Gruppi con bambini e con adolescenti

GRUPPO PRIMORDIALE E IMMAGINI ONIRICHE Marisa Pelella Melega

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I- Introduzione

La finalità di questa relazione è di presentare configurazioni che emergono come immagini-sogno, espresse in attività ludiche di bambini durante le sedute di un lavoro che ho denominato "Interventi Terapeutici Genitori-Bambini".

Questi "Interventi" sono stati ispirati dal modello di Osservazione Esther Bick e dai contributi di W. Bion sul funzionamento dei gruppi avendo come fuoco principale promuovere la comunicazione e la comprensione di "situazioni-problema" che hanno motivato la richiesta di aiuto su un lavoro di corta durata, da 12 a 15 sedute, una volta alla settimana, tempo sufficiente per far venire in luce le interazioni conflittuali tra i partecipanti.

Il campo creato dallo psicoterapeuta con la sua attenzione fluttuante e la sua continenza permette che elementi psichici sparsi possano incontrarsi ed evolvere in pensieri e significati. Uno dei compiti dello psicoterapeuta in questo lavoro è di osservare e descrivere al gruppo i rapporti tra i membri che si oppongono alla comprensione e all'avvio di soluzioni. Il compito del gruppo primordiale decorre dall'esercizio delle funzioni della coppia. Guardiamo le successive configurazioni durante le sedute come prodotto della trasformazione di esperienze sensoriali convertite in immagini visuali, che W. Bion considera il lavoro-del-sogno-alfa.

Seguiamo presentando materiale clinico di alcune sedute "genitori-bambini" con l'intento di mettere in evidenza le trasformazioni in immagini ludiche di alcune fantasie inconsce di un bambino di tre anni, e mostrare che tali immagini sono equivalenti alle immagini-sogno degli adulti che non sono riusciti a sognare per promuovere contatto e comunicazione nel gruppo primordiale.

II- A Intervento

La signora Monica ha chiesto un appuntamento alla Clinica del Centro di Estudos Psicanaliticos M"e Bebi Familia [Clinica del Centro di Studi Psicoanalitici M"e Bebi Familia] per avere un orientamento riguardo al comportamento di Pedro, 2 anni e 10 mesi. ". L'appuntamento è stato fissato con tutta la famiglia e con la terapeuta Palmigginni.

Nel primo incontro sono presenti: il padre, la madre, Pedro (2 anni e 10 mesi) e Jo"o (1 anno).

La terapeuta (T) spiega loro che staranno insieme per un ora e che durante questo periodo potranno esprimersi liberamente. Offre dei giocattoli ai bambini affinché loro possano muoversi come vogliono. Pedro diventa il protagonista di questo incontro mentre i genitori stanno un po' in disparte.

La madre, che tiene il piccolo (bebè) in braccio la maggior parte del tempo, racconta alla terapeuta come Pedro si comporta a casa. Lui è un piagnucolone, mangia poco e male, si agita durante il sonno e si sveglia spesso durante la notte. II padre, molto silenzioso durante la seduta è continuamente stimolato da Pedro che sembra voler far partecipare il padre ai giochi. Questi constano nel cercare di sistemare degli oggetti che sono presenti in sala -serrature, foglie di piante appese, ecc.- tramite l'uso di utensili immaginari.

La madre interpreta questo gioco come un'imitazione, da parte di Pedro, delle abitudini casalinghe del padre, che è solito aggiustare tutto. Si stupisce quando la terapeuta suggerisce l'ipotesi che Pedro stia cercando di dimostrare una necessità di sistemare le cose che non funzionano tra loro.

Nel 1º incontro Monica, la madre, parla delle cose sbagliate che Pedro fa mentre lui si affretta a dimostrare come è capace di riparare e di chiedere il contributo del padre. Per la madre Pedro è un bambino irruente, ma lui si sforza per far apparire

un'altra immagine, identificandosi con il padre che aggiusta.

Nel secondo incontro è presente tutta la famiglia. Durante questa seduta si riprende il discorso sulla tendenza di Pedro a voler sistemare tutto e in un determinato momento la madre, il bebè e Pedro si avvicinano alla terapeuta sedendosi sul divano. La madre dice che ha avuto sei aborti e che un neonato è morto alcune ore dopo la nascita. Durante la gravidanza di Pedro sua madre (la nonna materna) è venuta a mancare. Il padre dice che lei (la madre) era riuscita a portare a termine la gravidanza solo perché si trovava impegnata con la malattia materna, e non con la gravidanza (volendosi riferire alla situazione emotiva della madre). Mentre i genitori raccontano questo fatto Pedro si sveste fino a rimanere solo con le mutande. Nel 2º incontro la madre comincia a parlare di sé, dei suoi sbagli e delle sue cose interrotte: gli aborti e il bambino morto, oltre alla perdita della madre durante la gravidanza di Pedro. Il commento del padre sta a significare che le difficoltà di Monica a portare avanti le gravidanze sono da porre in relazione con un suo atteggiamento mentale. Il fatto che Pedro si denudi sembra suggerire un'immagine di svelamento.

