|
La storia e l'origine dei sogni sono antiche,
misteriose e rivelatrici. I sogni sono stati utilizzati per fare
profezie, per scopi divinatori, per accedere al mondo dello spirito
e per estendere la nostra visione oltre i nostri limiti diurni.
La Grecia antica cercò la guarigione attraverso il sonno
e i sogni. Bion afferma che le allucinazioni di un soggetto psicotico
sono dovute alla sua incapacità di sognare, di beneficiare
della normale attività onirica. Kohut e gli psicologi del
Sé ritengono che i sogni siano rivelatori dello stato inconscio
del Sé e che offrano al terapeuta uno strumento utile per
agevolare l'autoguarigione.
Durante tutto questo secolo la concezione
dei sogni che ha predominato è stata quella di Freud: "I
sogni, di per sé, non sono né espressioni sociali,
né un mezzo per fornire informazioni." Il sogno è
un fenomeno intrapsichico che ha la funzione di preservare il
sonno captando contenuti psichici inaccettabili. I sogni possono
esse decifrati da un esperto di psicologia dell'inconscio. I sogni
sono democratici in quanto tutti noi siamo creature edipiche e
pertanto ricicliamo incessantemente le avventure e le tragedie
della nostra infanzia. Nei propri sogni "rivoluzionari", Freud,
il misero, ribelle suddito dell'impero austriaco e l'arrogante
primo ministro, il Conte Thun, vengono entrambi trasformati in
una coppia edipica, padre e figlio.
Il contesto sociale viene bandito, l'impero
intrapsichico della famiglia si sovrappone alla gerarchia imperiale.
Il lavoro di Freud sui sogni è democratico: "il parricidio
si sostituisce al regicidio" (Schorske). Ad ogni modo la società
penetra nuovamente nel mondo attraverso i sogni quando, nel 1913,
Ferenczi pone la domanda: "A chi raccontiamo i nostri sogni?"
La narrazione del sogno, la ricerca dell'altro
al quale poter parlare dei propri sogni, trascende il modello
autonomo intrapsichico freudiano del sogno. In effetti, gli antropologi
hanno dimostrato che nelle culture che attribuiscono grande importanza
ai sogni, questi vengono narrati ogni mattina nella cerchia famigliare:
diventano un modo di comunicare con il mondo dello spirito.
Jung ricorre ad un'immagine molto suggestiva
affermando che "il sogno è una piccola porta celata nei
meandri più profondi e segreti dell'anima che si apre su
quella notte cosmica che era la psiche molto prima che esistesse
la coscienza del Sé." Per Jung il sogno proviene dal Sé
più universale, più autentico, più completo,
portatore delle istanze dell'Ego. Più avanti vedremo come
questo concetto, in base al quale il sogno possiede una capacità
unificatrice, sia stato ripreso dai workshop sulla matrice sociale
dei sogni intrapresi per primo dal britannico W. Gordon Lawrence.
Come analisti di gruppo noi siamo consapevoli
dell'impatto universale, pervasivo e potente del contesto e del
setting. Tutto ciò che viene sperimentato, detto, associato
a, ignorato possiede legami significativi con la situazione del
qui e ora e con la sua risonanza con il là e allora. Pertanto
un sogno evocato, trasmesso al gruppo, sia esso spiegato, o ignorato,
associato a, amplificato, o interpretato, appartiene al contesto
del gruppo. Il sognatore sogna per se stesso o per il gruppo?
Per quanto attiene ai sogni nel gruppo, Foulkes condivideva ancora
la concezione di Freud, che aveva scritto che i sogni non sono
né un'espressione sociale, né un mezzo per fornire
informazioni. Occorre ricordare che qui Freud si basa sul proprio
unico modello corporeo intrapsichico, mentre più tardi
riconoscerà che la psicologia è nel contempo individuale
e sociale. Foulkes scrive: "Il sogno è specificatamente
una creazione individuale il cui scopo non è quello di
essere reso pubblico o comunicato agli altri. Come Freud ci ha
dimostrato, il Sé si rifiutava di accettarlo, persino come
una comunicazione intra-individuale. Foulkes si contraddiceva
poi quando affermava che dovremmo considerare i sogni alla stregua
di qualsiasi altra comunicazione, attribuendo loro un senso dinamico.
