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L'adulto nei gruppi
con bambini e adolescenti 2 |
| L'ADULTO
TERAPEUTA NEI SERVIZI: FRA GENITORI E ISTITUZIONE
Stefanella
De Santis, Vincenzo Ricciotti
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Il lavoro che presentiamo va
inquadrato nella realtà del servizio in cui prestiamo la nostra
opera..
Si tratta di un Servizio di Tutela di Salute Mentale e Riabilitazione
in Età Evolutiva della A.S.L RM/C di Roma.,che si occupa di minori
e delle loro famiglie.
La nostra opera si svolge quindi come terapeuti all'interno di un'istituzione
pubblica.
Il Terapeuta si trova in tal caso,diversamente dall'attività svolta
privatamente,a relazionarsi da una parte con il paziente ,singolo
o in gruppo,e dall'altra con l'Istituzione di cui fa parte.
Si potrebbe concepire l'Istituzione come un grande contenitore ,che
dovrebbe partorire bambini piu'
sani anche con l'attivazione di idee e di strumenti innovativi.
Si è ritenuto che,nel perseguimento di questi obiettivi,l'intervento
di gruppo potesse costituire uno strumento utile e idoneo,ancora
poco diffuso in Italia nei Servizi Pubblici.
In questo lavoro porremo dunque come oggetto di riflessione l'esperienza
effettuata con due tipi di gruppi:un gruppo di bambini e un gruppo
di genitori.
Quale sarà allora la posizione del terapeuta,come adulto,in questo
contesto?Quali,i suoi vissuti,quali le,sue aspettative?
Che cosa gli chiederà l'istituzione?che cosa si aspetteranno i pazienti
da lui?
Questi,gli interrogativi che ci proponiamo di affrontare.
Iniziando dall'Istituzione,assumiamo come punto di partenza il compito
che la caratterizza:la cura della salute.L'istituzione potrà avere
quindi nei confronti del terapeuta e del suo lavoro un atteggiamento
accogliente,consentendogli spazi e tempi,fiducioso e quindi facilitante
la costruzione e il consolidamento,nel nostro caso,del gruppo,o
ostacolante con pastoie burocratiche e controlli super-egoici..L'Istituzione,con
la nuova logica attuale,si aspetterà che i suoi operatori si impegnino
a favorire il benessere dei pazienti che hanno in cura,con istanze
di efficacia e di efficienza.Quindi il massimo risultato col minimo
dispendio di tempo e di energie.Vediamo qui che il criterio contrasta
con il principio bioniano con cui molti terapeuti si sono formati:affrontare
la terapia senza memoria e senza desiderio.Si può obiettare quanto
sia difficile per un terapeuta svolgere una terapia senza desiderio
e quanto sia insito nell'animo del terapeuta il desiderio di alleviare
il dolore del paziente e di metterlo in grado di affronate al meglio
la sua vita.Ma in questo caso si tratta di un desiderio interno
e non sovradeterminato da fattori esterni.Qui si può delineare un
primo contrasto fra terapeuta e istituzione,la quale rischia di
intrudere fantasmaticamente nel rapporto col paziente La stanza
della terapia si anima così di altre presenze estranee e dannose
al corso del trattamento.
Si tratta infatti di modulare l'intervento sullo stato del paziente
,nel caso di terapie individuali,o sul livello di evoluzione del
gruppo ,stando in ascolto del clima in atto e rispettandone i tempi
e i
ritmi,cosa che può contrastare con l'urgenza indotta dall'Istituzione.
Un altro aspetto è:quali strumenti l'istituzione offre al terapeuta
per metterlo in grado di svolgere il proprio compito in termini
di spazi fisici,mentali e di tempo?Si verifica infatti spesso un
sovraccarico di attività e di impegni,che sottraggono energie e
concentrazione a un lavoro che tanto coinvolgimento emotivo comporta
e che intasano gli spazi mentali,andando a strutturarsi come ostacolo
al buon funzionamento del percorso terapeutico. Proponiamo però
una distinzione che ci appare opportuna fra Istituzione e Servizi.
L'Istituzione risulta nel vissuto dell'operatore un'entità astratta
e lontana,poco interessata alla sua opera in termini intrinsecamente
qualitativi e tecnici e poco attenta al suo benessere,affinché possa
svolgere al meglio il lavoro.
Risulta però affidabile:gli operatori si trovano in una casa sicura,da
cui non verranno sfrattati.
Questo comporta sul versante interno,il rischio di deresponsabilizzazione
e ,sul versante esterno un'immagine squalificata nella rappresentazione
collettiva dell'Istituzione Pubblica,che sconta in prima persona
il terapeuta
Si pone poi una richiesta totale:la guarigione.
