| In questo Congresso,
come nel Congresso "Sogno Gruppo" di due anni or sono, è stato
mantenuto uno spazio di riflessione sull'utilizzo del gruppo omogeneo
in ambito medico e sanitario in generale. Assistiamo in questi
ultimi anni, ad un particolare fenomeno di crescente e reciproco
interesse; sia le istituzioni più tradizionali della medicina
vanno sviluppando una grande sensibilità e disponibilità verso
un approccio integrato alla malattia, che comprenda la complessità
delle implicazioni psicologiche ad essa correlate, sia il mondo
analitico ha sviluppato un interesse verso le istituzioni non
più soltanto strettamente deputate alla cura della malattia mentale,
ma più squisitamente mediche con il loro principale oggetto di
cura: il corpo malato.E' ormai convincimento indiscusso che l'accoglienza
delle implicazioni emotive che accompagnano il manifestarsi e
lo sviluppo di una patologia grave, richieda attenzioni metodologiche
e interventi tecnici specifici in ambito psicologico e psicodinamico
in grado di accompagnare le diverse fasi della cura, dalla comunicazione
della diagnosi al decorso , alle diverse possibilità di trattamento,
soprattutto se invasivo, fino all' eventuale fase terminale o
fino alla guarigione.L'intervento di cura tramite il gruppo, sia
in ambito clinico con pazienti affetti da patologie organiche
che in ambito formativo per gli operatori sanitari coinvolti nell'assistenza
alle patologie gravi (cancro, AIDS, ecc.), risulta particolarmente
adatto e specifico soprattutto se proposto con caratteristiche
di omogeneità. Nella nostra esperienza gli interventi vengono
rivolti in modo specifico a pazienti che condividono la stessa
patologia (diabete, sieropositività, sviluppo neoplastico, ecc.)
nel caso dei gruppi clinici o la stessa problematica assistenziale
nel caso dei gruppi formativi (operatori delle Terapie Intensive,
dei Reparti Oncologici, ecc.).Il gruppo omogeneo clinico offre,
innanzitutto la possibilità di modulare la fisiologica tendenza
alla negazione rispetto ad una diagnosi di gravità, ma soprattutto
quella di condividere la sofferenza di un cambiamento drammatico
dello stato e dell'immagine di sé e della propia proiezione verso
il futuro che la malattia impone. La presenza degli altri nel
gruppo aiuta a sentirsi meno soli, meno esclusi dalla quotidianità
perché appartenenti ad una nuova condizione condivisa; negli altri
membri del gruppo è possibile riconoscere tracce della propria
esperienza personale, che diventa così meno aliena ed estranea,
e si è dunque favoriti nel ritrovare un'esperienza di riconoscimento
di se stessi, pur in una nuova condizione, e dunque il senso di
continuità con il proprio passato.Così nei gruppi formativi; la
possibilità di condividere una naturale modalità di difesa verso
l'esperienza di sofferenza e di morte aiuta l'operatore sanitario
a sentirsi meno spaventato dal contatto umano, e più disponibile
all'intima vicinanza richiesta dai propri pazienti in certi momenti
di intensa drammaticità della loro vicenda umana, dal momento
che lo stesso operatore si sente ascoltato e compreso in questo
compito così difficile all'interno del gruppo di discussione.Pur
non essendo ancora una prassi consueta, questo tipo di esperienze
comincia ad essere presente nel panorama sanitario pubblico attuale.Anche
il consistente sviluppo di una organizzazione della psichiatria
ufficiale come la Società Italiana di Psichiatria di Consultazione,
testimonia dell'importanza e dell'attualità di questo settore
di intervento nuovo in campo sanitario e di quanto si renda necessaria
una collaborazione di diversi istituti, in ambito accademico,
sanitario e legislativo perché possa aprirsi un'area di ricerca
nuova intorno alla costruzione di un modello teorico-applicativo
dell'intervento clinico specifico per questo settore, ma soprattutto
perché cominci ad essere considerata l'ipotesi, all'interno dell'attuale
organizzazione dei servizi psichiatrici pubblici, universitari,
ospedalieri o territoriali, di strutture specializzate rivolte
alla cura del disagio psichico in ambito medico.Il bisogno di
assistenza può riguardare tutte le diverse fasi della cura.Ci
è sembrato dunque importante interrogarci sulle potenzialità che
l'utilizzo del piccolo gruppo a conduzione analitica (seppure
con l'introduzione di accorgimenti tecnici) può avere nello scenario
di cura proposto dalla malattia con le sue delicate implicazioni
affettivo-relazionali.Il gruppo, in persone affette da gravi o
