Mito, Sogno e gruppo 2

L'ARCA DI NOE':
SCENARI ONIRICI SOGNATI DA UN GRUPPO DI DONNE IN GRAVIDANZA

Gregorio Simonelli

Il Sogno

Roberta (1) è una primipara di trentaquattro anni, viene al gruppo da circa tre mesi e nell'incontro precedente al suo parto racconta:
"Ho sognato di salire insieme con altre donne gravide su una grande arca di Noè e di incominciare un viaggio. Siamo tutte nude sull'arca ma c'è un'atmosfera serena.l'arca naviga su di un fiume piuttosto calmo anche se ci sono delle anse con degli scossoni e dei momenti in cui devo reggermi con tutt'e due le braccia per restare in piedi. Poi ad un certo punto del viaggio l'arca arriva alla foce del fiume e si immette nel mare e dopo un po' si insabbia su di un litorale con un impatto piuttosto morbido; a questo punto tutte le donne scendono sulla spiaggia dove ad attenderle ci sono i mariti ed i parenti e tutti quanti insieme festeggiano".

Il mito

All'indomani del sogno di Roberta sono stato attratto dal rileggere il mito biblico dell'Arca di Noè e vi ho trovato degli spunti interessanti. 
Prima di tutto mi ha colpito che la traduzione dall'ebraico antico del nome Noè sia "il consolatore". (cfr. La Sacra Bibbia ed. Paoline pag.19)
Di seguito riporto brani del testo biblico che ritengo di particolare rilevanza per la formazione di un pensiero:
"Noè e quelli che entrarono nell'arca con lui furono salvi", "Noè insieme ai suoi figli e alla moglie e con le mogli dei figli suoi, entrò nell'arca prima che irrompessero le acque del diluvio", "E le acque ingrossarono e crebbero grandemente sopra la terra e l'arca galleggiava sulla superficie dell'acqua. E le acque andarono aumentando sempre di più sopra la terra, di modo che tutte le più alte montagne furono coperte.e ogni carne che si muove sulla terra, uccelli e animali domestici e fiere, ogni rettile che striscia, ogni uomo perì" (p.20-22).
Rileggendo questi passi appare evidente come nel mito l'ingrossarsi delle acque (parto) venga persecutoriamente messo in relazione con la morte e con la distruzione; inoltre solo gli appartenenti al ristretto gruppo di umani che con Noè salgono sull'arca riusciranno a salvarsi e a far rinascere la vita dopo aver sfiorato la morte. E' come se ogni donna, partorendo, immagini, in una dimensione mito-poietica, di salvare in qualche modo l'umanità dall'estinzione, creando una nuova vita e assolvendo insieme al suo uomo il compito riproduttivo dell'accoppiamento.

Il gruppo

Il mio lavoro con il gruppo di donne in gravidanza è inserito in un corso di preparazione alla nascita che si svolge presso un centro di medicina integrata che ha sede al Flaminio, un elegante quartiere al centro della città di Roma.
Il corso prevede una frequenza settimanale e per ogni incontro che dura tre ore, l'alternarsi di tre operatori che svolgono tre attività differenti, ognuna della durata di un'ora. Durante la prima ora le donne svolgono delle attività musicali di canto e di movimento, nella seconda sono impegnate in esercizi di respirazione e di ginnastica propriocettiva e nella terza fanno il gruppo con me.
Le madri sono tutte pazienti della stessa ginecologa e vengono inviate da lei al corso intorno al quinto/sesto mese di gravidanza quando, col movimento del feto si acuisce il loro interesse e la loro preoccupazione. L'ingresso delle gestanti avviene senza preavviso e nella totale discrezione della ginecologa, mentre la separazione dal gruppo di solito è scandita dalla nascita del bambino.
Il gruppo si riunisce in una sala piuttosto silenziosa e luminosa, il cui pavimento è ricoperto da una moquette rosa sulla quale, durante gli incontri tutti i partecipanti, compreso il conduttore, sono adagiati. 

