| Sono onorato
e molto grato per l'occasione datami di parlare qui oggi. In particolare
vorrei ringraziare il professor Claudio Neri per il suo invito,
che nasce da una sua visita in Australia, in occasione di un suo
lavoro presentato, presso GASS, a Sydney nel 2000.
Sono australiano di nascita, ma scozzese di discendenza. I miei
avi furono tra quegli anglo-europei che hanno invaso una terra
antica -l'isola-continente; dove gli abitanti indigeni aborigeni
hanno coesistito con un'ambiente aspro, e in gran parte arido,
per più di quaranta mila anni; e dove una colonia penale, frutto
dello scarto umano prodotto dalla rivoluzione industriale, e l'ascesa
della razionalità, si confrontarono con una apparentemente primitiva
cultura, regolata in modo ritualizzante, in essa il 'dreamtime'
era il principio centrale.
I coloni europei hanno occupato la costa fertile, costringendo
i neri ad arretrare nella boscaglia nel vasto interno (outback)
-soprannominato il 'never-never' - il nulla. Tuttavia, al centro
c'è il più grande monolito al mondo -Uluru, Ayers Rock, che è
anche il punto centrale del 'dreamtime' degli aborigini.
Oggi ci troviamo in una società multi-culturale, apparentemente
mutevole e vitale; eppure, è una società conservatrice, egoista,
guardinga, e protettiva fino alla paranoia. E' una società sempre
più atomizzata, piuttosto post-individuale che post-industriale,
dove le comodità, il consumo, e i servizi per il consumatore sono
all'avanguardia rispetto all'edilizia per la comunità o le relazioni,
dove la controversia legale è diffusa, e il "risk-management"
contrasta l'attività professionale che una volta si occupava di
interpretare i bisogni. Propensioni all'inquadramento sono evidenti
dappertutto; ne risultano spesso brutte conseguenze per le persone
coinvolte nel vortice dell' ambito lavorativo. I sogni sono prefabbricati.
Sognare autonomamente procura la derisione: "Nei tuoi sogni. stai
a sognà... fatti un bel sogno. continua pure a sognare!!"
Una societa priva del sogno è una società che è bloccata. Propongo
di parlare brevemente di come questo 'blocco' avviene nel ciclo
delle cose e come possiamo concepire un modo per superarlo e un
modo per andare avanti.
Adesso vi chiedo di concepire una riunione di un comitato direttivo,
un consiglio o un'organizzazione. Il capo sta dicendo che è ora
di cambiare, sta cercando un sostituto, e ti chiede:
- Qual è il modo migliore e più sicuro per assicurare la prosperità
e la crescita dell'organizzione/azienda/gruppo?
- Qual è il tuo motto o slogan che lo racchiude?
- Qual è lo strumento, immagine o icona che lo esprime al meglio?
Prendete un po' di tempo per riflettere prima di rispondere.
Kinston sostiene che le risposte a queste domande possono essere
classificate in sette tipologie basate sui valori e i processi
decisori:
- Razionalista . credere in valori condivisi
- Empirista . credere in una certa conoscenza
- Pragmatista . credere nell'azione necessaria e immediata
- Dialettico . credere nella risoluzione dei problemi
- Sistematico . credere nelle interrelazioni e nello sviluppo
- Strutturalista . credere nella responsibilità e nel controllo
- Immaginifico. credere nelle aspirazioni e nel potenziale
Kinston fa una mappa di queste tipologie dei processi decisori
sulle assi di compito (task orientation) vs. orientamento della
persona (person orientation).


Le assi diagonali
rappresentano una polarità chiave nelle culture organizzazionali
- approcci sempre più sistematizzati vs. approcci sempre più disponibili.

Kinston poi compila un percorso
accumulativo e necessario di sviluppo o evoluzione che si muove
sempre verso l'azione (in basso a destra).

La linea A rappresenta la risposta
della maggior parte dei dirigenti.."lavorare di più, per poter
fare di più".