invalidanti patologie organiche che producono drammatiche fratture
nell'esperienza della continuità di sé, favorisce sicuramente
in modo più rapido e fruibile rispetto alle terapie individuali,
fenomeni di immersione fusionale e di appartenenza insieme a processi
di rispecchiamento e individuazione riparativi del Sé. A volte,
esperienze così emergenti e acuite, come quelle somatiche, attingono
ad una grande intensità che favorisce il contatto con elementi
profondi, particolarmente arcaici, comunque disorganizzati e primitivi
che hanno contribuito a creare lo stato patologico o comunque
sono emersi in esso con una nuova e inaspettata presenza. Sarà
proprio l'elaborazione in comune di questo genere di elementi
che potrà rialimentare una evoluzione identitaria e dare un apporto
trasformativo al bisogno di cambiamento, imposto dalla rottura
della quotidianità.Dobbiamo infatti considerare una certa specifica
tendenza, che sembra prodursi in questi tipi di gruppi, al processo
di simbolizzazione degli aspetti relativi al corpo con una certa
propensione a narrare e sognare la vicenda somatica, patobiografica
e storica in uno sforzo di elaborazione di elementi indifferenziati
e caotici, che necessitano di una plasmazione.Scrive C.De Toffoli:"Dobbiamo
riconoscere che a volte solo la patologia ci permette e costringe
a renderci conto di quante tappe evolutive debbano essere superate
nel corso di una vita, di come ognuna di esse corrisponda a una
capacità e strutturi una funzione, di come le forme somatiche
siano intessute di significati affettivi e le fantasie inconsce
di esperienze somatiche. Spesso comprendere il senso di una malattia
nella propia storia, restituisce se stessi alla propia vita..Se
il significato inconscio inerente a un fatto somatico non può
per definizione accedere alla coscienza del portatore del sintomo,
può però accedere alla coscienza dell'altro grazie ai fenomeni
transferali e controtransferali, comunicando di fatto, se non
intenzionalmente, la trama psicosomatica della relazione che il
sintomo allo stesso tempo vela e manifesta..sarà sempre più necessario
che l'analista abbia una dotazione ideo-affettiva capace di transitare
in entrambe le direzioni: di fronte ad un evento somatico, chiedersi
a quale fantasia intrapsichica e/o relazionale corrisponda; di
fronte a un fatto psichico, riconoscere in quale corpo o in quale
storia del soma si radica e si rappresenta."Un elemento particolarmente
fondante l'esperienza del gruppo e adatto alla riorganizzazione
di un'esperienza psicosomatica riguarda, infatti, la specifica
funzione di costruire una scena, o una serie di scene, direi una
scena centrale e molto rappresentativa sia per il singolo sia
per il gruppo (Correale 1997) destinata ad essere interiorizzata
ad un livello particolarmente profondo e stabilizzante.Per i malati
organici, così come per i pazienti gravi, che oscillano tra un'esperienza
concreta o anche di negazione e la sua pensabilità, penso sia
di grande aiuto la fruizione del gruppo dal punto di vista della
rappresentazione e della memoria di un luogo, di una vicenda di
scambi (affettivi, ideativi, rappresentazionali e soprattutto
narratologici) e di un'insieme di funzioni che potranno essere
interiorizzate come un modello di funzionamento capace di produrre
altre trasformazioni evolutive.Presenterò a proposito alcuni elementi
sintetici di un'esperienza clinica; un gruppo di donne affette
da neoplasia mammaria da me condotto presso la Divisione di Chirurgia
Oncologica del S.Filippo Neri di Roma (dodici incontri della durata
di un'ora e trenta ciascuno a cadenza settimanale; il gruppo era
composto di sei partecipanti). Comincerò riportando uno stralcio
di un lavoro (Funzionegamma n°2) condiviso con S.Marinelli e L.Baglioni,
dove l'esperienza è riportata per intero: "Intendiamo suggerire
in via preliminare come sfondo di pensieri al racconto dell'esperienza,
che la "preconcezione" del gruppo operata dall'analista verso
una pensabilità e simbolizzazione dell'evento traumatico avvenuto
nel corpo, come una neoplasia mammaria, abbia facilitato e accelerato
i processi iniziali di investimento sul gruppo come corpo unico
(Foulkes 1948). L'ipotesi può estendersi anche a considerare come
la prima strutturazione stessa del gruppo, incoraggiato dalla
percezione di uno spazio offerto per la pensabilità di elementi
altrimenti intollerabili e irriconoscibili, tendesse a rappresentare
