Ho letto con molto interesse il colloquio con Balbino. Mi ha
evocato molte cose: innanzi tutto, durante il mio primo viaggio
a Rio nel 1987, la partecipazione ad una seduta di iniziazione in
un terreiro della periferia, nei pressi del leggendario stadio di
calcio. Ero stato sconvolto, un poco disorientato da quello che
vedevo e sentivo, smarrito per l'insufficienza delle mie referenze
teoriche nel comprendere quanto si svolgeva nel gruppo, in questa
istituzione e in ciascuno.
Il colloquio con Balbino mi illumina su ciò che è
in gioco nella possessione da parte dell'Orixà e sul sistema
di rappresentazione o di interpretazione che ne sostiene l'efficacia
e che la giustifica. Si tratta in effetti di una visione del mondo,
di una weltanschauung, ma anche di una pratica del mondo, alla quale
in conclusione le nostre concezioni occidentali aprono poche vie
di accesso. È dunque con prudenza e modestia che noi possiamo
tentare di dirne qualcosa che non sia una riduzione alle nostre
personali concezioni.
Questo è particolarmente vero per la questione del sogno,
che ha attirato la mia attenzione e che sarà l'oggetto di
qualche commento.
Io non sono sicuro che sia fecondo voler far coincidere i nostri
sistemi di rappresentazione e di interpretazione del sogno. Io ho
l'impressione che, nel corso del colloquio, numerose risposte di
Balbino disorientino i suoi interlocutori, così come esse
si scontrano con le nostre concezioni psicoanalitiche del sogno:
per esempio quando lui dice che "il desiderio è una
cosa e il sogno un'altra, (che) non c'è nessun rapporto tra
sogno e desiderio". Ma io posso anche comprendere che egli
ci dica altra cosa sul sogno, una cosa che noi non abbiamo l'abitudine
di prendere in considerazione, o che è passata in secondo
piano con la critica freudiana del capitolo 1 de "L'interpretazione
del sogno".
Se ci si interessa all'antropologia del sogno, possiamo concludere
che l'affermazione di Balbino è largamente diffusa nelle
culture tradizionali: il sogno è innanzi tutto una mediazione
tra il mondo degli umani e quello degli dei, tra il qui-in-basso
e l'altrove, tra il conosciuto e lo sconosciuto, che permette di
vedere, e di prevedere. Da qui l'importanza dei sogni di premonizione,
quei sogni che avvisano il sognatore che il destino, o la sorte
si sta realizzando. È di questi sogni che Balbino ci parla.
Il sogno è un'azione mentre si fa, un dramma in cui il sognatore
è provvisoriamente il soggetto e lo spettatore di forze che
lo possiedono e alle quali lui appartiene. Per questo il sogno,
la possessione e la trance hanno un ruolo intimamente collegato.
Sono delle esperienze e dei modi di conoscenza nei quali si manifesta
il senso intimo di una appartenenza.
Sul vedere, la visione, la premonizione e il sapere
Nel colloquio con Balbino, la questione dei sogni arriva dopo
essere stata affrontata la trance: nel momento in cui Claudio
precisa che gli stati mentali sono differenti se noi sogniamo
o se noi dormiamo senza sognare. In risposta all'osservazione
di Claudio, Balbino oppone trance e sogno e introduce la nozione
di vedere-sapere: "nella trance noi non sappiamo niente,
noi non vediamo niente, tuttavia alcune persone nella trance vedono
e sanno, non hanno il controllo, e quando ritornano dalla trance,
non si ricordano di nulla". Questa categoria del vedere-sapere
subito dopo si applica al sogno.
Claudio ritorna sulla questione del sogno e domanda a Balbino
se alcuni sogni possono evidenziare il rapporto di una persona
con un Orixà. Balbino è categorico: il sogno non
mostra questo rapporto. Quando si sogna una cosa, è perché
il nostro Orixà è andato via quando noi andiamo
a dormire. Gli Orixà rivelano le cose che si trovano nel
nostro spirito: tu ti addormenti, tu ti spegni completamente,
allora in quel momento il tuo Orixà non si trova vicino
a te. In questo caso tu sognerai qualcosa, tu vedrai delle cose
che succedono perché tu avrai una visione attraverso il
(attraverso la mediazione del) tuo Orixà. Tu puoi vedere.
Quando Claudio cerca di farsi precisare se "l'Orixà
vede qualche cosa", Balbino conferma che è proprio
così: "la persona vede attraverso l'Orixà,
vede quello che l'Orixà sta vedendo".