La linea B rappresenta la risposta dei consulenti dirigenti. "costruire
un sistema migliore".
Mentre la linea C è il percorso naturale e necessario verso uno
sviluppo organizzazionale e una crescita.
Inizialmente, questa schema proponeva legami con la tipologia
delle personalità di Jung o Myer-Briggs (Introversion- Estroversione;
Sensazione-iNtuizione; (T)Pensare-(F) Sentire e (J)Giudicare-Percepire.
Invece, io ho trovato più adatto i temperamenti, che hanno un
pedigree ontologico più ampio, e che mi sembrano corrispondere
bene alle assi diagonali.

Le diagonali rapppresentano la
spinta dei temperamenti, mentre la spirale è il percorso evolutivo,
la spinta all'azione.
I quattro temperamenti possono essere riassunti così:
| |
|
| Guardiano - SJ - Epimethean
"Servire" è più importante |
."Fare"
è più importante
|
Le diverse fasi del percorso
della Spirale della Crescita si possono rappresentare così:
| Immaginare
migliori possibilità e risultati, e modi diversi per realizzarli |
Immaginare
una rappresentazione, ed esprimerla |
Disegni,
strutture e percorsi possibili |
| Domande |
 |
L'azione
del marshal |
| Rendere
conto Creare istituzioni e distribuire benefici. Regolazioni
e procedure per ripetere. per farlo di nuovo |
|
Afferrare
l'opportunità di agire e giocare. Mostrare talento
e perizia, strumentalizzare.. basta che agisci |
L'icona che mi viene in mente,
è una piccola barca a vela, un veicolo per un viaggio verso l'individuazione;
come "Lookfar" nei viaggi del Archmage Ged, nella trilogia Earthsea
di Ursula Le Guin.
La situazione che si presenta, secondo me, riguarda il problema
del predominio del Guardiano, il SJ , o temperamento Epimethean,
visto attraverso questo schema o obiettivo. Non vorrei offendere
il trenta per cento, o giù di lì, della popolazione che appartiene
ai SJ. Sono bravi in quanto a logistica, creano delle procedure
operazionali, costruiscono e conservano le istituzioni, rispettano
l'autorità e la tradizione, sono loro che "fanno funzionare i
treni". Generalmente, sono più conservatori e resistenti al cambiamento,
specialmente quando le cose sono messe in modo che loro ne traggano
un beneficio. Invece, l'immaginazione e l'intuizione non sono
un loro aspetto forte. I SJ prendono le decisioni nel mondo esterno,
e sono i sensori del
mondo interiore. La 'rilevazione introversa' si affida alle impressioni
prodotte da precedenti esperienze sensoriali concrete, e confronta
l'informazione corrente con le impressioni immagazzinate. I SJ
quindi, tendono a riferirsi al passato, osservando come sono state
fatte le cose prima. Il cambiamento non avviene molto
facilmente, c'è una naturale diffidenza verso tutto quello che
è intuitivo e che si situa nel regno dell'immaginazione, per l'altro,
così necessaria per la risoluzione creativa dei problemi. La risposta
ad avvenimenti che minacciano il gruppo, la famiglia o l'istituzione,
con tutta probabilità, sarà di innalzare le barricate e sostenere
la parte minacciata, invece di aprirsi e mettere in dubbio lo
status quo, cercando modi diversi di fare le cose. Probabilmente
questa situazione è esemplificata negli eventi tragici dell'11
settembre. Nella buona e nella cattiva sorte, lo status quo della
cultura occidentale non è molto salutare in questo momento.
Definire i problemi, è la cosa più facile. Trovare le soluzioni
è più difficile. La risposta dei singoli individui può sfociare
nella ribellione o nella tossico-dipendenza o nella fuga verso
l'incontrollabile formazione di immagini psicotiche. Il nichilismo
dell'11 settembre è una psicosi di gruppo di livello molto grave.
