| Il Sogno
Roberta (1) è una primipara di trentaquattro anni, viene al gruppo
da circa tre mesi e nell'incontro precedente al suo parto racconta:
"Ho sognato di salire insieme con altre donne gravide su una grande
arca di Noè e di incominciare un viaggio. Siamo tutte nude sull'arca
ma c'è un'atmosfera serena.l'arca naviga su di un fiume piuttosto
calmo anche se ci sono delle anse con degli scossoni e dei momenti
in cui devo reggermi con tutt'e due le braccia per restare in
piedi. Poi ad un certo punto del viaggio l'arca arriva alla foce
del fiume e si immette nel mare e dopo un po' si insabbia su di
un litorale con un impatto piuttosto morbido; a questo punto tutte
le donne scendono sulla spiaggia dove ad attenderle ci sono i
mariti ed i parenti e tutti quanti insieme festeggiano".
Il mito
All'indomani del sogno di Roberta sono stato attratto dal rileggere
il mito biblico dell'Arca di Noè e vi ho trovato degli spunti
interessanti.
Prima di tutto mi ha colpito che la traduzione dall'ebraico antico
del nome Noè sia "il consolatore". (cfr. La Sacra Bibbia ed. Paoline
pag.19)
Di seguito riporto brani del testo biblico che ritengo di particolare
rilevanza per la formazione di un pensiero:
"Noè e quelli che entrarono nell'arca con lui furono salvi", "Noè
insieme ai suoi figli e alla moglie e con le mogli dei figli suoi,
entrò nell'arca prima che irrompessero le acque del diluvio",
"E le acque ingrossarono e crebbero grandemente sopra la terra
e l'arca galleggiava sulla superficie dell'acqua. E le acque andarono
aumentando sempre di più sopra la terra, di modo che tutte le
più alte montagne furono coperte.e ogni carne che si muove sulla
terra, uccelli e animali domestici e fiere, ogni rettile che striscia,
ogni uomo perì" (p.20-22).
Rileggendo questi passi appare evidente come nel mito l'ingrossarsi
delle acque (parto) venga persecutoriamente messo in relazione
con la morte e con la distruzione; inoltre solo gli appartenenti
al ristretto gruppo di umani che con Noè salgono sull'arca riusciranno
a salvarsi e a far rinascere la vita dopo aver sfiorato la morte.
E' come se ogni donna, partorendo, immagini, in una dimensione
mito-poietica, di salvare in qualche modo l'umanità dall'estinzione,
creando una nuova vita e assolvendo insieme al suo uomo il compito
riproduttivo dell'accoppiamento.
Il gruppo
Il mio lavoro con il gruppo di donne in gravidanza è inserito
in un corso di preparazione alla nascita che si svolge presso
un centro di medicina integrata che ha sede al Flaminio, un elegante
quartiere al centro della città di Roma.
Il corso prevede una frequenza settimanale e per ogni incontro
che dura tre ore, l'alternarsi di tre operatori che svolgono tre
attività differenti, ognuna della durata di un'ora. Durante la
prima ora le donne svolgono delle attività musicali di canto e
di movimento, nella seconda sono impegnate in esercizi di respirazione
e di ginnastica propriocettiva e nella terza fanno il gruppo con
me.
Le madri sono tutte pazienti della stessa ginecologa e vengono
inviate da lei al corso intorno al quinto/sesto mese di gravidanza
quando, col movimento del feto si acuisce il loro interesse e
la loro preoccupazione. L'ingresso delle gestanti avviene senza
preavviso e nella totale discrezione della ginecologa, mentre
la separazione dal gruppo di solito è scandita dalla nascita del
bambino.
Il gruppo si riunisce in una sala piuttosto silenziosa e luminosa,
il cui pavimento è ricoperto da una moquette rosa sulla quale,
durante gli incontri tutti i partecipanti, compreso il conduttore,
sono adagiati.
Secondo Concetta, la ginecologa, Antonella partorirà nel corso
della prossima settimana e con lei anche altre due mamme che vengono
al gruppo da qualche mese. Questa ragazza, sin dai primi momenti
del suo ingresso, aveva assunto toni aggressivi che coprivano
le sue paure della gravidanza e del parto.
Ricordo una delle prime sedute in cui, dopo che con la fisioterapista
avevano fatto esercizi di respirazione "preparatoria", tutto il
gruppo, aizzato da Antonella, protestò dicendo: "non si capisce
questi incontri che li facciamo a fare, con Andrea c'è la musica,
cantiamo, si sente, con Brunella impariamo a respirare, delle
tecniche.ma con te? Che ci veniamo a fare.non c'è nemmeno un programma,
degli argomenti" e ancora "è vero, forse dovresti darci un programma.".
