| "Nei processi
del sogno l'uomo si esercita alla vita vera"
Nietzsche
"Cosa vedi in sogno?" Baba, il
santo indiano, chiede a Sundar all'inizio del loro colloquio.
Nella cultura dell'India questa battuta iniziale dà al malato
".l'opportunità di comunicare il proprio conflitto primario mediante
un simbolismo (onirico), un mezzo di comunicazione che in tutta
la storia dell'umanità è stato utilizzato nella letteratura, nell'arte,
nei riti, nella mitologia e nel folclore, e anche nella vita quotidiana."
(Kakar S., 1993, p. 65)
Il santo si riferisce perciò all'esperienza onirica evidenziando
il registro del vedere, cioè iconico. La concezione del sogno
nelle società tradizionali sembra così unire le due dimensioni
dell'icona: quella della sacralità e quella semiologica che istituisce
il rapporto del segno con la realtà esteriore secondo il parametro
della somiglianza. L'immagine onirica, infatti è l'espressione
del 'sacro', ma anche del mondo vissuto dagli uomini.
Il sogno nelle società antiche e nelle culture tradizionali è
collegato in questo modo direttamente all'esperienza visionaria.
Nel suo affascinante libro "Il crollo della mente bicamerale e
l'origine della coscienza" lo psicologo americano Julian Jaynes
(Jaynes J.1974), propone una lettura del mondo antico fortemente
orientata in tal senso. Le società antiche, come quella egiziana,
greca e mesopotamica, sono in questa prospettiva condizionate
dalla presenza preponderante della apparizione degli dei attraverso
esperienze allucinatorie visive e uditive correlate al funzionamento
di una 'mente bicamerale' con una coscienza in fieri e una compresenza
di comunicazioni linguistiche e visive corrispondenti alle diverse
aree specializzate del cervello.
Il sogno, però, nel contesto delle esperienze collegate alle visioni
ha un posto specifico. Bene lo esprime Lanternari quando sostiene:
"Ora, nessuna umana esperienza è forse così tipicamente creativa
come il sogno. Nessun fenomeno è più carico di potenziale imprevedibilmente
trasformatore. Nessun momento è più estrosamente poetico, cioè
- in senso etimologico - <poietico>. L'imprevisto, l'illogico,
l'impensabile, l'innaturale si mutano, col sogno, nella più disinvolta
ovvietà" (Lanternari V., 1966 p. XVI).
Lo stesso Lévi-Bruhl, pur partendo dalla discutibile idea che
nei popoli 'primitivi' non esistesse una distinzione tra la veglia
e il sogno (Callois R.,1966), sottolinea l'importante funzione
del sogno: "Per la mentalità primitiva, come si sa il mondo visibile
e il mondo invisibile formano una cosa sola. La comunicazione
tra ciò che chiamiamo la realtà sensibile e le forze mistiche
è dunque costante. Ma in nessun caso forse si effettua nel modo
più immediato e più completo che nei sogni in cui l'uomo passa
e ripassa senza accorgersene" (Lévi-Bruhl L., 1922, p.85)
Iniziando l'analisi dalle società antiche si può sottolineare
che il sogno comunica significati a diversi livelli. Uno dei più
importanti nel vicino oriente antico è costituito dalla funzione
profetica. Il sogno comunica un messaggio che è anche un 'destino'
che deve essere realizzato o, in un certo senso, culturalmente
inventato o 'costruito': "La forza del sogno consiste appunto
in questo, che esso esige una spiegazione, un seguito, quasi una
realizzazione" (Callois R., 1966, p.34). Tutte le società del
vicino oriente hanno prodotto testi divinatori documenti e 'teorie
interpretative': "Babilonia, Assiria, Persia, Palestina, Egitto,
Grecia costituivano un grande complesso culturale relativo al
mondo dell'interpretazione dei sogni, che aveva come centro di
irradiamento la valle della Mesopotamia e giunse a interessare
l'Asia Minore" (Menarini R., 2000, p.25). Nella stessa Bibbia
Dio appare spesso in sogno con messaggi espliciti.