Nel 3º incontro sono presenti: il padre, la madre e Pedrinho (Pedro), il bebè Jojozinho (Jojo) è rimasto a casa. Appena entra nella sala Pedro cerca i giochi Lego che aveva lasciato fuori dalla scatola e chiede, ancora prima di salutare la terapeuta, nonostante i genitori lo esortino a farlo con insistenza, dove sia il pezzo giallo. Quindi Pedro saluta la terapeuta chiedendole come sta e lei gli risponde che sta bene rigirando la domanda a lui. Lui risponde che va tutto bene, che ha picchiato Jojo e che poi lo ha accarezzato. Avvicinandosi alla terapeuta seduta le chiede perché Jojo non sia venuto. La terapeuta gli spiega che doveva stare con lui e con i suoi genitori senza che Jojo fosse presente.

Pedro chiede del Lego giallo e lo cerca dentro la scatola lanciando tutto ciò che trova, dimostrando ansietà e urgenza di trovare il pezzo cercato.

Il padre gli si avvicina dicendo che non si devono lanciare i giochi e che lo aiuterà a cercare, così Pedro si calma e alla fine lo trovano. I giochi Lego consistono in 3 pezzi di colori diversi e il padre presenta al figlio ogni insieme domandandogli il nome di ogni colore, cosicché Pedro e il padre si distraggono. Ad un certo punto Pedrinho si sposta verso il divano e il padre si siede sulla sedia affianco alla madre. Il bambino si volge verso la terapeuta e le chiede dell'utilità di quel letto (il divano). La terapeuta glielo spiega nuovamente, come aveva già fatto nella seduta precedente. Pedro raggiunge il divano, si toglie tutti i vestiti, mentre i genitori cercano di impedirlo perché fa freddo. La madre interviene dicendo che ripeterà tutte le azioni della seduta precedente. La terapeuta ricorda che il bambino si era tolto i vestiti quando la madre raccontava di aver avuto sei aborti e parlava del bimbo morto subito dopo la nascita.

Ancora sul divano, senza i vestiti, Pedro chiede alla terapeuta di controllare la piantina che durante la prima seduta lui aveva rovesciato, perché era preoccupato di averla distrutta. La terapeuta lo accontenta mentre Pedro le chiede di trasportarla con cura.

La terapeuta propone ora alla madre di giocare a nascondino e lui si nasconde sotto la coperta che sta sopra il divano. La madre gli dice di non fare questo (c'è un buco nel divano), ma Pedro insiste nel rimuovere la coperta, cosicché strappa ancora un po' la stoffa, si agita, si allontana dal divano e cammina da una parte all'altra. Chiede alla terapeuta dove potersi nascondere nella sala. I genitori cercano di fargli cambiare idea ma Pedro insiste affinché la terapeuta lo aiuti. Lui indica un posto dietro il divano e affianco alla sedia della terapeuta. Chiede alla madre di contare fino a 10, mentre lui si nasconde nel luogo che la terapeuta gli aveva suggerito.

La madre lo trova subito. Pedro si nasconde dietro il padre e poi vicino ad uno scaffale di una libreria. Pedro dimostra tensione se la madre impiega molto tempo a trovarlo, che si manifesta con l'emissione di una sorta di 'segnali sonori' per essere scoperto. Il gioco continua fino a quando la madre impiega troppo tempo a ritrovarlo e lui, non resistendo a lungo, esce fuori dal suo nascondiglio.

Raggiunge il divano, si sdraia e comincia a dire delle frasi incomprensibili alla terapeuta. La madre spiega che Pedro sta parlando di morti avvenute e che alcuni giorni fa aveva chiesto al padre perché avesse ucciso sua madre (la nonna paterna).

I1 padre gli aveva spiegato che lei era malata e che la gente può morire di malattia, o per un incidente, ecc.

La terapeuta domanda ai genitori se per loro questo gioco ha qualche significato. Loro rispondono di no. La terapeuta spiega che Pedro, ripetendo la scena della seduta precedente, forse vorrebbe continuare a parlare e sapere qualcosa in più riguardo alla morte dei fratellini, riguardo alla causa del loro decesso.

Questo intervento spaventa la madre e il padre dice che loro non avevano mai parlato con Pedro di queste cose. La terapeuta ricorda loro che durante la seduta precedente si era accennato a questo argomento.

