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Racconta Lou A.Salomè delle crisi di
perdita della creatività e dei periodi di secchezza produttiva
che il poeta Rilke, suo amico, attraversava: l'attesa angosciosa
del ritorno del dono di versificare, l'incertezza tormentosa,
la disperazione per aver perduto, ogni crisi sembrava per sempre,
la condizione adatta perché il suo talento ritrovasse la
sua oscillazione e risalisse il vertice della sua creazione.
Noi siamo stati molte volte in ascolto di
un paziente, in attesa di cogliere un senso nel suo discorso,
nel suo silenzio, e abbiamo vissuto la pena dell'aridità
e della secchezza insieme a lui, tentati di contrapporre la vitalità,
o di desiderare un significato, o di frugare nel ricordo e nella
fluttuazione di pensieri che si affacciavano.
Quante volte ci siamo chiesti se potevamo
trovare in un racconto un elemento metaforizzante che stentava
a emergere; o un valore simbolico in un sogno che ci era apparso
appiattito o slegato.
Abbiamo pensato a quale mancanza nostra corrispondesse
la mancanza di sogni di un paziente o di un gruppo di pazienti;
oppure abbiamo sentito nel loro eccesso di produzione di immagini
la tendenza ad addensare il campo dell'individuazione e dell'elaborazione,
saturandolo di preoccupazioni inaccessibili o di sovrastimolazione
incontrollata.
Un mio simpatico paziente denigrava qualunque
forma di intervento interpretante o solo discorsivo sui suoi sogni;
li chiamava "pan per analisti" e rivendicava il loro valore casuale,
concreto e fisiologico. Gli devo ancora oggi un lungo e felice
apprendimento de-psicoanalizzante, che ci consentì di lavorare
con le sue immagini oniriche, nel tempo, con la destrezza del
tessitore e la profondità del poeta.
Credo che un gruppo che non sogna soffre molto
profondamente e si sente a rischio di involuzione. Se i suoi partecipanti
già hanno imparato a distinguere quando un sogno è
utile per pensare e costruire senso, oppure nasconderlo; e a riconoscere
la competizione per portare la bandiera del "portasogno" (Neri
C.1995); quando un gruppo infine ha potuto attenuare le
ansie e le difese narcisistiche, allora la
sofferenza per i periodi di secchezza e la paura di perdere il
contatto è realmente molto temuta. Specialmente quando
un gruppo ha un poco compiuto l'esperienza di aumentare la propria
conoscenza e di elaborare la propria vicenda, il sognare sembra
testimoniargli e garantirgli di essere tutore effettivo dei propri
beni, di poterne disporre in modo più libero e originale
e di poter rifare nuovi investimenti sul gruppo e sulla sua capacità
di costanza e di cambiamento.
Il gruppo sembra conoscere quale sia il suo
centro e la sua periferia e nel tempo diviene sempre meglio capace
di disporvi i suoi oggetti con la pazienza di chi tollera il disordine,
perché possiede o è certo di trovare un progetto
di riordino; la sua paura di essere cieco e
depersonalizzato diminuisce perché
aumenta la percezione di conoscere gli oggetti reali che il sognare
contiene e aumenta la fiducia nel poter attendere che i suoi organizzatori
durante la seduta o un insieme di sedute si palesino e si intersechino
con crescente chiarezza, emergendo da un aumentato contatto.
Ricordo la felicità profonda in un
gruppo di pazienti anoressiche, dopo aver elaborato un sogno,
portato da una di loro, sull'immagine di un anfiteatro nel quale
si avvicendavano eventi distinti e affettivizzati, svolgentisi
in spazi articolati e ben differenziati. La felicità fu
più piena quando nella seduta venne rievocato un sogno
più antico, sentito retrospettivamente come corrispondente
e attualmente riparato, nel quale era comparsa l'immagine di un
ossario comune nella terra di un cimitero, dove la sognante si
aggirava al buio senza poter riconoscere né origine, né
nomi, né distinzione. Ora le persone e le cose potevano
essere nominate e il sollievo era profondo: perfino le passioni
relative alla magrezza scheletrica erano state nutrite di affetti
nuovi e diversi e il gruppo era aiutato a sentirsi continuo e
intero dalla cognizione di avere un patrimonio di immagini depositate.
Sarebbe stato sempre possibile attingervi, poiché quelle
immagini erano collegate a pensieri, esperienze ed emozioni che
avevano fondato una tradizione di affetti e di significati, che
il tempo trasformava.
