| "Cosa...prendera'
questo grande ammasso che ognuno di noi chiama "l'orrore tremendo"
e lo frantumera' in queste piccole ,preziose particelle? L'arte
non puo' rimpiazzare la fede:l'arte non ha il potere che abbisogna
all'impresa ne' pretende di averlo.
Tuttavia,per la sua stessa natura,l'arte costantemente sfida il
processo attraverso il quale l'individuo e' ridotto all'anomia"
(Appelfeld,Beyond despair)
Durante una dreaming
matrix,un partecipante disse: "qui i sogni sono divorziati dalla
personalita' dei sognatori,per essere condivisi liberamente"
Infatti ,cosi' e',in un certo senso .
Il compito comune e' quello di associare liberamente ai sogni
propri e degli altri,allo scopo di trovare nuovi collegamenti
e scoprire connessioni fra sogni ed elementi di rilevanza sociale
nell'ambiente dei sognatori (sogni senza sognatore,il conosciuto
non pensato di Bollas).
Far questo consente ai partecipanti di cogliere riflessi della
complessa rete connettiva che si estende fra il sogno notturno
e il grande universo della realta' percepita durante la veglia.
Attraverso questa attivita' si crea uno spazio transizionale,
che potrebbe anche essere descritto come uno stato mentale condiviso
simile alla reverie.
Questo concetto, tuttavia, non cattura completamente cio' di cui
sto cercando di parlare.
Accostando l'idea di reverie, come elaborata in particolare nella
tradizione di Bion, al concetto di stati di non integrazione descritti
da Winnicott, importanti nello sviluppo della capacita' di essere
soli alla presenza dell'Altro, forse posso avvicinarmi un poco
all'esperienza vissuta, cosi'come la descriverei ad un gruppo
di analisti fuori di una dreaming matrix.
Per adombrare il lavoro di una dreaming matrix, potrei anche fare
riferimento al gioco Winnicottiano dello Squiggle, inteso come
modalita' sia di creare delicatamente un contatto fra adulto estraneo
e bambino, sia di dare forma progressiva, in una relazione simbiotica,
ad un contenitore capace di ospitare/esprimere il mondo emotivo
della diade nel suo ambiente, una tecnica che conduce velocemente
ad una miglior differenziazione e comunicazione.
Farei anche riferimento alla prospettiva reversibile(Bion), nel
senso che in una matrice , il collettivo dei sognatori come gruppo,
le loro relazioni e le dinamiche ad esso proprie, recedono sullo
sfondo, mentre emerge come figura il collettivo di sogni, le relazioni
ad esso proprie e le sue specifiche dinamiche.
Dal punto di vista di un partecipante alla matrice, tutto questo
risulta, prima di tutto nell' acquisire spessore del sentimento
di "continuare ad esistere "(Winnicott)ed in un irrobustimento
della capacita' negativa(Bion), ambedue qualita' necessarie per
un agire creativo e responsabile.
Mentre il lavoro della matrice procede attraverso l'uso sostenuto
delle associazioni e dell'amplificazione tematica,ed i pattern
emotivi di tensione/rilassamento si stabilizzano,emergendo alla
superficie del testo parlato come un'armonica alternanza di sogni
ed associazioni,che espandono e contraggono armonicamente il respiro
di possibili universi di significato,o realta' discrete, puo'
esserci un viraggio complessivo verso uno stato ipnagogico,con
un'attivazione contemporanea ed ottimale
di processi primari e secondari ed una parziale dissoluzione dei
confini del se'.
Questo è forse il tipo di stato mentale in cui si possono dare
sogni come quello di Kekule o Coleridge,sempre riportati in letteratura
come esempio della funzione creativa e di problem solving del
sogno personale.
Sogni in cui per cosi' dire, la spinta va anche verso l'"Alto"
o il "Fuori".
Mentre l' attenzione oscilla e sosta liberamente, attratta ma
non catturata dai temi contenuti nel testo che si dipana,, ciascun
partecipante diviene intuitivamente piu' profondamente consapevole
della presenza degli altri,dei diversi stili di pensiero e qualita'
espressive,cosi' come pure di una nuova componente impersonale
nella stanza,una "presenza",che per mancanza di una metafora migliore
descrivero' prendendo il concetto in prestito da Rose,che lo applica
allo studio della responsivita' all'arte,come "una presenza testimone",responsiva
essa stessa e quindi intrinsecamente benevola.
L'appercezione di questo oggetto trasformativo,ha risonanze forti
con l' esperienza dei momenti di attunement ottimale fra pensiero
di gruppo e pensiero dell'individuo ( Neri,Gruppo)
Attraverso l' uso di matrici aperte, nel senso di non limitate
nel numero di incontri e nella accessibilita' a nuovi partecipanti,e
connettendo (interfacciando,se mi si consente il brutto termine)
diverse matrici,l'ampiezza e la qualita'del la invisibile rete
di connessioni diviene sempre piu' evidente,e costituisce una
prova indiretta della fertilita'di paradigmi emergenti,olistici
e non riduzionisti, nel campo delle scienze umane.
