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Un punto di partenza può essere quello offerto dallo studio delle alleanze inconsce fra i soggetti del legame. Vi sono autori che hanno prodotto lavori importanti su questo argomento, quindi vale la pena di provare a fare un abbozzo di sintesi, anche se provvisoria.
Didier Anzieu ha dimostrato che un gruppo (e si possono applicare le sue ipotesi ad altri legami) non può organizzarsi né mantenersi se non corrisponde a due compiti: quello della soddisfazione dei bisogni adattativi dei suoi membri (come sopravvivere nel suo ambiente, realizzare le loro possibilità) e quella di contenere, di permettere e favorire lo sviluppo dei loro mondi fantasmatici rispettivi. Questo determina due serie di forze organizzatrici del legame, che possono interagire, aumentare reciprocamente la loro forza o interferire fra loro. Ecco quello che descriveva W.R.Bion quando descriveva il livello del gruppo di lavoro e quello di assunto di base. Di nuovo dobbiamo insistere sul fatto che l'esperienza ci dimostra che questo non accade solo nei piccoli gruppi.
I membri di un legame devono stabilire accordi in relazione alle loro aspettative al livello del processo secondario, condizione di efficacia per quello che concerne la realizzazione del progetto condiviso, e addivenire, anche, ad una forma di aggiustamento nelle loro relazioni reciproche, che soddisferà i bisogni di ciascuno nell'insieme, e che potrà essere utilizzato per la proiezione e la soddisfazione delle loro motivazioni inconsce.
Quanto al primo livello di accordo, al livello manifesto, non vi sono evidenze di problemi complessi: la psicologia sociale, nel suo concetto di "motivazione"; le abitudini, la legge ecc., hanno studiato o istituito i mezzi e i modelli per stabilire parametri adeguati per forme di legami efficaci.
E' al secondo livello che è necessario cercare come si produce la messa in gioco dell'inconscio nel legame, e quali effetti essa provoca sia nella relazione stessa che nei singoli soggetti che la compongono.
Partiremo, per queste riflessioni, dalla metapsicologia freudiana; ma tenendo conto che anche se questi modelli svelano il funzionamento psichico individuale, per lo più come funzione di fattori interni che condizionano l'apparato, la materia dei legami si produce fra i soggetti. Si tratta allora di vedere se i modelli metapsicologici permettono la ricerca di questo interstizio, e se è necessario stabilire fra essi una modificazione ad hoc.
Freud ha elaborato diversi modelli metapsicologici, e alla fine della sua opera, ha introdotto la problematica delle scissioni intrasistemiche, corrispondenti alle scissioni dell'Io nel processo difensivo. Fra noi J.Bleger, lavorando nell'ambito di una teorizzazione vicina a quella di M.Klein, ha ripreso e sviluppato queste idee, applicandole specialmente allo studio di quella che oggi si chiama patologia limite (limite dell'apparato psichico), dei grandi quadri psicopatologici, della capacità di trattamento del metodo analitico. Egli ha messo l'accento sulla scissione dell'apparato e sul mantenimento di uno strato separato dal resto, che funziona con leggi particolari. Egli ha descritto gli effetti del deposito di questo strato nel legame, con lo stabilirsi di una socialità sincretica (trans-soggettiva) fra i suoi membri, socialità che convive con quella del ruolo. Ha anche descritto la sua proiezione e fissazione sugli elementi del setting psicoanalitico.
E' evidente che la posizione di Bleger, che possiamo aggiungere a quella di altri autori argentini contemporanei (1), sfuma, modifica quasi la metapsicologia freudiana (faccio riferimento qui specialmente alla seconda topica del 1923). Proverò a schematizzare un modello possibile della suddetta topica, prendendo come base il modello di doppio limite di A.Green (1990), e aggiungendo qualche riflessione personale che può servire, secondo me, a facilitare la sua applicazione allo studio dei legami che hanno un contenuto narcisistico significativo.

