Mito, Sogno e gruppo 2

ASSOCIAZIONI E RIFLESSIONI SUL "SOCIAL DREAMING"
Lilia Baglioni


"Cosa...prendera' questo grande ammasso che ognuno di noi chiama "l'orrore tremendo" e lo frantumera' in queste piccole ,preziose particelle? L'arte non puo' rimpiazzare la fede:l'arte non ha il potere che abbisogna 
all'impresa ne' pretende di averlo.
Tuttavia,per la sua stessa natura,l'arte costantemente sfida il processo attraverso il quale l'individuo e' ridotto all'anomia"
(Appelfeld,Beyond despair)

Durante una dreaming matrix,un partecipante disse: "qui i sogni sono divorziati dalla personalita' dei sognatori,per essere condivisi liberamente"
Infatti ,cosi' e',in un certo senso .
Il compito comune e' quello di associare liberamente ai sogni propri e degli altri,allo scopo di trovare nuovi collegamenti e scoprire connessioni fra sogni ed elementi di rilevanza sociale nell'ambiente dei sognatori (sogni senza sognatore,il conosciuto non pensato di Bollas).
Far questo consente ai partecipanti di cogliere riflessi della complessa rete connettiva che si estende fra il sogno notturno e il grande universo della realta' percepita durante la veglia.
Attraverso questa attivita' si crea uno spazio transizionale, che potrebbe anche essere descritto come uno stato mentale condiviso simile alla reverie.
Questo concetto, tuttavia, non cattura completamente cio' di cui sto cercando di parlare.
Accostando l'idea di reverie, come elaborata in particolare nella tradizione di Bion, al concetto di stati di non integrazione descritti da Winnicott, importanti nello sviluppo della capacita' di essere soli alla presenza dell'Altro, forse posso avvicinarmi un poco all'esperienza vissuta, cosi'come la descriverei ad un gruppo di analisti fuori di una dreaming matrix.
Per adombrare il lavoro di una dreaming matrix, potrei anche fare riferimento al gioco Winnicottiano dello Squiggle, inteso come modalita' sia di creare delicatamente un contatto fra adulto estraneo e bambino, sia di dare forma progressiva, in una relazione simbiotica, ad un contenitore capace di ospitare/esprimere il mondo emotivo della diade nel suo ambiente, una tecnica che conduce velocemente ad una miglior differenziazione e comunicazione.

Farei anche riferimento alla prospettiva reversibile(Bion), nel senso che in una matrice , il collettivo dei sognatori come gruppo, le loro relazioni e le dinamiche ad esso proprie, recedono sullo sfondo, mentre emerge come figura il collettivo di sogni, le relazioni ad esso proprie e le sue specifiche dinamiche.
Dal punto di vista di un partecipante alla matrice, tutto questo risulta, prima di tutto nell' acquisire spessore del sentimento di "continuare ad esistere "(Winnicott)ed in un irrobustimento della capacita' negativa(Bion), ambedue qualita' necessarie per un agire creativo e responsabile.
Mentre il lavoro della matrice procede attraverso l'uso sostenuto delle associazioni e dell'amplificazione tematica,ed i pattern emotivi di tensione/rilassamento si stabilizzano,emergendo alla superficie del testo parlato come un'armonica alternanza di sogni ed associazioni,che espandono e contraggono armonicamente il respiro di possibili universi di significato,o realta' discrete, puo' esserci un viraggio complessivo verso uno stato ipnagogico,con un'attivazione contemporanea ed ottimale 
di processi primari e secondari ed una parziale dissoluzione dei confini del se'.
Questo è forse il tipo di stato mentale in cui si possono dare sogni come quello di Kekule o Coleridge,sempre riportati in letteratura come esempio della funzione creativa e di problem solving del sogno personale.
Sogni in cui per cosi' dire, la spinta va anche verso l'"Alto" o il "Fuori".
Mentre l' attenzione oscilla e sosta liberamente, attratta ma non catturata dai temi contenuti nel testo che si dipana,, ciascun partecipante diviene intuitivamente piu' profondamente consapevole della presenza degli altri,dei diversi stili di pensiero e qualita' espressive,cosi' come pure di una nuova componente impersonale nella stanza,una "presenza",che per mancanza di una metafora migliore descrivero' prendendo il concetto in prestito da Rose,che lo applica allo studio della responsivita' all'arte,come "una presenza testimone",responsiva essa stessa e quindi intrinsecamente benevola.
L'appercezione di questo oggetto trasformativo,ha risonanze forti con l' esperienza dei momenti di attunement ottimale fra pensiero di gruppo e pensiero dell'individuo ( Neri,Gruppo)