Il Social Dreaming ha infatti sottolineato la connessione fra
sogni ed eventi sociali,ma questo non sarebbe stato possibile
nella nostra cultura occidentale prima d 'ora:certi costrutti
,un certo modo di rappresentarsi il cosmo e la mente compatibili
con questa idea , dovevano raggiungere un grado di sviluppo sufficiente.
Si potrebbe dire che siamo ora all'interno del processo di vivere/creare/testare
l'ampiezza di una relazione simbiotica potenziale fra l'idea di
Social Dreaming e il suo ambiente.
Io penso che Social Dreaming metta in evidenza elementi che sono
di importanza cruciale per tutti noi come individui,cioe' come
creature che sono parte di un insieme,indipendentemente da quanto
isolati e distanti noi si possa apparire o percepire di essere,connessi
l'un l'altro dal contesto sociale e naturale in cui nasciamo,ci
riproduciamo/non riproduciamo e moriamo.
Questo insieme,che puo' essere descritto e visto in molti modi
diversi,Gordon Lawrence propone di considerarlo un collettivo
di sognatori,impegnato a sognare la realta' verso l' esistenza
,inclusa la realta' di noi stessi come individui,gruppi,specie,elementi
di ecosistemi locali e, finalmente del cosmo stesso e della mente.
Questa scelta metodologica mi appare come un assunto di base potenzialmente
fertile,ben radicato sia nella matrice di pensiero delle cosi'
dette scienze dure,sia nella matrice delle cosi' dette scienze
tradizionali o sapienziali.(vedi ,per una trattazione divulgativa,Briggs
e Peat)
L'espressione "apprendere dall'esperienza", costituisce il legame
fra i due universi di discorso, se questo facciamo ,paradossalmente,usando
la natura stessa del nostro essere,(mentecorpo)nel suo processo
di divenire sotto la pressione applicata all' apparato per pensare
i pensieri(mentecorpo)
dalla presenza di uno specifico" fattore irritativo" chiamato
pensiero, o proto sogno, in presenza di altre forme senzienti
e in un ambiente condiviso.
Oggi il mondo tecnologizzato ha appena iniziato ad usare la potenza
che puo' risultare dalla connessione di milioni di piccoli computer
diversi, appartenenti a privati,strutturandoli in una colossale
procedura di calcolo,per trovare soluzioni a quesiti che fino
ad ora era impossibile affrontare per mancanza di computer con
una capacita' di memoria abbastanza grande.
Questa procedura è per esempio applicata alla rilevazione e analisi
dei suoni provenienti dallo spazio esterno ed implica fra l' altro
costruire come "figura" parte dello sfondo di "rumore",alla ricerca
di segnali di vita intelligente nel cosmo.
Memoria e desiderio danno,come sempre una prima forma alla nube
di incertezza:se c'e' qualcosa la' fuori,sara' amico o nemico?buono
per un pasto o per un accoppiamento? O....
Cosa colma i nostri apparati sensoriali, cosi' scientificamente
allargati e potenziati,di stimoli riluttanti ad essere categorizzati,che
qualche volta li fanno "impazzire" ed altre volte conducono gli"osservatori"
a sviluppare nuovi e migliori strumenti di rilevazione?
La risposta ,ha detto qualcuno ,è la malattia endemica della domanda.
Ma cosa dire degli ibridi,creature immaginarie come" Exclaminter",per
esempio, come le sfingi ed altri animali favolosi?
Si ammalano pure loro?
Tempo fa ho letto un articolo in un giornale quotidiano che trattava
della venerabile antichissima sfinge di Giza.
Sembra che gli archeologi ,ed il pubblico interessato alla conservazione
di pregevoli manufatti culturali nel mondo, siano sempre piu'
preoccupati per il fatto che non solo la predatorieta' dei visitatori
passati e presenti,ma addirittura gli interventi di restauro,portati
al limite del furore terapeutico dal timore di perderla,stiano
precipitando la bellissima anche se malconcia creatura
verso la sorte di trasformarsi in un vasto mucchio di polvere.
" Sembra che piu' la studi,piu' la uccidi" ha detto un archeologo
durante l' intervista.
Ho un affetto speciale per l'Egitto e una certa familiarita' con
il vecchio monumento cui vado sempre a rendere omaggio durante
i miei viaggi al Cairo,percio' mi sono sentita molto triste.