Green elabora il suo modello a partire dalla topica del 1915, alla quale aggiunge il limite dell'apparato con il soma (a sinistra), e quello che si stabilisce con il mono esterno (a destra).
Le frecce sopra lo schema indicano l'estensione delle categorie create nel 1923, Io, SuperIo, Es, e il luogo che corrisponderà loro in modo approssimativo nella topica del 1915. Il mondo esterno è il luogo in cui abita l'altro: è allora il luogo del legame con gli oggetti esterni.
I due estremi dell'apparato, i limiti con il mondo esterno e con il soma, si sono creati, a partire da un punto di vista genetico, nello stesso tempo. E' l'incontro con l'altro che dà luogo alla nascita dell'apparato e che genera, con lo stesso atto, i suoi limiti. Le rappresentazioni del legame con l'altro - poi con gli altri - formeranno poco a poco una rete psichica via via più complessa, che agisce come strumento di comprensione del mondo esterno e degli stimoli che provengono dal corpo. I limiti stabiliti nei due estremi di questo apparato sono, in tal modo, un effetto della struttura che contengono.
La pulsione è un'esigenza di lavoro che, a partire dal soma, arriva all'apparato, trasformandosi in una sostanza propria di quest'ultimo. Essa deve, per questo, trovare la rappresentazione che, arrivando dall'altro, le dà il suo senso. Nel corso del suo sviluppo l'apparato riafferma i suoi limiti, sia con il soma sia con il mondo esterno: alla fine del complesso edipico la differenza dall'altro, l'inserimento nella differenziazione sessuale e nella catena delle generazioni, è raggiunta. la formazione del SuperIo, alla fine di questa tappa, permette l'affermazione della struttura nevrotica, con la possibilità dello sviluppo (o non) dei suoi conflitti specifici.
E' importante tenere conto dell'organizzazione della rimozione originaria. Molti autori hanno dato la loro opinione a proposito della costituzione di questo meccanismo di difesa; anche Freud non è stato troppo chiaro riguardo alla sua definizione. A mio avviso, è quello che si produce al momento della prima percezione dell'alterità dell'altro, bandendo dall'apparato psichico (o, anche, confinandolo in una sezione speciale, che chiameremo inconscio originario) questo primo fondo rappresentazionale (P.Aulagnier, 1975), nel quale si mantiene la fusione fra soggetto e oggetto. Penso che quello che Bleger chiamava nocciolo agglutinato non è altro che il contenuto e la struttura di questo inconscio originario. La sua sostanza non è quella del fantasma inconscio, come nel caso dell'inconscio propriamente detto, ma un abbozzo elementare di una forma psichica, vicina al pictogramma di cui parlava Piera Aulagnier (1975), o dei significanti formali (D.Anzieu, 1987). In questo modo, si differenziano due spazi nell'apparato psichico: quello che corrisponde a quello che Freud descriveva nelle sue topiche, e l'inconscio originario, il nocciolo agglutinato (Bleger), con una barriera di scissione fra i due.
Si può pensare che, nell'incontro con l'altro, lo sviluppo nel legame di questi differenti strati dell'inconscio, formerà configurazioni diverse, imporrà regole del gioco differenti. Abbiamo già definito gli accordi coscienti. Che potremo dire a proposito di ciò che sorge dallo scambio di fantasmi inconsci propri dell'inconscio rimosso? Kaës ha messo in evidenza il carattere organizzatore, per il suo potere di attribuzione e distribuzione topiche, dello sviluppo spaziale di questi fantasmi, specie dei fantasmi originari (2).
Nella sua descrizione dell'apparato psichico gruppale (3),
la proiezione inconscia di ciascuno dei soggetti del legame permette lo scambio di contenuti fantasmatici, in un gioco tale che ha fatto affermare a D.Anzieu che i soggetti entrano nel gruppo come in un sogno, ottenendo risultati equivalenti per quel che concerne la soddisfazione dei desideri inconsci. Ciò che è manifesto nel legame funziona come un resto diurno, disponibile per il lavoro di sviluppo inconscio dei partecipanti. Anche se si può pensare che questo sia vitale in specie per i membri di un piccolo gruppo analitico di formazione, nella misura in cui il suo assetto particolare favorisce questa dinamica, questo avviene, in parte, in ogni insieme di legami.