Quando, invece, il sogno è simbolico, allora deve essere interpretato
e ha bisogno di un interprete che nel caso del sogno del faraone
è rappresentato dalla persona di Giuseppe. Nel contesto monoteistico
ebraico, però, solo Dio, attraverso il sogno o le apparizioni,
guida il destino del suo popolo. Nella società mesopotamica l'oniromanzia
era una forma di conoscenza, diremmo di interpretazione della
realtà, in quanto i sogni, o certi sogni, rappresentavano spesso
un'anticipazione della realtà; documenti archeologici di tavolette
cuneiformi costituiscono importanti trattati di lettura interpretativa
dei sogni. Gli stessi caratteri cuneiformi costituivano una rappresentazione
visiva-ideativa che veniva direttamente dagli dei in forma di
messaggio. Tutto ciò ci avvicina, in un certo modo, alla prospettiva
proposta da Jaynes, che attribuisce questa priorità negli antichi
al vedere e all'udire. Il passaggio interessante è il legare questi
tratti significativi dell'esperienza al sogno: "I principi del
trattato dell'oniromanzia erano quelli dell'oniromanzia deduttiva,
poiché le immagini del sogno erano assimilate ai pittogrammi della
scrittura i quali non erano altro che messaggi indirizzati al
sognatore medesimo" (Menarini R., 2000, p.24).
Nella Grecia arcaica il sogno è rappresentato soprattutto attraverso
le fonti omeriche. Dodds evidenzia il ruolo passivo del sognatore
che riceve il sogno che gli viene inviato dalla divinità e sente
la visione onirica come una 'realtà oggettiva: "Il sognatore intanto
è quasi sempre completamente passivo: vede una figura, ode una
voce, e questo è tutto" (Dodds E.R., 1973, p.123) E' cosciente
di sognare il che contraddice l'esperienza del sogno, ma certamente
la prospettiva epica tende a descrivere il sogno secondo una concezione
che gli attribuisce una realtà oggettiva basata sulla visione
e sull'apparizione normativa degli dei nella vita degli uomini.
La tradizione del pensiero scettico nell'antica Grecia ha poi
contribuito a ridimensionare la funzione del sogno profetico ed
oracolare, ma questa modalità del sognare si è comunque mantenuta
anche nella Grecia classica. Mantenevano una grande importanza
i sogni che consacravano un luogo sacro ad una determinata divinità
e, accanto allo sviluppo di una mentalità medica si manteneva
il ricorso al culto di Ascelpio e la pratica dell'incubazione
medica. L'incubazione era in uso anche il altre società antiche
come quella egiziana e consisteva nell'uso di dormire all'interno
del luogo sacro, a volte anche su pelli di animali sacrificati.
La finalità è quella di provocare il sogno e una visione onirica
di tipo oracolare e con funzioni guaritrici.
