Sogno e gruppo

IL RACCONTO DEI SOGNI COME RICHIESTA DI CONTENIMENTO E DI ELABORAZIONE NELLA TERAPIA DI GRUPPO
Robi Friedman

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Parole chiave: Il racconto dei sogni, psicoterapia di gruppo, identificazione proiettiva, aggressività, integrazione di nuovi membri.

Il modo tradizionale, intrapersonale di lavorare con i sogni è stato arricchito da un approccio interpersonale (Ferenczi, 1913, Kanzer, 1955). Sognare può non essere considerato più un momento (evento) di elaborazione esclusivamente interiore e autonomo, come invece suggeriscono gli approcci classici (Freud 1900, Meltzer 1983). Il contenimento e l'elaborazione dell'eccitante e del terribile tramite i sogni possono essere posti su un continuum da autonomo a dipendente. La condivisione di un sogno con un terapeuta o con un gruppo terapeutico può essere dettato (inconsciamente) dall'esigenza sia di rappresentare il sé (Neri 1996) che di "utilizzare" gli altri significativi al fine di favorire l'elaborazione psicologica del sogno rimasta incompleta. Quando il contenuto del sognatore per ciò che è insopportabile, è insufficiente, o danneggiato, egli può cercare un contenitore esterno, come può aver fatto nella sua infanzia. I partecipanti al gruppo possono talora servire come recipienti adeguati di emozioni scisse ed ascoltando i loro echi tutti quelli implicati possono essere aiutati ad integrare le proiezioni e ad elaborarle. Presenteremo un esempio clinico di un sogno di gruppo per illustrare come sogni caricati di aggressività insopportabile siano contenuti ed elaborati nel gruppo, rendendo possibile una miglior integrazione dei nuovi membri e delle emozioni minacciose.

Le origini interpersonali del lavoro onirico

Affrontare "l'eccitante e il terribile" nei sogni viene considerato essenzialmente un processo intrapersonale eseguito per mezzo di meccanismi autonomi. Il modo in cui una persona si protegge da emozioni difficili e conflittuali per difendere il sonno ha sempre rappresentato un processo interessante. Il sogno - che è il risultato di tale processo - può essere visto come il "giornale" dell'anima e la principale via per l'inconscio. Ha fornito a Freud (1900, 1932), e da lui in poi a noi tutti, testimonianze della forza dell'Io del paziente, delle manifestazioni del suo Es e del suo Super-Io.

Si può dire che l'origine dei meccanismi intrapsichici che intervengono nel contenimento e nell'elaborazione analitica dei pensieri onirici risale al processo intrapsichico tra la madre e il bambino (Bion, 1963) ; per trasformare gli elementi beta (sentimenti primitivi e insostenibili) in unità pensabili (alfa), il bambino ha bisogno della rêverie della madre. Questo processo naturale e complesso costituisce una funzione di contenimento e di elaborazione analitica - detta funzione alfa - per mezzo della quale la madre "digerisce" le impressioni sensoriali che il bambino non è ancora in grado di assimilare. La madre aiuta a metabolizzarle fintantoché il bambino è immaturo. Il compito evolutivo del bambino consiste nell'introiettare la funzione alfa della madre. Tale funzione permette di sognare (solitamente) senza fare degli incubi. Se una persona non è psicotica, dovrebbe essere in grado di sviluppare un meccanismo autonomo che permette di elaborare paure eccessive. "All'elemento beta è stato rimosso l'eccesso di emozione che ha sollecitato la crescita della ... componente espulsiva" (Bion, 1963, p. 27).

Un ulteriore punto di vista sul contenimento e sull'elaborazione dei pensieri onirici è stato introdotto da Fairbairn (1963). Secondo Fairbairn, la fase del sogno, che costituisce uno spazio intrapersonale, è divisa tra il Sé e "gli altri". In questa fase, il terribile/eccitante può essere scisso e proiettato in un oggetto del sogno "estraneo".

Ad esempio, sognare di essere aggrediti da un estraneo serve a creare una certa distanza tra il proprio Sé e le proprie emozioni aggressive. Trasferire l'aggressività ad un oggetto "esterno" (l'estraneo) può anche essere visto come un tentativo di "evacuare" emozioni in un altro soggetto che sia maggiormente in grado di tollerarle. Tale tentativo di affrontare le emozioni conflittuali autonomamente si avvale della funzione proiettiva ed evacuativa del sogno, e al contempo può servire ai fini della elaborazione. Se l'elaborazione non riesce, il sognatore può essere costretto a compiere un ultimo tentativo : ricorrere al contenimento e all'elaborazione interpersonale per mezzo di un oggetto esterno "reale". In presenza di una situazione interpersonale favorevole (psicoterapia, amore, amicizia), questo tipo di dialogo in via di sviluppo potrebbe rappresentare la prossima opportunità evolutiva per permettere a tutti di affrontare le proprie difficoltà meglio.