Brutta storia in verita',specialmente perche' questa particolare
Sfinge,il tipo egiziano,il piu' vecchio superstite della sua famiglia
che un tempo era assai piu'diffusa nell'area,era come sembra stando
a miti e racconti e come mi piace pensare,un animale un po' diverso
e forse piu' profondo del meglio noto esemplare Grecoromano,cosi'
determinante nel fato di Edipo.
La" matrice di sogno sociale " ha radici in esperienze di partecipazione
fatte attraverso la psicoanalisi e il gruppo,cosi' come nell'uso
dei pensieri generati da queste esperienze.
Quale sia l' idee mere del social dreaming non so,forse e' anche
questo che esploriamo nelle matrici di sogno.
Esiste un certo accordo nella psicoanalisi piu' recente,soprattutto
quella che procede sotto lo stimolo del pensiero di Bion e Winnicott
e che sta riscoprendo Ferenczi,e che conta rappresentanti significativi
in Italia,che mette l'accento sulla relazione e sulle qualita'
espressive della percezione.
Ne accennero' solamente.
Molto si basa sull' idea seminale di Bion di postulare elementi
alfa ,pittogrammi che sono una prima trasformazione di dati sensoriali
con incipienti elementi psicologici o elementi beta ed una funzione
Alfa,o Lavoro del sogno Alfa ,continuamente al lavoro nel processare
a livello inconscio l'esperienza mentre e' vissuta,di giorno,come
di notte.
Questo processo ondulatorio continuo , apparirebbe alla superficie
del discorso fra persone e diverrebbe conoscibile e pronto per
trasformazioni piu' sofisticate, nella forma di derivati narrativi,che
naturalmente includono i sogni in senso stretto, ma non solo .(cfr
A. Ferro)
Ma cosa facciamo come "anime che sognano"?
Al momento, per mancanza di un a metafora migliore usero' quella
di Bion ,estrapolandola dal suo discorso sulla funzione psicoanalitica:immaginate
una sonda che allarga il campo che esplora.
Potrebbe anche essere utile ricorrere a Winnicott,ed all' idea
della formazione dello spazio transizionale e dell'oggetto creato/trovato.
Bion alludeva ad una funzione della mente ancora primitiva ,embrionale
nell'individuo umano.
Bion ,come lo comprendo io,non pensava alla mente dell' analista
soltanto,ma alla mente in se',per quanto affermasse con altrettanta
forza che questa funzione potesse essere sia più o meno sviluppata
nei diversi individui,sia passibile di distruzione e di sviluppo
attraverso un costante ed ispirato esercizio.
Incluso il tipo di esercizio in cui si impegnano le persone durante
un'analisi diadica o di gruppo e cioe' sostanzialmente quello
di connettersi attraverso il racconto di un esperienza emozionale
,al nucleo evolutivo di significato creato dalla diade individuo/individuo
o individuo/ gruppo,allo scopo di promuoverne lo sviluppo e la
differenziazione.
Bion riteneva che questo potesse essere meglio fatto sospendendo
attivamente memoria e desiderio da un lato,(una riformulazione
radicalizzante della attenzione equamente sospesa o liberamente
fluttuante di Freud) e dall'altro sostenendo attivamente lo stato
di reverie cosi' promosso,attraverso l'uso della della libera
associazione e della congettura immaginativa .
Egli sembrava anche pensare che psicoanalisti e pazienti potessero
cogliere riflessi della natura della mente nel corso della loro
ricerca e pratica e mentre costruivano le loro teorie.
Bion si domandava ,in modo suggestivo se ,avendo visto le"strisce
sul mantello della tigre" avremmo un giorno incontrato la creatura
di luce ardente in persona.
Allora assumiamo ,secondo l' ipotesi di lavoro di Gordon Lawrence
che i sogni vengano prima e che ci siano sogni alla ricerca di
un sognatore e che la realta' debba essere risognata prima che
possa realmente diventare reale per noi,e magari sognata piu'
volte e da molti prima che si possa entrare in contatto con essa
in un modo efficace.
In questo processo noi ci trasformiamo,e la realta' si trasforma
con noi. Ci trasformiamo l'uno l'altro ed il nostro ambiente cambia
in un processo che e' al tempo stesso finito ed infinito.
Diveniamo, noi e il nostro ambiente, cio' che e' possibile.
I dati raccolti da Gordon Lawrence e altri "sognatori sociali"
nel mondo sembrano suggerire che questo processo di digerire-sognare-narrare-la
realta' in comune sia cio' che crea la tela e che ci tiene mentre
attendiamo a filarne i fili.E' anche attraverso questo processo
che arriviamo a conoscere/non conoscere la nostra realta'condivisa.
