche il suo leggero comportamento erotico,
che è molto umano.
G - Sì, certo … certo. Inoltre, Verger, le erbe,
il libro, questo libro qui.
V - Sì?
G - L’ultima volta che sono venuto qui, stavi lavorando
al libro. Era una grande cartella… avevi scritto…
V - Fortunatamente c’era interesse in questa cosa, che
l’ha aiutata ad essere pubblicata. Sono riuscito ad ottenere
molte informazioni, visto che questa cosa non era di mio interesse.
G - Hai catalogato tutta questa conoscenza sia qui che in Africa,
ma perlopiù in Africa?
V - Sì, perlopiù in Africa. Il fatto che non mi
interessasse è il motivo per cui ho raggiunto lo scopo.
Come nella vita reale, quando ti interessi ad una donna, se
le corri dietro, lei ti lascerà. Se tu guardi nell’altra
direzione, lei sarà quella a correrti dietro.
G - (ridendo)
V - Con la conoscenza è la stessa cosa!
G - Sì, lo è! E per molte di queste ricette, hai
avuto l’occasione di metterle in pratica? O no? Oppure
hai soltanto scritto le informazioni.
V - Le ho solo scritte. In realtà non mi interessavano.
Ecco perché ci sono riuscito.
G - Chiesto allo stesso modo: perché questo? Perché
quello? Perché non t’interessava?
V - “Perché” non esiste nel mio vocabolario.
G - Bene, bene… adesso fino a che punto anche il tuo dire;
di non avere la felicità, la fortuna, tutto sommato,
la realizzazione assoluta d’un incontro totale di questa
realtà, di una “dimenticanza assoluta” con
le Orixà, l’arrendersi, l’energia pura, ecc…
ecc… Ma fino a che punto tu, ancora da razionale, da Francese,
da uomo distante da tutto questo, fino a qual punto ti senti
come parte di questo mondo Yoruba, questo mondo Orixà?
V - Più come un ammiratore.
G - Sì, sì…
V - Riesco ad apprezzare quello che questa religione può
fare per i discendenti dell’Africa. Posso citare il caso
di Balbino, per esempio. Quando l’ho conosciuto la prima
volta, lui era un piccolo venditore di gumbo (vegetale “quiabo”
in Brasile) nel mercato. Non sapeva nemmeno leggere, ma era
una persona che, come anche oggi, era completamente soddisfatto
di se stesso. Non si sentiva umiliato da nessuno e parlava con
tutti come suoi pari, perché lui è il figlio di
Xango. Questa è una grande cosa. Lui non è solo
un uomo gentile che voleva essere protetto da noi, al contrario,
lui sentiva di poter proteggere gli altri, lui che non aveva
nemmeno un centesimo in tasca. Era il figlio di Xango. Questa
è la cosa che ho mostrato,oppure volevo mostrare, nel
film che abbiamo fatto allora “Brasileiros na Africa e
Africanos no Brasil” (Brasiliani in Africa e Africani
in Brasile) mostrare il significato completo di questa influenza.
G - Hai qualche altro esempio degno di nota di questo tipo di
redenzione, un altro esempio umano di…
V - Di una donna, una donna con una certa magnificenza fisica,
la quale vendeva frutta al mercato. Il posto dove lei vendeva
la frutta, si chiamava “A Vencedora” (il vincitore),
che raffigurava il suo spirito interiore. Lei bevevo soltanto
il vino “Vencedor”. Che piace anche a me. (ridendo).
Tutto questo rende la persona, che in realtà è
una umile venditrice di verdure, una donna prestigiosa. Ci si
sente profondamente radicati nel conoscerla. Mi ricordo quando
siamo andati a vederla con il direttore del museo di Rio de
Janeiro: era il direttore che le stava appresso e non viceversa.
C’era una sorta di dignità.
G - Cosa pensi di questo aspetto, questa importanza profonda
che la cultura Africana aveva, i suoi costumi, la religione
ecc. per le persone di Bahia, per le persone nere di Bahia.
Cosa pensi di questo in rapporto a tutto il Brasile? L’Africano
in Brasile, potrebbe aiutare il Brasile a rivelare la sua identità,
nuova e differenziata in relazione al mondo… cosa pensi
riguardo a ciò?
V - Quello che è interessante è che mostra che
una religione è rispettosa nei riguardi della religione
altrui. Perché uno che fa parte di Xango non parlerà
male di coloro di Oxum o d’altri. Io faccio parte di Xango,
tu fai parte di Oxum, perfetto, ci comprendiamo a vicenda, ci
completiamo e non ci sono problemi. Osserva ciò che accade
tra Protestanti e Cattolici, loro si uccidono anche. Cose terribili
accadono.
G - Credi che, dopo tutta questa profonda tolleranza, questa
profonda capacità di comprensione, l’accettarsi
a vicenda, di coloro che hanno la religione Africana, è
di un’importanza fondamentale per Bahia. Tu pensi che
anche il Brasile si sia imbevuto di questa cosa?