Qualsiasi sogno raccontato al gruppo appartiene al gruppo stesso
che è assolutamente in grado di distinguere fra "sogni
di gruppo" e altri sogni che possono essere presentati come resistenze.
Il sogno può gettare luce sulla situazione di gruppo, sul
gruppo nel suo insieme, può essere una riflessione inconscia
sulle vicende del gruppo.
Secondo Foulkes, il contenuto manifesto dei
sogni si ricollega alla situazione di transfert in corso, e in
tal modo l'utilizzo positivo dei sogni trova la propria collocazione
nella situazione di gruppo. Il sogno, nella forma in cui viene
raccontato al gruppo, deve essere analizzato dal gruppo stesso.
Il sognatore spesso riferisce eventi del proprio sogno che gettano
luce sulla sua situazione personale, in particolare in relazione
al gruppo, sul gruppo nel suo insieme, sugli eventi che si verificano
all'interno del gruppo e sulle proprie riflessioni inconsce sugli
avvenimenti all'interno del gruppo. Si tratta dunque di un aspetto
positivo del sognare nell'analisi di gruppo che occorre distinguere
dalla narrazione dei sogni come resistenza, quando rappresenta
un ritrarsi dal contatto umano.
Sin qui ci siamo limitati ad esaminare il
modello autonomo e intrapsichico del sogno. Tuttavia, all'interno
di tale modello, dal punto di vista delle relazioni oggettuali,
esiste sempre un gruppo interiorizzato; i processi dinamici sono
spesso riconoscibili nel tema del gruppo, laddove la presenza
degli altri intrapsichici può apparire minacciosa o rassicurante.
L'oggetto interno è utilizzato per la proiezione o l'evacuazione
di conflitti psichici intollerabili, e quindi il sogno è
uno sforzo di utilizzare la "personificazione non-io": non si
tratta della mia aggressione omicida, ma di quella dell'altro
che mi aggredisce.
Il sogno è anche un tentativo di trovare
un contenitore per il Sé conflittuale, di legittimare ed
esprimere le nostre culture delle forze psichiche. Molto spesso
cerchiamo nei nostri sogni un rifugio, come da bambini cercavamo
la sicurezza fra le braccia dei genitori. A questo riguardo si
può ricordare quanto scriveva Freud a proposito del bambino
che, nell'oscurità della propria cameretta, chiama i genitori
e prova un sentimento di sicurezza quando ode le loro voci perché
sa che si accenderà la luce.
Nei suoi scritti, Claudio Neri ha definito
lo spazio comune del gruppo come una fase immaginaria attraverso
la quale le fantasie dei partecipanti prendono corpo (Resnik "Il
teatro dei sogni"). Neri ricorda giustamente che il fatto che
un paziente porti il proprio sogno nel gruppo, non significa necessariamente
che il sogno diventi un sogno di gruppo. Talvolta il gruppo è
lì solo per ricevere un sogno, quasi che il sognatore gli
offrisse in dono un frammento della propria infanzia, una preziosa
immagine tratta dal proprio album di famiglia. Vi sono però
altri sogni nei quali è il gruppo ad essere in primo piano,
mentre la storia dell'individuo rimane sullo sfondo.
Lo spazio immaginativo del gruppo può
rappresentare una fantasia dell'interno del corpo materno, uno
spazio ricco di creatività, uno stimolo alla curiosità
immaginativa. Nelle fantasie di gruppo e nei sogni l'esplorazione
di questi spazi oscuri diviene parte del processo di gruppo. Sogni,
fantasie e speculazione immaginativa costituiscono altrettanti
modi di rappresentazione del Sé all'interno del gruppo.
Qualsiasi membro del gruppo, o della matrice
sociale di un sogno, può raccontare un sogno allo scopo
di rivelare la propria esperienza interiore agli ascoltatori.