Anche nelle culture indigene, come nel mondo antico, il sogno
manifesta il suo duplice aspetto di mediatore con il mondo extra-umano
e allo stesso tempo una guida nell'esistenza quotidiana. Infatti,
ciò che avviene in sogno condiziona la vita nella veglia: una
persona che sogna qualcuno che ruba nel suo orto, andrà a protestare
da questi e utilizzerà il sogno come prova del malfatto. Il sogno
è anche collegato al mito; le immagini oniriche sono collegate
a quelle mitiche. Tra gli aborigeni australiani, ad esempio, gli
eroi culturali creano il mondo e l'ambiente di vita come il sognatore
crea il sogno. La stirpe totemica viene fondata nel racconto mitico
dalle 'eterne creature del sogno' (Roheim G., 1972). La funzione
del sogno è varia e complessa: è pragmatica perché induce azioni
e comportamenti e, allo stesso tempo, sacra in quanto espressione
della potenza creativa che, nel caso degli australiani, costituisce
l'origine del mondo. In questo senso "Il sogno è la matrice del
destino del singolo così come il mito è la matrice dell'intera
cultura". (Lanternari V.,1981, p.101)
Devereux, riferendosi al sogno patogenetico nella cultura dei
Mohave, definita dall'antropologo Kroeber una cultura onirica,
descrive bene come lo sciamano attraverso il sogno 'intrauterino'
risalga alla malattia originaria ricreandola e acquisendo il potere
sia di guarirla che di infliggerla. In questo senso ".ogni conoscenza
riguardo alla creazione è acquisita in sogno, e il mito della
creazione è considerato una guida al mondo del reale, ottenuta
mediante una rivelazione onirica. Inoltre, la natura delle esperienze
intrauterine degli sciamani sembra implicare che la realtà sia
essa stessa il prodotto del sogno". (Devereux G., 1978, pp. 292-293)
Anche nelle culture tradizionali il sogno ha una importante funzione
oracolare tanto che esistono tecniche specifiche per ricordarlo
e permettere che sia comunicato all'interprete affinché possa
attribuirgli un senso. Sostiene Evans-Pritchard, riportando la
concezione del sogno tra gli Azande in Africa: "Le immagini oniriche
adombrano sempre avvenimenti futuri, anche quando si presentano
in modo confuso, non è certo la loro oscurità che possa farli
apparire insignificanti agli occhi degli Azande.<Le parole
dell'oracolo. non sono come un sogno? Esso ti parla di una faccenda
in modo confuso come quando uno si sveglia dal sonno per raccontare
il suo sogno e questo sembra uno scherzo, mentre, in effetti,
ciò che uno vede in sogno è reale>". (Evans-Pritchard E.E., 1976,
p. 459)
Il sogno svolge anche un funzione importante iniziatica nei riti
di passaggio: tra gli Ojibwa, indiani dell'America del Nord, popolazione
per cui il sogno ha sempre costituito un elemento importante di
sopravvivenza, il ragazzo pubere, tra i dieci e quindici anni,
veniva portato fuori del villaggio nel bosco per dormire sopra
un albero in un 'nido' dove, sottoposto ad un digiuno che provocava
i sogni, veniva visitato nel sogno dai sui nonni extra-umani chiamati
pawáganak che accorrevano in suo soccorso e gli offrivano il loro
potere e le loro conoscenze. La pratica del digiuno per provocare
i sogni ".mentre da un lato confermava attraverso l'esperienza
personale, l'esistenza delle persone extra-umane, consentiva tra
l'altro di sviluppare sin dai primi anni di vita una sicurezza
in se stessi che si sarebbe rivelata indispensabile per affrontare
le vicissitudini della vita in accordo con il sistema dei valori
ojibwa. Il sogno provocato con il digiuno rappresentava un'esperienza
basilare nella vita di un uomo, un'esperienza in cui i rapporti
personali instaurati con i pawagának erano destinati ad influire
su gran parte del suo destino come individuo". (Hallowell A.I.,
1966, p.136)
In conclusione il sogno nelle società antiche e tradizionali in
modalità diverse a seconda dei contesti storici e culturali si
manifesta nelle istituzioni culturali (rituali magico-terapeutici,
rituali di iniziazione, cerimonie sciamaniche, ricorso a sentenze
oracolari), che possono essere considerate come i luoghi sociali
in cui il sogna approda ad un senso e che fondano la struttura
e l'identità dei diversi gruppi (Douglas M., 1990). Il sogno è
anche una modalità di esprimere il senso del 'credere' ed il proprio
'stile di pensiero e attraverso questo istituire un nesso tra
il passato, la realtà mitica e originaria e il presente del gruppo
(Douglas M.,1994). In questo senso il sogno si configura nel suo
legame fondamentale con il mito come pensiero sognante di un popolo:
"Il sogno realizza in modi spontanei e immediati quel contatto
dell'individuo con il mondo sacrale delle origini e del sacro
che, in modi culturalmente mediati, la società realizza nel rito,
che è a sua volta revivificazione del mito" (Lanternari V., 1966,
p.XX)
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