V - Sì, sembra così. È come se tu, tutto
sommato, mi chiamassi con il tuo cognome, che mi obbligherebbe
a chiamarti Verger. Nessuno lo capirebbe! Uno sa perfettamente
bene che non ti chiami Verger. I Cattolici uccidono quelli che
non sono Cattolici. Con loro è l’opposto, ognuno
ha il proprio santo, il proprio nome, le proprie caratteristiche
e il rispetto per l’altro.
G - É il rispetto la differenza…
V - C’è la consapevolezza dell’altro che
è complementare alla propria. Nessun altra persona può
forzare qualcuno a credere o meno ai propri antenati. Perché
non lo sono. Tra l'altro se lui ha lo stesso nome, avrebbe il
diritto ad una parte dei suoi beni. Lui non è interessato
al fatto che le altre persone sono Xango ed hanno gli stessi
vantaggi che ha lui. A seguito del rispetto profondo che hanno
per gli altri che hanno beni, qualità ed attività
diverse.
G - Qual è la cosa migliore del Brasile?
V - Ah! Ci sono tante cose (ridendo) è difficile decidere.
G - (ridendo) La migliore, c’è una?
V - Dipende dal momento. Dipende dai richiami interni o esterni,
se hai fame o se hai sete, se hai caldo.
G - “Retratos da Bahia” , (Ritratti di Bahia), quella
che vuoi vedere, questo libro è bellissimo, ho questo
libro…. “Maria Bebiana do Espirito Santo, Dona Senhora”,
l’hai dedicato a lei. Ci fu un momento prima quando mi
hai detto che le cose erano migliori prima.
V - Ah! Certo! Prima di tutto, ero più giovane. (ridendo)
G - (ridendo) Ma pensi veramente che era migliore?
V - Era migliore indubbiamente. A quei tempi tornavamo a casa
verso le 5, ci facevamo un bagno con un recipiente vuoto, dato
che non c’era l’acqua corrente, ci mettevamo seduti
davanti casa e parlavamo con i vicini. All’inizio vivevamo
a “Rua Cile” “Avenida 7”. Ci sedevamo
su una sedia per chiacchierare con i vicini. Ogni tanto battevamo
le mani come una percussione e formavamo un cerchio di Samba.
Non è così adesso. Entriamo dentro per vedere
le pubblicità sulla Tv - e nessuno conosce i propri vicini.
G - Com’erano i quartieri poveri a quel tempo? C’era
il centro di Salvador, “Santo Antonio”, “O
Carmo”, “Rua Cile”,”Avenida Sete”,
“Barra”, “Graca” e finalmente “Rio
Vermelho”, che già era una zona povera… Andavi
ai quartieri poveri nella periferia della città?
V - Ci andavo, certo.
G - Dov’era che andavi, per esempio, di volta in volta?
Itapoa?
V - andavo a “Amaralina”, bevevo l’acqua al
cocco davanti all’oceano, camminavo un po’ sulla
spiaggia.
G - C’era gia una comunità di pescatori, di persone
che vivevano a nord est di “Amaralina”.
V - Non c’era nessun passaggio. Dovevano andare a piedi.
G - Su questo lato della penisola di Itapagipe, Parie, Peri
Peri, questi posti, … ci andavi? Visitavi anche quei posti?
V - Si, ci andavo. Andavo spesso all’isola, perché
dovevo vedere Egum. Partivamo il sabato, trascorrevamo domenica
lì e tornavamo domenica mattina.
G - Gli unici luoghi di adorazione di Egum che esistevano in
Brasile a quel tempo. Ve né sono altri oggi?
V - Sì, ce né sono molti.
G - Ce né sono tanti a Bahia?
V - Sì, avevano bambini e …
G - Tutti sull’isola?
V - Sì, all’inizio imitarono un po’.
G - Eri con noi quando, durante il giorno, al Sacre Coeur, abbiamo
visto un luogo di adorazione Egum in strada.
V - Può darsi, ma era tanto tempo fa. Quando ci siamo
andati non c’era più.
G - Mi ricordo, penso che si trovasse li, a quel posto, Egum
è …
V - Egum è una corrente.
G - Sì, è una corrente. Esce fuori, và
nella strada, a qualsiasi ora del giorno, non ci sono problemi.
V - Ci saluta, noi contraccambiamo.
G - perché questa differenza? Perché qui è
diventata una cosa più esoterica?
V - Perché qui c’è la paura della morte.
Laggiù la morte è una cosa passeggera. Non c’è
paradiso non c’è inferno.