concretamente gli elementi della malattia, funzionando, nel setting
e nella dinamica interna, come "icona" e come "sogno" della malattia
e delle sue caratteristiche.Ci riferiamo in particolare alla strutturazione
del campo gruppale come campo contenente due metà contrapposte
e funzionante concretamente come sistema di elementi simmetrici,
reciproci o contrapposti. Le presenze e le assenze, il gioco dei
legami che si creavano all'interno del gruppo, la sequenza delle
sedute, rimandavano all'idea dell'organo-seno, duplice e malato,
riproducente l'alternanza e la contrapposizione vita-morte, presenza-assenza,
contatto-negazione, germinazione-distruzione. La possibilità che
questi elementi traumatizzati e violenti venissero accolti, legittimati
e inscenati concretamente (Staforelli, Suarez1999), avrebbe sviluppato
funzioni di pensiero e di rappresentazione. Il sogno in particolare,
incaricato, per il suo valore di rappresentazione iconica e visibile,
di cernierare i bisogni concreti del vissuto somatico con la loro
rappresentabilità in termini psichici, diventerà essenziale per
segnare il passaggio dalla situazione iniziale tutta "fisica"
e "inseparabile" verso una simbolizzazione più ricca di spazio,
di esperienza, di pensiero."Nella prima seduta il gruppo assume
da subito, in una scena di tipo regredito e pre-allucinatorio
che potremmo definire di psicosi controllata, una conformazione
particolarmente frammentata e confusa, connessa con la patologia
neoplastica che utilizza la preconcezione e la attualizzazione
per rintracciare elementi affettivi e psichici di un evento finora
avvenuto e agito soltanto nel corpo; le donne parlano concitatamente
tra loro frammentandosi in piccoli gruppetti, parlano del tumore,
ma più che ascoltare si sovrappongono, arrivando a confidare piuttosto
rapidamente di un elemento così privato, senza pensare di potersi
presentare attraverso il nome; sono presenti anche due sottogruppi,
quello delle già operate e quello delle ricoverate che dovevano
ancora subire l'intervento.Una di loro porta un sogno: si trovava
in una stanza molto buia e scura, all'improvviso appare la Madonna
di Lourdes, bella e luminosa; non parla, ma dà un senso di tranquillità.Nella
seduta sono circolati momenti di angoscia acutissima e di panico;
la signora che riferisce questo sogno è molto spaventata, per
tutto l'incontro ha il rosario in mano e, portato il sogno esce
benedicendo tutti, in particolare il petto della più giovane.Il
gruppo ha esperito uno stato mentale alterato, scisso, quasi allucinato,
per difendersi dal vissuto di frammentazione, già pesantemente
provato con lo sviluppo della patologia neoplastica.Il sogno della
madonna sembra ben esprimere, prodotto dalla scissione, le aspettative
magiche di salvazione (dal buio assoluto del corpo malato, all'improvvisa
luce divina della salvazione) e le fantasie portanti di ciascuna,
attribuite al gruppo o all'immagine dell'analista, anch'essa donna
e madre, che raffigurano un corpo sano, bello, puro. Speculare
alla luce divina il buio umano della confusione.I due incontri
successivi sono caratterizzati dall'assenza della gran parte delle
componenti del gruppo: sono presenti "le due signore Anne" (hanno
lo stesso nome e Anna è un nome graficamente simmetrico), "le
uniche sopravvissute: le Anne sono forti" dicono di se stesse,
una mastectomizzata e l'altra no.Le assenze sono notate, si collegano
all'angoscia, alla paura, al bisogno di negare la malattia; soprattutto
c'è disappunto "perché le signore non vengono". Il gruppo sembra
diviso nelle brave e attive e nelle cattive e depresse.La quarta
seduta, pur se con l'attenuante di essere collocata la settimana
dopo Pasqua, andrà deserta.Il diniego massiccio, agito nelle assenze,
costringe il gruppo e la conduttrice ad un notevole carico di
angoscia di annientamento, di morte, di annichilimento per contagio.E'
ora evidente di come il gruppo assuma inconsapevolmente in tutti
gli incontri, e per buona parte di quelli successivi, una configurazione
bipartita, (Anna e Anna ,le presenti e le assenti, le mastectomizzate
e le no, ecc) doppia come i seni, uno sano e uno malato, dispensatori
di vita in cui si è insinuata la morte.Nel quinto incontro il
gruppo sembra riprendere inaspettatamente vigore; oltre alle due
Anne sono presenti altre due componenti, sono due giovani e due
vecchie, che tendono a creare due sottogruppi separati.Anche se
con una modalità estremamente concreta, si raccontano in modo