E qui il messaggio diventa paradossale:libertà ,senza autonomia,che
sembra corrispondere al contrasto di caratteristiche,che Chapelier
attribuisce all'Istituzione e cioè permissiva e repressiva a un
tempo.
Nella libertà senza strumenti può esserci solitudine,povertà,ma
anche creatività.Nella mancanza di autonomia,c'è il dover rendere
conto non del risultato finale,che può essere anche positivo,ma
dell'errore eventuale commesso,valutato non come stimolo di riflessione
e di crescita,ma come peccato ,di cui essere puniti.
Il messaggio implicito è:puoi fare quello che vuoi,attrezzandoti
come puoi,senza fare richieste,ma non devi sbagliare.
Dove si verifica l'errore,giunge vicina e pronta la mano punitiva
di un'istituzione persecutoria.
Si potrebbe fare un parallelo con quelle famiglie di stampo super-egoico,in
cui i genitori,senza nulla dare,non sanno dire "bravo" al proprio
figlio,perché considerato scontato quanto fa di buono,ma sono pronte
a rimproverare e a punire qualsiasi errore.
Sembra quasi che per l'operatore-terapeuta il senso e la conferma
del proprio esistere sia dato nell'errore:fuori di questo c'è pura
anomia,anonimato,si è risucchiati nella massa.
L'Istituzione si appalesa però più dappresso e concretamente nei
Servizi.Qui sembra configurarsi l'immagine di una famiglia povera,spesso
numerosa,ristretta in spazi insufficienti e degradati,specchio di
tante famiglie deprivate ,che i Servizi hanno in trattamento.Dove
i figli-operatori sono costretti a litigarsi stanze fredde e spoglie,non
accoglienti e che devono riscaldare e animare con la loro opera,con
la loro affettività,quasi riparativa e compensatoria.
La qualità,l'accoglienza è demandata allora solo alla professionalità,alla
responsabilità e.diremmo,al cuore dell'operatore,quindi al quoziente
personale del terapeuta.
Nei Servizi risultano poi altri fattori in gioco,relativi particolarmente
allo strumento gruppo.
E' noto quanto dispendio di energie e di tempo comporti la formazione
di un gruppo.In questo si verifica anche la dipendenza dai colleghi
del servizio:sono spesso loro gli invianti,manifestando così stima
e fiducia nel collega e costituendo quini per lui grande supporto.Risultano
però,certamente nel vissuto del terapeuta,richiedenti conto dei
risultati.
Anche rispetto al gruppo dei genitori,ci si sente di dare risposta
sulla ricaduta positiva del trattamento sui figli,spesso appunto
pazienti di colleghi.
In questo caso il versante super-egoico viene spostato e vissuto
più da presso nei confronti dei colleghi e si articole su due piani:etico
e tecnico.
Il piano eico concerne la richiesta implicita di migliorare la salute
mentale del minore,sia essa trattata direttamente in gruppo,o attraverso
la mediazione del gruppo di genitori.
Il piano tecnico riguarda lo strumento gruppo utilizzato;nella maggior
parte dei casi nuovo,poco conosciuto,sperimentato limitatamente
nei servizi.
Questo può suscitare nei colleghi ambivalenza,come sempre di fronte
a cose sconosciute:curiosità e fiducia,oppure diffidenza e invidia.
Verificandosi nei servizi spesso,come abbiamo accennato,un contesto
di tipo familiare,i sentimenti che si possono attivare,anche sommessamente,larvatamente,risultano
essere di volta in volta,di abbandono,come nei confronti del fratello
che si differenzia e si avvia per un suo percorso allontanandosi;
di tradimento e di esclusione verso chi si interessa a qualcosa
che non è più condivisa e condivisibile.
Si può attivare anche un sentimento di rivalità rispetto all'oggetto-gruppo,che
assume particolare valore,in quanto posseduto dal fratello-terapeuta,o
un sentimento di vera e propria invidia:emulativa nel conquistarsi
a sua volta l'oggetto prezioso e quindi desiderato,oppure ostacolante
ilpossesso altrui dell'oggetto ambito e non avuto.
Possono essere particolarmente significative le reazioni dei colleghi
alle sedute di gruppo in atto.Il clima del gruppo si dilata aldilà
delle pareti della stanza,come evidenzia A.Correale,e questo può
suscitare curiosità,esclusione ,desiderio.
A volte invece il conduttore può avvertire come intrusivo il clima
che si crea al di fuori del setting e sentire di dover difendere
il gruppo come una propria creatura minacciata.
Ma vediamo adesso qual è la posizione dei genitori che si rivolgono
al terapeuta visto come rappresentante dell'Istituzione.