Questo è il racconto, la narrazione del sogno. La risposta
del gruppo può essere il disinteresse, l'evasione. In uno
dei miei gruppi, un sognatore si è sentito dire dagli altri
che se voleva che il gruppo si mostrasse attento e comprensivo
nei confronti del suo sogno, doveva prima di tutto diventare lui
stesso un membro ricettivo e comprensivo del gruppo, abbandonando
la propria posizione di auto-isolamento e di distruzione: la risposta
alle sue relazioni interpersonali è anche la risposta al
suo sogno. Altri sogni possono invece essere accolti, e suscitare
risonanze e risposte in quanto chiariscono non solo la psiche
del sognatore, ma anche quella di altri membri del gruppo, amplificando
il riconoscimento da parte del gruppo dei processi condivisi.
Una partecipante, spesso ritardataria, aveva
dormito troppo a lungo ed era stata svegliata da un sogno nel
quale aggrediva il padre, tentando di strangolarlo. La stessa
notte aveva fatto anche un altro sogno in cui essa guardava il
gruppo attraverso uno schermo televisivo, provando un vivo desiderio
di potersi realmente trovare nel gruppo. Attraverso il sogno la
paziente riusciva prima di tutto a rappresentare e poi a parlare
della propria paura di ferire il terapeuta con le cose aggressive
che aveva bisogno di dirgli. Il tema del danno che una figlia
può causare al padre quando si vendica degli abusi fisici
o emotivi che egli le ha inflitto è stato echeggiato dal
gruppo. Un altro sogno che poteva essere inteso come un contenimento
e un'amplificazione degli aspetti nascosti da parte del gruppo
è quello di una donna che soffriva di forti emicranie.
Il sogno avvenne durante un attacco di emicrania: la donna veniva
aggredita da alcuni membri del gruppo, mentre gli altri rimanevano
a guardare senza fare nulla per proteggerla. La donna fece questo
sogno proprio in un periodo nel quale essa stava riuscendo ad
affermarsi all'interno del gruppo e a porre limiti a quanto un'altra
donna, che rappresentava la madre, stava facendole. Due anni dopo,
quando stava per lasciare il gruppo, la paziente ebbe un altro
episodio di emicrania durante il quale fece un sogno terrificante:
un aereo, seppure privo della parte posteriore, stava per decollare
verticalmente cosicché tutti coloro che si trovavano all'interno
rischiavano di precipitare. Questo sogno rappresentava sia la
sua paura di lasciare il gruppo in modo catastrofico sia quella
di sentirsi vulnerabile, ma rappresentava anche la potenziale
disintegrazione del gruppo a causa dell'uscita di uno dei membri
e forse, ancora una volta, la paura che la donna aveva delle proprie
capacità distruttive sottostanti. La capacità di
fare un sogno terrificante, e che ci fosse una reazione ad esso
prima che se ne andasse, fu importante sia per lei che per il
gruppo.
Udo Rauchfleisch (1995) ha dimostrato che
i sogni in gruppo emergono quando si verifica un disturbo a livello
della struttura di gruppo, al momento dell'uscita di un membro
come nel caso del sogno appena illustrato, oppure quando si attende
l'ingresso di un nuovo membro.
Esempio: un gruppo si prepara ad accogliere
un nuovo membro e non sembra sperimentare alcun conflitto, rivalità,
delusione, o difficoltà nella condivisione. Tuttavia, in
un sogno il gruppo è riunito attorno ad un tavolo all'aperto
ed è infastidito perché il terapeuta ha deciso di
sedersi ad un altro tavolo e conversa con persone che il gruppo
non conosce. Questo sogno ha permesso al gruppo di riconoscere
la propria ansia che il nuovo arrivato distogliesse l'attenzione
del terapeuta.
Un altro sogno, riferito sempre da Rauchfleisch,
è la risposta di una donna ad un'altra donna che aveva
lasciato il gruppo. In questo sogno, essa si trova in un ascensore
con altre persone ed è colta dallo spavento quando si accorge
della scomparsa di uno specchio nel quale era solita guardarsi,
trovandosi di fronte ad una nuda parete. Attraverso questo sogno
il gruppo ha potuto riconoscere la perdita del mirroring fornito
dall'ex-membro e rendersi conto di dover sviluppare una propria
capacità di auto-riflesso e di scoperta di sé.