Attraverso l' uso di matrici aperte, nel senso di non limitate nel numero di incontri e nella accessibilita' a nuovi partecipanti,e connettendo (interfacciando,se mi si consente il brutto termine) diverse matrici,l'ampiezza e la qualita'del la invisibile rete di connessioni diviene sempre piu' evidente,e costituisce una prova indiretta della fertilita'di paradigmi emergenti,olistici e non riduzionisti, nel campo delle scienze umane.
Il Social Dreaming ha infatti sottolineato la connessione fra sogni ed eventi sociali,ma questo non sarebbe stato possibile nella nostra cultura occidentale prima d 'ora:certi costrutti ,un certo modo di rappresentarsi il cosmo e la mente compatibili con questa idea , dovevano raggiungere un grado di sviluppo sufficiente.
Si potrebbe dire che siamo ora all'interno del processo di vivere/creare/testare l'ampiezza di una relazione simbiotica potenziale fra l'idea di Social Dreaming e il suo ambiente.

Io penso che Social Dreaming metta in evidenza elementi che sono di importanza cruciale per tutti noi come individui,cioe' come creature che sono parte di un insieme,indipendentemente da quanto isolati e distanti noi si possa apparire o percepire di essere,connessi l'un l'altro dal contesto sociale e naturale in cui nasciamo,ci riproduciamo/non riproduciamo e moriamo.
Questo insieme,che puo' essere descritto e visto in molti modi diversi,Gordon Lawrence propone di considerarlo un collettivo di sognatori,impegnato a sognare la realta' verso l' esistenza ,inclusa la realta' di noi stessi come individui,gruppi,specie,elementi di ecosistemi locali e, finalmente del cosmo stesso e della mente.
Questa scelta metodologica mi appare come un assunto di base potenzialmente fertile,ben radicato sia nella matrice di pensiero delle cosi' dette scienze dure,sia nella matrice delle cosi' dette scienze tradizionali o sapienziali.(vedi ,per una trattazione divulgativa,Briggs e Peat)
L'espressione "apprendere dall'esperienza", costituisce il legame fra i due universi di discorso, se questo facciamo ,paradossalmente,usando la natura stessa del nostro essere,(mentecorpo)nel suo processo di divenire sotto la pressione applicata all' apparato per pensare i pensieri(mentecorpo)
dalla presenza di uno specifico" fattore irritativo" chiamato pensiero, o proto sogno, in presenza di altre forme senzienti e in un ambiente condiviso.

Oggi il mondo tecnologizzato ha appena iniziato ad usare la potenza che puo' risultare dalla connessione di milioni di piccoli computer diversi, appartenenti a privati,strutturandoli in una colossale procedura di calcolo,per trovare soluzioni a quesiti che fino ad ora era impossibile affrontare per mancanza di computer con una capacita' di memoria abbastanza grande.
Questa procedura è per esempio applicata alla rilevazione e analisi dei suoni provenienti dallo spazio esterno ed implica fra l' altro costruire come "figura" parte dello sfondo di "rumore",alla ricerca di segnali di vita intelligente nel cosmo.
Memoria e desiderio danno,come sempre una prima forma alla nube di incertezza:se c'e' qualcosa la' fuori,sara' amico o nemico?buono per un pasto o per un accoppiamento? O....
Cosa colma i nostri apparati sensoriali, cosi' scientificamente allargati e potenziati,di stimoli riluttanti ad essere categorizzati,che qualche volta li fanno "impazzire" ed altre volte conducono gli"osservatori"
a sviluppare nuovi e migliori strumenti di rilevazione?
La risposta ,ha detto qualcuno ,è la malattia endemica della domanda.
Ma cosa dire degli ibridi,creature immaginarie come" Exclaminter",per esempio, come le sfingi ed altri animali favolosi?
Si ammalano pure loro?
Tempo fa ho letto un articolo in un giornale quotidiano che trattava della venerabile antichissima sfinge di Giza.
Sembra che gli archeologi ,ed il pubblico interessato alla conservazione di pregevoli manufatti culturali nel mondo, siano sempre piu' preoccupati per il fatto che non solo la predatorieta' dei visitatori passati e presenti,ma addirittura gli interventi di restauro,portati al limite del furore terapeutico dal timore di perderla,stiano precipitando la bellissima anche se malconcia creatura 
verso la sorte di trasformarsi in un vasto mucchio di polvere.
" Sembra che piu' la studi,piu' la uccidi" ha detto un archeologo durante l' intervista.
Ho un affetto speciale per l'Egitto e una certa familiarita' con il vecchio monumento cui vado sempre a rendere omaggio durante i miei viaggi al Cairo,percio' mi sono sentita molto triste.
Brutta storia in verita',specialmente perche' questa particolare Sfinge,il tipo egiziano,il piu' vecchio superstite della sua famiglia che un tempo era assai piu'diffusa nell'area,era come sembra stando a miti e racconti e come mi piace pensare,un animale un po' diverso e forse piu' profondo del meglio noto esemplare Grecoromano,cosi' determinante nel fato di Edipo.