Quando un genitore esprime una domanda di cura,che sia essa la consapevole
assunzione di responsabilità,giunta alla fine di un percorso elaborativo,o
la prematura condiscendenza ad una indicazione formulata da un altro
autorevole,ad esempio la scuola, sempre questa richiesta si carica
di una sostanziale ambivalenza,relativa da una parte al bisogno
affiliativo indotto dalle angosce e dall'altra alla persecutorietà
e all'aggressione che la ferita narcisistica ed il conseguente bisogno
di restauro scatenano.
La disposizione al transfert,rinforzato dal bisogno e dal dolore,si
esprimono con modalità diverse a seconda delle caratteristiche genitoriali
e a seconda del setting individuale o di gruppo,proposto dall'Istituzione.
Il setting è lo scenario fisico e mentale ,ove si condensano e si
rappresentano le configurazioni emotive che legano i genitori e
il terapeuta,l'Istituzione e il gruppo.
Nell'impianto ,custodia e salvaguardia del setting,come abbiamo
visto,si esprimono i conflitti relativi alle reciproche proiezioni
e se ne attualizzano gli agiti.
Nella terapia individuale sul terapeuta rimane prevalente la proiezione
di un'imago genitoriale idealizzata e benevola(pre-transfert positivo)
o persecutoria (pre-transfert negativo),che trae la sua legittimità
dall'essere inserita nella dinamica di una coppia(padre e madre)
ed è su questa che si fonda il rapporto fiduciario di affido(da
genitore a genitore).
Il gruppo evoca invece la proiezione sul terapeuta di imago diverse:ad
esmpio quella del maestro,un super padre,portatore di un desiderio,che
non ha trovatoun oggetto(la madre) ed è come tornato alla sua origine("Sinite
parvulos venire ad me",si dice nel Vangelo),oppure quello del capobranco
in cui il desiderio è rimasto contiguo alla pulsionalità primitiva
della specie.
Il terapeuta portatore di questa imago,non bilanciata dall'elemento
materno,attira i bambini in virtù di un potere sovra-naturale,o
iper-naturale,se vogliamo,così come è sovra-naturale il gruppo dei
bambini:così numeroso da,non essere una famiglia,sotto l'egida della
coppia,ma un branco,che siè inselvatichito ed è quindi tornato in
contatto con la pulsionalità propria della specie,essenzialmente
l'aggressività gratuita e la sessualità promiscua ed attirato da
questa.
Il capobranco partecipa di questa pulsionalità,anzi la trasmette:questo
è il sospetto del genitore, rinforzato da quel che vede accadere
nella stanza di terapia,quando origlia alla finestra o sente,quando
attende nella stanza contigua.
Per questo la richiesta che viene fatta al terapeuta è quella di
essere il garante dell'ordine e quindi di reintegrarsi nella comunità
dei genitori assumendone e rinforzandone uno dei ruoli principali.
La sala d'aspetto è per così dire una sorta di scenario parallelo,in
cui si rappresentano le vicissitudini emotive,che legano tra loro
i genitori del gruppo.
La necessità difensiva di collocare all'esterno la causa della patologia
amplifica le fantasie di contaminazione da parte degli altri bambini,fantasticati
come nocivi,perché più patologici e diversi.
L'Istituzione è il luogo dell'impersonale("da genitore a genitore
e da casa a casa" è la garanzia ,che il genitore chiede).
Si osservano atteggiamenti persecutori negati facendo "comunella"
tra affini in sub-gruppi,in cui le differenze sono annullate e idealizzate
le uguaglianze,oppure si registrano abbandoni precoci,quando la
persecutorietà risulta amplificata.
Per quanto riguarda in genere i gruppi di genitori,si è potuto osservare
che all'inizio questi tendono a identificare il terapeuta con l'Istituzione.
.Ne deriva che da un lato lo inglobano nella squalifica del Servizio
Pubblico,propria dell'immaginario collettivo;per contro gli richiedono
quella guarigione magica del figlio,proposta e promessa dall'Istituzione
stessa.
In questo caso genitori e Istituzione confluiscono in una richiesta
unica e totale,che va a gravare sul terapeuta,assumendo per lui
una sfida super-egoica.Solo nel corso del lavoro di gruppo si verifica
un proceso di differenziazione fra Istituzione e terapeuta con una
più chiara definizione e individuazione del terapeuta nella relazione
concretamente vissuta con lui,a fronte dell'entità astratta e lontana
dell'Istituzione.
A questo punto la richiesta totale va ad artcolarsi su più piani
e in differenziate aspettative,sempre in dinamica evoluzione.
Nel caso dei genitori ci troviamo all'inizio di fronte a un gruppo
connotato da vissuti depressivi di autosvalutazione,inadeguatezza,impotenza,disorientamento:
si potrebbe parlare di bambini spauriti e disorientati.Questo porta
a proiettare il loro desidero di perfezione idealizzata sul terapeuta-genitore.