A questo proposito, è utile un riferimento
all'opera di Didier Anzieu che ha descritto il sogno come una
"pellicola", una membrana che protegge parte di un organismo e
funge inoltre da pellicola fotografica sulla quale vengono registrate
le impressioni. Il sogno agisce come uno scudo protettivo, mettendo
sullo stesso piano gli stimoli esterni e le pressioni interne.
Ciò presuppone l'esistenza dell'Io-pelle, il primo confine
corporeo, sempre vulnerabile ai molteplici traumi della vita quotidiana.
Questo involucro di pelle, questa pellicola, compare chiaramente
nel sogno del paziente di un gruppo, descritto da Luisa Brunori
(mai pubblicato), in cui il paziente esce da una tenda che è
una sorta di teatro, una specie di tenda di gomma, simile ad una
membrana. Il fatto di uscire dalla tenda e di allontanarsene conduce
il paziente in una zona nella quale sperimenta l'ansia di essere
solo. La rottura della membrana del gruppo a causa dell'ingresso
di nuovi membri ci fornisce la prova della sua esistenza.
BION E I SOGNI
Nella sua ultima opera, "Cogitations", Bion
afferma che sognare è un processo continuo nello stato
di veglia, paragonabile ad un processo digestivo mentale che consente
la memorizzazione inconscia del materiale conscio e il passaggio
dalla posizione schizoparanoidea a quella depressiva. Se la capacità
onirica è distrutta, come nel soggetto psicotico, quest'ultimo
è incapace di utilizzare l'esperienza della realtà,
sia esterna che interna, e quindi l'allucinazione si sostituisce
al sogno. Il sogno possiede inoltre una capacità di integrazione
e di sintesi che consente di giungere al "senso comune", collegando
fra loro i vari sensi corporei. Analogamente, i sogni nel gruppo
possono creare un "senso comune" fra i membri, unificando la matrice
di gruppo.
Una ex-paziente individuale di Bion fa ora
parte di uno dei miei gruppi. Una donna nubile di circa 60 anni,
molto intelligente e ottima linguista, che tuttavia ha sempre
lavorato come semplice segretaria e ha sempre avuto una vita sociale
e emotiva limitata. Dopo vari anni in un gruppo che si riuniva
due volte a settimana, è riuscita a migliorare il proprio
livello sociale ed emotivo rispetto al precedente comportamento
distruttivo, esplosivo e asociale. Nel gruppo spesso si assopisce
e dorme a lungo, mentre soffre di lunghi periodi di insonnia.
Credo si tratti di un'ottima illustrazione della tesi di Bion
sull'effetto patologico dell'assenza di attività onirica
nello stato di veglia: essa dunque dorme nelle sedute di gruppo
perché non ha la capacità di sognare normalmente
nello stato di veglia, è incapace di rêverie; solitamente
riesce a percepire solo quanto è strettamente connesso
con le sue preoccupazioni e in mancanza di ciò entra in
uno stato di incoscienza. Odia le persone che hanno la capacità
di parlare apertamente di sé; porta raramente sogni nel
gruppo, ma eccone uno. Nel sogno c'era una nave sulla quale la
donna sapeva che si trovavano molti individui loschi e pericolosi.
Dal fumaiolo della nave fuoriuscivano dense nuvole di fumo nero
che avvolgevano i passeggeri, e lei sapeva che la nave sarebbe
affondata sotto quella cortina di fumo. Parlò animatamente
e venne ascoltata con attenzione. Aveva pensato intensamente a
questo sogno e sapeva che esso rappresentava i suoi terribili
contenuti interiori, come la sua gelosia così dolorosamente
incontrollabile da farle talvolta desiderare la morte. Lei sa
tuttavia che questa gelosia è anche salutare e perciò
non vuole perderla. La sua collera è terribile e incontrollabile,
si espande ovunque; nel sogno invece, il fumo, uscendo dal fumaiolo,
viene incanalato e quindi non si disperde. Questo sogno ha permesso
al gruppo di lavorare sulla gelosia, l'esclusione, il deterioramento,
la scissione tra amore e odio, imprimendo una direzione al viaggio
condiviso.