I contenuti rimossi del soggetto singolo comprendono l'altro nelle loro proiezioni, essi lo modificano (il lavoro del transfert), gli aggiungono alcune qualità e ne sopprimono altre. Il legame, a cominciare da questi effetti, si arricchisce, si sfuma, ed entra in un interfaccia complesso. Si possono pensare queste vicissitudini come la condizione della creazione degli accordi inconsci, via via che essi sono accettati e rispettati dalle parti perché il legame sia capace di sostenere una delle sue funzioni: quella di supporto delle proiezioni dell'inconscio rimosso. La sostanza di questo sviluppo, come ho sostenuto in altri lavori (Bernard M., 1995,1996), è la condivisione drammatica, lo sviluppo spaziale di drammatizzazioni inconsce, più o meno legate alla cosa verbale. Il lavoro psicoanalitico, qui come nel setting bipersonale, deve essere destinato a enucleare le rimozioni, ampliare il campo della coscienza, risolvere i transfert nevrotici. Riprendendo il paragone con i meccanismi del sogno, quando l'attività dell'insieme dei legami si separa troppo dal contratto manifesto, si mette in gioco un meccanismo di elaborazione secondaria, che cerca di restituire la sua logica di processo secondario alla situazione.
Il problema dell'inconscio non rimosso è tutt'altro. Esso è situato in un al di qua della rimozione primaria, che si crea alla scissione dell'apparato psichico. L'inconscio separato esiste in tutti i soggetti, e comprende più o meno dello spazio disponibile. La possibilità che appaiano turbe dipende da questo quantum: il suo sviluppo non è necessariamente patologico. Il suo eccesso dà luogo all'ampia gamma ddelle patologie egli stati limite. E' interessante verificare, a cominciare dallo schema che ho proposto, quello che corrisponde, per ciò che concerne l'ubicazione e le funzioni, in rapporto all'istanza freudiana dell'Es.
In questo contesto non si può parlare di accordi. Se la sua caratteristica primordiale è quella di negare i limiti dell'apparato, con il misconoscimento corrispondente di quelli dell'altro, non si può pensare all'intenzione i concordare qualcosa con qualcuno, che non si percepisce. Come si può immaginare un meccanismo di aggiustamento a questi livelli? Poiché esistono indubbiamente, nella normalità, e il funzionamento delle coppie simbiotiche, i gruppi burocratizzati, le sette, le famiglie dei pazienti psicotici rende conto ella sua efficacia nella produzione di patologia.
Se al livello della coscienza e dei contenuti rimossi gli accordi si fanno per via di porre, cioè aggiungere qualcosa al legame che non esisteva nei soggetti singoli prima della sua costituzione, nell'inconscio non rimosso il processo è per via di levare. L'ideale narcisistico non accetta nell'altro nulla che possa dar conto della sua alterità; esso agisce, allora, negando ogni tratto che la suggerisca. Se l'altro ha bisogno del legame in modo così disperato tale da non potersene disinteressare, esso abbandona tutti questi tratti che, non essendo riconosciuti, gli impongono una angoscia penosa di non-assegnazione (4) nel desiderio dell'altro, consacrandosi a quelli per i quali è possibile una risposta (riconoscenza) del partner.