Le madri apparivano molto angosciate, denunciavano una mancanza
di qualcosa di tangibile, di un prodotto del nostro spazio, denegando
il bambino che cresceva dentro di loro. Avevo la sensazione che
attraverso Antonella, stessero esprimendo tutta l'ansia che avevano
accumulato nelle ore precedenti.
Nel momento in cui il silenzio del gruppo sembrava nascondere
una profonda richiesta di appoggio e di contenimento intervenni;
affermai che, da quello che il gruppo stava dicendo, mi sembrava
di poter cogliere un'ambivalenza rispetto ai nascituri: da un
lato le mamme non vedevano l'ora di vederlo-partorirlo, dall'altro
forse il parto scatenava ansie "bibliche".
Seguì qualche minuto di silenzio in cui tutte le madri non osavano
guardarsi l'una con l'altra; poi Antonella intervenne e mi disse:
"si, qualche volta ho pensato a questa ambivalenza di cui Lei
va interpretando, ma non è poi così importante! (negazione)".
Poi era seguito il sogno del diluvio e l'aspettativa transferale
che il conduttore-consolatore, il prescelto-Noè, le avrebbe tutte
profeticamente tratte in salvo e fatte partorire, salvando così
l'intera umanità!
Considerazioni
D.W. Winnicott (1958, pag. 359) credeva che la preoccupazione
materna primaria si sviluppasse a poco a poco, "per raggiungere
un grado di elevata sensibilità durante la gravidanza e specialmente
verso la fine". In effetti, egli ebbe modo di costatare che nelle
madri si sviluppava gradualmente durante la gravidanza un certo
tipo di identificazione col figlio che, se da un lato garantisce
una sintonizzazione unica e perfettamente funzionale rispetto
ai vari stadi della crescita del figlio, dall'altro presenta caratteristiche
di forte ambivalenza che mettono a dura prova la tenuta dell'apparato
psichico della madre.
Raquel Soifer (1971) ha tentato una mappatura della condizione
psichica femminile in questo delicato periodo della vita, analizzando
questa ambivalenza e tentandone un'interpretazione psicodinamica.
La Soifer parla di manifestazioni esteriori di ansia a partire
già dalla terza settimana, unite ad aspetti regressivi e di ritiro
affettivo assolutamente funzionali alla creazione di quella che,
per Giovanni Bollea (1995) è una specie di aura isolante ove riuscire
a chiudersi in una sorta di dialogo con l'essere che cresce e
che dipende totalmente dalla madre.
In tale ansia, secondo la Soifer, si manifesta il conflitto di
ambivalenza dovuto all'intensificarsi dei fantasmi persecutori
che comunque esistono di fronte alla maternità e che derivano
dai sentimenti di colpa infantili, connessi sia agli attacchi
perpetrati nella fantasia contro la madre, sia al desiderio di
occuparne il posto. In questi vissuti persecutori si manifesta
il timore della donna che qualcuno possa sottrarle il figlio desiderato
(2) dimostrandole che si tratta di una fantasia e non di una gravidanza
reale; o anche che la gravidanza tanto desiderata implichi la
perdita della propria madre, in tal modo concretizzando il fantasma
infantile di invidia, di avere un bambino col padre e di causare
la distruzione della madre.
Pensavo a come la preoccupazione materna primaria in sé potesse
essere a metà tra lo psichico e il somatico in quanto, se è vero
che si potrebbe definire come un qualcosa di attinente ad un livello
fantasmatico, è pur vero che essa cresce come il bambino durante
la gravidanza all'interno della madre e preannuncia la trasformazione
dalla gravidanza al parto-separazione e alla presentazione del
bambino all'ambiente. La madre, in un certo senso, accompagna
il bambino verso l'ambiente dove l'attende il padre cui verrà
presentato.
Mi sembra importante, quindi, sottolineare l'aspetto relazionale
di questo "fantasma" che viene concepito insieme al bambino dalla
madre e che ha per oggetto la relazione madre-bambino, in cui
la madre pensa e si preoccupa per suo figlio, dono ricevuto dal
padre.
Credo che in questo tipo di gruppo si sviluppi un atmosfera che
rende più sopportabile il conflitto inevitabile della maternità,
quando non ne facilita il disciogliersi; allo stesso tempo la
preoccupazione materna primaria può evolversi con maggiore tranquillità
e con l'aiuto del rispecchiamento che in esso avviene.