DONALD WINNICOTT
L'attività onirica si svolge in quello
che Winnicott chiama la terza zona intermedia dell'esperienza,
l'in-between. Si tratta di uno spazio per la curiosità,
l'esplorazione, la scoperta, del terreno di gioco dell'esperienza.
Le idee di Winnicott sono state riprese dagli psicologi del Sé
kohutiani, che considerano il sogno come un fenomeno, una "cosa
in sé" la quale comunica un significato che non ha bisogno
di essere decodificato, che necessita dell'empatia dell'ascoltatore.
Essere vicini all'esperienza soggettiva del sognatore, capire
le immagini e le esperienze particolari nel modo in cui vengono
presentate, come espressioni dello stato del Sé e anche
tentativi di auto-guarigione tramite la regolazione e il ripristino
della struttura psichica. "Il sogno è la migliore espressione
di sé stesso e non la dissimulazione di qualcos'altro".
Il compito principale del terapeuta o degli altri membri del gruppo
non è quello di essere autorevoli in materia di significati,
ma piuttosto di amplificare e delucidare i pattern di significati
trasmessi dalle immagini del sogno. Un sogno di questo tipo è
quello di un uomo con una vena poetica, il quale sognò
con gioia di trovarsi all'interno del proprio computer game. Questo
sogno, per quanto strano, era comunque un'esperienza meravigliosa.
L'uomo fece questo sogno in un periodo in cui era maggiormente
in grado di parlare apertamente delle proprie idee alla moglie,
la quale gli avrebbe detto "queste idee sono folli"; ma adesso
a lui non importava più. In questo sogno, come pure nella
relativa seduta, egli provava un senso gioioso di giocosità,
sentendosi sollevato dall'onere di dover guarire sia la propria
madre affetta da disturbi psichici che gli altri membri del gruppo.
Si tratta di un sogno di trasformazione che
presenta un cambiamento nella struttura del Sé, un sogno
che trasmette un messaggio potente e inconfutabile. I sogni di
trasformazione sono riconosciuti come tali dagli altri membri
del gruppo e vengono spesso raffrontati a sogni precedenti dello
stesso soggetto. I sogni importanti spesso vengono ricordati per
anni, soprattutto i primi sogni che i pazienti portano nel gruppo.
Nei sogni, noi creiamo catastrofi dalle quali usciamo indenni,
sia per noi che per gli altri. Una paziente che stava per lasciare
il gruppo dopo vari anni sognò di trovarsi in piedi vicino
ad una finestra e di vedere una nave che era naufragata sugli
scogli. I superstiti stavano sulla riva. Essa riusciva a scorgere
delle funi alle quali essi erano legati e che avevano consentito
il loro salvataggio, e pensò che si trattava di un ottimo
sistema. Questo sogno rappresenta la rete invisibile che collega
i membri del gruppo alla matrice del gruppo. Il sogno consentì
di sviluppare nella seduta il tema di come in gruppo ci si possa
affrancare dall'auto-giudizio e dalle conseguenze dei giudizi
degli altri. Amori e odi all'interno del gruppo non hanno conseguenze
di cui si debba pagare lo scotto. Nel gruppo, le persone stanno
insieme e lavorano su problematiche che, in un contesto diverso,
porterebbero ad una rottura dei rapporti: il gruppo è al
contempo contenitore e motore dell'esperienza emotiva.
I SOGNI DI TRASFORMAZIONE
Questi due sogni sono stati narrati da un
anziano e austero uomo di chiesa, che non si era mai sposato e
non aveva mai avuto esperienze sessuali, e che stava per lasciare
il gruppo. Egli disse che aveva fatto questi due sogni dopo avermi
sentito pronunciare la parola "trasformazione" in una seduta precedente.