G - Non c’era una tradizione Cristiana lì…
V - Sparimmo per diversi mesi e poi ritornammo. Perciò
il figlio si chiama Babà Tunde, “il padre è
ritornato”. Recentemente a Parigi ho avuto l’opportunità
di vivere con il nipote di una persona che avevo conosciuto,
signor Postigianni. Suo figlio è il delegato del Benin
all’UNESCO e suo figlio è la reincarnazione di
suo padre. Sono andato a casa loro per pranzo ed ho avuto piacere
di mangiare di nuovo assieme al mio amico, signor Postigianni.
Ho anche parlato con lui con il più grande rispetto,
dicendo “ti ricordi quando sono arrivato nel 43, tu sei
venuto a cercarmi sull’aeroplano…”
G - Si è ricordato?
V - Il ragazzo iniziava ad abituarsi al fatto che era il “nipote”.
G - …che lui fosse stato suo nipote.
V - il figlio era molto felice di vedere che il figlio giocava
al mio gioco. Trattava suo figlio con il più grande rispetto
perché sapeva che lui era suo padre.
G - (ridendo) Figlio e padre! Questa storia è fantastica!
Meravigliosa! Quella è la differenza!
V - Questo è importante perché elimina completamente
il sentimento di gelosia che il figlio ha verso il padre. Perché
qualche volta il figlio stesso è il padre.
G - pensi che ci sia qualche similitudine tra la visione di
continuità, di reincarnazione, dal punto di vista Africano,
dal punto di vista di reincarnazione dell’est?
V - è la stessa cosa. Ero molto tentato di entrare nei
templi quando ero in Cambogia, e fare la mia iniziazione da
monaco Buddista; che poteva sopravvivere con un pezzo di lana,
un oggetto di legno e nient'altro. La mattina si andava a chiedere
il riso per mangiare ed il fatto che uno lo riceveva era sufficiente
per queste persone, assicurando una buona reincarnazione attraverso
le buone azioni che loro avevano messo in atto... contemporaneamente,
uno viveva ed essere gentili era buono per queste persone.
G - Allora, Verger considerando che il punto di vista Cristiano
è molto diverso, come vedi il sincretismo? Qual è
il ruolo, se ce né uno, qual è l’importanza
del sincretismo? Come puoi descrivere questa religione, che
risulta dal sincretismo?
V - Sembra che non ci sia sincretismo. C’è un’approssimazione
di nozioni diversi. Il nostro amico Balbino per esempio, dice
che se bevi un bicchiere d’acqua ed olio d’oliva,
non si mischiano. Ci sono momenti quando lui è profondamente
Cattolico e ci sono momenti quando è il figlio di Xango.
Con la stessa sincerità. Dona Senhora per esempio non
accettava i Cristiani devoti. Quando una persona dal “Terriero”
della Senhora diventava un Cristiano devoto lei lo mandava via.
Lei non voleva queste persone che appartenevano a Gesù.
Mostra che il Cattolicesimo aveva un certo valore per lei.
G - Anche se le altre correnti Cristiane non le interessavano,
quella Cattolica sì. Pensi che questo risultò
dall’unione delle Orixàs con i santi cattolici?
V - C’è tanto significato se confronti Xango, dio
dei tuoni, energetico, che uccise con i colpi di un ascia, e
Santo Geronimo, un vecchio calvo che legge un libro…
G - Era un uomo molto studioso… (ridendo)
V - La connessione che ho visto è che, nelle immagini,
c’è un leone ai piedi di Santo Geronimo e lui viveva
nel deserto. Il leone è il vero simbolo Yoruba.
G - Allora credi che queste semplificazioni, ottenute attraverso
il sincretismo, potrebbero nel futuro determinare una totale
perdita nella qualità religiosa delle Orixàs?
V - No, perché una persona è, allo stesso tempo,
sincero in un modo come lo è nell’altro. Quando
Balbino ed io siamo arrivati in Africa, la prima cosa che lui
ha fatto è stata di andare nella cattedrale per ringraziare
Dio di essere arrivati lì. Dopo siamo andati a visitare
il tempio di Xango e lui cantava gli inni di Xango e tutti cantavano
con lui.
G - E questi tratti nelle personalità umane di oggi,
cosa accade a queste persone? Non è schizofrenia? Questo
non determina una profonda divisione fra queste persone? Un
momento sono il Cristo crocifisso e l’altro momento Oxalà?
Come proietti questo? Come saranno queste persone nel futuro.
V - Non lo so.
G - Ma hai qualche sensazione negativa o paurosa a riguardo
di questo argomento?
V - No. Qualcosa può essere fatto, ma non è qualcosa
che uno può capire. Uno non ha una ragione, un “perché”.
Perché uno lo fa, nessuno ne è consapevole. Lo
fai perché è costume
G - Supponi che veramente sarà qualcos'altro… allora
lascia che lo sia…
G - Bene, tutto qua, mio vecchio buon Verger. Ti mancano quei
tempi?
V - Sì.
G - Certo, ne hai tutti i motivi.