Pedro si avvicina al padre e gli dice che costruirà una pistola (con i pezzi Lego), il padre lo aiuta a costruirla, ma lui vuole fare da solo. La madre, abbastanza ansiosa, fa notare la curiosità di Pedro. La terapeuta dice che ha notato la loro preoccupazione nel sentire che Pedrinho parlava di morte e che questo probabilmente stava succedendo non solo perché lui, essendo un bambino con una intelligenza vivace, era incuriosito dall'argomento ma anche in funzione del suo vissuto. Né la madre né il padre sono d'accordo. Pedro spara alla terapeuta e le ordina di morire. La terapeuta interviene dicendo che se muore non può parlare con i genitori di queste cose, Pedro risponde: 'sì'. La terapeuta partecipa al gioco e si finge morta. I genitori chiedono a Pedro se farà svegliare la terapeuta e lui gli risponde di no.

Termina la seduta e Pedro non vuole andarsene; e quando sta per uscire chiede se Jojo potrà venire la prossima volta.

Nel III incontro Pedro vuole sapere se la T. interrompe le esperienze come la madre con le gravidanze e domanda ; perché Jojo non è venuto.

Si può vedere come questo bambino riesce confrontare la fantasia con la realtà quando il contenitore è efficace. Si ripete ancora la scena per cui Pedro domanda alla terapeuta la funzione del 'letto' per poi spogliarsi. La madre vede questa scena come ripetizione della seduta precedente, ma la T. la corregge dicendo che è una continuazione, ossia Pedro vuole sapere di più riguardo ai bambini. Infatti l'immagine in questo momento assume la configurazione non di un passato che deve essere svelato ma di un tentativo di questo bambino di pensare sulle esperienze emotive nel suo rapporto con la madre. Una madre che lui non riesce ad incorporare a causa della quantità di terrore che lei non ha potuto trasformare attraverso la sua reverie; terrore che viene introiettato attraverso il cibo.

Usando la terapeuta come contenitore in quanto lo vede, lo comprende e gli dà

significati, lui può permettersi di vivere un rapporto meno intriso di ansietà e morte, quindi più creativo. Avvertendo così l'esistenza di un contenitore che preserva la vita (Pedro chiede alla terapeuta di custodire la pianta -come se fosse un bebè che cresce di seduta in seduta-). A questo punto Pedro si dirige per la prima volta verso la madre. Propone di giocare a nascondino. Lui si nasconde e la madre deve incontrarlo. È interessante seguire il processo di elaborazione dell'assenza del fratello alla seduta: Pedro la vive prima di tutto come un'urgenza di trovare un nascondiglio però non resiste a lungo ed esce allo scoperto. Poi si nasconde nel divano, e questo potrebbe essere considerato come una nascita. Per motivi formali non gli è permesso di farlo e lui trova un'altra soluzione. E' ammirabile la sua capacità di maneggiare le frustrazioni e il suo impulso a conoscere che non trovava la maniera di rivelarsi per la mancanza di uno sguardo che possa riconoscerlo e comprenderlo. Ed è questo che Pedro propone alla madre attraverso il gioco: che lo incontri lo riconosca lo guardi. Però, ancora timoroso di non essere ritrovato, non fidandosi che la madre possa fare la sua parte le fornisce 'segnali sonori' per indicarle come trovarlo. Se Pedro non è riconosciuto dalla madre, se non nascerà agli occhi di lei, moriranno le sue potenzialità di sviluppare una mente pensante. I sintomi di Pedro (pianto, non accettare l'alimento, non dormire) ci sembrano equivalenti a uno stato mentale indigesto, di un incubo constante. E di una precaria barriera tra cosciente e incosciente, per la difficoltà di trasformare le esperienze emotive in elementi alfa, in forme simboliche visuali disponibili per il pensiero-sogno.

Pedro in contatto con un contenitore comincia a produrre immagini durante le sedute e questo processo risulta evidente per un miglioramento dei sintomi. Possiamo accompagnare un evoluzione del suo percorso simbolico: quando Pedro si corica sul divano e dice delle frasi incomprensibili alla terapeuta, la madre spiega che lui parla di morte. Però ora Pedro parla di morte, sulle morti ma non sta vivendo in questo momento la minaccia di morte.

Quando la T. interviene dicendo che Pedro vorrebbe sapere chi ha ucciso i bambini, i genitori vivono un grande impatto emotivo. Pedro nel voler giocare a uccidere la Terapeuta si sente forte al punto di assumere il suo desiderio di disfarsi della morte lasciandola con la T. cosicché lui possa andarsene con la vita.

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