La" matrice di sogno sociale " ha radici in esperienze di partecipazione fatte attraverso la psicoanalisi e il gruppo,cosi' come nell'uso dei pensieri generati da queste esperienze.
Quale sia l' idee mere del social dreaming non so,forse e' anche questo che esploriamo nelle matrici di sogno.


Esiste un certo accordo nella psicoanalisi piu' recente,soprattutto quella che procede sotto lo stimolo del pensiero di Bion e Winnicott e che sta riscoprendo Ferenczi,e che conta rappresentanti significativi in Italia,che mette l'accento sulla relazione e sulle qualita' espressive della percezione.
Ne accennero' solamente.
Molto si basa sull' idea seminale di Bion di postulare elementi alfa ,pittogrammi che sono una prima trasformazione di dati sensoriali con incipienti elementi psicologici o elementi beta ed una funzione Alfa,o Lavoro del sogno Alfa ,continuamente al lavoro nel processare a livello inconscio l'esperienza mentre e' vissuta,di giorno,come di notte.
Questo processo ondulatorio continuo , apparirebbe alla superficie del discorso fra persone e diverrebbe conoscibile e pronto per trasformazioni piu' sofisticate, nella forma di derivati narrativi,che naturalmente includono i sogni in senso stretto, ma non solo .(cfr A. Ferro)
Ma cosa facciamo come "anime che sognano"?
Al momento, per mancanza di un a metafora migliore usero' quella di Bion ,estrapolandola dal suo discorso sulla funzione psicoanalitica:immaginate una sonda che allarga il campo che esplora.
Potrebbe anche essere utile ricorrere a Winnicott,ed all' idea della formazione dello spazio transizionale e dell'oggetto creato/trovato.
Bion alludeva ad una funzione della mente ancora primitiva ,embrionale nell'individuo umano.
Bion ,come lo comprendo io,non pensava alla mente dell' analista soltanto,ma alla mente in se',per quanto affermasse con altrettanta forza che questa funzione potesse essere sia più o meno sviluppata nei diversi individui,sia passibile di distruzione e di sviluppo attraverso un costante ed ispirato esercizio.
Incluso il tipo di esercizio in cui si impegnano le persone durante un'analisi diadica o di gruppo e cioe' sostanzialmente quello di connettersi attraverso il racconto di un esperienza emozionale ,al nucleo evolutivo di significato creato dalla diade individuo/individuo o individuo/ gruppo,allo scopo di promuoverne lo sviluppo e la differenziazione.
Bion riteneva che questo potesse essere meglio fatto sospendendo attivamente memoria e desiderio da un lato,(una riformulazione radicalizzante della attenzione equamente sospesa o liberamente fluttuante di Freud) e dall'altro sostenendo attivamente lo stato di reverie cosi' promosso,attraverso l'uso della della libera associazione e della congettura immaginativa .
Egli sembrava anche pensare che psicoanalisti e pazienti potessero cogliere riflessi della natura della mente nel corso della loro ricerca e pratica e mentre costruivano le loro teorie.
Bion si domandava ,in modo suggestivo se ,avendo visto le"strisce sul mantello della tigre" avremmo un giorno incontrato la creatura di luce ardente in persona.
Allora assumiamo ,secondo l' ipotesi di lavoro di Gordon Lawrence che i sogni vengano prima e che ci siano sogni alla ricerca di un sognatore e che la realta' debba essere risognata prima che possa realmente diventare reale per noi,e magari sognata piu' volte e da molti prima che si possa entrare in contatto con essa in un modo efficace.
In questo processo noi ci trasformiamo,e la realta' si trasforma con noi. Ci trasformiamo l'uno l'altro ed il nostro ambiente cambia in un processo che e' al tempo stesso finito ed infinito.
Diveniamo, noi e il nostro ambiente, cio' che e' possibile.
I dati raccolti da Gordon Lawrence e altri "sognatori sociali" nel mondo sembrano suggerire che questo processo di digerire-sognare-narrare-la realta' in comune sia cio' che crea la tela e che ci tiene mentre attendiamo a filarne i fili.E' anche attraverso questo processo che arriviamo a conoscere/non conoscere la nostra realta'condivisa.
Questa rete di cui siamo, come individui e gruppi i punti di snodo , e che si puo' immaginare come una rete generata dall'interno,come nel mito australiano che narra l'invenzione e trasmissione dello strumento per catturare pesci ,e' un multiverso di sogni ed i sogni stessi sono,in questo senso,non solo contenitori di significato ma anche contenitori per significati .(vediArmstrong)