Il conduttore del gruppo si sente allora vissuto con qualità super-egoiche(colui
che giudica),o onnipotenti e onniscienti di "oracolo"(colui che
sa e quindi può dare risposte precise e soluzioni magiche).
L'aspettativa che ne consegue nei confronti del terapeuta è:tu non
puoi e non devi sbagliare e devi mettere anche noi in condizioni
di non sbagliare con inostri figli.
Il processo dinamico gruppale però nel suo percorso porta ad una
evoluzione trasformativa in senso biunivoco del rapporto terapeuta-genitori.
Da uno stadio regressivo infantile i genitori passano a stadi più
evoluti con un ritiro delle proiezioni arcaiche sul terapeuta,per
accedere a un livello più adulto di co-pensatori,rivolgendo interrogativi
a se stessi,attivando i loro aspetti più adeguati e competenti,recuperando
il loro essere se stessi ,in quanto individui,recuperando e riscoprendo
il senso della coppia coniugale,funzionale anche alla coppia genitoriale.
Il terapeuta si trova allora ad occupare diverse e discordanti posizioni
con conseguenti diversificate funzioni:nei confronti di un'Istituzione
protettiva e persecutoria al tempo stesso,viene relegato in una
posizione infantile;mentre viene chiamato a svolgere una funzione
adulta,di tipo genitoriale-educativo,o di tipo curativo nei confronti
dei pazienti,
Questo fenomeno può presentare rischi di scissione e di frammentazione
e solo una salda coscienza di sé con relativa flessibilità adulta
può integrare i due aspetti.
Sembra allora che il terapeuta,al centro di una molteplicità di
sollecitazioni di un sistema così articolato e complesso,fatto di
piani intersecantisi,quali l'Istituzione,i Servizi,i pazienti,bambini
o genitori,non possa che attingere alle sue risorse adulte.
In questo senso qualifichiamo il terapeuta come adulto.
Il terapeuta cioè è chiamato a mettere in campo tutte le sue funzioni
più evolute,quali la tolleranza delle frustrazioni,che Bion attribuisce
a maturazione e a sanità mentale;l'accettazione dei limiti che la
realtà pone a desideri totali o a fantasie onnipotenti e idealizzanti;infine
il sereno vissuto dell'errore,quale aspetto dell'essere umano,quindi
non più da espellere,ma da integrare nella realtà intrapsichica,come
stimolo di riflessione e elemento fecondo di trasformazione.
Il terapeuta propone così ai genitori un modello adulto accessibile,decolpevolizzante,infine
facilitante una loro maturazione in senso winnicottiano.
Viene a formarsi allora quel gruppo antiistituzionale,delinato da
Chapellier,perché contrastante col modello arcaico di perfezione,quindi
di impossibilità di errore,posto dall'Istituzione.
Si potrebbe affermare quindi che alla base dell'Istituzione,che
ha come obiettivo la salute mentale,si ritrovi paradossalmente un
funzioinamento psichico di stampo primitivo,quindi infantile.
Questa posizione infantile sembra costituire il collante dei tre
oggetti originari:Istituzione ,terapeuta,genitori.I tre oggetti
infatti si ritrovano uniti da una stessa appartenenza e da un'area
comune condivisa,legati da intense interrelazioni dinamiche ,tutte
caratteristiche proprie di un gruppo.Si potrebbe allora ipotizzare
il costituirsi di un macro gruppo con un macro campo multipersonale
in cui la fantasia inconscia consiste in quella mentalità primitiva,che
ritroviamo negli assunti di base di Bion.
Abbiamo infatti potuto vedere che c'è un elemento che si radica
e agisce in questo campo multipersonale ,trasferendosi di volta
in volta da un oggetto a un altro.
Questo elemento si rappresenta nella parte infantile portatrice
di contenuti protomentali dotati di elevato ptenziale emotivo,che
permea ora l'uno,ora l'altro oggetto in quel gioco incrociato di
identificazioni proiettive,proprie del campo multipersonale di ogni
gruppo.
BIBLIOGRAFIA
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D.W.WINNICOTT(1965):Sviluppo affettivo e ambiente.Armando,Roma,1970.
A.CORREALE(1991):Il campo istituzionale.Borla,Roma.
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Editore,Milano.
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In Ridchard e Peaggle,6,1,1998.
J.B.CHAPELIER(1997):Les groupes therapeutiques et leur institutions,in
Institutions et groupes
d'enfants.
Groupes therapeutiques.Sou la direction du Jean Jacques Grappin,Blandine,Guetier.Erès,
Ramonville Saint Agne.
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