Primo sogno: "Era piuttosto bello. Stavo guardando il mare, che
era sporco e torbido. Ma quando lo guardai di nuovo, ci fu un
cambiamento: il mare divenne limpido e pulito". Secondo sogno:
"Ho visto una montagna di cibo vecchio e stantio, coperto di ragnatele,
e ho pensato che dovevo buttare via tutto. Poi, osservandolo con
più attenzione, scoprii che in mezzo c'erano statuette
e altri oggetti di valore. Ruppi un vaso e all'interno c'era un
uccellino appeso per le zampe, e con mio grande stupore mi accorsi
che era ancora vivo. Aveva il becco aperto e si dibatteva come
se avesse bisogno di qualcosa. Io sapevo che ciò di cui
aveva bisogno era l'acqua; così attraversai di corsa un
grande spazio erboso per portargli una piccola scodella d'acqua
per nutrirlo".
Questo sogno venne accolto con gioia per la
sua forza trasformatrice. Una donna disse entusiasticamente: "Questo
è un sogno meraviglioso perché, in questo gruppo,
si chiede continuamente del cibo che poi non viene usato, e quindi
ci sono sempre resti; e ora si scopre che quello di cui si ha
bisogno non è il cibo, bensì l'acqua". Il sognatore
disse di era stato influenzato da un libro intitolato "We drink
from our worlds" sulla teologia trasformazionale. Quest'uomo arido
e austero lasciò il gruppo dopo vari anni nel corso dei
quali era sempre stato assetato di riconoscimento, in conflitto
tra la propria sete di un autentico riconoscimento e il suo bisogno
compensatorio di grandiosità. Il tema della grandiosità
era stato echeggiato nell'intera seduta: una donna era oppressa
dalle proprie fantasie di grandiosità nelle quali lei era
la sola cantante donna di un coro, saliva sul palco e cantava
defecando o scoreggiando su tutti quelli che si trovavano sotto.
Il tema del gruppo sembrava essere come utilizzare il potere della
grandiosità e trasformarlo in qualcosa di accettabile per
gli altri e per sé stessi.
Le difese narcisistiche della grandiosità
portano ad un distanziamento interpersonale e ad una mancanza
di intimità. L'uomo di chiesa aveva spesso raffreddato
il gruppo con il suo ritrarsi glaciale che metteva a dura prova
la capacità del gruppo di trovare risposte calorose e di
contenimento. Vedeva sé stesso come un neonato che dopo
essere stato nutrito e accudito dalla madre, veniva lasciato nella
carrozzina in giardino: nessuno sarebbe accorso ai suoi pianti
fino al momento della poppata successiva. Egli riprodusse questo
pattern all'interno del gruppo, soffrendo negli intervalli fra
le sedute. Analogamente, Rauchfleisch parla di un uomo isolato
che suscita negli altri membri del gruppo un sentimento di collera
e di impotenza. Quest'uomo sognò di un puma ferito ad una
zampa, circondato da animali uccisi. Egli riuscì a capire
che aveva desideri compensatori di essere grande e potente per
nascondere la propria vulnerabilità. Questo sogno consentì
agli altri di esprimere quanto si erano sentiti annientati dalla
sua freddezza, e come di conseguenza lui fosse rimasto solo in
un mondo di morte. Il lavoro su questo sogno portò cambiamenti
significativi nella configurazione del gruppo: il sognatore era
meno isolato, più aperto alla propria vulnerabilità,
e gli altri membri del gruppo non si sentivano più annientati.
Un'altra forma di trasformazione è
quella che io chiamo "visione allargata", che si verifica quando
la precedente visione ristretta che una persona ha di sé
et del mondo si allarga mediante l'interiorizzazione della capacità
del gruppo di avere prospettive molteplici, multivisioni. Gordon
Lawrence la chiama capacità di riconoscere un "multiverso"
piuttosto che un "universo". La capacità di utilizzare
questo "multiverso" implica un movimento nel senso della confusione
e la minaccia di una disintegrazione da cui nuove visioni possono
emergere e coesistere all'interno di una struttura coerente.
Qui a Roma, due analisti di gruppo jungiani,
Pier Giacomo Miglioratti e Marco Zanasi, proseguendo nel lavoro
intrapreso dal nostro compianto collega Romano Fiumara, hanno
dimostrato come si possa capire il linguaggio dei sogni a livello
neurobiologico e a livello di trasformazione dell'archetipo arcaico.
