INTRODUZIONE
STORICA ALLA TERAPIA DI GRUPPO NEL TRATTAMENTO DEL DISTURBO
ANORESSICO-BULIMCO
F.N.Vasta,
O. Caputo
L'immagine
del gruppo è molto arcaica, per alcuni aspetti
precede la stessa emersione dell'immagine dell'individuo.
L'etimologia fornisce una componente importante che si
ritrova nei gruppi: il "nodo" e, per derivazione,
il legame e, la rotondità come confine spaziale,
pienezza appagante, metafora del seno (Kaës,1976).
La prima esperienza di terapia di gruppo ed in particolare
di utilizzo del gruppo omogeneo è rintracciabile
nel lavoro di H.J. Pratt, risalente al 1905. Pratt, che
lavorava a quell'epoca presso l'ospedale di Boston, con
l'aiuto dell'Ospedale e di una comunità religiosa
“l'Emanuel Church", organizzò un gruppo
di pazienti affetti dalla stessa patologia (la tubercolosi),
con l'obiettivo di riuscire a sottoporre alle cure adeguate
il maggior numero di pazienti possibile.
La popolazione alla quale si rivolgeva Pratt spesso apparteneva
alle fasce più povere o socialmente emarginate,
e distanti dalle strutture ospedaliere.
In una prima fase i pazienti venivano visitati singolarmente;
dopo la formulazione della diagnosi, ad ognuno veniva
somministrato il trattamento medico. Il gruppo programmato
da Pratt si riuniva periodicamente con frequenza regolare
e, si avvaleva dell'ausilio di un "diario delle sedute"
che consentiva di verificare progressivamente l'andamento
del gruppo. Questo tipo di gruppo era condotto dal medico
(Pratt) e prevedeva la presenza di un'altra figura il
"visitatore amichevole" (si trattava di una
persona pagata o un volontario che faceva da interfaccia
tra l'istituzione medica, il paziente ed il territorio).
Pratt notò che le guarigioni dei pazienti tubercolotici
gravi partecipanti al gruppo, erano da attribuirsi alla
funzione del gruppo, che rendeva più tollerabili
le indicazioni mediche, proprio perché condivise;
e che questo creava le condizioni adatte affinché
la compliance del paziente si mantenesse nel tempo. Pratt
constatò anche l'importanza che aveva per i pazienti
la migliore conoscenza della propria malattia, che derivava
dallo scambio di ansie e fantasie, verbalizzate all'interno
del gruppo. Pratt considerava fondamentale l'impossibilità
di separare gli aspetti psichici da quelli fisici e riteneva
che la psicoterapia coincidesse con l'influenza benefica
di una persona sull'altra.Rispetto a quest'esperienza
va sottolineato come attraverso il "visitatore amichevole",
Pratt riscontrò che il miglioramento nelle condizioni
cliniche del paziente avveniva anche a livello dell' "umore"
del paziente stesso, e che questo si poteva collegare
allo stato di coesione sviluppato tra i pazienti all'interno
del gruppo.
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