Il bisogno del sognatore di avere un uditorio

Gli incubi del bambino hanno delle funzioni interpersonali impellenti: emozioni soffocanti che non possono essere contenute ed elaborate dal suo Ego ancora immaturo (funzione alfa) fanno sì che il bambino si svegli in uno stato di panico. Spesso la sua comunicazione assume un tono talmente drammatico che risulta praticamente impossibile per i genitori ignorarla. Se essi fungono da "contenitore in servizio", saranno in grado di tranquillizzare il piccolo sognatore semplicemente con la loro presenza ed essendo ricettivi all'evacuazione del bimbo. Credo che questo tipo di interazione continui, in una certa misura, durante tutta la vita. Tale processo fa parte della vita di tutti i giorni e non appare soltanto nei sogni psicotici, come afferma Bion in "Second Thoughts" (1967, p. 78). L'utilizzo degli altri significativi, stando anche alla tradizionale interpretazione dei sogni (Michael, 1993), rientra nelle "funzioni interpersonali del racconto dei sogni" (vedi anche Ferenczi, 1913). L'identificazione proiettiva è il meccanismo che è responsabile di interazioni così forti (Bion, 1963, 1967).

I sogni nel gruppo

Nei gruppi, l'identificazione proiettiva sembra essere il principale processo relazionale interpersonale inconscio (Rafaelsen, 1996). L'identificazione proiettiva mira a tre obiettivi : costruire una relazione oggettuale tramite la comunicazione di un messaggio, cambiare un "altro" significativo per mezzo di tale messaggio, e cambiare il Sé tramite il processo che tale "altro" compirà per lui. Attraverso la identificazione proiettiva, il messaggio inviato è pregno di contenuti proiettati che influenzano oggetti esterni ricettivi più maturi e può permettere l'elaborazione.

Le emozioni insostenibili, scisse dal Sé e vissute come "estranee" (Faribairn, 1963), vengono trasformate in proiezioni cui possono "fare eco" coloro che ascoltano. Questi echi, a mio avviso, corrispondono alla rêverie che permette la funzione alfa e l'ulteriore elaborazione. Tutte le risonanze dell'uditorio, compresi gli interventi del conduttore, rappresentano degli sforzi volti a processare il contenuto del sogno che viene raccontato. Tali risonanze affettive variano dalla verbalizzazione alla messa in atto di un pattern nevrotico attivato inconsciamente dal sognatore.

Vale la pena sottolineare altri due aspetti di questa visione: la qualità specifica del "contenitore" e il complesso rapporto tra il contenitore e il contenuto all'interno del gruppo.

Il primo aspetto riguarda la qualità del contenitore per il sognatore : è possibile evacuarvi emozioni scisse oppure non è abbastanza sicuro, è troppo difensivo o non è disponibile (Grinberg, 1973) ? L'analista ha il compito di tentare di costruire uno spazio nel quale il terribile, l'inesprimibile, ecc. possa essere tollerato ed elaborato "abbastanza bene." I rapporti nelle coppie e nei gruppi sono caratterizzati da tentativi mancati di integrare contenuti che restano scissi tra gli individui e i sottogruppi : una persona percepisce l'aggressività, un'altra la paura, altre ancora la sessualità. Il materiale clinico che verrà illustrato più avanti descrive come si possono creare situazioni interpersonali in cui le funzioni alfa siano in grado di processare efficacemente le emozioni minacciose. In particolare, tale materiale riguarda la capacità delle funzioni alfa femminili di processare l'aggressività violenta maschile. Per sottolineare questo punto : il gruppo ha la funzione di fornire tante "madri" - ogni funzione alfa disponibile - per le emozioni evacuate. Forse però le "madri" all'interno del gruppo devono imparare a diventare dei contenitori per la violenza estrema.

Il secondo aspetto riguarda i benefici che il gruppo può trarre dall'acconsentire a contenere un partecipante identificandosi con le sue proiezioni. Secondo il mio punto di vista, i contenuti del sogno non hanno origine esclusivamente nel singolo partecipante : sicuramente il gruppo induce il sognatore a sognare. Un "sogno ... viene generato nello spazio del sogno analitico intersoggettivo" (Ogden 1996, p. 896). Il gruppo può anche evacuare delle emozioni disintegranti nel "terzo psicoanalitico" tramite l'identificazione proiettiva. La funzione del sognatore consiste nel raccontare il sogno che può aiutare il gruppo a integrarsi meglio, arricchendo così la vita psichica di tutti.