Zanasi afferma che i sogni si collocano a
due livelli: quello del transfert interpersonale e quello dell'attivazione
dell'inconscio collettivo. I sogni che esprimono l'inconscio collettivo
rappresentano l'attivazione di ciò che egli definisce "emisfero
destro" del gruppo, dando un significato alle esperienze condivise
di caos, fusione, confusione, intrinseche al processo di gruppo.
Miglioratti descrive una successione di sogni
in una donna del suo gruppo affetta da fobia ossessiva per dimostrare
come la paziente, nella situazione da lei temuta, si ritrovasse
all'interno del proprio sintomo, ma contenuta al contempo dalla
situazione di gruppo. Quindi, attraverso le interpretazioni, la
paziente è riuscita ad allargare la propria sfera conscia,
a riconoscere le paure di nascita e di morte che erano alla base
della sua sintomatologia e a rimanere all'interno della situazione
temuta ricevendo aiuto e comprensione, invece di fuggire.
SAMUEL JOHNSON (1709-1784)
"In solitudine, sogniamo per noi stessi. In
compagnia, decidiamo di sognare all'unisono".
LA MATRICE SOCIALE DEI SOGNI
Vorrei concludere questo lavoro sui sogni
illustrando un'innovazione significativa in questo campo: la matrice
sociale dei sogni. Questo concetto è stato introdotto da
Gordon Lawrence, ex-membro dell'Istituto Tavistock per le Relazioni
Umane, un uomo assai originale. Egli attribuisce un'enorme importanza
al pensiero di Bion e Jung, considerandoli profeti mistici che
hanno intrapreso viaggi oscuri alla scoperta del regno della follia.
Nel 1913, Jung ebbe una serie di sogni nei quali vedeva l'Europa
travolta da una spaventosa alluvione, mentre la Svizzera era protetta
dalle sue montagne. Vide le macerie della civiltà e il
mare trasformato in sangue. Jung si credeva minacciato da psicosi
e non vedeva alcuna dimensione politica possibile per i propri
sogni. Nel 1914, sognò che la terra era coperta di ghiaccio
a causa del freddo artico; in seguito, allo scoppio della prima
guerra mondiale, comprese il legame tra personale e politico.
Gordon Lawrence trovò per caso un libro
intitolato "Il Terzo Reich dei Sogni" di Charlotte Peradt, una
psicoterapeuta tedesca che, fra il 1933 e il 1939, aveva raccolto
in Germania 300 sogni che esprimevano in modo diretto le reazioni
dei sognatori al clima politico minaccioso dell'epoca. Ciò
condusse Lawrence a compiere un passo coraggioso, organizzando
workshop sui sogni in diversi paesi, nei quali osservò
come la matrice dei sogni fosse legata alle varie culture israeliana,
tedesca, australiana, indiana, ecc.
Nel lavoro sulla matrice sociale dei sogni,
in cui le persone si riuniscono per esplorare la dimensione sociale
del sognare, i partecipanti si dispongono a spirale o in una configurazione
a stella; ciò consente loro di differenziare il setting
da quello del gruppo terapeutico. I sogni vengono presentati per
suscitare risposte attraverso i sogni e le associazioni degli
altri. Il veicolo del discorso è il sogno e non la persona.
Lawrence utilizza un linguaggio ricco di metafore:
egli distingue la "politica della salvezza" dalla "politica della
rivelazione". Il significato di questi termini è che, mentre
nei normali incontri tra esperto e cliente, terapeuta e paziente,
consulente e organizzazione, vi è l'aspettativa del cliente
di una soluzione dei propri problemi da parte dell'esperto, quello
che può invece trasformare le persone, i pazienti o i clienti
è riuscire a trovare dentro di sé le risorse per
un cambiamento creativo, attraverso la rivelazione che può
venire dai sogni. Nell'analisi di gruppo, sappiamo che proprio
ciò consente lo sviluppo degli individui.