Leggere questo passaggio del colloquio mi fa pensare all'importanza
del "vedere" nella concezione freudiana del sogno: il
sogno è una forma visuale, figurativa, drammatizzata, del
desiderio inconscio. Ma è fondamentalmente una percezione
interna non la visione reale di una scena. È una realizzazione
allucinatoria, una negazione del vedere. Delle scene viste, delle
azioni e degli oggetti che la compongono non c'è la traccia
come fosse la reliquia dell'oggetto o della scena, ma la loro
impronta psichica trasformata dai processi primari resi necessari
dalle esigenze della censura, in definitiva dalla materia inconscia
del sogno. Il sogno è enigma del senso e del desiderio
a lui collegato per il sognatore. Non si manifesta in modo evidente
e diventa conoscenza solo a conclusione di un lungo e costoso
lavoro d'interpretazione.
Balbino dice qualche cosa che ci avvicina a questa concezione:
dobbiamo abbandonarci al sonno ed essere abbandonati dal nostro
Orixà per sognare. Questo allontanamento dell'angelo custode
è necessario per la venuta del sogno, che apre alla visione
dell'Orixà. È una unione intima. Il sogno ci fa
vedere quello che l'Orixà vede, e che noi non vediamo da
svegli, in sua presenza.
I sogni di premonizione come prototipo del sogno?
Quando Claudio domanda a Balbino se esistono sogni che abbiano
una importanza particolare, Balbino risponde che ce ne sono, che
esistono i sogni premonitori: "dei sogni che ti fanno vedere
in anticipo, e ti prevengono". Balbino ne dà due esempi.
L'uno e l'altro sono del tipo che Freud chiama "sogni della
morte di persone care": Balbino sogna la morte della propria
madre e l'omicidio annunciato, non sventabile, circa la persona
del suo nipote.
In questi sogni il sognatore vede la scena in diretta, vi partecipa,
sa che la persona sta per morire, il sogno gli indica ciò
che lui deve fare, ma egli non può nulla per evitarlo.
Balbino conclude il sogno dell'assassinio del nipote: "Lui
doveva morire, era il suo destino…"
I sogni di premonizione formano una zona d'ombra nella ricerca
psicoanalitica sul sogno, proprio come le questioni spinose che
riguardano la telepatia e la trasmissione del pensiero. L'interesse
antico e costante di Freud è tuttavia attestato, ma le
risposte sono sempre rimaste insoddisfacenti (Freud, 1922, 1932).
Questo interesse si sviluppa intorno al tema dell'identificazione
e alla figura de doppio: "noi vi troviamo una persona identificata
ad un'altra, al punto che essa è turbata nel suo proprio
io, o mette l'io estraneo al posto del suo proprio. Cosi sdoppiamento
dell'io, scissione dell'io, sostituzione dell'io - infine costante
ritorno del simile, ripetizione dei medesimi tratti, caratteri,
sorti, atti criminali, stessi nomi in numerose generazioni successive"
(G. -W., XII, 246; trad. franc. P.185).
Io ho tentato di comprendere il percorso di Freud nella mia recente
opera sul La Polyphonie du rêve, poichè per prendere
in considerazione il "nucleo reale di fatti non ancora riconosciuti"
dalla psicoanalisi egli ha fatto ricorso al sogno per "far
uscire dal guazzabuglio dell'occultismo il tema della telepatia"
(1932, trad. franc., 50).
Se lui sceglie il sogno, è perché "il sonno
appare particolarmente favorevole alla ricezione del messaggio
telepatico". Una volta stabilito questo progetto, Freud dimostra
che non è il sogno (telepatico) ma la sua interpretazione,
cioè il lavoro psicoanalitico, che apporta "qualche
considerazione nuova sulla telepatia". Freud quindi propone
di "trascurare il sogno per interessarsi alla induzione o
trasmissione del pensiero". Ma lui le concepisce "come
se si trattasse di produzioni soggettive, di fantasmi, o di sogni
forniti dai pazienti stessi". Nelle pagine che seguono questa
affermazione, l'imbarazzo di Freud risalta e si consolida. Nel
caso principe che lui presenta, quello dell'astrologo e del grafologo,
egli dimostra senza nominarla l'importanza fondamentale che ha
l'esperto nel reperire il desiderio del suo cliente e di trarne
delle predizioni conformi a questo desiderio. Le "produzioni
soggettive" si collocano in una relazione intersoggettiva,
nella quale svolge un ruolo una sottile percezione dei desideri
dell'altro e più precisamente dei processi di identificazione,
cosa che Freud, curiosamente, non menziona mai.