Tecniche

Il terapeuta di gruppo ascolta il racconto del sogno assieme al gruppo e invita tutti i partecipanti a condividere la propria risonanza personale. Questi "echi" amplificano le varie emozioni scisse che emergono nel contenuto del sogno. Assieme alla risonanza emotiva dell'analista e alla sua tendenza ad interpretare, essi dovrebbero essere considerati come facenti parte del processo generale di "rêverie". Dopo aver condiviso tutti gli "echi", si tenta di integrare le varie associazioni in una unica narrazione. Il conduttore aiuta a coinvolgere tutti i partecipanti al gruppo in uno sforzo congiunto volto a utilizzare tutti i pezzi del puzzle per "pensare il sogno" ulteriormente. Di solito questa narrazione riguarda il sognatore, i suoi rapporti all'interno del gruppo e con il gruppo nel suo insieme.

Un quadro clinico - i sogni degli uomini incontrano dei contenitori femminili

La sostituzione di un uomo in un gruppo-sogno

In questo "gruppo-sogno" l'analisi si basa sul racconto di sogni e sulla condivisione delle associazioni. Le interpretazioni sono rivolte sia al gruppo nel suo insieme che ai singoli individui. Per più di un anno, un gruppo di otto persone si è riunito due volte al mese per tre ore. Dopo l'estate, il gruppo, formato da sette donne e un uomo, si è trasformato in un gruppo di cinque donne e tre uomini, dato che tre donne sono state sostituite. L'integrazione dei nuovi membri è stata difficile : si sentivano esclusi, non comprendevano molti dei codici del gruppo e non erano soddisfatti del posto che occupavano nel gruppo. Anche se i "veterani" hanno fatto il tentativo di elaborare la loro ambivalenza, è evidente che i sottogruppi formati dai nuovi membri e da quelli vecchi hanno avuto molta difficoltà ad unirsi per formare un unico gruppo.

Il racconto del sogno come esperienza di integrazione

E' interessante notare che i primi tentativi da parte dei nuovi membri di far parte del gruppo non sono partiti dal racconto dei loro sogni : dei nuovi arrivati, la donna ha condiviso con il gruppo l'esperienza di un abuso sessuale che aveva subito da bambina mentre uno dei due uomini ha assunto un atteggiamento sempre più passivo. Lo scontro più diretto tra i sottogruppi si è manifestato con il rifiuto carico di rabbia e di frustrazione del più attivo dei due nuovi membri uomini da parte di una delle veterane dopo che egli aveva toccato la sua sedia.

E' possibile che queste interazioni dirette abbiano lentamente e inconsciamente creato le condizioni per l'integrazione, ma all'interno del gruppo tale processo si è avvertito soltanto in seguito al racconto dei sogni. Per diversi mesi, aleggiava una forte tensione e una ostilità non dichiarata, mentre si continuava a lavorare per creare un contenitore di aggressività per i sogni di tutti i partecipanti. Questo era l'impensabile (Bollas, 1987) vissuto dal gruppo dopo avere percepito l'aggressività dei nuovi membri. Abbiamo cercato di costruire un rapporto stabile ed aperto tra i partecipanti e i sottogruppi che potesse sopportare la temuta spaccatura, della quale avevamo avuto soltanto dei vaghi e per lo più inconsci "avvertimenti". I cambiamenti nell'atteggiamento del gruppo e nel suo effettivo comportamento erano le uniche prove della introiezione e della riappropriazione di queste emozioni scisse.

L'aggressività aveva assunto una forma molto moderata e delicata (femminile ?) fino all'arrivo dei nuovi membri. Durante il suo primo anno di vita, il gruppo era solitamente molto aperto e sincero, i membri erano gentili gli uni verso gli altri e i temi affettivi con cui si identificavano e che elaboravano maggiormente erano soprattutto "dolori e sofferenze". Il contenuto dei sogni rivelava la presenza di molte perdite, relazioni ambivalenti con uomini e gruppi, aggressioni esterne. Gli "echi" nel gruppo riguardavano soprattutto l'abbandono e il dolore. La più forte aggressione manifesta in sogno si è palesata nel sognare una "intifada" (un violento conflitto armato tra Israeliani e Palestinesi) lontana e un bambino che scivolava dalle mani "amorevoli" dei genitori e che cadendo si feriva alla testa. L'aggressività poteva essere percepita anche in un sogno in cui un partecipante frustrato si appoggiava ad una enorme finestra provocandone la caduta dal sedicesimo piano.