Se entrambi sono presi in questo gioco, la relazione che resta alla fine del processo organizzativo è molto minore, per quanto riguarda le possibilità e le sfumature, della somma di quello che ciascuno aveva, da parte sua, all'inizio. Non vi sono stati accordi, dato che il processo si produce nell'intimità di ognuno dei soggetti, anche se vi è qualcosa che determina, spesso, una riduzione significativa delle capacità egoiche di ciascuno. Però nessuno ha patteggiato niente con l'altro. La frase che si sente talvolta in questi legami, di fronte ad un reclamo di ratitudine per un sacrificio fatto per l'altro, è: "Ma io non te l'ho chiesto..." Ed è certamente vero. Si era menzionato prima il ricorso alla elaborazione secondaria nello sviluppo del legame dell'inconscio rimosso. Qui, nei casi di rottura francamente patologica, questo ruolo è svolto dal riempimento delirante degli scarti prodotti dal meccanismo della negazione.
Nella letteratura, si nomina abitualmente patto narcisistico, o patto di diniego, questo tipo di situazioni. L'uso e la comodità hanno istituito questo modo di nominarle, ma è bene ricordarsi che pensarle come un tipo di accordo fra le parti significa correre il rischio di reificare qualcosa che esiste esattamente nel senso negativo.
Nei casi che si vvedono abitualmente nella clinica si possono verificare variabili di tutti questi meccanismi, in qualunque legame si consideri. Bleger aveva preisto che il deposito degli aspetti indiscriminati nel setting terapeutico si produceva in tutte le analisi, e non solo i quei pazienti con patologie narcisistiche. Ma, più la proporzione di questi depositi è grande, più grave sarà la patologia, e più risere avrà la prognosi del trattamento.
Il grafico che segue propone una definizione di queste alleanze, secono il livello dell'apparato psichico in gioco.
Caso in questione Meccanismo di difesa Tipo di accordo
| Precoscienza, Conscienza |
Processo secondario |
Acccordo cosciente |
| Contenuti repressi dell' Io |
Repressione |
Accordo inconscio |
| Inconscio scisso |
Negazione, scissione |
Patto inconscio |
Note
(1) Marucco N. (1999); Zukerfeld R. (1996); Merea C. (1994).
(2) Penso che sia vantaggioso dal punto di vista euristico mantenere rigorosamente il concetto di fantasma originario. Ho fatto riferimento più ampiamente a questo argomento in un altro laoro Bernard M., 1995)
(3) Diversi autori hanno esteso il concetto dell' apparato psichico gruppale alla comprensione di altri tipi di legami: così, si può parlare di un apparato psichico familiare, ecc.
(4) L'angoscia di non-assegnazione contribuisce anche all'organizzazione del legame che dipende dalla messa in causa del livello di fantasma inconscio rimosso, ma la sua intensità è differente. Nella nicchia narcisistica di cui si parla qui, esso appare, talvolta, come un sentimento di disintegrazione del soggetto.
Bibliografía.
Bernard, M. (1995) "Vínculo e inconsciente". Revista de la Asociación Argentina de Psicología y Psicoterapia de grupo, T° XVIII, N° 1, 1995.
Bernard, M. (1996).- "Reflexiones sobre el concepto de transferencia en el psicoanálisis vincular". Revista de la asociación Argentina de Psicología y Psicoterapia de Grupo, T° XIX, N°1, 1996.
Bernard, M. (1999).- "Los organizadores del vínculo. De la pulsión al otro." Rvista de la Asociación Argentina de Psicología y Psicoterapia de Grupo, T° XXII, N° 1, 1999.
Bleger, J. (1967).- Simbiosis y ambigüedad. Paidos, Buenos Aires, 1967.
Bleger, J. (1971).- "El grupo como institución y el grupo en las instituciones" Temas de Psicología. Nueva Visión, Buenos Aires, 1971.
Green, A. (1990).- Confêrencias brasileiras. Metapsicología dos limites. Imago, Rio de Janeiro, 1990.
Marucco, N. (1999) Cura analítica y transferencia. De la represión a la desmentida. Amorrortu editores, Buenos Aires, 1999.
Zukerfeld, R. (1996) Acto bulímico, cuerpo y tercera tópica. Paidos, Buenos Aires, 1996.
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