Credo che in particolari momenti la possibilità
e la cognizione del sogno, sia esso onirico o della veglia, anzi
in generale le risorse del pensiero iconico, rivestano una grande
importanza. Ad esempio quando un individuo o un gruppo soffrono,
perché il cambiamento sembra aver tolto loro il documento
di riconoscimento; la perdita dell'ancoraggio negativo è
stata troppo improvvisa o troppo lacerante e ha prodotto troppa
percezione del vuoto e della debolezza: allora il rischio di sentirsi
nomadi o apolidi minaccia l'integrità e la coesione, e
il senso del confine può vacillare. Ecco per esempio in
questi momenti la tradizione del sognare diviene particolarmente
affettivizzata e significativa. Il sognare fornisce occasioni
identitarie, individuanti e senso di oggetti propri e fecondi.
La letteratura di tutti i tempi, sia quella
religiosa e antropologica, sia quella laica e moderna, tratta
i sogni come una fonte di conoscenza, sia essa sacra o quotidiana,
profetica e custode di cose divine, o familiare e legata alla
consuetudine; sia essa legata ai destini di un popolo, come sono
i sogni del mito pagano e religioso, sia essa legato al mondo
e ai desideri di un individuo. Questa conoscenza può essere
svelante, o teatralizzante, o confidenziale: la ricerca psicoanalitica
nel gruppo sembra voler tener conto della molteplicità
storica dei suoi aspetti, per rendere germinale e intimo lo spazio
delle sue trasformazioni.
L'ombra dell'oggetto incute minor timore,
se è attraversata dal sogno; e il sogno che parla di lei
può essere contenuto dal gruppo che la conosce.
I sogni non simbolici del paziente psicotico
di cui parla H.Segal (1981), ci parlano di brandelli sensoriali
e corporei, alla ricerca di una possibile mentalizzazione che
li liberi della loro frammentarietà e disorganizzazione
ed assegni loro un significato comprensibile o almeno una fluidificazione
degli aspetti più caotici e intasati. Ma questi sogni sono
stati in ogni caso sognati e "risentono già dell'incontro
con la mente dell'analista sì da raggiungere una parziale
possibilità rappresentativa e comunicativa e di mentalizzazione.
Anche l'evacuazione e l'agire successivo, hanno in analisi la
qualità di un abbozzo di mentalizzazione e di comunicazione
perché la mente dell'analista l'aiuti a pensarli e a dotarli
di senso" (Tagliacozzo R.1993)
Questo genere di sogno può comparire
in un gruppo al centro o alla periferia della sua vicenda; per
esempio può darsi che in un gruppo gli elementi del campo,
in un determinato periodo, si vadano organizzando in vario modo
attorno ad un centro narratologico e comunicazionale, espresso
attraverso sogni coerenti e sequenziali. In questo caso la comparsa
di sogni diversi, dall'apparenza incomprensibile e dissonante,
potrebbe segnalare come quel campo attuale abbia escluso "pezzi"
inelaborati, la cui relazione con il campo organizzato chiede
di essere cercata. Oppure al contrario il sogno psicotico o angosciante
occupa il centro della vita del gruppo in un dato periodo; sioltanto
attorno a questo nucleo troppo incandescente sarà possibile
che si sviluppino ordini espressivi diversi,
producendo immagini e sequenze riordinanti,
capaci di riplasmare l'inclinazione troppo pervasa del gruppo
in quel momento.
"L'inconscio è un'entità vasta:
esiste un'intelligenza inconscia, una memoria, una volontà
inconsce..." (Soavi G.C.1999) Credo che il gruppo sia particolarmente
capace di esplorare, specie attraverso il sognare, questa vastità
e la natura diversa delle sue province. Attraverso un sistema
complesso di relazioni di affinità, di contiguità,
di attrazione, di risonanza, un elemento inconscio nuovo e diverso,
che può comparire come spurio in un contesto strutturato
e organizzante, può fare la sua comparsa come per irruzione.
Integrarlo con il contesto attuale richiede che sia
elaborato il suo grado di parentela o di non
parentela. Questo riporta il campo del gruppo, già complessificato
nel tempo, verso quelle fasi iniziali o precedenti, nelle quali
la messa in comune di 'pezzi' mentali anonimi o irriconoscibili,
o dislocati era servita a comporre i primi quadri dell'esperienza
e i primi legami tra mondi di elementi che entravano in contatto.