Secondo Concetta, la ginecologa, Antonella partorirà nel corso della prossima settimana e con lei anche altre due mamme che vengono al gruppo da qualche mese. Questa ragazza, sin dai primi momenti del suo ingresso, aveva assunto toni aggressivi che coprivano le sue paure della gravidanza e del parto. 
Ricordo una delle prime sedute in cui, dopo che con la fisioterapista avevano fatto esercizi di respirazione "preparatoria", tutto il gruppo, aizzato da Antonella, protestò dicendo: "non si capisce questi incontri che li facciamo a fare, con Andrea c'è la musica, cantiamo, si sente, con Brunella impariamo a respirare, delle tecniche.ma con te? Che ci veniamo a fare.non c'è nemmeno un programma, degli argomenti" e ancora "è vero, forse dovresti darci un programma.". Le madri apparivano molto angosciate, denunciavano una mancanza di qualcosa di tangibile, di un prodotto del nostro spazio, denegando il bambino che cresceva dentro di loro. Avevo la sensazione che attraverso Antonella, stessero esprimendo tutta l'ansia che avevano accumulato nelle ore precedenti. 
Nel momento in cui il silenzio del gruppo sembrava nascondere una profonda richiesta di appoggio e di contenimento intervenni; affermai che, da quello che il gruppo stava dicendo, mi sembrava di poter cogliere un'ambivalenza rispetto ai nascituri: da un lato le mamme non vedevano l'ora di vederlo-partorirlo, dall'altro forse il parto scatenava ansie "bibliche".
Seguì qualche minuto di silenzio in cui tutte le madri non osavano guardarsi l'una con l'altra; poi Antonella intervenne e mi disse: "si, qualche volta ho pensato a questa ambivalenza di cui Lei va interpretando, ma non è poi così importante! (negazione)".
Poi era seguito il sogno del diluvio e l'aspettativa transferale che il conduttore-consolatore, il prescelto-Noè, le avrebbe tutte profeticamente tratte in salvo e fatte partorire, salvando così l'intera umanità!