meno destrutturato e confuso della malattia; tirano fuori il seno
e lo mostrano, mostrano la ferita, la descrivono e descrivono
quello che sanno del loro tumore.Una delle giovani, Marta, si
sofferma e osserva che sembra parlino come di un figlio. Le altre
annuiscono.A sigillo della neonata condizione,sempre Marta riferisce
anche di soffrire di un vomito esofageo ( patologia nota del periodo
neonatale) e successivamente comunicherà la sua angoscia di sentire
di avere perso l'idea di un corpo integro, sano, giovane. Ora
ha una malattia da vecchia, il corpo allora può tradire ed essere
violato. Esprime un profondo sentimento di vergogna nei confronti
di tutti per essersi ammalata.Una delle Anne offre una prima rappresentazione
dell' esperienza di appartenenza al gruppo: è stata a fare fisioterapia
presso una associazione di volontarie mastectomizzate, una buona
esperienza, le sembrava davvero che mancasse solo lei.Anche il
sesto incontro è connotato da grande intensità; il gruppo sembra
vivere in sequenza, prima l'investimento libidico sulle proprie
funzioni femminili che il seno rappresenta ( tutte hanno molto
allattato, una signora riferisce di avere avuto latte anche per
un neonato malato che invece poi è morto nell' indifferenza della
madre); in un secondo tempo le angosce di morte e annichilimento
( la stessa signora comincia ad enumerare i suoi morti, nella
sua famigli ci sono molti lutti intorno ai cinquant' anni ed ora
tocca a lei, ugualmente cinquantenne). Il clima cambia repentinamente,
il gruppo bagnato dal latte caldo e benefico della vita è ora
all'ombra fredda della morte.Serpeggia a distanza un sentimento
di colpa per la malattia; una delle Anne (quasi si sentisse punita
per la sua presunta colpa) confessa di avere molto odiato il suocero,
che aveva in casa prima che morisse, perché era cattivo. Sottolineo
la presenza di un pensiero attorno alla malattia come di un evento
non solamente biologico, ma concatenato alle vicende della propria
vita.Mi sembra significativo notare come anche nel quinto incontro,
il gruppo assuma ugualmente una conformazione bipartita, ma è
possibile, anche se sempre in modo molto concreto, attraverso
forme, volumi, contatti riguardanti il corpo, una rappresentazione
più integrata e comunicabile della malattia. Marta, la più giovane,
esprime anche in modo più puntuale, comunicando un suo sentimento
di vergogna, il livello primitivo di difetto entrato in risonanza
con l'evento malattia.E' possibile dunque che il fenomeno della
bipartizione sia esperito nell'incontro successivo ad un livello
emozionale più maturo, inizialmente scisso (il latte e la morte)
poi integrato in un sentimento di colpa, che colloca l'evento
biologico nel percorso di un'esistenza.Gli incontri seguenti raccoglieranno
attraverso i sogni la coloritura oscura di certe percezioni operando
un viraggio dello stato mentale del gruppo.I sogni sigillano un
cambiamento e sono portati da Marta: "E' alla guida di una macchina,
ad un certo punto incontra una lastra di ghiaccio, scivola e capotta.
In un autobus ci sono più persone, lei parla con una donna che
nella realtà è una sua amica attualmente vivente; seduta davanti
a lei si trova un'altra donna, che nella realtà era una donna
depressa, morta suicida; quest'ultima scende ad una fermata, la
prossima sarebbe toccata a lei."I sogni rappresentano un momento
privilegiato di cambiamento della vita affettiva del gruppo e
informano gli incontri seguenti, che si strutturano con la presenza
delle due Anne e di Marta che ha portato i sogni; questi sono
commentati; la tonalità cambia e si fa più affettiva, intima e
meno disintegrata.In particolare la sognatrice è una donna di
40 anni, sposatasi recentemente, che qualche tempo prima della
diagnosi di neoplasia aveva cominciato a concepirere l'idea di
avere un bambino.Le altre partecipanti percepiscono in lei la
solitudine e il desiderio di una gravidanza. La signora era nata
in una "famiglia già fatta", con un distacco temporale dai primi
tre fratelli, per curare la depressione della madre in quanto
il terzo di questi fratelli era morto. Figlia di una mamma triste
e distante era stata accudita per lo più dalle baby-sitter. Si
potrebbe ipotizzare che il sogno racconti di come, nel momento
in cui essa stessa cominciava ad interrogarsi sulla sua possibilità
di diventare madre, abbia sentito il bisogno di riesperire il
trauma di questa esperienza congelata e disorganizzante con sua