Questa rete di cui siamo, come individui e gruppi i punti di snodo
, e che si puo' immaginare come una rete generata dall'interno,come
nel mito australiano che narra l'invenzione e trasmissione dello
strumento per catturare pesci ,e' un multiverso di sogni ed i
sogni stessi sono,in questo senso,non solo contenitori di significato
ma anche contenitori per significati .(vediArmstrong)
Una culla per pensieri che si sviluppano.
Il termine Matrice viene dal latino ,vuol dire utero,il luogo
da cui nasce qualcosa,
Mi viene in mente il concetto di utero postatale,sviluppato da
F.Tustin,il luogo in cui il processo di crescita e sviluppo della
Mente Bambina(vedi Meltzer,Harris,Milner)continua dopo la nascita,come
non solo applicabile all'ambito psicopatologico da cui fu derivato.
Due altri concetti potrebbero essere utili a costruire ed esplorare
un modello per il Social Dreaming:
quello di Sistema protomentale(Bion)e quello di Socialita' sincretica(Blegher).
Il primo sottolinea di piu' la indifferenziazione di biologico
e psicologico, il secondo ,introduce una chiara immagine della
rete connettiva sottostante ai comportamenti discreti , e per
cosi' dire spazializza
Il primo concetto e aggiunge dimensioni.
Nascono sogni da questo terreno? E se nascono,non saranno connessi,in
quanto fatti degli stessi elementi del suolo da cui crescono verso
la luce della coscienza?
Con un salto quantico che non mi permetterei se non fossimo nel
dominio dei sogni e delle libere associazioni,(nel quale procedere
a balzi e' facile,come sulla luna) ,vorrei proporvi come metafora
una "Verita' Scientifica".
Le stelle trasformano l' Idrogeno in Elio,e dalla combinazione
dei due provengono azoto ,ossigeno,carbonio,fosforo,potassio.
Elementi senza i quali non esisterebbero gli aminoacidi,ne' le
proteine indispensabili alla vita.
Senza le radiazioni che vengono dalle stelle,liberate in quel
processo cosmico,milioni di stelle si raffredderebbero e morirebbero.
Come creature viventi,conteniamo cosi' il codice genetico di tutte
le altre creature viventi,incluse quelle estinte come i dinosauri.
Siamo fatti essenzialmente di Adenosina,Citosina,Guanina,Timina,e..siamo
molto diversi fra noi,le forme della vita sono molte,universi
che si contraggono ed espandono essi stessi come cuori pulsanti.
Allora,sembra che dipendiamo anche dalle stelle!
Prendo questa metafora sulle stelle da un bel libro curato da
Aldo Morrone sulle dinamiche socio sanitarie delle societa' multiculturali.(Morrone,Le
stelle e la rana)
La social dreaming matrix e' un medium diverso rispetto al gruppo
e non ha finalita' terapeutiche,percio' possiamo aspettarci che
fenomeni diversi diventino visibili nel testo da essa generato,rinforzando
o indebolendo le prove a sostegno del gia' saputo e probabilmente
illuminando nuovi oggetti.
Tornando al collettivo di sognatori ed al multiverso di significati
creato dall'incontro fra sogni e associazioni,come lo chiama Lawrence,
mi sembra che avendo assunto come ipotesi di lavoro che le persone
sognino socialmente(SD) ed avendo costruito un dispositivo (SDM9
per metterla alla prova,siamo ora esposti agli effetti di questo
nuovo medium:e' questo che ci apprestiamo ad esplorare.
Cio che scopriremo per via e' probabilmente che i collettivi di
persone sognano,e che gli individui sognano anche socialmente,che
continuamente monitorizzano il contesto e lo rappresentano,lo
dicono,attraverso i sogni che sono anche una forma di comunicazione
,un linguaggio non solo interno.
Questo confermerebbe cio' che le ricerche sul gruppo svolte da
un vertice psicoanalitico hanno gia' messo in luce(cfr Corrao
e Neri,come esempio).
Tuttavia ,la dreaming matrix e' piu' del gruppo orientata a focalizzare
sull' ignoto ,sull'esperienza di contatto con esso e sulla tolleranza
di questa esperienza ,che puo' essere rinforzata dalla condivisione.
Questo mi sembra particolarmente importante in un momento storico
profondamente caratterizzato dalla velocita' e dalla imprevedibilita'.
In una dreaming matrix ci si sente un po' come vortici in uno
specchio d'acqua,l'acqua sembra avere una direzione e la direzione
sembra cambiare come per l'effetto di invisibili correnti profonde.Il
sentimento di non essere connessi porta alla frenetica ricerca
di una connessione ,che a sua volta crea vortici dai confini piu'
vasti.Al confine del vortice e' virtualmente impossibile ed anche
inutile parlare di vortice e specchio d'acqua come di entita'
separate se si vuole continuare a dare senso all'esperienza e
continuare a nuotare.
A questo punto,potremmo volerci immergere nella corrente.
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