L'esigenza allora sembra quella di poter elaborare una regressione
momentanea, allo scopo di poter integrare ad un piano più
profondo la nuova emergenza e aggiornare il metodo esperito ai
bisogni di integrazione attuali. Il disorientamento crea timore
ma anche desiderio e aumento del legame e della fiducia nel gruppo.
Spesso i pazienti che svolgono questa funzione
all'interno del gruppo sono non solo quelli più frammentati
e diciamo così 'porosi' e sensibili alla stimolazione inconscia,
particolarmente quella stimolazione inconscia che ancora il gruppo
non ha preso in considerazione, ma che pure ha richiamato nel
campo; ma sono soprattutto quelli che, per il loro bisogno più
forte di essere sostenuti nella ricerca di coesione, chiedono
al gruppo di precisare un maggior numero di elementi e di correlazioni,
rispetto a coloro che sembrano assestarsi più facilmente
in assetti compiuti. Nessuna esperienza come quella del sognare,
se il campo del gruppo è fluido, contenuto e permeabile,
può restituire il valore di questa ricerca soggettivante
e individuante, qualora il gruppo riesca a svolgerla. Non le parole,
o il comportamento, o la qualità generale dell'ambiente
emotivo, sensoriale, mnestico, ideativo, linguistico del gruppo
e dell'analista, potrebbero raggiungere il valore unico di questa
attività felice, la felicità di sognare, se il gruppo
ci aiuta a farlo e a conoscere cosa stiamo sognando.
Al contrario del sogno asimbolico o psicotico,
che tende a vorticare o ipnotizzare o turbare l'attenzione del
gruppo, alcuni sogni invece offrono al gruppo, durante una o più
sedute, un campo di elaborazione particolarmente significativo
ed efficace: i loro elementi possono essere colti, elaborati e
risignificati a diversi livelli e da differenti vertici, pur restando
aderenti al qui e ora della seduta e offrendo diversi collegamenti
e senso sia al gruppo che ai singoli. Mi sono spesso chiesta se
questi sogni dotati di questa efficacia, siano tali solo perché
sono collocati più al centro della catena associativa di
un dato momento, o se piuttosto per loro natura siano diversi
da altri sogni più frammentari, occasionali o apparentemente
poco fruibili e comprensibili. Sembra che questi sogni si trovino
in un centro felice e sintetizzante della "catena associativa
gruppale" (Kaes R. 1993), rispetto ad altri, più periferici
e che siano tali da esprimere il problema e l'esigenza fondamentale
di quel momento, segnalando un incontro di notevole importanza.
Però credo che essi vengano invece riforniti di profondità
e di prospettiva proprio da quei sogni apparentemente periferici,
anche i più occasionali e frammentari, o opachi, o tali
che sembrino prefabbricati o sognati 'd'ufficio', i quali possono
svolgere però una funzione di avanguardia segreta. Direi
così, "catena associativa gruppale" e catena onirica gruppale,
che può tracciare una mappa più complessa delle
opportunità del riconoscimento verbale. La "narrazione
efficace" (Neri
C.1995) sarebbe opera di una narrazione precedente
e meno efficace, che la sostiene e alimenta.
Freud diceva che il sogno è la "via
regia all'inconscio" e lo paragonava all'edizione quotidiana del
giornale, che fra notizia e censura organizza una comunicazione
da decifrare. Da quel tempo molti modi di descrivere il sogno
hanno continuato a farcelo sentire come un elemento vivo, e fondante
diverse configurazioni del modo di fare e pensare il lavoro psicoanalitico.
Ho voluto sottolineare come questo possa appartenere all'esperienza
della felicità di sentirsi umani e capaci di produrre e
valorizzare la propria vita; e come in questo l'esperienza del
gruppo possa fornire un aiuto prezioso e insostituibile, ancorché
richiedendo un alto prezzo di dolore e sforzo.
Certamente, il sogno dei pazienti è
anche il "pan per analisti" di cui diceva quel simpatico paziente.
L'appagamento di desiderio è anche un appagamento di desiderio
di analisi (Freud S., L'uomo dei topi); inevitabilmente il sognare
dei pazienti somiglia all'essere umano e al fare analitico del
loro analista e del tipo di relazione che hanno creato con lui.
Più intimo il legame, si potrebbe pensare, più possibile
interiorizzarlo. Ma l'analista è anche il tutore della
soglia sulla quale rischia con il paziente l'introversione e il
regresso , se una effettiva fusionalità non può
dispiegarsi nella vicenda analitica e nel sogno.