Dunque è il transfert che è determinante: la trasmissione
del pensiero (Gedankenübertragung) esiste perché c'è
il transfert (Übertragung). Freud si lascia sfuggire la parola,
citando H. Deutsch, ma la abbandona, non vi ritornerà più
e la conferenza termina con un nulla di fatto.
Noi non possiamo che essere sensibili alla sotto-utilizzazione
che Freud fa della propria teoria dell'identificazione a proposito
della trasmissione del pensiero e dei sogni. Io penso che in questo
caso si tratti di una sorta di resistenza alla sua "oscura
percezione" che l'esperienza onirica appartiene ad un mondo
intermedio; che il sogno non è solamente un incontro tra
l'Io e gli oggetti interni, ma anche tra l'Io del sognatore e
quello degli altri sognatori.
Se noi lasciamo da parte le resistenze di Freud, noi possiamo
acquisire quello che lui ci ha mostrato senza nominarlo: uno spazio
interpsichico nel quale la trasmissione del pensiero, comunicazione
arcaica, poggia sull'identificazione e, nella situazione psicoanalitica,
sul transfert. A partire da lì, è necessario e possibile
reintrodurre il sogno nello spazio della trasmissione del pensiero
e del transfert.
Ecco dunque un punto interrogativo per stabilire un legame con
i sogni di cui ci parla Balbino. Un'altra questione è più
difficile. Essa concerne lo statuto del destino e del desiderio.
Il destino e il desiderio
Quello che ci dicono i sogni di Balbino è che non è
possibile sfuggire al proprio destino. Noi non sappiamo quello
che succederà. Il sogno è una previsione che l'Orixà
ci dà, precisa Balbino. Ad una domanda di Mecha, lui chiarisce
che il destino è determinato da Olorum (il dio supremo).
A me sembra che l'idea della sorte e la forza che le è
assegnata esonerino il sognatore dal suo desiderio. Non solamente
il sognatore, ma la persona nella sua interezza. Il desiderio
supremo è in effetti di desiderare l'Orixà. È
una formulazione troppo centrata sul soggetto dire che il sognatore
delega all'Orixà il "vedere, sapere, prevedere"
?
Quando Claudio insiste : il desiderio non si esprime nei sogni
?, la risposta di Balbino è netta e precisa: "il desiderio
è una cosa e il sogno un'altra. Non c'è alcun rapporto
tra sogno e desiderio. Il sogno è quando noi andiamo a
dormire e quando il nostro angelo custode ci lascia e ci fa vedere
cose che non si possono vedere, delle cose che non hanno alcun
legame con quello che noi viviamo nello stato di veglia. Qualche
volta tuttavia dormendo si sogna di fare all'amore con qualcuno,
con una donna, allora è una festa !" si rallegra Balbino.
Ma il sogno e la veglia non hanno nulla in comune, anche se il
sogno ci dice quello che sta accadendo nel reale. Altro modo di
affermare l'importanza del vedere-sapere: nessuno sogna per piacere…
Ma attraverso il sogno, si può vedere e sapere.
Il sogno non è solamente conoscenza, presagio, è
anche realizzazione. Qui forse bisogna ammettere che il desiderio
è in gioco e Balbino sembra dirlo, a proposito del biglietto
d'aereo : "Ci sono dei sogni che si realizzano, che sono
veritieri".
L'interesse di un colloquio come questo sta nel confrontarci
con un sistema interpretativo del sogno differente da quello che
propone il modello che la psicoanalisi ha elaborato a partire
dalla clinica della cura individuale. Il colloquio pone delle
questioni che noi dobbiamo risolvere in altri dispositivi analitici,
come quello dell'analisi di gruppo o delle terapie familiari:
chi sogna nel sogno ? come comprendere i sogni telepatici, gli
spazi onirici comuni e condivisi ?
La pratica dei sogni sciamanici, le diverse pratiche terapeutiche
tradizionali attraverso il mezzo del sogno, i viaggi onirici dei
Pumé delle Ande, tutte queste pratiche evidenziate ed analizzate
da tanti antropologi, ci pongono di fronte ad un'altra concezione
del sogno, alla sua estensione a tutta l'esperienza della continuità
nei rapporti con gli uomini, la natura, gli dei. Ma queste questioni
hanno ancora un senso nelle società post-moderne ? e la
psicoanalisi che cosa può dire ?
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