L'aggressività maschile nei sogni e una teoria sperimentale sul motivo per cui risulta difficile per gli uomini partecipare a un gruppo-sogno

Quattro mesi dopo l'arrivo dei nuovi membri, nel gruppo la qualità dei sogni è iniziata a cambiare : il partecipante che fino a quel momento era stato l'unico uomo ha oltrepassato la soglia dell'aggressività, come se il fatto di essere entrato a fare parte del sottogruppo maschile (inconsciamente) adesso glielo rendesse possibile. Porta un sogno in cui faceva parte di un gruppo di terroristi che volevano impadronirsi di una casa in un villaggio e trucidare la famigli che vi abitava. Un giovane che prende parte ai bombardamenti e agli atti di distruzione viene inseguito dall'esercito e dalla polizia e pensa dentro di sé "è la fine !". Vi erano molti altri sogni legati all'esercito, che in questo paese sono meno frequenti di quanto non si possa pensare. Questi sogni sono arrivati come una valanga. Più avanti nel tempo, un altro uomo ha portato dei sogni su serpenti velenosi e qualche mese dopo il terzo uomo partecipante raccontò due sogni spaventosi. Nel primo, i suoi due figli, un bambino e sua sorella maggiore, si trovano in piedi sul davanzale di una finestra e benché il sognatore avverta la figlia di tenere il fratellino, il bambino cade giù dalla finestra. Nel secondo sogno l'uomo cerca disperatamente la figlia e viene coinvolto in un litigio violentissimo con un uomo che aveva avvertito prima che si scatenasse la lite. Qualche tempo dopo abbiamo capito che anche noi, come gruppo, eravamo stati avvertiti sin dal principio. Questa serie di sogni è culminata con il racconto di un sogno che era stato sognato un anno prima dall'uomo che aveva partecipato al gruppo sin dall'inizio. Anche se il sogno lo aveva scioccato, non lo aveva potuto portare al gruppo in tempo reale - probabilmente perché riteneva che il contenitore "femminile" non fosse ancora pronto ad aiutarlo ad affrontare la paura che egli aveva della propria aggressività.

"Nel kibbuz, si sparge la voce che stanno arrivando i Nazisti. Mi nascondo con la mia ragazza in un posto affollato da persone che cercano rifugio. Un Kapo (polizia ebrea nei campi di concentramento) viene verso di noi e comincia a colpirci con un randello mentre noi facciamo di tutto per ricordargli che anche lui è ebreo e convincerlo a passare dalla nostra parte. Lo stesso avviene con una donna Kapo. Poi io e la mia ragazza riprendiamo la fuga e ci nascondiamo dentro due cassetti. Un poliziotto Nazista passa con il suo cane che inizia a grattare sulle ante dell'armadio, ma fortunatamente non veniamo scoperti. Poi mi ritrovo in un orfanotrofio e mi ripeto continuamente la domanda : dov'è E ? Dov'è E (il nome del sognatore) ? Decido di tornare al nascondiglio dove scopro che E è già marcito. Apro l'armadio e lo vedo piccolo e rattrappito come un feto. Lo prendo e lo riporto all'orfanotrofio."

La risposta immediata del gruppo varia dall'identificazione, ai ricordi tipici della "seconda generazione" dei sopravvissuti all'olocausto, ad alcune associazioni più distaccate. Queste erano legate al film "The Good Life". La voce più forte che rappresenta la repressione delle paure e dell'aggressività viene da una delle donne che considera il sogno "ottimistico". Il gruppo "evoca" un processo di minore distanza tra i sottogruppi, parlando piuttosto liberamente delle differenze emotive. Per me, l'incontro tra l'aggressore che brandisce il randello e la vittima può essere interpretato come la possibilità di identificare e di incorporare l'aggressività nella mente individuale e nel gruppo.

I sogni, l'atmosfera e il comportamento della seduta successiva hanno rivelato in modo drammatico la tendenza a integrare le scissioni sia oltrepassando la soglia dell'aggressività (rielaborata) che attraverso l'unione tra i sessi. Un quarto nuovo membro, il primo dopo 7 mesi, è stato "accolto" da due eventi contrastanti. Innanzitutto, le viene chiesto di cambiare posto in quanto quello che ha occupato "appartiene" ad un altro membro del gruppo. Poi le viene presentato il sogno di una partecipante in cui la sognatrice osserva la copulazione dei genitori che termina con la comparsa di sangue sul corpo della madre. La sognatrice prosegue con un sogno in cui si trova a una festa e si sente a proprio agio sdraiata accanto a un uomo - senza provare alcuno slancio sessuale. Dopo avere tentato di dormire da sola in una tenda enorme, torna a sentire la vicinanza di un uomo. Questo processo sembra rappresentare la difficoltà da parte degli uomini del gruppo a formare insieme alle donne uno spazio (di transizione) che sia ricettivo del fantasmatico. E' chiaro che gli uomini, alle prese con i propri sentimenti maschili violenti, potrebbero temere di esporre materiale insopportabile che non può essere contenuto dagli altri e che provochi una regressione. Questo è un esempio del lavoro che il terapeuta deve eseguire per permettere a un gruppo di accettare dei contenuti ritenuti terribili fino a quel momento - un processo che può essere svolto molto bene lavorando sui sogni.

Bibliografia

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Traduzione a cura di:
Silvia Guglielmi

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