Un esempio di questa trasformazione è
un workshop nel quale, durante una seduta di condivisione dei
sogni, venne a crearsi un'atmosfera simile a quella di una jam
session. C'era "un senso ispiratore di ritmo e pienezza" man mano
che i sogni venivano assemblati in una sorta di collage. La mia
esperienza nei workshop sui sogni mi ha insegnato che dopo una
o due notti, la matrice del sogno si evolve con l'aiuto del consulente
o dell'équipe di consulenti che sono in grado di cogliere
i legami inconsci fra i sognatori. Secondo Lawrence, "talvolta
ci si sente scollegati all'interno della matrice, ma grazie alla
ricchezza della cultura associativa generata dalla matrice stessa
è sempre possibile trovare un legame". Questo vale anche
per le nostre esperienze di analisi nei grandi gruppi, in cui
dalle espressioni più disparate emerge un senso di connessione
che può essere registrato attraverso immagini e metafore.
Di recente, in un grande incontro di oltre 100 AGPA, un terapeuta
di gruppo di lunga esperienza, che non era mai intervenuto nelle
prime due sedute, disse: "Non so perché continuo a partecipare
a queste sedute, forse per sperimentare cosa significhi essere
scollegati". Queste parole esprimono il senso di scoperta, di
scollegamento dal Sé famigliare in un setting sicuro. Il
grande gruppo ci conduce al sogno di veglia che Bion ci dice essere
necessario per conservare la salute mentale ed emotiva. Io ritengo
che il grande gruppo e la matrice del sogno insieme aprano la
via ad un'ecologia della mente alla soglia del prossimo millennio.
Jung non fa però riferimento al sogno
molto simile di Raskolnikov in "Delitto e castigo" di Dostoievskj:
"Sognò che il mondo era minacciato da una nuova, strana
e terribile epidemia giunta in Europa dal lontano Oriente. Tutti
sarebbero morti, ad eccezione di pochi eletti. Un nuovo tipo di
microbi aggrediva l'organismo umano, ma questi microbi erano dotati
di intelligenza e volontà. Le vittime si trasformavano
immediatamente in pazzi furiosi: mai come allora gli uomini si
erano sentiti così intelligenti e totalmente padroni della
verità, e non erano mai stati così convinti che
le loro decisioni, conclusioni scientifiche e convinzioni morali
fossero a tal punto infallibili
Gli uomini si scannavano
fra loro per una sorta rancore privo di senso. Formarono eserciti
per combattersi, i quali sferravano i loro attacchi persino durante
marcia: i soldati, rompendo i ranghi, si avventavano l'uno sull'altro
a colpi di pugnale, a morsi, urlando come ossessi".
Il sogno di Raskolnikov viene utilizzato da
Trigant Burrow, il fondatore americano dell'analisi di gruppo,
per rappresentare la divisione tra gli esseri umani, divisi perché
ognuno rivendica la propria individualità e non riesce
a riconoscere la natura indivisibile, organismica dell'uomo. Per
Burrow, il sogno di Raskolnikov non è un sogno profetico
dell'imminente scoppio di una guerra, ma illustra invece la guerra
continua che gli uomini conducono perché non sanno riconoscere
la profondità di ciò che li accomuna.
Un sogno "all'unisono", come dice Samuel Johnson,
può ripristinare il senso dell'unità primaria che
è un nostro comune diritto di nascita, l'unità con
l'altra materna e, attraverso di lei, con la comunità amorevole
che essa rappresenta. Se i sogni sono sempre tentativi di adeguarsi
ai traumi, interni ed esterni, di riparare le lacerazioni di quello
che Anzieu definisce l'involucro psichico, il gruppo terapeutico
offre ai propri membri l'opportunità di tessere insieme
un contenitore di pelle collettivo. All'interno di questo contenitore
i sogni rivelano le minacce rappresentate dai nuovi venuti, il
riemergere degli affetti e delle fantasie repressi e scissi che
possono così divenire parte di un percorso narrativo comune.
Questo percorso può spingersi fino a profondità
mitologiche e archetipiche.
Nella mia esperienza, i membri del gruppo
riescono in breve tempo a entrare nel sogno espresso da uno di
loro e a fare riferimento sia ai sogni, sia alla situazione di
gruppo che alla loro stessa partecipazione. I sogni sono al contempo
individuali e sociali e il tempo del sogno è un momento
prezioso in cui possiamo ricollegarci a noi stessi e alla matrice
del gruppo e, attraverso essa, alla società di cui ognuno
di noi è solo un frammento.
|