Una culla per pensieri che si sviluppano.
Il termine Matrice viene dal latino ,vuol dire utero,il luogo da cui nasce qualcosa,
Mi viene in mente il concetto di utero postatale,sviluppato da F.Tustin,il luogo in cui il processo di crescita e sviluppo della Mente Bambina(vedi Meltzer,Harris,Milner)continua dopo la nascita,come non solo applicabile all'ambito psicopatologico da cui fu derivato.
Due altri concetti potrebbero essere utili a costruire ed esplorare un modello per il Social Dreaming:
quello di Sistema protomentale(Bion)e quello di Socialita' sincretica(Blegher).
Il primo sottolinea di piu' la indifferenziazione di biologico e psicologico, il secondo ,introduce una chiara immagine della rete connettiva sottostante ai comportamenti discreti , e per cosi' dire spazializza
Il primo concetto e aggiunge dimensioni.
Nascono sogni da questo terreno? E se nascono,non saranno connessi,in quanto fatti degli stessi elementi del suolo da cui crescono verso la luce della coscienza?
Con un salto quantico che non mi permetterei se non fossimo nel dominio dei sogni e delle libere associazioni,(nel quale procedere a balzi e' facile,come sulla luna) ,vorrei proporvi come metafora una "Verita' Scientifica".
Le stelle trasformano l' Idrogeno in Elio,e dalla combinazione dei due provengono azoto ,ossigeno,carbonio,fosforo,potassio.
Elementi senza i quali non esisterebbero gli aminoacidi,ne' le proteine indispensabili alla vita.
Senza le radiazioni che vengono dalle stelle,liberate in quel processo cosmico,milioni di stelle si raffredderebbero e morirebbero.
Come creature viventi,conteniamo cosi' il codice genetico di tutte le altre creature viventi,incluse quelle estinte come i dinosauri. 
Siamo fatti essenzialmente di Adenosina,Citosina,Guanina,Timina,e..siamo molto diversi fra noi,le forme della vita sono molte,universi che si contraggono ed espandono essi stessi come cuori pulsanti.
Allora,sembra che dipendiamo anche dalle stelle!
Prendo questa metafora sulle stelle da un bel libro curato da Aldo Morrone sulle dinamiche socio sanitarie delle societa' multiculturali.(Morrone,Le stelle e la rana)
La social dreaming matrix e' un medium diverso rispetto al gruppo e non ha finalita' terapeutiche,percio' possiamo aspettarci che fenomeni diversi diventino visibili nel testo da essa generato,rinforzando o indebolendo le prove a sostegno del gia' saputo e probabilmente illuminando nuovi oggetti.
Tornando al collettivo di sognatori ed al multiverso di significati creato dall'incontro fra sogni e associazioni,come lo chiama Lawrence, mi sembra che avendo assunto come ipotesi di lavoro che le persone sognino socialmente(SD) ed avendo costruito un dispositivo (SDM9 per metterla alla prova,siamo ora esposti agli effetti di questo nuovo medium:e' questo che ci apprestiamo ad esplorare.
Cio che scopriremo per via e' probabilmente che i collettivi di persone sognano,e che gli individui sognano anche socialmente,che continuamente monitorizzano il contesto e lo rappresentano,lo dicono,attraverso i sogni che sono anche una forma di comunicazione ,un linguaggio non solo interno.
Questo confermerebbe cio' che le ricerche sul gruppo svolte da un vertice psicoanalitico hanno gia' messo in luce(cfr Corrao e Neri,come esempio).
Tuttavia ,la dreaming matrix e' piu' del gruppo orientata a focalizzare sull' ignoto ,sull'esperienza di contatto con esso e sulla tolleranza di questa esperienza ,che puo' essere rinforzata dalla condivisione.
Questo mi sembra particolarmente importante in un momento storico profondamente caratterizzato dalla velocita' e dalla imprevedibilita'.
In una dreaming matrix ci si sente un po' come vortici in uno specchio d'acqua,l'acqua sembra avere una direzione e la direzione sembra cambiare come per l'effetto di invisibili correnti profonde.Il sentimento di non essere connessi porta alla frenetica ricerca di una connessione ,che a sua volta crea vortici dai confini piu' vasti.Al confine del vortice e' virtualmente impossibile ed anche inutile parlare di vortice e specchio d'acqua come di entita' separate se si vuole continuare a dare senso all'esperienza e continuare a nuotare.
A questo punto,potremmo volerci immergere nella corrente.

Bibliografia

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