Considerazioni

D.W. Winnicott (1958, pag. 359) credeva che la preoccupazione materna primaria si sviluppasse a poco a poco, "per raggiungere un grado di elevata sensibilità durante la gravidanza e specialmente verso la fine". In effetti, egli ebbe modo di costatare che nelle madri si sviluppava gradualmente durante la gravidanza un certo tipo di identificazione col figlio che, se da un lato garantisce una sintonizzazione unica e perfettamente funzionale rispetto ai vari stadi della crescita del figlio, dall'altro presenta caratteristiche di forte ambivalenza che mettono a dura prova la tenuta dell'apparato psichico della madre.
Raquel Soifer (1971) ha tentato una mappatura della condizione psichica femminile in questo delicato periodo della vita, analizzando questa ambivalenza e tentandone un'interpretazione psicodinamica.
La Soifer parla di manifestazioni esteriori di ansia a partire già dalla terza settimana, unite ad aspetti regressivi e di ritiro affettivo assolutamente funzionali alla creazione di quella che, per Giovanni Bollea (1995) è una specie di aura isolante ove riuscire a chiudersi in una sorta di dialogo con l'essere che cresce e che dipende totalmente dalla madre.
In tale ansia, secondo la Soifer, si manifesta il conflitto di ambivalenza dovuto all'intensificarsi dei fantasmi persecutori che comunque esistono di fronte alla maternità e che derivano dai sentimenti di colpa infantili, connessi sia agli attacchi perpetrati nella fantasia contro la madre, sia al desiderio di occuparne il posto. In questi vissuti persecutori si manifesta il timore della donna che qualcuno possa sottrarle il figlio desiderato (2) dimostrandole che si tratta di una fantasia e non di una gravidanza reale; o anche che la gravidanza tanto desiderata implichi la perdita della propria madre, in tal modo concretizzando il fantasma infantile di invidia, di avere un bambino col padre e di causare la distruzione della madre.
Pensavo a come la preoccupazione materna primaria in sé potesse essere a metà tra lo psichico e il somatico in quanto, se è vero che si potrebbe definire come un qualcosa di attinente ad un livello fantasmatico, è pur vero che essa cresce come il bambino durante la gravidanza all'interno della madre e preannuncia la trasformazione dalla gravidanza al parto-separazione e alla presentazione del bambino all'ambiente. La madre, in un certo senso, accompagna il bambino verso l'ambiente dove l'attende il padre cui verrà presentato. 
Mi sembra importante, quindi, sottolineare l'aspetto relazionale di questo "fantasma" che viene concepito insieme al bambino dalla madre e che ha per oggetto la relazione madre-bambino, in cui la madre pensa e si preoccupa per suo figlio, dono ricevuto dal padre. 
Credo che in questo tipo di gruppo si sviluppi un atmosfera che rende più sopportabile il conflitto inevitabile della maternità, quando non ne facilita il disciogliersi; allo stesso tempo la preoccupazione materna primaria può evolversi con maggiore tranquillità e con l'aiuto del rispecchiamento che in esso avviene.
Considerato l'andirivieni delle madri che ciclicamente entrano ed escono dal gruppo una delle immagini che questa situazione potrebbe suggerire è quella della piazza; particolarmente suggestiva ed appropriata mi sembra la descrizione che fa Canetti (1964, p.43), di una piazza di Marrakech: "La piazza costituisce un attrattore, un contenitore, un luogo di trasformazione e di scambio. Le attività che vi sono già svolte fanno sì che nuove persone ed attività vi prendono posto: ogni ora, ogni giorno e nel corso degli anni". E ancora "si formano anche cerchi degli aedi narratori. Il narratore si siede per terra.e le persone che stanno accovacciate per terra formano il primo cerchio".
"Ciò che viene alleggerito nella piazza non è il valore degli oggetti, che anzi nella piazza sembrano più preziosi e pieni di attrattive, ma la fatica di distaccarsene. Corrispondentemente risulta anche meno difficile fare propri nuovi oggetti, includendoli tra quelli amati e necessari" (cit. in Neri 1990, p.45)
Secondo Bion (1972), perché le nostre esperienze emotive, sensoriali, etc. possano essere tradotte in pensieri, fatte nostre ed utilizzate sia nella vita di veglia che in quella onirica, è necessario che tali esperienze siano "digerite" da ciò che egli chiama "funzione a". In questo modo tali impressioni ed esperienze verrebbero trasformate attraverso l'elaborazione in rappresentazioni corrispondenti utilizzabili nella mente per la formazione dei pensieri onirici, del pensare inconscio della veglia, di sogni e ricordi.
Efrem Ferretti (1990) in "Sogno, sé, area transizionale" (1990), riprende a questo proposito Winnicott (1971) quando scrive che "ciò che importa non è l'oggetto usato ma l'uso che ne fa il bambino poiché con la crescita la sua area si diffonde, si estende al gioco alla creatività artistica, al sentimento religioso, al sognare".
In questo modo l'autore approda ad una concezione ed un uso del sogno transizionale, cioè come ponte fra esterno ed interno utilizzabile nella transizione tra se stessi ed il mondo.
Nel gruppo, a questo proposito, credo che se non si fosse creato quello che Bion chiama lo schermo alfa, il sogno non sarebbe stato sognato e non sarebbe potuto diventare fruibile in quell'organizzazione indispensabile che questo tipo di gruppi devono assumere, al fine di permettere l'elaborazione dei contenuti angosciosi perché ambivalenti dell'esperienza della gravidanza.
Il punto è che se non si fosse sviluppata la funzione gamma nel gruppo e non avesse funzionato, non si sarebbe verificata l'espressione del sogno-mito con la rappresentazione da parte di Antonella del pensiero del gruppo sul parto. 
E' molto emozionante "sognare" che , come nel sogno, il gruppo delle mamme viene traghettato sano e salvo "a terra", dopo l'evento catastrofico; così il piccolo gruppo di neonati verrà nella "realtà" consegnato nelle braccia di quei padri e quei nonni che, nel sogno, attendevano sulla riva lo sbarco dell'Arca-gruppo vitale e creativo.

Note
*Presentata il 07/06/2002 al convegno internazionale "Sogno mito e gruppo" organizzato dalla cattedra di Teoria e Tecniche della Dinamica di Gruppo (Prof. Claudio Neri e Prof. Paolo Cruciani) 
Tutti i nomi inseriti nel presente articolo sono stati sostituiti con nomi di fantasia

2 A questo proposito può essere utile ricordare che nel mito di Edipo il protagonista viene sottratto alla madre.

Bibliografia

BION W.R. (1962). Apprendere dall'esperienza, Armando, Roma 1972.
BOLLEA G. (1995). Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli Editore, Milano
CANETTI E. (1964).Le voci di Marrakech, Adelphi, Milano, 1983.
FERRETTI E. (1990) Sogno, sé, area transizionale: lineamenti speculativi sull'analista al lavoro per prospettive di ricerca. Rivista di Psicoanalisi, 1990; XXXVI; 3.
La Sacra Bibbia ed. Paoline
NERI C, (1990). Jema El-Fna. Gruppo e Funzione Analitica anno XI, n° 1 - 1990
SOIFER R. (1971). Psicodinamica della gravidanza, parto e puerperio, Borla, Roma, 1985.
WINNICOTT D.W. (1958). Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinelli, Firenze 1975
WINNICOTT D.W. (1971). Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974.

 



 

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