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GIORNATA DI STUDIO FIRENZE


In un setting gruppale di cura, la discontinuità e le assenze: quale comunicazione?

di Monica Mambelli

Il gruppo psicoterapeutico ambulatoriale, a tempo determinato,che sarà oggetto di osservazione e ricerca clinica relativamente all’argomento sopra citato, è formato da sei pazienti e da me condotto nel Centro Salute Mentale dell’AUSL di Forlì.
Si tratta di un gruppo omogeneo formato da persone che, pur con sintomi diversi, presentano difficoltà relazionali e, quindi, come dice Corbella nell’introduzione ai nostri lavori, l’omogeneità è data dall’aspettativa trasformativa da tutti condivisa e tesa anche a portare un cambiamento evolutivo. I partecipanti al gruppo, per diversi motivi, hanno dovuto lasciare le città o i Paesi e le famiglie di origine. Questo ha creato in loro grosse sofferenze e difficoltà di adattamento che, in particolare, all’interno dei rapporti interpersonali si esprimono con una forte tendenza alla chiusura e al ritiro. Si tratta di famiglie che presentano uno stile relazionale nel quale le emozioni vengono difficilmente espresse.
Quindi siamo di fronte a pazienti con fragilità narcisistica, problemi di dipendenza e con disturbi di personalità. Le cause affondano le radici in una famiglia di origine che ha reso accidentato il percorso di separazione-individuazione generando, come ben esprime Corbella, un mondo psichico “incompiuto” bisognoso della presenza concreta degli oggetti esterni.
Quanto più il terapeuta è in grado di accogliere nella sua mente e tollerare gli aspetti di discontinuità, assenza, ambivalenza e di assumersi la responsabilità di pensare per il gruppo e con il gruppo,tanto più l’assenza diventa pensabile e significativa.
Pertanto le assenze, accolte come possibili forme di comunicazione, ci possono aiutare a comprendere la complessità di significati legati alla discontinuità nel processo di cura, non solo come elementi negativi e di intralcio al buon funzionamento del gruppo,bensì come movimenti che possono aiutare il terapeuta e il gruppo a riconoscere la fatica di affrontare una fase di passaggio e di trasformazione.

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