Abbiamo visto il sogno come costruzione in
analisi (Chianese D.1997); come produzione di altro inconscio
da parte della funzione alfa e dello schermo alfa (Bion); come
la creazione di un nuovo testo a cominciare dal sogno sognato
in seduta con l'analista (Bezoari M.,Ferro A.); il sogno come
attività facilitante lo sviluppo, il mantenimento e la
ristrutturazione del sé(Lichtenberg J.D., Lachmann, F.M.Fosshage
J.I.,1996) a dispetto delle minacce di frammentazione; e ancora
altri modi che abbiamo conosciuto per descrivere il sogno. Però
in tutti i casi, il paziente sembra aver corrisposto con l'aspettativa
del suo analista, al livello di selezionare e organizzare la risposta
alla stimolazione del processo di analisi, verso la possibilità
di appagare il desiderio di altra analisi e di altra costruzione
analitica; e sarà l'analisi a sollecitare e normare altri
processi, che trasformeranno le "vie facilitate" (Freud S., Progetto
di una Psicologia) della ripetizione patologica e orienteranno
nuove organizzazioni delle reti neurali, secondo un ritmo di cambiamento
accettabile.
Il gruppo in particolare, come soggetto analitico
più sensibile di ogni tipo di paziente individuale, conosce
e perlustra i limiti, le caratteristiche del suo analista. Per
amore e per odio sogna di essere ricoverato all'interno della
sua mente e di svolgervi la sua vicenda; e per amore e per odio
sogna di essere diverso da lui. E' il transito che sorprende analista
e gruppo, quando queste due istanze si incontrano.
Un giorno, quando la scorta delle risorse
oniriche si attenua, si normalizza, si rivela più simile
alla veglia e meno bisognosa di essere interrogata come il dio
a Delfi - Delfi, l'ho visitata di nuovo recentemente: per raggiungere
il tempio e il luogo dell'oracolo, il viaggiatore comincia a sognare
molto prima, sotto il cielo intenso e il pendio scosceso, vegetato
e disabitato della montagna, in mezzo ad un'aria vasta, raccolta,
piena di mistero e di silenzio - quando il bisogno di sognare
e di essere felici di sognare diminuisce, resta il ricordo, la
traccia di una via carovaniera che si è percorsa. E la
memoria (Corrao 1992) ha un grande potere di guarigione; la cura
è il tempo delle tracce che hanno potuto iscriversi e come
per gratitudine restituiscono altre generazioni di tracce nuove
(Di Chiara, 1997). Così l'analisi dei nostri sogni e l'appagamento
di desiderio d'analisi continua per tutto il tempo della nostra
esistenza, se il sogno ci ha aiutato a delimitare la regione del
dolore e a renderlo creativo.
Quando una mia paziente appassionata ai sogni
diceva di essere in un momento piatto e improduttivo (chiamava
'silenzio stampa' la mancanza di sogni in seduta), le rispondevo
che probabilmente qualcosa che richiedeva tempo per organizzarsi
stava iniziando.
BIBLIOGRAFIA
Bezoari M. Ferro A.(1997), Il sogno all'interno
di una teoria del campo: aggregati funzionali e narrazioni, in
Gaburri E. (a cura di), Emozione e interpretazione, psicoanalisi
del campo emotivo, Boringhieri, Torino
Bion W.R.(1962), Apprendere dall'esperienza,
Armando, Roma 1972 Chianese D.(1995), Costruzioni e campo analitico,
Borla, Roma
Corrao F.(1992), Modelli psicoanalitici Mito
Passione Memoria, Laterza, Bari
Di Chiara G.(1997), La formazione e le evoluzioni
del campo psicoanalitico, in Gaburri (a cura di), Emozione e Interpretazione,
psicoanalisi del campo
emotivo, Boringhieri, Torino1997
Freud S., Osservazioni su un caso di nevrosi
ossessiva (L'uomo dei topi), OSF 6
Freud S., Progetto di una psicologia, OSF
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Kaes R.(1993), Il gruppo e il soggetto del
gruppo, Borla, Roma 1994
Lichtenberg J.D.Lachmann Fosshage J.I., The
clinical Exchange, The Analytic
Press, Hillsdale N.J., London 1996
Neri C.(1995), Gruppo, Borla, Roma
Segal H.(1981), La funzione dei sogni, in
Scritti psicoanalitici, Astrolabio, Roma 1984
Soavi G.C.(1999), comunicazione privata
Tagliacozzo R.(intervista a cura di S.Marinelli),
Metaxù, 16, novembre 1993 |