Considerato l'andirivieni delle madri che ciclicamente entrano
ed escono dal gruppo una delle immagini che questa situazione
potrebbe suggerire è quella della piazza; particolarmente suggestiva
ed appropriata mi sembra la descrizione che fa Canetti (1964,
p.43), di una piazza di Marrakech: "La piazza costituisce un attrattore,
un contenitore, un luogo di trasformazione e di scambio. Le attività
che vi sono già svolte fanno sì che nuove persone ed attività
vi prendono posto: ogni ora, ogni giorno e nel corso degli anni".
E ancora "si formano anche cerchi degli aedi narratori. Il narratore
si siede per terra.e le persone che stanno accovacciate per terra
formano il primo cerchio".
"Ciò che viene alleggerito nella piazza non è il valore degli
oggetti, che anzi nella piazza sembrano più preziosi e pieni di
attrattive, ma la fatica di distaccarsene. Corrispondentemente
risulta anche meno difficile fare propri nuovi oggetti, includendoli
tra quelli amati e necessari" (cit. in Neri 1990, p.45)
Secondo Bion (1972), perché le nostre esperienze emotive, sensoriali,
etc. possano essere tradotte in pensieri, fatte nostre ed utilizzate
sia nella vita di veglia che in quella onirica, è necessario che
tali esperienze siano "digerite" da ciò che egli chiama "funzione
a". In questo modo tali impressioni ed esperienze verrebbero trasformate
attraverso l'elaborazione in rappresentazioni corrispondenti utilizzabili
nella mente per la formazione dei pensieri onirici, del pensare
inconscio della veglia, di sogni e ricordi.
Efrem Ferretti (1990) in "Sogno, sé, area transizionale" (1990),
riprende a questo proposito Winnicott (1971) quando scrive che
"ciò che importa non è l'oggetto usato ma l'uso che ne fa il bambino
poiché con la crescita la sua area si diffonde, si estende al
gioco alla creatività artistica, al sentimento religioso, al sognare".
In questo modo l'autore approda ad una concezione ed un uso del
sogno transizionale, cioè come ponte fra esterno ed interno utilizzabile
nella transizione tra se stessi ed il mondo.
Nel gruppo, a questo proposito, credo che se non si fosse creato
quello che Bion chiama lo schermo alfa, il sogno non sarebbe stato
sognato e non sarebbe potuto diventare fruibile in quell'organizzazione
indispensabile che questo tipo di gruppi devono assumere, al fine
di permettere l'elaborazione dei contenuti angosciosi perché ambivalenti
dell'esperienza della gravidanza.
Il punto è che se non si fosse sviluppata la funzione gamma nel
gruppo e non avesse funzionato, non si sarebbe verificata l'espressione
del sogno-mito con la rappresentazione da parte di Antonella del
pensiero del gruppo sul parto.
E' molto emozionante "sognare" che , come nel sogno, il gruppo
delle mamme viene traghettato sano e salvo "a terra", dopo l'evento
catastrofico; così il piccolo gruppo di neonati verrà nella "realtà"
consegnato nelle braccia di quei padri e quei nonni che, nel sogno,
attendevano sulla riva lo sbarco dell'Arca-gruppo vitale e creativo.
Note
*Presentata il 07/06/2002 al convegno internazionale "Sogno mito
e gruppo" organizzato dalla cattedra di Teoria e Tecniche della
Dinamica di Gruppo (Prof. Claudio Neri e Prof. Paolo Cruciani)
Tutti i nomi inseriti nel presente articolo sono stati sostituiti
con nomi di fantasia
2 A questo proposito può essere utile ricordare che nel mito di
Edipo il protagonista viene sottratto alla madre.
Bibliografia
BION W.R. (1962). Apprendere dall'esperienza, Armando, Roma 1972.
BOLLEA G. (1995). Le madri non sbagliano mai, Feltrinelli Editore,
Milano
CANETTI E. (1964).Le voci di Marrakech, Adelphi, Milano, 1983.
FERRETTI E. (1990) Sogno, sé, area transizionale: lineamenti speculativi
sull'analista al lavoro per prospettive di ricerca. Rivista di
Psicoanalisi, 1990; XXXVI; 3.
La Sacra Bibbia ed. Paoline
NERI C, (1990). Jema El-Fna. Gruppo e Funzione Analitica anno
XI, n° 1 - 1990
SOIFER R. (1971). Psicodinamica della gravidanza, parto e puerperio,
Borla, Roma, 1985.
WINNICOTT D.W. (1958). Dalla pediatria alla psicoanalisi, Martinelli,
Firenze 1975
WINNICOTT D.W. (1971). Gioco e realtà, Armando, Roma, 1974.
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