madre riproducendola nel corpo, anzi nel seno e che il lavoro
del gruppo l'abbia aiutata a dare senso ad una riorganizzare creativa
di tale esperienza attraverso il sogno. Si delinea infatti, nel
contesto della seconda parte delle sedute, l'idea che la sognatrice
abbia sognato, per sé e per il gruppo, elementi cronici e diacronici
mobilizzati al suo interno che potevano organizzarsi in immagini;
e si sviluppa la consapevolezza di come la sognatrice abbia riferito
al gruppo non solo la storia della propria depressione, ma anche
la percezione di una fantasia comune intorno a un'area fredda,
depressiva e deprivata, priva di pensabilità ( lo scivolone e
il capottamento sulla lastra di ghiaccio che il gruppo aveva esperito
nei primi incontri) connessa allo sviluppo tumorale; e si chiarisce
come nel gruppo, elementi di investimento libidico alla vita e
angosce di morte, disintegrazione, annichilimento, che inizialmente
erano state lasciate vivere all'analista in solitudine, avessero
trovato posto, come i viaggiatori in un autobus che, anche se
per poche fermate, contiene una piccola comunità viaggiante.Una
delle Anne entra nel discorso e parla della recente perdita della
madre, cattiva e prepotente, la cui morte ha vissuto con un senso
di liberazione; del parto difficile della figlia e di una diagnosi
errata di malformazione fetale che avrebbe ricevuto la nuora in
gravidanza.Appare sulla scena questa madre arcaica e cattiva a
sigillo dell'inseparabilità, responsabile della difficoltà a partorire,
artefice del bambino-mostro che nascerà, metà vita, metà tumore.Negli
ultimi incontri l'angoscia è più contenibile e internalizzata,
più comunicata, gli scambi affettivi meno connotati dalla paura
e più piacevoli; nel gruppo c'è maggiore consapevolezza che sia
stata attraversata una lunga esperienza di contatto che, in realtà,
è stato più disgregato e intermittente per ben oltre la metà dell'intera
terapia.Nel penultimo incontro, in particolare, una delle Anne
ci restituisce un'immagine grata del clima affettuoso di commiato.
Riferisce commossa di come il nipotino avesse insistito, seppur
malato, per partecipare alla recita della scuola, progetto a cui
aveva aderito con grande impegno. Appena arrivato a scuola il
gruppetto di compagni e maestri, che avevano capito, lo hanno
applaudito calorosamente per questo, e la signora Anna non ha
potuto fare a meno di piangere profusamente per la tenerezza.Il
gruppo, dunque, sembra aver raggiunto la capacità, seppur dolorosa,
di poter internalizzare un affetto.Quello che ci è sembrato dunque
significativo, relativamente al tema della produzione iconica
e onirica nel gruppo, riguarda una funzione specifica del gruppo
che affronta la malattia organica, che tende a produrre rappresentazioni
fantasmatiche ad essa collegate. Tale funzione sembra soprattutto
legata al bisogno di rappresentare gli avvenimenti interni al
corpo, dare loro una forma e un'espressione comunicabile, dotarli
di un senso condivisibile e mentalizzabile. La comprensione di
questi elementi rappresentazionali, così importanti per ristabilire
legami fra il trauma e la ricostruzione, può avviare un processo
trasformativo ed evolutivo.In particolare, nel gruppo considerato,
è stato possibile esperire livelli sempre più affettivizzati di
una fantasia centrale connessa alla malattia neoplastica; l'organizzazione
di tale fantasia, promossa dal sogno, permette al gruppo il passaggio
da una disposizione concreta, simmetrica e speculare, della rappresentazione
del corpo malato, ad una esperienza affettivizzata in cui è riconoscibile
e collocabile l'esperienza di malattia e la sua dimensione spazio-temporale
profonda come fattore riorganizzante la persona intera.BIBLIOGRAFIA:Anzieu
D. "Il gruppo e l'inconscio" Borla, Roma 1979.Bruni S., Marinelli
S., Baglioni L. "Sogno, corpo e malattia nel gruppo" http://www.funzionegamma.edu/magazine/2.Correale
A., Rinaldi L., a cura di, "Quale psicoanalisi per le psicosi"
Cortina, Milano, 1997.De Toffoli C. ''Psicosoma. Il sapere del
corpo nel lavoro psicoanalitico'' in Rivista di Psicoanalisi,
2001, XLVII,3.Foulkes S.H. "Analisi terapeutica di gruppo" Boringhieri,
Torino, 1967.Neri C. "Gruppo" Borla, Roma, 1995.Solano L. "Tra
mente e corpo" Milano, Cortina, 2001.Staforelli Mosca A., Suarez
Gaensly L. "Sogni minacciosi in un gruppo di pazienti in attesa
di trapianto renale" Sogno e gruppo n°1 http://www.funzionegamma.edu.
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