Il modello della Spirale della Crescita presuppone una teoria
dei sistemi; ma ci sono dei limiti a quanto riusciamo ad aggiustare
"the great clockworks" . Uno spostamento da una modalità Empirista
ad una modalità Immaginifica è il più duro in assoluto.
Da un punto di vista dialettico, invece, la situazione è un po'
diversa. Autori come Foucault con la sua storia delle idee, e
Kuhn con il suo paradigma, sostengono la necessità di rottura
e di dare uno strappo alle opinioni e pratiche accettate, prima
di passare alla prossima fase della storia, una fase che quasi
sicuramente renderebbero inutili e irrivelanti i vecchi modi.
Potremmo concepire questo pensiero come uno 'shock dialettico',
e in particolare, se lo mettiamo in relazione alla Spirale della
Crescita, ci troviamo con qualcosa che costringe il gruppo o l'organizzazione
a fare i conti con se stessi e riconoscere che i vecchi modi non
servono più a nulla. A questo punto il gruppo o l'organizzazione
deve incominciare a considerare nuove possibilità, e vedere quali
di queste possibilità funzioneranno meglio per poter andare avanti.
Infatti, io credo che il modello può anche comprendere questa
situazione, visto che comincia con una cultura organizzazionale
disattesa, una cultura che è pragmaticamente disponibile e essenzialmente
compiaciuta. Lo shock arriva quando non è più capace di affrontare
le crisi che si presentano, e la propria sopravvivenza è minacciata.
Arthur Miller scrive " quello che è mantenuto in vita per forza
è condannato ad estinguersi". Quindi, anche l'organizzazione che
non può fare la transizione dalla modalità Empirista a quella
Immaginifica, alla fine sarà costretta a ricominciare.
Gli avvenimenti dell'11 settembre e le implicazioni sono troppo
terribili da contemplare a lungo. Vi lascerò con una storia infinitamente
più lieve raccontata in un film australiano di basso costo degli
anni'70, che si chiama 'Spotswood'. Spotswood è un quartiere della
periferia industriale ovest di Melbourne. Il film parla di una
fabbrica che produce mocassini tipicamente 'aussie' che andavano
molto di moda in quegli anni. Producevano da sempre mocassini.
L'azienda era come una famiglia; il capo era molto benevolo, e
si preoccupava di più della sua gente che dei profitti. Ma l'azienda
aveva dei guai a causa dei prodotti calzaturieri importati che
rovinavano il mercato. Hanno provato in tutti i modi a risollevarsi,
ma sembrava che il mocassino 'aussie' fosse condannato. (Se si
fossero imbattuti in quel più nuovo oggetto di 'contro-moda':
'ugg boot', sarebbero certamente sopravvissuti). Comunque, l'azienda
fallì. Ma la rete di amicizie fatte sul posto di lavoro ha resistito,
anche se gli individui sono andati a nuove vicende di lavoro.
L'organizzazione contemporanea è sottoposta a grande tensione.
Gli individui stanno soffrendo. Arrivano puntuali al lavoro, ma
il loro impegno sempre più spesso rimane a casa. Secondo me, c'è
un bisogno cruciale di creare uno spazio per la riflessione, di
guardarsi dentro, promuovere l'immaginazione e l'intuizione, facilitare
il sognare. Probabilmente queste parole sono un'anatema per tanti
dirigenti dinamici, ma le organizzazioni che falliscono in questo
obiettivo, secondo me sono a rischio.
Sono grato per la vostra attenzione!
BIBLIOGRAFIA
Warren Kinston, Strengthening the Management Culture, (1994) The
Sigma Centre, 29A Netherhall Gardens, London, NW3 5RL, UK. Email:
wkinston@planet.ch
Craig Forbes, The Spiral of Growth - a Model for Managing, in
Proceedings of Australian Association for Psychological Type,
5th National Conference, Melbourne 2000. Published by AusAPT (2001).
Also available on-line at: http://www.psychnet.com.au/resources.html
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